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Porti & ambiente — le notizie raccolte

Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 5172 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.

Articoli per area ambientale
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Nova subestação de R$ 81 milhões prepara Porto de Paranaguá para futuras expansões
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-25 es
Por Redação PortalPortuario @PortalPortuario Com o objetivo de ampliar e modernizar o sistema de distribuição de energia elétrica no cais La entrada Nova subestação de R$ 81 milhões prepara Porto de Paranaguá para futuras expansões se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redação PortalPortuario @PortalPortuario Com o objetivo de ampliar e modernizar o sistema de distribuição de energia elétrica no cais do Porto de Paranaguá, a Portos do Paraná está investindo R$ 81,3 milhões na construção de uma subestação com potência instalada de 60 megawatts (MW) e conexão em 138 quilovolts (kV). A estrutura ampliará em 12 vezes a capacidade de fornecimento de energia ao complexo portuário. Atualmente, a disponibilidade é de 5 MW. A capacidade do empreendimento equivale ao consumo de energia de aproximadamente 30 mil a 60 mil residências, considerando um consumo médio mensal entre 150 e 250 quilowatts-hora (kWh). “A nova subestação foi planejada para estruturar o Porto de Paranaguá pelos próximos 30 anos, contemplando as expansões previstas para o futuro, como os píeres em T e em F”, destaca o diretor-presidente da Portos do Paraná, Luiz Fernando Garcia. O Consórcio ETR, vencedor da licitação e que recebeu a ordem de serviço na última segunda-feira (22), terá dois anos para concluir o projeto e entregar a subestação em operação. Além de ampliar a capacidade energética disponível, o empreendimento aumentará a confiabilidade do sistema de distribuição em toda a faixa portuária. A rede elétrica será seccionada, permitindo a realização de manutenções e eventuais desligamentos localizados sem comprometer a continuidade das operações portuárias. “Esse seccionamento permitirá uma manutenção mais eficiente e maior confiabilidade ao sistema. Também teremos um monitoramento mais preciso, possibilitando acompanhar indicadores como consumo, tensão, potência e corrente elétrica”, explica o gerente de Manutenção Geral da Portos do Paraná, Normando Marcondes. A principal vantagem do projeto é a ligação direta com a subestação principal da Copel, eliminando a necessidade de fornecimento por meio de subestações intermediárias de rebaixamento. Para isso, será necessária a adequação da rede elétrica, com a instalação de novos postes ao longo de aproximadamente quatro quilômetros de vias urbanas. Para a implantação dessas estruturas, a Portos do Paraná conta com o apoio da Prefeitura de Paranaguá, que já sinalizou a autorização para utilização dos espaços públicos necessários à execução da obra. Segundo a secretária municipal de Urbanismo, Flávia Hacke, o projeto é estratégico tanto para a cidade quanto para o porto e está avançando nos trâmites necessários para sua implantação. “Com todos os esclarecimentos fornecidos durante a audiência pública aos moradores e à população impactada pela obra, já conseguimos dar andamento à expedição da certidão”, afirmou. A subestação será construída em uma área superior a 800 metros quadrados, em um espaço anteriormente ocupado pelo Armazém 10 (AZ-10), entre os Portões 4 e 5 do Porto de Paranaguá. A maior parte dos recursos — equivalente a 71% do orçamento total — será destinada à aquisição de equipamentos. Ao todo, a rede de distribuição contará com aproximadamente 7,2 quilômetros de circuitos de média tensão (13,8 kV), implantados por meio de infraestrutura subterrânea ao longo da área externa da faixa portuária.
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Le 100 migliori gelaterie artigianali d’Italia del 2026 secondo Dissapore
📰 Dissapore.com 📅 2026-06-25 it Rumore · acque · biodiversità
La classifica delle 100 gelaterie migliori d'Italia, edizione 2026. Una vera e propria guida al gelato artigianale attraverso i gusti più buoni e creativi di ogni regione, rigorosamente testate sul campo dalla nostra redazione. L'articolo Le 100 migliori gela…
La classifica delle 100 gelaterie migliori d'Italia, edizione 2026. Una vera e propria guida al gelato artigianale attraverso i gusti più buoni e creativi di ogni regione, rigorosamente testate sul campo dalla nostra redazione. Il gelato artigianale è il prodotto popolare più gastronomico che ci sia. Presuppone profonde conoscenze tecniche e veicola mutamenti nella percezione del “buono” attraverso un oggetto culturale di massa, privo di barriere socio-economiche. Esso implica il rigore del pasticcere e la consapevolezza del cuoco, impegnato nell’esprimere la propria identità attraverso ricette inedite. Quindi ricette libere dalla standardizzazione – si legga “basi standardizzate”, che inevitabilmente appiattiscono il panorama e rendono il giudizio superfluo – frutto di creatività e prospettiva sul gusto, personalizzazione delle consistenze, esaltazione della materia prima traslitterata in cono. Ricette senza compromessi, se non quello del giudizio popolare. Che però questa guida schiva, volendo valorizzare il senso gastronomico delle gelaterie migliori d’Italia a prescindere dal loro riscontro. Sono i luoghi che tracciano la direzione del gelato artigianale italiano, e poiché la direzione è tale, osserviamo e divulghiamo questa rotta attraverso una “classifica”. I criteri con cui la stiliamo sono pubblici e condivisi: per restituire a lettori e consumatori le 100 migliori gelaterie d’Italia – ovvero i luoghi che ad oggi, ciascuno a proprio modo, esemplificano al meglio l’artigianato della carapina in Italia – selezioniamo e proviamo unicamente insegne indipendenti, senza badare al numero di sedi, riferendoci al libro degli ingredienti, alle materie prime utilizzate, alla creatività e alla ricerca, al menu proposto al bancone e al profilo sensoriale del gelato, naturalmente. Tutte le gelaterie che reputiamo valide e non trovate in questo elenco si trovano nelle apposite selezioni regionali e cittadine, “spin off” della classifica. Meritano anch’esse una sosta e sono state valutate (positivamente) con gli stessi criteri. Massimo De Marco, Elena Bellusci, Stefania Pompele, Rossella Neri, Caterina Vianello, Luciano Fiordiponti, Fiammetta Parodi, Rossella Neiadin e io che vi scrivo e curo il progetto. La classifica di quest’anno è sponsorizzata da Sepal Group. 100. Ambrogino Cantina Lattica Saronno – Un moderno laboratorio che gioca sull’idea di cantina, ribaltandola nel mondo del gelato, dove la trasformazione delle frutte, del latte e dei suoi derivati si fa proposta trasversale, dai gusti più essenziali alle elaborazioni più complesse e sperimentali. Quindi dal sorbetto di cedro all’aromatico menta e sambuco, fino al burro di montagna con acciuga cantabrica e dal sale Maldon, sapido ed essenziale. 99. Il Gelato di Juri Pesaro – La fragola è lucana in primavera e trentina in estate, mentre per la crema alla menta ci si serve dall’orto di proprietà. Maestria nella gestione della frutta oleosa e sorbetti impeccabili. Come quello al lampone che si ritrova nel “Franui”, crema distintiva di questo moderno laboratorio a vista costruita su cioccolato bianco e fondente, con l’aggiunta di polvere di lampone disidratato. Praticamente una pralina ripiena. 98. Cremeria Santo Stefano Bologna – Nel piccolo locale della famiglia Cavallari i grandi classici trovano sempre un twist interessante e sulle creme non si sbaglia mai: la Libanese con mandorle e pistacchi, profumata ai fiori d’arancio, è lì a dimostrarlo. Le proposte a base acqua hanno una testura cremosa e vellutata, dai gusti storici – come il cioccolato e arancia – agli abbinamenti più contemporanei come la nespola e vaniglia o il kiwi e sedano. 97. Sbrino – Gelatificio Contadino Firenze – Aria di campagna nel centro di Firenze. Emanazione dell’azienda agricola Castrogiovanni Maria di Volterra, questa gelateria fa la differenza attraverso l’allevamento diretto di vacche, pecore e capre. Quindi sull’intensità dello yogurt, sulla ricotta e sul Fior di campo, fior di latte che muta col cambiare delle essenze nei foraggi. Meritevoli anche le proposte a base acqua, dal cioccolato modicano all’acida nespola. 96. Esquimau Pordenone – Leonardo Ceschin ha fatto della sua gelateria un presidio di ricerca applicata al freddo dolce. Pochi gusti, ben calibrati, senza concessioni all’omologazione. Ai classici, tra creme e sorbetti, si affiancano proposte più personali, sempre misurate negli abbinamenti e lontane da esercizi di stile fini a sé stessi. Il risultato è un gelato dalla tessitura setosa, con profili aromatici nitidi e una dolcezza controllata. 95. La Bottega del Gelato Porto Mantovano (MN) – Quella di Carla Silvestro e Stefano Scusello è una filosofia produttiva che mette al centro la materia prima, in un punto vendita diventato negli anni un approdo tra i più interessanti del mantovano: oltre alle proposte classiche, sono presenti a rotazione omaggi alla tradizione gonzaghese – come il magistrale gusto Elvezia – interpretati con sensibilità e giusto piglio nella caratterizzazione. 94. Timballo Udine – Il merito di aver creato una solida insegna nel panorama regionale va a Giancarlo Timballo, capace di coniugare memoria locale e slancio creativo, tra richiami agli ingredienti simbolo del territorio e una raffinata ricerca che guarda a erbe officinali, fiori e spezie. Da segnalare l’uso sapiente della ricotta locale e l’impiego dei migliori rappresentanti del microcosmo alcolico regionale. 93. Scilò Gelateria Contemporanea Chieti – A due anni dall’apertura, la gelateria di Loris Fabrizio Montanaro è già un riferimento, capace di connotare il territorio circostante in maniera trasversale, tra frutte di stagione impeccabili e il peculiare “Caffè del professore”. Imperdibile il gusto Farid, ispirato al gelato persiano, con zafferano e acqua di rose, così come la crema di beurre noisette con sale e vaniglia. 92. Lado Lab Trento – Inaugurato ad aprile 2025, il progetto clean label di Stefano De Gaspero e Yael Fierro è cresciuto in consapevolezza e menu. Tra i venti gusti, che valorizzano la materia prima con caratterizzazioni nitide, risultano imperdibili il mandarino tardivo o la più audace stracciatella all’avocado. Poi il lamponi e rabarbaro, tutto frutto e spalla acidula. Tra le proposte di passaggio anche il tequila-sale-limone. 91. Francis Brescia – Il background lontano dalle carapine non ha impedito a Francesco Della Maestra e Beatrice Bertozzi di ritagliarsi in poco tempo uno spazio di rilievo nel panorama bresciano del gelato. Il menu punta su classici intramontabili, rivisitazioni e gusti originali: qui emerge la capacità di caratterizzare anche le proposte più inconsuete, con texture da manuale e sensibilità sensoriale. 90. Gelati d’Antan Torino – Il lampone di Cuneo si sposa felicemente con la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco e il “persi pien” – con cacao, pesca e amaretto – riproduce fedelmente il dessert piemontese. Il Piemonte risulta ispirazione per Niccolò Arietti, che restituisce in realtà un gelato iper contemporaneo per caratterizzazione e texture, alternando conforto e acidità, giochi di consistenze e novità ben assestate con ammirevole costanza. 89. Gelateria Minù Osio Sotto (BG) – Dal 2022 ad oggi, la gelateria di Andrea Dell’Orco e Monia Gambirasio è diventata un faro nella provincia bergamasca. La colazione si fa gelato, nel “tè e biscotti” e in un pane, burro e marmellata che si distingue tra i tanti ormai proposti nella Penisola. E le cipolle caramellate si trasformano in variegature succose, da accompagnare ai gusti dedicati ai formaggi erborinati, assai valorizzati in carapina. 88. Voglia di San Benedetto del Tronto (AP) – Le gelaterie di Ennio Cannella descrivono la biodiversità dei monti Sibillini attraverso sapori nitidi, dal sorbetto al mirtillo di Roccafluvione a quello dedicato alla mela rosa marchigiana. Attento e personale il lavoro su frutta secca e cioccolato, declinati in diverse tostature e intensità. Imperdibile il “Caffè del Marinaio”, omaggio alla tradizione dei pescatori locali: rinforzare il caffè con il rum. 87. Otaleg! Roma – L’eclettismo di Marco Radicioni non delude mai, nei gusti in continua rotazione sotto il comando della disponibilità delle materie prime, tutti di splendida fattura: nel ricco e avvolgente ricotta, arancia e mandorle come nel godurioso tiramisù, nel setoso sorbetto al cioccolato peruviano 100% Tocache “Tesoro Amazónico” o in quel petardo aromatico che è la liquirizia. 86. Gelateria Fisotti Otranto – Dj producer e gelatiere, Francesco Fisotti propone una ventina di gusti assai caratterizzati, dal profondo cioccolato all’acqua con massa di cacao Uganda alla delicata crema allo zafferano di Valle d’Itria, passando per l’immancabile pasticciotto. Se nelle creme il fil rouge è l’eleganza, dallo splendido sorbetto di opunzie – dissetante, aspro e lunghissimo – sopraggiungono estro e suggestioni mediterranee. 85. Ribera Brescia – La proposta in carapina di Mauro Tononi premia la stagionalità e accontenta un pubblico eterogeneo: oltre ai grandi classici talvolta rivisitati – come il malaga bresciano con passito locale – spiccano a rotazione proposte più contemporanee. Brillano i cioccolati e l’utilizzo dell’alcol nelle ricette, a partire dallo zabaione, preparato con Marsala, Vermouth e pompelmo. 84. Torcé Roma – Uno dei capisaldi del gelato artigianale romano, che oggi si traduce in quattro punti vendita cittadini perennemente affollati. La pazienza è ben ripagata dalle magnifiche creazioni che Juraj Detvaj & co. mettono a disposizione dei clienti, spaziando volta per volta tra gli oltre cento (100!) gusti esposti sui menu dei locali. Certo, noi non restiamo impressionati di fronte ai grandi numeri, anzi; ma ci si stampa un sorriso in faccia se tra quei cento gusti escono fuori delle delizie come il sorbetto alle more di gelso o il sontuoso cioccolato puro Manjari del Madagascar, per non parlare del magnifico Fior di panna o del mai troppo celebrato gusto Gorgonzola e pere. 83. Zeno – Gelato e cioccolato Verona – Tahine, fermentati e frazioni alcoliche sono solo alcuni dei temi sensoriali con cui Roberto Bonato si è confrontato negli anni. Un luogo di avanguardia pura, che ha saputo ripensare il gelato anticipando tempi e tendenze. Levatura della proposta ed estro creativo si esprimono in una ventina di gusti dalla lista ingredienti brevissima, i signature ancora oggi contemporanei. 82. Fattoria Dassogno Rogeno (LC) – Un’oasi felice: mucche frisone e brunalpine al pascolo, per un latte che viene interamente trasformato in formaggi, mascarpone, yogurt e gelati. Lo yogurt al cioccolato bianco e limone è acidulo ed etereo; mentre il mascarpone viene declinato con zafferano brianzolo o rum. Da provare la crema con infuso di caffè a freddo, latticello di mozzarella, mozzarella a fermentazione naturale e salsa di pesca. 81. Sablé Bologna – Alessandro Cesari riesce nella difficile impresa della distinzione, in una città dove la cultura gelatiera certo non manca. Nel rigore minimalista di poche carapine da materie prime sceltissime, si esprime nettamente nei gusti di ispirazione nipponica – si provi il matcha e zagara, rarissimo agrume – come nel resinoso e balsamico abete bianco, ma anche nel più accomodante “Latte del Camillone”. 80. Crivella Sapri – I titoli di Enzo Crivella e la storicità del suo chiosco sul lungomare sono un vessillo. Poi c’è la creatività, applicata a un gelato sempre contemporaneo e a una novità proposta ogni giorno. La tecnica si legge nel gusto chantilly con pasta sfoglia al rosmarino, olio del Vallo di Diano e sale Maldon. O nel Rose Noir, fondente 72% a base acqua che si apre a lamponi e Barolo chinato senza mai mollare la presa sul cacao. 79. Lolla Gelato Bolsena e Viterbo – Un punto di riferimento per il gelato nella Tuscia, a suon di gusti eccezionali tratti da altrettanto eccezionali materie prime. Lorenza Bernini omaggia la nocciola locale – tostata e molita in loco – con profonda intensità e ottiene uno straordinario equilibrio con kiwi e zenzero in sorbetto. Con un po’ di fortuna potrete imbattervi nel clamoroso gusto bruscolino, ma anche il fiordilatte merita una sosta. 78. Fiore di Latte Gradisca di Isonzo (GO) – Una crescita costante quella di Roberto Comelli, in termini di numeri ma anche e soprattutto nella proposta, ampia e coerente, capace di valorizzare il territorio e muoversi oltre i confini regionali laddove merita. Notevole la sperimentazione applicata a erbe e fermentati – il bruscandoli e il miso ne sono d’esempio – mantenendo sempre equilibrio ed eleganza. 77. C’era Una Volta Benevento – Da quindici anni Adele Iuliano e Annamaria Spedicato si servono di latte sannita ed etica applicata al gelato per proporre diciotto carapine artigianalissime, in un piccolo centro “capoluogo”. La Crema Oro (vaniglia del Madagascar, limone della Costa d’Amalfi, fava di tonka) è un manuale di stratificazione e persistenza, mentre la ricotta vaccina con liquore e gocce di fondente è il tributo locale che non scade nel cliché. 76. Caprilli Gelateria Naturale Livorno – Quella dei fratelli Riccardo e Tommaso Menicucci è un’offerta sempre golosa ma mai banale, a cui tecnica impeccabile e grande esperienza nella cioccolateria bean to bar danno profondità e complessità. Non perdetevi quindi le varie declinazioni del cacao. La ricca e raffinata Crema Caprilli è sempre un must della casa, e anche le incursioni nella pasticceria – come il brownie – risultano ben riuscite. 75. Aria Torino – Una consistenza identitaria, evocativa dell’ice cream, applicata a naming naïf e accostamenti dall’impronta sabauda, ha avvicinato al buon gelato tantissimi torinesi. Così le sedi di Davide Ferrero e Roberto Speranza sono diventate tre, ottemperando al successo di ricette come caramello + popcorn e Ovetto sbattuto, con zabaione al Marsala e torta di nocciole. Da provare il Disfrutar: litchi, acqua di rose e gin. 74. Gelato Contadino, Bergamo Bergamo – La filosofia lavorativa di Vittorio Baldelli è rigorosa, e non si può dire che il prodotto non la rifletta totalmente: non più di una dozzina di gusti o di una carapina per tipo, e niente stoccaggio. Quando un gusto è finito è finito, e se la produzione finisce, si chiude, con buona pace di tutti gli altri gelatieri d’Italia. Preparatevi a mettervi in coda già all’apertura, e se volete assaggiare i pezzi forti della casa come il pistacchio o il fior di latte (dedicato a Daniel Moioli, giovane allevatore e casaro della Val Seriana), farete meglio a presentarvi con largo anticipo. Se tutto ciò non vi spaventa, il gelato che assaggerete è indiscutibilmente unico. Oltre all’intransigenza e passione sulle materie prime, tutte espresse nella maniera più schietta e integra possibile, e senza variegature di sorta – su tutte la ricotta di pecora, ma anche una memorabile mandorla della val di Noto – è la testura a rendere irripetibile l’assaggio: vengono utilizzate solo attrezzature della prima metà del 900, dando al gelato una composizione quasi priva di aria, la cui morbidezza estrema deriva dalla mantecatura appena fatta, la cui durata è ovviamente molto breve. 73. Gelateria Crispini Spoleto e Foligno – Sarà molto difficile trovare un fior di latte che possa competere con quello di Alessandro e Massimo Crispini: ottenuto dal peculiare latte fieno e soffice come ovatta, restituisce nella coppetta tutte le caratteristiche della bevanda originaria, senza eccedere in dolcezza. Texture magistrali e materie prime eccellenti fanno la differenza a partire dal pistacchio, signature dei due fratelli in attività dal ’96. 72. Idem Congelato Reggiolo (RE) – Incappare in una gelateria dalla personalità così netta e riconoscibile è un’eventualità rara. Un’offerta prudentemente divisa tra grandi classici e gusti creativi, espressione di un’autentica ispirazione internazionale. È il caso del Coconut Matcha, dove grasso e scorze di limone arrotondano gli spigoli erbacei, e del Mango Sticky Rice, che mantiene in equilibrio la vivacità esotica del tipico dessert thailandese. 71. Cremeria Aurelia Roma – Dalla verve frizzante di Nathalie Hugo sfocia una raffica di gusti che, da ormai più di venti anni, popola la vetrina di questa minuscola gelateria. Spicca il gusto Normandia: un gelato al burro salato aromatizzato alla vaniglia. Da provare, altresì, il sorbetto agrumi e zenzero, la vaniglia, e la piccola selezione di gusti “keto” allo 0% di zuccheri, che non lesinano però sulla ricchezza di sapore. 70. I Fenu Cagliari – L’evoluzione contemporanea di una solida tradizione familiare. Vernaccia di Oristano, ricotta di pecora e miele di cisto sono solo alcuni degli ingredienti utilizzati per raccontare una terra attraverso proposte in carapina dove “caratterizzare” è un imperativo. Nessuna pavidità nemmeno nelle proposte più ardite, quelle in cui si esplorano le note amaricanti del luppolo o quelle pungenti e solforate di un aglio triquetro. 69. Makì Fano (PU) – Antonio e Paola Luzi accompagnano il cliente in una scelta consapevole, fin dal menu: in ogni sezione – creme a base di uovo, al latte, senza lattosio e base acqua – convivono ricette classiche e interpretazioni. Spazio a prodotti del territorio nella setosa ricotta di pecora con miele e noci, alle speziature delicate della banana e fava tonka o all’avvolgente Ipanema, con latte di cocco rinfrescato da menta e lime. 68. La Gourmandise Roma – Un’enclave che non si piega ai gusti richiesti dal mercato e naviga fieramente per la propria rotta, con ricette uniche e ben calibrate nel corso del tempo: lo testimoniano la nocciola gentile romana, il limone e verbena o l’honey mango. Tante le ricette estemporanee, sempre che la resina di lentisco e lo zafferano al croccante di noci, per citare due gusti che da Benelli sono all’ordine del giorno, non soddisfino. 67. Morè Soverato – La tecnica e la visione contemporanea di Antonio e Fiorella Staglianò hanno proiettato nel futuro un bar ultracinquantennale, fino all’eccellenza. I grandi classici sono di impeccabile esecuzione, su tutti la nocciola e la ricotta con gocce di cioccolato, dalla golosa nota lattica ben contrastata. La mano equilibrata si conferma anche nella macadamia e vaniglia, dove la delicatezza delle noci è rispettata. 66. Gelasio Roma – I gelati di Valerio Gaveglia si distinguono per avvolgente setosità. Una cinquantina di gusti proposti – tutti dall’apporto zuccherino assai moderato, sotto il 16%, quando non è escluso – tra i quali è difficile districarsi: si può avere la fortuna di imbattersi nel sorbetto Bosco Nero (mora, ribes e mirtillo), nella crema alle fragoline di bosco come, in autunno, nella zucca mantovana con semi di zucca caramellati. 65. Gelati Radicali Ancona – Il piccolo laboratorio di Maria Teresa Di Fraia è fucina di idee, dove sostenibilità e valorizzazione della materia sono metodo. Ne è d’esempio il sorbetto di pera Williams abbinato alla crema di sakekasu – dagli scarti del saké –, in equilibrio tra dolcezza e umami. Gelati e sorbetti tecnici, talvolta austeri, invitano il palato a soffermarsi sulle singole componenti e la memoria gustativa a mettersi in discussione. 64. Buono Così – Gelateria Naturale Roma – L’insegna espone i criteri aziendali che dal 2017 Pietro Pizzi e Cinzia D’Agostini hanno fatto propri: materie prime di stagione, ingredienti naturali, nessuna scorciatoia. L’ottima mano dei due gelatieri fa il resto: creme di altissimo livello; si provi su tutte quella all’uovo o la nocciola del Piemonte IGP. Anche il comparto sorbetti regala squisitezze, come il delicato infuso ai fiori d’hibiscus, di rara finezza. 63. Nano Labo Camalò di Povegliano (TV) – Il lavoro di Elena Gorghetto e Alessandro Tomao si fa notare fin dalla materia prima, con le aziende agricole sempre in primo piano. Brillano le infusioni di erbe aromatiche, tra un latte e menta credibilissimo e un’acacia che prolunga sentori dolcemente erbacei ben dopo l’assaggio. Signature della casa il cioccolato massa di cacao dominicano e i gusti ispirati alle torte, a partire dalla sbrisolona. 62. Insisto Savona – “Fuori dal Comune” per claim, posizione e giocoso temperamento del gelatiere. Alessandro Attilio resta ancorato a piccoli produttori, elargendo alle sue ricette stagionali una persistenza aromatica che lascia il segno. Tra fiordilatte di bufala e torte trasposte in gelato, rimane centrale il chinotto di Savona, lavorato tra dolcezza, acidità e amarognolo: sintetizza la direzione della gelateria, creativa e sempre più nitida. 61. Unika Cremeria Crema – Il sogno di Giovanni Ventura e Albana Hamzaj – portare nelle lande cremasche una visione di un gelato naturale e di qualità – dopo dieci anni, non si placa nella ricerca. Ai classici della casa – come il bucolico fieno e lo zafferano con mandorle caramellate – si affiancano nuove esplorazioni. Il mascarpone con la tenerina è sostenuto dal calore del rum Hampden e lo zucca e amaretti omaggia bene la terra di cui Unika è riferimento. 60. I Vizi degli Angeli Matera – Erbe spontanee, cachi dell’Irsinia e opunzie si fanno proposta riconoscibile e identitaria. Si passa da sorbetti goderecci a creme che dimostrano tecnica e sensibilità; quella al latte di pascolo, infuso con mirto, timo e malva murgiana, è spiazzante per pulizia e profondità aromatica. Se vi capita l’infuso puro di radice di liquirizia, provatelo: un piccolo viaggio, stratificato, alla scoperta dell’amaro. 59. Angelo Napoli Baronissi (SA) – Venti gusti in carapina tutto l’anno, anche quando altre insegne abbassano le serrande. Nespola di Paestum, fragola di Capaccio e melone cantalupo compongono una sequenza a base acqua dove la Piana del Sele si racconta con naturalezza, mentre le creme dall’inflessione campana aggirano il cliché con stile. A partire dal fior di latte di bufala con composta di albicocca pellecchiella e filetti di mandorle siciliane. 58. Rocco Naviglio Foggia – Un approccio sostenibile e innovativo si riflette nella scelta di ingredienti che richiamano tradizioni locali: la Merenda del Pastore è un fiordilatte cremoso con bufala affumicata e taralli, mentre la crema di grano cotto, arricchita con melograno, noci e fondente, risulta golosa e divertente. Spiccano i sorbetti: su tutti quello alle fragole lucane, agli agrumi del Gargano o ai peperoni con Nero di Troia. 57. Il Fenicottero Anguillara Sabazia (RM) – Il pubblico poco avvezzo al gelato artigianale apprezzerà il sorbetto alla pompìa, con cui Andrea Sorgini rende omaggio alle proprie origini, mentre l’iniziato vorrà provare gusti estemporanei come l’olio EVO della Tuscia affumicato alla salvia, dall’equilibrio disarmante. E le due fazioni saranno concordi di fronte al tris di nocciole (Sicilia, Tuscia e Langhe) su cui si nebulizza acqua di mare della Sardegna. 56. Bar Dolce e Salato Gerace (RC) – Gelati golosi e centrati, con un impiego di zuccheri morigerato rispetto agli standard regionali: è il regno di Daniele Rinaldis. Un menu essenziale ma ben pensato: gusti che raccontano il territorio sia attraverso i prodotti – come lo sferzante bergamotto – sia attraverso le ricette, come la torta Chianciano o il “Riga”, creazione originale con ricotta di pecora, Greco passito, biscotto stomatico e caramello. 55. Cremeria Cecconi Arezzo – Quella di Stefano Cecconi è una proposta trasversale e d’impatto, tra sapori rotondi e spunti di approfondimento. Interprete del territorio e virtuoso della frutta secca, il gelatiere traslittera mandorle, nocciole e pistacchi in gusti davvero emozionanti. Imprescindibile l’assaggio del gusto Umami, definito “massima espressione del fior di latte”: una dichiarazione che ci sentiamo di sottoscrivere. 54. 100% Naturale Sestri Levante e Chiavari (GE) – La cifra di Daniela e Luca Pannozzo è la nitidezza che non cede alla potenza esasperata, anche nelle composizioni più articolate. Serio il lavoro sul territorio: accanto a chinotti e basilico compaiono materie prime meno scontate, dal fior d’arancio amaro al latte di vacca Cabannina, base di gusti identitari come lo zabaione con Sciacchetrà delle Cinque Terre o La Ligure, con nocciola Misto Chiavari e miele locale. 53. Il Giubileo Riccia (CB) – Carapine di confine, tra Molise e Campania. Dominano creme setose a base di latte biologico di pascoli molisani, arricchite da frutta del territorio caudino, erbe spontanee o riduzioni del locale vino Tintilia. La tradizione si raggira con l’infuso di specialty coffee per il tiramisù o con i diversi gradienti di tostatura dedicati alla nocciola piemontese, mentre il pistacchio di Bronte si alterna a quello di Spinazzola. 52. Bar Ettore Locri (RC) – I gelati di Antonio Ruggia conquistano con testure vellutate e un libro ingredienti dal minimalismo monastico. La leggiadria con cui dosa gli zuccheri mette in evidenza non solo le straordinarie materie prime selezionate con passione, come i frutti oleosi tostati in casa, ma anche una rara maturità di palato. Nasce così la “Cheesecake San Gottardo”, tra l’acidità e le note lattiche di robiola e mascarpone. 51. Micama Avezzano (AQ) – Dopo dieci anni da gelatiere in Finlandia, Valerio Venti ha aperto – nel 2023 – nella Marsica. Lì venti carapine si muovono, direbbero quelli bravi, “tra tradizione e innovazione”. Troverete ossigeno, diciamo noi, alla ricerca di grande artigianato in coppetta. Si provino il tè matcha e la “pizza dolce”, simbolo abruzzese fattosi gelato contemporaneo nella caratterizzazione e nella gestione degli zuccheri. 50. Pikko Verona – Luca Tentori e Anna Laura Bussi stanno scrivendo capitoli inediti nel panorama scaligero del gelato di qualità. Texture perfette e caratterizzazioni millimetriche, anche in gusti come “ananas e liquirizia”, dove la radice potrebbe prevaricare, o nel “Terra Madre”, dove si distingue ogni elemento di una ricetta composita, tra Mandorla Val di Noto, vaniglia del Madagascar, sale e variegatura di marmellata di mandarino. 49. Gelizioso Sarno (SA) – L’impostazione artigianale che Giuseppe Cascella impresse alla sua gelateria, nel 2013, suona ancora oggi radicale nell’agro-nocerino sarnese e oltre. Il caffè bianco con caramello al limone e crumble salato al burro nasce da chicchi di arabica infusi a caldo e poi filtrati, mentre la banana con foglia di fico e lime poggia sull’estrazione in acqua. La rotazione di gusti non concede margini alla destagionalizzazione. 48. Nughenè Bogliasco (GE) – La cifra di Diogo Andrade è una creatività vulcanica ma non gratuita: pochi ingredienti naturali, materie prime perlopiù locali, tenore zuccherino basso e caratterizzazioni spesso folgoranti. Sorbetti aromatici, creme audaci, spezie, piccantezze e accostamenti laterali, come nel lavoro su sesamo nero, black lime e peperoncino chipotle, o in combinazioni che intrecciano curry thai, sommacco, aneto, pesto o stracchino. 47. Mavé Roma – Mattia Vernile ha alzato la sua prima saracinesca nel 2024 e la sua formazione è già ben assestata in creme impressionanti e virtuosismi applicati al caffè; di grande impatto l’Inyambo, a base Rwanda lavato, oppure lo speziato Istanbul, una rivisitazione della bevanda golden milk. Bizzarro quanto azzeccato il Wild Wild West, con arachide, paprika dolce e gocce di cioccolato a base acqua. 46. MaCam Novara – Setosi e perfettamente caratterizzati. In un laboratorio che è presidio culturale territoriale, per la materia prima e l’arte – la saletta adiacente il bancone è adibita a mostra temporanea – brillano gusti coloratissimi, nella loro tangibile genuinità. Imperdibili il basilico e pinoli quanto la carota, tra i gusti a base latte; la mandorla con la menta e il kiwi, frutto piemontesissimo, tra i sorbetti. 45. Stefano Ferrara Formaessenza Roma – Maestro di insigni insegne e formatore di talenti, si esprime oggi al meglio nel quartiere Portuense. La sua visione non si evince tanto nella proposta in sé, all’apparenza classica, quanto nella sua interpretazione: gusti intensi tracciano nuove rotte con una linea al 9% di zuccheri. Tra sorbetti a partire dal 70% di frutta e l’imprescindibile “Stragianduia”, si fa ricordare l’eclettico mascarpone e prugna fermentata. 44. Pachamama Chiavari (GE) – In lingua quechua, Pachamama significa “Madre Terra”: un richiamo alla natura che rispecchia a pieno il lavoro della gelatiera Elena Barone. Tra latte di vacca Cabannina e filiere etiche e trasparenti, i gusti classici restano ben presidiati, ma la firma più interessante risiede nei gusti “cucinati” e nelle infusioni di fiori, piante officinali e spezie. Come il “Me.Ma.Me.Ze”, che intreccia mela, malva, melissa e zenzero. 43. Ciocolat Toscolano Maderno (BS) – Il territorio gardesano riluccica attraverso il gelato di Andrea Florioli e Carmela Grotta, le cui radici campane si miscelano con sensibilità a una solida formazione, perfezionata anche nei contesti del fine dining. Così i limoni del Garda diventano ingrediente nitido di sorbetti e creme, ma anche capperi, sale di Trapani e frutta secca risultano leitmotiv ricorrenti. Identità sensoriale, ricerca e profondità. 42. Dolce Isernia – Rigore e orgoglio territoriale nel gelato di Vincenza Giancola. Latte e panna dell’Alto Molise vengono lavorati – pochissimo – per interpretazioni eleganti e personali, arricchite da infusioni di rosa damascena, ibisco disidratato e frutti di rovo. Della mela annurca non si butta nulla, per un sorbetto assai aromatico, mentre la crema di mandorla con amarena sciroppata in casa e cioccolato brilla per consistenze. 41. StéFrisk Bari – Attingendo ingredienti dal mercato di Santa Scolastica, questa nuova gelateria è una ventata d’aria fresca – nomen omen – nel panorama barese. Luogo di giocosa serietà gastronomica, dove si valorizza ogni sfaccettatura della frutta secca e si può godere dell’elegante sorbetto al barattiere – cetriolo locale – con sale e lime come del “Fior di Puglia”, setosa crema di burratina di Andria, olio, tarallo e mora selvatica. 40. Mara dei Boschi Torino – L’espansione al mondo del cioccolato e del caffè non ha scalfito l’identità di un laboratorio del gelato altamente distintivo. Se il Marotto, gianduia senza latte, e il Mara dei Boschi, sorbetto alla fragola rifiorente Mara des Bois, restano signature inossidabili, le caratterizzazioni alle erbe aromatiche delle ricette e gli idrolati di piante officinali con cui vengono abbinate connotano un’offerta sempre al passo. 39. Di Matteo Torchiara (SA) – Il fico bianco del Cilento è sottoposto alle migliori interpretazioni, tra cioccolato, mandorle e mandarino cilentano. Gelati persistenti, a partire dalla progressione speziata di cioccolato, pepe e cannella, che si dimostrano ancora – dopo 25 anni di gestione di Raffaele Del Verme – tra i più contemporanei del Mezzogiorno. Complice la ricotta di bufala con foglia di fico e miele di spiaggia di San Rossore. 38. Latteria del Ringo Martina Franca – Le sorelle D’Arcangelo si stanno imponendo sul panorama nazionale con una lista ingredienti corta quanto la distanza tra la provenienza delle materie prime e il loro laboratorio. Frutta, latte, mandorle e pistacchio di Spinazzola – quello pugliese -, che, sommati all’estro, sono alla base di ricette profonde come ribes e pepe rosa. O di una crema alla vaniglia resa ancor più setosa dall’olio locale. 37. Nivera Scicli (RG) – In una nuova sede, più ampia, Nivera continua a traslitterare una proposta di ampio respiro gastronomico in un menu squisitamente siculo-centrico, tra frutte tropicali coltivate sul territorio, stracciatella modicana e fiordilatte ibleo. Imperdibili i purissimi sorbetti, il sesamo di Ispica e la ricotta con fichi caramellati. Il miglior “pane, burro e marmellata” che potrete mangiare in Sicilia. 36. Zelato Roma – Fulcro del gelato di Alberto Zezza è la sostenibilità dell’energia utilizzata in laboratorio, così come la selezione di materie prime prodotte da cooperative solidali. Le ricette che ne derivano hanno pochi rivali: su tutte la crema “Galline Felici” alla vaniglia del Madagascar dalla straordinaria nitidezza aromatica e il Latte d’Oro – curcuma, cannella e miele -, dal colore illuminante e dal gusto identitario. 35. Bun da Mat Santo Stefano Belbo (CN) – Il menu contemporaneo di più ampio respiro che si possa trovare in una gelateria di Langa. Così il burro del Pozzo dell’adiacente Bossolasco si fa perfetto neo-classico e sorbetti generosissimi nelle percentuali di materia prima restituiscono al palato la texture della frutta stessa. Il gusto senape, con i grani che costellano la crema all’uovo, è pura eleganza agrodolce. 34. Picchio Bracciano (RM) – Tozzetto braccianese, sorbetto alla melagrana, olio EVO e rosmarino, stracchino di pecora con miele di erica, per citare quattro gusti da provare sotto il castello Odescalchi. Impossibile trovare difetti strutturali alle ricette di Gianluca Patrizi, che ben riassumono il territorio e rappresentano il gelato artigianale in senso olistico: eticamente sostenuto e realizzato da artigiani che lo sono altrettanto. 33. Mokambo Gelateria Ruvo di Puglia (BA) – Fascino d’altri tempi, approccio rigoroso al gelato e valorizzazione di un territorio fortemente agricolo, in 40 metri quadri. Qui il latte appena munto dei pascoli dell’Alta Murgia, uova freschissime e pochi altri ingredienti danno forma a creme eleganti e bilanciate. Come la Nonna Lena, variegata con fichi secchi, mandorla di Ruvo e cioccolato da fave crude tostate e macinate in laboratorio. 32. Supernatural Bologna – Il bagaglio conoscitivo, lo spirito cosmopolita e i muscoli tecnici di Roberto Geraci al servizio di gelati vellutati, serviti a temperatura ineccepibile e capaci di mantenere la struttura ideale fino a fine coppetta, pur nella ricerca dell’azzardo. L’elegante dulce de leche è giocato sulla persistenza tostata, mentre la golosità lattica del mascarpone, sferzato dal lampone, ostenta qualità della materia prima. 31. Vero Milano, Bologna e Verona – L’artigianalità di una gelateria può non essere scalfita dal numero delle sue sedi. Infatti esiste Vero. Imperdibili i sorbetti così come la crema “EVA”, combinazione di ricotta, scorza d’arancia, cioccolato di Modica e granella di pistacchio: un percorso tra sentori selvatici, freschezza e sapidità. Del “Riso e Zafferano” si percepisce la cottura al dente del Carnaroli e la sapiente gestione della spezia. 30. Gelatina Genova – Il rifugio di Martina Francesconi è un luogo in cui scegliere cosa mangiare diventa gesto culturale, sociale e politico. Agrumi ornamentali, giuggiole e frutti “liberi” vengono raccolti prima che vadano dispersi e trasformati in gusti capaci di vedere la città in una prospettiva diversa. Accanto ai classici, dal fondente cru São Tomé al fior di basilico, trovano spazio creazioni pensate e mai decorative come Atena, con zafferano ligure, fiori d’arancia e agrumi. 29. Siké Milazzo e Lipari (ME) – Il laboratorio più sperimentale della Sicilia è quello di Rosario Leone d’Angelo ed Elisa Chillemi, che hanno il merito di aver trasposto con lungimirante serietà il bean to bar in carapina. I loro cioccolati, plurali e caratterizzatissimi, meritano la deviazione. Cui seguirà l’assaggio di ogni sorbetto stagionale, assoluto – ricette in cui viene utilizzata ogni parte della frutta – gusto speziato o floreale suggerisca l’estro dei gelatieri. Imprescindibili i gelsi neri e il Melone Cantalupo. 28. Artico Milano – Maurizio Poloni ha trasformato il gelato di qualità in una vera missione. Nel suo laboratorio in continua evoluzione oggi convivono grandi classici e nuove sperimentazioni: da gusti iconici come Pistacchio Dolce, Nocciola IGP delle Langhe, Gianduia, Espresso e Zuppa Inglese a una linea più contemporanea che spazia dalla Massa di Cacao 100% allo Speculoos speziato, fino a creazioni più audaci come Pistacchio Olio Sale & Pepe e Sogno d’Arancia. 27. Gelateria G&CO Tricase (LE) – In uno dei borghi più a sud della Puglia, le sorelle Ricchiuto conducono un progetto che unisce rigore tecnico e attenzione quasi maniacale alla filiera. Accanto alle creme più classiche trovano spazio frutti, fiori ed erbe spontanee del parco salentino – camomilla, carruba, opuntia, finocchietto selvatico – lavorati in preparazioni setose, nitide, di carattere. Dalla carruba alle note aromatiche e mediterranee di finocchio e liquirizia, il racconto è coerente e personale. 26. Rosamundi Roma – Contenere gli zuccheri, proponendo un menu vario e goloso, è la sfida riuscita di Giorgia Ricci e Marco Puxeddu, tra gusti fissi – come il “Pop Art”, arachide, caramello salato e pop corn caramellati – e ricette variabili per estro e stagionalità. Si gioca sulla multisensorialità, nebulizzando direttamente sul gelato o irrorando infusi al servizio: è il caso della Mandorla di Sicilia Infusata, sorbetto di mandorle tostate e affumicate al momento, cui vengono aggiunti i fiori d’arancio. 25. Gelateria De’ Coltelli Pisa – Bisognerà studiare l’impatto che Gianfrancesco Cutelli ha avuto sul gelato. E da studiare sarà anche il modo con cui, dopo venti anni abbondanti, l’offerta della sua gelateria è più attuale che mai, tutta ben caratterizzata per gusto e strutture. Il setoso castagnaccio e la cassata ne sono tangibile dimostrazione. Sorprende sempre il lavoro sulle acidità: brilla l’equilibrio tra arancia e liquirizia nel Coda di Tigre, mentre rinfresca sferzante l’olivello spinoso e menta, squisitamente territoriale. 24. The Rag Atripalda (AV) – Gian Paolo Capaldo ha inciso Atripalda sulla mappa del gelato campano, con un lavoro che incarna spirito volitivo e un pensiero avulso dalle tabelle dei soliti bilanciamenti. Con una linea di ricerca rigorosa propone la “Nocciola Ossidata” – che ricorda il miso – e una mandorla cruda strepitosa per persistenza. Poi cremosi gusti alcolici (Campari e lamponi, more e Vermouth), frutta vellutata e brillante, e una forte componente botanica dalla quale spicca la combo camomilla, limone e rosmarino. 23. Chiara Spalluto Casalabate (LE) – Il bagaglio culturale di Chiara Spalluto è rivolto all’educazione del palato, in dialogo con la tradizione, ed è ben riposto. La stracciatella viene bilanciata dalla pulizia dell’infusione di cascara, mentre la polpa di carruba diventa crema setosa, speziata con anice e arancia. Il gelato gastronomico è un percorso a sé, in questa gelateria ben avviata verso l’avanguardia del settore, e l’augurio è di imbattersi nel delicato sorbetto di datterino giallo, o in una ricotta di pecora con zest di limone. 22. Savà Santeramo in Colle (BA) – Da dieci anni Alex Paciolla sceglie materie prime di prossimità attingendo dal suo territorio di confine, tra Puglia e Basilicata. Il fiordilatte sa di erbe spontanee della Murgia, e se la crema all’olio (con pane di Altamura, mandorle, nero di seppia e perle di limone) può risultare ardita per alcuni palati, i più potranno apprezzare l’arachide con sale Guérande IGP, capace di far rivalutare un gusto di gelato ormai ordinario nell’ottica dello straordinario equilibrio tra dolce e salato. 21. Manorossa Alba – L’approccio brassicolo al gelato era un valore aggiunto inedito, fino a due anni fa, e si traduce nella traslitterazione dello stile blanche in carapina – i connotati della ricetta belga a caratterizzare il gelato – mentre l’esperienza sulla materia prima alcolica è alla base di grandi sorbetti di vino o al gin. La gelateria del birraio Marco Marengo è per palati adulti, e a prescindere dal (bassissimo) tasso alcolemico di alcune proposte: banana ed eucalipto, liquirizia e pino mugo e un aceto sempre “in carta” distinguono un’offerta in cui nocciola e fior di latte appaiono gentili concessioni. 20. Paolo Brunelli Senigallia – Pioniere del gelato artigianale come lo intendiamo oggi, Paolo Brunelli si esprime nel quartier generale di Marzocca e nel laboratorio di Senigallia. Accanto a lievitati e creme spalmabili, trovano spazio i grandi classici della casa, a partire dalla Crema Brunelli, espressione più compiuta del suo stile. I gusti senza latte diventano terreno di ricerca, con combinazioni capaci di leggerezza e profondità aromatiche; è il caso dell’ottima pera, impreziosita dall’infuso di mandarino e limone. 19. Santo Musumeci Randazzo – Il gelato di Giovanna Musumeci definisce una corrente che sorge e sfocia ai piedi dell’Etna, dove intense infusioni per sorbetti e virtuosismi di consistenze animano il suo laboratorio: il barocco contemporaneo. Lo sfarzo di zest e granelle incastonate non cede il passo all’opulenza, e se ricette come l’Oro Verde di Sicilia – pistacchio, mandarino e croccante – sono ormai letteratura, si provi il concentratissimo gianduia. Santo Musumeci è eccesso domato. 18. Soban Valenza e Alessandria – Popolarizzatore del gelato artigianale, Andrea Soban tiene il punto sull’espressione di una materia prima esemplare, con un menu che spazia dalla rivisitazione della focaccia tipica alessandrina all’interpretazione artigianale del Dubai Chocolate, senza soluzione di continuità temporale. Il caffè Guatemala presidiato da Slow Food resta una chicca sensoriale, tra polvere e tostature, mentre i pistacchi – il sorbetto con sale sloveno e la selezione su base latte – spiccano per persistenza. 17. Ottimo Torino – Il gelato di Giulio Rocci è gastronomico, anche quando alla lavagna non c’è il gusto asparagi, mandorle e zest d’arancia, per esemplificare una delle memorabili ricette che potreste trovare in Corso Stati Uniti. Non è una questione di sapidità, ma di prospettiva. La stessa per cui il pistacchio salato segna il passo sui tanti altri assaggiati, facendo desiderare la mortadella, e il lampone e rabarbaro identifica il perfetto equilibrio tra acido e amaro. 16. Criollo Roma – È oggi necessario prendere atto del talento di Simona Papagno: la maestria con cui riesce a realizzare i gusti di gelato che le fluttuano in mente è qualcosa di strepitoso. Non sapendo mai cosa potrà comparire sulla lavagnetta di Criollo, il consiglio è quello di puntare su un appagante sorbetto di massa. Se sarete fortunati potrete imbattervi nello spiazzante quanto incantevole gelato alla senape, nel fava tonka e cognac o in una coppetta di amatriciana. 15. Gelateria della Passera Firenze – La mano di Cinzia Otri è sempre più netta e riconoscibile, e le piccole folle in attesa, nell’omonima piazzetta, non hanno intaccato l’integrità della sua filosofia. Nel suo laboratorio oggi possiamo godere di un’arachide vellutata tanto concentrata da sfiorare la sapidità, nonché della complessa delicatezza di mela, pera e melone d’inverno, con il piacevole contrasto tra le fibre della frutta e la struttura eterea del sorbetto. Specialità della casa, le creme. 14. Officine del Gusto Pignola (PZ) – La Basilicata, in un gelato rigoroso e identitario. Lo stile di Luigi Buonansegna è essenziale, riconoscibile e nondimeno confortevole. Imperdibili la fragola Candonga e l’Oro Lucano, che omaggia in un solo gusto – basato sul cioccolato bianco – il pistacchio salato di Stigliano, l’albicocca di Rotondella e lo zafferano di Balvano. Poi l’infuso di ginseng, con note legnose e amare, rese intriganti dal calore della fava di cacao. 13. Gnomo Milano – Un menu costruito sulla filiera corta e sulla materia prima azzeccata, in perfetto equilibrio tra comfort della tradizione e ricerca: si spazia dal delicato fiordilatte di cascina a una più ricca crema di banana con arancia e pepe giamaicano. C’è tecnica e bilanciamento nel caramello salato variegato con mele cotte nel Calvados, burroso e profondo. In una scena milanese muscolare e vetrinistica, Gnomo continua a distinguersi con eleganza. 12. Greed Frascati – La caleidoscopica creatività di Dario Rossi si manifesta in una nuova sede, ai Castelli Romani. Lì la proposta di gelati – una ventina di carapine generosa in edizioni limitate e creazioni estemporanee – è straordinaria per texture e ricchezza di sapore. Da rimandare alla memoria il “Padano Rosso”, dove il Grana Padano, i pomodori secchi e i capperi trovano un bilanciamento perfetto; il fave e pecorino o il Langa Blu, dove l’erborinato stagionato è variegato con riduzione di Barolo. 11. L’Albero dei Gelati Seregno, Monza e Cogliate – Gelati di autentica ispirazione agricola diffondono incrollabili valori etici condivisi con i fornitori. Se gli omaggi alla pasticceria locale sono imperdibili, la firma della casa è la linea “Fior Frutta”, in cui infusi di erbe e fiori creano abbinamenti creativi e gastronomici come mandarino e issopo, o fragola e achillea. Quando trovate sperimentazioni salate ardite, fidatevi: potreste imbattervi in un capolavoro come il Casera DOP con distillato di Capovilla. 10. Al Polo Parma – L’approccio gourmet di Alex Erioldi al gelato, ereditato perlopiù dalla formazione da cuoco, sta creando un’offerta sempre più riconoscibile e personale, in cui temi e ispirazioni sono mutuati dalla creazione di dessert da ristorante contemporaneo. L’intensità sfacciata delle caratterizzazioni ne è il primo sintomo, nel Royal a base di ricotta di capra, tartufo nero e melata, o il tè matcha Rindo estratto alla perfezione, con tutta la sferzata di note vegetali che lo connotano. Tema gastronomico anche nel beurre noisette, rigorosamente d’Isigny, che presta la sua nota dolciastra e caramellata a una punta di sale grigio e alla vaniglia Tahiti. Firme della casa i sorbetti a base di acqua di mare, come l’evocativo “Onde d’Agrumi”, e i gusti alcolici, tra miscelazione e pasticceria: il lime, St. Germain, verbena e germoglio di abete ne è una delle interpretazioni più riuscite. 9. Pallini Seregno e Verano Brianza – Si può sempre contare sulle gelaterie dei fratelli Alberto e Alessandro Pallini, forti come sono di alcune certezze: materie prime scelte con passione evidente e raccontate con trasparenza, valorizzate fino a prevedere un aumento di 50 centesimi a pallina per alcuni gusti (che valgono sempre la pena), e l’appassionato lavoro su nocciole, pistacchi e semi oleosi, macinati “in casa” grazie al recupero di un antico mulino. Il pistacchio tostato e salato, il Bronte DOP lavorato a crudo e la nocciola Piemonte IGP sono infatti tra le migliori interpretazioni che potrete assaggiare. Da non perdere i gusti del giorno, sempre particolarmente ispirati: potreste trovare un fior di zenzero esplosivo, freschissimo e piccante, o il sontuoso fondente al 70% con acqua di mare e salsa al pistacchio, summa di golosità ed eleganza dalla persistenza infinita. 8. Cremeria Capolinea Reggio Emilia – C’è un equilibrio, all’apparenza impossibile, tra una proposta sfacciatamente gourmet e la popolare godibilità. E in quell’equilibrio c’è la profonda influenza che Simone De Feo ha avuto sulla scena italiana. Tutte le carapine di Cremeria Capolinea trasudano della colta golosità del suo gelatiere, che non si sazia mai della ricerca del buono. Scegliere un gelato, in una delle due sedi di Reggio Emilia, significa esporsi a un’infinità di tematiche golose: una selezione di spirits degna di un ristorante di fine dining, materie prime emozionanti – e senza le quali alcuni gusti non esistono, come la mitica ricotta del pastore Roberto – e pure specialty coffee, passione espressa anche attraverso la giunonica viennoiserie. Il tutto filtrato attraverso un palato erudito e ben connesso al pensiero, come dimostra, per esempio, “Mille e una Notte”, elegantissima crema dalla sognante persistenza, tra agrume e zafferano. 7. Quattrini Falconara Marittima e Sirolo – Se oggi a Falconara Marittima ci si mette in fila per una crema di yogurt con pimento e lamponi, il merito è di Erika Quattrini, firma sempre più riconoscibile tra gli artigiani che stanno riscrivendo il lessico del gelato contemporaneo. Non che la Cesira, magistrale interpretazione della nocciola, non meriti la sosta, ma è l’estrosa valorizzazione del territorio, applicata a una gelateria con cinquant’anni di storia, a rendere d’esempio il dialogo intergenerazionale portato avanti da Gelateria Quattrini. Il Rosso del Conero è impiegato per caramellare i fichi, che variegano un freschissimo gelato alla noce di Sorrento, mentre il miele locale elargisce equilibrio alle note asprigne dell’elegante crema alla rosa canina. Poi c’è l’uso del vegetale autoctono: gli asparagi e il mentrasto – menta selvatica della campagna marchigiana – regalano spunti balsamici e leggermente amari a una sontuosa crema all’uovo, mentre dagli scarti di frutta e verdura si ricavano idrolati che, nebulizzati su coni e coppette, aumentano la sensazione olfattiva. 6. Prossima Fermata Milano – Nella gelateria di Curzio Baraggi ogni dettaglio è curato con precisione, a partire da una lavagna squisitamente didascalica, e la ricerca della migliore materia prima non è mero esercizio di stile, bensì un credo da cui non ci si discosta mai. Per i sorbetti e le creme al limone si sceglie il Primofiore in primavera e il Verdello in autunno e i pistacchi provengono dalla Basilicata, selezionati direttamente dal produttore, mentre latte, panna e mascarpone sono rigorosamente freschi di montagna. Questo impegno nella selezione si traduce in creme e sorbetti nitidi e puliti, impeccabili nelle texture e nelle caratterizzazioni, capaci di evocare una fresca spremuta di arancia rossa in un sorbetto, o una golosa merenda nella crema di latte e biscotto di Prosto. 5. Liparoti Trapani ed Erice – Se la materia prima è un argomento dirimente nel considerare un buon gelato artigianale tale, si consideri anche come essa viene trattata. Non si spiegherebbero altrimenti i sorbetti di Maurizio Liparoti, sintesi perfetta di frutta quale che sia il prodotto che la natura ha da offrire, tra mango di Balestrate (PA) e fragole dell’antica varietà Camarosa. Con un approccio ultra-contemporaneo al gelato e la mano sicura dell’artigiano navigato, lo zucchero cede il passo al gusto e tutto viene realizzato in casa, dall’amaretto protagonista alla variegatura di mandarino che lo accompagna. Le masse di cacao connotano, in base all’origine di ciascuna, ricette perfette, come il cioccolato, lampone e peperoncino, mentre la mandorla si fa offerta a sé, linea parallela, a partire dalla varietà Ericina con uvetta sotto passito e cioccolato morbido, austera e brillante. 4. Michel Peschici – Una mente instancabile, in continuo fermento. Nel piccolo laboratorio di Peschici, cuore del Parco Nazionale del Gargano, Michel Draicchio prosegue un lavoro di personale ricerca e sperimentazione nel mondo del gelato, traendo ispirazione dalla straordinaria vegetazione del luogo e trasponendola in carapina in chiave tecnica. Racconta di macchia mediterranea il sorbetto a base di limone IGP, cui si aggiungono mirto e lentisco estratti a freddo – tramite infusione criogenica, per preservare le componenti più volatili e vegetali – e olio in emulsione, per amplificare persistenza e struttura, e meringa salina in chiusura: un sorprendente equilibrio tra sapidità, resine e ritorni salini. Gioca sul campionato degli spettri amari la crema di latte infuso con ghiande tostate: rimandi lunghissimi di cacao amaro, pane tostato e sottobosco. Un gelato contemporaneo che si muove su un equilibrio sottile, capace di coniugare ricerca e identità. 3. Papalele Torino – Se alcuni gusti gastronomici dribblano il bancone di chi li produce, restando appannaggio di ristoratori e patinati eventi, da Papalele potrà capitarvi, nella giusta stagione, di provare il gelato al Tartufo Bianco. Uno straordinario omaggio al gelato, più che al Tuber Magnatum Pico di per sé. Con due locali sotto la Mole – più d’avanguardia la sede di Porta Palazzo e più confortevole nell’offerta quella di San Salvario – Emanuele Monero rende le creme vegetali credibilissime nella loro godibilità, a partire dallo “Scoiattolo”, con latte d’avena, nocciola e croccante al gianduia, e realizza uno zabaione a base acqua memorabile. La costante sperimentazione lo ha condotto, con il 2026, a perseguire l’effimera stagionalità delle erbe spontanee, proponendo ad esempio i germogli di abete bianco con limone fermentato. Dominano l’istinto e le persistenze, in un menu che spazia dalle acidità più taglienti alle calde rotondità. 2. Magritte Piacenza e Fidenza – Gianluca Cavi è un gelatiere goloso e irrequieto. Il suo approccio è quello di un gourmand colto, che non può fare a meno di cercare ispirazioni al di fuori della stretta cerchia dell’arte fredda, e il suo palato è il principale strumento attraverso cui media il microcosmo di collaborazioni che gira intorno a Magritte. Nasce così, in simbiosi con chef e produttori, Telabianca, collezione che ha dato vita a gusti come “Colazione Libanese”, con mascarpone, caffè e acqua di rose con zucchero di dattero e noci sabbiate. Il tema del momento è “Frutta, Frutta Secca“, un percorso tra grassi e freschezze che dona nuovi contesti a ingredienti classici, ottenendo ricette concettuali e profonde come arachidi, polpa di cacao e miso. Cavi è anche uno dei maggiori interpreti dell’uovo: la crema classica di Magritte, così come le varie declinazioni, è una vera lectio magistralis sull’argomento, condensata in una coppetta. 1. Ciacco Milano e Parma – Nel gelato il freddo è insieme vincolo e opportunità: attenua la percezione immediata dei sapori, li rende leggibili al ritmo dello scioglimento. È su questa soglia che Stefano Guizzetti, in arte Ciacco, ha costruito un proprio linguaggio. Bergamasco, classe 1982 e formazione scientifica, Guizzetti sintetizza rigore tecnico e curiosità gastronomica, trasformando bilanciamenti e texture in strumenti per indagare la percezione del gusto. Il gelato diventa così uno spazio di ricerca capace di veicolare sapori ancora poco consueti nelle carapine nazionali. Tra memoria e sperimentazione convivono accostamenti evocativi come il signature Notte di fiori – con limone, camomilla e capperi canditi – e costruzioni sensoriali, come la crema di aceto invecchiato sei anni, mela, sommacco e combawa. Tecnica e sensibilità convergono in una visione sempre più lucida e contemporanea del gelato e in un menu lontano da ogni altro riferimento.
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Il saluto di Longo: "A Crotone non si capita, Crotone si sceglie. Ho dato tutto quello che avevo"
📰 Tuttomercatoweb.com 📅 2026-06-25 it
Di poco fa, il comunicato che ha sancito l'ufficiale separazione tra il Crotone e il tecnico Emilio Longo, che, attraverso i canali ufficiali del club, ha voluto poi salutare la piazza, con la lettera aperta che di seguito riportiamo: "Due anni fa sono arriva…
Il saluto di Longo: "A Crotone non si capita, Crotone si sceglie. Ho dato tutto quello che avevo" Di poco fa, il comunicato che ha sancito l'ufficiale separazione tra il Crotone e il tecnico Emilio Longo, che, attraverso i canali ufficiali del club, ha voluto poi salutare la piazza, con la lettera aperta che di seguito riportiamo: "Due anni fa sono arrivato a Crotone dicendo che per me non era un trampolino, ma un punto di arrivo. L’ho sempre pensato, e l’ho ripetuto tante volte: a Crotone non si capita, Crotone si sceglie. Bisogna volerlo, questo posto, per starci davvero. Io l’ho voluto, e lo rifarei: un posto stupendo, una società seria, una storia che merita rispetto. Oggi che saluto, mi porto via la certezza di aver scelto bene. Il primo grazie va alla dirigenza. Al presidente Gianni Vrenna, per la fiducia e per un progetto in cui ho creduto fino in fondo. Al direttore generale Raffaele Vrenna, per avermi lasciato lavorare con la libertà di chi sa di essere rispettato. Un saluto del tutto particolare al mio staff. Avete condiviso con me ogni giornata e ogni notte passata a studiare e preparare le partite: siete stati la mia squadra dentro la squadra, e una parte di questo percorso è soprattutto vostra. Un pensiero speciale è per i miei ragazzi. Avete onorato questa maglia ogni giorno, vi siete sacrificati l’uno per l’altro e mi avete fatto sentire parte di una famiglia vera. Quello che abbiamo costruito insieme resta nostro: nessuno potrà togliercelo. Un grazie sincero anche ai giornalisti che hanno seguito e raccontato questi due anni: il confronto e le domande, anche quelle scomode, fanno parte del gioco e lo rendono più vero. Grazie poi a chi tiene in piedi tutto e quasi mai finisce sui giornali: l’ufficio stampa, i magazzinieri, il team manager, i collaboratori di campo, lo staff medico. La lista sarebbe troppo lunga da fare per intero, e proprio questo dice tutto: il Crotone Calcio sta in piedi grazie a tante persone che ogni giorno fanno la differenza nel silenzio. Grazie a questo ambiente, a una città bellissima che custodisce una storia antica, e a un popolo rossoblù che ho imparato a conoscere e ad amare. Un abbraccio alla sua curva, al cuore caldo di questo tifo, di cui ho fatto mie le parole: 'Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me'. Una confessione, prima di chiudere: in due anni non ho mai fatto il bagno nel vostro mare, che è tra i più belli che abbia visto. Tornerò spesso a Crotone, e una di quelle volte finalmente lo farò. Ho dato tutto quello che avevo, e quello che mi porto via in affetto vale più di qualsiasi risultato. Grazie di cuore. Crotone resta nella mia identità".
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First AI-powered walking island rig enters ADNOC Drilling’s fleet months ahead of schedule
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en
Abu Dhabi-headquartered ADNOC Drilling, one of the Middle East’s drilling and integrated drilling services (IDS) providers, has taken delivery of its first automated walking island rig running on artificial intelligence (AI) technologies, accelerating autonomous offshore operations in the United Arab Emirates (UAE). The post First AI-powered walking island rig enters ADNOC Drilling’s fleet months ahead of schedule appeared first on Offshore Energy .
Abu Dhabi-headquartered ADNOC Drilling, one of the Middle East’s drilling and integrated drilling services (IDS) providers, has taken delivery of its first automated walking island rig running on artificial intelligence (AI) technologies, accelerating autonomous offshore operations in the United Arab Emirates (UAE). ADNOC Drilling has confirmed the delivery and acceptance ofAD-300, the UAE player’s first AI-enabled, fully automated walking island rig, nearly three months ahead of schedule, enabling earlier revenue generation and accelerating the rollout of the six-rignext-generationprogram. The 50-meter-tall AD-300, said to be the height of a 15-storey building and weighing around 2,000 tons, combines advanced automation, digital systems, and hybrid power capability, with the option to connect to the grid, enabling more efficient and lower-emission operations. This content is available after accepting the cookies. AI-enhanced newbuild rig trio enlarging UAE giant’s drilling fleet thanks to $733 million oil field gig Abdulla Ateya Al Messabi, ADNOC Drilling’s CEO, commented:“The delivery of AD-300 marks a step-change in how we execute large-scale, technology-enabled energy development. By integrating automation, artificial intelligence and robotics at scale, we are enhancing safety, improving efficiency and delivering more consistent, predictable performance. “As the first of six rigs under this program, AD-300 demonstrates our ability to deliver complex, high-value assets ahead of schedule, accelerating revenue generation while supporting ADNOC’s production capacity expansion and reinforcing the UAE’s leadership in advanced energy solutions.” The rig’s automated walking capability allows it to move seamlessly between well locations without dismantling, while automation systems, such as automated pipe handling and AI-enabled monitoring, help minimize personnel exposure in complex operating environments. This content is available after accepting the cookies. $1.63 billion gig lands on ADNOC Drilling’s docket AD-300 is the first of sixnext-generationisland rigs under a $1.54 billion contract awarded by ADNOC Offshore in 2024-2025 for deployment offshore on one of ADNOC’s unique artificial islands. This is perceived to represent a fundamental shift in offshore well delivery, enabling faster and more consistent execution. The early start of operations, together with the phased deployment of the remainingrigs, supports revenue visibility and underpins the UAE driller’s continued growth in the second half of 2026 and into 2027. Integrated data systems are deemed to provide real-time operational insights for performance optimization and predictive maintenance. Tayba Abdulrahim Al Hashmi, ADNOC Offshore’s CEO, underlined:“At a time when the world needs reliable energy at scale, the UAE stands ready to supply global customers. AD-300 and our next-generation island rigs are accelerating our growth, expanding ADNOC’s production capacity and delivering long-term value for our stakeholders and the nation.” With AD-301 currently being deployed and the remaining rigs scheduled for delivery through 2027, ADNOC Drilling believes that this is creating one of the most advanced island rig fleets globally and reinforcing its role as a key enabler of ADNOC’s upstream growth ambitions. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Crotone, non verrà rinnovato il rapporto con il tecnico Emilio Longo
📰 Tuttomercatoweb.com 📅 2026-06-25 it
Il Football Club Crotone comunica che il rapporto professionale con l’allenatore Emilio Longo non verrà rinnovato.
Ufficiale Crotone, non verrà rinnovato il rapporto con il tecnico Emilio Longo Il Football Club Crotone comunica che il rapporto professionale con l’allenatore Emilio Longo non verrà rinnovato. Una decisione maturata in maniera condivisa, nel segno del rispetto reciproco e del forte legame umano e professionale costruito nel corso di questi due anni. A spiegare le ragioni della scelta è il presidente Gianni Vrenna: «Non è consueto un annuncio del genere, ma sentivamo la necessità di spiegare il motivo per cui, pur essendo coscienti di trovarci davanti un grande professionista con cui si è instaurato un rapporto così saldo e intenso, abbiamo razionalmente deciso insieme che, in questo difficile momento storico della società, questa sarebbe stata la scelta giusta per entrambi. Emilio Longo è stato scelto per come faceva giocare le sue squadre e per i buoni risultati, ma sin dalla prima volta che l’ho incontrato ho subito notato come l’uomo fosse ancor più unico dell’allenatore. Una persona di valori rari, che ha saputo entrare in punta di piedi in azienda, in un momento molto delicato, e in famiglia. Penso che tutto il mondo rossoblù debba un ringraziamento a Emilio, per come si è fatto carico di tutta una serie di problematiche imprevedibili che si sono verificate nell’ultimo periodo e per come è comunque riuscito a raggiungere risultati sportivi in linea con gli obiettivi, in condizioni inimmaginabili all’inizio del percorso. Il nostro rapporto va certamente al di là della sfera calcistica e mi piace pensare che in futuro possiamo ritrovarci». A salutare il Crotone è anche lo stesso Emilio Longo, che ha voluto affidare a una lettera il proprio pensiero al termine del percorso in rossoblù: «Due anni fa sono arrivato a Crotone dicendo che per me non era un trampolino, ma un punto di arrivo. L’ho sempre pensato, e l’ho ripetuto tante volte: a Crotone non si capita, Crotone si sceglie. Bisogna volerlo, questo posto, per starci davvero. Io l’ho voluto, e lo rifarei: un posto stupendo, una società seria, una storia che merita rispetto. Oggi che saluto, mi porto via la certezza di aver scelto bene. Il primo grazie va alla dirigenza. Al presidente Gianni Vrenna, per la fiducia e per un progetto in cui ho creduto fino in fondo. Al direttore generale Raffaele Vrenna, per avermi lasciato lavorare con la libertà di chi sa di essere rispettato. Un saluto del tutto particolare al mio staff. Avete condiviso con me ogni giornata e ogni notte passata a studiare e preparare le partite: siete stati la mia squadra dentro la squadra, e una parte di questo percorso è soprattutto vostra. Un pensiero speciale è per i miei ragazzi. Avete onorato questa maglia ogni giorno, vi siete sacrificati l’uno per l’altro e mi avete fatto sentire parte di una famiglia vera. Quello che abbiamo costruito insieme resta nostro: nessuno potrà togliercelo. Un grazie sincero anche ai giornalisti che hanno seguito e raccontato questi due anni: il confronto e le domande, anche quelle scomode, fanno parte del gioco e lo rendono più vero. Grazie poi a chi tiene in piedi tutto e quasi mai finisce sui giornali: l’ufficio stampa, i magazzinieri, il team manager, i collaboratori di campo, lo staff medico. La lista sarebbe troppo lunga da fare per intero, e proprio questo dice tutto: il Crotone Calcio sta in piedi grazie a tante persone che ogni giorno fanno la differenza nel silenzio. Grazie a questo ambiente, a una città bellissima che custodisce una storia antica, e a un popolo rossoblù che ho imparato a conoscere e ad amare. Un abbraccio alla sua curva, al cuore caldo di questo tifo, di cui ho fatto mie le parole: “Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me”. Una confessione, prima di chiudere: in due anni non ho mai fatto il bagno nel vostro mare, che è tra i più belli che abbia visto. Tornerò spesso a Crotone, e una di quelle volte finalmente lo farò. Ho dato tutto quello che avevo, e quello che mi porto via in affetto vale più di qualsiasi risultato. Grazie di cuore. Crotone resta nella mia identità». La Società ringrazia Emilio Longo per la professionalità, la dedizione e il senso di appartenenza dimostrati durante il suo percorso in rossoblù, augurandogli le migliori fortune umane e professionali per il prosieguo della carriera.
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Equinor eyes final call on Norway’s largest undeveloped oil discovery by 2027-end
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en Clima · decarbonizzazione
Norway’s state-owned energy giant Equinor has submitted a proposed program for the environmental impact assessment (EIA) of a possible field development in the Barents Sea for public consultation. The post Equinor eyes final call on Norway’s largest undeveloped oil discovery by 2027-end appeared first on Offshore Energy .
Norway’s state-owned energy giant Equinor has submitted a proposed program for the environmental impact assessment (EIA) of a potential field development in the Barents Sea for public consultation. Equinor and its partners’ proposal for an environmental impact assessment program has been submitted for a 16-week public consultation as part of the continued maturation of theWisting field developmentproject, which is still at an early stage; thus, further progress will depend on additional improvements to achieve a profitable and viable project. Wisting is described as the largest oil discovery on the Norwegian Continental Shelf (NCS) yet to be developed, with estimated recoverable volumes of just under 500 million barrels of oil equivalent. The partnership has selected a floating production, storage, and offloading (FPSO) vessel for the project. The project will also assess the potential for carbon capture and storage (CCS) to curb CO2 emissions from production, given the size of the power facility and the fact that the installation is being developed as a newbuild. Further maturation work and sub-studies are now underway, according to the Norwegian giant. Equinor elaborates that any continuation of a CCS solution will depend on the necessary technological and regulatory conditions being in place within acceptable cost and time frames, both for the power turbine and for a possible CCS facility. This content is available after accepting the cookies. Subsea7 and OneSubsea hired to work on Wisting and Bay du Nord oil projects While the partnership plans to decide on the final concept selection and possible continuation towards the end of 2026, the solutions need to meet requirements for safe and efficient operations in the Barents Sea, with a final investment decision (FID) planned for the end of 2027. Trond Bokn, Equinor’s Senior Vice President for Project Development, commented:“We have made significant improvements to Wisting since the postponement in 2022, but considerable work remains before we can determine whether there is a basis for a final investment decision. “Power from shore has been thoroughly assessed but was ruled out due to technical complexity and high costs. We are now continuing our work on power generation based on an energy-efficient gas turbine solution.” Wisting has the potential to generate substantial revenues for Norwegian society if developed, creating significant ripple effects in the country’s supplier industry, both during the development phase and throughout operations. This content is available after accepting the cookies. Equinor unveils key document for Barents Sea project with development plan due by year-end The largest and most lasting ripple effects from the project are anticipated to come from around 30 years of operations, as nearly all activity related to operations will take place in Norway and contribute to value creation and jobs in industry nationally and regionally for decades to come. While the drilling and wells, together with the subsea development, account for around half of the total investment in the Wisting development, the majority of the activity will generate value creation in the Norwegian industry, with local suppliers given an exclusive opportunity to demonstrate competitiveness in the engineering, procurement, and construction of the modules for the production vessel. In addition, procurement activity is set to create significant opportunities for many equipment suppliers in Norway, but the hull itself cannot be built at Norwegian yards due to size and the necessary infrastructure. This content is available after accepting the cookies. Equinor-Aker BP pact accelerating development of oil & gas discoveries The licensees in Wisting are Equinor (42,5%), Aker BP (27,5%), Petoro (20%), and Inpex Idemitsu Norge (10%), after the first two playerscomplete their previously disclosed transactions, pending government approval. Located around 310 kilometers north of Hammerfest in a water depth between 390 and 418 meters, Wisting in PL 537 was discovered in 2013 in the Hoop area of the Barents Sea. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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I numeri delle assicurazioni marittime migliorano ma il Golfo Persico aumenta premi e incertezze
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 it Salute · ambiente
Secondo il Safety and Shipping Review di Allianz bloccate dentro lo Stretto di Hormuz ci sono 1.150 navi per un controvalore stimato in 125 miliardi di dollari L'articolo I numeri delle assicurazioni marittime migliorano ma il Golfo Persico aumenta premi e incertezze proviene da Shipping Italy .
Nella sua ultima Safety and Shipping Review, la compagnia assicurativa Allianz Commercial segnala quanto le recenti interruzioni nelle principali vie navigabili internazionali, in primis lo Stretto di Hormuz, contribuisca a una più ampia escalation dei rischi che interessano le rotte marittime globali. Nonostante ciò, però, i numeri degli ultimi anni foniscono anche un quadro meno preoccupante per il mercato navale. Il conflitto militare e politico in atto in Medio Oriente contribuisce a una maggiore incertezza nel settore assicurativo, con gli assicuratori che reagiscono attraverso un aumento dei prezzi delle coperture, un esame più attento dei rischi legati al trasporto e una maggiore attenzione alle strategie di sottoscrizione. Allianz Commercial descrive la direzione intrapresa dal mercato come un passaggio verso un contesto operativo per il trasporto marittimo globale maggiormente sensibile alla sicurezza, dove la protezione dei beni e la continuità dei flussi commerciali stanno diventando importanti quanto l’efficienza dei costi. Secondo il report le interruzioni causate dal conflitto in Medio Oriente hanno avuto un impatto diretto sull’esposizione assicurativa in campo marittimo, in particolare per le coperture dello scafo e del carico. Circa 1.150 navi mercantili di stazza superiore a 100 tonnellate lorde, per un controvalore complessivo stimato in circa 125 miliardi di dollari (navi e merci) e una capacità di stiva pari a circa 29 milioni di tonnellate, sono ferme nel Golfo Persico in attesa della ripresa delle normali operazioni a seguito dei recenti progressi diplomatici fra i contendenti. Il gruppo assicurativo sottolinea che fino a 20 mila marittimi sono stati colpiti da questa situazione. Sebbene le coperture assicurative siano rimaste disponibili per tutto il periodo del conflitto, Allianz Commercial rileva come i premi siano aumentati, riflettendo un maggiore rischio percepito. Sia per gli armatori che per le compagnie assicurative la preoccupazione principale si è concentrata meno sulla disponibilità di copertura assicurativa e più sulla sicurezza delle navi e degli equipaggi che transitano in acque potenzialmente insicure. Secondo Allianz, anche se la tregua in atto dovesse favorire la riapertura delle rotte principali da e per il Golfo Persico, sarebbe probabilmente necessario un coordinamento internazionale costante per ripristinare la fiducia e sostenere un ritorno ai livelli di traffico pre-guerra (fino a 140 navi al giorno). Al netto di questa instabilità geopolitica, Allianz Commercial segnala come il quadro assicurativo generale sia influenzato dai miglioramenti a lungo termine in materia di sicurezza marittima. Nell’ultimo decennio, infatti, la compagnia ha registrato oltre 900 sinistri totali a livello globale per navi di stazza lorda superiore a 100 tonnellate. Tra il 2016 e il 2020, sono state registrate 555 perdite totali, con una media di 111 all’anno, rispetto alle 350 perdite registrate tra il 2021 e il 2025, ovvero una media di 70 all’anno. Questo decremento viene attribuito, in parte, al miglioramento degli standard di sicurezza e della gestione del rischio operativo nel settore marittimo, pur rilevando che continuano a verificarsi perdite significative. Il rapporto segnala anche un calo complessivo dei sinistri marittimi, diminuiti di circa il 16% nel 2025 rispetto all’anno precedente, passando da 3.353 a 2.818. Nonostante questo miglioramento, Allianz Commercial sottolinea che l’esposizione ai sinistri rimane significativa, soprattutto in alcune regioni. Il Mediterraneo orientale e il Mar Nero hanno registrato il maggior numero di incidenti, pari a 622, seguiti a ruota dalle Isole Britanniche con 619, che rappresentano anche la più alta concentrazione di sinistri nell’ultimo decennio. I guasti ai macchinari rimangono la principale causa di sinistro, rappresentando oltre la metà di tutti gli incidenti, ovvero 1.505, mentre le collisioni e gli incendi su grandi navi continuano a generare un numero significativo di richieste di risarcimento assicurativo. Allianz Commercial osserva che gli incendi che coinvolgono navi portacontainer e navi per il trasporto di automobili rimangono una preoccupazione costante, con oltre 200 sinistri registrati solo nel 2025, molti dei quali hanno contribuito a molteplici perdite totali costruttive. La compagnia richiama inoltre l’attenzione sulle dimensioni sempre maggiori delle navi moderne, che stanno influenzando la frequenza e la complessità delle richieste di risarcimento per avaria comune. Allianz spiega che tali richieste si verificano quando armatori e titolari del carico condividono i costi straordinari sostenuti per preservare un viaggio in difficoltà, e stanno diventando sempre più complesse e costose a causa del maggiore valore del carico e delle maggiori dimensioni delle spedizioni. In alcuni casi i contributi possono raggiungere fino al 50% del valore del carico, il che significa che singoli incidenti che coinvolgono merci di alto valore, come i veicoli elettrici, possono comportare richieste di risarcimento superiori a 100 milioni di dollari. Secondo Thomas Lillelund, amministratore delegato di Allianz Commercial, “l’analisi mostra che il settore del trasporto marittimo ha compiuto progressi significativi in ​​termini di sicurezza negli ultimi anni. Tuttavia ha anche subìto una trasformazione fondamentale, passando da decenni di relativa stabilità, caratterizzata da flussi commerciali costanti e condizioni operative ampiamente prevedibili, a un contesto sempre più complesso e volatile. Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz sono solo gli ultimi di una serie di gravi interruzioni che hanno colpito armatori e operatori del trasporto merci. Resilienza, geopolitica ed efficienza devono essere bilanciate in un mondo sempre più imprevedibile, dove il costo dell’incertezza sta rimodellando il settore marittimo”. Secondo Rahul Khanna, responsabile globale della consulenza sui rischi marittimi presso Allianz Commercial, “gli eventi in Medio Oriente hanno avuto un impatto maggiore di quanto molti si aspettassero. La chiusura dello Stretto di Hormuz crea un pericoloso precedente e solleva interrogativi sul futuro a lungo termine di questo e di altri punti strategici cruciali. Ciò che sta diventando chiaro è che dobbiamo pagare un prezzo per l’incertezza, passando da catene di approvvigionamento ‘just-in-time’ a catene di approvvigionamento ‘just-in-case’, e dando priorità alla resilienza del trasporto rispetto all’efficienza dei costi”. Per Justus Heinrich, Global product leader marine hull di Allianz Commercial, “i mercati assicurativi reagiscono rapidamente alle crisi, ma la vera sfida per le aziende è comprendere come i rischi siano interconnessi. Ecco perché la resilienza e la gestione del rischio stanno diventando importanti quanto la copertura assicurativa”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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I numeri delle assicurazioni marittimi migliorano ma il Golfo Persico aumenta premi e incertezze
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 it Salute · ambiente
Secondo il Safety and Shipping Review di Allianz bloccate dentro lo Stretto di Hormuz ci sono 1.150 navi per un controvalore stimato in 125 miliardi di dollari L'articolo I numeri delle assicurazioni marittimi migliorano ma il Golfo Persico aumenta premi e incertezze proviene da Shipping Italy .
Nella sua ultima Safety and Shipping Review, la compagnia assicurativa Allianz Commercial segnala quanto le recenti interruzioni nelle principali vie navigabili internazionali, in primis lo Stretto di Hormuz, contribuisca a una più ampia escalation dei rischi che interessano le rotte marittime globali. Nonostante ciò, però, i numeri degli ultimi anni foniscono anche un quadro meno preoccupante per il mercato navale. Il conflitto militare e politico in atto in Medio Oriente contribuisce a una maggiore incertezza nel settore assicurativo, con gli assicuratori che reagiscono attraverso un aumento dei prezzi delle coperture, un esame più attento dei rischi legati al trasporto e una maggiore attenzione alle strategie di sottoscrizione. Allianz Commercial descrive la direzione intrapresa dal mercato come un passaggio verso un contesto operativo per il trasporto marittimo globale maggiormente sensibile alla sicurezza, dove la protezione dei beni e la continuità dei flussi commerciali stanno diventando importanti quanto l’efficienza dei costi. Secondo il report le interruzioni causate dal conflitto in Medio Oriente hanno avuto un impatto diretto sull’esposizione assicurativa in campo marittimo, in particolare per le coperture dello scafo e del carico. Circa 1.150 navi mercantili di stazza superiore a 100 tonnellate lorde, per un controvalore complessivo stimato in circa 125 miliardi di dollari (navi e merci) e una capacità di stiva pari a circa 29 milioni di tonnellate, sono ferme nel Golfo Persico in attesa della ripresa delle normali operazioni a seguito dei recenti progressi diplomatici fra i contendenti. Il gruppo assicurativo sottolinea che fino a 20 mila marittimi sono stati colpiti da questa situazione. Sebbene le coperture assicurative siano rimaste disponibili per tutto il periodo del conflitto, Allianz Commercial rileva come i premi siano aumentati, riflettendo un maggiore rischio percepito. Sia per gli armatori che per le compagnie assicurative la preoccupazione principale si è concentrata meno sulla disponibilità di copertura assicurativa e più sulla sicurezza delle navi e degli equipaggi che transitano in acque potenzialmente insicure. Secondo Allianz, anche se la tregua in atto dovesse favorire la riapertura delle rotte principali da e per il Golfo Persico, sarebbe probabilmente necessario un coordinamento internazionale costante per ripristinare la fiducia e sostenere un ritorno ai livelli di traffico pre-guerra (fino a 140 navi al giorno). Al netto di questa instabilità geopolitica, Allianz Commercial segnala come il quadro assicurativo generale sia influenzato dai miglioramenti a lungo termine in materia di sicurezza marittima. Nell’ultimo decennio, infatti, la compagnia ha registrato oltre 900 sinistri totali a livello globale per navi di stazza lorda superiore a 100 tonnellate. Tra il 2016 e il 2020, sono state registrate 555 perdite totali, con una media di 111 all’anno, rispetto alle 350 perdite registrate tra il 2021 e il 2025, ovvero una media di 70 all’anno. Questo decremento viene attribuito, in parte, al miglioramento degli standard di sicurezza e della gestione del rischio operativo nel settore marittimo, pur rilevando che continuano a verificarsi perdite significative. Il rapporto segnala anche un calo complessivo dei sinistri marittimi, diminuiti di circa il 16% nel 2025 rispetto all’anno precedente, passando da 3.353 a 2.818. Nonostante questo miglioramento, Allianz Commercial sottolinea che l’esposizione ai sinistri rimane significativa, soprattutto in alcune regioni. Il Mediterraneo orientale e il Mar Nero hanno registrato il maggior numero di incidenti, pari a 622, seguiti a ruota dalle Isole Britanniche con 619, che rappresentano anche la più alta concentrazione di sinistri nell’ultimo decennio. I guasti ai macchinari rimangono la principale causa di sinistro, rappresentando oltre la metà di tutti gli incidenti, ovvero 1.505, mentre le collisioni e gli incendi su grandi navi continuano a generare un numero significativo di richieste di risarcimento assicurativo. Allianz Commercial osserva che gli incendi che coinvolgono navi portacontainer e navi per il trasporto di automobili rimangono una preoccupazione costante, con oltre 200 sinistri registrati solo nel 2025, molti dei quali hanno contribuito a molteplici perdite totali costruttive. La compagnia richiama inoltre l’attenzione sulle dimensioni sempre maggiori delle navi moderne, che stanno influenzando la frequenza e la complessità delle richieste di risarcimento per avaria comune. Allianz spiega che tali richieste si verificano quando armatori e titolari del carico condividono i costi straordinari sostenuti per preservare un viaggio in difficoltà, e stanno diventando sempre più complesse e costose a causa del maggiore valore del carico e delle maggiori dimensioni delle spedizioni. In alcuni casi i contributi possono raggiungere fino al 50% del valore del carico, il che significa che singoli incidenti che coinvolgono merci di alto valore, come i veicoli elettrici, possono comportare richieste di risarcimento superiori a 100 milioni di dollari. Secondo Thomas Lillelund, amministratore delegato di Allianz Commercial, “l’analisi mostra che il settore del trasporto marittimo ha compiuto progressi significativi in ​​termini di sicurezza negli ultimi anni. Tuttavia ha anche subìto una trasformazione fondamentale, passando da decenni di relativa stabilità, caratterizzata da flussi commerciali costanti e condizioni operative ampiamente prevedibili, a un contesto sempre più complesso e volatile. Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz sono solo gli ultimi di una serie di gravi interruzioni che hanno colpito armatori e operatori del trasporto merci. Resilienza, geopolitica ed efficienza devono essere bilanciate in un mondo sempre più imprevedibile, dove il costo dell’incertezza sta rimodellando il settore marittimo”. Secondo Rahul Khanna, responsabile globale della consulenza sui rischi marittimi presso Allianz Commercial, “gli eventi in Medio Oriente hanno avuto un impatto maggiore di quanto molti si aspettassero. La chiusura dello Stretto di Hormuz crea un pericoloso precedente e solleva interrogativi sul futuro a lungo termine di questo e di altri punti strategici cruciali. Ciò che sta diventando chiaro è che dobbiamo pagare un prezzo per l’incertezza, passando da catene di approvvigionamento ‘just-in-time’ a catene di approvvigionamento ‘just-in-case’, e dando priorità alla resilienza del trasporto rispetto all’efficienza dei costi”. Per Justus Heinrich, Global product leader marine hull di Allianz Commercial, “i mercati assicurativi reagiscono rapidamente alle crisi, ma la vera sfida per le aziende è comprendere come i rischi siano interconnessi. Ecco perché la resilienza e la gestione del rischio stanno diventando importanti quanto la copertura assicurativa”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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After Saipem and TechnipFMC, Baker Hughes hired for Angolan ultra-deepwater development
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en Clima · decarbonizzazione
Following contracts awarded to Saipem and TechnipFMC, Azule Energy, a joint venture between Italy’s […] The post After Saipem and TechnipFMC, Baker Hughes hired for Angolan ultra-deepwater development appeared first on Offshore Energy .
Following contracts awarded to Saipem and TechnipFMC, Azule Energy, a joint venture between Italy’s Eni and the UK’s BP, has selected Baker Hughes to deliver subsea production systems for its ultra-deepwater development in Angola. The Greater PAJ project is described as Angola’s first integrated cross-block development, with first oil expected in less than three years, in the first half of 2029. The development brings together five offshore fields across two blocks, Palas, Astraea and Juno in Block 31 and Urano and Dione in Block 31/21. Eni reported on June 22 that the FID had been reached for the oil development located in Blocks 31 and 31/21 offshore Angola, operated by Azule Energy, the company equally owned by Eni and BP, and participated in by Sonangol E&P and Equinor. Baker Hughes will supply its deepwater horizontal tree systems to optimize production in the ultra-deepwater, greenfield development, as well as subsea control modules and intervention workover control systems, along with associated connection, distribution and topside equipment. The company shall also provide integrated tooling and services to support installation, commissioning and ongoing production performance from its facilities in Angola. Delivery of subsea trees is anticipated to start in 2027. According to Baker Hughes, the deepwater horizontal tree systems are engineered for ultra-deepwater environments with an operating threshold of up to 10,000 psi and depths of 10,000 feet. “Ultra-deepwater developments demand unmatched reliability and performance to ensure that production is safe, efficient and sustained over the life of the field,”said Baker Hughes Executive Vice President of Oilfield Services & EquipmentAmerino Gatti.“By combining Baker Hughes’ industry-leading offshore production technology with expertise honed through decades of experience of operating Angola’s deepwater fields, we can help Azule optimize production and deliver energy more effectively across Sub-Saharan Africa.” The concept of the Greater PAJ project consists of 17 wells connected to a new floating production, storage and offloading (FPSO) vessel with a nameplate capacity of 95,000 barrels of oil per day and a gas export capacity of 70 million standard cubic feet of gas per day, which will be delivered to Angola LNG (ALNG) plant via a new gas export line that will be tied-in to the existing Block 31 gas export network. Saipemsecured a $1 billion contractfor the project entailing the engineering, fabrication, transportation and installation of approximately 180 kilometers of rigid pipelines and subsea facilities, as well as the transportation and installation of 38 kilometers of flexible flowlines and jumpers and 54 kilometers of umbilicals. In a separate announcement, TechnipFMC reported that it had won a contract to design and manufacture flexible flowlines and risers to connect wells in water depths approaching 2,000 meters to a new floating production unit (FPU). Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Perenco pens gas deal for Southeast Asian offshore project
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en
Perenco Vietnam, part of Anglo-French oil and gas player Perenco, has inked a gas sales and purchase agreement (GSPA) for a project off the coast of Vietnam, Southeast Asia. The post Perenco pens gas deal for Southeast Asian offshore project appeared first on Offshore Energy .
Perenco Vietnam, part of Anglo-French oil and gas player Perenco, has inked a gas sales and purchase agreement (GSPA) for a project off the coast of Vietnam, Southeast Asia. Perenco has signed the GSPA for theSu Tu Trang Phase 2Bproject on Block 15-1 offshore Vietnam, which will supply more than 600 billion cubic feet (bcf) of gas over its life, supporting growing energy demand in Southeast Vietnam and contributing to the country’s energy security. Designed to deliver up to 150 million standard cubic feet per day (scfd) of gas, the project encompasses brownfield modifications, the installation of a new central gas facility (CGF) platform, and the drilling of up to 15 gas wells. While the first gas is expected in June 2026, the full rate plateau is planned for June 2028. The GSPA is said to mark a major milestone in the continued development of Block 15-1, following the renewal of the production sharing contract (PSC) in 2025, which extended the strategic partnership with Petrovietnam and PVEP for a further 25 years. Block 15-1 is described as the second-largest oil and gas block in Vietnam. Perenco also holds a participation in the Nam Con Son pipeline. The gas deal in Southeast Asia comes shortly after the firmrestarted productionfrom theDavy gas fieldin the Southern North Sea, more than five years after the output was shut in. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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BP, ONGC upping the production ante in ‘most prolific’ oil & gas region offshore India
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en
UK-headquartered energy giant BP has joined forces with India’s government-owned energy giant Oil and Natural Gas Corporation (ONGC) to bolster hydrocarbon output in the Western Offshore Basin (Arabian Sea), seen as India’s “most prolific” offshore hydrocarbon region. The post BP, ONGC upping the production ante in ‘most prolific’ oil & gas region offshore India appeared first on Offshore Energy .
UK-headquartered energy giant BP has joined forces with India’s government-owned energy giant Oil and Natural Gas Corporation (ONGC) to bolster hydrocarbon output in the Western Offshore Basin (Arabian Sea), seen as India’s“most prolific”offshore hydrocarbon region. ONGC and BP have signed a technical services contract to enhance production from the Asian player’s fields in the Western Offshore Basin, said to be a critical pillar of India’s energy security. This deal, which builds on the progress the two companies achieved atMumbai High, will bring advanced technologies, global expertise, and focused interventions to improve recovery, enhance efficiency, moderate natural decline, and sustain production from mature fields. Under the agreement, BP has been appointed as the technical services provider (TSP-1) for ONGC’s Western Offshore Basin fields, with India’s government-owned firm retaining complete ownership and operational control of the assets. The contract was inked in the presence ofShri Hardeep Singh Puri, Minister of Petroleum and Natural Gas, andDr. Neeraj Mittal, Secretary, Government of India, Ministry of Petroleum and Natural Gas. As India’s national oil company (NOC), ONGC plays a pivotal role in strengthening the country’s energy security, accounting for approximately 64% of the domestic crude oil and natural gas production. Comprising 43 blocks, the Western Offshore Basin is the Asian operator’s most prolific hydrocarbon-producing basin, contributing significantly to the nation’s energy requirements for over four decades. This content is available after accepting the cookies. BP tackling production decline at ‘largest and most prolific’ oil field offshore India Shri Kartikeya Dube, BP India Chairman and BP Senior Vice President, emphasized:“We look forward to bringing BP’s global expertise to support enhanced production from the Western Offshore Basin and strengthen India’s energy security.” BP will work closely with ONGC’s multidisciplinary teams to identify and implement focused interventions across reservoirs, wells, and production facilities, as the collaboration will seek to moderate natural production decline, improve hydrocarbon recovery and operational efficiency, and support sustained production growth. The UK-headquartered giant will receive a fixed fee for the first two years, followed by a service fee linked to a percentage share of revenue generated from net incremental hydrocarbon production. Shri Arun Kumar Singh, ONGC’s Chairman and CEO, commented:“Building on the encouraging outcomes at Mumbai High, this expanded collaboration will support improved recovery, greater efficiency and sustained production growth.” Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Hitachi Energy wins €770M contract for first Europe-Africa interconnector
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 📍 Trapani en
Hitachi Energy has secured a contract worth approximately €770 million for the construction of […] The post Hitachi Energy wins €770M contract for first Europe-Africa interconnector appeared first on Offshore Energy .
Hitachi Energy has secured a contract worth approximately €770 million for the construction of converter stations for the submarine power interconnection between Italy and Tunisia. The Elmed project will be the first direct current connection between Europe and Africa and will run from the Partanna electrical substation in Sicily and the Mlaabi substation on the Tunisian Cap Bon peninsula, for a total length of 220 kilometers, of which 200 is undersea cable. The bi-directional link will have a capacity of 600 MW and a maximum depth of approximately 800 meters, along the Strait of Sicily. Hitachi Energy will construct two converter stations, one in Italy in Partanna, in the province of Trapani, and the other in Mlaabi, in the Menel Temime area, in Tunisia, as well as deliver system studies, design and engineering, supply, installation supervision, and commissioning. Other companies in the consortium, including D’Agostino Costruzioni Generali for the Partanna station and Orascom Construction SAE for the Mlaabi station, will mainly carry out civil works as well as electromechanical installations and auxiliary systems. Italy’s transmission system operator (TSO) Terna and Tunisian counterpart STEGselected Prysmianfor the construction of the submarine power interconnection in September 2025, with the cable laying vessel (CLV)Monna Lisato carry out the installation. Of the total €1,420 million investment for the electricity link, €307 million has been allocated by the European Commission through the Connecting Europe Facility (CEF) grant program managed by CINEA. This marks the first time the European Union has financed a project involving a non-member country. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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44 jack-up rigs relocated in race against monsoon season
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en
ABL, part of Oslo-listed global consultancy Aqualis, has landed a hand to India’s government-owned energy giant Oil and Natural Gas Corporation Limited (ONGC) in the preparation for the monsoon season by helping reposition the offshore rig fleet deployed in the Asian country’s waters. The post 44 jack-up rigs relocated in race against monsoon season appeared first on Offshore Energy .
ABL, part of Oslo-listed global consultancy Aqualis, has landed a hand to India’s government-owned energy giant Oil and Natural Gas Corporation Limited (ONGC) in the preparation for the monsoon season by helping reposition the offshore rig fleet deployed in the Asian country’s waters. ABL has supported India’s ONGC in completing 44 jack-up rig moves ahead of the monsoon season, executed between March 15 and May 31, 2026, with a combined total distance exceeding 5,500 nautical miles. The firm emphasizes that all rigs were relocated to their designated locations ahead of the onset of seasonal adverse weather conditions. CaptainStephen Craig, ABL’s Group Director for Rig Operations, commented:“This period has set new benchmarks in terms of the number of rig moves executed, total distance covered, and overall operational delivery across both the India and Middle East regions. “This success reflects the dedication of our offshore teams, including our tow masters and marine warranty surveyors, supported by our geotechnical and structural engineers, onshore operations teams across multiple countries, and all supporting personnel. This sustained level of activity highlights ABL’s scale, operational capability, and strong regional presence.” In addition, the company has supported 75 rig moves within the ONGC fields on the west coast of India from September 2025 to May 2026 by acting as tow master and marine warranty surveyor throughout the campaign period. ABL was appointed by ONGC’s underwriters and their consultants to provide marinewarranty servicesacross the fleet of jack-ups and mobile offshore production units operating within Indian waters. The firm’s Middle East operations have maintained a high level of activity, supporting more than 750rig move operationsacross Bahrain, Saudi Arabia, Qatar, the United Arab Emirates, andEgyptduring the past 12 months. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Ocean Installer to recover 1,000 tons of subsea infrastructure for TotalEnergies
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en
Norway’s marine construction and operations player Ocean Installer, part of the Moreld Group, has […] The post Ocean Installer to recover 1,000 tons of subsea infrastructure for TotalEnergies appeared first on Offshore Energy .
Norway’s marine construction and operations player Ocean Installer, part of the Moreld Group, has won a contract with TotalEnergies that includes the recovery of around 1,000 tons of subsea infrastructure. Awarded for the Byggve, Skirne and Atla fields in the North Sea, the project covers engineering, extensive dredging operations, recovery of subsea structures and pipelines, and transportation to shore for disposal. The offshore campaign will be performed in 2027, and, according to Ocean Installer, most of the recovered equipment will be recycled or reused. The contract is defined as sizeable, meaning it is worth between NOK 100 million and NOK 500 million (around €9 million-€45 million). “This award reflects the strong relationship and trust we have developed with TotalEnergies. It also demonstrates Ocean Installer’s competitiveness and ability to deliver end-of-life projects. Decommissioning is expected to be a growing market going forward for Moreld,”saidGeir Austigard, CEO of the Moreld group. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Namibia license farm-out drawing to a close with ministerial approval
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en
Tower Resources, the AIM-listed oil and gas company focused on Africa, has inched closer to the finish line of its farm-out deal for a license off the coast of Namibia. The post Namibia license farm-out drawing to a close with ministerial approval appeared first on Offshore Energy .
Tower Resources, the AIM-listed oil and gas company focused on Africa, has inched closer to the finish line of its farm-out deal for a license off the coast of Namibia. Tower Resources has secured the final missing approval forthe farm-out transactionwith Prime Global Energies in Namibia, originally announced in January 2025, thanks to the receipt of a formal letter of approval from the Namibian Ministry of Industries, Mines and Energy (MIME) for the PEL96 license offshore Namibia. The company explains that this approval represents the finalization of the only outstanding condition precedent under the PEL96 farm-out contract. The firm will now send out a notice of completion to Prime, and a draft deed of assignment, novation and amendment to MIME and the firm’s partners, with completion expected to follow shortly. Jeremy Asher, Tower Resources Chairman & CEO, commented:“We are very pleased to have received this letter of approval, and would like to thank the relevant personnel at MIME, the Upstream Petroleum Unit and NAMCOR for their diligent review and continued engagement throughout this process. “We would also like to welcome Prime, who we view as a highly favourable partner for PEL96, with substantial technical and financial resources and a track record of operational success. We look forward to working alongside them and our other stakeholders to progress with the work programme offshore Namibia.” However, Tower is still awaiting approval for theproposed purchaseby its wholly owned subsidiary Tower Resources (Namibia) Limited (TRNL) of an additional 5% interest in the PEL96 license from its local partner, ZM Fourteen Investment (ZM), as announced in March 2025. As a result of the delay, the companies are no longer bound to complete the acquisition of this interest but continue to discuss its execution. Multiple global players are pursuing hydrocarbon resources in Namibian waters, as demonstrated by Shell’s recentoil discovery. This content is available after accepting the cookies. Shell’s new oil discovery adds fuel to Namibia’s black gold rush Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Dimentica le solite spiagge: il paradiso verde e selvaggio che non ti aspetti di trovare a due passi dal mare
📰 Thewom.it 📅 2026-06-25 📍 Brindisi it Salute · ambiente
Dove il Salento è ancora selvatico: Tricase e Porto Selvaggio Nel Capo di Leuca, lontano dall’immagine da cartolina del solo mare, il Bosco di Tricase racconta un Salento diverso. Siamo all’interno del Parco naturale regionale Costa Otranto – Santa Maria di L…
L’odore della pineta che copre il rumore delle cicale, il mare che compare all’improvviso tra gli alberi, i muretti a secco che tagliano il verde come linee bianche nella campagna. La Puglia non è solo spiagge e borghi candidi: è una regione che sorprende quando si entra nei suoi boschi, nelle foreste, nelle lame che dall’altopiano scendono fino al mare. Qui si cammina tra querce secolari e pini d’Aleppo, si incontrano daini e camaleonti, si passa da altipiani steppici a faggete ombrose nel giro di pochi chilometri. Di seguito, un viaggio nei boschi più belli della Puglia, con spunti concreti per chi vuole alternare mare, borghi e natura durante lo stesso soggiorno. Preferisci ascoltare il riassunto audio? Nell'articolo Dove il Salento è ancora selvatico: Tricase e Porto Selvaggio Porto Selvaggio Nel Capo di Leuca, lontano dall’immagine da cartolina del solo mare, il Bosco di Tricase racconta un Salento diverso. Siamo all’interno del Parco naturale regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, un’area che coinvolge dodici comuni e custodisce un paesaggio preciso: uliveti antichi, muretti a secco, rocce calcaree e lembi di bosco che scendono verso la costa. Qui il verde non è compatto come in montagna: è un mosaico di vegetazione rigogliosa, grotte e doline, masserie, torri costiere e piccoli insediamenti che parlano di una storia lunghissima, che arriva fino al Paleolitico. Uno dei simboli assoluti è la Quercia vallonea di Tricase, albero monumentale di circa 900 anni: il tronco enorme, la chioma ampia che filtra la luce in modo quasi teatrale, la rendono una sosta da programmare con calma. È uno di quei luoghi che funzionano molto bene anche per chi viaggia con bambini: dà immediatamente la misura del tempo lungo delle campagne salentine. Spostandosi sul versante ionico del Salento, tra Nardò e la costa, il Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano è la combinazione perfetta di bosco e mare. Il sentiero più frequentato entra in una pineta compatta di pini d’Aleppo e macchia mediterranea (lentisco, rosmarino, ginepri), accompagnando fino alla baia di Porto Selvaggio. L’acqua qui è fredda, trasparente, con fondali rocciosi ricchi di vita marina, adatti a chi ama maschera e boccaglio più dell’ombrellone. Lungo la costa si incontrano grotte e le famose “spunnulate”, cavità carsiche il cui tetto è crollato, formando piccoli laghi di acqua salmastra poco lontano dal mare. Nel bosco, tra gli alberi, non è raro incrociare volpi, donnole, ricci, camaleonti e rapaci: un motivo in più per programmare la visita nelle ore meno affollate, quando la fauna è più attiva. Il Brindisino verde: Cerano e Bosco delle Pianelle Tra Brindisi e San Pietro Vernotico, il Bosco di Cerano, o Bosco Tramazzone, occupa una superficie ampia che sfiora i mille ettari. È un ambiente diverso dalle pinete costiere: qui contano soprattutto le condizioni microclimatiche particolari, che permettono la crescita di specie igrofile come l’olmo campestre e il carpino nero, accompagnate da un sottobosco fitto. La presenza di oltre sessanta specie di uccelli e di mammiferi come il tasso rende la zona interessante per chi ama il birdwatching. Un dettaglio utile per l’organizzazione: la riserva è contornata da percorsi ciclopedonali segnalati, una rarità in Puglia quando si parla di boschi, e quindi si presta bene anche a uscite in bici o a lunghe camminate senza timore di perdersi. Più verso l’entroterra, ma sempre in area brindisina, il Bosco delle Pianelle porta completamente altrove. È una Riserva naturale regionale che tocca il territorio di Martina Franca e che unisce natura e memoria del lavoro contadino: qui si raccontano storie di briganti, pastori, carbonai, superstizioni legate al bosco. Il modo migliore per entrare in questa dimensione è affiancare alla passeggiata una visita al Museo delle Pianelle, ospitato nel Palazzo Ducale di Martina Franca, dove sono illustrate flora, fauna e usi tradizionali dell’area. Nel bosco dominano rovelle, fragni e lecci, con la presenza di carpini neri, olmi, corbezzoli. In primavera il sottobosco esplode nelle fioriture di orchidee selvatiche, dettaglio che rende il periodo da marzo a maggio particolarmente interessante per escursionisti e fotografi. La fauna non è da meno: numerosi rapaci volteggiano sopra le chiome, mentre nel sottobosco si muovono scoiattoli, lepri, conigli selvatici, volpi, tassi, faine, puzzole, istrici e veri e propri gruppi di daini. La posizione del Bosco delle Pianelle è strategica: in pochi chilometri si passa dal verde alla Valle d’Itria, con i trulli di Alberobello, le cummerse di Locorotondo e i vicoli barocchi di Martina Franca. È il tipo di giornata che alterna mattinata in ombra tra le querce e pranzo in un centro storico, con piatti a base di carne alla brace, capocollo, formaggi e vini bianchi locali. SCOPRI: COSA VEDERE IN PUGLIA Altopiani e lame: i boschi dell’Alta Murgia Alta Murgia Quando si parla di Parco Nazionale dell’Alta Murgia, l’immagine che viene in mente è quella degli altopiani steppici, delle pietre affioranti, delle masserie isolate. In realtà, all’interno di questo parco vasto – che interessa le province di Barletta-Andria-Trani e Bari – esiste una rete di boschi e pinete che disegna una Puglia diversa da quasi tutto il resto della regione. Il territorio è un insieme di aree verdi distinte: il parco comunale Robinson di Gravina in Puglia, la pineta Galietti a Santeramo in Colle, il bosco Mesola a Cassano, la pineta comunale di Lagopetto a Grumo Appula, la Foresta Mercadante tra Cassano delle Murge e Altamura e il bosco di Acquatetta tra Minervino Murge e Spinazzola, tra i più estesi della regione. Ognuna di queste zone ha un carattere proprio, ma sono tutte collegate a un elemento chiave del paesaggio murgiano: le lame, solchi erosivi che convogliano l’acqua verso la costa e fungono da veri corridoi ecologici tra interno e litorale. La vegetazione cambia in pochi chilometri: praterie steppiche, boschi di conifere, lembi di latifoglie, aree carsiche nude. Questa varietà si riflette nella fauna: tra i mammiferi spiccano istrice, tasso, moscardino, faina, donnola, mentre il cielo è animato da una comunità ornitologica molto ricca, con sparvieri, gufi, picchio rosso maggiore, picchio verde, ghiandaia marina, rigogolo e capirossa. L’Alta Murgia si presta a escursioni giornaliere abbinate a visite culturali. Le combinazioni più classiche prevedono mattinata in uno dei boschi (Foresta Mercadante e Acquatetta sono particolarmente estesi), pranzo in una trattoria di Altamura o Gravina, pomeriggio tra la Cattedrale di Altamura, i frantoi ipogei di Gravina o il Castel del Monte, poco distante, con rientro al tramonto quando l’altopiano cambia colore. È anche una delle zone migliori per chi ama l’astroturismo: le luci artificiali sono ridotte e le notti serene regalano cieli molto limpidi. Ombra profonda sul Gargano: nella Foresta Umbra Foresta Umbra All’estremo nord della Puglia, sul promontorio del Gargano, il paesaggio si ribalta di nuovo. A circa 800 metri di quota si entra nella Riserva Naturale della Foresta Umbra, il grande polmone verde che ha contribuito al riconoscimento UNESCO delle sue faggete vetuste. Il nome non ha nulla a che vedere con l’Umbria: viene dall’ombra fitta creata dalla vegetazione, tanto compatta da ridurre notevolmente la luce anche nelle giornate di pieno sole. La zona centrale della riserva è interdetta al pubblico ed è dedicata alla riproduzione della fauna selvatica: è uno dei pochi luoghi della Puglia dove la natura ha priorità assoluta. Le aree perimetrali, invece, sono percorribili a piedi, seguendo sentieri che attraversano faggi, aceri, querce e abeti, con suolo coperto da foglie e muschi che attutiscono il rumore dei passi. SCOPRI: SPIAGGE DEL GARGANO La fauna è quella tipica dei boschi appenninici: cinghiali, caprioli, donnole, volpi sono residenti stabili. Negli ultimi anni è stata confermata anche la presenza del lupo appenninico, specie elusiva che difficilmente si incontra, ma che racconta il livello di naturalità raggiunto dall’area. È fondamentale rispettare il regolamento: nelle zone aperte al pubblico sono vietati rumori forti, comportamenti invadenti e tutto ciò che può disturbare gli animali. La Foresta Umbra si integra bene con un itinerario garganico più ampio: in meno di un’ora di auto si scende verso Vieste, Peschici e le baie del Gargano, oppure si sale verso Monte Sant’Angelo per visitare il Santuario di San Michele, unito idealmente alla foresta dal riconoscimento UNESCO. È una zona perfetta per chi vuole sperimentare nella stessa vacanza spiagge, borghi arroccati, pellegrinaggi e boschi ombrosi. Come organizzare un viaggio “verde” in Puglia: quando andare e come muoversi Foresta Umbra Per costruire un itinerario che tenga insieme boschi, mare e città d’arte, la Puglia permette combinazioni molto flessibili. Un soggiorno di una settimana è sufficiente per inserire almeno due aree forestali in un viaggio che tocchi anche Lecce, la Valle d’Itria o il Gargano; con dieci giorni si può pensare a un percorso più completo dal Salento all’alta Murgia. Il periodo migliore per godersi questi boschi è quello tra marzo e giugno e poi da settembre a ottobre. In primavera le temperature sono miti, il sottobosco è in fiore (in particolare al Bosco delle Pianelle e nell’Alta Murgia) e i sentieri sono meno affollati. L’autunno, soprattutto in Foresta Umbra, regala colori intensi, aria fresca e giornate ancora lunghe. L’estate resta fattibile, ma è preferibile concentrare le camminate al mattino presto o nel tardo pomeriggio, abbinandole a bagni in mare nelle ore centrali. Per quanto riguarda gli spostamenti, la Puglia è servita dagli aeroporti di Bari e Brindisi, entrambi collegati con treni e bus verso le principali città. Per raggiungere e combinare boschi, riserve e piccoli paesi però è fortemente consigliato l’uso dell’auto, propria o a noleggio: molti ingressi ai parchi si trovano lontano dalle stazioni ferroviarie e dai centri abitati principali. Un trucco utile per ottimizzare i tempi è scegliere alloggi in posizioni intermedie: un soggiorno tra Lecce e Nardò permette di alternare Porto Selvaggio, Bosco di Tricase e spiagge ioniche; dormire in Valle d’Itria consente di raggiungere facilmente sia il Bosco delle Pianelle sia i paesi bianchi; una base ad Altamura o Gravina mette a portata di mano i boschi dell’Alta Murgia e i siti archeologici interni. Riproduzione riservata
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Connettività container in aumento in Italia nel secondo trimestre 2026
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 it
La Penisola torna al 17esimo posto per livello di integrazione, ma la dinamica mensile indica un raffreddamento L'articolo Connettività container in aumento in Italia nel secondo trimestre 2026 proviene da Shipping Italy .
Nel secondo trimestre 2026 l’integrazione dei porti italiani nelle linee container globali risulta in aumento, sia rispetto a un anno prima, sia rispetto al trimestre precedente. A mostrarlo è l’ultimo aggiornamento del Lsci (Liner Shipping Container Index) di Unctad, agenzia Onu per il commercio internazionale, elaborato con il contributo della società di analisi Mds Transmodal, che tiene conto di diversi fattori: il numero toccate navi programmate ogni settimana nel paese; la capacità annuale di movimentazione di carichi containerizzati (in Teu); il numero delle compagnie di navigazione e di servizi di linea regolari che lo raggiungono; la capacità di stiva (in Teu) della nave più grande impiegata in tali collegamenti; il numero di altri paesi con cui è collegato direttamente ovvero senza transhipment. In particolare il valore rilevato per il secondo trimestre per l’Italia è di 290,0 punti, in crescita di 0,6 sui primi tre mesi del 2026 e di 2,3 rispetto a un anno prima. Un dato che consente alla Penisola di risalire al 17esimo posto al mondo per livello delle interconnessioni container, dopo avere ‘soggiornato’ per cinque trimestri consecutivi al 18esimo. Dietro questa ripresa si nasconde però una dinamica meno brillante. Le rilevazioni mensili dell’Lsci mostrano infatti un graduale arretramento nel corso del trimestre: dai 291,36 punti di aprile ai 290,02 di maggio fino ai 288,62 di giugno. Un trend da tenere sotto controllo, anche in considerazione della evoluzione della situazione in Medio Oriente e in generale dell’economia globale che potrà dispiegarsi nei prossimi mesi. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Alleanza a tre nella logistica italiana per le auto: nasce Gta e parte un treno Gioia Tauro-Livorno
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 📍 Civitavecchia it
Le famiglie Cosulich, Arcese e Conti uniscono le forze dando vita a un nuovo player che proporrà Vado Ligure, Livorno, Civitavecchia, Gioia Tauro e Ravenna come porti gateway per l'arrivo dei veicoli finiti L'articolo Alleanza a tre nella logistica italiana per le auto: nasce Gta e parte un treno Gioia Tauro-Livorno proviene da Shipping Italy .
Le famiglie Cosulich, Arcese e Conti uniscono le forze dando vita a un nuovo player che proporrà Vado Ligure, Livorno, Civitavecchia, Gioia Tauro e Ravenna come porti gateway per l’arrivo dei veicoli finiti Le famiglie Cosulich, Arcese e Conti uniscono le forze per dare vita a un nuovo grande player nazionale attivo nel mondo della Finished Vehicle Logistics (Fvl), ovvero i servizi di logistica per i veicoli nuovi finiti in import/export dall’Italia. L’obiettivo è quello di proporre al mercato “un modello logistico nazionale costruito su piattaforme complementari, collegamenti intermodali e una forte specializzazione nel segmento Fvl. Un sistema pensato per accompagnare la trasformazione dei flussi automotive internazionali e offrire ai costruttori globali una risposta concreta, integrata e scalabile in Italia”. Una nota annuncia infatti una riorganizzazione operativa che ha portato alla fondazione di Gta, “strumento attraverso il quale consolidare gli investimenti avviati da Xca su Il Faldo e sul porto di Livorno, porto storico per le famiglie Arcese e Conti, e si prepara a incorporare Vlv”. Xca è una joint venture fra arcese e Costa operativa sul mercato con una flotta di circa 50 bisarche di proprietà. Vlv (Vheicle Logistic Vado) è la società nata nel 2024 per realizzare e gestire, in partnership proprio con il gruppo Fratelli Cosulich, un’ampia area retroportuale a Vado Ligure; l’azienda verrà ora incorporata all’interno di Gta. La cui nascita ora “si inserisce in un percorso di consolidamento già avviato nel 2025, quando Xca ha rafforzato la propria presenza nel segmento dei veicoli finiti attraverso Il Faldo, storico compound di Collesalvetti e una delle strutture logistiche auto tra le più estese d’Europa”. La piattaforma è dotata di ampie superfici, collegamenti ferroviari interni e servizi dedicati alla custodia, preparazione, movimentazione e distribuzione dei veicoli. Adesso anche la piattaforma logistica di Vado Ligure, “già strategica per la logistica dei veicoli finiti, entra a pieno titolo in un sistema più ampio, capace di collegare porti, compound, servizi ferroviari, distribuzione nazionale e soluzioni operative ad alto valore aggiunto”. La comunicazione precisa che Vado Ligure, Livorno, Civitavecchia, Gioia Tauro e Ravenna rappresentano oggi le principali piattaforme di ingresso che Gta e i suoi azionisti intendono proporre ai costruttori di auto, con particolare attenzione ai brand cinesi e asiatici che stanno ridisegnando i propri flussi automotive verso l’Europa. “Il rafforzamento del network passa anche dalla sempre più consolidata collaborazione con Automar, uno dei principali operatori italiani nella logistica Fvl” precisano ancora i protagonisti dell’accordo (Automar è una joint venture partecipata al 40% da Gruppo Grimaldi, al 40% da Bertani Trasporti (40%) e al 20% da Gruppo Mercurio. L’accordo che oggi ha dato vita a Gta, “già nel 2025 aveva permesso al cliente Mg (Gruppo Saic), di individuare una soluzione logistica efficiente attraverso il Terminal Automar di Civitavecchia. Oggi questa collaborazione evolve con la nascita del nuovo servizio ferroviario tra Gioia Tauro, altra piattaforma Automar, e Il Faldo” si legge nell’annuncio. “L’obiettivo è decongestionare gli arrivi su Civitavecchia, Livorno e Vado Ligure, offrendo ai flussi provenienti soprattutto dall’Estremo Oriente un punto di approdo competitivo e un sistema intermodale capace di trasferire rapidamente le auto verso il Nord Italia, anche grazie alla disponibilità e alla collaborazione con Mercitalia Rail”. “La nascita di GTA rappresenta un passaggio importante nel percorso di crescita iniziato con Il Faldo e con il rafforzamento del network Xca” dichiara Marco Donati, direttore generale di Coscos, joint venture fra il gruppo cinese Cosco e Fratelli Cosulich. “Il mercato sta cambiando rapidamente: i costruttori asiatici chiedono soluzioni integrate, flessibili e affidabili, capaci di accompagnare ogni veicolo dal porto fino alla rete distributiva. Il nostro obiettivo è offrire una piattaforma nazionale che unisca porto, compound, ferrovia e distribuzione finale in un’unica visione operativa”. “Questa operazione nasce dalla volontà di contribuire alla costruzione di un nuovo sistema industriale, capace di dare risposte concrete ai grandi player automotive internazionali emergenti” commenta Augusto Cosulich, presidente del Gruppo Fratelli Cosulich. “La logistica dei veicoli finiti richiede visione, infrastrutture, competenze e una forte capacità di collaborazione. Con Gta mettiamo insieme esperienze familiari, portuali e operative che hanno radici profonde, ma che guardano con decisione ai nuovi flussi globali”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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L’Iran si oppone alla riapertura dello Stretto di Hormuz voluta dall’Imo e dall’Oman
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 it Salute · ambiente
Ancora irrisolto il nodo dell'effettiva autorità sullo Stretto, la ripresa della navigazione regolare rimane a rischio L'articolo L’Iran si oppone alla riapertura dello Stretto di Hormuz voluta dall’Imo e dall’Oman proviene da Shipping Italy .
La fragile riapertura dello Stretto di Hormuz, annunciata nei giorni scorsi dall’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) e dal Sultanato dell’Oman, rischia di subire una brusca battuta d’arresto dopo che la Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Irgc Navy) ha formalmente respinto uno dei corridoi di navigazione predisposti per consentire il ritorno graduale del traffico marittimo. Il piano elaborato dall’Imo prevedeva una sorta di evacuazione controllata delle navi rimaste bloccate nel Golfo Persico durante i mesi di conflitto. L’obiettivo era permettere a centinaia di unità commerciali e a circa 11.000 marittimi di lasciare l’area in condizioni di sicurezza attraverso due percorsi temporanei: uno settentrionale, in prossimità delle acque iraniane, e uno meridionale, lungo la costa dell’Oman. Le prime traversate erano già iniziate. Alcune petroliere, portarinfuse e navi cargo avevano lasciato il Golfo seguendo le istruzioni dell’Imo, mentre il traffico giornaliero era risalito a circa 25-30 transiti contro i circa 125 registrati prima della crisi. Nonostante ciò, oltre 500 navi risultano ancora in attesa di autorizzazione al passaggio e il traffico rimane fortemente contingentato. La situazione è cambiata quando l’Irgc Navy ha dichiarato inaccettabile il corridoio meridionale predisposto da Oman e Imo. In un breve comunicato, i Pasdaran hanno sostenuto che la rotta proposta presenterebbe “seri rischi per la sicurezza” e hanno affermato che il transito attraverso Hormuz può avvenire esclusivamente lungo percorsi approvati dalle autorità iraniane. Contestualmente hanno invitato le navi a coordinarsi direttamente con la Marina dei Guardiani della Rivoluzione attraverso i canali radio marittimi internazionali. La presa di posizione appare particolarmente significativa perché colpisce il cuore dell’accordo negoziato dall’Imo con Oman, Iran, Stati Uniti e altri Stati costieri. Il corridoio meridionale era infatti stato progettato proprio per ridurre l’esposizione delle navi alle aree considerate più pericolose e per aggirare il rischio rappresentato dalle mine e dagli altri residuati bellici presenti nello stretto. Secondo diversi osservatori del settore, il messaggio dell’Irgc conferma che la questione non è più soltanto legata alla sicurezza della navigazione ma anche al controllo politico e militare dello stretto. Da mesi Teheran sostiene che ogni passaggio debba avvenire secondo procedure autorizzate dalle proprie forze navali. Già in aprile i Pasdaran avevano annunciato un proprio corridoio di navigazione, denominato “Larak Corridor”, utilizzabile esclusivamente previa autorizzazione iraniana. Il risultato è che la tanto annunciata riapertura di Hormuz appare oggi molto più precaria di quanto sembrasse all’indomani del cessate il fuoco. Formalmente lo stretto non è più chiuso, ma le condizioni operative restano eccezionali. Le compagnie di navigazione continuano a confrontarsi con premi assicurativi elevatissimi, procedure di autorizzazione straordinarie e un quadro di sicurezza ancora instabile. Anche Lars Jensen, tra gli analisti più seguiti nel settore container e logistico, aveva invitato a non confondere l’annuncio della riapertura con un effettivo ritorno alla normalità. A suo giudizio il vero indicatore da osservare non è il numero di comunicati politici, ma la capacità delle navi di transitare regolarmente, senza incidenti e senza interventi straordinari. Gli eventi delle ultime ore sembrano confermare questa lettura. Per il momento Hormuz resta dunque aperto solo sulla carta. La navigazione è ripresa in forma limitata e sotto stretto controllo, ma il rifiuto del piano Imo da parte della Marina dei Pasdaran dimostra che il nodo fondamentale — chi esercita l’autorità effettiva sullo stretto e a quali condizioni — è ancora lontano dall’essere risolto. Finché tale questione rimarrà aperta, il principale chokepoint energetico del mondo continuerà a rappresentare un fattore di instabilità per lo shipping e per i mercati petroliferi internazionali. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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I noli delle petroliere Vlcc dal Golfo Persico schizzano a 469mila dollari giornalieri
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 it
Anche per il restante naviglio dedicato al trasporto marittimo di petrolio in giro per il mondo i ritorni sono raddoppiati L'articolo I noli delle petroliere Vlcc dal Golfo Persico schizzano a 469mila dollari giornalieri proviene da Shipping Italy .
La riapertura (quantomeno parziale) dello Stretto di Hormuz coincide con una ripresa (sostenuta soprattutto dal punto di vista dei ritorni finanziari) del traffico marittimo di petrolio dal Golfo Persico con navi cisterna. I primi contratti di noleggio per carichi provenienti dal Golfo Persico da parte di armatori di petroliere Vlcc disposti a rischiare il transito attraverso lo Stretto di Hormuz hanno fatto schizzare alle stelle i noli. Secondo quanto riportato da Tankers International la petroliera Delos, costruita nel 2019 da Embircos, risulta sia stata noleggiata a Mercuria con un contratto a viaggio da 469.000 dollari giornalieri per coprire la tratta che collega il Golfo alla Cina. Si tratta del secondo noleggio di una Vlcc proveniente dal Golfo, con la Nissos Kea di Kyklades Maritime noleggiata a Vitol per un viaggio lungo lo stesso trade al costo di 439.000 dollari/giorno. Questi dati rappresentano i primi rilevamenti sul mercato provenienti dal Golfo da quando il traffico ha iniziato a normalizzarsi nello Stretto di Hormuz, in seguito all’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto durante un periodo di negoziazione di 60 giorni. I noli attuali per le navi in partenza dal Golfo Persico risultano più che doppie rispetto a quelle registrate per le Vlcc nel resto del mondo, che a loro volta hanno comunque visto raddoppiare i propri ritorni generati nell’ultima settimana, raggiungendo circa 200.000 dollari al giorno. I contratti per le navi Very Large Crude Carrier che caricano nel Golfo dell’Oman senza necessità di transitare attraverso lo Stretto di Hormuz si aggirano tra i 220.000 e i 230.000 dollari al giorno. Le rotte commerciali provenienti dalla regione del Golfo Persico, pur offrendo ingenti guadagni agli armatori di petroliere, comportano comunque un rischio molto elevato da affrontare poiché i negoziati tra Stati Uniti e Iran potrebbero fallire riportando quest’ultimo Paese a impossessarsi nuovamente del controllo dello Stretto di Hormuz con conseguente possibilità di attacco o detenzione del naviglio ‘nemico’ in transito. Ad oggi lo Stretto di Hormuz è aperto attraverso due corridoi separati: uno controllato dall’Iran a nord del tradizionale Sistema di Separazione del Traffico (Traffic Separation Scheme), che probabilmente rimane minato, e uno a sud, nelle acque omanite, sotto la sorveglianza e il coordinamento delle forze statunitensi. Lavori sono in corso per cercare di ampliare la rotta meridionale in modo tale da potere garantire due corsie separate in entrata e in uscita dal Golfo Persico nei prossimi giorni. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Nasce Psa Padova, firmato il contratto per il nuovo terminal intermodale veneto con Logtainer
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 it
L'offerta economica messa sul piatto era stata di 75 milioni di euro rispetto al valore a base di gara fissato in 61 milioni di euro L'articolo Nasce Psa Padova, firmato il contratto per il nuovo terminal intermodale veneto con Logtainer proviene da Shipping Italy .
Psa Intermodal Italy e Logtainer hanno reso noto di avere firmato oggi con Interporto di Padova l’accordo definitivo per la fase di realizzazione del nuovo progetto del terminal intermodale di Padova, segnando il passaggio dall’aggiudicazione della gara (ottenuta nel dicembre 2025 grazie a un’offerta economica di 75 milioni di euro rispetto al valore a base di gara fissato in 61 milioni) all’esecuzione del progetto. Contro questa aggiudicazione aveva presentato ricorso al Tar il raggruppamento d’imprese secondo classificato composto da Medlog (gruppo Msc) e Rail Hub Milano (gruppo Contship). Una nota spiega che l’accordo appena firmato prevede la costituzione della nuova società Psa Padova, che guiderà l’ulteriore sviluppo e la gestione del terminal. “L’iniziativa – si legge – mira a rafforzare ulteriormente il ruolo di Padova come hub logistico strategico all’interno dei principali corridoi europei del trasporto merci e dell’intermodalità, in linea con la strategia Node-to-Network (N2N) di Psa, migliorando la connettività tra terminal interni, porti marittimi e reti di trasporto internazionali. In base alla nuova struttura, PSA Intermodal Italy assumerà un ruolo di primo piano in Psa Padova, con una quota di maggioranza e la responsabilità operativa. Interporto Padova manterrà una partecipazione di minoranza, garantendo un forte radicamento territoriale e il continuo allineamento strategico del terminal con il sistema logistico regionale”. Grazie alla propria esperienza nel trasporto multimodale e nelle attività ferroviarie in Italia, Logtainer contribuirà al potenziamento dell’offerta di servizi intermodali, favorendo una maggiore efficienza e competitività del terminal. “Concepito per valorizzare intermodalità, efficienza e sostenibilità, il progetto consentirà una migliore integrazione tra le reti ferroviarie, stradali e portuali, sosterrà la crescita dei traffici merci sulla piattaforma di Padova e contribuirà allo sviluppo di una logistica dell’entroterra più efficiente e sostenibile” è scritto nella comunicazione. Che infine conclude dicendo: “In qualità di nodo chiave di connessione tra terminal interni, porti marittimi e corridoi internazionali, Padova contribuisce a rafforzare l’eccellenza dell’ecosistema logistico di Psa in Italia, consolidando la strategia Node-to-Network del gruppo Psa. Questo approccio favorirà una maggiore competitività, efficienza e sostenibilità a beneficio delle imprese italiane e delle catene di approvvigionamento dell’intero Nord-Est”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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2009-built source vessel to work in West Africa for three months
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-25 en
After completing work in the Western Hemisphere, Cyprus-headquartered SeaBird Exploration, a wholly owned subsidiary […] The post 2009-built source vessel to work in West Africa for three months appeared first on Offshore Energy .
After completing work in the Western Hemisphere, Cyprus-headquartered SeaBird Exploration, a wholly owned subsidiary of SED Energy Holdings, is taking its source vessel to West Africa. The 2009-builtFulmar Explorer, which joined the company’s fleet in 2019, has been awarded a contract for ocean bottom node (OBN) source work, with the total contract duration, including mobilization and demobilization, being approximately three months. Mobilization is scheduled to start after the completion of the vessel’s five-year classing, currently scheduled for August. “We are pleased to secure additional work for Fulmar Explorer, further strengthening our backlog. The contract reflects continued demand for our OBN source capabilities and our ability to deliver reliable and efficient operations,”saidFinn Atle Hamre, CEO of SeaBird. “We look forward to executing the project safely and to the client’s satisfaction. We continue to see growing demand for our services in this region, and this award positions Fulmar Explorer well for follow-on opportunities.” To remind, Fulmar Explorer in February 2026secured a three-month contract extensionfor OBN source work in the Western Hemisphere until mid-June. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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La Francia ferma la nave ombra Deliver in Sicilia, ma su questi blitz pesano incognite
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 it
L'azione coordinata delle marine europee contro il petrolio di Mosca e i limiti del diritto di visita spiegato dallo studio Zunarelli L'articolo La Francia ferma la nave ombra Deliver in Sicilia, ma su questi blitz pesano incognite proviene da Shipping Italy .
La marina militare francese ha abbordato e ispezionato la petroliera Deliver, intercettata mentre transitava al largo delle coste della Sicilia. La notizia è giunta direttamente dal presidente Emmanuel Macron sul social X, il quale ha confermato che l’unità è stata scortata verso un punto di ancoraggio sicuro per approfondire gli accertamenti documentali e tecnici, sulla base dell’ipotesi di violazione del diritto marittimo relativamente al trasporto di greggio sanzionato. La Deliver è un’unità già nota agli analisti del settore: secondo quanto riportato da euronews.com sulla base dei flussi informativi della Direzione principale dell’intelligence ucraina, la nave è attivamente coinvolta nell’esportazione di petrolio russo dal 2024, operando prevalentemente dai terminal del Baltico e del Mar Nero. Al momento del fermo la petroliera, salpata dal porto russo di Primorsk e diretta verso i mercati asiatici, batteva bandiera del Camerun, uno dei registri marittimi più critici a livello mondiale secondo le autorità di controllo. L’abbordaggio si è svolto con le stesse modalità applicate a fine maggio in Atlantico per il caso della Tagor e in precedenza per la Deyna: in questi casi, la contestazione di irregolarità amministrative o di registrazioni non valide viene utilizzata per attivare i poteri di polizia marittima internazionale in acque extraterritoriali, puntando a superare l’immunità giurisdizionale dello Stato di bandiera con l’obiettivo ufficiale di verificare l’effettiva nazionalità dello scafo. Con quest’ultimo intervento, l’azione dei paesi europei nel presidiare i passaggi obbligati dello shipping internazionale appare più aggressiva e coordinata rispetto al passato, specialmente nel contrasto al fenomeno del flag-hopping e all’uso di coperture assicurative opache. Poco prima del fermo della Deliver, le forze armate del Regno Unito avevano infatti condotto un simile, corposo intervento nel Canale della Manica, durato sei ore, nei confronti della petroliera Smyrtos, proveniente anch’essa dalla Russia. Azioni a cui si aggiungono, nelle ultime settimane, l’ispezione della Sandhya in Mediterraneo da parte della missione europea Irini e il blocco della già citata Tagor in Atlantico. Il moltiplicarsi di questi blitz da parte delle marine europee riaccende comunque anche il dibattito sui complessi equilibri tra il regime sanzionatorio occidentale e il diritto internazionale della navigazione. Se le sanzioni adottate dall’Unione europea e dal Regno Unito consentono di vietare l’accesso ai porti e di limitare i servizi assicurativi, finanziari e commerciali alle navi in black list, queste misure non si traducono automaticamente in un diritto di abbordaggio e ispezione in acque internazionali. Su questo delicato confine fa chiarezza l’avvocato Andrea Giardini, dello Studio Legale Zunarelli, evidenziando come la cosiddetta ‘flotta ombra’ russa sia diventata uno dei principali banchi di prova dell’efficacia dei provvedimenti commerciali contro Mosca. Secondo l’esperto, la chiave di volta va ricercata nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1982: in alto mare prevale il principio della libertà di navigazione (Art. 87) e la giurisdizione tendenzialmente esclusiva dello Stato di bandiera (Art. 92). Di conseguenza, una nave non può essere fermata in acque internazionali soltanto perché inserita in una lista di soggetti sanzionati. Il quadro normativo cambia però radicalmente a seconda della posizione geografica in cui si trova l’unità. Nel caso della Smyrtos, ad esempio, il Canale della Manica ha offerto alle autorità britanniche una base giuridica che non esiste in alto mare: nelle proprie acque territoriali (fino a 12 miglia) o nella zona contigua (fino a 24 miglia), lo Stato costiero può infatti esercitare specifici e stringenti poteri di controllo. Per le operazioni svolte in alto mare dalla missione Irini o dalla Marina francese le cose sono diverse, nonostante sulla Deliver non si conoscano ancora tutti i dettagli operativi. In acque internazionali, spiega l’avvocato Giardini, il fondamento giuridico è rappresentato esclusivamente dall’articolo 110 Unclos, che disciplina il cosiddetto ‘diritto di visita’. La norma consente a una nave da guerra di avvicinare e ispezionare un mercantile straniero solo quando vi siano ragionevoli motivi per sospettare che sia privo di nazionalità o che la bandiera dichiarata sia falsa. Le caratteristiche tipiche della flotta ombra – cambi frequenti di bandiera, registrazioni opache, manipolazione dei sistemi Ais o operazioni ship-to-ship – non autorizzano di per sé l’abbordaggio, ma possono tutt’al più contribuire a formare quel ‘ragionevole sospetto’ richiesto dalla Convenzione per verificare la nazionalità. Il crinale è comunque molto stretto e comporta precise responsabilità per gli Stati membri. Se il sospetto si rivela infondato, e sempre che la nave non vi abbia dato causa con la propria condotta, lo Stato che ha effettuato il controllo può essere chiamato a rispondere dei danni e delle ingenti perdite economiche legate al fermo del mercantile, come previsto dallo stesso articolo 110. I recenti casi geopolitici dimostrano dunque che le sanzioni e il diritto del mare operano su piani distinti. Le prime individuano le navi da colpire con misure restrittive; il secondo stabilisce quando e in quali condizioni geopolitiche e geografiche tali navi possano essere effettivamente fermate. Secondo l’analisi dello Studio Zunarelli, confondere questi due livelli rischierebbe di creare pericolosi precedenti e di indebolire proprio le basi giuridiche delle azioni volte a garantire il rispetto delle sanzioni internazionali nel lungo periodo. In evidenza un fermo immagine del post su X di Emmanuel Macron ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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La Cassazione conferma: lo spedizioniere-vettore responsabile per mancata consegna del carico
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-25 📍 Genova it
Magnolia (Lca): "La qualificazione dipende dall'insieme dei documenti e dalle obbligazioni assunte" L'articolo La Cassazione conferma: lo spedizioniere-vettore responsabile per mancata consegna del carico proviene da Shipping Italy .
Il confine fra condanna e assoluzione può essere molto sottile per uno spedizioniere. Lo conferma una recente pronuncia con cui la Corte di Cassazione ha validato il giudicato della Corte di Appello di Genova a proposito del risarcimento imputato a uno spedizioniere (Krohne Logistik) per la mancata consegna negli Stati Uniti di due partite di alluminio affidatagli dal caricatore Fometal. Il giudizio verteva sulle modalità di assunzione dell’incarico da parte di Krohne che sosteneva di esser solo lo spedizioniere della merce, attribuendo la responsabilità della mancata consegna ad altri soggetti a valle della catena. La Corte d’Appello e poi la Cassazione hanno però messo il focus su una polizza di carico emessa da Krohne, in base a cui lo spedizioniere testualmente “si impegna ad eseguire e/o a procurare in proprio l’esecuzione dell’intero trasporto dal luogo in cui la merce viene presa in carico nel luogo designato per la consegna nella presente polizza di carico; si assume la responsabilità di cui alle presenti condizioni. Ai fini e fatte salve le disposizioni della presente polizza di carico, lo spedizioniere è responsabile degli atti ed omissioni di qualsiasi persona dei cui servigi egli si avvale per l’esecuzione del contratto evidenziato dalla presente polizza di carico”. Anche per i giudici di ultima istanza, quindi, “risulta pertanto per tabulas confermata la correttezza di quanto ritenuto dal Tribunale in merito al ruolo di spedizioniere-vettore”, elemento cardine per decidere della causa. Per la quale, invece, diversamente da quanto invocato da Krohne, “nessun rilievo ha la clausola Fob (free on board) […] che non ha alcuna correlazione con il contratto di trasporto, ma soltanto con i contratti di vendita conclusi”. “Operatori, non fermatevi alle etichette” ha commentato Davide Magnolia, avvocato dello Studio Legale Lca che ha segnalato la sentenza: “La qualificazione dipende dall’insieme dei documenti e dalle obbligazioni assunte. Se vi impegnate a far eseguire l’intero trasporto e ne assumete la responsabilità, sarete qualificati spedizionieri-vettori. Con la responsabilità che ne consegue”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Royal Caribbean amplía responsabilidades de encargado de China a resto de Asia
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-06-25 es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Royal Caribbean anunció una transición de liderazgo diseñada para fortalecer aún más su presencia en Asia La entrada Royal Caribbean amplía responsabilidades de encargado de China a resto de Asia se publicó primero en PortalPortuario .
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