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Porti & ambiente — le notizie raccolte

Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 5444 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.

Articoli per area ambientale
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Via alla gara per il rimorchio ad Ancona e Falconara: concessione da 101 milioni e 15 anni
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-26 📍 Ancona it
La procedura richiede la disponibilità di 3+1 rimorchiatori, battenti bandiera italiana o Ue, operati da almeno 6 equipaggi L'articolo Via alla gara per il rimorchio ad Ancona e Falconara: concessione da 101 milioni e 15 anni proviene da Shipping Italy .
Tre rimorchiatori di prima linea più uno di seconda, operati da almeno sei equipaggi attivi 24 ore su 24, per un valore stimato della concessione, al netto dell’Iva, di 101,460 milioni di euro. Sono questi i principali paletti fissati nella gara per l’affidamento della nuova concessione – della durata canonica di 15 anni – del servizio di rimorchio nel porto di Ancona e negli approdi offshore presso la raffineria Api di Falconara Marittima (tre, nelle aree di pontile, isola e monoboa, per il carico e scarico di prodotti petroliferi tramite navi cisterna) e nelle rispettive rade, già in parte definiti e resi noti nei mesi scorsi ma ora fissati in una procedura avviata ieri e in scadenza il prossimo 5 agosto. Un assetto così individuato (con la previsione di un mezzo in più rispetto a quello attuale), in riguardo “alla coesistenza dei traffici commerciali, dei traffici passeggeri ro/ro pax e crocieristici, dei traffici industriali della raffineria Api di Falconara Marittima e dei correlati profili di sicurezza della navigazione e dell’approdo” e anche in previsione di eventuali “picchi di domanda concomitanti tra loro”. Tra i punti degni di nota della procedura, l’obbligo per le navi di possedere l’abilitazione alla navigazione almeno costiera (entro le 20 miglia dalla costa), considerate le necessità della raffineria, nonché la possibilità per gli stessi mezzi di battere bandiera italiana o di un altro stato Ue (da ricordare al riguardo la recente bacchettata dei mesi scorsi della Commissione Europea, con l’avvio di una procedura di infrazione a carico dell’Italia per l’ingiustificata imposizione del tricolore nelle gare per i servizi di rimorchio od ormeggio). Altro punto di interesse è la presenza di una clausola sociale, la quale stabilisce come il concessionario subentrante sia tenuto ad “assorbire prioritariamente nel proprio organico” il personale già operante alle dipendenze di quello uscente che abbia “i medesimi requisiti professionali” e fosse rimasto privo di occupazione, ferma “la necessaria armonizzazione con la propria organizzazione, con le tabelle di armamento delle proprie unità e con le esigenze tecnico-organizzative e di manodopera previste nel titolo concessorio”. Altro dato cit Da ricordare infine che l’attuale concessionario del titolo è Sers, ora parte di Medtug e quindi della joint venture fra Boluda e Msc. Secondo la stessa documentazione di gara, l’azienda ha effettuato, nell’ambito dell’attuale concessione, 1.782 prestazioni di rimorchio nel 2024 e 1.931 lo scorso anno. F.M. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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“Un rumore assordante, come un tuono. Poi tutto è crollato e un’onda enorme si è abbattuta sulla spiaggia”: frana la scogliera a Biarritz, una vittima e un disperso tra i sub
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-06-26 it
Una donna ha perso la vita e un uomo risulta ancora disperso nelle acque di Biarritz, in Francia, dopo che un’imponente porzione di scogliera è crollata all’improvviso, travolgendo in pieno un gruppo di subacquei. La tragedia, riportata dall’emittente statuni…
Una donna ha perso la vita e un uomo risulta ancora disperso nelle acque di Biarritz, in Francia, dopo che un’imponente porzione di scogliera è crollata all’improvviso, travolgendo in pieno un gruppo di subacquei. La tragedia, riportata dall’emittente statunitense Abc, si è consumata nella serata di mercoledì 24 giugno ai piedi del promontorio che ospita il faro di Miramar. Un terzo componente del gruppo si è salvato miracolosamente, riuscendo a riemergere e a lanciare l’allarme. “Un rumore assordante, come un tuono” A restituire l’esatta e drammatica dimensione dell’incidente sono le parole di chi, trovandosi sulla vicina spiaggia per cercare refrigerio dalle alte temperature, ha assistito in prima persona al cedimento. «Erano le 20:30 e io e mia figlia avevamo deciso di fare un’escursione vicino al faro», racconta un testimone oculare. «All’improvviso abbiamo sentito un rumore fortissimo, come un tuono, provenire da sotto il faro. Ci siamo girati e abbiamo visto un’intera sezione della scogliera crollare. Io sono corso verso la spiaggia; mia figlia era terrorizzata. Il crollo ha provocato un’onda enorme, alta un metro e mezzo. In seguito, sono tornato sul posto: avevamo visto tre subacquei entrare in acqua e potevamo vedere le loro boe arancioni vicino alla sezione crollata». La rapidità del crollo, stimato in circa duemila metri cubi di roccia e terra, non ha lasciato scampo a due dei tre sommozzatori che si trovavano esattamente alla base del costone. «C’è stato un rumore assordante, come un’esplosione, poi tutto è crollato e un’onda si è abbattuta sulla spiaggia», ha riferito un altro dei presenti all’emittente Franceinfo, descrivendo poi i momenti immediatamente successivi in cui il terzo subacqueo ha raggiunto la riva: «L’uomo che è riemerso poco dopo dall’acqua aveva difficoltà a parlare, è riuscito a malapena a dire a un vigile del fuoco, arrivato in quel momento, che c’erano due persone sul posto con lui». Il sopravvissuto, seppur fisicamente illeso, è stato poi trasportato in ospedale in forte stato confusionale. Le ricerche sott’acqua e l’area interdetta L’allarme ha fatto scattare un’operazione di emergenza su vasta scala. A delineare la complessità tecnica dell’intervento è stato il viceprefetto di Bayonne, incaricato di coordinare la macchina dei soccorsi: «Sono state mobilitate due squadre di sommozzatori, oltre a una squadra di soccorso specializzata in ambienti pericolosi, poiché le persone erano sepolte sott’acqua». Nonostante il tempestivo dispiegamento di elicotteri e imbarcazioni (aiutati in un primo momento anche dallo slancio di alcuni surfisti accorsi sul posto), il corpo senza vita della donna è stato recuperato dai fondali soltanto intorno alle 22:45. Per l’uomo disperso, le ricerche sono proseguite senza sosta anche nella giornata di giovedì. Nel frattempo, a causa dell’instabilità geologica della parete rocciosa, l’amministrazione comunale di Biarritz ha disposto l’immediata evacuazione dell’area. Come confermato dalle dichiarazioni rilasciate alla rete Abc, le autorità hanno interdetto l’accesso al pubblico e vietato la balneazione e la navigazione entro un raggio di 300 metri dalla scogliera, per prevenire il rischio di ulteriori, imminenti crolli.
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LNG and decarbonization on Orlen-Naftogaz collaboration’s agenda
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-26 en Clima · decarbonizzazione
Ukraine’s state-owned energy company Naftogaz Group and Poland’s Orlen have teamed up to fortify the liquefied natural gas (LNG) arsenal and efforts to curb greenhouse gas (GHG) emissions in a bid to bolster Ukraine’s energy security and support its energy transition. The post LNG and decarbonization on Orlen-Naftogaz collaboration’s agenda appeared first on Offshore Energy .
Ukraine’s state-owned energy company Naftogaz Group and Poland’s Orlen have teamed up to fortify the liquefied natural gas (LNG) arsenal and efforts to curb greenhouse gas (GHG) emissions in a bid to bolster Ukraine’s energy security and support its energy transition. Orlen and Naftogaz have signed two memoranda of understanding (MoU) laying out a framework for their further collaboration in LNG trading, use of regasification and transmission infrastructure across the Baltic Sea and Central and Eastern Europe (CEE) regions, as well as the exchange of expertise in sustainability, decarbonization, sustainable transition financing, and ESG governance. Sergii Koretskyi, Chief Executive Officer of Naftogaz, commented:“Amid the ongoing war, reliable, flexible, and diversified gas supplies remain essential for Ukraine’s energy security. This memorandum builds on our cooperation with Orlen and creates a framework for further practical steps to strengthen the resilience of Ukraine’s energy system.” The first agreement provides the duo with the ability to assess opportunities to increase gas supply volumes and jointly use regasification terminals and gas transmission infrastructure across the Baltic region and CEE to help expand gas supply routes to Ukraine, enhance their flexibility, and provide broader access to the global LNG market. On the other hand, the second MoU covers emissions reduction, including methane emissions, improvements in energy efficiency, the mobilization of green financing, and the preparation of reporting in line with European standards. Both deals build on existing cooperation between the two players in diversifying gas supplies and modernizing Ukraine’s energy sector. Ireneusz Fąfara, President of the Management Board of Orlen, emphasized:“Today, energy security is no longer just about delivering raw materials. It is about the ability to respond quickly, diversify sources, ensure flexible logistics and rely on infrastructure that remains resilient even in wartime conditions. The cooperation between Orlen and Naftogaz reflects exactly this approach to the future of Ukraine and the wider region. “We want to use our capabilities in LNG, trading, infrastructure access and the energy transition to support not only current gas supplies, but also the development of a more modern, diversified and resilient energy system in Ukraine. Reconstruction should not simply mean rebuilding what has been destroyed, but creating solutions that will strengthen the security of Ukraine and Central and Eastern Europe for decades to come.” The cooperation with Orlen comes shortly after Naftogazobtained LNG capacityat Lithuania’s LNG terminal, operated by KN Energies. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Allarma Bimco e Ics sulla carenza di ufficiali: “Ne mancherano oltre 113mila”
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-26 it
Secondo le due associazioni servono investimenti pubblici in formazione per affrontare questa criticità L'articolo Allarma Bimco e Ics sulla carenza di ufficiali: “Ne mancherano oltre 113mila” proviene da Shipping Italy .
L’industria dello shipping rischia di trovarsi di fronte a una delle più gravi crisi occupazionali della sua storia recente per Bimco e International Chamber of Shipping (Ics). Secondo il nuovo Seafarer Workforce Report 2026, elaborato dalle due associazioni armatoriali, entro il 2030 serviranno altri 113.735 ufficiali certificati per soddisfare la crescita della flotta mondiale. Se il settore non riuscirà ad accelerare il reclutamento, la formazione e la fidelizzazione del personale, il divario tra domanda e offerta continuerà ad ampliarsi. Pubblicato in occasione della Giornata internazionale del marittimo, il rapporto fotografa un comparto che impiega oggi circa 2,57 milioni di marittimi sulle 85.148 navi mercantili operative nel mondo. Nonostante questi numeri, il deficit di ufficiali in possesso della certificazione Stcw è già stimato in 39.100 unità, mentre continua a registrarsi un surplus di circa 56.900 ratings, cioè membri dell’equipaggio privi della qualifica di ufficiale. Per colmare il divario sarà necessario reclutare ogni anno, fino al 2030, quasi 22.750 nuovi ufficiali e circa 8.500 ratings, pari a una crescita annua del 2% per i primi e dello 0,5% per i secondi. Si tratta di uno sforzo senza precedenti per un’industria che già oggi fatica ad attrarre giovani verso le professioni marittime. Il rapporto, pubblicato ogni cinque anni, evidenzia come la domanda di personale certificato sia aumentata del 35% rispetto all’edizione del 2021. La richiesta di ufficiali è cresciuta del 23,1%, mentre quella dei ratings è aumentata addirittura del 46,3%. A spingere la domanda sono stati l’espansione della flotta mondiale e la ripresa dei traffici dopo la pandemia di Covid-19. Per David Loosley, segretario generale e amministratore delegato di Bimco, la sfida consiste ora nel costruire una forza lavoro in grado di sostenere lo sviluppo futuro dello shipping: “Il reclutamento, la formazione e la fidelizzazione dei marittimi saranno fondamentali per preparare il settore ai cambiamenti che lo attendono” ha dichiarato, invitando governi, armatori e Paesi fornitori di personale marittimo a elaborare politiche di lungo periodo. Sulla stessa linea il segretario generale dell’Ics, Thomas Kazakos, secondo cui i marittimi rappresentano “la spina dorsale del commercio mondiale”, tanto più in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche e profonde trasformazioni tecnologiche. Kazakos sottolinea come il settore debba investire non solo nell’attrazione di nuovi talenti, ma anche nell’aggiornamento professionale degli equipaggi già in servizio, chiamati a operare con carburanti alternativi e tecnologie sempre più avanzate: “Senza investimenti continui nella formazione il divario tra domanda e offerta rischia di crescere proprio quando il settore avrà maggiore bisogno di personale altamente qualificato”. Tra le raccomandazioni contenute nel rapporto figurano il potenziamento degli istituti di formazione marittima, la promozione delle carriere in mare presso le nuove generazioni e una migliore valorizzazione degli sbocchi professionali a terra per chi matura esperienza di navigazione. Bimco e Ics chiedono inoltre sistemi più efficaci di raccolta dei dati sul mercato del lavoro marittimo, così da monitorare con maggiore precisione assunzioni, permanenza in servizio e abbandoni della professione. L’obiettivo è consentire a governi e imprese di programmare con maggiore anticipo il fabbisogno di personale ed evitare che la carenza di ufficiali diventi uno dei principali fattori di rischio per la crescita dello shipping mondiale nel prossimo decennio. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Via al bando per l’ammodernamento delle banchine ro-ro di Gioia Tauro
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-26 📍 Gioia Tauro it
Oltre all'adattamento degli accosti esistenti alle esigenze delle navi di ultima generazione, l’intervento prevede la realizzazione di un nuovo dente di attracco L'articolo Via al bando per l’ammodernamento delle banchine ro-ro di Gioia Tauro proviene da Shipping Italy .
A oltre un anno dall’ok del Ministero dell’ambiente, l’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio, guidata dal presidente Paolo Piacenza, ha pubblicato il bando di gara per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione delle banchine Ro-Ro nel tratto E e realizzazione del nuovo banchinamento a tergo del secondo approdo Ro-Ro. L’opera consentirà di potenziare la capacità operativa del porto e di adeguare gli accosti agli standard richiesti dalle moderne unità navali Ro-Ro e Ro-Pax, rafforzando la competitività di Gioia Tauro quale piattaforma logistica di riferimento nel Mediterraneo. La riqualificazione delle banchine Ro-Ro permetterà di rendere più efficienti e funzionali le infrastrutture dedicate al traffico rotabile, incrementando la sicurezza delle operazioni e la capacità di risposta dello scalo alle crescenti richieste del mercato. L’intervento si rende necessario per superare gli attuali limiti dimensionali degli scivoli di attracco esistenti, oggi lunghi 25 metri e non più pienamente rispondenti alle caratteristiche delle navi di nuova generazione. Il progetto prevede infatti l’ampliamento dei tre scivoli fino a 35 metri di lunghezza, con l’obiettivo di ottimizzare le operazioni di imbarco e sbarco dei veicoli e migliorare l’efficienza delle attività di carico e scarico. Oltre alla riqualificazione degli accosti esistenti l’intervento prevede anche la realizzazione di un nuovo dente di attracco costituito da una banchina a giorno fondata su pali e dotata di uno scivolo di 35 metri, progettato per garantire la piena operatività degli accosti destinati ai traffici Ro-Ro e Ro-Pax di ultima generazione, aumentando il numero di accosti complessivi in grado di accogliere navi con scassa poppiera. Del valore di 5.615.655 euro, i lavori avranno una durata di 210 giorni. L’investimento assume una rilevanza strategica anche nell’ambito del più ampio processo di specializzazione funzionale delle aree portuali, contribuendo a consolidare la distinzione tra i comparti dedicati al traffico container e quelli destinati al settore automotive. Una scelta programmatoria che consentirà di accompagnare la crescita dei traffici Ro-Ro, sostenuta sia dall’incremento dei collegamenti con il Nord Africa per quanto riguarda il terminalista MedCenter Container Terminal sia dal progressivo sviluppo del comparto automotive internazionale gestito da Automar Spa. Particolarmente significativa risulta infatti la crescita registrata dal traffico di autovetture provenienti dai principali mercati esteri, tra cui quello di Gedda, a conferma della crescente attrattività del porto di Gioia Tauro quale hub logistico specializzato per il settore automotive nel bacino del Mediterraneo. “Con questo intervento – ha dichiarato Piacenza – proseguiamo con determinazione il percorso di ammodernamento, potenziamento e specializzazione del porto di Gioia Tauro. Si tratta di un’opera strategica che consentirà di incrementare ulteriormente l’efficienza operativa dello scalo, riducendo i tempi delle operazioni portuali con superiori standard di sicurezza. Nel contempo, la realizzazione delle nuove infrastrutture contribuirà a rafforzare la separazione funzionale tra il settore container e quello automotive, creando le condizioni per una gestione sempre più efficiente degli spazi portuali e per l’ulteriore incremento dei volumi movimentati”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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ABP destaca creciente demanda de escalas de cruceros regionales y de expedición en Reino Unido
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Los cruceros Douglas Mawson, Star Legend y Le Champlain hicieron visitas a puertos operados por Associated British La entrada ABP destaca creciente demanda de escalas de cruceros regionales y de expedición en Reino Unido se publicó primero en PortalPortuario .
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Si assottiglia ancora la flotta commerciale italiana: -1,8% in portata lorda per Unctad
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-26 it
Le navi italiane rappresentano ora lo 0,281% della portata globale e l’1,22% in valore L'articolo Si assottiglia ancora la flotta commerciale italiana: -1,8% in portata lorda per Unctad proviene da Shipping Italy .
Si assottiglia ancora la flotta di navi commerciali italiane, in senso stretto e non. Gli ultimi dati di Unctad sulla ‘merchant fleet’ mondiale, pubblicati nei giorni scorsi, confermano infatti la tendenza al ridimensionamento ormai in atto da diversi anni, sebbene con flessioni meno drammatiche di quelle osservate negli ultimi anni. Cominciando l’analisi guardando alla sola bandiera di registrazione (e al solo insieme di unità con stazza lorda superiore alle 100 tonnellate), le rilevazioni dell’agenzia Onu mostrano infatti per le navi ‘immatricolate’ nella Penisola una nuova contrazione in termini di portata lorda (da 7,228 a 7,095 milioni di tonnellate, -1,8%), mentre il numero di unità resta sostanzialmente invariato (1.132 contro 1.131 del 2025), con una età media che resta pari a 30 anni. Una fetta che in termini di portata lorda risulta ad oggi pari allo 0,281% della flotta mondiale (era lo 0,3% nella precedente rilevazione) e che in valore pesa invece per l’1,22% (contro l’1,36% del 2025: nel 2019, primo anno di rilevazione, era il 2,07%). Spacchettando l’insieme rispetto alla tipologia del carico trasportato, spicca come il calo interessi in buona parte le navi cisterna, scese tra 2025 e 2026 da 78 a 71 unità (-9%), con una portata complessiva diminuita del 15,4% fino a 1,867 milioni di tonnellate. Resta invece stabile (per numero navi e loro portata) l’insieme delle rinfusiere (7 unità, 630mila tonnellate), e lo stesso vale sostanzialmente anche per le general cargo (da 99 a 98 unità, per 1.469.000 tonnellate, -2,62%). In controtendenza invece le portacontainer (da 11 a 15 unità) e le navi di altro tipo (da 936 a 941) con registrazione italiana. Sbirciando tra le altre bandiere, a saltare all’occhio tra le altre è l’ascesa di quella di San Marino. Al registro del micro-Stato appenninico fanno ora capo 96 navi (dalle 56 del 2025), per una portata lorda complessiva ora pari a 2.344.000 tonnellate (+5,4% circa). Del totale fanno ora parte 36 rinfusiere (dalle precedenti 19), 16 unità general cargo (dalle 16 del 2025), 3 portacontainer (erano 2 l’anno prima) e 32 navi di altro tipo (da 20). Come noto Unctad però elabora anche un altro data set, in cui include le unità con stazza lorda superiore alle 1.000 tonnellate, di proprietà (beneficial ownership) delle shipping company di un certo paese, che ne battano o meno la bandiera. Relativamente all’Italia, anche questa rilevazione indica una tendenza alla flessione, arrivando a contare nel 2026 519 unità (dalle 533 del 2025), per complessive 10.680.000 tonnellate di portata lorda (dalle 11.298.582 del 2025) con un calo quindi del 5,47%. La contrazione coinvolge le unità battenti il tricolore, che scendono da 403 a 396 unità, e in portata arrivano a 6.326.000 tonnellate, perdendo quindi l’1,2%, e in modo più pesante quelle che inalberano vessilli esteri (da 129 a 123), che si fermano a 4.354.000 tonnellate, in discesa quindi del 10,98% sulla precedente rilevazione. Nell’insieme la flotta che si può considerare a vario titolo italiana rappresenta ora lo 0,43% del totale mondiale in termini di portata lorda, a fronte dello 0,5% dello scorso anno. Interessante infine notare che tra le navi ‘italiane’ battenti bandiere estere a riscuotere il maggior successo sia quella maltese (60 unità, contro le 61 del 2025). Seguono il registro portoghese, che include anche Madeira, con 13 navi (prima erano 14), quello delle Bahamas (ora 9, dalle 10 del 2025) e di Cipro, stabile a 5 unità, ovvero la stessa quantità di navi che risultano ad oggi ‘immatricolate’ nella Federazione Russa. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Netto aumento (1.478) di container persi in mare nel 2025
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-26 it
Secondo il World Shipping Council, il 43% dei box è scomparso durante un singolo incidente L'articolo Netto aumento (1.478) di container persi in mare nel 2025 proviene da Shipping Italy .
Nel 2025, secondo le rilevazioni del World Shipping Council, sono stati persi in mare 1.478 container sui circa 280 milioni trasportati a livello globale, una quota pari allo 0,0005% del totale. Il dato mostra un balzo in alto rispetto alla media del triennio precedente, così come un incremento notevole sui ‘soli’ 576 box andati perduti l’anno prima. Una dinamica che trova spiegazione in un singolo incidente che da solo ha portato alla caduta in mare di 640 container, contando per il 43% delle perdite complessive del 2025. Di contro, nel 2025 si sono riscontrati 128 container, il numero più elevato dal 2023, quando il Wsc ha iniziato effettuare queste rilevazioni. Le condizioni meteorologiche e marine particolarmente difficili, soprattutto nel Nord Atlantico e nel Nord Pacifico, nonché gli incendi a bordo, sono tra le principali cause del fenomeno. Nella sua analisi, il Wsc – che conduce questa indagine dal 2011, coprendo gli anni a partire dal 2008 – ricorda come dal 1° gennaio 2026 siano entrati in vigore nuovi obblighi internazionali di segnalazione. Modifiche apportate alla Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (Solas) impongono infatti la notifica di tutti i box persi o avvistati alla deriva. Nonostante l’obbligatorietà, il Wsc – che per il suo report si basa sui dati forniti direttamente dalle compagnie associate – ha dichiarato di voler continuare a pubblicare il rapporto annuale, allo scopo di “garantire continuità e trasparenza nelle informazioni fornite al settore”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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I motori marini di Everllence passano nelle mani di Bain Capital
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-26 📍 Augusta it Aria · inquinamento
Il Gruppo Volkswagen ha concordato la vendita del 51% della sua partecipazione per circa 8,4 miliardi di dollari tramite un leveraged buyout L'articolo I motori marini di Everllence passano nelle mani di Bain Capital proviene da Shipping Italy .
Il gruppo automobilistico Volkswagen ha raggiunto un accordo per la vendita di una quota di maggioranza della sua storica divisione di motori diesel, Everllence, precedentemente nota come Man Energy Solutions, al colosso americano del private equity Bain Capital. Everllence, in precedenza una divisione di Man SE, affonda le sue radici agli albori dell’industria siderurgica della Ruhr, ma la sua storia ingegneristica è incentrata in Baviera. Lo stabilimento Man di Augusta sponsorizzò gli esperimenti di Rudolf Diesel alla fine del 1890, favorendo l’invenzione del motore diesel e l’inizio dei moderni sistemi di alimentazione industriale. Man divenne in seguito un produttore leader di motori diesel marini grazie all’acquisizione di Burmeister & Wain negli anni ’80, e fu a sua volta acquisita da Volkswagen nel 2011. L’attività relativa ai motori diesel marini fu scorporata da Man SE nel 2018, dando vita a Man Energy Solutions, posta sotto il controllo diretto di VW e poi (lo scorso anno) rinominata Everllence. Oggi è un produttore leader di motori diesel di grandi dimensioni per la propulsione navale e la generazione di energia, e produce anche turbocompressori e sistemi di alimentazione a basse emissioni di carbonio. Come altre aziende del segmento a media velocità, il suo successo è stato favorito dall’enorme fabbisogno energetico dei data center, che crescono così rapidamente e hanno esigenze così stringenti da richiedere spesso una propria generazione di energia supplementare. Dopo sei anni di ristrutturazione di successo, Everllence ha un fatturato di circa 5 miliardi di dollari e un valore contabile di 3,9 miliardi di dollari. Il Gruppo Volkswagen ha concordato la vendita del 51% della sua partecipazione nella società a Bain per circa 8,4 miliardi di dollari tramite un leveraged buyout. VW afferma di voler mantenere il restante 49% “nel medio termine”. “Strutture e processi più snelli offriranno a Everllence l’opportunità di raggiungere un’ulteriore crescita in mercati attraenti come i data center, il settore energetico e quello marittimo. Allo stesso tempo, ci consentiranno di concentrarci ancora di più sul nostro core business” ha dichiarato Oliver Blume, Ceo del Gruppo Volkswagen. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Opentop devela las nueve startups internacionales seleccionadas para 6º Valenciaport Hackathon
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 📍 Valencia es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Opentop, el Hub de Innovación Abierta de Valenciaport, develó las nueve startups seleccionadas para participar en La entrada Opentop devela las nueve startups internacionales seleccionadas para 6º Valenciaport Hackathon se publicó primero en PortalPortuario .
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Reino Unido: Avanza proyecto para instalar parque eólico en Puerto de Hull
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El proyecto para instalar un parque eólico terrestre al interior del Puerto de Hull está avanzando, La entrada Reino Unido: Avanza proyecto para instalar parque eólico en Puerto de Hull se publicó primero en PortalPortuario .
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Seaboard Marine monitorea situación en Venezuela tras terremotos
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Seaboard Marine informó que está monitoreando la situación en Venezuela, tras los dos terremotos de gran La entrada Seaboard Marine monitorea situación en Venezuela tras terremotos se publicó primero en PortalPortuario .
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Canadá: Autoridad Portuaria de Vancouver Fraser designa nuevo presidente de junta directiva
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 📍 Vancouver es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario La junta directiva de la Autoridad Portuaria de Vancouver Fraser dio a conocer que Bruce Chan La entrada Canadá: Autoridad Portuaria de Vancouver Fraser designa nuevo presidente de junta directiva se publicó primero en PortalPortuario .
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Maersk modifica dos servicios entre Europa y Norteamérica
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Maersk anunció que modificará dos de sus servicios que operan entre Europa y Norteamérica. Los recorridos La entrada Maersk modifica dos servicios entre Europa y Norteamérica se publicó primero en PortalPortuario .
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España: Puertos del Estado y AP A Coruña ultiman acuerdo para reordenación de crédito de obras de puerto exterior
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Puertos del Estado y la Autoridad Portuaria de A Coruña están ultimando los detalles del acuerdo La entrada España: Puertos del Estado y AP A Coruña ultiman acuerdo para reordenación de crédito de obras de puerto exterior se publicó primero en PortalPortuario .
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Puerto de Lázaro Cárdenas supera 13 millones de toneladas movilizadas al cierre de mayo
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El Puerto de Lázaro Cárdenas registró un movimiento total de 13 millones 14 mil 936 toneladas La entrada Puerto de Lázaro Cárdenas supera 13 millones de toneladas movilizadas al cierre de mayo se publicó primero en PortalPortuario .
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Envíos de crudo a través del estrecho de Ormuz llegan a su nivel más alto desde inicio de conflicto en Irán
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario/Agencia Reuters @PortalPortuario Los envíos de crudo a través del estrecho de Ormuz aumentaron a su nivel más La entrada Envíos de crudo a través del estrecho de Ormuz llegan a su nivel más alto desde inicio de conflicto en Irán se publicó primero en PortalPortuario .
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Maersk nombra a Scott Elliott como presidente regional para Asia Pacífico
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario AP Moller – Maersk (Maersk) anunció el nombramiento de Scott Elliott como presidente regional para Asia La entrada Maersk nombra a Scott Elliott como presidente regional para Asia Pacífico se publicó primero en PortalPortuario .
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Global Ship Lease extiende su programa de construcción con pedido de cinco nuevos portacontenedores
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Global Ship Lease acordó una serie de contratos de construcción para cinco portacontenedores de tamaño mediano, La entrada Global Ship Lease extiende su programa de construcción con pedido de cinco nuevos portacontenedores se publicó primero en PortalPortuario .
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Marina Mercante de Chile conmemora sus 208 años de existencia
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Gabriel Campos Roullet @PortalPortuario Un nuevo aniversario de la creación de la Marina Mercante de Chile conmemoró la Asociación La entrada Marina Mercante de Chile conmemora sus 208 años de existencia se publicó primero en PortalPortuario .
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Alianza del Pacífico suma a Pymes y cadenas de valor a protocolo comercial
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-26 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario De forma virtual se realizó la IX Reunión de la Comisión de Libre Comercio (CLC) de La entrada Alianza del Pacífico suma a Pymes y cadenas de valor a protocolo comercial se publicó primero en PortalPortuario .
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DP World supera las 16.000 toneladas de ahorro de CO2e en todas las cadenas de suministro de Reino Unido
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-25 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario DP World ayudó a sus clientes a reducir más de 160.000 toneladas de CO2e en sus La entrada DP World supera las 16.000 toneladas de ahorro de CO2e en todas las cadenas de suministro de Reino Unido se publicó primero en PortalPortuario .
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Nova subestação de R$ 81 milhões prepara Porto de Paranaguá para futuras expansões
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-25 es
Por Redação PortalPortuario @PortalPortuario Com o objetivo de ampliar e modernizar o sistema de distribuição de energia elétrica no cais La entrada Nova subestação de R$ 81 milhões prepara Porto de Paranaguá para futuras expansões se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redação PortalPortuario @PortalPortuario Com o objetivo de ampliar e modernizar o sistema de distribuição de energia elétrica no cais do Porto de Paranaguá, a Portos do Paraná está investindo R$ 81,3 milhões na construção de uma subestação com potência instalada de 60 megawatts (MW) e conexão em 138 quilovolts (kV). A estrutura ampliará em 12 vezes a capacidade de fornecimento de energia ao complexo portuário. Atualmente, a disponibilidade é de 5 MW. A capacidade do empreendimento equivale ao consumo de energia de aproximadamente 30 mil a 60 mil residências, considerando um consumo médio mensal entre 150 e 250 quilowatts-hora (kWh). “A nova subestação foi planejada para estruturar o Porto de Paranaguá pelos próximos 30 anos, contemplando as expansões previstas para o futuro, como os píeres em T e em F”, destaca o diretor-presidente da Portos do Paraná, Luiz Fernando Garcia. O Consórcio ETR, vencedor da licitação e que recebeu a ordem de serviço na última segunda-feira (22), terá dois anos para concluir o projeto e entregar a subestação em operação. Além de ampliar a capacidade energética disponível, o empreendimento aumentará a confiabilidade do sistema de distribuição em toda a faixa portuária. A rede elétrica será seccionada, permitindo a realização de manutenções e eventuais desligamentos localizados sem comprometer a continuidade das operações portuárias. “Esse seccionamento permitirá uma manutenção mais eficiente e maior confiabilidade ao sistema. Também teremos um monitoramento mais preciso, possibilitando acompanhar indicadores como consumo, tensão, potência e corrente elétrica”, explica o gerente de Manutenção Geral da Portos do Paraná, Normando Marcondes. A principal vantagem do projeto é a ligação direta com a subestação principal da Copel, eliminando a necessidade de fornecimento por meio de subestações intermediárias de rebaixamento. Para isso, será necessária a adequação da rede elétrica, com a instalação de novos postes ao longo de aproximadamente quatro quilômetros de vias urbanas. Para a implantação dessas estruturas, a Portos do Paraná conta com o apoio da Prefeitura de Paranaguá, que já sinalizou a autorização para utilização dos espaços públicos necessários à execução da obra. Segundo a secretária municipal de Urbanismo, Flávia Hacke, o projeto é estratégico tanto para a cidade quanto para o porto e está avançando nos trâmites necessários para sua implantação. “Com todos os esclarecimentos fornecidos durante a audiência pública aos moradores e à população impactada pela obra, já conseguimos dar andamento à expedição da certidão”, afirmou. A subestação será construída em uma área superior a 800 metros quadrados, em um espaço anteriormente ocupado pelo Armazém 10 (AZ-10), entre os Portões 4 e 5 do Porto de Paranaguá. A maior parte dos recursos — equivalente a 71% do orçamento total — será destinada à aquisição de equipamentos. Ao todo, a rede de distribuição contará com aproximadamente 7,2 quilômetros de circuitos de média tensão (13,8 kV), implantados por meio de infraestrutura subterrânea ao longo da área externa da faixa portuária.
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Le 100 migliori gelaterie artigianali d’Italia del 2026 secondo Dissapore
📰 Dissapore.com 📅 2026-06-25 it Rumore · acque · biodiversità
La classifica delle 100 gelaterie migliori d'Italia, edizione 2026. Una vera e propria guida al gelato artigianale attraverso i gusti più buoni e creativi di ogni regione, rigorosamente testate sul campo dalla nostra redazione. L'articolo Le 100 migliori gela…
La classifica delle 100 gelaterie migliori d'Italia, edizione 2026. Una vera e propria guida al gelato artigianale attraverso i gusti più buoni e creativi di ogni regione, rigorosamente testate sul campo dalla nostra redazione. Il gelato artigianale è il prodotto popolare più gastronomico che ci sia. Presuppone profonde conoscenze tecniche e veicola mutamenti nella percezione del “buono” attraverso un oggetto culturale di massa, privo di barriere socio-economiche. Esso implica il rigore del pasticcere e la consapevolezza del cuoco, impegnato nell’esprimere la propria identità attraverso ricette inedite. Quindi ricette libere dalla standardizzazione – si legga “basi standardizzate”, che inevitabilmente appiattiscono il panorama e rendono il giudizio superfluo – frutto di creatività e prospettiva sul gusto, personalizzazione delle consistenze, esaltazione della materia prima traslitterata in cono. Ricette senza compromessi, se non quello del giudizio popolare. Che però questa guida schiva, volendo valorizzare il senso gastronomico delle gelaterie migliori d’Italia a prescindere dal loro riscontro. Sono i luoghi che tracciano la direzione del gelato artigianale italiano, e poiché la direzione è tale, osserviamo e divulghiamo questa rotta attraverso una “classifica”. I criteri con cui la stiliamo sono pubblici e condivisi: per restituire a lettori e consumatori le 100 migliori gelaterie d’Italia – ovvero i luoghi che ad oggi, ciascuno a proprio modo, esemplificano al meglio l’artigianato della carapina in Italia – selezioniamo e proviamo unicamente insegne indipendenti, senza badare al numero di sedi, riferendoci al libro degli ingredienti, alle materie prime utilizzate, alla creatività e alla ricerca, al menu proposto al bancone e al profilo sensoriale del gelato, naturalmente. Tutte le gelaterie che reputiamo valide e non trovate in questo elenco si trovano nelle apposite selezioni regionali e cittadine, “spin off” della classifica. Meritano anch’esse una sosta e sono state valutate (positivamente) con gli stessi criteri. Massimo De Marco, Elena Bellusci, Stefania Pompele, Rossella Neri, Caterina Vianello, Luciano Fiordiponti, Fiammetta Parodi, Rossella Neiadin e io che vi scrivo e curo il progetto. La classifica di quest’anno è sponsorizzata da Sepal Group. 100. Ambrogino Cantina Lattica Saronno – Un moderno laboratorio che gioca sull’idea di cantina, ribaltandola nel mondo del gelato, dove la trasformazione delle frutte, del latte e dei suoi derivati si fa proposta trasversale, dai gusti più essenziali alle elaborazioni più complesse e sperimentali. Quindi dal sorbetto di cedro all’aromatico menta e sambuco, fino al burro di montagna con acciuga cantabrica e dal sale Maldon, sapido ed essenziale. 99. Il Gelato di Juri Pesaro – La fragola è lucana in primavera e trentina in estate, mentre per la crema alla menta ci si serve dall’orto di proprietà. Maestria nella gestione della frutta oleosa e sorbetti impeccabili. Come quello al lampone che si ritrova nel “Franui”, crema distintiva di questo moderno laboratorio a vista costruita su cioccolato bianco e fondente, con l’aggiunta di polvere di lampone disidratato. Praticamente una pralina ripiena. 98. Cremeria Santo Stefano Bologna – Nel piccolo locale della famiglia Cavallari i grandi classici trovano sempre un twist interessante e sulle creme non si sbaglia mai: la Libanese con mandorle e pistacchi, profumata ai fiori d’arancio, è lì a dimostrarlo. Le proposte a base acqua hanno una testura cremosa e vellutata, dai gusti storici – come il cioccolato e arancia – agli abbinamenti più contemporanei come la nespola e vaniglia o il kiwi e sedano. 97. Sbrino – Gelatificio Contadino Firenze – Aria di campagna nel centro di Firenze. Emanazione dell’azienda agricola Castrogiovanni Maria di Volterra, questa gelateria fa la differenza attraverso l’allevamento diretto di vacche, pecore e capre. Quindi sull’intensità dello yogurt, sulla ricotta e sul Fior di campo, fior di latte che muta col cambiare delle essenze nei foraggi. Meritevoli anche le proposte a base acqua, dal cioccolato modicano all’acida nespola. 96. Esquimau Pordenone – Leonardo Ceschin ha fatto della sua gelateria un presidio di ricerca applicata al freddo dolce. Pochi gusti, ben calibrati, senza concessioni all’omologazione. Ai classici, tra creme e sorbetti, si affiancano proposte più personali, sempre misurate negli abbinamenti e lontane da esercizi di stile fini a sé stessi. Il risultato è un gelato dalla tessitura setosa, con profili aromatici nitidi e una dolcezza controllata. 95. La Bottega del Gelato Porto Mantovano (MN) – Quella di Carla Silvestro e Stefano Scusello è una filosofia produttiva che mette al centro la materia prima, in un punto vendita diventato negli anni un approdo tra i più interessanti del mantovano: oltre alle proposte classiche, sono presenti a rotazione omaggi alla tradizione gonzaghese – come il magistrale gusto Elvezia – interpretati con sensibilità e giusto piglio nella caratterizzazione. 94. Timballo Udine – Il merito di aver creato una solida insegna nel panorama regionale va a Giancarlo Timballo, capace di coniugare memoria locale e slancio creativo, tra richiami agli ingredienti simbolo del territorio e una raffinata ricerca che guarda a erbe officinali, fiori e spezie. Da segnalare l’uso sapiente della ricotta locale e l’impiego dei migliori rappresentanti del microcosmo alcolico regionale. 93. Scilò Gelateria Contemporanea Chieti – A due anni dall’apertura, la gelateria di Loris Fabrizio Montanaro è già un riferimento, capace di connotare il territorio circostante in maniera trasversale, tra frutte di stagione impeccabili e il peculiare “Caffè del professore”. Imperdibile il gusto Farid, ispirato al gelato persiano, con zafferano e acqua di rose, così come la crema di beurre noisette con sale e vaniglia. 92. Lado Lab Trento – Inaugurato ad aprile 2025, il progetto clean label di Stefano De Gaspero e Yael Fierro è cresciuto in consapevolezza e menu. Tra i venti gusti, che valorizzano la materia prima con caratterizzazioni nitide, risultano imperdibili il mandarino tardivo o la più audace stracciatella all’avocado. Poi il lamponi e rabarbaro, tutto frutto e spalla acidula. Tra le proposte di passaggio anche il tequila-sale-limone. 91. Francis Brescia – Il background lontano dalle carapine non ha impedito a Francesco Della Maestra e Beatrice Bertozzi di ritagliarsi in poco tempo uno spazio di rilievo nel panorama bresciano del gelato. Il menu punta su classici intramontabili, rivisitazioni e gusti originali: qui emerge la capacità di caratterizzare anche le proposte più inconsuete, con texture da manuale e sensibilità sensoriale. 90. Gelati d’Antan Torino – Il lampone di Cuneo si sposa felicemente con la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco e il “persi pien” – con cacao, pesca e amaretto – riproduce fedelmente il dessert piemontese. Il Piemonte risulta ispirazione per Niccolò Arietti, che restituisce in realtà un gelato iper contemporaneo per caratterizzazione e texture, alternando conforto e acidità, giochi di consistenze e novità ben assestate con ammirevole costanza. 89. Gelateria Minù Osio Sotto (BG) – Dal 2022 ad oggi, la gelateria di Andrea Dell’Orco e Monia Gambirasio è diventata un faro nella provincia bergamasca. La colazione si fa gelato, nel “tè e biscotti” e in un pane, burro e marmellata che si distingue tra i tanti ormai proposti nella Penisola. E le cipolle caramellate si trasformano in variegature succose, da accompagnare ai gusti dedicati ai formaggi erborinati, assai valorizzati in carapina. 88. Voglia di San Benedetto del Tronto (AP) – Le gelaterie di Ennio Cannella descrivono la biodiversità dei monti Sibillini attraverso sapori nitidi, dal sorbetto al mirtillo di Roccafluvione a quello dedicato alla mela rosa marchigiana. Attento e personale il lavoro su frutta secca e cioccolato, declinati in diverse tostature e intensità. Imperdibile il “Caffè del Marinaio”, omaggio alla tradizione dei pescatori locali: rinforzare il caffè con il rum. 87. Otaleg! Roma – L’eclettismo di Marco Radicioni non delude mai, nei gusti in continua rotazione sotto il comando della disponibilità delle materie prime, tutti di splendida fattura: nel ricco e avvolgente ricotta, arancia e mandorle come nel godurioso tiramisù, nel setoso sorbetto al cioccolato peruviano 100% Tocache “Tesoro Amazónico” o in quel petardo aromatico che è la liquirizia. 86. Gelateria Fisotti Otranto – Dj producer e gelatiere, Francesco Fisotti propone una ventina di gusti assai caratterizzati, dal profondo cioccolato all’acqua con massa di cacao Uganda alla delicata crema allo zafferano di Valle d’Itria, passando per l’immancabile pasticciotto. Se nelle creme il fil rouge è l’eleganza, dallo splendido sorbetto di opunzie – dissetante, aspro e lunghissimo – sopraggiungono estro e suggestioni mediterranee. 85. Ribera Brescia – La proposta in carapina di Mauro Tononi premia la stagionalità e accontenta un pubblico eterogeneo: oltre ai grandi classici talvolta rivisitati – come il malaga bresciano con passito locale – spiccano a rotazione proposte più contemporanee. Brillano i cioccolati e l’utilizzo dell’alcol nelle ricette, a partire dallo zabaione, preparato con Marsala, Vermouth e pompelmo. 84. Torcé Roma – Uno dei capisaldi del gelato artigianale romano, che oggi si traduce in quattro punti vendita cittadini perennemente affollati. La pazienza è ben ripagata dalle magnifiche creazioni che Juraj Detvaj & co. mettono a disposizione dei clienti, spaziando volta per volta tra gli oltre cento (100!) gusti esposti sui menu dei locali. Certo, noi non restiamo impressionati di fronte ai grandi numeri, anzi; ma ci si stampa un sorriso in faccia se tra quei cento gusti escono fuori delle delizie come il sorbetto alle more di gelso o il sontuoso cioccolato puro Manjari del Madagascar, per non parlare del magnifico Fior di panna o del mai troppo celebrato gusto Gorgonzola e pere. 83. Zeno – Gelato e cioccolato Verona – Tahine, fermentati e frazioni alcoliche sono solo alcuni dei temi sensoriali con cui Roberto Bonato si è confrontato negli anni. Un luogo di avanguardia pura, che ha saputo ripensare il gelato anticipando tempi e tendenze. Levatura della proposta ed estro creativo si esprimono in una ventina di gusti dalla lista ingredienti brevissima, i signature ancora oggi contemporanei. 82. Fattoria Dassogno Rogeno (LC) – Un’oasi felice: mucche frisone e brunalpine al pascolo, per un latte che viene interamente trasformato in formaggi, mascarpone, yogurt e gelati. Lo yogurt al cioccolato bianco e limone è acidulo ed etereo; mentre il mascarpone viene declinato con zafferano brianzolo o rum. Da provare la crema con infuso di caffè a freddo, latticello di mozzarella, mozzarella a fermentazione naturale e salsa di pesca. 81. Sablé Bologna – Alessandro Cesari riesce nella difficile impresa della distinzione, in una città dove la cultura gelatiera certo non manca. Nel rigore minimalista di poche carapine da materie prime sceltissime, si esprime nettamente nei gusti di ispirazione nipponica – si provi il matcha e zagara, rarissimo agrume – come nel resinoso e balsamico abete bianco, ma anche nel più accomodante “Latte del Camillone”. 80. Crivella Sapri – I titoli di Enzo Crivella e la storicità del suo chiosco sul lungomare sono un vessillo. Poi c’è la creatività, applicata a un gelato sempre contemporaneo e a una novità proposta ogni giorno. La tecnica si legge nel gusto chantilly con pasta sfoglia al rosmarino, olio del Vallo di Diano e sale Maldon. O nel Rose Noir, fondente 72% a base acqua che si apre a lamponi e Barolo chinato senza mai mollare la presa sul cacao. 79. Lolla Gelato Bolsena e Viterbo – Un punto di riferimento per il gelato nella Tuscia, a suon di gusti eccezionali tratti da altrettanto eccezionali materie prime. Lorenza Bernini omaggia la nocciola locale – tostata e molita in loco – con profonda intensità e ottiene uno straordinario equilibrio con kiwi e zenzero in sorbetto. Con un po’ di fortuna potrete imbattervi nel clamoroso gusto bruscolino, ma anche il fiordilatte merita una sosta. 78. Fiore di Latte Gradisca di Isonzo (GO) – Una crescita costante quella di Roberto Comelli, in termini di numeri ma anche e soprattutto nella proposta, ampia e coerente, capace di valorizzare il territorio e muoversi oltre i confini regionali laddove merita. Notevole la sperimentazione applicata a erbe e fermentati – il bruscandoli e il miso ne sono d’esempio – mantenendo sempre equilibrio ed eleganza. 77. C’era Una Volta Benevento – Da quindici anni Adele Iuliano e Annamaria Spedicato si servono di latte sannita ed etica applicata al gelato per proporre diciotto carapine artigianalissime, in un piccolo centro “capoluogo”. La Crema Oro (vaniglia del Madagascar, limone della Costa d’Amalfi, fava di tonka) è un manuale di stratificazione e persistenza, mentre la ricotta vaccina con liquore e gocce di fondente è il tributo locale che non scade nel cliché. 76. Caprilli Gelateria Naturale Livorno – Quella dei fratelli Riccardo e Tommaso Menicucci è un’offerta sempre golosa ma mai banale, a cui tecnica impeccabile e grande esperienza nella cioccolateria bean to bar danno profondità e complessità. Non perdetevi quindi le varie declinazioni del cacao. La ricca e raffinata Crema Caprilli è sempre un must della casa, e anche le incursioni nella pasticceria – come il brownie – risultano ben riuscite. 75. Aria Torino – Una consistenza identitaria, evocativa dell’ice cream, applicata a naming naïf e accostamenti dall’impronta sabauda, ha avvicinato al buon gelato tantissimi torinesi. Così le sedi di Davide Ferrero e Roberto Speranza sono diventate tre, ottemperando al successo di ricette come caramello + popcorn e Ovetto sbattuto, con zabaione al Marsala e torta di nocciole. Da provare il Disfrutar: litchi, acqua di rose e gin. 74. Gelato Contadino, Bergamo Bergamo – La filosofia lavorativa di Vittorio Baldelli è rigorosa, e non si può dire che il prodotto non la rifletta totalmente: non più di una dozzina di gusti o di una carapina per tipo, e niente stoccaggio. Quando un gusto è finito è finito, e se la produzione finisce, si chiude, con buona pace di tutti gli altri gelatieri d’Italia. Preparatevi a mettervi in coda già all’apertura, e se volete assaggiare i pezzi forti della casa come il pistacchio o il fior di latte (dedicato a Daniel Moioli, giovane allevatore e casaro della Val Seriana), farete meglio a presentarvi con largo anticipo. Se tutto ciò non vi spaventa, il gelato che assaggerete è indiscutibilmente unico. Oltre all’intransigenza e passione sulle materie prime, tutte espresse nella maniera più schietta e integra possibile, e senza variegature di sorta – su tutte la ricotta di pecora, ma anche una memorabile mandorla della val di Noto – è la testura a rendere irripetibile l’assaggio: vengono utilizzate solo attrezzature della prima metà del 900, dando al gelato una composizione quasi priva di aria, la cui morbidezza estrema deriva dalla mantecatura appena fatta, la cui durata è ovviamente molto breve. 73. Gelateria Crispini Spoleto e Foligno – Sarà molto difficile trovare un fior di latte che possa competere con quello di Alessandro e Massimo Crispini: ottenuto dal peculiare latte fieno e soffice come ovatta, restituisce nella coppetta tutte le caratteristiche della bevanda originaria, senza eccedere in dolcezza. Texture magistrali e materie prime eccellenti fanno la differenza a partire dal pistacchio, signature dei due fratelli in attività dal ’96. 72. Idem Congelato Reggiolo (RE) – Incappare in una gelateria dalla personalità così netta e riconoscibile è un’eventualità rara. Un’offerta prudentemente divisa tra grandi classici e gusti creativi, espressione di un’autentica ispirazione internazionale. È il caso del Coconut Matcha, dove grasso e scorze di limone arrotondano gli spigoli erbacei, e del Mango Sticky Rice, che mantiene in equilibrio la vivacità esotica del tipico dessert thailandese. 71. Cremeria Aurelia Roma – Dalla verve frizzante di Nathalie Hugo sfocia una raffica di gusti che, da ormai più di venti anni, popola la vetrina di questa minuscola gelateria. Spicca il gusto Normandia: un gelato al burro salato aromatizzato alla vaniglia. Da provare, altresì, il sorbetto agrumi e zenzero, la vaniglia, e la piccola selezione di gusti “keto” allo 0% di zuccheri, che non lesinano però sulla ricchezza di sapore. 70. I Fenu Cagliari – L’evoluzione contemporanea di una solida tradizione familiare. Vernaccia di Oristano, ricotta di pecora e miele di cisto sono solo alcuni degli ingredienti utilizzati per raccontare una terra attraverso proposte in carapina dove “caratterizzare” è un imperativo. Nessuna pavidità nemmeno nelle proposte più ardite, quelle in cui si esplorano le note amaricanti del luppolo o quelle pungenti e solforate di un aglio triquetro. 69. Makì Fano (PU) – Antonio e Paola Luzi accompagnano il cliente in una scelta consapevole, fin dal menu: in ogni sezione – creme a base di uovo, al latte, senza lattosio e base acqua – convivono ricette classiche e interpretazioni. Spazio a prodotti del territorio nella setosa ricotta di pecora con miele e noci, alle speziature delicate della banana e fava tonka o all’avvolgente Ipanema, con latte di cocco rinfrescato da menta e lime. 68. La Gourmandise Roma – Un’enclave che non si piega ai gusti richiesti dal mercato e naviga fieramente per la propria rotta, con ricette uniche e ben calibrate nel corso del tempo: lo testimoniano la nocciola gentile romana, il limone e verbena o l’honey mango. Tante le ricette estemporanee, sempre che la resina di lentisco e lo zafferano al croccante di noci, per citare due gusti che da Benelli sono all’ordine del giorno, non soddisfino. 67. Morè Soverato – La tecnica e la visione contemporanea di Antonio e Fiorella Staglianò hanno proiettato nel futuro un bar ultracinquantennale, fino all’eccellenza. I grandi classici sono di impeccabile esecuzione, su tutti la nocciola e la ricotta con gocce di cioccolato, dalla golosa nota lattica ben contrastata. La mano equilibrata si conferma anche nella macadamia e vaniglia, dove la delicatezza delle noci è rispettata. 66. Gelasio Roma – I gelati di Valerio Gaveglia si distinguono per avvolgente setosità. Una cinquantina di gusti proposti – tutti dall’apporto zuccherino assai moderato, sotto il 16%, quando non è escluso – tra i quali è difficile districarsi: si può avere la fortuna di imbattersi nel sorbetto Bosco Nero (mora, ribes e mirtillo), nella crema alle fragoline di bosco come, in autunno, nella zucca mantovana con semi di zucca caramellati. 65. Gelati Radicali Ancona – Il piccolo laboratorio di Maria Teresa Di Fraia è fucina di idee, dove sostenibilità e valorizzazione della materia sono metodo. Ne è d’esempio il sorbetto di pera Williams abbinato alla crema di sakekasu – dagli scarti del saké –, in equilibrio tra dolcezza e umami. Gelati e sorbetti tecnici, talvolta austeri, invitano il palato a soffermarsi sulle singole componenti e la memoria gustativa a mettersi in discussione. 64. Buono Così – Gelateria Naturale Roma – L’insegna espone i criteri aziendali che dal 2017 Pietro Pizzi e Cinzia D’Agostini hanno fatto propri: materie prime di stagione, ingredienti naturali, nessuna scorciatoia. L’ottima mano dei due gelatieri fa il resto: creme di altissimo livello; si provi su tutte quella all’uovo o la nocciola del Piemonte IGP. Anche il comparto sorbetti regala squisitezze, come il delicato infuso ai fiori d’hibiscus, di rara finezza. 63. Nano Labo Camalò di Povegliano (TV) – Il lavoro di Elena Gorghetto e Alessandro Tomao si fa notare fin dalla materia prima, con le aziende agricole sempre in primo piano. Brillano le infusioni di erbe aromatiche, tra un latte e menta credibilissimo e un’acacia che prolunga sentori dolcemente erbacei ben dopo l’assaggio. Signature della casa il cioccolato massa di cacao dominicano e i gusti ispirati alle torte, a partire dalla sbrisolona. 62. Insisto Savona – “Fuori dal Comune” per claim, posizione e giocoso temperamento del gelatiere. Alessandro Attilio resta ancorato a piccoli produttori, elargendo alle sue ricette stagionali una persistenza aromatica che lascia il segno. Tra fiordilatte di bufala e torte trasposte in gelato, rimane centrale il chinotto di Savona, lavorato tra dolcezza, acidità e amarognolo: sintetizza la direzione della gelateria, creativa e sempre più nitida. 61. Unika Cremeria Crema – Il sogno di Giovanni Ventura e Albana Hamzaj – portare nelle lande cremasche una visione di un gelato naturale e di qualità – dopo dieci anni, non si placa nella ricerca. Ai classici della casa – come il bucolico fieno e lo zafferano con mandorle caramellate – si affiancano nuove esplorazioni. Il mascarpone con la tenerina è sostenuto dal calore del rum Hampden e lo zucca e amaretti omaggia bene la terra di cui Unika è riferimento. 60. I Vizi degli Angeli Matera – Erbe spontanee, cachi dell’Irsinia e opunzie si fanno proposta riconoscibile e identitaria. Si passa da sorbetti goderecci a creme che dimostrano tecnica e sensibilità; quella al latte di pascolo, infuso con mirto, timo e malva murgiana, è spiazzante per pulizia e profondità aromatica. Se vi capita l’infuso puro di radice di liquirizia, provatelo: un piccolo viaggio, stratificato, alla scoperta dell’amaro. 59. Angelo Napoli Baronissi (SA) – Venti gusti in carapina tutto l’anno, anche quando altre insegne abbassano le serrande. Nespola di Paestum, fragola di Capaccio e melone cantalupo compongono una sequenza a base acqua dove la Piana del Sele si racconta con naturalezza, mentre le creme dall’inflessione campana aggirano il cliché con stile. A partire dal fior di latte di bufala con composta di albicocca pellecchiella e filetti di mandorle siciliane. 58. Rocco Naviglio Foggia – Un approccio sostenibile e innovativo si riflette nella scelta di ingredienti che richiamano tradizioni locali: la Merenda del Pastore è un fiordilatte cremoso con bufala affumicata e taralli, mentre la crema di grano cotto, arricchita con melograno, noci e fondente, risulta golosa e divertente. Spiccano i sorbetti: su tutti quello alle fragole lucane, agli agrumi del Gargano o ai peperoni con Nero di Troia. 57. Il Fenicottero Anguillara Sabazia (RM) – Il pubblico poco avvezzo al gelato artigianale apprezzerà il sorbetto alla pompìa, con cui Andrea Sorgini rende omaggio alle proprie origini, mentre l’iniziato vorrà provare gusti estemporanei come l’olio EVO della Tuscia affumicato alla salvia, dall’equilibrio disarmante. E le due fazioni saranno concordi di fronte al tris di nocciole (Sicilia, Tuscia e Langhe) su cui si nebulizza acqua di mare della Sardegna. 56. Bar Dolce e Salato Gerace (RC) – Gelati golosi e centrati, con un impiego di zuccheri morigerato rispetto agli standard regionali: è il regno di Daniele Rinaldis. Un menu essenziale ma ben pensato: gusti che raccontano il territorio sia attraverso i prodotti – come lo sferzante bergamotto – sia attraverso le ricette, come la torta Chianciano o il “Riga”, creazione originale con ricotta di pecora, Greco passito, biscotto stomatico e caramello. 55. Cremeria Cecconi Arezzo – Quella di Stefano Cecconi è una proposta trasversale e d’impatto, tra sapori rotondi e spunti di approfondimento. Interprete del territorio e virtuoso della frutta secca, il gelatiere traslittera mandorle, nocciole e pistacchi in gusti davvero emozionanti. Imprescindibile l’assaggio del gusto Umami, definito “massima espressione del fior di latte”: una dichiarazione che ci sentiamo di sottoscrivere. 54. 100% Naturale Sestri Levante e Chiavari (GE) – La cifra di Daniela e Luca Pannozzo è la nitidezza che non cede alla potenza esasperata, anche nelle composizioni più articolate. Serio il lavoro sul territorio: accanto a chinotti e basilico compaiono materie prime meno scontate, dal fior d’arancio amaro al latte di vacca Cabannina, base di gusti identitari come lo zabaione con Sciacchetrà delle Cinque Terre o La Ligure, con nocciola Misto Chiavari e miele locale. 53. Il Giubileo Riccia (CB) – Carapine di confine, tra Molise e Campania. Dominano creme setose a base di latte biologico di pascoli molisani, arricchite da frutta del territorio caudino, erbe spontanee o riduzioni del locale vino Tintilia. La tradizione si raggira con l’infuso di specialty coffee per il tiramisù o con i diversi gradienti di tostatura dedicati alla nocciola piemontese, mentre il pistacchio di Bronte si alterna a quello di Spinazzola. 52. Bar Ettore Locri (RC) – I gelati di Antonio Ruggia conquistano con testure vellutate e un libro ingredienti dal minimalismo monastico. La leggiadria con cui dosa gli zuccheri mette in evidenza non solo le straordinarie materie prime selezionate con passione, come i frutti oleosi tostati in casa, ma anche una rara maturità di palato. Nasce così la “Cheesecake San Gottardo”, tra l’acidità e le note lattiche di robiola e mascarpone. 51. Micama Avezzano (AQ) – Dopo dieci anni da gelatiere in Finlandia, Valerio Venti ha aperto – nel 2023 – nella Marsica. Lì venti carapine si muovono, direbbero quelli bravi, “tra tradizione e innovazione”. Troverete ossigeno, diciamo noi, alla ricerca di grande artigianato in coppetta. Si provino il tè matcha e la “pizza dolce”, simbolo abruzzese fattosi gelato contemporaneo nella caratterizzazione e nella gestione degli zuccheri. 50. Pikko Verona – Luca Tentori e Anna Laura Bussi stanno scrivendo capitoli inediti nel panorama scaligero del gelato di qualità. Texture perfette e caratterizzazioni millimetriche, anche in gusti come “ananas e liquirizia”, dove la radice potrebbe prevaricare, o nel “Terra Madre”, dove si distingue ogni elemento di una ricetta composita, tra Mandorla Val di Noto, vaniglia del Madagascar, sale e variegatura di marmellata di mandarino. 49. Gelizioso Sarno (SA) – L’impostazione artigianale che Giuseppe Cascella impresse alla sua gelateria, nel 2013, suona ancora oggi radicale nell’agro-nocerino sarnese e oltre. Il caffè bianco con caramello al limone e crumble salato al burro nasce da chicchi di arabica infusi a caldo e poi filtrati, mentre la banana con foglia di fico e lime poggia sull’estrazione in acqua. La rotazione di gusti non concede margini alla destagionalizzazione. 48. Nughenè Bogliasco (GE) – La cifra di Diogo Andrade è una creatività vulcanica ma non gratuita: pochi ingredienti naturali, materie prime perlopiù locali, tenore zuccherino basso e caratterizzazioni spesso folgoranti. Sorbetti aromatici, creme audaci, spezie, piccantezze e accostamenti laterali, come nel lavoro su sesamo nero, black lime e peperoncino chipotle, o in combinazioni che intrecciano curry thai, sommacco, aneto, pesto o stracchino. 47. Mavé Roma – Mattia Vernile ha alzato la sua prima saracinesca nel 2024 e la sua formazione è già ben assestata in creme impressionanti e virtuosismi applicati al caffè; di grande impatto l’Inyambo, a base Rwanda lavato, oppure lo speziato Istanbul, una rivisitazione della bevanda golden milk. Bizzarro quanto azzeccato il Wild Wild West, con arachide, paprika dolce e gocce di cioccolato a base acqua. 46. MaCam Novara – Setosi e perfettamente caratterizzati. In un laboratorio che è presidio culturale territoriale, per la materia prima e l’arte – la saletta adiacente il bancone è adibita a mostra temporanea – brillano gusti coloratissimi, nella loro tangibile genuinità. Imperdibili il basilico e pinoli quanto la carota, tra i gusti a base latte; la mandorla con la menta e il kiwi, frutto piemontesissimo, tra i sorbetti. 45. Stefano Ferrara Formaessenza Roma – Maestro di insigni insegne e formatore di talenti, si esprime oggi al meglio nel quartiere Portuense. La sua visione non si evince tanto nella proposta in sé, all’apparenza classica, quanto nella sua interpretazione: gusti intensi tracciano nuove rotte con una linea al 9% di zuccheri. Tra sorbetti a partire dal 70% di frutta e l’imprescindibile “Stragianduia”, si fa ricordare l’eclettico mascarpone e prugna fermentata. 44. Pachamama Chiavari (GE) – In lingua quechua, Pachamama significa “Madre Terra”: un richiamo alla natura che rispecchia a pieno il lavoro della gelatiera Elena Barone. Tra latte di vacca Cabannina e filiere etiche e trasparenti, i gusti classici restano ben presidiati, ma la firma più interessante risiede nei gusti “cucinati” e nelle infusioni di fiori, piante officinali e spezie. Come il “Me.Ma.Me.Ze”, che intreccia mela, malva, melissa e zenzero. 43. Ciocolat Toscolano Maderno (BS) – Il territorio gardesano riluccica attraverso il gelato di Andrea Florioli e Carmela Grotta, le cui radici campane si miscelano con sensibilità a una solida formazione, perfezionata anche nei contesti del fine dining. Così i limoni del Garda diventano ingrediente nitido di sorbetti e creme, ma anche capperi, sale di Trapani e frutta secca risultano leitmotiv ricorrenti. Identità sensoriale, ricerca e profondità. 42. Dolce Isernia – Rigore e orgoglio territoriale nel gelato di Vincenza Giancola. Latte e panna dell’Alto Molise vengono lavorati – pochissimo – per interpretazioni eleganti e personali, arricchite da infusioni di rosa damascena, ibisco disidratato e frutti di rovo. Della mela annurca non si butta nulla, per un sorbetto assai aromatico, mentre la crema di mandorla con amarena sciroppata in casa e cioccolato brilla per consistenze. 41. StéFrisk Bari – Attingendo ingredienti dal mercato di Santa Scolastica, questa nuova gelateria è una ventata d’aria fresca – nomen omen – nel panorama barese. Luogo di giocosa serietà gastronomica, dove si valorizza ogni sfaccettatura della frutta secca e si può godere dell’elegante sorbetto al barattiere – cetriolo locale – con sale e lime come del “Fior di Puglia”, setosa crema di burratina di Andria, olio, tarallo e mora selvatica. 40. Mara dei Boschi Torino – L’espansione al mondo del cioccolato e del caffè non ha scalfito l’identità di un laboratorio del gelato altamente distintivo. Se il Marotto, gianduia senza latte, e il Mara dei Boschi, sorbetto alla fragola rifiorente Mara des Bois, restano signature inossidabili, le caratterizzazioni alle erbe aromatiche delle ricette e gli idrolati di piante officinali con cui vengono abbinate connotano un’offerta sempre al passo. 39. Di Matteo Torchiara (SA) – Il fico bianco del Cilento è sottoposto alle migliori interpretazioni, tra cioccolato, mandorle e mandarino cilentano. Gelati persistenti, a partire dalla progressione speziata di cioccolato, pepe e cannella, che si dimostrano ancora – dopo 25 anni di gestione di Raffaele Del Verme – tra i più contemporanei del Mezzogiorno. Complice la ricotta di bufala con foglia di fico e miele di spiaggia di San Rossore. 38. Latteria del Ringo Martina Franca – Le sorelle D’Arcangelo si stanno imponendo sul panorama nazionale con una lista ingredienti corta quanto la distanza tra la provenienza delle materie prime e il loro laboratorio. Frutta, latte, mandorle e pistacchio di Spinazzola – quello pugliese -, che, sommati all’estro, sono alla base di ricette profonde come ribes e pepe rosa. O di una crema alla vaniglia resa ancor più setosa dall’olio locale. 37. Nivera Scicli (RG) – In una nuova sede, più ampia, Nivera continua a traslitterare una proposta di ampio respiro gastronomico in un menu squisitamente siculo-centrico, tra frutte tropicali coltivate sul territorio, stracciatella modicana e fiordilatte ibleo. Imperdibili i purissimi sorbetti, il sesamo di Ispica e la ricotta con fichi caramellati. Il miglior “pane, burro e marmellata” che potrete mangiare in Sicilia. 36. Zelato Roma – Fulcro del gelato di Alberto Zezza è la sostenibilità dell’energia utilizzata in laboratorio, così come la selezione di materie prime prodotte da cooperative solidali. Le ricette che ne derivano hanno pochi rivali: su tutte la crema “Galline Felici” alla vaniglia del Madagascar dalla straordinaria nitidezza aromatica e il Latte d’Oro – curcuma, cannella e miele -, dal colore illuminante e dal gusto identitario. 35. Bun da Mat Santo Stefano Belbo (CN) – Il menu contemporaneo di più ampio respiro che si possa trovare in una gelateria di Langa. Così il burro del Pozzo dell’adiacente Bossolasco si fa perfetto neo-classico e sorbetti generosissimi nelle percentuali di materia prima restituiscono al palato la texture della frutta stessa. Il gusto senape, con i grani che costellano la crema all’uovo, è pura eleganza agrodolce. 34. Picchio Bracciano (RM) – Tozzetto braccianese, sorbetto alla melagrana, olio EVO e rosmarino, stracchino di pecora con miele di erica, per citare quattro gusti da provare sotto il castello Odescalchi. Impossibile trovare difetti strutturali alle ricette di Gianluca Patrizi, che ben riassumono il territorio e rappresentano il gelato artigianale in senso olistico: eticamente sostenuto e realizzato da artigiani che lo sono altrettanto. 33. Mokambo Gelateria Ruvo di Puglia (BA) – Fascino d’altri tempi, approccio rigoroso al gelato e valorizzazione di un territorio fortemente agricolo, in 40 metri quadri. Qui il latte appena munto dei pascoli dell’Alta Murgia, uova freschissime e pochi altri ingredienti danno forma a creme eleganti e bilanciate. Come la Nonna Lena, variegata con fichi secchi, mandorla di Ruvo e cioccolato da fave crude tostate e macinate in laboratorio. 32. Supernatural Bologna – Il bagaglio conoscitivo, lo spirito cosmopolita e i muscoli tecnici di Roberto Geraci al servizio di gelati vellutati, serviti a temperatura ineccepibile e capaci di mantenere la struttura ideale fino a fine coppetta, pur nella ricerca dell’azzardo. L’elegante dulce de leche è giocato sulla persistenza tostata, mentre la golosità lattica del mascarpone, sferzato dal lampone, ostenta qualità della materia prima. 31. Vero Milano, Bologna e Verona – L’artigianalità di una gelateria può non essere scalfita dal numero delle sue sedi. Infatti esiste Vero. Imperdibili i sorbetti così come la crema “EVA”, combinazione di ricotta, scorza d’arancia, cioccolato di Modica e granella di pistacchio: un percorso tra sentori selvatici, freschezza e sapidità. Del “Riso e Zafferano” si percepisce la cottura al dente del Carnaroli e la sapiente gestione della spezia. 30. Gelatina Genova – Il rifugio di Martina Francesconi è un luogo in cui scegliere cosa mangiare diventa gesto culturale, sociale e politico. Agrumi ornamentali, giuggiole e frutti “liberi” vengono raccolti prima che vadano dispersi e trasformati in gusti capaci di vedere la città in una prospettiva diversa. Accanto ai classici, dal fondente cru São Tomé al fior di basilico, trovano spazio creazioni pensate e mai decorative come Atena, con zafferano ligure, fiori d’arancia e agrumi. 29. Siké Milazzo e Lipari (ME) – Il laboratorio più sperimentale della Sicilia è quello di Rosario Leone d’Angelo ed Elisa Chillemi, che hanno il merito di aver trasposto con lungimirante serietà il bean to bar in carapina. I loro cioccolati, plurali e caratterizzatissimi, meritano la deviazione. Cui seguirà l’assaggio di ogni sorbetto stagionale, assoluto – ricette in cui viene utilizzata ogni parte della frutta – gusto speziato o floreale suggerisca l’estro dei gelatieri. Imprescindibili i gelsi neri e il Melone Cantalupo. 28. Artico Milano – Maurizio Poloni ha trasformato il gelato di qualità in una vera missione. Nel suo laboratorio in continua evoluzione oggi convivono grandi classici e nuove sperimentazioni: da gusti iconici come Pistacchio Dolce, Nocciola IGP delle Langhe, Gianduia, Espresso e Zuppa Inglese a una linea più contemporanea che spazia dalla Massa di Cacao 100% allo Speculoos speziato, fino a creazioni più audaci come Pistacchio Olio Sale & Pepe e Sogno d’Arancia. 27. Gelateria G&CO Tricase (LE) – In uno dei borghi più a sud della Puglia, le sorelle Ricchiuto conducono un progetto che unisce rigore tecnico e attenzione quasi maniacale alla filiera. Accanto alle creme più classiche trovano spazio frutti, fiori ed erbe spontanee del parco salentino – camomilla, carruba, opuntia, finocchietto selvatico – lavorati in preparazioni setose, nitide, di carattere. Dalla carruba alle note aromatiche e mediterranee di finocchio e liquirizia, il racconto è coerente e personale. 26. Rosamundi Roma – Contenere gli zuccheri, proponendo un menu vario e goloso, è la sfida riuscita di Giorgia Ricci e Marco Puxeddu, tra gusti fissi – come il “Pop Art”, arachide, caramello salato e pop corn caramellati – e ricette variabili per estro e stagionalità. Si gioca sulla multisensorialità, nebulizzando direttamente sul gelato o irrorando infusi al servizio: è il caso della Mandorla di Sicilia Infusata, sorbetto di mandorle tostate e affumicate al momento, cui vengono aggiunti i fiori d’arancio. 25. Gelateria De’ Coltelli Pisa – Bisognerà studiare l’impatto che Gianfrancesco Cutelli ha avuto sul gelato. E da studiare sarà anche il modo con cui, dopo venti anni abbondanti, l’offerta della sua gelateria è più attuale che mai, tutta ben caratterizzata per gusto e strutture. Il setoso castagnaccio e la cassata ne sono tangibile dimostrazione. Sorprende sempre il lavoro sulle acidità: brilla l’equilibrio tra arancia e liquirizia nel Coda di Tigre, mentre rinfresca sferzante l’olivello spinoso e menta, squisitamente territoriale. 24. The Rag Atripalda (AV) – Gian Paolo Capaldo ha inciso Atripalda sulla mappa del gelato campano, con un lavoro che incarna spirito volitivo e un pensiero avulso dalle tabelle dei soliti bilanciamenti. Con una linea di ricerca rigorosa propone la “Nocciola Ossidata” – che ricorda il miso – e una mandorla cruda strepitosa per persistenza. Poi cremosi gusti alcolici (Campari e lamponi, more e Vermouth), frutta vellutata e brillante, e una forte componente botanica dalla quale spicca la combo camomilla, limone e rosmarino. 23. Chiara Spalluto Casalabate (LE) – Il bagaglio culturale di Chiara Spalluto è rivolto all’educazione del palato, in dialogo con la tradizione, ed è ben riposto. La stracciatella viene bilanciata dalla pulizia dell’infusione di cascara, mentre la polpa di carruba diventa crema setosa, speziata con anice e arancia. Il gelato gastronomico è un percorso a sé, in questa gelateria ben avviata verso l’avanguardia del settore, e l’augurio è di imbattersi nel delicato sorbetto di datterino giallo, o in una ricotta di pecora con zest di limone. 22. Savà Santeramo in Colle (BA) – Da dieci anni Alex Paciolla sceglie materie prime di prossimità attingendo dal suo territorio di confine, tra Puglia e Basilicata. Il fiordilatte sa di erbe spontanee della Murgia, e se la crema all’olio (con pane di Altamura, mandorle, nero di seppia e perle di limone) può risultare ardita per alcuni palati, i più potranno apprezzare l’arachide con sale Guérande IGP, capace di far rivalutare un gusto di gelato ormai ordinario nell’ottica dello straordinario equilibrio tra dolce e salato. 21. Manorossa Alba – L’approccio brassicolo al gelato era un valore aggiunto inedito, fino a due anni fa, e si traduce nella traslitterazione dello stile blanche in carapina – i connotati della ricetta belga a caratterizzare il gelato – mentre l’esperienza sulla materia prima alcolica è alla base di grandi sorbetti di vino o al gin. La gelateria del birraio Marco Marengo è per palati adulti, e a prescindere dal (bassissimo) tasso alcolemico di alcune proposte: banana ed eucalipto, liquirizia e pino mugo e un aceto sempre “in carta” distinguono un’offerta in cui nocciola e fior di latte appaiono gentili concessioni. 20. Paolo Brunelli Senigallia – Pioniere del gelato artigianale come lo intendiamo oggi, Paolo Brunelli si esprime nel quartier generale di Marzocca e nel laboratorio di Senigallia. Accanto a lievitati e creme spalmabili, trovano spazio i grandi classici della casa, a partire dalla Crema Brunelli, espressione più compiuta del suo stile. I gusti senza latte diventano terreno di ricerca, con combinazioni capaci di leggerezza e profondità aromatiche; è il caso dell’ottima pera, impreziosita dall’infuso di mandarino e limone. 19. Santo Musumeci Randazzo – Il gelato di Giovanna Musumeci definisce una corrente che sorge e sfocia ai piedi dell’Etna, dove intense infusioni per sorbetti e virtuosismi di consistenze animano il suo laboratorio: il barocco contemporaneo. Lo sfarzo di zest e granelle incastonate non cede il passo all’opulenza, e se ricette come l’Oro Verde di Sicilia – pistacchio, mandarino e croccante – sono ormai letteratura, si provi il concentratissimo gianduia. Santo Musumeci è eccesso domato. 18. Soban Valenza e Alessandria – Popolarizzatore del gelato artigianale, Andrea Soban tiene il punto sull’espressione di una materia prima esemplare, con un menu che spazia dalla rivisitazione della focaccia tipica alessandrina all’interpretazione artigianale del Dubai Chocolate, senza soluzione di continuità temporale. Il caffè Guatemala presidiato da Slow Food resta una chicca sensoriale, tra polvere e tostature, mentre i pistacchi – il sorbetto con sale sloveno e la selezione su base latte – spiccano per persistenza. 17. Ottimo Torino – Il gelato di Giulio Rocci è gastronomico, anche quando alla lavagna non c’è il gusto asparagi, mandorle e zest d’arancia, per esemplificare una delle memorabili ricette che potreste trovare in Corso Stati Uniti. Non è una questione di sapidità, ma di prospettiva. La stessa per cui il pistacchio salato segna il passo sui tanti altri assaggiati, facendo desiderare la mortadella, e il lampone e rabarbaro identifica il perfetto equilibrio tra acido e amaro. 16. Criollo Roma – È oggi necessario prendere atto del talento di Simona Papagno: la maestria con cui riesce a realizzare i gusti di gelato che le fluttuano in mente è qualcosa di strepitoso. Non sapendo mai cosa potrà comparire sulla lavagnetta di Criollo, il consiglio è quello di puntare su un appagante sorbetto di massa. Se sarete fortunati potrete imbattervi nello spiazzante quanto incantevole gelato alla senape, nel fava tonka e cognac o in una coppetta di amatriciana. 15. Gelateria della Passera Firenze – La mano di Cinzia Otri è sempre più netta e riconoscibile, e le piccole folle in attesa, nell’omonima piazzetta, non hanno intaccato l’integrità della sua filosofia. Nel suo laboratorio oggi possiamo godere di un’arachide vellutata tanto concentrata da sfiorare la sapidità, nonché della complessa delicatezza di mela, pera e melone d’inverno, con il piacevole contrasto tra le fibre della frutta e la struttura eterea del sorbetto. Specialità della casa, le creme. 14. Officine del Gusto Pignola (PZ) – La Basilicata, in un gelato rigoroso e identitario. Lo stile di Luigi Buonansegna è essenziale, riconoscibile e nondimeno confortevole. Imperdibili la fragola Candonga e l’Oro Lucano, che omaggia in un solo gusto – basato sul cioccolato bianco – il pistacchio salato di Stigliano, l’albicocca di Rotondella e lo zafferano di Balvano. Poi l’infuso di ginseng, con note legnose e amare, rese intriganti dal calore della fava di cacao. 13. Gnomo Milano – Un menu costruito sulla filiera corta e sulla materia prima azzeccata, in perfetto equilibrio tra comfort della tradizione e ricerca: si spazia dal delicato fiordilatte di cascina a una più ricca crema di banana con arancia e pepe giamaicano. C’è tecnica e bilanciamento nel caramello salato variegato con mele cotte nel Calvados, burroso e profondo. In una scena milanese muscolare e vetrinistica, Gnomo continua a distinguersi con eleganza. 12. Greed Frascati – La caleidoscopica creatività di Dario Rossi si manifesta in una nuova sede, ai Castelli Romani. Lì la proposta di gelati – una ventina di carapine generosa in edizioni limitate e creazioni estemporanee – è straordinaria per texture e ricchezza di sapore. Da rimandare alla memoria il “Padano Rosso”, dove il Grana Padano, i pomodori secchi e i capperi trovano un bilanciamento perfetto; il fave e pecorino o il Langa Blu, dove l’erborinato stagionato è variegato con riduzione di Barolo. 11. L’Albero dei Gelati Seregno, Monza e Cogliate – Gelati di autentica ispirazione agricola diffondono incrollabili valori etici condivisi con i fornitori. Se gli omaggi alla pasticceria locale sono imperdibili, la firma della casa è la linea “Fior Frutta”, in cui infusi di erbe e fiori creano abbinamenti creativi e gastronomici come mandarino e issopo, o fragola e achillea. Quando trovate sperimentazioni salate ardite, fidatevi: potreste imbattervi in un capolavoro come il Casera DOP con distillato di Capovilla. 10. Al Polo Parma – L’approccio gourmet di Alex Erioldi al gelato, ereditato perlopiù dalla formazione da cuoco, sta creando un’offerta sempre più riconoscibile e personale, in cui temi e ispirazioni sono mutuati dalla creazione di dessert da ristorante contemporaneo. L’intensità sfacciata delle caratterizzazioni ne è il primo sintomo, nel Royal a base di ricotta di capra, tartufo nero e melata, o il tè matcha Rindo estratto alla perfezione, con tutta la sferzata di note vegetali che lo connotano. Tema gastronomico anche nel beurre noisette, rigorosamente d’Isigny, che presta la sua nota dolciastra e caramellata a una punta di sale grigio e alla vaniglia Tahiti. Firme della casa i sorbetti a base di acqua di mare, come l’evocativo “Onde d’Agrumi”, e i gusti alcolici, tra miscelazione e pasticceria: il lime, St. Germain, verbena e germoglio di abete ne è una delle interpretazioni più riuscite. 9. Pallini Seregno e Verano Brianza – Si può sempre contare sulle gelaterie dei fratelli Alberto e Alessandro Pallini, forti come sono di alcune certezze: materie prime scelte con passione evidente e raccontate con trasparenza, valorizzate fino a prevedere un aumento di 50 centesimi a pallina per alcuni gusti (che valgono sempre la pena), e l’appassionato lavoro su nocciole, pistacchi e semi oleosi, macinati “in casa” grazie al recupero di un antico mulino. Il pistacchio tostato e salato, il Bronte DOP lavorato a crudo e la nocciola Piemonte IGP sono infatti tra le migliori interpretazioni che potrete assaggiare. Da non perdere i gusti del giorno, sempre particolarmente ispirati: potreste trovare un fior di zenzero esplosivo, freschissimo e piccante, o il sontuoso fondente al 70% con acqua di mare e salsa al pistacchio, summa di golosità ed eleganza dalla persistenza infinita. 8. Cremeria Capolinea Reggio Emilia – C’è un equilibrio, all’apparenza impossibile, tra una proposta sfacciatamente gourmet e la popolare godibilità. E in quell’equilibrio c’è la profonda influenza che Simone De Feo ha avuto sulla scena italiana. Tutte le carapine di Cremeria Capolinea trasudano della colta golosità del suo gelatiere, che non si sazia mai della ricerca del buono. Scegliere un gelato, in una delle due sedi di Reggio Emilia, significa esporsi a un’infinità di tematiche golose: una selezione di spirits degna di un ristorante di fine dining, materie prime emozionanti – e senza le quali alcuni gusti non esistono, come la mitica ricotta del pastore Roberto – e pure specialty coffee, passione espressa anche attraverso la giunonica viennoiserie. Il tutto filtrato attraverso un palato erudito e ben connesso al pensiero, come dimostra, per esempio, “Mille e una Notte”, elegantissima crema dalla sognante persistenza, tra agrume e zafferano. 7. Quattrini Falconara Marittima e Sirolo – Se oggi a Falconara Marittima ci si mette in fila per una crema di yogurt con pimento e lamponi, il merito è di Erika Quattrini, firma sempre più riconoscibile tra gli artigiani che stanno riscrivendo il lessico del gelato contemporaneo. Non che la Cesira, magistrale interpretazione della nocciola, non meriti la sosta, ma è l’estrosa valorizzazione del territorio, applicata a una gelateria con cinquant’anni di storia, a rendere d’esempio il dialogo intergenerazionale portato avanti da Gelateria Quattrini. Il Rosso del Conero è impiegato per caramellare i fichi, che variegano un freschissimo gelato alla noce di Sorrento, mentre il miele locale elargisce equilibrio alle note asprigne dell’elegante crema alla rosa canina. Poi c’è l’uso del vegetale autoctono: gli asparagi e il mentrasto – menta selvatica della campagna marchigiana – regalano spunti balsamici e leggermente amari a una sontuosa crema all’uovo, mentre dagli scarti di frutta e verdura si ricavano idrolati che, nebulizzati su coni e coppette, aumentano la sensazione olfattiva. 6. Prossima Fermata Milano – Nella gelateria di Curzio Baraggi ogni dettaglio è curato con precisione, a partire da una lavagna squisitamente didascalica, e la ricerca della migliore materia prima non è mero esercizio di stile, bensì un credo da cui non ci si discosta mai. Per i sorbetti e le creme al limone si sceglie il Primofiore in primavera e il Verdello in autunno e i pistacchi provengono dalla Basilicata, selezionati direttamente dal produttore, mentre latte, panna e mascarpone sono rigorosamente freschi di montagna. Questo impegno nella selezione si traduce in creme e sorbetti nitidi e puliti, impeccabili nelle texture e nelle caratterizzazioni, capaci di evocare una fresca spremuta di arancia rossa in un sorbetto, o una golosa merenda nella crema di latte e biscotto di Prosto. 5. Liparoti Trapani ed Erice – Se la materia prima è un argomento dirimente nel considerare un buon gelato artigianale tale, si consideri anche come essa viene trattata. Non si spiegherebbero altrimenti i sorbetti di Maurizio Liparoti, sintesi perfetta di frutta quale che sia il prodotto che la natura ha da offrire, tra mango di Balestrate (PA) e fragole dell’antica varietà Camarosa. Con un approccio ultra-contemporaneo al gelato e la mano sicura dell’artigiano navigato, lo zucchero cede il passo al gusto e tutto viene realizzato in casa, dall’amaretto protagonista alla variegatura di mandarino che lo accompagna. Le masse di cacao connotano, in base all’origine di ciascuna, ricette perfette, come il cioccolato, lampone e peperoncino, mentre la mandorla si fa offerta a sé, linea parallela, a partire dalla varietà Ericina con uvetta sotto passito e cioccolato morbido, austera e brillante. 4. Michel Peschici – Una mente instancabile, in continuo fermento. Nel piccolo laboratorio di Peschici, cuore del Parco Nazionale del Gargano, Michel Draicchio prosegue un lavoro di personale ricerca e sperimentazione nel mondo del gelato, traendo ispirazione dalla straordinaria vegetazione del luogo e trasponendola in carapina in chiave tecnica. Racconta di macchia mediterranea il sorbetto a base di limone IGP, cui si aggiungono mirto e lentisco estratti a freddo – tramite infusione criogenica, per preservare le componenti più volatili e vegetali – e olio in emulsione, per amplificare persistenza e struttura, e meringa salina in chiusura: un sorprendente equilibrio tra sapidità, resine e ritorni salini. Gioca sul campionato degli spettri amari la crema di latte infuso con ghiande tostate: rimandi lunghissimi di cacao amaro, pane tostato e sottobosco. Un gelato contemporaneo che si muove su un equilibrio sottile, capace di coniugare ricerca e identità. 3. Papalele Torino – Se alcuni gusti gastronomici dribblano il bancone di chi li produce, restando appannaggio di ristoratori e patinati eventi, da Papalele potrà capitarvi, nella giusta stagione, di provare il gelato al Tartufo Bianco. Uno straordinario omaggio al gelato, più che al Tuber Magnatum Pico di per sé. Con due locali sotto la Mole – più d’avanguardia la sede di Porta Palazzo e più confortevole nell’offerta quella di San Salvario – Emanuele Monero rende le creme vegetali credibilissime nella loro godibilità, a partire dallo “Scoiattolo”, con latte d’avena, nocciola e croccante al gianduia, e realizza uno zabaione a base acqua memorabile. La costante sperimentazione lo ha condotto, con il 2026, a perseguire l’effimera stagionalità delle erbe spontanee, proponendo ad esempio i germogli di abete bianco con limone fermentato. Dominano l’istinto e le persistenze, in un menu che spazia dalle acidità più taglienti alle calde rotondità. 2. Magritte Piacenza e Fidenza – Gianluca Cavi è un gelatiere goloso e irrequieto. Il suo approccio è quello di un gourmand colto, che non può fare a meno di cercare ispirazioni al di fuori della stretta cerchia dell’arte fredda, e il suo palato è il principale strumento attraverso cui media il microcosmo di collaborazioni che gira intorno a Magritte. Nasce così, in simbiosi con chef e produttori, Telabianca, collezione che ha dato vita a gusti come “Colazione Libanese”, con mascarpone, caffè e acqua di rose con zucchero di dattero e noci sabbiate. Il tema del momento è “Frutta, Frutta Secca“, un percorso tra grassi e freschezze che dona nuovi contesti a ingredienti classici, ottenendo ricette concettuali e profonde come arachidi, polpa di cacao e miso. Cavi è anche uno dei maggiori interpreti dell’uovo: la crema classica di Magritte, così come le varie declinazioni, è una vera lectio magistralis sull’argomento, condensata in una coppetta. 1. Ciacco Milano e Parma – Nel gelato il freddo è insieme vincolo e opportunità: attenua la percezione immediata dei sapori, li rende leggibili al ritmo dello scioglimento. È su questa soglia che Stefano Guizzetti, in arte Ciacco, ha costruito un proprio linguaggio. Bergamasco, classe 1982 e formazione scientifica, Guizzetti sintetizza rigore tecnico e curiosità gastronomica, trasformando bilanciamenti e texture in strumenti per indagare la percezione del gusto. Il gelato diventa così uno spazio di ricerca capace di veicolare sapori ancora poco consueti nelle carapine nazionali. Tra memoria e sperimentazione convivono accostamenti evocativi come il signature Notte di fiori – con limone, camomilla e capperi canditi – e costruzioni sensoriali, come la crema di aceto invecchiato sei anni, mela, sommacco e combawa. Tecnica e sensibilità convergono in una visione sempre più lucida e contemporanea del gelato e in un menu lontano da ogni altro riferimento.
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Il saluto di Longo: "A Crotone non si capita, Crotone si sceglie. Ho dato tutto quello che avevo"
📰 Tuttomercatoweb.com 📅 2026-06-25 it
Di poco fa, il comunicato che ha sancito l'ufficiale separazione tra il Crotone e il tecnico Emilio Longo, che, attraverso i canali ufficiali del club, ha voluto poi salutare la piazza, con la lettera aperta che di seguito riportiamo: "Due anni fa sono arriva…
Il saluto di Longo: "A Crotone non si capita, Crotone si sceglie. Ho dato tutto quello che avevo" Di poco fa, il comunicato che ha sancito l'ufficiale separazione tra il Crotone e il tecnico Emilio Longo, che, attraverso i canali ufficiali del club, ha voluto poi salutare la piazza, con la lettera aperta che di seguito riportiamo: "Due anni fa sono arrivato a Crotone dicendo che per me non era un trampolino, ma un punto di arrivo. L’ho sempre pensato, e l’ho ripetuto tante volte: a Crotone non si capita, Crotone si sceglie. Bisogna volerlo, questo posto, per starci davvero. Io l’ho voluto, e lo rifarei: un posto stupendo, una società seria, una storia che merita rispetto. Oggi che saluto, mi porto via la certezza di aver scelto bene. Il primo grazie va alla dirigenza. Al presidente Gianni Vrenna, per la fiducia e per un progetto in cui ho creduto fino in fondo. Al direttore generale Raffaele Vrenna, per avermi lasciato lavorare con la libertà di chi sa di essere rispettato. Un saluto del tutto particolare al mio staff. Avete condiviso con me ogni giornata e ogni notte passata a studiare e preparare le partite: siete stati la mia squadra dentro la squadra, e una parte di questo percorso è soprattutto vostra. Un pensiero speciale è per i miei ragazzi. Avete onorato questa maglia ogni giorno, vi siete sacrificati l’uno per l’altro e mi avete fatto sentire parte di una famiglia vera. Quello che abbiamo costruito insieme resta nostro: nessuno potrà togliercelo. Un grazie sincero anche ai giornalisti che hanno seguito e raccontato questi due anni: il confronto e le domande, anche quelle scomode, fanno parte del gioco e lo rendono più vero. Grazie poi a chi tiene in piedi tutto e quasi mai finisce sui giornali: l’ufficio stampa, i magazzinieri, il team manager, i collaboratori di campo, lo staff medico. La lista sarebbe troppo lunga da fare per intero, e proprio questo dice tutto: il Crotone Calcio sta in piedi grazie a tante persone che ogni giorno fanno la differenza nel silenzio. Grazie a questo ambiente, a una città bellissima che custodisce una storia antica, e a un popolo rossoblù che ho imparato a conoscere e ad amare. Un abbraccio alla sua curva, al cuore caldo di questo tifo, di cui ho fatto mie le parole: 'Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me'. Una confessione, prima di chiudere: in due anni non ho mai fatto il bagno nel vostro mare, che è tra i più belli che abbia visto. Tornerò spesso a Crotone, e una di quelle volte finalmente lo farò. Ho dato tutto quello che avevo, e quello che mi porto via in affetto vale più di qualsiasi risultato. Grazie di cuore. Crotone resta nella mia identità".
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