Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 5970 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.
Anche Msc, Maersk, One ed Evregren fra i vettori accusati di aver operato con scarsa trasparenza nella comunicazione dei noli per il trasporto container L'articolo Nove shipping line e sette Nvocc sanzionati dalla Cina per pratiche concorrenziali scorrette proviene da Shipping Italy .
Il Ministero dei Trasporti cinese ha annunciato di aver inflitto sanzioni a nove compagnie di navigazione internazionali specializzate nel trasporto di container, nonché a sette operatori di trasporto marittimo Nvocc nazionali, per presunte violazioni delle tariffe di trasporto. Il dicastero ha fatto sapere che questi vettori marittimi e i consolidatori dovrebbero considerare questo provvedimento come un monito per migliorare i propri sistemi.
Tra le compagnie di navigazione coinvolte e individuate come leader di settore figurano Msc – Mediterranean Shipping Company, Cma Cgm, Hapag-Lloyd, Ocean Network Express ed Evergreen. Nell’elenco delle violazioni sono stati inclusi anche vettori più piccoli, tra cui Wan Hai Lines, SM Line, Emirates Shipping e TS Lines, nonché i sette Nvocc (non-vessel operating common carrier).
Il Ministero ha riferito di aver condotto ispezioni nei porti di Guangzhou, Qingdao e Ningbo nei mesi di agosto, settembre e novembre 2025, precisando che l’attenzione si è concentrata sull’attuazione delle procedure di presentazione delle tariffe di trasporto da parte delle compagnie. Secondo quanto annunciato le aziende citate avrebbero “violato le normative, tra cui la mancata compilazione delle procedure di presentazione delle tariffe di trasporto o la presenza di discrepanze tra le tariffe di trasporto effettive e i prezzi dichiarati”.
Il Ministero ha riferito di aver condotto colloqui severi imponendo sanzioni amministrative con gli operatori coinvolti e ha chiesto alle aziende di “migliorare i propri sistemi di comunicazione delle tariffe di trasporto, garantire la trasparenza e adempiere seriamente agli obblighi di comunicazione dei noli”.
L’organo di Governo, oltre a parlare di avvertimento, ha dichiarato che intensificherà ulteriormente i controlli per verificare il rispetto delle normative in materia di tariffe di trasporto merci al fine di correggerà eventuali violazioni alla legge.
Il Ministero dei trasporti cinese aveva annunciato di aver convocato Maersk e Msc per un colloquio lo scorso marzo ma si pensava che si trattasse di un rimprovero nei confronti delle due società per aver accettato di prendere in gestione uno dei terminal container che sorgono presso il Canale di Panama (al centro di una contesa economica e geopolitica dopo la scelta di Hk Hutchison di venderli e del governo di Panama di ritirare le concessioni vigenti). Secondo quanto riportato dal Financial Times due funzionari cinesi avrebbero appunto chiesto in via riservata alle società di rinunciare alla gestione dei terminal che erano stati sequestrati a CK Hutchison dal governo panamense.
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È un settore, quello delle crociere, che sta vivendo una crescita esponenziale. Quasi seimila navi nel mondo, oltre 180 nei porti italiani, milioni di passeggeri a bordo (in Italia si stima che nel 2025 siano stati 1,1 milioni). Un settore che punta sempre pi…
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È un settore, quello delle crociere, che sta vivendo una crescita esponenziale. Quasi seimila navi nel mondo, oltre 180 nei porti italiani, milioni di passeggeri a bordo (in Italia si stima che nel 2025 siano stati 1,1 milioni). Un settore che punta sempre più sul lusso, o quantomeno, spesso, un’imitazione del lusso. Interni barocchi, dorati e scintillanti, infiniti buffet di cibo, piscine a gogo, intrattenimenti di ogni tipo. Se sempre più turisti scelgono questa vacanza un motivo di sarà e dunque va compreso.
Tuttavia, ci sono tanti buoni motivi per evitare le crociere… come la peste. Eccone cinque.
1) Forse non sarà il tema che più interessa i viaggiatori, ma le crociere sono vere e proprio “bombe ecologiche” nonostante i tentativi di renderle sostenibili. Il carburante, anzitutto, viste le tonnellate di combustibile che consumano. Combustibile che serve non solo per i motori, ma anche per alimentare l’immensa quantità di energia che occorre a bordo e che certo non è rinnovabile. Le navi, dunque, producono una grande quantità di emissioni, non solo di CO2, ma anche ossidi di azoto e ossidi di zolfo e il cosiddetto black carbon, una componente del particolato fine.
Queste ultime sostanze sarebbero ridotte con l’uso di gas liquefatto, che però non rappresenta certo una strategia di decarbonizzazioine, quale potrebbe essere l’idrogeno verde, lungi dal venire. Ci sono anche prototipi di navi sostenibili, con pannelli fotovoltaici ed emissioni ridottissime, come la norvegese Sea Zero, ma ancora non sono in acqua e difficilmente saranno “di massa”.
2) Le navi da crociera inquinano ma anche ingombrano. La loro presenza nei porti o vicino ai porti, oltre a portare inquinamento e rumore nei porti stessi, spesso rischia di rovinare ecosistemi fragili. Caso emblematico, quello di Venezia, dove da anni, se non decenni, cittadini e associazioni combattono la loro presenza. Una questione che non è ancora del tutto risolta.
Dove ci sono navi da crociera, crescono anche immensi porti come quello, abnorme e allucinante, che, in spregio a ogni vincolo ambientale ma anche giuridico, in quanto porto privato, dovrebbe sorgere a Fiumicino in una zona naturalistica fragile, per ospitare le navi da crociera della Royal Caribbean. Con la benedizione del Comune di Fiumicino e anche del Comune di Roma, che lo ha inserito addirittura nei progetti del Giubileo, nonostante non sia neanche iniziato. E nonostante la vicinanza del Porto di Civitavecchia. La battaglia delle associazioni è totale, lo scandalo di amministrazioni come quella di Roma, targate Pd, che lo appoggiano, anche.
3) Le navi da crociera non solo inquinano, ma anche sprecano. Immense quantità di acqua, immense quantità di cibo. Certo, anche negli alberghi normali si spreca acqua e cibo, ma in crociera lo spreco è all’ennesima potenza perché la crociera, per antonomasia, non può essere un’economia circolare. Anche la discesa in massa in luoghi magari incontaminati danneggia in primo luogo i luoghi stessi, calpestati da migliaia di persone tutte insieme e per poche ore. Ma può danneggiare anche l’uomo stesso, com’è accaduto, ad esempio, all’ornitologo olandese, di sicuro appassionato di natura, morto a causa dell’hantavirus, contratto durante una discesa dalla nave. Che, appunto, può portare i passeggeri in luoghi che andrebbero lasciati incontaminati.
4) Chi non ha scrupoli ecologici potrebbe comunque riflettere sul fatto che, sempre visto l’isolamento, le navi da crociera funzionano letteralmente da incubatrici di virus o batteri. Virus come appunto quello recente, l’hantavirus, o come il norovirus, che provoca sintomi diversi. Ma anche intossicazioni alimentari magari per cibo avariato, anche perché in crociera tutti mangiano, appunto, lo stesso cibo.
Inoltre, non oso pensare alla gestione di un arresto cardiaco o di complicanze acute e acutissime, mentre si viaggia di notte e ore di distanza dalla terra. Nonostante ci siano medici a bordo e persino a volte sale operatorie, non tutte le navi sono davvero attrezzate per gestire questi eventi, né eventuali focolai pandemici.
5) L’ultima considerazione è di tipo morale, ma spero non moralistico. In verità, nasce da uno stupore, magari del tutto personale. Che tipo di fascino ha una vacanza intrappolati dentro una nave di lusso o simil lusso, intrattenuti da spettacoli o siparietti vari e senza vedere nulla del mondo? E’ un problema di immaginario: non riusciamo più a pensare le vacanze come uno spostarci da un luogo all’altro scegliendo noi cosa vedere, i modi, i tempi, fermandoci un po’ più a lungo nei luoghi che riteniamo più suggestivi. Una vacanza con uno spazio e un tempo, non come in crociera, dove queste due dimensioni appaiono quasi annullate.
Ipotizzo: forse la crociera è diventata quasi uno status symbol. L’emblema del viaggio di lusso o quasi perfetto per rilassarsi, ma anche vivere “come se”. Come se fossimo ricchissimi influencer, come se fossimo vip o attrici, insomma una sorta di settimana tra piscina con vista oceano e selfie. Imitazione dei ricchi che non fa diventare ricchi nella vita, ma almeno per una settimana sì, convergendo su un’opulenza che ormai occupa le nostre menti colonizzate da pubblicità e messaggi sui social media. Non una gran trovata, visto che scesi dalla nave ci si ritrova nella propria zucca, per citare la favola di Cenerentola.
Il problema comunque è che dovremmo andare verso un futuro con meno navi da crociera, non con più. Perché davvero non sono sostenibili. La metafora è facile, mi rendo conto, eppure opportuna. Queste navi sono un perfetto simbolo della nostra civiltà. Un’immagine della terra e dei suoi abitanti, appunto come una nave che consuma tonnellate di petrolio, energia, cibo e acqua, e tra musica, orchestre e balli di gruppo, poco si rende conto di quanto le acque intorno si stiano facendo scurissime. Sarebbe meglio buttare un’occhiata dal ponte, invece che optare per l’ennesimo drink a bordo piscina.
La nave, battente bandiera liberiana e di tipo Suezmax, ha lasciato il Golfo Persico diretta al porto indiano di Sikka L'articolo Petroliera greca riesce ad attraversare Hormuz proviene da Shipmag .
La tabella di marcia è serrata: la consegna della prima unità è prevista per il 2028, entro la fine del mandato di Donald Trump L'articolo U.S. Coast Guard, maxi-ordine per i ghiacci dell’Artico: intesa con Davie per 5 nuove navi proviene da Shipmag .
Un’analisi di Sea-Intelligence evidenzia una netta differenza tra l’impatto della crisi del Mar Rosso e il blocco dello Stretto di Hormuz L'articolo La trappola dei container: così i blocchi navali mandano in tilt i porti proviene da Shipmag .
Dalle prime immagini alle mappe della Nasa, i colori hanno trasformato il nostro modo di vedere il pianeta e la crisi climatica Leggi
La prima foto a colori della Terra risale al 1968: spuntava dall’oscurità, sopra la Luna, ed era di un blu intenso. Non era la prima immagine in assoluto del nostro pianeta visto dallo spazio – due anni prima l’aveva immortalato una sonda della Nasa, in bianco e nero. Ma quella foto, grazie al colore, rendeva la fragilità della Terra qualcosa di più afferrabile. Nel 1972 un’altra immagine aggiunse nuovi dettagli, mostrando vortici di blu, marrone, verde e bianco. Quegli scatti cambiarono la percezione. Se all’inizio lo spazio era immaginato come una frontiera da conquistare, ora diventava anche un punto privilegiato da cui riscoprire il pianeta. Contribuì a formare una coscienza ambientale globale. Furono organizzate le prime giornate della Terra; la metafora della “Nave Spaziale Terra”, resa popolare soprattutto dal teorico, inventore e architetto Buckminster Fuller, veniva usata per descrivere il pianeta come un veicolo da trattare con cura.
Poi, con il passare dei decenni, i colori si sono caricati di un altro significato, spiega su Noema Frederic Hanusch, che insegna politica e cambiamento del pianeta alla Justus-Liebig-Universität di Gießen, in Germania. Se prima insegnavano a vedere e ad apprezzare la Terra, ora testimoniano come la stiamo alterando: le costellazioni urbane frutto dell’inquinamento luminoso, le superfici degli oceani che virano verso il verde, i ghiacciai che si tingono di rosso per la proliferazione di alghe (che accelerano lo scioglimento). Per studiare queste trasformazioni la Nasa nel 2024 ha lanciato la missione Pace (acronimo di plankton, aerosol, cloud, ocean ecosystem), una sorta di scanner biologico della Terra. Pace non si limita a fotografare il pianeta restituendo immagini dai colori naturali, ma registra centinaia di bande dello spettro luminoso, molte invisibili all’occhio umano, e le traduce in mappe cromatiche artificiali. Così mostra processi che normalmente noi non percepiamo. Un progetto come questo, però, ci dice una cosa importante, scrive Hanusch: che le rappresentazioni ambientali codificate per colori non sono neutrali. Determinano quello che vediamo e quindi quello su cui interveniamo. Eppure spesso sono il risultato casuale di settaggi tecnici e scelte prese di volta in volta, non derivano da una riflessione condivisa e coerente. “È ora di comporre una tavolozza planetaria” partecipata, conclude Hanusch. Per costruirla secondo lui bisogna agire su più fronti.
Il primo è aprire un dialogo. Fare un invito pubblico a riosservare la Terra, usando i colori come tramite. I segnali del pianeta diventerebbero più facili da interpretare. Non diremmo più solo “verde”, ma “verde clorofilla” o “verde aurora boreale”, collegando i colori ai processi che li generano. Questa grammatica cromatica potrebbe anche aiutare a organizzare forme di adattamento collettivo. Per esempio, “blu notturno” per segnalare aree senza inquinamento luminoso, o “ciano di piena” per coordinare attività come pesca, trasporti o coltivazioni quando il livello di un fiume sale. Il secondo passo è riunire competenze diverse – scienziati, artisti, designer, esperti di accessibilità, linguisti, antropologi, educatori, giornalisti, politici – per definire princìpi comuni e sviluppare i primi prototipi. Quali potrebbero essere questi princìpi? Hanusch ne suggerisce cinque: legare le tonalità ai processi naturali, non agli stati d’animo; pensare al bello; lasciare spazio agli adattamenti locali; essere inclusive e trasparenti; e restare aperte a nuovi usi e significati. Il terzo passaggio è dare a questo progetto una sede istituzionale: un osservatorio diffuso, gestito da una rete di agenzie scientifiche, laboratori di design e musei.Infine, i prototipi dovrebbero essere trattati come un bene comune e una vera infrastruttura civica, da testare, correggere e aggiornare continuamente. Per Hanusch il punto che tutti dovremmo avere chiaro è che decidere come il pianeta appare significa anche decidere che rapporto vogliamo avere con lui. Prima, però, bisogna imparare a vederlo insieme.
Questo testo è tratto dalla newsletter Doposcuola.
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Sui passi di Giulia Civita Franceschi che dal 1913 al 1928 diresse la nave – asilo Caracciolo per recuperare alla società gli scugnizzi, i ragazzi di strada: MareNostrum Dike, un tempo Oceanis 473 confiscata agli scafisti, salperà da Napoli - Lunedì 18 Maggio Messina Magazine
Sui passi di Giulia Civita Franceschi che dal 1913 al 1928 diresse la nave – asilo Caracciolo per recuperare alla società gli scugnizzi, i ragazzi di strada: MareNostrum Dike, un tempo Oceanis 473 confiscata agli scafisti, salperà da Napoli – Lunedì 18 Maggio per il Viaggio della Legalità.
A Bordo i ragazzi dell’Area Penale di Napoli reinseriti in società attraverso processi educativi anche di rispetto dell’ambiente e della comunità. La Motovela salperà dal Molosiglio – dalla Lega Navale di Napoli.
Rosario Santanastasio (Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia ): “Il mare è legalità, valori di condivisione e rispetto per la vita. MareNostrum Dike racconta una storia tragica, ma oggi, diventa simbolo della rinascita, di una nuova vita, di un nuovo percorso e di legalità”.
Francesca Esposito (Referente Attività Sociali di Archeoclub d’Italia – MareNostrum ): “La vita di tutti è un dono. L’ambiente è un dono, il mare è ambiente, il mare è un dono ed ospita vita. Oggi i ragazzi dell’Area Penale Minorile di Napoli sono diventati sub, alcuni hanno intrapreso anche un percorso universitario, altri si stanno inserendo nel settore del turismo archeologico subacqueo. MareNostrum, oggi, grazie al protocollo con il Dipartimento di Giustizia Minorile è un progetto nazionale che abbraccia tutte le regioni italiane. Non più solo Napoli!”.
Il Viaggio della Legalità con conferenze itineranti, racconti, mostre, video, sarà davvero lungo. La MotoVela costreggerà il Sud, salpando da Napoli il 18 Maggio per arrivare a Taormina Giardini Naxos il 21 Maggio, a Catania il 23 Maggio, ad Augusta il 25, a Riposto il 27, poi lascerà la Sicilia per essere il 29 a Reggio Calabria.
“Parte il percorso della Legalità. Lunedì 18 Maggio salperà da Napoli la MareNostrum Dike per il viaggio della legalità che quest’anno si chiamerà MareGagalità per raccontare alla cittadinanza, ai giovani tutto quello che facciamo, la storia della Motovela, la testimonianza dei ragazzi dell’Area Penale di Napoli che attraverso un percorso educativo hanno un’altra vita e racconteremo il Mare come motore di legalità. Con i ragazzi dell’Area Penale di Napoli, ad esempio stiamo curando il progetto SalvaMare che è un programma europeo per cercare di salvare il Mare dalle plastiche. In questo caso seguiamo tutto il percorso dell’inquinamento che spesso parte dal fiume e arriva in mare. Dunque con SalvaMare stiamo andando ad intervenire sui fiumi e sui laghi. Per quanto riguarda i laghi abbiamo compreso che gran parte delle plastiche presenti proveniente anche dai cittadini. Noi ci abbiamo trovato di tutto persino pneumatici di trattori e di camion nei laghi. Nei fiumi cambia la tipologia di inquinamento in quanto è un tipo di inquinamento che proviene soprattutto dall’agricoltura, come taniche di benzina, buste di fertilizzanti, bottiglie di vario genere, contenitori. Con i ragazzi dell’Area Penale di Napoli andremo a pulire un fiume per ogni regione del Sud Italia, alla foce. I ragazzi si sono impegnati tantissimo in questa progettualità e questo fa comprendere come il mare possa essere riabilitatore, rieducatore ma anche fonte di lavoro. Noi li abbiamo messi sulla strada, con una formazione ampia fatta di teoria e pratica”. Lo ha affermato Francesca Esposito, Referente Attività Sociale di Archeoclub d’Italia.
Il 18 da Napoli, salperà la Motovela della Legalità, la MareNostrum Dike, con a bordo i ragazzi dell’Area Penale di Napoli. Salperà per essere bandiera di speranza per gli altri. Sarà un percorso lungo quello della Motovela che costeggerà parte del Sud Italia verso la Sicilia. Il 21 Maggio la MareNostrum Dike attraccherà a Taormina, Giardini Naxos. A bordo ci saranno mostre, letture, incontri con testimonianze basate sulla speranza e sulla rinascenza.
A salire a bordo saranno gli studenti, i docenti, le autorità civili e militari. Il 23 Maggio la MareNostrum Dike arriverà a Catania, in occasione della Giornata della Legalità, in ricordo di tutte le vittime di mafia, poi il 25 ad Augusta, il 27 a Riposto, il 29 Maggio, dopo avere lasciato la Sicilia, la MareNostrum Dike attraccherà a Reggio Calabria da dove risalirà verso Napoli. In tutte le tappe ci saranno studenti, esponenti delle Forze dell’Ordine, autorità civili e militari.
Il Mare che salva in nome di Giulia Civita Franceschi, educatrice italiana che dal 1913 al 1928 diresse la nave asilo Caracciolo per educare a bordo gli scugnizzi napoletani. Per questo Giulia Civita Franceschi venne denominata la Montessori del Mare.
“I ragazzi dell’Area Penale di Napoli che hanno aderito al progetto MareNostrum sono diventati sub. Stiamo mettendo in pratica il sogno di Giulia Civita Franceschi che era quello di vedere il mare non solo come fonte di lavoro ma anche strada di recupero e di reinserimento sano in società. Non dimentichiamo che questi ragazzi comunque dovranno ritornare nei contesti di appartenenza – ha continuato Francesca Esposito – e mettere in pratica quanto hanno imparato nel loro percorso di rieducazione all’interno dell’area penale minorile. E’ un percorso complicato ma è anche una porticina su altre possibilità. In questo modo, i ragazzi stanno comprendendendo che esiste un altro mondo e che esistono anche altri contesti. Il mare è fatto di regole! Questo è importante per loro perchè mentre queste regole potrebbero sembrare scontate per noi, invece per questi giovani che, in una vita precedente hanno commesso anche reati importanti con ogni probabilità non erano scontate. Loro, in questo modo stanno scoprendo la conoscenza della vera libertà. Lo abbiamo fatto attraverso la subacquea e con successo perchè in un anno sono stati già 20 i ragazzi dell’Area Penale Minorile che hanno acquisito il brevetto da sub i quali non solo si sono avvicinati alle tematiche ambientali ma hanno anche conosciuto il patrimonio geologico e archeologico subacqueo. Durante il Viaggio della Legalità loro testimonieranno l’operato e con loro racconteremo la storia della MareNostrum Dike”.
Il 18 Maggio partenza da Napoli, il 21 arrivo ai Giardini Naxos, il 23 a Catania, il 25 ad Augusta, il 27 a Riposto, il 29 a Reggio Calabria, poi la risalita verso Napoli. Lungo il percorso ci saranno mostre, letture, incontri con le scuole, con altri ragazzi. La MareNostrum Dike è una storia di resilienza e di rinascita. In un’altra vita non esisteva la MareNostrum Dike ma esisteva l’Oceanis 473.
“Questa barca racconta una storia tragica, ma oggi è diventata simbolo della rinascita, di una nuova vita, di un nuovo percorso e di legalità. La facciamo rinascere raccontando gioia alla presenza di bambini, di ragazzi, di docenti, di comuni cittadini. Legalità, conoscenza e tutela sono parole basilari. Tutela, salvaguardia ed aggiungiamoci anche promozione del territorio sono tutti elementi essenziali che compongono un’unica ricetta che è quella della conoscenza. Noi facciamo attività di legalità, dando la possibilità ai ragazzi di salire a bordo della MareNostrum Dike che era Oceanis 473, imbarcazione con la quale gli scafisti trafficavano persone sulla tratta dalla Turchia e che invece oggi è simbolo di legalità. A bordo ospitiamo conferenze – ha affermato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia – ma supportiamo importanti attività sociali. I ragazzi dell’Area Penale di Napoli, ad esempio, hanno partecipato e continuano a farlo, ad un progetto che oggi si chiama MareNostrum e attraverso il quale, dopo un percorso formativo, sono diventati e continuano a diventare dei sub”.
Nel giorno del ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, si riaffermano la legalità, la conoscenza, la tutela!! La MareNostrum Dike sarà in Sicilia per un ampio viaggio dedicato alla legalità con chi è riuscito a farcela, a dire no alla illegalità e ad affermare la legalità anche nella sua vita.
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I mezzi marittimi inutilizzati da alcuni anni potrebbero essere dsetinati alla demolizione L'articolo La cessione di navi ex-ILva accende lo scontro fra Unione Marittimi e sindacati confederali proviene da Shipping Italy .
La probabile e imminente dismissione di alcune (o tutte) navi e chiatte della flotta ex-Ilva Trasporti Marittimi ha riacceso lo scontro fra sindacati rappresentanti dei lavoratori.
Dopo l’uscita pubblica con cui Filt Cgil, Fit Cil e Uiltrasporti hanno denunciato il rischio di vendita in Turchia di due spintori (Corona Boreale e Corona Australe), è ora uscita allo scoperto anche l’Unione Marittimi sollevando la preoccupazione dei lavoratori del comparto marittimo legato alla flotta navale dell’ex Iilva per quella che sembra un’ormai prossima cessione per demolizione “con gravi ripercussioni occupazionali per circa 240 marittimi”.
A lanciare l’allarme è il presidente dell’Associazione Unione Marittimi, Vincenzo Bellomo, che insieme all’avv. Fabio Altese, legale dell’organizzazione, denuncia da tempo lo stato di abbandono in cui versa la flotta.
“Da tempo avevamo espresso forti timori sul futuro di queste imbarcazioni e dei lavoratori coinvolti, chiedendo chiarimenti che non sono mai arrivati” dichiarano i rappresentanti di Unione Marittimi. “La nostra associazione si è opposta fermamente alla messa in disarmo delle navi Corona Boreale e Corona Australe, affrontando anche un duro confronto con le autorità marittime locali per salvaguardare i posti di lavoro, convinti che il disarmo avrebbe rappresentato il preludio alla dismissione dell’intera flotta ex Ilva. Oggi quei timori rischiano di trasformarsi in realtà: se le navi verranno demolite, circa 240 marittimi perderanno il proprio impiego”.
Il presidente dell’associazione Unione Marittimi aggiunge inoltre: “Apprendiamo che alcune sigle sindacali abbiano richiesto un incontro con la dirigenza di Acciaierie d’Italia. Ci chiediamo dove fossero i sindacati quando vennero avviate le procedure di messa in disarmo delle navi Corona Boreale e Corona Australe. Ci risulta che fossero presenti ai tavoli con i responsabili di Acciaierie d’Italia e con le autorità marittime quando si discuteva della drastica riduzione del personale destinato al servizio di guardiania, arrivando a prestare consenso affinché gli equipaggi venissero ridotti a tre o quattro unità, o addirittura sostituiti con servizi di guardiania a terra. Decisioni alle quali la nostra Associazione si è opposta con fermezza. Oggi le navi risultano in disarmo e i marittimi impiegati nel servizio di guardiania sono nove, anche grazie alle battaglie che abbiamo intrapreso, confrontandoci duramente con le Autorità Marittime. Ci chiediamo inoltre dove fossero i sindacati quando, per decenni, i marittimi venivano imbarcati sui galleggianti senza alcun contratto di arruolamento e senza il corretto riconoscimento contributivo”.
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Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El jeque Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum, príncipe heredero de Dubái, viceprimer ministro, ministro La entrada Príncipe heredero de Dubái revisa operaciones y principales avances en Puerto de Jebel Ali se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redacción PortalPortuario
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El jeque Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum, príncipe heredero de Dubái, viceprimer ministro, ministro de Defensa y presidente del Consejo Ejecutivo de Dubái, visitó el Puerto de Jebel Ali, operado por DP World, para revisar las operaciones, reunirse con los equipos que mantienen el flujo del comercio regional y observar de primera mano las inversiones multimodales que fortalecen la infraestructura comercial regional.
Durante la visita, el jeque fue informado sobre el desempeño operativo del puerto y las capacidades logísticas multimodales, especialmente durante los últimos dos meses, en los que DP World gestionó cerca de 200.000 TEU a través de corredores regionales de transporte terrestre por carretera y ferrocarril, lo que refleja la resiliencia de la amplia red del puerto.
“La posición de liderazgo de Dubái en el comercio mundial se ha forjado gracias a una visión a largo plazo, una infraestructura avanzada y su capacidad para conectar mercados entre continentes. Durante casi cinco décadas, el puerto de Jebel Ali ha sido el eje de una historia de éxito continua, desempeñando un papel fundamental en la conexión de las cadenas de suministro regionales e internacionales, al tiempo que garantiza el flujo ininterrumpido del comercio en cualquier circunstancia. Elogiamos el papel desempeñado por DP World en el avance de la visión de los EAU y Dubái para un futuro económico sólido y sostenible que contribuya a la prosperidad y el bienestar en todo el mundo”, afirmó Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum.
Durante la visita, la autoridad recorrió tres instalaciones, entre ellas la terminal ferroviaria de Jebel Ali, que actualmente opera hasta ocho servicios diarios, el sistema de almacenamiento de gran altura Boxbay y el centro de operaciones de la Terminal 2.
El jeque también fue informado sobre la Terminal Ferroviaria de Jebel Ali, que tiene una capacidad anual de 800.000 TEU, con planes para expandirse a 1,6 millones de TEU anuales en línea con la demanda del mercado. DP World está integrando el ferrocarril en el ecosistema logístico multimodal más amplio de Jebel Ali, complementando las redes marítimas y de carreteras con hasta ocho servicios de tren diarios.
Confitarma, insieme alle associazioni degli armatori francesi, tedeschi e spagnoli, ha presentato in Europa un contributo congiunto nell’ambito della consultazione pubblica della Commissione europea sulla futura strategia dell’Ue per le isole Nel documento si chiede l'estensione delle attuali esenzioni dal sistema Ets oltre il 2030, una revisione dell'attuale soglia demografica, l'applicazione automatica delle esenzioni sia ai servizi interinsulari che ai collegamenti tra le isole e la terraferma. L'articolo Matacena: dall’Europa passano le speranze di un rinnovo della flotta per il cabotaggio italiano proviene da Shipping Italy .
Nel documento si chiede l’estensione delle attuali esenzioni dal sistema Ets oltre il 2030, una revisione dell’attuale soglia demografica, l’applicazione automatica delle esenzioni sia ai servizi interinsulari che ai collegamenti tra le isole e la terraferma.
Confitarma, insieme alle associazioni degli armatori francesi, tedeschi e spagnoli, ha presentato in Europa un contributo congiunto nell’ambito della consultazione pubblica della Commissione europea sulla futura strategia dell’Ue per le isole
Dopo la deludente esperienza dei fondi (quasi totalmente inutilizzati) derivanti dal cosiddetto decreto ‘Rinnovo flotte’ italiano, le speranze di ammodernamento del naviglio italiano impiegato sulle rotte di cabotaggio sono ora appese ai programmi di Bruxelles. Sia in termini di incentivi che di sostegno alle nuove costruzioni.
Nei giorni scorsi Lorenzo Matacena, amministratore delegato di Caronte&Tourist, è intervenuto con discorso sul tema in qualità di presidente della Commissione short sea di Ecsa (European Community Shipowners Association), durante una manifestazione organizzata dalla rappresentanza permanente greca a Bruxelles. Nell’occasione l’armatore italiano ha espressamente chiesto ai funzionari della Commissione Europea di destinare i fondi per le infrastrutture e quelli raccolti dall’Ets attraverso il trasporto marittimo al rinnovamento delle flotte impiegate come infrastrutture al servizio delle isole.
“Negli ultimi anni in Europa si è parlato molto di resilienza e sovranità industriale. Ma la realtà è molto semplice: non esiste un’Europa resiliente senza un forte settore marittimo europeo. E certamente non esiste un Mediterraneo resiliente senza il trasporto marittimo a corto raggio. Per paesi come l’Italia e la Grecia questa non è teoria. È la vita di tutti i giorni” ha affermato Matacena.
L’armatore siciliano ha invitato l’Europa a prestare molta più attenzione al ruolo specifico del trasporto marittimo per le isole e le regioni remote: “Non può ignorare gli svantaggi strutturali che le isole devono affrontare a causa della loro dipendenza dal trasporto marittimo” che “sta già compiendo enormi sforzi in termini di innovazione, nuove tecnologie, carburanti alternativi e rinnovo della flotta”.
Oggi la combinazione di Ets e FuelEu Maritime rischia di mettere sotto enorme pressione i settori più esposti alla concorrenza stradale — in particolare i servizi marittimi per il trasporto ro-ro e ro-pax. “Solo in Italia le ultime stime mostrano che il settore marittimo dovrà affrontare costi legati all’Ets per oltre 300 milioni di euro nel 2024 e oltre 620 milioni nel 2025. Secondo le attuali proiezioni, questi costi potrebbero superare i 6 miliardi di euro in totale entro il 2030.
E i servizi di traghetto — essenziali per le isole e la mobilità dei passeggeri — sono tra i segmenti più esposti” è stato il monito lanciato dal rappresentante di Ecsa e di Confitarma, che ha sottolineato anche il rischio di distorsioni con conseguente effetto opposto a quello che l’Europa sta cercando di ottenere. “Purtroppo questo sta già accadendo. Oggi assistiamo a segnali crescenti di quello che chiamiamo ‘modal backshift’. In altre parole, il trasferimento delle merci dal trasporto marittimo a quello su gomma. Le stime attuali indicano che, solo in Italia, tra il 2024 e il 2025 circa 68.000 unità di carico sono state trasferite dal trasporto marittimo a quello su gomma, generando oltre 82 milioni di chilometri in più sulle strade europee. Si tratta di un paradosso” ha sottolineato l’armatore italiano.
Al contempo il settore deve ancora affrontare “una disponibilità molto limitata di carburanti alternativi, costi del carburante estremamente elevati e un divario di prezzo ancora significativo rispetto ai carburanti convenzionali. Ecco perché la prossima revisione della direttiva Ets sarà estremamente importante”.
Secondo Matacena l’Europa “deve trovare il giusto equilibrio tra ambizione climatica e competitività industriale”. Altrimenti si rischia di “indebolire proprio quei servizi marittimi che l’Europa dovrebbe invece proteggere e rafforzare. Ciò vale in particolare per le isole. L’attuale quadro di esenzioni, compresa la soglia dei 200.000 abitanti, non riflette adeguatamente le reali esigenze di connettività di molte isole europee”.
Isole di grandi dimensioni come la Sicilia e la Sardegna rimangono pienamente esposte ai costi del sistema Ets nonostante la loro totale dipendenza dal trasporto marittimo “e questo crea chiaramente uno squilibrio”. Si tratta di “una preoccupazione sempre più condivisa in tutta Europa”.
Tanto che nelle scorse settimane Confitarma, insieme alle associazioni degli armatori francesi, tedeschi e spagnoli, ha presentato un contributo congiunto nell’ambito della consultazione pubblica della Commissione europea sulla futura strategia dell’Ue per le isole.
Nel documento si chiede l’estensione delle attuali esenzioni dal sistema Ets oltre il 2030, una revisione dell’attuale soglia demografica, l’applicazione automatica delle esenzioni sia ai servizi interinsulari che ai collegamenti tra le isole e la terraferma.
Per Matacena la revisione dell’Ets rappresenta anche una grande opportunità “per garantire che i proventi dell’Ets siano effettivamente reinvestiti nel settore marittimo. Queste risorse dovrebbero sostenere: le iniziative di trasferimento modale verso il mare, il rinnovo della flotta, le attività di retrofit e refitting e misure in grado di ridurre l’enorme divario di prezzo tra i combustibili alternativi e quelli tradizionali. Ed è altrettanto importante – ha concluso il rappresentante di Ecsa – che le risorse del Fondo per l’Innovazione diventino concretamente accessibili all’intero settore marittimo, tenendo conto delle realtà operative dei diversi segmenti del trasporto marittimo”.
N.C.
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Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El Puerto de Long Beach movilizó casi 818.000 TEU el mes pasado, el tercer mejor mes La entrada Puerto de Long Beach moviliza casi 818.000 TEU en abril se publicó primero en PortalPortuario .