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Porti & ambiente — le notizie raccolte

Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 5172 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.

Articoli per area ambientale
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Appraisal ops at Namibian discovery corroborate oil-bearing reservoir continuity
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en Elettrificazione · cold ironing
African energy exploration player Rhino Resources has shed light on the appraisal of an oil discovery in the Orange Basin, confirming a connected oil-bearing reservoir at its appraisal well off the coast of Namibia. The post Appraisal ops at Namibian discovery corroborate oil-bearing reservoir continuity appeared first on Offshore Energy .
African energy exploration player Rhino Resources has shed light on the appraisal of an oil discovery in the Orange Basin, confirming a connected oil-bearing reservoir at its appraisal well off the coast of Namibia. Rhino Resources’ update on behalf of the PEL 85 joint venture (JV) regarding its drilling campaign on Block 2914 offshore Namibia indicates that theCapricornus-1Aappraisal well was drilled in the eastern portion of the Capricornus fairway, which was established by thediscoveryat theCapricornus-1X well. The well was spudded on May 2, 2026, with theSaipem 12000 drillshipin a water depth of 1,285 meters and reached a total depth of 4,818 meters measured depth on June 11, 2026. The company claims thatdrilling operationswere completed safely and without incident. The appraisal well intersected a gross reservoir interval of 46 meters. A representative core of the main reservoir section was acquired, and a full suite of wireline logging and formation evaluation data was collected. The preliminary analysis of downhole pressure data indicates the presence of an oil-bearing sandstone reservoir in pressure communication with the reservoir fairway discovered by the Capricornus-1X well. Travis Smithard, Chief Executive Officer of Rhino Resources, commented:“The Capricornus-1A well has delivered important information that advances our understanding of the morphology of the Capricornus reservoir system. “Confirmation of pressure communication with Capricornus-1X provides evidence of reservoir continuity across the accumulation and increases our drilling confidence as we continue to advance the appraisal of the Capricornus discovery.” This content is available after accepting the cookies. Saipem’s drillship tasked with appraising Namibia’s light oil discovery The results are interpreted to provide further evidence of reservoir continuity across the Capricornus accumulation and represent an important data point in the ongoing appraisal of the discovery. The core, pressure and wireline datasets acquired from Capricornus-1A will now be integrated with data gathered from previous wells across PEL 85 to support the joint venture’s ongoing appraisal and exploration activities. Smithard emphasized:“The well has also provided critical information on deeper geological intervals that were not encountered at Capricornus-1X, improving our understanding of how subsurface structures are defining the play fairways across the licence area. “Together with the extensive datasets gathered from our previous discoveries, these results provide further insights for our part of the Orange Basin and will help inform the next phase of appraisal drilling across the Capricornus accumulation and additional exploration targets across PEL 85.” PEL 85 is operated by Rhino with a working interest of 42.5%, with co-venturers being Azule Energy (42.5%), NAMCOR (10%), and Korres Investments (5%). Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Porti italiani al bivio secondo Randstad Research: meno braccia, più competenze digitali
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 📍 Genova it Aria · inquinamento Clima · decarbonizzazione Elettrificazione · cold ironing
Il baricentro della domanda si sposta dal numero di addetti alla qualità delle competenze richieste tra automazione, decarbonizzazione e nuovi mestieri L'articolo Porti italiani al bivio secondo Randstad Research: meno braccia, più competenze digitali proviene da Shipping Italy .
Il settore portuale italiano sta attraversando una classica fase di sostituzione tra capitale e lavoro. Lo si legge nel divario tra due grandezze che, nel lungo periodo, hanno preso direzioni opposte: tra il 1980 e il 2020 l’occupazione diretta è scesa del 28%, mentre i volumi di traffico merci sono cresciuti del 21%. Tradotto in termini economici, significa più output movimentato con meno input di lavoro — un guadagno di produttività trainato dall’automazione, che però sposta il baricentro della domanda dal numero di addetti alla qualità delle competenze. Questa è la sintesi del rapporto intitolato “Il futuro del settore portuale italiano. Le competenze del mare” presentato da Randstad Research a Genova a bordo del veliero Clipper Stad Amsterdam con la partecipazione dell’a.d. per l’Italia Marco Ceresa. A bordo, oltre a lui, anche Andrea Castellett (responsabile relazioni istituzionali per Randstad Italia) e Antonio Lampugnani (Randstad Intempo). Secondo la ricerca sono quattro i driver definiscono la traiettoria del comparto: la digitalizzazione dei processi di magazzino, l’integrazione logistica, la sostenibilità e il gigantismo navale. Secondo Emilio Colombo, coordinatore del Comitato scientifico di Randstad Research Italia, navi di dimensioni crescenti impongono capex in infrastrutture e tecnologie dedicate e introducono picchi di domanda imprevedibili, complicando la pianificazione della forza lavoro e la gestione dei costi fissi di banchina. L’analisi ha poi messo in mostra come, sul fronte del capitale umano, oltre alla quantità pesi la composizione. La presenza femminile resta confinata al 6,3% nei ruoli operativi. Il quadro migliora nelle Autorità di Sistema Portuale, dove le donne raggiungono il 46%, ma la segregazione verticale resta marcata: solo il 31% accede a posizioni dirigenziali. A proposito di nuove professionalità, secondo Randstad la transizione genera domanda per profili a più alto valore aggiunto: operatori dell’automazione e della digitalizzazione, esperti di sicurezza, professionisti della logistica e del reshoring, tecnici versatili, specialisti di sostenibilità ed economia circolare, formatori, manutentori avanzati e operatori di droni. Il caso ad esempio dello yard planner sintetizza questa evoluzione: dalla gestione empirica del piazzale si passa al governo di processi interamente automatizzati, dove l’obiettivo è massimizzare l’utilizzo delle gru e azzerare i tempi morti. All’esperienza operativa si somma così un premio salariale per competenze digitali, software gestionali integrati, simulazione predittiva, ottimizzazione in tempo reale. Il rapporto raggruppa la nuova domanda in sei cluster, utili a orientare la spesa in formazione. Il primo, energia e sostenibilità ambientale, intercetta gli investimenti Pnrr su rinnovabili e monitoraggio emissioni (energy auditor, green transition manager, tecnico dell’elettrificazione). Il secondo, innovazione e automazione, ruota attorno ad AI, cybersecurity, IoT e controllo da remoto. Il terzo, progettazione di infrastrutture e mezzi a zero emissioni, abilita la decarbonizzazione del capitale fisico. Il quarto cluster, logistica e trasporti, è quello con il legame più diretto con l’efficienza della supply chain: demand planner, fleet manager e ingegneri del traffico ottimizzano il coordinamento tra modalità marittima, terrestre e ferroviaria. Il quinto, formazione e transizione industriale, riguarda il reskilling e l’upskilling della forza lavoro esistente, condizione per non disperdere capitale umano nella riconversione. Il sesto, monitoraggio e valutazione ambientale, presidia la conformità normativa e il rischio regolatorio crescente, con ingegneri ambientali e manager della sostenibilità. La ricerca ha dedicato infine un focus anche al mercato delle acque interne e all’economia lacustre. Tre gli snodi considerati (laghi di Garda, Como e Maggiore) con 99 navi che muovono 11,7 milioni di passeggeri e 45 tonnellate di merci. Anche qui emergono professioni specializzate: l’ingegnere di propulsione green & hybrid per la transizione della flotta, il manager della logistica multimodale integrata per l’ottimizzazione delle coincidenze, il digital smart-ticketing analyst per le piattaforme di «Mobility as a Service». In conclusione il quadro emerso è quello di un settore dove la crescita della produttività è ormai disaccoppiata dall’occupazione: il valore non si crea più aumentando gli addetti, ma elevandone le competenze. La variabile critica per il ritorno sugli investimenti — pubblici e privati — non sarà la capacità infrastrutturale, ma la disponibilità di capitale umano in grado di farla rendere. La tavola rotonda che ha fatto seguito alla presentazione della ricerca ha visto partecipare alcuni dei più importanti Hr manager di aziende marittimo-portuali italiane. Fra loro Luca Trevisan (Contship), secondo il quale “l’andamento dagli anni ’80 a oggi l’automazione ha espulso un numero importante di persone dalle banchine” e, in prospettiva futura, “la manodopera portuale sarà sempre più residuale”. Il suggerimento è stato quello di “trovare delle alternative: le persone possono fare molte cose diverse. La formazione servirà a riconvertire risorse anziane verso le nuove tecnologie e i giovani verso lavori manuali”. Eugenio Massolo, presidente della Fondazione Accademia Italiana della Marina Mercantile, ha sottolineato l’importanza per gli Its “di poter modificare ogni anno la progettualità dei percorsi formativi”, aggiungendo come “fattori quali welfare e aziende con una forte identit, oltre alle opportunità di esperienze all’estero, rappresentino per i giovani un’attrazione importante e maggiore anche del farte di grandi società multinazionali”. Mario Sommasiva (Spinelli) ha commentato la ricerca evidenziando come “le trasformazione in atto sul mercato non siano dei terminalisti ma degli armatori, delle grandi shipping line che oggi gestiscono un mercato che è quasi più che oligopolistico. Oggi il perno del sistema sono gli armatori e quindi la trasformazione riguarda fondamentalmente loro. C’è un problema obiettivo – ha aggiunto – di restrizione del mercato che rimanda ai temi di regolazione. Esiste una norma europea (Block Exemption Regulation) che ha favorito un processo di crescita e di acquisizioni da parte dei maggiori vettori marittimi ma si tratta di processi molto lontani dai territori in cui si inseriscono”. Alessandro Ferarri (Assiterminal), ricordando che nei porti (diversamente da quanto avviene nel mondo della logistica nei magazzini) la Ral media di un lavoratore è ampiamente superiore ai 30mila euro/anno, ha invitato a sfruttare le opportunità esistenti per ottenere incentivazioni alla formazione da parte delle Autorità di sistema portuale (Bonus portuale e risorse pubbliche per il reskilling dei lavoratori portuali). Rodolfo Magosso (Ignazio Messina & C.) ha infine posto l’accento sull’importanza di saper distinguere fra le figure professionali: “Non si può trattare il marittimo allo stesso modo dell’impiegato amministrativo. Al personale di bordo ancora di più dobbiamo trasmettere l’identità aziendale, farli sentire importanti e partecipi di un gruppo anche se poche volte frequentano la sede. A bordo delle navi nella sezione di macchina noi abbiamo da sempre russi e ucraini che lavorano insieme e non è mai successo nulla”. Sia il direttore delle risorse umane della Ignazio messina che Ferrari di Assiterminal hanno posto l’accento anche sugli “aspetti di fascino e di sfida che difficilmente si riescono a trovare in altri settori diversi dallo shipping”. N.C. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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La Regione Sardegna chiede al Mit la revoca dei bandi per la continuità marittima
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 📍 Genova it Clima · decarbonizzazione
Presentata una istanza per la sospensione con effetto immediato delle quattro procedure che stanno volgendo alla conclusione L'articolo La Regione Sardegna chiede al Mit la revoca dei bandi per la continuità marittima proviene da Shipping Italy .
La Regione Sardegna ha presentato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una istanza di revoca dei nuovi bandi di continuità territoriale marittima, ritenendoli “fortemente limitati rispetto alle esigenze di trasporto” del territorio. Lo ha annunciato l’assessora regionale ai Trasporti, Barbara Manca, nel corso di un incontro con le delegazioni di Confindustria Sardegna e Confapi Sardegna. L’iniziativa arriva alla vigilia della scadenza di tre delle procedure che erano state avviate dal Mit nei mesi scorsi per aggiudicare per i prossimi 5 anni i collegamenti di servizio pubblico di trasporto marittimo di passeggeri e merci da e per l’isola. Nella fattispecie, si tratta delle gare per le linee Genova – Porto Torres, Cagliari – Napoli – Palermo e della Civitavecchia – Arbatax, tutte in scadenza domani 1 luglio, e della procedura volta a raccogliere manifestazioni di interesse e richieste di autorizzazioni per la Civitavecchia – Olbia, chiusasi già lo scorso 17 maggio ma il cui esito ancora non è noto. I nuovi bandi – ha affermato Manca – “sono una mera riedizione dei precedenti, nonostante per due anni abbiamo chiesto di avere un confronto aperto per implementare l’offerta anche con la proposta di una continuità territoriale marittima dedicata alle merci”. Da qui la decisione dell’ente di redigere “un documento molto dettagliato” con cui presentare l’istanza per “la revoca in autotutela dei nuovi bandi”. L’ente – ha precisato l’assessora – ha chiesto la sospensione con effetto immediato delle quattro procedure già avviate e l’avvio di un percorso con il coinvolgimento della Regione volto alla indizione di “nuove procedure di gara tarate sulle reali esigenze di comunità, passeggeri e merci”. Nella stessa occasione, Manca ha inoltre ricordato che la Regione Sardegna, insieme alla Corsica, ha chiesto ai governi di Italia e Francia “una deroga di 5 anni dall’applicazione della direttiva Ets in virtù della comune condizione di insularità”, sui collegamenti aerei e marittimi verso le due isole. La richiesta è anche al centro di una lettera congiunta inviata il 17 giugno ai governi dei due paesi, e punta a trovare forza nel Trattato del Quirinale, considerato “uno spazio politico fondamentale per dare risposte concrete ai territori insulari”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Two hydrocarbon discoveries enrich Petronas’ oil & gas arsenal in South America
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en
Petronas Suriname E&P, a wholly-owned subsidiary of Malaysia’s state-owned oil and gas heavyweight Petronas, has confirmed two discoveries and a successful appraisal activity in Block 52 off the coast of Suriname. The post Two hydrocarbon discoveries enrich Petronas’ oil & gas arsenal in South America appeared first on Offshore Energy .
Petronas Suriname E&P, a wholly-owned subsidiary of Malaysia’s state-owned oil and gas heavyweight Petronas, has confirmed two discoveries and a successful appraisal activity in Block 52 off the coast of Suriname. Petronas explains that theCaiman-1exploration well, drilled in 90 meters of water to a total depth of 5,065 meters, encountered multiple oil-bearing Cretaceous sandstone intervals. TheSwartzia Aspasia Complex-1 (SAC-1)exploration well, located 8 kilometers east ofSloanea-1gas discovery in 610 meters of water depth and drilled to a total depth of 4,560 meters, intersected gas-bearing sandstone reservoirs. The drill stem testing (DST) demonstrated strong gas deliverability, indicating good reservoir quality. TheRoystonea-2appraisal well, drilled 7 kilometers north ofRoystonea-1, confirmed the lateral extent of oil-bearing reservoirs. The DST results indicate strong oil productivity, further validating the quality and extent of the reservoir system. The two discoveries and appraisal operations in Suriname’s Block 52 bring Petronas’ cumulative achievements in the country to eight wells. As a result, this collectively unlocks recoverable resources of more than 1 billion barrels of oil equivalent (boe). Petronas operates Block 52 with 80% participating interest, while the remaining 20% is held by Paradise Oil Company (POC), a wholly-owned subsidiary of Staatsolie Maatschappij Suriname (Staatsolie). Petronas currently holds interests in Suriname’s eight offshore blocks: 9, 10, 48, 52, 53, 63, 64, and 66. The latest discoveries build on the commerciality declared for the Sloanea gas field in November 2025, with a final investment decision (FID) on its development targeted by the end of the year. Mohd Jukris Abdul Wahab, Petronas’ Chief Operating Officer and Executive Vice President & Chief Executive Officer of Upstream, commented:“Eight successful wells in Suriname with recoverable resources of more than one billion barrels of oil equivalent unlocked, reflect the strength of our technical capabilities, disciplined execution, and strong partnership in Suriname. “Block 52 sits within a highly prospective corridor, the Golden Lane, and we remain focused on translating this resource base into long-term value for Suriname and for Petronas.” The company claims that the hydrocarbon discoveries further strengthen the case for multiple oil and gas developments in Block 52 and Suriname’s emergence as a significant deepwater hub in the Suriname-Guyana basin. Petronas is actively augmenting its global oil and gas portfolio, as demonstrated bythe start of a drilling campaignwith TotalEnergies off the coast of Papua New Guinea. This content is available after accepting the cookies. TotalEnergies and Petronas embark on ‘major’ oil & gas search in Oceania Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Gas discovery edges closer to development with Equinor-Vår Energi asset swap
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en
As operators embark on portfolio optimization quests, a series of asset exchanges is reshaping the Norwegian Continental Shelf (NCS), with the latest such move coming from Norway’s state-owned energy giant Equinor and its compatriot Vår Energi, which have agreed to a swap of offshore oil and gas assets. The post Gas discovery edges closer to development with Equinor-Vår Energi asset swap appeared first on Offshore Energy .
As operators embark on portfolio optimization quests, with a series of asset exchanges reshaping the Norwegian Continental Shelf (NCS), the latest such move comes from Norway’s state-owned energy giant Equinor and its compatriot Vår Energi, which have agreed to a swap of offshore oil and gas assets. The duo’s asset swap in theTrollandGjøaareas will enable further maturation of thePeon gas discoverytoward development and strengthen Equinor’s position in theTroll-Framarea. Peon is seen as one of the largest undeveloped gas discoveries on the NCS, with estimated recoverable resources of 105–195 million barrels of oil equivalent, located approximately 60 kilometers from the Gjøa field. While the Norwegian state-owned firm will transfer 32.5% of its interest in the Peon discovery and operatorship to Vår Energi as part of a broader asset swap, it will receive interests in producing assets and development licences, including a 5% share in theFram fieldand the other player’s positions in theGrosbeakandMulderdiscoveries, alongside theGrønngyltprospect that are part of theRingvei Vestdevelopment. This content is available after accepting the cookies. Several North Sea oil & gas discoveries fusing into large subsea tie-back project Kjetil Hove, Executive Vice President for Exploration & Production Norway, commented:“This transaction enables us to speed up progress of one of the largest undeveloped gas discoveries on the NCS, Peon, while strengthening our position in the Troll-Fram area. “The swap supports efficient development of resources and increased use of existing infrastructure. This is the latest in a series of transactions on the NCS where we have aligned interests across partnerships to enable faster tie-back developments.” Equinor and its partners have agreed on the concept for the development of Peon with a tie-back solution to Gjøa, which is expected to extend the lifetime of the hub and support long-term gas production from the area. This content is available after accepting the cookies. Equinor eyes final call on Norway’s largest undeveloped oil discovery by 2027-end The gas from Peon is expected to be processed through Kårstø, creating additional value for the Norwegian giant. The completion of the transaction, including transfer of operatorship and carve-out, is subject to customary approvals. Nick Walker, CEO of Vår Energi, emphasized:“This transaction strengthens our position in the Gjøa area, one of our key operated hubs, and supports our strategy of continuously high-grading the portfolio. By increasing our ownership and becoming operator of the Peon discovery, we add material resources and position Vår Energi to deliver long-term value from existing infrastructure. “Together with the Gjøa subsea projects, where we announced final investment decision last week, this supports continued development of the area and extends the lifetime of the Gjøa hub.” This content is available after accepting the cookies. North Sea oil output on the rise as FID moves coordinated subsea development forward The company’s agreement with Vår Energi forms part of a series of transactions to actively optimize its portfolio on the NCS, accelerate the development of discoveries, and identify area solutions that benefit all parties, while strengthening its position in producing assets and strategic licences. To this end, Equinor and Aker BP have signed off onexchanging interestsacross several licences, including assets related to the Ringvei Vest and Yggdrasil area, strengthening positions in core areas. The Norwegian state-owned company also completed its asset swaps with DNO, covering discoveries and prospects in the Ringvei Vest area and on Haltenbanken, enabling better alignment across licences. These transactions are interpreted to demonstrate how Equinor is progressing its strategy to optimize its NCS portfolio through active asset management and capital allocation. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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UAE’s Geosonic to inspect over 200 kilometers of pipeline in Turkmenistan
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en
UAE-headquartered offshore survey and positioning data provider Geosonic has secured an expanded scope in […] The post UAE’s Geosonic to inspect over 200 kilometers of pipeline in Turkmenistan appeared first on Offshore Energy .
UAE-headquartered offshore survey and positioning data provider Geosonic has secured an expanded scope in Turkmenistan, supporting a subsea survey and inspection program described as major. Sharjah-based Geosonic reported that it had secured a further contract in Turkmenistan supporting a program that covers more than 200 kilometers of pipeline infrastructure. The project encompasses remotely operated vehicle (ROV) inspection, geophysical and cathodic protection (CP) surveys, along with subsea data acquisition, supporting the assessment and integrity management of critical offshore assets. “As GEOSONIC’S second project award in Turkmenistan, this expanded scope represents another important milestone for the business, reinforcing our growing presence within the Caspian and our capability to deliver integrated subsea survey and inspection solutions across large scale offshore developments,”the company said. This comes after Geosonicannounced in Maythe completion of a survey campaign supporting the subsea cable installation work for a project that will link Saudi Arabia’s Farasan Island to the country’s main electrical grid. The link involves over 300 kilometers of submarine power cables and over 110 kilometers of submarine fiber optic cables. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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13-year deal keeps Baker Hughes busy at African LNG expansion project
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en Clima · decarbonizzazione
U.S.-headquartered energy technology giant Baker Hughes has secured a multi-year assignment at a liquefied natural gas (LNG) expansion project in Nigeria, Africa. The post 13-year deal keeps Baker Hughes busy at African LNG expansion project appeared first on Offshore Energy .
U.S.-headquartered energy technology giant Baker Hughes has secured a multi-year assignment at a liquefied natural gas (LNG) expansion project in Nigeria, Africa. Baker Hughes has won an award fromNigeria LNG Limited (NLNG)for the provision of comprehensive lifecycle services, supporting turbomachinery equipment at the NLNG liquefaction plant in Bonny Island, extending a two-decade collaboration between the duo in Nigeria. The 13-year service agreement will support theoperational performanceof the newTrain 7project, which is set to increase the facility’s total LNG production capacity from 22 to 30 million tonnes per annum (mtpa) upon completion. Adeleye Falade, Nigeria LNG’s Managing Director and Chief Executive Officer, commented:“Utilizing Baker Hughes’ industry-leading lifecycle services and digital expertise will help support the successful long-term operation of our Train 7 project. “As we expand our production capacity, we are strengthening Nigeria’s role as a competitive global energy supplier, creating greater economic value for our stakeholders, and supporting a practical energy transition through the delivery of lower-carbon energy solutions.” This content is available after accepting the cookies. Shell approves Nigerian gas development to power LNG growth The U.S. player’s scope covers comprehensive services for equipment awarded in 2021: four heavy duty gas turbines and associated centrifugal compressors, along with two additional gas turbines for power generation. The new service agreement includes the support of a local Baker Hughes engineering team and iCenter digital services, powered by Cordant, for remote monitoring and diagnostics to enhance equipment reliability and availability. Maria Claudia Borras, Baker Hughes’ Chief Growth & Experience Officer and interim Executive Vice President of Industrial & Energy Technology, emphasized:“This agreement reinforces the strength of our long-standing collaboration with NLNG and our commitment to the region. “Our advanced lifecycle services and regional expertise can help NLNG ensure efficient and reliable operations at its Bonny Island facility, while bolstering energy reliability as Nigeria continues to harness its proven gas reserves to meet growing global energy demands.” The American giant highlights that the Train 7 project marks a significant milestone in Nigeria’s strategy to become one of the world’s top-tier LNG producers. The work under the agreement will be delivered through the Baker Hughes Service Center in Nigeria’s Port Harcourt, which employs local talent, providing a range of comprehensive lifecycle services. Baker Hughes recently lined up multiple deals across geographies, including an assignment with Petrobras for theexpansion of integrated well constructionoperations across Brazil’s pre-salt offshore oil and gas fields. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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MODEC’s FPSO reaches recycling yard after finishing Brazilian assignment
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 📍 Hong Kong en Clima · decarbonizzazione Rumore · acque · biodiversità
Japan’s MODEC has confirmed the arrival of a floating production, storage, and offloading (FPSO) vessel at a ship recycling facility in Denmark, following the completion of the unit’s work at an oil field off the coast of Brazil. The post MODEC’s FPSO reaches recycling yard after finishing Brazilian assignment appeared first on Offshore Energy .
Japan’s MODEC has confirmed the arrival of a floating production, storage, and offloading (FPSO) vessel at a ship recycling facility in Denmark, following the completion of the unit’s work at an oil field off the coast of Brazil. TheFPSO Cidade de Niterói MV18, owned and operated by the MODEC Group, has arrived at a ship recycling facility in Denmark after it departed from Brazil upon completion of the required demobilization activities at theMarlim Leste oil fieldin the Campos Basin offshore Brazil on May 8, 2026. The Japanese giant was in charge of executing engineering, procurement, construction, installation, and commissioning (EPCIC) on a turnkey basis for the FPSO, which was contracted by Petrobras for the Marlim Leste development. Since first oil in February 2009, MODEC subsequently provided charter and operations and maintenance (O&M) services for about 17 years, processing approximately 159 million barrels of oil. The FPSO completed the charter contract in May 2026.​ This FPSO is planned to undergo ship recycling at a facility in Denmark in accordance with applicable regulations, including the EU Ship Recycling Regulation and the Hong Kong International Convention for the Safe and Environmentally Sound Recycling of Ships. The vessel was capable of processing 100,000 barrels of crude oil per day, 124 million standard cubic feet of gas per day, and had storage capacity of 1,600,000 barrels of crude oil. MODEC is set on curbing emissions from its operations as illustrated by itscollaboration with Eld Energyto develop a 1.2 MW power system integrated with carbon capture for application on FPSOs. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Shell’s LNG forecast anticipates 65% surge in demand by 2050
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en Clima · decarbonizzazione
UK-headquartered energy giant Shell is expecting an uptick in demand for liquefied natural gas (LNG) to nearly 700 million tonnes a year by 2050, following supply disruptions caused by the conflict in the Middle East, which was cushioned by North American supply growth. The post Shell’s LNG forecast anticipates 65% surge in demand by 2050 appeared first on Offshore Energy .
UK-headquartered energy giant Shell is expecting an uptick in demand for liquefied natural gas (LNG) to nearly 700 million tonnes a year by 2050, following supply disruptions caused by the conflict in the Middle East, which was cushioned by North American supply growth. According to Shell’s ‘LNG Outlook 2026,’ global LNG demand is projected to increase to nearly 700 million tonnes a year by 2050, a jump of around 65% from 2025 levels, as countries continue to prioritize flexible and reliable energy security offered by gas and LNG. While a total of 422 million tonnes of LNG was traded in 2025, the volume was expected to grow significantly in 2026, before the severe disruption to shipping through the Strait of Hormuz shut in around one-fifth of the world’s monthly LNG supply since the conflict started, pushing up prices on the spot market and adversely affecting some countries in Asia. However, the ramp-up of new liquefaction facilities in North America, improved performance at existing plants, and slower Asian imports of LNG have partially offset the impact of reduced supply from the Middle East. In light of this, total LNG trade in 2026 could be similar to last year, if shipping through the Strait of Hormuz goes back to normal levels this summer, before returning to growth in 2027. Even though about 180 million tonnes of annual new supply is forecast to enter the market by 2030, improving the availability and affordability of gas and opening up demand in new markets, the ability to benefit from new supply will depend on the availability of infrastructure in importing countries, including regasification capacity and pipeline connectivity, especially in South and Southeast Asia. Given that forecasts show those regions will account for around 40% of global LNG imports by 2050 to meet rapidly growing demand for energy with lower emissions than coal, Shell’s outlook emphasizes that data centres are emerging as a new source of power demand in more mature Asian markets, such as Japan, while emerging segments of demand are also growing rapidly. Based on the forecasts, LNG bunkering will grow seven-fold to 27 million tonnes by 2035, more than the amount of LNG imported by India last year. The UK giant’s new outlook highlights that LNG will continue to have a vital role in delivering energy security in Europe to balance intermittent renewables as domestic gas production declines. The company claims that significant additional investment will be needed in new LNG liquefaction plants through the 2030s and 2040s to meet the growing demand, with around 200 million tonnes a year of new supply needed, in addition to projects already under construction. This content is available after accepting the cookies. With natural gas in high demand, Shell forecasts global LNG growth will top 50% by 2040 Cederic Cremers, President of Integrated Gas at Shell, commented:“The conflict created a system-wide shock with disruption cascading across all segments of the economy, but the LNG industry has proved resilient and able to adapt to changing market conditions. “While more investment in both supply and demand infrastructure is needed, the long-term outlook remains strong and LNG will continue to be a stabilising force in the global energy system.” Although LNG spot prices in Asia rose to more than $20 per million British thermal units at the peak of the Middle East crisis, they remained significantly lower than in 2022, when gas supplies were disrupted following the Russian invasion of Ukraine, reflecting the LNG market’s greater resilience now. With long-term supply agreements accounting for around two-thirds of total LNG trade, Shell is adamant that the average price buyers paid for LNG in May was about $11-12 per million British thermal units, compared to $7-11 in January before the conflict began. Since the firm’s first LNG outlookpublication in 2017, global LNG trade has witnessed a boost of around 60%, from 264 million to 428 million tonnes, with China’s LNG imports rising by about 250%, as the number of LNG-importing countries grew from 36 to 49, and the fleet of LNG-fuelled ships expanded from 77 to over 800 vessels. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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‘World’s largest’ vertical continuous vulcanization tower under construction in US
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en
LS GreenLink, the U.S. subsidiary of South Korean LS Cable & System, has started […] The post ‘World’s largest’ vertical continuous vulcanization tower under construction in US appeared first on Offshore Energy .
LS GreenLink, the U.S. subsidiary of South Korean LS Cable & System, has started the construction of a 201-meter vertical continuous vulcanization (VCV) tower for cable insulation at its high-voltage direct current (HVDC) subsea cable factory in Virginia. The construction of the factorystarted in April 2025on a brownfield site in Chesapeake that spans some 396,700 square meters, with the facility itself occupying 70,000 square meters. The factory is expected to become the largest submarine cable production site in the U.S., targeting completion in the second half of 2027 and commercial production in Q1 2028. Standing at 201 meters tall, the VCV tower will become the world’s largest VCV facility and the tallest structure in Virginia, LS Cable & System said. The total investment in the manufacturing facility is €681 million. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Formalizzate le nuove concessioni ro-pax nel porto di Catania
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 📍 Catania it
Cementato il rapporto con Grimaldi, nell'ambito del piano, nel segno del nuovo Prp e dell'apertura del porto alla città L'articolo Formalizzate le nuove concessioni ro-pax nel porto di Catania proviene da Shipping Italy .
A un anno e mezzo dalla presentazione delle istanze, s’è concluso l’iter di quattro nuove concessioni nel porto di Catania, attuazione all’accordo procedimentale predisposto dall’Autorità di sistema portuale locale per esaltarne la vocazione ai trasporti marittimi di carichi rotabili e passeggeri. Nello specifico, alla Grimaldi Marangolo Terminal Catania Srl va un’area di sedime portuale della superficie complessiva di mq. 103.029,00 mq, ubicata presso la Nuova Darsena commerciale del porto di Catania (una superficie scoperta di circa 93.000 mq; un’area da destinare a parcheggio multipiano della superficie complessiva di circa 10.000 mq). Lo scopo è attività di terminalista ro-ro/ro-pax, per una durata di 25 anni. Alla Est Europea Servizi Terminalistici Srl va un’area di sedime portuale di circa mq. 34.933,00, ubicata presso le Banchine 8 e 9 – Molo Crispi del porto di Catania. Lo scopo è svolgere l’attività di terminalista al servizio dei traffici ro-ro/ro-pax, per una durata di 10 anni. Buona parte di questa area, infatti, secondo le previsioni del nuovo Prp, sarà successivamente destinata a funzioni diportistiche da attuarsi previa la realizzazione delle opere infrastrutturali necessarie. Alla Marimport Srl va un’area di sedime portuale della superficie complessiva di mq. 2.865,00, in parte ubicata presso la nuova darsena commerciale e in parte ubicata piazzale presso Molo Crispi del porto di Catania. Lo scopo è attività di presidio logistico, stoccaggio e movimentazione in imbarco e sbarco automezzi, magazzino doganale di temporanea custodia, gestione e movimentazione di containers riferita al traffico ro/ro, durata 4 anni. La società fornisce servizi portuali a supporto del traffico ro-ro e ro-pax generato dalle navi del Gruppo Grimaldi. Alla F.lli Bordieri Srl va un’area di sedime portuale della superficie complessiva di mq. 2.750,00, ubicata presso la nuova darsena commerciale dello scalo. Lo scopo è attività di stoccaggio auto destinate all’imbarco/sbarco, durata: 4 anni. La Società si occupa dello stoccaggio e distribuzione di autoveicoli nuovi ed usati su tutto il territorio italiano. “L’obiettivo del riordino è pertanto quello di conseguire un potenziamento del porto nello scenario mediterraneo del ro-ro e ro-pax, grazie ad una migliore e più razionale utilizzazione degli spazi disponibili. Accanto all’impegno di Grimaldi, che deterrà la maggior quantità di aree messe in gioco e che ormai è storico player del porto di Catania, l’auspicio è che questa apertura a terminal diversi permetta di giungere ad una pluralità di operatori a tutto favore della offerta all’utenza. I segnali in tal senso ci sono, ed il prossimo futuro servirà a capire se e quanto questi segnali siano attendibili concretamente. Tutto ciò, peraltro, segna un primo concreto passo verso l’attuazione del Prp di Catania, in quanto le navi traghetto non saranno più ormeggiate sullo sporgente centrate o lungo la diga di levante, consentendo di attuare la apertura del porto alla città tanto voluta dai cittadini catanesi” ha spiegato l’Adsp. Aggiungendo poi che “sul piano degli investimenti, le concessioni rilasciate porteranno investimenti privati, tra opere civili, macchinari, attrezzature e personale per un totale di oltre 20 milioni di euro, impegni economici per ulteriori assunzioni e programmi operativi tesi alla crescita del traffico complessivo. Infine, i canoni relativi alle quattro concessioni porteranno un introito annuo complessivo per l’Ente pari a 1 milione e 750 mila euro, cifra preziosa per sostenere manutenzioni e potenziamenti delle infrastrutture pubbliche di supporto”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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SBM Offshore puts $465 million financing in place for Gulf of Mexico-destined FSO
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en
Netherlands-based SBM Offshore, a provider of the design, construction, installation, and operation of offshore floating facilities, has secured multimillion-dollar financing for a newbuild floating storage and offloading (FSO) unit, which will be deployed at a deepwater oil project off the coast of Mexico, North America. The post SBM Offshore puts $465 million financing in place for Gulf of Mexico-destined FSO appeared first on Offshore Energy .
Netherlands-based SBM Offshore, a provider of the design, construction, installation, and operation of offshore floating facilities, has secured multimillion-dollar financing for a newbuild floating storage and offloading (FSO) unit, which will be deployed at a deepwater oil project off the coast of Mexico, North America. SBM Offshore has signed the project financing for theFSO Chalchifor a total amount of $465 million with a consortium of international banks and institutional investors. This includes partial insurance cover from China Export & Credit Insurance Corporation. The Dutch giant emphasizes that the project financing will be drawn during the construction period and will become non-recourse after the FSO has started operations. The loans have a maximum tenor of around 14 years post-completion. Douglas Wood, CFO of SBM Offshore, commented:“We welcome the signing of the project financing of FSO Chalchi, marking our first transaction combining commercial banks, institutional investors and support from an export credit agency. “This financing structure demonstrates SBM Offshore’s ability to deliver innovative, long-term funding solutions for our clients and provides a scalable solution for potential new lease and operate projects.” This content is available after accepting the cookies. Exclusive interview with SBM Offshore: South America anchors business growth, as West Africa emerges on FPSO horizon The FSO Chalchi, which iscurrently under construction, will be operated under 20-yearlease and operatecontracts with Woodside Energy through its affiliate in Mexico. The new-build FSO is based on a Suezmax-type hull. This unit will be equipped with a disconnectable turret mooring system designed by SBM Offshore. The FSO will be moored in a water depth of about 2,500 meters and will be able to store around 950,000 barrels of crude oil. The FSO Chalchi will be deployed at theTrion field, located 180 kilometers off the Mexican coastline and 30 kilometers south of the U.S./Mexico maritime border. This project is a joint venture between Woodside (60%, operator) and Pemex (40%). Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Di Sarcina si congeda con l’avvio dell’iter per il nuovo Prp del porto di Augusta
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 📍 Catania it
Intanto proseguono lavori e cantieri tra cui lo spostamento del terminal contenitori Est su parte della nuova banchina trapezoidale per consentire l'avvio dei lavori della linea ferroviaria e in vista dei futuri interventi per accogliere le gru di grandi dimensioni necessarie ad assemblare turbine eoliche offshore L'articolo Di Sarcina si congeda con l’avvio dell’iter per il nuovo Prp del porto di Augusta proviene da Shipping Italy .
Dopo aver portato a compimento il nuovo Piano regolatore portuale di Catania, l’Autorità di sistema portuale della Sicilia orientale ha avviato l’iter amministrativo del Prp di Augusta, la cui ultima versione risaliva al 1968. “Novità importanti anche per il porto di Siracusa: completata l’aggiudicazione dei lavori di costruzione del Terminal crociere e avviato uno studio specialistico per valutare le prospettive di traffico portuali e crocieristici per meglio definire le soluzioni di affidamento della gestione dei servizi crocieristici” ha spiegato una nota dell’ente. “Dopo 58 anni portiamo a casa un risultato fondamentale che segnerà lo sviluppo del porto augustano per i prossimi decenni” ha spiegato il presidente dell’Adsp Francesco Di Sarcina, precisando che sono già partite le richieste di parere per Ministero, Regione e Comune e la procedura Vas: “Consegneremo alla futura governance – il mandato di Di Sarcina scade oggi – un percorso burocratico già avviato, costruito per contenere i tempi di approvazione”. Per l’ente il Piano “riorganizza completamente le aree rafforzando di gran lunga la parte commerciale grazie alla previsione di nuovi spazi e banchine, in adiacenza a quelli già esistenti; rivoluziona la parte cantieristica, immaginando nella zona di Punta Pugno un nuovo Polo cantieristico, importante al fine di concentrare le attività che registrano da anni un incremento e che al momento hanno diverse allocazioni nella rada di Augusta, saranno potenziate e implementate anche con l’eolico offshore e le demolizioni navali; conferma con chiavi di lettura future e rivolte al green le aree del petrolchimico; prevede zone a mare dove realizzare energie rinnovabili in acqua, moderne e innovative e, laddove possibile al netto delle aree militari, alleggerisce la zona urbana, quindi la costa dell’isola di Augusta da tutte le attuali funzioni portuali”. Di Sarcina ha evidenziato che “una forte attenzione è riservata agli aspetti ambientali perché le nuove infrastrutture sono state progettate sfruttando al massimo le risorse naturali, per le aree e i piazzali eviteremo di prendere materiale da cave e useremo i dragaggi; abbiamo definitivamente abbandonato l’idea di realizzare piazzali nella zona delle saline, che invece saranno riqualificate con un progetto già in corso. La logica è l’equilibrio tra la necessità infrastrutturale e la tutela dell’ambiente, già compromessa in passato in alcune zone. Confermiamo anche la strategia generale di concentrare prevalentemente i traghetti e le crociere a Catania, mentre rinfuse, cantieristica e contenitori ad Augusta, anche se rimane la previsione di avere un piccolo spazio per traghetti”. Nel frattempo proseguono lavori e cantieri propedeutici anche al Prp: sono state definite alcune pratiche demaniali tra cui lo spostamento del Terminal contenitori Est su parte della nuova banchina trapezoidale, così da consentire l’avvio dei lavori di costruzione della linea ferroviaria da parte di Rfi e in vista dei futuri prossimi lavori di consolidamento del piazzale antistante alle banchine 7-8 con l’obiettivo di accogliere le gru di grandi dimensioni, necessarie ad assemblare le turbine eoliche offshore. Il Comitato di gestione dell’Adsp, composto da Di Sarcina e da 9 membri, ha chiuso la sua attività del quadriennio e il prossimo 5 luglio sarà sciolto per decorrenza dei termini. Questo il bilancio: “35 le sedute – riunioni con l’esame di 331 punti di ordine del giorno; rilasciate 258 concessioni sui quattro porti (Catania, Augusta, Siracusa e Pozzallo), tra concessioni terminalistici, rinnovi e variazioni di concessioni esistenti; ⁠⁠approvati 13 bilanci con impegni per opere per oltre 700 milioni di euro, tra previsionali, assestamenti e consuntivi; due Prp di cui uno approvato (Catania) e l’altro adottato (Augusta) oltre che 3 Atf di cui uno per Catania e due per Augusta; ⁠12 regolamenti di varia natura; nuova pianta organica dell’Ente; ⁠⁠deliberata la costituzione delle sedi decentrate dei porti di Siracusa e Pozzallo; ⁠⁠attuati tre accordi procedimentali per la riorganizzazione delle aree demaniali dei porti di Augusta e Catania; ⁠⁠avviate le approvazioni delle progettazioni del porto grande di Pozzallo ed il concorso di architettura per il molo S. Antonio del porto di Siracusa, la cui prima fase terminerà la prossima settimana” ha chiuso Di Sarcina, ringraziando “i componenti del Comitato di gestione, del Collegio dei revisori e tutti gli uffici che mi hanno supportato costantemente, con la loro sensibilità e spirito di costruttiva collaborazione abbiamo raggiunto insieme obiettivi e traguardi non semplici”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Consegna da Vard (Fincantieri) la prima nave per il mercato giapponese dell’eolico offshore
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 it Aria · inquinamento Clima · decarbonizzazione Elettrificazione · cold ironing
Realizzata per Toyo Constructions fra Romania e Norvegia, l'imbarcazione è lunga 151 metri e larga 28 metri, con una capacità di carico cavi di 9.000 tonnellate L'articolo Consegna da Vard (Fincantieri) la prima nave per il mercato giapponese dell’eolico offshore proviene da Shipping Italy .
Realizzata per Toyo Constructions fra Romania e Norvegia, l’imbarcazione è lunga 151 metri e larga 28 metri, con una capacità di carico cavi di 9.000 tonnellate Presso lo stabilimento norvegese Vard Langsten è avvenuta la consegna, da parte del cantiere Vard (Fincantieri), di una nave ibrida per costruzioni e posacavi alla giapponese Toyo Constructions. Si tratta della prima imbarcazione che la principale società di costruzioni giapponese ha ordinato a Vard e della prima imbarcazione che Vard ha consegnato al mercato giapponese dei parchi eolici. Tatsuyoshi Nakamura, amministratore delegato e presidente di Toyo, ha dichiarato: “Siamo onorati di celebrare questo traguardo insieme a Vard e ai numerosi stakeholder che hanno contribuito a rendere questa imbarcazione una realtà. Mentre ci prepariamo per le operazioni a pieno regime in Giappone, restiamo impegnati a creare valore a lungo termine per i nostri clienti, partner e le comunità in cui operiamo”. L’imbarcazione è stata allestita, messa in servizio e consegnata nei tempi previsti da Vard Langsten, mentre lo scafo è stato costruito presso i cantieri navali Vard Shipyards Romania – Tulcea. Il presidente del gruppo Vard, Alberto Maestrini, presente anch’egli alla cerimonia, ha dichiarato: “Vard è orgogliosa di consegnare questa nave complessa e moderna a Toyo Construction. Essa è il frutto di una solida collaborazione tra Toyo Construction, Class NK e Vard Group, che, grazie alla sua grande flessibilità ingegneristica e alle competenze acquisite, ha raggiunto la piena conformità agli standard di classificazione e bandiera giapponesi, lavorando insieme come un’unica squadra. Con la sua duplice capacità, sarà la più grande nave per la posa di cavi in ​​Giappone”. L’imbarcazione, realizzata su misura, è lunga 151 metri e larga 28 metri, con una capacità di carico cavi di 9.000 tonnellate. Oltre ad essere utilizzata come nave posacavi semovente, è dotata di una gru ad alte prestazioni e di un’ampia area di coperta, che la rendono adatta ad applicazioni multifunzionali come lavori di fondazione a terra, lavori di ormeggio per piattaforme eoliche offshore galleggianti e progetti legati alle risorse marine. L’imbarcazione sarà inoltre equipaggiata con un sistema di ormeggio a 4 punti e un eliporto. L’imbarcazione è dotata di un sistema di posa cavi rimovibile e di 2 gru offshore che la rendono adattabile a una varietà di lavori in mare aperto. Vard ha inoltre specificato che “l’imbarcazione è stata sviluppata con le più recenti tecnologie sostenibili per ridurre l’impronta di carbonio durante le operazioni e l’ormeggio in porto. Sarà dotata di un ampio pacco batterie, di un collegamento per l’alimentazione da terra e di un sistema di gestione energetica all’avanguardia. Questa configurazione sostenibile si tradurrà in una maggiore efficienza energetica, riducendo le emissioni di CO2, NOx e SOx”. La nave ibrida per la posa e la costruzione di cavi elettrici sarà di tipo Vard 9 15, un progetto sviluppato appositamente per soddisfare le esigenze del cliente al fine di rispondere al crescente mercato giapponese degli impianti eolici offshore e per operare a livello globale. Avrà uno scafo ottimizzato per adattarsi alle condizioni naturali e di costruzione in Giappone, consentendo l’utilizzo sia in acque basse che profonde per progetti di generazione di energia eolica offshore galleggiante e di trasmissione di energia in corrente continua. Sarà in grado di svolgere lavori di costruzione ad alta velocità operativa in un’ampia gamma di aree oceaniche. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Eni and BP order Vallourec’s pipe for Angolan waters
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-06-30 en Clima · decarbonizzazione
French provider of tubular solutions Vallourec has won a contract with Azule Energy, a joint […] The post Eni and BP order Vallourec’s pipe for Angolan waters appeared first on Offshore Energy .
French provider of tubular solutions Vallourec has won a contract with Azule Energy, a joint venture between Italy’s Eni and the UK’s BP, to deliver pipes for an ultra-deepwater development in Angola. Vallourec will supply over 26,000 tons of seamless carbon steel line pipes, representing approximately 210 kilometers of pipeline, including advanced solutions with heavy thermal insulation coating for the Greater PAJ project, described as Angola’s first integrated cross-block development. The line pipe solutions will be delivered for production lines, service lines, water injection lines and gas export lines. Deliveries will begin in July 2027 and continue through December of the same year. According to the French firm, the project will involve one of the thickest thermal insulation systems ever implemented in the subsea industry, reaching up to 120 mm of glass syntactic polypropylene (GSPP) insulation thickness. “This contract is a strong recognition of Vallourec’s unique expertise in complex offshore line pipe projects and advanced thermal insulation solutions,”saidPhilippe Guillemot, Chairman of the Board of Directors and Chief Executive Officer of the Vallourec Group. “It reinforces our position as a trusted partner for major deepwater developments and further strengthens our presence in Angola, where we have built a proven track record of execution. I would like to thank Azule Energy for its renewed confidence and all Vallourec teams whose commitment and expertise made this success possible.” Located approximately 200 kilometers offshore Angola in water depths ranging from 1,500 to 2,000 meters, the Greater PAJ project encompasses the development of five offshore fields, including Palas, Astraea, Juno, Dione and Urano. Eni reported on June 22 that the final investment decision (FID) had been reached for the oil development. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Filt Cgil protesta contro l’Adsp per l’autoparco e difende il lavoro di Spinelli a Cornigliano
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 📍 Genova it
Il sindacato chiede che Erzelli 2 rimanga adibita a deposito di vuoti e che si trovi un'altra area più idonea a diventare "un vero e proprio Centro Routier" L'articolo Filt Cgil protesta contro l’Adsp per l’autoparco e difende il lavoro di Spinelli a Cornigliano proviene da Shipping Italy .
“A Genova serve un autoparco che sia degno di questo nome, non un parcheggio camion in aree operative, ma un luogo dove i camionisti in sosta possano trovare un punto ristoro, servizi igienici e quanto occorre per una fermata dignitosa”. Lo afferma una nota rilasciata da Marco Gallo e Leonardo Cafuoti della Filt Cgil all’indomani della concessione rilasciata a Trasportounito per aree parcheggi sulla sopraelevata portuale e commentando il recente annuncio in merito di Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale genovese: “Nei giorni scorsi si è tornato a parlare dell’autoparco destinato ai mezzi pesanti; questa volta però non più nelle cosiddette aree ex Ilva di Genova Cornigliano ma presso le aree demaniali autorizzate per il deposito container denominate Erzelli 2 (oggi gestito dal Gruppo Spinelli, con un titolo in scadenza a fine anno, ndr)” ha spiegato la nota. L’area in questione fu individuata quale autoparco già dal piano straordinario delle opere portuali che nel 2019 venne redatto dall’Autorità di sistema portuale a valle del crollo del ponte Morandi. “Erzelli 2 è un’area situata in posizione strategica adiacente al porto commerciale ed è utilizzata per rifornire gli autisti di mezzi pesanti di container vuoti necessari per le quotidiane operazioni di export e, all’interno di quegli spazi, operano i lavoratori che fanno parte del deposito” hanno però eccepito i sindacalisti della Filt Cgil chiedendo “la realizzazione di un vero autoparco (magari ampliando l’attuale parcheggio già presente in zona aeroporto) e non un posteggio camion dove capita e certamente non sostituendolo ad uno dei rari terminal contenitori vuoti rimasti sul territorio, che smantellato costringerebbe gli autisti a fare spola in altre regioni per approvvigionarsi dei container necessari allo svolgimento del lavoro quotidiano”. La conclusione dei due sindacalisti è che “la necessità di un Autoparco a Genova è fuori discussione e infatti è da tempo che la Filt ne sollecita la realizzazione con tutti gli interlocutori interessati, dalle istituzioni alle associazioni datoriali. La necessità però è quella di identificare un vero e proprio ‘Centro Routier’ e non un semplice parcheggio con stalli per mezzi pesanti, ma un luogo dove chi si trova a stazionare in città lo faccia non in aree di fortuna ma in spazi debitamente attrezzati all’accoglienza”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Gommellini è il nuovo amministratore delegato di Adriafer
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 📍 Genova it
Il manager genovese ha lasciato Tcr, scelto dall'Adsp di Trieste per guidare l'impresa che svolge le manovre ferroviarie nello scalo giuliano L'articolo Gommellini è il nuovo amministratore delegato di Adriafer proviene da Shipping Italy .
Cambio al vertice di Adriafer, la società interamente controllata dall’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale che gestisce la manovra ferroviaria nei porti di Trieste e Monfalcone. Come riferisce Nordest Economia, l’assemblea dei soci ha nominato amministratore unico Giovanni Gommellini, manager genovese proveniente da Tcr, il terminal container di Ravenna, ponendo fine al mandato di amministratore delegato di Maurizio Cociancich, che manterrà comunque il ruolo di direttore generale. La scelta si inserisce nel più ampio riassetto delle società partecipate dall’Autorità portuale avviato dal presidente Marco Consalvo e punta, da un lato, a dare nuovo impulso ad Adriafer dopo un decennio di forte espansione e, dall’altro, ad affrontare il tema del consolidamento finanziario della società. Negli ultimi dieci anni Adriafer ha infatti accompagnato la crescita del traffico ferroviario del porto di Trieste, aumentando sensibilmente il volume d’affari ma anche l’indebitamento di lungo periodo, oggi attestato intorno ai 20 milioni di euro. Consalvo ha escluso qualsiasi ipotesi di privatizzazione della società, ribadendo che Adriafer resterà interamente controllata dall’Autorità di sistema portuale. L’obiettivo, ha spiegato, è rafforzare la struttura gestionale di un’impresa considerata strategica per lo sviluppo ferroviario dello scalo giuliano. Il presidente ha inoltre sottolineato che il bilancio 2025 si è chiuso con un risultato positivo e un fatturato prossimo ai 30 milioni di euro, circa il quintuplo rispetto a dieci anni fa. Gommellini, selezionato attraverso la procedura pubblica avviata nei mesi scorsi dall’Authority, resterà in carica per un anno, eventualmente rinnovabile, così come Cociancich nel ruolo di direttore generale. Laureato in Economia e Commercio all’Università di Genova, il nuovo amministratore unico vanta un lungo percorso manageriale nel settore della logistica, dei trasporti e dell’industria. Dopo gli esordi in Deloitte & Touche, dove si è occupato della revisione di società del gruppo Iri e della certificazione del gruppo Ilva, è stato chief financial officer del gruppo Duferco, amministratore delegato di Demag Plastic Group e direttore generale di Rivalta Terminal Europa, l’hub intermodale del gruppo Gavio. Ha inoltre guidato il trasporto pubblico savonese e svolto incarichi di consulenza strategica per Voltri Terminal Europa (oggi Psa Pra’), Captrain e, più recentemente, per Tcr, il terminal container del porto di Ravenna. Secondo Nordest Economia, quello di Adriafer rappresenta solo il primo tassello del riassetto delle partecipate dell’Autorità portuale. Nelle scorse settimane è stata infatti rinnovata anche la governance di Trieste Terminal Passeggeri, mentre nelle prossime settimane dovrebbe essere la volta del Consorzio di sviluppo economico locale dell’Area giuliana (Coselag). ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Al via il nuovo regime Ue sull’import di acciaio
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 it
Dazi al 50%, limitazione della quota esente e nuovo principio del melt & pour per stabilire l’origine doganale, ma resta il nodo dei contingenti tariffari per singolo paese L'articolo Al via il nuovo regime Ue sull’import di acciaio proviene da Shipping Italy .
Entrerà in vigore domani, 1 luglio, il nuovo regime di protezione dell’industria siderurgica Ue, volto in particolare a metterla al riparo dall’eccesso globale di produzione di acciaio. Le norme introducono una soglia più bassa per la quota di importazione annua esente dai dazi, fissandola a 18,3 milioni di tonnellate annue (-47% sul 2024), portando parallelamente al 50% (dall’attuale 25%) la tariffa per le eccedenze e per i prodotti siderurgici non coperti da essa. Lo schema – che sostituisce quello vigente, in scadenza oggi 30 giugno – rafforza inoltre la tracciabilità dell’acciaio, introducendo il ‘principio di fusione e colata’, per stabilirne l’origine ed evitare elusioni. Un commento a questa novità arriva dallo Studio Armella e Associati, che ricorda innanzitutto come le misure siano state introdotte tramite il Regolamento Ue 2026/1384, pubblicato in Gazzetta Europea il 24 giugno. Il nuovo regime, spiega la nota, introduce innanzitutto un sistema di contingenti tariffari esente da dazi per 28 categorie di prodotti siderurgici classificati nei Capitoli 72 e 73 della Nomenclatura Combinata, per un volume annuo complessivo di 18,345 milioni di tonnellate. Esaurita questa quota, sulle importazioni aggiuntive si applicherà un dazio pari al 50% del valore della merce (dall’attuale 25%). F Restano fuori da tale regime tutti i prodotti siderurgici originari di Islanda, Liechtenstein o Norvegia, nonché dei Paesi nei confronti dei quali si applicheranno misure di salvaguardia bilaterali. Il regolamento, spiega ancora la nota, introduce inoltre il criterio del ‘fuso e colato’ (c.d. melt and pour) per determinare l’origine doganale dei prodotti interessati. Alle merci importate nel territorio dell’Unione sarà attribuita l’origine del luogo in cui il ferro o l’acciaio grezzo sono inizialmente lavorati in forma liquida e colati allo stato solido. Questo allo scopo di prevenire fenomeni elusivi delle tariffe, come lavorazioni minime sui prodotti. Resta invece ancora un tema chiave per gli operatori, ovvero quello della ripartizione dei contingenti tariffari per singolo Paese (al riguardo sono infatti ancora in corso i colloqui tra la Commissione europea e i suoi partner commerciali, per individuare le quote di importazione assegnate a ciascuno di essi). Mentre si attende la pubblicazione degli appositi atti esecutivi che li individueranno, secondo lo Studio Armella l’ipotesi più probabile è che il nuovo regime possa partire con contingenti gestiti inizialmente a livello globale ma tra gli operatori serpeggia anche il timore che la successiva ripartizione per Paese possa produrre effetti retroattivi. Tutti nodi che rendono necessario un intervento tempestivo della Commissione europea, la quale dovrà “definire regole applicative chiare, considerati i potenziali effetti derivanti dall’attuazione del nuovo regime”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Midolini Group acquisisce il ramo ‘noleggio a caldo’ di Scaligera Service
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 📍 Trieste it
Nasce Scaligera Autogrù, controllata all'80% da Midlift e al 20% da Brunelli. Potenziata la flotta di mezzi speciali e consolidata la presenza sull'asse del Brennero L'articolo Midolini Group acquisisce il ramo ‘noleggio a caldo’ di Scaligera Service proviene da Shipping Italy .
Nasce Scaligera Autogrù, controllata all’80% da Midlift e al 20% da Brunelli. Potenziata la flotta di mezzi speciali e consolidata la presenza sull’asse del Brennero Il Gruppo Midolini ha firmato un accordo vincolante per l’acquisizione della quota di maggioranza e controllo del ramo d’azienda dedicato al noleggio a caldo di Scaligera Service, con un’operazione condotta con la propria società controllata Midlift. La holding industriale friulana, attiva da oltre settant’anni nei settori del sollevamento, dei trasporti e della logistica integrata, sviluppa la propria presenza nel Nord Italia. Con questa intesa è prevista la costituzione una nuova società denominata Scaligera Autogrù, in cui confluiranno le attività e i mezzi relativi al noleggio con operatore di autogrù e piattaforme aeree; Midlift ne deterrà l’ottanta per cento delle quote mentre il restante venti per cento rimarrà di proprietà della famiglia Brunelli, garantendo la continuità gestionale e commerciale sul territorio. L’operazione non include le attività di noleggio a freddo, ossia senza operatore, che continueranno a operare in autonomia sul mercato con il marchio UpRent. Il Gruppo Midolini con questa operazione incrementa la propria flotta con mezzi che raggiungono una capacità di sollevamento fino a 220 tonnellate e altezze operative fino a 48 metri e, dal lato geografico, consolida il presidio del gruppo nell’area di Verona estendendo la copertura dei servizi lungo l’asse del Brennero fino al Trentino-Alto Adige, portando a sette il numero complessivo delle filiali operative, dislocate tra Udine, Trieste, Marghera, Ravenna, Sassuolo, Verona e Trento. Giacomo Pittini, amministratore delegato di Midolini Group, ha commentato l’operazione evidenziando la creazione di sinergie operative e commerciali grazie all’unione di competenze specialistiche in un’area economica fondamentale. Mauro Brunelli, amministratore delegato di Scaligera Service, da parte sua, ha affermato che il legame con un partner industriale strutturato offre alla divisione del noleggio a caldo nuove opportunità di crescita su scala nazionale, tutelando il valore e l’esperienza della squadra di collaboratori attiva nelle sedi di Verona, Trento e Mantova. Il commento dei consiglieri di amministrazione Andrea Costantini e Fabrizio Vettosi, ha confermato l’importanza dell’iniziativa e ribadito la coerenza dell’investimento con gli obiettivi di crescita sostenibile e di integrazione geografica supportati dai partner finanziari Smart Capital e Vsl Club. Sotto gli aspetti tributari, contabili e legali, Scaligera Service è stata assistita dallo Studio FarinaConsulting e dallo Studio Legale Agostini, Reversi e Vasapoli di Verona. Il Gruppo Midolini, che conta oltre 250 dipendenti, punta a consolidare la propria offerta di servizi specialistici ad alto valore aggiunto per l’intero comparto industriale. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Cold Ironing, responsabilità e coperture in riva al Tamigi con Advant-Nctm e Aon
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-30 it Elettrificazione · cold ironing
Ampia discussione sui cascami assicurativi della nuova tecnologia all'incontro londinese promosso dalle due aziende attive nei servizi legali e assicurativi L'articolo Cold Ironing, responsabilità e coperture in riva al Tamigi con Advant-Nctm e Aon proviene da Shipping Italy .
“Il cold ironing dei porti italiani tiene banco e fa parlare di sé anche sulle sponde del Tamigi, interessando non solo figure apicali del cluster marittimo internazionale, ma anche diversi rappresentanti di fondi d’investimento attratti dalle modalità e dai possibili risvolti a livello finanziario con cui l’Italia sta procedendo all’elettrificazione delle banchine”. È quanto riferiscono Aon Spa/Aon Re e lo studio legale Advant -Nctm a proposito del workshop “Cold ironing, alimentare i porti del futuro”, ospitato dall’Ambasciata d’Italia a Londra. In platea, rappresentanti del cluster marittimo, delegati all’Imo di alcuni Paesi marittimi, assicuratori e fondi di investimento specializzati nelle infrastrutture hanno discusso di sviluppo delle attività di shore power, delle sfide legate all’elettrificazione dei porti e nello specifico delle coperture dei rischi associati a queste attività. Particolare attenzione è stata dunque posta alle opportunità di investimento, all’allocazione dei rischi e alle soluzioni assicurative connesse a questa complessa transizione energetica. Dopo il benvenuto del Consigliere d’Ambasciata Umberto Bernardo, che ha portato i saluti dell’Ambasciatore Fabio Cassese, e le introduzioni di Andrea Parisi e Pietro Toffanello, rispettivamente Amministratore Delegato di Aon per l’Italia e Amministratore Delegato di Aon Reinsurance Italia, Benedetta Scotti, dirigente della Direzione Generale per i porti, la logistica e l’intermodalità, ha presentato il progetto di elettrificazione delle banchine attuato dal Mit. Sono poi intervenuti Alberto Rossi, coordinatore del Dipartimento Shipping di Advant-Nctm e Segretario Generale di Assarmatori, Giorgio Moroni di Aon Spa e Riccardo Barelli di Aon Re. A moderare Giuseppe Spera, Rappresentante Permanente Aggiunto d’Italia presso l’Imo, che ha evidenziato come “l’evoluzione dei porti in hub energetici apra importanti opportunità di investimento, pur richiedendo ingenti capitali e una stretta cooperazione tra autorità portuali, armatori e fornitori di energia sullo sfondo delle iniziative politiche europee e dell’agenda climatica dell’Imo, il successo dell’elettrificazione portuale rappresenta sia una sfida sia un’opportunità strategica. La sua realizzazione dipende dalla combinazione di un solido supporto regolatorio, investimenti di capitale, innovazione tecnologica ed efficace gestione del rischio”. “Una efficace infrastrutturazione deve tenere giocoforza conto degli aspetti legali e assicurativi, anzitutto per evitare rischi legati ai cosiddetti contenziosi climatici. Che cosa accadrebbe infatti se l’armatore, la cui nave è dotata della ‘spina’, non potesse rifornirsi di energia da terra per mancanza o malfunzionamento del sistema? Di chi sarebbe la responsabilità? Il quadro regolatorio è ampio e purtroppo non sempre univoco, d’altronde stiamo parlando di una novità, in cui l’Italia ha saputo muoversi con lungimiranza e con un investimento rilevante. Discutere di questi aspetti, e di quelli assicurativi, significa mettere i potenziali investitori in un’ottica di maggiore consapevolezza, aiutando quindi lo sviluppo del sistema-Paese” ha aggiunto Alberto Rossi di Advant-Nctm, anche nella sua veste di segretario generale di Assarmatori. “Con la diffusione sistematica e concentrata dei sistemi di shore power, assume un’importanza sempre maggiore la gestione dei rischi operativi connessi all’allaccio delle navi alle reti elettriche terrestri ad alta tensione, tra cui malfunzionamenti delle apparecchiature, picchi di tensione e potenziali incendi. Ci siamo occupati di individuare le necessarie integrazioni e gli emendamenti alle coperture di responsabilità oggi disponibili per coprire nuovi potenziali rischi, senza che vi sia il supporto di dati ed esperienze statistiche” ha affermato Giorgio Moroni di Aon Spa. “Ci siamo molto focalizzati sulla ricerca di capacità assicurativa da parte di vari mercati per far fronte alla verosimile richiesta di massimali importanti per le polizze di responsabilità dei concessionari. Il settore assicurativo riveste infatti un ruolo centrale, quello di garantire la compatibilità del nuovo sistema sotto ogni profilo, tutelando tutti gli operatori dalle perdite economiche e consolidando la fiducia nella sicurezza e nell’efficacia del cold ironing” ha concluso Riccardo Barelli di Aon Re. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Trasporti: crisi in Medio Oriente, cresce la congestione nei porti
📰 SHIP MAG Media 📅 2026-06-30 it
Al contempo, la flotta inattiva è scesa ad appena lo 0,9% del totale (circa 324mila teu distribuiti su 109 navi, incluse quelle intrappolate dal conflitto) L'articolo Trasporti: crisi in Medio Oriente, cresce la congestione nei porti proviene da Shipmag .
Al contempo, la flotta inattiva è scesa ad appena lo 0,9% del totale (circa 324mila teu distribuiti su 109 navi, incluse quelle intrappolate dal conflitto) La domanda di trasporto marittimo supera la capacità offerta sulle principali rotte globali, a causa delle incertezze legate alla mancanza di un accordo in Medio Oriente. Secondo gli analisti, il ripristino totale del transito dei portacontenitori attraverso lo stretto di Hormuz non avverrà prima di metà settembre. Sfruttando questa situazione, le compagnie di navigazione stanno spingendo per nuovi aumenti dei noli e controllano la flotta disponibile, condizionata anche dalla cinquantina di navi rimaste bloccate nel Golfo Persico, di cui solo nove sono riuscite a lasciare l’area dal 17 giugno. In questo scenario, la società di consulenza Linerlytica stima che la congestione portuale globale abbia raggiunto il 10% della flotta mondiale, pari a una capacità di 3,4 milioni di teu. Al contempo, la flotta inattiva è scesa ad appena lo 0,9% del totale (circa 324mila teu distribuiti su 109 navi, incluse quelle intrappolate dal conflitto). Per far fronte alla carenza di spazio, il mercato ha registrato una forte accelerazione della capacità nell’ultimo mese: sono state introdotte ben 22 nuove navi portacontenitori, per un totale di oltre 177mila teu, a fronte del ritiro di appena quattro navi obsolete. La pressione sulle catene di approvvigionamento mondiali rimane altissima.
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Logistica: hi-tech in Europa vola a 350 miliardi, ma crescono i furti
📰 SHIP MAG Media 📅 2026-06-30 📍 Rotterdam it
La Spagna si consolida comunque come il quarto mercato di destinazione nell'Ue L'articolo Logistica: hi-tech in Europa vola a 350 miliardi, ma crescono i furti proviene da Shipmag .
La Spagna si consolida comunque come il quarto mercato di destinazione nell’Ue Bruxelles – Il commercio di prodotti tecnologici all’interno dell’Europa ha raggiunto nel 2025 un valore complessivo di 350.289 milioni di euro. I flussi commerciali del settore tech sono più che raddoppiati nell’ultimo decennio, spinti anche dal recente boom dell’intelligenza artificiale. Lo rivela un rapporto di Logista Freight, che ha analizzato i principali corridoi, i prodotti e le modalità di trasporto in Europa. Gli smartphone si confermano il prodotto di maggior peso nei mercati dell’Ue-27, con scambi per 42.664 milioni di euro, pari al 12,2% del totale. Lo studio ribadisce il netto primato del trasporto su gomma, che drena oltre il 90% dei flussi logistici totali grazie alla flessibilità delle soluzioni a carico completo e di collettaggio. Tuttavia, l’alto valore delle merci comporta forti rischi: il comparto tecnologico concentra il 12% dei furti totali registrati in Europa, un fenomeno che costringe le aziende a innalzare i sistemi di sicurezza. In Spagna, le aree più colpite risultano Madrid, la Catalogna e la zona del Mediterraneo. La Spagna si consolida comunque come il quarto mercato di destinazione nell’Ue. I veri perni del settore restano però Paesi Bassi e Germania, che controllano i dieci principali corridoi commerciali. L’asse tra questi due Paesi è il più intenso (29.018 milioni), seguito da quello tra Paesi Bassi e Francia. Il ruolo centrale dell’Olanda è legato al porto di Rotterdam, vera porta d’ingresso della tecnologia asiatica e americana in Europa, da cui i prodotti vengono poi smistati in camion nel resto del continente.
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Il terminal Exolgan punta a raddoppiare la capacità entro il 2030
📰 SHIP MAG Media 📅 2026-06-30 📍 Buenos Aires it Rumore · acque · biodiversità
Il principale terminal container argentino investirà 280 milioni di dollari per ampliare banchine e automazione, portando la capacità da 1,35 a 2 milioni di teu L'articolo Il terminal Exolgan punta a raddoppiare la capacità entro il 2030 proviene da Shipmag .
Il principale terminal container argentino investirà 280 milioni di dollari per ampliare banchine e automazione, portando la capacità da 1,35 a 2 milioni di teu Buenos Aires – Exolgan, il principale terminal container dell’Argentina, ha avviato un piano di espansione da 280 milioni di dollari che consentirà di incrementare la capacità annua da 1,35 a 2 milioni di teu entro il 2030. Si tratta del primo grande intervento infrastrutturale degli ultimi quindici anni per il terminal di Dock Sud, alle porte di Buenos Aires, controllato dalla joint venture tra PSA International e Terminal Investment Limited (TiL). Nel 2025 Exolgan ha movimentato circa 995.000 teu e detiene una quota di mercato del 47% del traffico container argentino. La concessione del terminal è stata inoltre prorogata fino al 2045, offrendo una prospettiva di lungo periodo per gli investimenti. Il progetto prevede il completo rifacimento della banchina 1, che sarà estesa fino a 470 metri per consentire l’attracco di portacontainer fino a 16.000 teu. Anche la banchina 3 sarà ampliata, passando da 360 a 430 metri, portando la lunghezza complessiva delle banchine a 1.237 metri. L’intervento comprende anche un’importante componente tecnologica, con l’introduzione di nuovi sistemi di automazione. Tra le prime opere in programma figurano l’ampliamento dei varchi automatizzati, che passeranno da 10 a 25, oltre alla digitalizzazione dei servizi amministrativi e delle attività di assistenza ai clienti. Secondo il management del terminal, l’espansione consentirà di migliorare la competitività dello scalo anche in occasione dei picchi di traffico che interessano periodicamente i porti brasiliani di Rio Grande e Santos, quando Exolgan gestisce parte dei flussi di trasbordo destinati all’area del Río de la Plata. Parallelamente, il governo argentino sta portando avanti il progetto di dragaggio del canale di accesso, considerato strategico per consentire l’arrivo di navi di maggiori dimensioni e sostenere la crescita futura del traffico container nel Paese.
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Sale su crociera con identità rubata, condannato a 4 anni
📰 SHIP MAG Media 📅 2026-06-30 it
Secondo l'accusa, l'uomo ha utilizzato l'identità rubata per figurare regolarmente sul manifesto passeggeri come cittadino Usa e per giocare nel casinò della nave L'articolo Sale su crociera con identità rubata, condannato a 4 anni proviene da Shipmag .
Secondo l’accusa, l’uomo ha utilizzato l’identità rubata per figurare regolarmente sul manifesto passeggeri come cittadino Usa e per giocare nel casinò della nave Seattle – Un passeggero di 38 anni è stato condannato in un tribunale federale a oltre quattro anni di prigione per furto d’identità aggravato e falsa dichiarazione di cittadinanza statunitense. L’uomo si era imbarcato nel maggio 2025 su una nave da crociera a Seattle, diretta in Alaska, registrandosi online e superando i controlli grazie al nome, alla data di nascita e all’indirizzo di un’ignara terza persona. Il piano è fallito tre giorni dopo l’imbarco, quando la nave ha fatto scalo a Juneau. Gli agenti della US Customs and Border Protection hanno effettuato una perquisizione a bordo, trovando nello zaino dell’uomo numerosi documenti falsi. Tra questi c’erano un certificato di nascita, un modulo fiscale e una patente di guida della California, che era stata denunciata come smarrita a Las Vegas nel 2023 dal legittimo proprietario. Secondo l’accusa, l’uomo ha utilizzato l’identità rubata per figurare regolarmente sul manifesto passeggeri come cittadino Usa e per giocare nel casinò della nave. Oltre alla pena detentiva, il giudice ha ordinato un anno di libertà vigilata e il pagamento di oltre 25.000 dollari di risarcimento. Essendo uno straniero residente permanente, l’uomo rischia ora l’espulsione dagli Stati Uniti una volta scontata la condanna.
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American Cruise Lines battezza la nuova nave Maverick
📰 SHIP MAG Media 📅 2026-06-30 it
Con una capacità di 130 passeggeri, è progettata per navigare esclusivamente nelle acque degli Stati Uniti L'articolo American Cruise Lines battezza la nuova nave Maverick proviene da Shipmag .
Con una capacità di 130 passeggeri, è progettata per navigare esclusivamente nelle acque degli Stati Uniti Newport – American Cruise Lines ha battezzato a Newport, nel Rhode Island, la “American Maverick”, la sua più recente nave da crociera di piccole dimensioni. La cerimonia si è svolta a bordo durante la navigazione inaugurale di 9 giorni tra le isole del New England, un itinerario con partenza e arrivo a Providence. All’evento hanno partecipato passeggeri, equipaggio, partner locali e numerosi dipendenti del quartier generale della compagnia, situato in Connecticut. Con una capacità di 130 passeggeri, la American Maverick appartiene alla classe “Patriot” ed è progettata per navigare esclusivamente nelle acque degli Stati Uniti. L’unità offre servizi di alto livello che superano quelli dei battelli fluviali tradizionali. Nei prossimi dodici mesi la flotta si espanderà ulteriormente con gli arrivi di American Ranger, American Mariner e American Navigator, che seguiranno il recente debutto fluviale di American Encore a maggio. I festeggiamenti a Newport sono stati guidati dal ceo Charles B. Robertson e dalla madrina della nave Susan Renner, presidente del consiglio d’amministrazione. Dopo la tradizionale benedizione e la rottura della bottiglia, gli ospiti hanno partecipato a un classico banchetto a base di astice nel vicino Fort Adams State Park
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