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Articoli per area ambientale
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Gucci sbarca in Formula 1 con Alpine: la moda come strategia commerciale per rilanciare Kering e il motorsport
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
Che il piano per risollevare i conti di un colosso della moda potesse passare per i box di un circuito automobilistico, forse, era già scritto nel curriculum del suo amministratore delegato. Luca de Meo, oggi alla guida del gruppo Kering, ha costruito la sua …
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Che il piano per risollevare i conti di un colosso della moda potesse passare per i box di un circuito automobilistico, forse, era già scritto nel curriculum del suo amministratore delegato. Luca de Meo, oggi alla guida del gruppo Kering, ha costruito la sua intera carriera dirigenziale nell’industria dell’automotive. E non è un caso se oggi, 27 maggio 2026, si chiude un cerchio strategico senza precedenti: Gucci entra ufficialmente in Formula 1 diventando Title Partner dell’Alpine. Che, tradotto, la maison non sarà il classico sponsor, un logo cucito su una tuta o stampato su una hospitality. Ma direttamente parte integrante del nome di una scuderia. A partire dal campionato 2027, il team anglo-francese scenderà infatti in pista con il nome di “Gucci Racing Alpine Formula One Team“. L’operazione rappresenta il nucleo operativo della cosiddetta “cura De Meo”, il piano industriale presentato ad aprile dal manager per spingere i fatturati del gruppo e restituire desiderabilità commerciale alla maison fiorentina guidata dalla Ceo Francesca Bellettini. La piattaforma “Gucci Racing” farà il suo debutto sulla monoposto A526 — progettata a Enstone e affidata ai piloti Pierre Gasly e Franco Colapinto — con un logo che affianca l’iconica G intrecciata al nuovo wordmark. La F1 da sport di nicchia a fenomeno pop La convergenza tra l’alta moda e l’automobilismo sportivo poggia su un mutamento radicale dell’audience. Nel 2016, la Formula 1 aveva perso il 40% del proprio pubblico rispetto al decennio precedente, rischiando un declino inesorabile. L’acquisizione dei diritti commerciali da parte di Liberty Media ha ribaltato le statistiche di ascolto, trasformando il campionato in un vero e proprio prodotto di intrattenimento. La svolta è passata attraverso una decisa apertura ai social network, ma il vero moltiplicatore di pubblico è stata la docuserie Netflix Drive to Survive. Raccontando i retroscena, le dinamiche interne e le rivalità del paddock a oltre 7 milioni di spettatori, lo show ha contribuito a far lievitare il bacino d’utenza globale della Formula 1, portandolo dai 400 milioni del 2016 all’oltre un miliardo di appassionati odierni. Questo riposizionamento ha alterato la natura dei Gran Premi, sempre più concepiti come eventi lifestyle in cui il contorno glamour serve a bilanciare l’ormai prevedibilità dell’azione sull’asfalto tra regolamenti sempre più restrittive e macchine che, con l’introduzione del motore ibrido elettrico, hanno poco margine per fare faville. E come non citare poi F1, il film dedicato alla categoria regina del motorsport che vede Brad Pitt come protagonista e lo stesso Lewis Hamilton coinvolto direttamente nelle vesti di co-produttore. Il fattore Hamilton e le dinamiche extra-sportive In questo nuovo ecosistema, i piloti assumono il peso e il ruolo di icone pop. Lewis Hamilton è l’epicentro esatto di questa trasformazione: forte di un seguito di 40 milioni di follower, il sette volte campione del mondo ha sdoganato l’alta moda sulla pit-lane, diventando in passato il volto della campagna Pink PP di Valentino DI.VAs. Le vicende extra-sportive sono un traino commerciale che giustifica l’investimento dei marchi. I recenti gossip internazionali su una presunta relazione tra lo stesso Hamilton — il pilota più modaiolo del circuito — e Kim Kardashian, l’influencer per antonomasia, dimostrano come il paddock generi oggi lo stesso volume di traffico web delle prestazioni tecniche delle vetture. Il peso del pubblico femminile e l’Earned Media Value I brand del lusso investono nella F1 perché i tassi di conversione economica sono altissimi. Secondo un’analisi dell’agenzia Karla Otto e della piattaforma Lefty, la F1 è il secondo sport in più rapida crescita per contributo all’Earned Media Value (EMV) del settore moda, avendo registrato un +35% già nel 2023. Alla base di questa redditività c’è il profondo mutamento demografico degli spettatori. Il pubblico femminile, storicamente al centro dei consumi di lusso, è sempre più presente. Il rapporto Inside Track redatto dall’iniziativa More Than Equal evidenzia un dato inequivocabile: il 56% delle fan della F1 ha una maggiore propensione ad acquistare prodotti da marchi che sponsorizzano attivamente team, figure femminili o iniziative all’interno del campionato. I numeri, poi, confermano perché i brand del lusso si siano avvicinati con tanta decisione: nel 2024 la Formula 1 ha registrato 6,5 milioni di spettatori presenti ai Gran Premi, 1,6 miliardi di spettatori televisivi cumulati e 97 milioni di follower sui social media, secondo i dati diffusi da Liberty Media. De Meo, nelle dichiarazioni sull’accordo Gucci-Alpine, parla di una piattaforma che “ogni stagione raggiunge oltre 1,5 miliardi di persone” e continua ad attrarre un pubblico “più giovane e sempre più femminile”. Appunto. I precedenti: dai colori Benetton ai bauli LVMH L’asse tra Gucci e Alpine (team nato dalla scuderia fondata nel 1955 da Jean Rédélé e con forte presenza Renault dal 1977) è il culmine di un processo di ibridazione iniziato decenni fa. Fu l’italiana Benetton, negli anni Ottanta, a fare da apripista: sponsorizzò i team Tyrrell e Alfa Romeo per poi creare nel 1986 la Benetton Formula, scuderia che lanciò il giovane Michael Schumacher. Negli ultimi anni, l’incursione del fashion è diventata capillare. Nel 2021 la Ferrari ha lanciato la sua prima linea di ready-to-wear firmata dallo stilista Rocco Iannone, slegandosi dal semplice merchandising. Nello stesso anno, Louis Vuitton ha iniziato a produrre i Trophy Trunk per il GP di Monaco, eredi dei bauli per auto in resistente tela “Vuittonite” ideati da Georges Vuitton nel 1897. Una presenza che si è strutturata lo scorso anno, nel 2025, in occasione del 75° anniversario della Formula 1, quando il colosso LVMH è diventato partner ufficiale del campionato, firmando come Title Partner il GP d’Australia di Melbourne e personalizzando i bauli dei trofei con colorazioni sgargianti per ogni singola gara.
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Il mondo va male: ecco il documento dell’Onu che invita alla post-crescita
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
Olivier De Schutter è un cattedratico belga, ma non solo. Egli è infatti anche relatore delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e sui diritti umani. Ma chi pensa che svolga questo ruolo asetticamente, senza andare al fondo del problema, si sbaglia di grosso…
La crescita economica sta portando ad un concentramento di ricchezze in poche mani: sono sempre di più le persone nel mondo che vivono nella miseria. C'è una “roadmap” da seguire Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Olivier De Schutter è un cattedratico belga, ma non solo. Egli è infatti anche relatore delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e sui diritti umani. Ma chi pensa che svolga questo ruolo asetticamente, senza andare al fondo del problema, si sbaglia di grosso. Queste le sue parole nel 2024, quando presentò al Consiglio dei Diritti Umani “Eradicating poverty beyond growth” (da cui il libro La povertà della crescita): “Per quasi sei anni, le Nazioni Unite mi hanno affidato il compito di riferire sulle soluzioni più promettenti al mondo per sradicare la povertà… La ricerca di una crescita economica perpetua è incompatibile con la vita su questo pianeta. E l’eliminazione della povertà non può continuare a essere utilizzata come scusa per perseguire un PIL in costante aumento, quando questa ricerca, al contrario, spinge le persone verso lavori mal retribuiti e spesso pericolosi per soddisfare le esigenze dell’élite… Dobbiamo respingere il mito secondo cui la crescita economica equivale al progresso umano. Anche se questo può sembrare un pensiero radicale, dopo quasi un secolo in cui ci è stato detto che tutto ciò che conta è la velocità con cui cresce l’economia, sono ottimista sul fatto che presto diventerà l’opinione dominante. Perché il pianeta, e i suoi abitanti, non sopravviveranno senza di esso…Oggi posso affermare con certezza che, nonostante ciò che politici, economisti, esperti di sviluppo e persino le istituzioni delle Nazioni Unite ci hanno indotto a credere, la risposta non è semplicemente stimolare la crescita economica”. Ed è proprio sulle basi di questo rapporto che il 22 aprile scorso a Ginevra, è stata presentata la Roadmap for Eradicating Poverty Beyond Growth, un report ponderoso per documentazione scientifica e numero di esperti coinvolti (400 personalità del mondo accademico, delle ONG e della società civile) approntato sempre da Oliver De Schutter. In pratica, cosa afferma il documento? Che la crescita economica sta portando sempre più ad un concentramento di ricchezze in poche mani (“Viviamo su un pianeta che non è mai stato così ricco. Nel 2024 i miliardari hanno visto crescere le loro fortune in media di 2 milioni di dollari al giorno e si prevede entro un decennio ci saranno cinque trilionari”) e, nel contempo, ad una sempre più ampia fetta di persone nel mondo che vivono nella miseria. C’è dunque qualcosa di profondamente sbagliato ed anche immorale nella crescita, ma nello stesso concetto di crescita, perché crea miseria ed impoverisce la Terra (“La ricerca di una crescita economica perpetua è incompatibile con la vita su questo pianeta”). Ciò detto, il documento indica un percorso da adottare da parte delle nazioni del mondo, una “roadmap” appunto, e, anche se non arriva ad indicare la decrescita come soluzione ai mali, ha il coraggio di riconoscere che la crescita, questa crescita, l’unica che conosciamo, è un male, che un Pil che equipara la produzione di un’arma alla realizzazione di un alloggio per bisognosi è una mostruosità, che occorre in buona sostanza passare alla fase della post-crescita. Nonostante la portata che potremmo definire “rivoluzionaria” del documento (o forse proprio per questo), esso non ha avuto eco sui media di regime. Che, invece, in direzione del tutto opposta (“ostinata e contraria”) ci raccontano ad esempio che la Germania destinerà nei prossimi anni mille miliardi di euro in armi, in modo da diventare la corazzata bellicista d’Europa (ora che l’industria automobilistica non tira più). Sarà dura, molto dura abbandonare il paradigma della crescita… prima che giustamente ci estinguiamo. Con la crescita, la via appare segnata.
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Il cardinale Zuppi condanna le violenze sulla Flotilla: “Ho provato rifiuto, erano in acque internazionali. Le istituzioni devono garantire i diritti”
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
“Immagini della Flotilla? Non possiamo non preoccuparci”. È ferma la condanna del presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, alle violenze subite dagli attivisti della Flotilla. In conferenza stampa al termine dell’Assemblea Generale dei Vescovi, Zuppi …
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati “Immagini della Flotilla? Non possiamo non preoccuparci”. È ferma la condanna del presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, alle violenze subite dagli attivisti della Flotilla. In conferenza stampa al termine dell’Assemblea Generale dei Vescovi, Zuppi si è detto preoccupato per tutte le volte che i diritti vengono calpestati soprattutto se sono le istituzioni a farlo. Nel penultimo giorno di lavori dell’Assemblea Generale della Cei, i giornalisti hanno voluto far emergere questo tema chiedendo esplicitamente al presidente cosa avesse provato davanti alle immagini delle violenze seguite all’abbordaggio della Flotilla. “Ho provato rifiuto, erano in acque internazionali” ha risposto secco il cardinale. “Il sentimento è di profondo dispiacere per chi è stato vittima ma anche per chi ha esercitato quella violenza perché tradisce sé stesso. Le istituzioni devono sempre garantire i diritti, devono essere le prime”. Zuppi ha poi proseguito affermando di provare rigetto per tutte le violenze che non sono altro che evidenze di odio, “di incomprensione di violenza di cui ad esempio ci ha parlato tante volte il cardinale di Gerusalemme, Pizzaballa“. Il presidente della Cei ha poi sottolineato come si debba “continuare a compiere lo sforzo del dialogo” ringraziando “chi manifesta, anche pagando di persona, per le popolazioni colpite dalla durezza della guerra“. Il cardinale ha poi citato il Papa che si esprimerà in Assemblea domani a porte chiuse: “Come ha detto il Papa – ha osservato – preoccupano i diritti calpestati”.
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Trasporti personalizzati, aiuti alle famiglie e giornate al mare: così DisHub illumina la disabilità pediatrica grave
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
“Ho una cara amica medico, appassionata di cure palliative pediatriche e ideatrice, insieme alla Asl di Bologna, di un programma dipartimentale dedicato al “bambino con condizione cronica complessa’. Un giorno ero alla fermata del bus al telefono con lei e pe…
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati “Ho una cara amica medico, appassionata di cure palliative pediatriche e ideatrice, insieme alla Asl di Bologna, di un programma dipartimentale dedicato al “bambino con condizione cronica complessa’. Un giorno ero alla fermata del bus al telefono con lei e per tutto il percorso dell’autobus mi ha parlato del suo lavoro e di disabilità pediatrica”. Daria Foracchi spiega così lo spunto che l’ha spinta a fondare, insieme ad alcuni amici, nel 2020, l’associazione DisHub, “nata per voler rispondere a un bisogno concreto e urgente”. Daria ha passato una vita nel terzo settore, quasi sempre in ambito sanitario pediatrico, tanto da specializzarsi con un master anche nell’attività di fundraising. Oggi è, appunto, volontaria e vicepresidente dell’associazione DisHub, che si occupa di disabilità pediatrica grave, “un mondo estremamente complesso e soprattutto poco visibile”. Una disabilità che può essere causata da patologie genetiche, malformative oppure causate da traumi o problematiche legate al parto etc. Questi bambini sono affetti da una patologia inguaribile che dovrà essere curata per tutta la vita, preservando la qualità di vita del bambino e della sua famiglia. Il bambino con grave disabilità è un bambino che ha bisogno di competenze multidisciplinari. “Questi bimbi, che vivono a Bologna e provincia, sono per metà italiani per metà stranieri, possono essere ipovedenti, avere problemi posturali, oppure respiratori o di alimentazione”, continua Daria. Che cosa fa l’associazione DisHub? Oltre sostenere i pazienti seguiti dal Programma Bambino Cronico Complesso dell’AUSL di Bologna, in tutti i loro setting di vita, ha iniziato nel 2023 un importante progetto, nato dalla donazione di un pulmino nuovo attrezzato per il trasporto di disabili anche gravi. “È vero che i disabili hanno diritto al trasporto dell’assistenza pubblica”, spiega la vicepresidente dell’associazione, “ma non si tratta di un servizio personalizzato e ha lunghi tempi di attesa. Invece con noi funziona così: i genitori ci chiamano e ci dicono il giorno e l’ora in cui hanno l’appuntamento, si mette nel gruppo la richiesta e i bambini vengono prelevati a domicilio e accompagnati al luogo di visita o terapia e poi riportati. L’anno scorso abbiamo fatto 260 viaggi”. Non solo. L’associazione progressivamente ha cominciato a finanziare piccoli interventi per le famiglie, pagando alcune terapie “come, ad esempio, dei corsi di Stimolazione Basale, non coperta dal servizio sanitario e che aiuta molto i bambini dal punto di vista posturale. I nostri volontari producono artigianalmente anche i cuscini specifici per questa stimolazione. Ma abbiamo finanziato anche la musicoterapia e, sempre grazie a una donazione, abbiamo un bambolotto speciale per insegnare ai care giver di questi bambini come assisterli”. Uno dei progetti più belli, spiega Daria, è quello chiamato “Una giornata al mare”. “L’anno scorso abbiamo accompagnato, ad esempio, una bimba di sette anni che non era mai stata al mare e un bambino senegalese di nove mesi. È stata una bellissima giornata, il piccolo è stato sempre in acqua in braccio alla madre, abbiamo comprato anche i salvagenti e gli ombrelloni e mangiato tutti insieme al ristorante della spiaggia. Prossimamente porteremo al mare una bimba disabile affidata a una cooperativa, perché ha entrambi i genitori con problemi molto gravi”. Dishub si fa carico anche della fatica dei medici e dei genitori. “Chi si occupa di questi bambini ha un carico gravoso e deve avere doti di empatia elevate, per questo l’anno scorso abbiamo finanziato un corso di yoga per i sanitari”. C’è poi anche un supporto per i genitori, attraverso un percorso di gruppo dove si fanno pratiche meditative e di consapevolezza orientate alla Mindfulness. Come si finanzia DisHub? Raccogliendo fondi interamente da privati. “Ci stiamo facendo conoscere, cerchiamo di far appassionare le persone alla nostra missione, non facile perché, come dicevo, la disabilità è un mondo molto nascosto”. Daria rivela di essere stata anche lei spaventata all’inizio, “non sapevo cosa aspettarmi, né come relazionarmi ai bambini, siamo pieni di pregiudizi anche se non ce ne accorgiamo, ora li trovo tutti bellissimi e le famiglie sono stupende e piena di gratitudine”. Per lei DisHub è quasi un lavoro “diciamo l’equivalente di un part time, ma l’impegno forse aumenterà, stiamo crescendo, oggi abbiamo anche una sede condivisa con un’altra associazione”. Entrare in contatto con i disabili gravi significa, anche, conoscere storie tragiche che magari nessun giornale racconta e che pure esistono. “Cito due casi: quello di una coppia, lei incinta, usciti per fare alcune commissioni urgenti sono stati investiti da una macchina: il figlio è nato totalmente disabile dal punto di vista fisico e cognitivo, ma anche la mamma è rimasta disabile fisicamente e cognitivamente. Il bambino purtroppo ora non c’è più e ora DisHub continua a fare sostegno psicologico alla famiglia. O ancora il caso di un’altra famiglia di origine pakistana dove ad una figlia con grave disabilità si aggiunge un fratello con una grave forma di autismo ed un papà a sua volta malato. Cerchiamo di dare una mano a tutti. Sono storie incredibili”, conclude Daria, “eppure fanno parte della vita, anche se noi non riusciamo o non vogliamo vederle”. Nella foto: Elisabetta Nicosia, Consiglio Direttivo DisHub, dott.ssa Silvia Soffritti responsabile Programma Bambino Cronico Complesso (PBCC), Fabio Galimberti, Presidente DisHub, Daria Foracchi, vicepresidente DisHub, Sophie Allegrucci, psicomotricista e presidente Associazione Sottosopra, Anna Camponovo, CD DisHub, dott.ssa Elisa Mazzoni, équipe PBCC, Giancarlo Galimberti, CD DisHub.
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“Il termovalorizzatore di Roma frenerà la differenziata e aumenterà l’inquinamento”: intervista all’ingegnere ambientale Francesco Girardi
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 📍 Copenhagen it
Non cambierà il degrado cittadino, né le carenze della municipalizzata dei rifiuti romana. E non farà scendere la Tari mentre, al contrario, produrrà inquinamento. Secondo Francesco Girardi, ingegnere ambientale ed energy manager, voce fuori dal coro di conse…
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Non cambierà il degrado cittadino, né le carenze della municipalizzata dei rifiuti romana. E non farà scendere la Tari mentre, al contrario, produrrà inquinamento. Secondo Francesco Girardi, ingegnere ambientale ed energy manager, voce fuori dal coro di consensi all’impianto, l’unico effetto concreto del termovalorizzatore di Roma, i cui lavori sono inziati ufficialmente da pochi giorni, sarà quello di disincentivare la raccolta differenziata. Dei romani e della stessa Ama. Roma come Copenaghen? Secondo gli amministratori romani, se anche l’ecologica capitale danese ne ha uno perché non Roma? Premesso che la Danimarca è lo stato in Europa che produce più rifiuti e tanto ecologica non mi pare, il paragone non regge: Copenaghen sta sul mare ed è soggetta a venti costanti e forti che spazzano gli inquinanti, abbassando le concentrazioni e l’impatto sanitario sulla popolazione sotto vento, per cui è inutile andare a farsi foto in cima ai camini degli inceneritori per dire “che bell’aria si respira da qui su”, come ha fatto il sindaco di Roma e l’assessora ai Rifiuti e all’Ambiente Sabrina Alfonsi; se vogliamo attendibilità si seguano i pennacchi dei fumi e le ricadute degli inquinanti secondo i venti e si vada a misurare l’inquinamento di ricaduta dei fumi lontano dal camino. Inoltre si noti che a Copenaghen buona parte dei fumi ricadono anche su mare dove non abita nessuno, a Roma la rosa dei venti è sempre diretta su abitazioni. Che effetto avrà il termovalorizzatore, secondo lei, sull’ azienda municipalizzata dei rifiuti di Roma, AMA? L’inceneritore non cambierà chi gestisce i rifiuti a Roma: se la città è sporca, i cassonetti pieni, la differenziata al palo (40%) e poco si riesce a riciclare di questo, non dipende dall’assenza di un inceneritore, ma da come è pianificato e gestito il servizio e come lo stesso è percepito e vissuto dal tessuto sociale. Il termovalorizzatore non determinerà alcun effetto positivo su Ama, in quanto lo smaltimento dei rifiuti è scollegato dalle modalità di raccolta dell’azienda che ha procedure, prassi e struttura organizzativa consolidate. Anzi direi che forse per Ama, l’inceneritore diventa un argomento in più per restare bassi con la differenziata. Lo stesso vale per i cittadini? Sì, l’inceneritore rischia di bloccare o quanto meno rallentare l’aumento e l’evoluzione della differenziata in città, riducendo in cenere i rifiuti riciclabili e le materie prime/seconde da essi ricavabili. E riducendo anche i posti di lavoro e introiti per Pmi già attive e nuove che potrebbero nascere legate alle filiere industriali dell’economia circolare. In breve, questo impianto rischia di far restare Roma indietro dal punto di vista ambientale e sociale. I romani non progrediranno nella conoscenza delle tematiche ambientali. Ma avremo abbastanza rifiuti da metterci? Questo è un altro aspetto dolente. Facendo alcuni calcoli, è facile capire che se aumentasse la raccolta differenziata non basteranno i rifiuti di Roma, quindi bisognerà portare i rifiuti con centinaia di camion, che produrranno altro inquinamento e problemi ulteriori di traffico. Quindi paradossalmente sarà meglio non pensare di aumentare la differenziata per ridurre questo impatto indiretto. Inoltre l’impianto impiega fonti fossili per accendere e sostenere la fiamma costantemente, anche perché i rifiuti non sono una fonte energetica rinnovabile: i rifiuti devono essere ridotti, non sono infiniti e “rinnovabili” come il sole e il vento. Almeno si abbasserà la Tari per i romani? No, non può calare la Tari, per effetto del termovalorizzatore in quanto avendo una efficienza energetica molto bassa (meno del 15/20%) esso disperde sottoforma di fumi e ceneri caldi più dell’80% del potere calorifico dei rifiuti inceneriti. Per questo per ricavare energia per appena 200.000 abitanti (meno del 10% dei residenti) bisognerà mettere nell’impianto montagne di rifiuti prodotti in modo indifferenziato. A ciò si aggiungano i costi per smaltire in discariche le ceneri che sono rifiuti speciali pericolosi. Se si vuole abbassare la Tari bisogna aumentare la differenziata, gestire i rifiuti urbani senza trasformarli in pericolosi, riducendo i costi di trasporto e smaltimento in inceneritori e discariche puntando a riciclare i rifiuti differenziati guadagnandoci. In conclusione: per lei il termovalorizzatore non cambierà la situazione? Assolutamente no. Anzi: se da un lato non cambierà la situazione di degrado, l’impianto tende a deresponsabilizzare i cittadini indotti come saranno a credere che bruciare rifiuti sia la soluzione e il solito refrain del “gigantismo impiantistico” debba ancora una volta sostituirsi alle mani e cervello di cittadini consapevoli. Basterebbe buon senso per riuscire a convincere chiunque che anche i romani possono e devono meritare un servizio di raccolta efficiente efficace e finalizzato a far bene all’ambiente e alla propria economia, con calo della Tari, ma gli interessi economici di pochi prevaricano a volte anche invertendo la gerarchia europea della gestione rifiuti.
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“Bastano 10 minuti al giorno di questi esercizi da sdraiati per migliorare equilibrio e postura in due settimane”: il nuovo studio
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 📍 New York/NJ it
Dal New York Post al Medical News Today passando per The Times, negli scorsi giorni molte testate raccontano del recente studio giapponese che propone di allenarsi da proni per acquisire equilibrio, agilità e flessibilità con un minimo impegno e risultati rap…
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Dal New York Post al Medical News Today passando per The Times, negli scorsi giorni molte testate raccontano del recente studio giapponese che propone di allenarsi da proni per acquisire equilibrio, agilità e flessibilità con un minimo impegno e risultati rapidi. A tutto beneficio di una postura fluida e armoniosa. Nel bene e nel male, noi umani siamo dei bipedi. Avvantaggiati per molti versi, ma per altri limitati per il centro di gravità alto, concentrato nella pesante massa testa-tronco e poggiante sulla base ristretta dei piedi. Tronco e arti inferiori devono lavorare in sinergia per contrastare la forza di gravità, ma se ciò non accade ecco mal di schiena, dolori articolari, rischio di cadute, un portamento goffo e impacciato che fa apparire più vecchi. Tutti problemi che potrebbero trovare una soluzione grazie allo studio giapponese; tra i firmatari, la prof. Yoriko Atomi, docente all’ateneo di Tokyo e al Center for Neuroscience and Biomedical Engineering, che in un documento di background dello studio ha dichiarato di voler condividere i risultati perché, grazie all’esecuzione di questi semplici esercizi “ogni giorno dell’anno al risveglio, sono riuscita a gestire problematiche come dolori alle ginocchia e lombari”. All’insegna della semplicità Comodamente sdraiati sulla schiena, i 40 partecipanti allo studio – 40 giovani adulti sani – hanno eseguito 3 serie di semplici esercizi per 10 minuti per un totale di 14 giorni. Ma perché supini invece che in piedi? “Abbiamo scelto la posizione supina perché stare distesi riduce lo stress posturale sui muscoli antigravitari, come quelli della schiena e degli arti inferiori. Si crea così un ambiente meccanico più semplice nel quale i partecipanti possono focalizzarsi meglio sulla coordinazione dei core muscles del tronco con il movimento degli arti inferiori”, ha dichiarato Atomi a MNT. Proprio qui sta la semplicità della proposta giapponese: adottare una soluzione semplice, con esercizi facili grosso modo alla portata di tutti, e allo stesso tempo semplificare lo studio sulla coordinazione tronco-gambe e facilitare l’analisi dei risultati, come spiega al Fatto Quotidiano on line il dott. Emanuele Tempesta, chinesiologo specializzato nel benessere e personal trainer di Monza. “L’ortostasi comporta interferenze della forza di gravità e dei muscoli necessari a contrastarla. Persone diverse stanno in piedi in modo diverso, attivando muscoli diversi. Confrontare una serie di esercizi in posizione eretta diventa quindi difficile, perché vanno considerate tante variabili che la posizione supina annulla”. Infatti una volta sdraiati sul dorso si poggia su una base ampia e solida (schiena, bacino e arti), si riduce il rischio di cadute e non si stressano i muscoli che contrastano la forza di gravità. “L’esercizio si concentra sugli addominali profondi e sulla connessione con i muscoli ischiocrurali, situati nella parte posteriore della coscia, addetti all’ortostasi e alla deambulazione”. E dopo appena 14 giorni, i risultati sono arrivati. Focus sulla coordinazione I partecipanti hanno mostrato miglioramenti a livello di equilibrio, agilità e flessibilità. Erano infatti in grado di stare in piedi fermi senza oscillare, anche mantenendo i piedi uniti, di spostarsi di lato rapidamente e di flettere il tronco in avanti stando seduti. Tutto ciò non tanto per un rafforzamento della potenza o della muscolatura, quanto proprio per una migliore coordinazione tronco-arti inferiori. Per gli autori dello studio si tratterebbe di adattamenti neuromuscolari, per i quali il sistema nervoso coordina il corpo e distribuisce equamente il peso. Il che significa portamento eretto, flessuoso e armonioso, un passo deciso: tutti più belli, insomma… Ma ancor di più contano gli effetti fisici disponibili per molte categorie di persone. “Trattandosi di esercizi a basso impatto e di facile esecuzione, ci sono più benefici che controindicazioni”, spiega Tempesta, ricordando però che questo non vale proprio per tutti: “L’esercizio fisico è come un farmaco, va prescritto correttamente”. Dato che gli esercizi sono sicuri e non richiedono attrezzature specifiche, se ne possono avvantaggiare in particolare gli anziani e chi deve affrontare le prime fasi di riabilitazione. Due presupposti In sintesi, si tratta di fare tre esercizi: le contrazioni addominali, inspirando ed espirando con le ginocchia piegate; il ponte con i glutei, con la spinta del tallone; la mobilizzazione delle dita dei piedi, “quest’ultimo un po’ più complesso perché presuppone una sensibilità delle dita dei piedi che potenzialmente tutti abbiamo, anche se non sempre lo sappiamo”. Ogni posizione va tenuta brevemente e ripetuta più volte. Ci sono però due presupposti. Il primo riguarda la costanza (cioè l’esecuzione quotidiana per lunghi periodi), il secondo la percezione. “Bisogna percepire bene i muscoli che lavorano. L’attenzione va sugli addominali, coinvolti nel primo esercizio – nel quale sono percepiti sotto le mani – e nel secondo”. Il ponte, che parte con la spinta sui talloni, attiva anche i muscoli ischiocrurali. “Però il gluteo non deve subentrare, altrimenti si rischia di limitare il lavoro degli addominali, perdendo un po’ di funzionalità nell’esercizio”, aggiunge Tempesta, che poi conclude: “Gli esercizi sono adatti a tutti, e in base alle proprie capacità di attivazione possono diventare difficili anche per chi è già molto forte”.
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Floridia: “Commissione di vigilanza sotto ricatto della maggioranza”. Ranucci: “La Rai deve tutelare l’indipendenza non il pluralismo”
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
“Sono stata quasi costretta a scrivere questo libro perché ho dovuto denunciare una storia che non si era mai vista nella storia della nostra Repubblica”. Inizia così il suo intervento Barbara Floridia, presidente della commissione di Vigilanza Rai dal palco …
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati “Sono stata quasi costretta a scrivere questo libro perché ho dovuto denunciare una storia che non si era mai vista nella storia della nostra Repubblica”. Inizia così il suo intervento Barbara Floridia, presidente della commissione di Vigilanza Rai dal palco della presentazione del suo libro ‘C’era una volta la Rai’. “Una commissione parlamentare, che rappresenta tutti i cittadini, bloccata, sotto ricatto per volontà della maggioranza”. La presentazione del libro che cade nel giorno in cui l’audizione in Senato, del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, in merito alla riforma della tv di Stato è stata sconvocata all’ultimo momento e rinviata al 10 giungo. “Il punto è che non sanno cosa dire perché non hanno trovato la quadra” commenta Floridia. Sul palco anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e il giornalista e conduttore di ‘Report’ Sigfrido Ranucci che sul blocco dei lavori della commissione presieduta da Florida afferma: “è una pagina bruttissima. Non si può dire che non siamo in un Paese democratico, ma poi lo si deve far funzionare come tale, se non funziona una componente, un ingranaggio così importante e cose se la democrazia non funzionasse”. E sulla riforma di Rsai aggiunge: “è un tentativo dei partiti di non voler mollare la Rai. Quando leggo dell’atteggiamento della politica nei confronti della Rai, a volte che sfiora anche il disprezzo a me sembra di essermi fatto un acido”.
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Più data center in Lombardia vuol dire più suolo, energia, acqua: la legge regionale non basta
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
La Lombardia è la principale area italiana per presenza di data center e, finalmente, ha predisposto un (brutto) progetto di legge per regolarne la crescita, che si sta rivelando caotica e fortemente impattante, come già accaduto per i centri logistici sorti …
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati La Lombardia è la principale area italiana per presenza di data center e, finalmente, ha predisposto un (brutto) progetto di legge per regolarne la crescita, che si sta rivelando caotica e fortemente impattante, come già accaduto per i centri logistici sorti come funghi negli ultimi anni. Il testo approvato martedì in Regione presenta però ancora maglie troppo larghe e vincoli insufficienti per prevenire gli impatti ambientali. Norme di questo tipo dovrebbero essere nazionali, non regionali. La disciplina nazionale, approvata il 24 febbraio 2026, prevede infatti decreti attuativi entro sei mesi, ma rischia comunque di arrivare a valle di un fenomeno già esploso. I data center sono veri e propri insediamenti produttivi e, per questo, è necessario che la Regione definisca procedure autorizzative rigorose, come l’Autorizzazione Integrata Ambientale, e individui precise priorità localizzative: utilizzo esclusivo di aree dismesse, contaminate, degradate o inutilizzate e, sul piano energetico, obbligo di impiego di energia rinnovabile prodotta direttamente dagli impianti stessi. Queste strutture esercitano infatti un’enorme pressione sul territorio. Crescono le proteste delle popolazioni locali e di alcuni sindaci, preoccupati che l’espansione degli impianti che alimentano l’intelligenza artificiale comporti enormi consumi idrici ed energetici, aumenti delle bollette di luce, gas e acqua, nuove isole di calore urbano e ulteriore consumo di suolo. Da un’altra prospettiva, il boom dei data center sta già contribuendo all’aumento dei costi per molte attività produttive. Ogni nuovo e innovativo modello di IA richiede infatti maggiore capacità di elaborazione e quindi nuovi server, nuovi edifici, più energia, più acqua e sistemi di raffreddamento sempre più potenti. C’è già chi sostiene che i costi dell’intelligenza artificiale possano superare i benefici economici derivanti dall’innovazione dei processi e dei prodotti. Anche un aumento di uno o due gradi delle temperature urbane può tradursi in maggiori rischi sanitari, consumi energetici più elevati e aggravamento dell’effetto “isola di calore”. La promessa dell’intelligenza artificiale rischia dunque di avere un prezzo ambientale molto più alto del previsto. La rivoluzione dell’IA avrà certamente un costo ecologico ed economico, perché ogni nuovo modello produttivo richiede enormi capacità di elaborazione e quindi nuovi server, nuovi edifici e nuovi sistemi di raffreddamento gestiti dai data center. Sarebbe opportuno, inoltre, ridurre le richieste di trattamento e archiviazione dei dati attraverso una migliore ottimizzazione gestionale, così da limitare la necessità di immagazzinarli in strutture esterne. L’impatto dei data center sulla qualità e sulla disponibilità dell’acqua sarà significativo, mentre appare eccessiva la tolleranza delle autorità e di molte amministrazioni comunali rispetto ai possibili effetti ambientali legati alla loro espansione. E’ necessario evitare la concentrazione dei data center nelle aree già fortemente antropizzate e introdurre una specifica destinazione urbanistica, lasciando ai Comuni la possibilità di individuare aree dedicate oppure di non autorizzarne l’insediamento.
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L’estate arriva troppo presto, ma il corpo non è pronto: cosa succede con il caldo improvviso e i sintomi da non sottovalutare
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it Salute · ambiente
Siamo ancora a maggio, ma in molte città italiane il termometro ha già raggiunto valori tipici del pieno dell’estate. Secondo i climatologi del Cnr, nei prossimi giorni le temperature potrebbero avvicinarsi o addirittura superare i record storici del periodo,…
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Siamo ancora a maggio, ma in molte città italiane il termometro ha già raggiunto valori tipici del pieno dell’estate. Secondo i climatologi del Cnr, nei prossimi giorni le temperature potrebbero avvicinarsi o addirittura superare i record storici del periodo, con punte fino a 35-36 gradi nella Pianura Padana e oltre 33 gradi in diverse regioni del Centro-Sud. Ma un caldo così intenso e improvviso non rappresenta soltanto un disagio: mette sotto pressione un organismo che non ha ancora avuto il tempo di adattarsi alle condizioni estive. A risentirne possono essere soprattutto anziani, persone con patologie croniche, bambini e lavoratori esposti all’aperto, ma anche soggetti in buona salute o chi svolge attività sportiva. “Il passaggio repentino da temperature ancora quasi invernali a quelle estive mette inevitabilmente sotto stress il nostro organismo – spiega il professor Francesco Franceschi, Direttore della Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma -. Non siamo preparati né dal punto di vista fisiologico né da quello comportamentale. Continuiamo a vestirci in modo pesante, a seguire abitudini alimentari tipiche dei mesi freddi e spesso anche a bere meno acqua rispetto a quanto sarebbe necessario”. Il corpo impreparato all’estate Secondo l’esperto, il problema non è soltanto il valore assoluto delle temperature, ma la rapidità con cui aumentano. In poche settimane si passa da giornate fresche a condizioni che richiedono un completo cambio di stile di vita. “In inverno tendiamo a consumare pasti più abbondanti e ricchi di grassi, assumiamo meno liquidi e spesso anche più alcolici. Quando il caldo arriva improvvisamente, tutte queste abitudini diventano un fattore di rischio. Bisognerebbe invece alleggerire l’alimentazione, aumentare l’idratazione, modificare l’abbigliamento e persino ripensare gli orari delle attività quotidiane”. Anche l’esposizione al sole richiede maggiore cautela. Se durante i mesi freddi stare all’aperto nelle ore centrali della giornata non crea particolari problemi, con temperature elevate il rischio cambia radicalmente. Quando il caldo diventa pericoloso L’effetto più temuto è il colpo di calore, una condizione che può manifestarsi quando l’organismo perde la capacità di regolare efficacemente la propria temperatura. Che cosa succede in questo caso? “Il colpo di calore è sostanzialmente un eccessivo riscaldamento del sistema nervoso centrale dovuto a un’esposizione prolungata al sole – spiega Franceschi -. Quando i meccanismi di termoregolazione non riescono più a funzionare correttamente, il cervello viene esposto a temperature troppo elevate e le normali funzioni neurologiche possono essere compromesse”. I sintomi iniziali spesso però vengono sottovalutati. “I primi segnali sono mal di testa, stanchezza marcata, senso di confusione mentale e abbassamento della pressione arteriosa. Il caldo provoca vasodilatazione e quindi tende naturalmente a far diminuire la pressione. Questi sintomi non vanno ignorati perché possono evolvere in condizioni più serie e aumentare il rischio di cadute e traumi”. Quando compaiono cefalea, debolezza intensa, capogiri o difficoltà di concentrazione, il consiglio è semplice: interrompere immediatamente l’attività che si sta svolgendo, cercare un luogo fresco e ombreggiato, idratarsi e favorire il raffreddamento corporeo. Pericolo del fai-da-te con i farmaci Tra le categorie più esposte figurano gli anziani e i pazienti ipertesi. Non è raro che durante le giornate molto calde i valori pressori si abbassino e che qualcuno decida autonomamente di modificare la terapia. “È vero che il caldo abbassa naturalmente la pressione grazie alla vasodilatazione, ma bisogna evitare assolutamente il fai-da-te – continua lo specialista -. La pressione va monitorata con attenzione e qualsiasi modifica della terapia antipertensiva deve essere valutata insieme al medico curante. In alcuni casi può essere opportuno ridurre i dosaggi, ma la decisione deve essere presa dal professionista sulla base delle condizioni cliniche del paziente”. Un comportamento apparentemente prudente, come sospendere da soli un farmaco antipertensivo, può infatti esporre a rischi non meno importanti rispetto all’ipotensione. Acqua, pasti leggeri e meno alcol Per affrontare l’ondata di caldo, la prima strategia resta la prevenzione. E passa soprattutto dalla tavola. “In questo periodo è fondamentale aumentare l’introduzione di liquidi perché la sudorazione e l’evaporazione favoriscono la disidratazione. È consigliabile privilegiare piatti freschi, ridurre le calorie in eccesso, limitare i cibi grassi e moderare il consumo di alcolici”. Il motivo è anche fisiologico. “Le calorie corrispondono a produzione di energia e quindi di calore. Più calorie introduciamo – chiarisce Franceschi – maggiore sarà il calore che il nostro organismo dovrà dissipare”. Come difendersi dal caldo in città Le aree urbane rappresentano l’ambiente più critico durante le ondate di calore. Asfalto, cemento e palazzi accumulano energia termica durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte, impedendo un adeguato raffrescamento. “Le città sono particolarmente penalizzate perché edifici e strade si surriscaldano. Per questo è importante evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, preferendo il mattino presto o il tardo pomeriggio, dopo le 18”. Anche la gestione degli ambienti domestici può fare la differenza. “Se disponibile, il climatizzatore può essere utilizzato mantenendo una temperatura intorno ai 25 gradi. In alternativa è utile limitare l’ingresso diretto del sole nelle abitazioni durante le ore più calde. Una casa troppo calda – ricorda il medico – aumenta lo stress termico e peggiora la qualità del sonno”. Attenzione anche all’abbigliamento: “Molti anziani continuano a vestirsi troppo pesantemente. È meglio scegliere indumenti leggeri in cotone o, ancora meglio, in lino, preferire colori chiari e utilizzare un cappello quando si resta all’aperto”. Sport sì, ma non nelle ore centrali L’attività fisica non va abbandonata, ma adattata alle nuove condizioni climatiche. “Lo sport fa bene, ma non deve diventare estremo e soprattutto non deve essere praticato nelle ore più calde della giornata – sottolinea Franceschi -. L’esposizione al sole associata alla sudorazione intensa può favorire disidratazione e conseguenze anche importanti”. Gli orari migliori? Le prime ore del mattino oppure la fascia serale dopo il tramonto. “È preferibile svolgere – conclude Franceschi – un’attività moderata e proporzionata all’età e alle condizioni fisiche della persona”.
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Si indaga su possibili legami con le gang per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera alla stazione Certosa di Milano
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
Si sta concentrando sull’ipotesi delle gang l’indagine sull’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne ucciso a coltellate martedì sera alla stazione Certosa di Milano, nella periferia nord della città. Al momento, tuttavia, dagli accertamenti investigati…
Si sta concentrando sull’ipotesi delle gang l’indagine sull’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne ucciso a coltellate martedì sera alla stazione Certosa di Milano, nella periferia nord della città. Al momento, tuttavia, dagli accertamenti investigativi non emergerebbe ancora un quadro riconducibile con certezza a uno scontro organizzato tra gruppi strutturati, ma gli inquirenti non escludono alcuna pista. Il giovane, originario dell’Ecuador ma nato in Italia, lavorava nel settore degli allestimenti e viveva con la famiglia proprio nella zona della stazione. La sera dell’aggressione si trovava in compagnia del fratello e di un amico quando sarebbe stato accerchiato da circa una decina di ragazzi. Secondo quanto riferito ai investigatori, le vittime non conoscevano gli aggressori. La dinamica ricostruita al momento parla di un primo diverbio nato sulla banchina della stazione, degenerato rapidamente in una colluttazione e poi in una vera e propria aggressione culminata sui binari, dove il 22enne è stato raggiunto dai fendenti che gli sono risultati fatali. Il fratello della vittima, che ha riportato solo alcune abrasioni, ha confermato agli inquirenti di non avere avuto alcun contatto precedente con il gruppo. Nessun segnale, dunque, di un appuntamento tra bande o di uno scontro già programmato, elemento che al momento allontana la pista di una resa dei conti organizzata. Sul luogo dell’aggressione gli investigatori hanno trovato cocci di bottiglia e stanno verificando se durante la colluttazione siano stati utilizzati anche coltelli. Dopo l’attacco, il gruppo si è rapidamente disperso: alcuni degli aggressori sarebbero saliti su un treno diretto a Treviglio, in provincia di Bergamo, riuscendo a far perdere le proprie tracce. Non risulterebbero al momento sottrazioni di oggetti personali alla vittima: il cellulare del 22enne è stato infatti rinvenuto a terra nei pressi del corpo, elemento che rafforza l’ipotesi di un’aggressione non finalizzata alla rapina. I soccorsi del 118 sono intervenuti intorno alle 22.15 e hanno trovato il giovane in condizioni disperate. Trasportato d’urgenza all’ospedale Fatebenefratelli, è arrivato già in arresto cardiocircolatorio ed è deceduto poche ore dopo nonostante i tentativi di rianimazione. Sul caso indaga la Polizia di Stato, coordinata dal pubblico ministero Elio Ramondini. Gli investigatori stanno acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza della stazione Certosa per identificare gli aggressori e chiarire se tra loro vi fossero anche minorenni. La pista delle gang resta sullo sfondo, ma non viene esclusa mentre prosegue l’analisi del contesto e dei possibili moventi dell’aggressione.
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Un morto e dieci feriti in un incidente in Alto Adige: scontro tra quattro auto, tre persone gravi in ospedale
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
Tamponamento a catena nella mattina del 27 maggio in Alto Adige. Un minibus si è ribaltato coinvolgendo in una carambola mortale altre tre auto: il bilancio è di una vittima e tre feriti gravi, mentre altre sette persone hanno riportato ferite più lievi. L’in…
L'incidente è avvenuto verso le 9.30 lungo la strada statale 49, nei pressi dell’imbocco della galleria San Lorenzo a Brunico (Bolzano). I soccorsi sono durati ore: tre feriti gravi sono stati portati all’ospedale di Bolzano con l’elisoccorso Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Tamponamento a catena nella mattina del 27 maggio in Alto Adige. Un minibus si è ribaltato coinvolgendo in una carambola mortale altre tre auto: il bilancio è di una vittima e tre feriti gravi, mentre altre sette persone hanno riportato ferite più lievi. L’intervento su larga scala è durato alcune ore: diversi medici di emergenza e paramedici si sono occupati dei feriti, tra cui ci sono anche cittadini tedeschi. I tre feriti più gravi sono stati portati all’ospedale di Bolzano con l’elisoccorso, gli altri nei più vicini ospedali di Bressanone e Brunico. L’incidente è avvenuto verso le 9.30 lungo la strada statale 49 della Val Pusteria, nei pressi dell’imbocco della galleria San Lorenzo a Brunico (Bolzano). Sul posto sono intervenuti i sanitarti della Croce bianca con vigili del fuoco, carabinieri e polizia stradale. La strada è stata chiusa per permettere i soccorsi ed eseguire i rilievi per determinare la dinamica dello scontro che rimane ancora incerta. L’interruzione del tratto stradale, avvenuto al 30esimo chilometro della statale, ha creato anche gravi conseguenze sulla viabilità della val Pusteria.
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Roland Garros, il 19enne Cinà eliminato al secondo turno: sconfitta netta contro De Jong. Attesa per Sonego e Paolini
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 it
Finisce al secondo turno la prima avventura in un Major di Federico Cinà al Roland Garros, secondo Slam del 2026 di scena sui campi in terra rossa di Parigi. Il 19enne palermitano, numero 238 Atp, promosso dalle qualificazioni nel suo primo main draw Slam in …
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Finisce al secondo turno la prima avventura in un Major di Federico Cinà al Roland Garros, secondo Slam del 2026 di scena sui campi in terra rossa di Parigi. Il 19enne palermitano, numero 238 Atp, promosso dalle qualificazioni nel suo primo main draw Slam in carriera, al secondo turno è stato sconfitto per 6-3 6-1 6-3, in poco più di un’ora e tre quarti, dall’olandese Jesper De Jong, numero 106 del ranking, ripescato in tabellone come lucky loser. De Jong aveva fermato all’esordio lo svizzero Stan Wawrinka, numero 113 Atp, campione a Parigi nel 2015, al suo ultimo anno sul tour. Comincia così male il mercoledì degli italiani al Roland Garros, in attesa anche di Lorenzo Sonego (in serata contro Tommy Paul) e di Jasmine Paolini, che invece affronta Solana Sierra. Cinà aveva eliminato Opelka all’esordio in un match di quasi quattro ore, finito solo al quinto set. Una partita in cui aveva mostrato grande forza mentale e fisica. L’esatto contrario di quanto visto contro De Jong, in un match dove Cinà non era neanche partito male (break in apertura di match), ma si è perso strada facendo, giocando male i punti chiave. Il dato più significativo è quello delle palle break: ne ha sfruttata solo una su sei avute, mentre De Jong ben 6 su 9. Un parziale alla fine pesantissimo, forse troppo per quanto visto in campo, ma che premia la maggior esperienza dell’olandese, qualificatosi al terzo turno. Roland Garros, i risultati di oggi Tra gli altri risultati del Roland Garros di giornata, spicca la vittoria facile di Iga Swiatek, che ha battuto 6-2, 6-3 la ceca Bejlek. De Minaur invece accede al turno successivo senza giocare: Alexander Blockx si è infatti ritirato per un problema alla caviglia accusato ieri in allenamento.
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RWE to carry out pre-installation survey at Vanguard West OWF site
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-05-27 en
A pre-installation survey campaign is set to begin at RWE’s 1.4 GW Vanguard West […] The post RWE to carry out pre-installation survey at Vanguard West OWF site appeared first on Offshore Energy .
A pre-installation survey campaign is set to begin at RWE’s 1.4 GW Vanguard West offshore wind site in the UK. According to a Notice to Mariners issued by the developer, the survey vessel Breaker is expected to mobilize on or around June 15 to carry out a pre-installation survey within the project’s array area. The campaign is scheduled to last approximately one month, with the vessel operating around the clock from the Port of Den Helder. RWE secured contracts for difference (CfD) for two of its three Norfolk projects, Vanguard West and Vanguard East, in the UK government’s seventh CfD round (AR7) in January this year. Following the CfD award, the company said that it would partner with the global investor KKR on the projects and that it expects to makea final investment decision (FID)in the summer of 2026. In February/March, RWE placed firm orders with Vestas for V236-15.0 MW wind turbines for both Norfolk Vanguard offshore wind farms. In May,Lamprell announcedthat it had started manufacturing transition pieces for the two offshore wind projects, under an agreement signed with RWE in 2024. Located 50 to 80 kilometers off the coast of Norfolk, the two offshore wind farms, each with a planned installed capacity of 1,380 MW, are expected to be commissioned in 2029 (Vanguard West) and 2030 (Vanguard East). Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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All inter-array cables at Ørsted’s new offshore wind farm in Taiwan installed and energized
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-05-27 en
All inter-array cables at the 920 MW Greater Changhua 2b and 4 offshore wind […] The post All inter-array cables at Ørsted’s new offshore wind farm in Taiwan installed and energized appeared first on Offshore Energy .
All inter-array cables at the 920 MW Greater Changhua 2b and 4 offshore wind farms in Taiwan have been installed and energized, and all 42 wind turbines at the project’s second phase, the 583 MW Greater Changhua 4, are now connected to Taipower’s grid and generating electricity. “We’re continuing commissioning and grid integration works to ensure that all the complex systems of the offshore wind farms – from subsea cables to offshore substations – work together seamlessly, enabling reliable operation day in and day out”, Ørstedsaid via social media. Located 35–60 kilometers off the coast of Changhua County, Greater Changhua 2b and 4 comprises 66 Siemens Gamesa’s SG 14-236 wind turbines and is the first offshore wind farm globally to install 14 MW wind turbines with 115-meter-long blades, according to the developer. Offshore construction started in February 2025, with the first wind turbine installed at Greater Changhua 2b in April last year, shortly after the first suction bucket jacket (SBJ) foundation, by Cadeler’s vesselWind Maker. The offshore wind farmproduced first powerin July 2025. The 66th andfinal wind turbine was installed in Januarythis year. Once fully operational, which isexpected in the third quarter of 2026, Greater Changhua 2b and 4 will supply renewable electricity to Taiwan Semiconductor Manufacturing Company Limited (TSMC) under a corporate power purchase agreement (CPPA) signed in 2020. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Pantelleria, proseguono gli interventi di bitumazione nell’area di Scauri Porto - Il Giornale di Pantelleria
📰 Il Giornale di Pantelleria 📅 2026-05-27 it Clima · decarbonizzazione
Pantelleria, proseguono gli interventi di bitumazione nell’area di Scauri Porto Il Giornale di Pantelleria
Transizione energetica delle isole: il Parco Nazionale di Pantelleria partecipa attivamente al Forum Europeo “Clean Energy for EU Island” L’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria ha partecipato, anche quest’anno, ai lavori del Forum “Clean Energy for EU Islands” che si è tenuto a Maiorca il 21 e 22 maggio. L’evento dedicato al processo di decarbonizzazione delle isole dell’Unione Europea è stato il momento conclusivo che annualmente riunisce le isole che aderiscono al programma 30for2030. Più di 130 i partecipanti tra decisori politici, esperti, autorità locali e autori. Per il Parco è intervenuto Gaspare Inglese, ingegnere ambientale, che ha portato al centro del dibattito internazionale l’esperienza di eccellenza e i risultati ottenuti dall’isola negli ultimi anni. Nella sezione dedicata alla governance locale, l’ingegnere Inglese ha illustrato il modello Pantelleria frutto di una strategia che ha puntato l’attenzione su due pilastri fondamentali: il miglioramento della comunicazione e la costruzione del consenso pubblico, attraverso l’esperienza del processo partecipativo per la sostenibilità, intrapreso con Agenda 2030 e la costruzione del FORUM del PARCO. Sottolineati anche i tre livelli di azione: statutario, ovvero la partecipazione pubblica non è un progetto temporaneo ma un elemento permanente garantito dal Forum del Parco (artt. 25-16 dello Statuto); strategico, in quanto l’energia è uno dei sei pilastri della Strategia di Sostenibilità Pantelleria 2030; procedurale, si utilizza, cioè, la metodologia partecipativa europea EASW (European Awareness Scenario Workshop), con la quale dopo avere ascoltato la comunità, si definiscono le priorità e si costruisce consenso. Un intervento molto apprezzato dagli auditori europei arricchito dalla testimonianza di un altro rappresentate dell’isola di Pantelleria, l’ingegnere Massimo Miraglia, Energy Manager del Comune con il quale il Parco collabora attivamente, che ha approfondito il tema delle Comunità Energetiche Rinnovabili in fieri. Il Parco ha inoltre esposto il percorso verso la mobilità sostenibile, intrapreso insieme al Comune, contribuendo alla flotta di trasporto pubblico elettrico per l’isola. Su un totale di diciassette autobus, il Parco contribuisce con sette veicoli, inclusi tre mini scuolabus ibridi per bambini e due scuolabus elettrici, con possibilità di essere utilizzati attraverso un servizio bus a chiamata (DRT) durante l’alta stagione turistica. A ciò si sommano le biciclette elettriche, accessibili dalle 4 ciclostazioni, tramite un’applicazione di bike sharing (con prezzo calmierato da voucher per la mobilità). Si aggiungono tre veicoli ibridi per trasferte di servizio e un furgone elettrico per le attività operative del Parco. Mezzi e infrastrutture che il Parco mette a disposizione utilizzando i Fondi per efficienza energetica, mobilità sostenibile e innovazione di “Parchi per il Clima” del MASE. Parco, Comune e Regione hanno messo in partica il principio di sussidiarietà esponendo la best practice al Forum, concorrendo in maniera unitaria all’attuazione della Mobilità Sostenibile, canalizzando i fondi sia del programma del MASE di “Parchi per il Clima”, che del piano nazionale PNRR “Isole Verdi”, nonché del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, gestiti dalla Regione Siciliana. L’ingegnere Inglese ritiene utilissima l’attività svolta in questi anni dal Segretariato dell’Unione Europea accompagnando l’isola verso la transizione energetica, anche e soprattutto, grazie al supporto tecnico del Politecnico di Torino, partner regionale italiano. Il confronto con le altre realtà insulari dell’Unione arricchisce e porta nuove idee in ultimo, ma non per ordine di importanza, per un Piano del Parco che accompagni la transizione energetica dell’Isola. Fonte: https://www.parconazionalepantelleria.it/news-dettaglio.php?id=87023&fbclid=IwY2xjawSCpOBleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBkMHk3Y0p2dEs5MXpkcEFpc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHl-1eElhXjOSypMImhukEgI5epZoK3IJMNIUFNPllVOS428lzyIRUhmjLVni_aem_rTRuui0dpvS_Yx_REVHSaQ …………………………….. Tutte le news su Pantelleria nel mnostro canale WhatsApp
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Discarica abusiva nel Delta del Po, maxi sequestro a Porto Viro - La Piazza Web
📰 La Piazza Web 📅 2026-05-27 it
Discarica abusiva nel Delta del Po, maxi sequestro a Porto Viro La Piazza Web
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Strait of Hormuz closure: Tight LNG markets, oil prices could soar to $200
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-05-27 en Clima · decarbonizzazione Elettrificazione · cold ironing
With more than 80 million tonnes per annum (mtpa) of liquefied natural gas (LNG) supply, representing around 20% of global supply, being inaccessible to global markets, the Strait of Hormuz closure has the potential to spark the biggest energy supply shock in decades, according to Wood Mackenzie, an energy intelligence group, which emphasizes that oil prices could reach $200 a barrel (bbl) in a worst-case scenario, as over 11 million barrels per day (b/d) of Gulf crude and condensate supply continues to be curtailed. The post Strait of Hormuz closure: Tight LNG markets, oil prices could soar to $200 appeared first on Offshore Energy .
With more than 80 million tonnes per annum (mtpa) of liquefied natural gas (LNG) supply, representing around 20% of global supply, being inaccessible to global markets, the Strait of Hormuz closure has the potential to spark the biggest energy supply shock in decades, according to Wood Mackenzie, an energy intelligence group, which emphasizes that oil prices could reach $200 a barrel (bbl) in a worst-case scenario, as over 11 million barrels per day (b/d) of Gulf crude and condensate supply continues to be curtailed. Wood Mackenzie’s new Horizons report highlights that a prolongedclosure of the Strait of Hormuzposes the single greatest threat toglobal energy marketsin decades, while outlining three distinct scenarios: ‘Quick Peace,’ ‘Summer Settlement,’ and ‘Extended Disruption,’ which offer a different timeline for ending the conflict and reopening the waterway, as the firm assesses thepotential impactonoil and gas supply, prices, energy demand, and the broader global economy. Peter Martin, Head of Economics at Wood Mackenzie, commented:“The Strait of Hormuz is the most critical chokepoint in global energy markets, and a prolonged closure would become far more than an energy crisis.The longer disruption persists, the greater the impact on energy prices, industrial activity, trade flows and global economic growth.” Within the ‘Quick Peace’ scenario, a workable peace agreement is reached in the near term, and the Strait reopens by June, enabling the global economy to broadly return to its pre-war trajectory by Q4 2026. As a result, crude prices end up falling sharply following a deal, with Brent easing to around $80/bbl by the end of 2026 and declining further to $65/bbl in 2027 as the oil market returns to oversupply. The energy intelligence group underlines that in this scenario, global GDP growth slows from 3% in 2025 to 2.3% in 2026, with a recession limited to the Middle East, as the global economy gets back to its pre-conflict trajectory by Q4 2026. This content is available after accepting the cookies. Gulf LNG export woes push gas prices up but diversification becomes Europe’s energy lifeline The firm’s ‘Summer Settlement’ scenario assumes the ceasefire holds, but negotiations extend into late summer, with the Strait remaining largely closed until September. In this oil and LNG supply shortages persist through Q3 2026, driving a shallow global recession in H2 2026, while global GDP growth falls below 2% in 2026, resulting in modest yet permanent economic scarring compared to the pre-war baseline. Under ‘Extended Disruption,’ which is the company’s most severe scenario, the Strait of Hormuz remains largely closed through the end of 2026, with recurring tensions triggering periods of renewed conflict and sustained supply disruption. Wood Mackenzie’s analysis indicates that Brent crude prices could approach $200/bbl by the end of 2026, despite global oil demand falling by 6 million b/d year-on-year in H2 2026. This analysis points out that more than 11 million b/d of crude and condensate production remains shut in and global oil inventories continue to decline, as diesel and jet fuel prices could rise towards $300/bbl in major refining centers by year-end, while the global economy could contract by as much as 0.4% in 2026, marking the third global recession this century, with significant economic scarring. This content is available after accepting the cookies. Hormuz shutdown ramifications: Oil price hike to hit $100 as Asia-Europe LNG battle looms WoodMac elaborates that oil and gas-importing countries could intensify efforts to reduce their import dependence by aggressively pursuing faster electrification, with the regional economic impact potentially being severe and uneven, as the Middle East could see GDP contract by 10.7% in 2026. While EU27 GDP declines by 1.5% in 2026 and 0.5% in 2027, and U.S. GDP growth falls below 1% in both years, China’s GDP growth slows to 3% in 2026. Alan Gelder, Senior Vice President for Refining, Chemicals & Oil Markets at Wood Mackenzie, noted:“The long-term outlook points to structurally weaker oil prices than in our pre-conflict base case if importing countries accelerate efforts to reduce oil dependence. “If electrification advances more aggressively and oil imports are displaced, this will add further downward pressure on prices, with Brent potentially trending US$10/bbl lower than the quick peace scenario in the medium/long-term. This outlook is, however, challenged by both the pace of the energy transition and higher energy costs for oil-importing economies that seek to reduce reliance on hydrocarbons.” Wood Mackenzie’s report finds that the global LNG market facesvarying degrees of disruptionunder each of the three scenarios, with ‘Quick Peace’ pointing out thatLNG markets remain tightthrough summer 2027, as Gulf export facilities recover gradually and construction delays slow the next wave of supply growth from the region. The company underscores that a major global LNG expansion remains underway, with supply expected to increase by around 200 mtpa by 2031, roughly 50% above current levels, but the anticipated oversupply is expected to be delayed rather than eliminated. This content is available after accepting the cookies. South Asia’s $107 billion LNG gamble facing finance and energy supply threats amid Middle East conflict The firm expects that U.S. LNG cargo cancellations may eventually be required to rebalance the market, with European TTF prices in the early 2030s almost half of 2026 levels of around $14/mmbtu, but prices are then anticipated to stage a recovery through to 2035. Under WoodMac’s ‘Extended Disruption’ scenario, the market outlook becomes significantly more severe, with some of the Gulf region’s existing 85 mtpa of LNG supply potentially permanently lost, while around 75 mtpa of capacity that is currently under construction faces multi-year delays. This means that global LNG supply could be on average 70 mtpa lower than expected before the conflict. This content is available after accepting the cookies. $25 billion price tag looms over Gulf energy infrastructure repairs, Rystad says Massimo Di Odoardo, Vice President of Gas and LNG Research at Wood Mackenzie, stated:“Persistent supply uncertainty would accelerate efforts to diversify away from imported LNG, supporting coal resilience and faster growth in renewables and electrification across Asia and Europe. “LNG prices would remain elevated through to 2030 supporting investments in new LNG outside the Gulf, but lower long-term demand would risk undermining the industry’s future perspectives.” Wood Mackenzie suggests that a prolonged conflict could accelerate structural changes across global energy markets beyond the immediate supply shock, as intermittent disruption could continue even after the Strait of Hormuz reopens, reinforcing the geopolitical risk attached to both oil and LNG trade flows, creating a more volatile pricing environment, and increasing pressure on import-dependent economies to strengthen energy security. Within the ‘Extended Disruption’ scenario, the firm’s analysis indicates that countries across Europe and Asia intensify efforts to reduce hydrocarbon dependence through accelerated electrification. Simultaneously, resource-rich producers outside the Gulf, including U.S. LNG exporters, benefit from growing demand for supply diversification. The company’s report spotlights the growing strategic importance of critical minerals supply chains, as faster electrification and renewable deployment drive stronger demand for metals needed across clean energy technologies. Martin concluded:“The consequences of an extended disruption would extend well beyond energy markets.It would test the resilience of global trade, industrial supply chains and economic growth simultaneously, reinforcing the urgency of achieving a resolution.” Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! 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Haesong Offshore Wind signs supply chain agreements with LS Cable, LS Marine Solution, KEPCO E&C
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-05-27 📍 Copenhagen en
Haesong Offshore Wind has signed preferred supplier agreements (PSAs) with LS Cable & System […] The post Haesong Offshore Wind signs supply chain agreements with LS Cable, LS Marine Solution, KEPCO E&C appeared first on Offshore Energy .
Haesong Offshore Wind has signed preferred supplier agreements (PSAs) with LS Cable & System and LS Marine Solution, alongside a tripartite memorandum of understanding (MoU) with LS Cable & System and KEPCO Engineering and Construction (KEPCO E&C), for its Haesong Offshore Wind 1 and 3 projects in South Korea. According to the company, the agreements cover subsea cable supply, transportation and installation, as well as operations and maintenance support. “By combining LS Cable’s manufacturing expertise, LS Marine Solution’s installation capabilities, and KEPCO E&C’s engineering know-how, the partnerships will ensure the successful execution of the Haesong Offshore Wind 1·3 Projects and contribute to Korea’s ambition of becoming a global offshore wind leader”,the developer saidvia social media. The agreements come shortly after Haesong Offshore Wind’sMoU with Siemens Gamesa and Doosan Enerbility, which aims to combine Siemens Gamesa’s offshore wind turbine technology with Doosan’s domestic manufacturing capabilities on the Haesong Offshore Wind 1 and 3 projects. Owned and developed by Copenhagen Infrastructure Partners (CIP), the Haesong project is planned to be built off the west coast of Shinan, Jeonnam, through two 504 MW phases, Haesong 1 and Haesong 3. Last year, Copenhagen Offshore Partners (COP), which is developing the Haesong project on behalf of CIP, signeda preferred supplier agreement (PSA) with LS Marine Solutionfor subsea cable installation work and LS Cable & System for the delivery of cables. In June 2025, the developer signed a grid interconnection agreement (GIA) with KEPCO that enables the connection of 1 GW of renewable energy generated from the Haesong Offshore Wind 1 and 3 projects to KEPCO’s grid. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Oil price spike spurs windfall tax proposals in Brazil, EU, US, and Australia
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-05-27 en
As oil prices top $100 per barrel (bbl), Wood Mackenzie, an energy intelligence group, has pinpointed the uptick in energy prices as the reason for the revival in windfall tax debate across four continents. The post Oil price spike spurs windfall tax proposals in Brazil, EU, US, and Australia appeared first on Offshore Energy .
As oil prices top $100 per barrel (bbl), Wood Mackenzie, an energy intelligence group, has pinpointed the uptick in energy prices as the reason for the revival inwindfall tax debate across four continents. With windfall tax proposals in Brazil, the European Union (EU), the United States (U.S.), and Australia being triggered by higher oil prices pushing past $100 a barrel, a new Wood Mackenzie report warns that fiscal policy design has a long-term impact on Upstream investment and production, because prices have often already peaked by the time legislation, which politicians demand in the form of a windfall tax on energy companies, is put in place. “The pace of legislative action is another problem. Designing and passing a windfall tax mechanism can take several months. Prices may have peaked by then. Many proposals are never implemented. Those that are, often raise far less revenue than governments initially projected,”outlined the energy intelligence player. While Brazil introduced a temporary export tax in recent weeks and five EU member states campaigned for reinstatement of the 2022-23 solidarity contribution levy (SCL), U.S. senators relaunched a windfall tax bill targeting the largest oil producers and importers, and the Australian Senate debated a new gas export tax proposal. The firm points out that Brazil’s export tax faces legal challenge, with cases related to its 2023 temporary tax still unresolved, and the EU’s 2022-23 SCL is subject to ongoing proceedings with ExxonMobil, while Algeria’s 2006 windfall tax went to international arbitration, which PSC contractors won after six years. Wood Mackenzie underlines that the largest companies measure returns over decades, not months, and target relatively stability over time, with price spikes balanced by price crashes, but an unpredictable fiscal environment disrupts this. The UK’sproposedoil and gas price mechanism (OGPM), due to replace the energy profits levy by 2030, applies only above $90/bbl for oil or GBP0.9 per therm ($12/mcf) for gas, and only on revenue above those thresholds. The firm deems it as predictable, elaborating that it can be built into investment models. This content is available after accepting the cookies. UK signals readiness for oil & gas tax shift with £50 billion energy investment in play Multiple windfall tax episodes recurred throughout this century, with progressive taxes introduced in 2006-08 in Alaska, Algeria, China, Ecuador, Pakistan, and Venezuela. This was followed by India’s 2022 windfall tax, which changed its rate every two weeks before being abolished in December 2024. There is also the UK’s energy profits levy, introduced in 2022, which has had its rate, timeframe, and allowances changed multiple times. The company claims that history shows the longer prices stay elevated, the more governments are expected to act. WoodMac’s ‘May 2026 Fiscal Service’ report, drawing on its proprietary global database and analyses of upstream fiscal changes across more than 150 jurisdictions since 2002, finds some consistent patterns, as governments with flat tax rate systems are most likely to seek new windfall levies when prices surge. On the other hand, governments with progressive fiscal systems, where the government’s revenue share moves automatically with prices, rarely need to. However, oil companies object strongly to fiscal disruption, and when it occurs, they question future investment in the affected sector. Graham Kellas, SVP, Global fiscal research at Wood Mackenzie, commented:“The current debate is following a script we have seen before, and the major uncertainty is how long the price spike will last. In the current situation, that depends on how long supply disruption lasts and if there is any lasting damage. “The longer prices stay elevated; the more governments are expected to act. The question is whether they can design something that works for the long term, or are they simply creating another measure that compounds future fiscal uncertainty?” Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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French firm enters deal for bioenergy with CCS projects in Brazil
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-05-27 en Clima · decarbonizzazione
French tubular solutions provider Vallourec and Syngular Solutions, a Brazilian engineering and consulting company specialized […] The post French firm enters deal for bioenergy with CCS projects in Brazil appeared first on Offshore Energy .
French tubular solutions provider Vallourec and Syngular Solutions, a Brazilian engineering and consulting company specialized in bioenergy with carbon capture and storage (BECCS) and carbon capture, utilization and storage (CCUS) projects, have signed a memorandum of understanding (MoU) to collaborate on carbon capture and geological storage initiatives in Brazil. The MoU establishes a joint collaboration framework aimed at developing BECCS projects, a carbon removal technology that captures CO2 from biomass-based energy systems and stores it permanently in geological formations, such as depleted oil & gas reservoirs or deep saline aquifers. “This partnership represents an important step toward accelerating CCS and BECCS initiatives in Brazil by combining Syngular’s expertise in geological storage assessment and integrated project development with Vallourec’s industrial and technological capabilities,”saidLuiz Rocha, Syngular Solutions CEO. According toVallourec, the agreement is part of its broader strategy to partner with key experts and leading players in the New Energies sector, capable of responding to the industrial, environmental and economic challenges of the energy transformation while supporting its strategic positioning in CCUS development. It is said to enable the French player to engage early with its end customers from the outset of project development and share technical expertise at an early stage. André Lacerda, Senior Vice President of South America for Tubes Activities at Vallourec, said:“Brazil offers a particularly relevant environment for the development of BECCS projects, given the scale of its ethanol industry and the presence of geological formations suitable for CO2 storage. This collaboration with Syngular Solutions allows us to support the development of carbon capture and storage initiatives in the country from the earliest stages.” Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Drass cerca spazio in banchina a Livorno dopo l’ordine da 1,4 miliardi $ per sei sottomarini
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-05-27 📍 Livorno it
Appello e avviso del managing director Sergio Cappelletti all'Adsp: in caso di tempi lunghi l'allestimento finale sarà realizzato in Romania L'articolo Drass cerca spazio in banchina a Livorno dopo l’ordine da 1,4 miliardi $ per sei sottomarini proviene da Shipping Italy .
Appello e avviso del managing director Sergio Cappelletti all’Adsp: in caso di tempi lunghi l’allestimento finale sarà realizzato in Romania Livorno – Dopo un maxi-accordo da 1,4 miliardi di dollari per sei sottomarini classe Dgk destinati all’Indonesia, il managing director di Drass Group, Sergio Cappelletti, parla con SHIPPING ITALY dell’impatto concreto sulle banchine labroniche, della gestione della supply chain modulare tra Italia e Romania e della svolta tecnologica delle batterie al litio, chiarendo come la difesa sia solo un picco di visibilità per un gruppo leader nella tecnologia subacquea a 360 gradi. Ingegner Cappelletti, avete formalizzato la richiesta per un’area portuale a Livorno per allestimento e test. Di cosa ha bisogno, tecnicamente, questo spazio per accogliere i sottomarini classe Dgk in termini di pescaggio, banchine, sistemi di varo? “La Drass ha bisogno di un’area di dimensioni limitate (circa diecimila metri quadrati), con affaccio su una banchina di 50 metri lineari ed una profondità d’acqua di almeno sei metri. Possiamo investire significativamente e realizzare infrastrutture mobili o fisse, in funzione delle tempistiche necessarie per ottenere i permessi e della prospettiva di estensione temporale della concessione. Per i sistemi di varo si possono utilizzare bacini galleggianti o idonei carroponti su ruote. Stiamo inoltre ampliando il nostro stabilimento industriale, trasformandolo in un vero e proprio polo tecnologico con dieci capannoni, ciascuno dedicato a specifiche attività di ricerca e produzione.” Il porto di Livorno è commerciale e passeggeri. Come si integra un’attività di difesa ad alta sicurezza in questo tessuto? Serviranno aree ‘segregate’ o corridoi dedicati? “A differenza della comune percezione, il porto di Livorno dispone di aree ampie e in parte sottoutilizzate, come evidenziato anche dal piano regolatore. La proposta Drass mira a occupare un’area di dimensioni limitate ma ad alta intensità produttiva, capace di generare benefici anche per i servizi portuali e per le attività industriali circostanti. Sarà naturalmente necessario prevedere misure di segregazione e sicurezza adeguate, agevolate comunque dal fatto di operare all’interno di un’area portuale già soggetta a elevati standard di controllo. Inoltre, la nostra attività a Livorno è “pulita” a livello di lavorazioni e non include armamenti o esplosivi, perché abbiamo scelto di consegnare i sottomarini all’Indonesia in versione non armata di siluri.” L’operatività in porto deve partire entro tre anni. Se i tempi della burocrazia italiana dovessero allungarsi, esiste un Piano B fuori da Livorno o la città è una scelta obbligata? “La nostra intenzione è capire rapidamente se esistano le condizioni per insediarci a Livorno, che rappresenta la nostra prima scelta. Sarà fondamentale verificare l’idoneità degli spazi, i tempi burocratici, la sicurezza e la sostenibilità economica. Lavorare qui sarebbe la soluzione ideale per noi e per le nostre maestranze, con benefici occupazionali e industriali evidenti per tutti. L’alternativa reale è operare in Romania: lì disponiamo già di uno stabilimento importante, il processo burocratico è estremamente snello e c’è una forte disponibilità ad accogliere i nostri investimenti. Ovviamente rispettiamo le procedure delle autorità: abbiamo presentato una manifestazione d’interesse formale in linea con il piano regolatore del porto. La nostra proposta richiede spazi minimi, proprio per garantire una perfetta coesistenza con le altre attività dell’area.” Gli scafi nascono in Romania e l’integrazione tecnologica verrà eseguita nell’area industriale Picchianti. Come si trasportano scafi da 34 metri attraverso l’Europa? Via mare/fiume o con trasporti eccezionali su gomma? “Uno degli aspetti innovativi dei nostri sottomarini compatti come il Dgk è la costruzione modulare. Lo scafo metallico viene trasportato in tre tronconi separati, oltre alla vela del sottomarino, rendendo il trasferimento compatibile con il trasporto su strada, oppure, se preferibile, con quello via mare. La scelta delle modalità di trasporto dipenderà ovviamente dalla posizione dell’area a mare disponibile.” Su un progetto di 10-12 anni, quanta parte della componentistica (comando, controllo, propulsione) sarà affidata a subfornitori e cluster marittimi italiani, e quanto peserà l’estero? “Con l’ eccezione dello scafo resistente metallico, tutte le principali componenti tecnologiche sono realizzate in Italia: parliamo di antenna sonar, sistema di comando e controllo, periscopio e scafo idrodinamico. Si tratta di una differenza significativa rispetto ad altri grandi programmi costruiti su licenza straniera, che finora hanno impiegato solo una parte limitata di tecnologia nazionale, mantenendo il maggior contenuto tecnologico importato da stati esteri. Nel caso del Dgk, circa un quarto del valore ha origine estera: lo scafo realizzato in Romania, ma sempre negli stabilimenti di proprietà Drass, e parte delle attività di test, addestramento e supporto cantieristico che dovranno necessariamente essere sviluppate in Indonesia.” La propulsione a batterie agli ioni di litio su un mezzo da 270 tonnellate è una svolta. Quali sfide ingegneristiche avete vinto su sicurezza termica e autonomia rispetto ai sottomarini diesel-elettrici classici? “Operiamo da decenni nell’offshore, nel diving industriale e nei mezzi subacquei speciali, utilizzando da tempo le batterie al litio. Questo ci ha permesso di maturare competenze nella gestione delle loro caratteristiche operative e nell’innalzamento degli standard di sicurezza per lo specifico impiego sottomarino. A riprova della nostra capacità di gestire lo stoccaggio di energia in ambito subacqueo, entro la fine dell’anno inaugureremo a Livorno la prima fabbrica europea dedicata alla produzione di batterie capaci di resistere a migliaia di metri di profondità.» Quanta parte del vostro business è rappresentata dal settore difesa? “Se si vuole essere leader globali nella subacquea littorale, è indispensabile disporre di un portafoglio prodotti estremamente ampio e diversificato. Storicamente produciamo sistemi di immersione profonda, sistemi medicali iperbarici, equipaggiamenti per palombari – come caschi e respiratori -, sistemi di soccorso sommergibili e mezzi autonomi o pilotati per scopi sia civili sia militari. Il nostro posizionamento di leadership mondiale nasce proprio dal trasferimento continuo di innovazioni tecnologiche da un comparto all’altro. Siamo attualmente l’unica azienda al mondo con un portafoglio così ampio, e lavoriamo per estendere questo vantaggio. Di conseguenza, la difesa rappresenta un picco di visibilità temporaneo, ma non una vocazione aziendale monotematica.” Avete convinto Giacarta che nelle acque indonesiane servono mezzi compatti e manovrabili. La classe Dgk può diventare un nuovo standard di export anche per altre marine piene di choke points e acque costiere? “Riteniamo che l’interesse verso i mezzi subacquei compatti destinati alle acque littorali rappresenti uno dei macro-trend dell’industria subacquea del futuro. Attualmente stiamo negoziando con diversi Paesi che presentano esigenze operative simili a quelle dell’Indonesia, anche se non possiamo ancora fornire dettagli. La confidenza di ottenere rapidamente altri contratti è uno dei principali motivi per cui consolidare una base a mare, ci offre prospettive che vanno oltre la commessa Indonesia.” A metà marzo, tra polemiche e tensioni sul caso Nave Garibaldi, la commessa sembrava ridimensionata. Come siete riusciti, in meno di due mesi, a blindare l’accordo sui tre lotti per sei sottomarini? “I tre lotti, distribuiti nel tempo, presentano gradi di completamento differenti legati alla finalizzazione del budget pluriennale. In qualsiasi grande contesto industriale esiste la possibilità che lo scopo di una fornitura subisca rallentamenti, blocchi o incrementi. In passato abbiamo visto importanti contratti per la fornitura di navi militari già esecutivi venire revocati dal cliente, quindi non ci si può sorprendere di eventuali evoluzioni. Abbiamo lavorato affinché una parte dello scopo venisse posticipata, ma non annullata. Il nostro obiettivo resta rendere le strutture e le capacità produttive pronte e adeguate all’esecuzione dell’intera commessa.» Drass ha chiarito che sulla Garibaldi farà solo supporto tecnico e logistico al trasferimento. Dal punto di vista del mercato, questa attività è un caso isolato o segna il vostro ingresso nei servizi logistici a lungo termine per le grandi navi di superficie? “L’opportunità di mettere a disposizione dell’Indonesia un team di professionisti con esperienza su Nave Garibaldi, pronto a rispondere a specifiche esigenze di quel Governo, era certamente da cogliere al volo. Del resto, abbiamo già operato in passato sui diving support vessels realizzati direttamente da noi per clienti civili e militari. Tuttavia, non riteniamo che questo tipo di attività possa diventare una componente significativa del nostro business, considerando che le nostre risorse sono oggi concentrate nel sostenere una fase di forte espansione nel settore della tecnologia subacquea.” ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Al terminal Duferco di Giammoro sbarca la logistica per il fotovoltaico in Sicilia
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-05-27 📍 Tangeri it
A Giammoro avviato anche un nuovo progetto che prevede la messa a disposizione di aree coperte per la produzione di dissuasori anti-fishing, oltre alla gestione delle attività di movimentazione interna, stoccaggio e imbarco L'articolo Al terminal Duferco di Giammoro sbarca la logistica per il fotovoltaico in Sicilia proviene da Shipping Italy .
Duferco Terminal Mediterraneo, il nuovo terminal container e multipurpose a Giammoro (nei pressi di Milazzo) del Gruppo Duferco, è entrato in piena operatività con la prima toccata della nave X-Press Sagarmala attivando una catena logistica che interessa anche e soprattutto il settore dei nuovi progetti fotovoltaici in Sicilia. L’avvio del collegamento settimanale di X-Press Feeders inserisce Duferco Terminal Mediterraneo nelle principali rotte internazionali connettendo lo scalo messinese con hub portuali intercontinentali come Algeciras, Tanger Med e il Sud Italia rafforzando ulteriormente la centralità nei traffici del Mediterraneo. In occasione del primo approdo della nave X-Press Sagarmala sono stati sbarcati i primi 67 container Maersk, contenenti oltre 40.000 pannelli fotovoltaici da 715 W destinati alla realizzazione di un impianto fotovoltaico da 28 MW a Sigonella. Una nota spiega che il progetto sarà sviluppato da Comal, società del Gruppo Duferco, attiva nello sviluppo di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e tra i principali operatori italiani nel settore utility scale. “In questo contesto Duferco Terminal Mediterraneo sta assumendo un ruolo sempre più strategico a supporto dei produttori e degli sviluppatori di campi fotovoltaici, attività particolarmente diffusa in Sicilia grazie alla crescente domanda di energia rinnovabile e alle caratteristiche favorevoli del territorio” si legge in una nota. Il terminal promuove “un servizio logistico integrato a 360 gradi dedicato ai progetti fotovoltaici: dalla ricezione dei materiali provenienti via mare, allo stoccaggio in aree dedicate, fino alla gestione delle attività di movimentazione e all’invio diretto verso i cantieri operativi. Un modello ‘door to door’ che consente di ottimizzare tempi, flussi e coordinamento logistico lungo tutta la filiera realizzativa degli impianti solari, garantendo efficienza operativa e continuità nelle forniture”. Il terminal portuale riferisce inoltre che, sempre nelle scorse settimane, ha registrato una significativa accelerazione l’operatività legata a servizi logistici e aree dedicate allo stoccaggio di materiale e alla lavorazione industriale. “Nel terminal di Giammoro è stato avviato un nuovo progetto dedicato a un primario operatore internazionale, che prevede la messa a disposizione di aree coperte per la produzione di dissuasori anti-fishing, oltre alla gestione delle attività di movimentazione interna, stoccaggio e imbarco” spiega Duferco Terminal Mediterraneo. In parallelo prosegue inoltre l’attività logistica dedicata al Gruppo Pittini, un servizio che si distingue per un approccio full service che comprende l’intera filiera logistica: dal trasporto marittimo effettuato dalla nave Sider Unicorn di NovaAlgoma Short Sea Carriers, società del Gruppo Duferco, alle operazioni di sbarco, movimentazione, stoccaggio e trasferimento presso il magazzino raccordato del terminal. “Duferco Terminal Mediterraneo gestisce mediamente circa 6.000 tonnellate di prodotti siderurgici per ogni nave operata, confermando l’elevato livello di specializzazione del polo di Giammoro nella gestione integrata di traffici industriali complessi” sottolinea ancora l’azienda. A completare il quadro, è entrata in piena funzione anche l’interconnessione ferroviaria del polo logistico, che consente l’arrivo e lo stoccaggio di merci di diversa natura – dalle travi in acciaio ai materiali legnosi – rafforzando ulteriormente il ruolo intermodale dell’infrastruttura. “Il nostro terminal – commenta Lorenzo Lacqua, amministratore delegato di Duferco Terminal Mediterraneo – apre nuove prospettive per la crescita della logistica nel Sud Italia, favorendo l’attrazione di traffici internazionali e contribuendo al rafforzamento del ruolo della Sicilia come piattaforma strategica al centro del bacino del Mediterraneo”. N.C. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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UK’s North Sea industry demands action on prioritizing domestic energy
📰 Offshore Energy Media 📅 2026-05-27 en Clima · decarbonizzazione
As the North Sea offshore energy industry voices urge the UK government to put an end to reliance on imports, Britain’s trade body for the offshore energy industry, Offshore Energies UK (OEUK), has emphasized the need for the government to focus on unlocking homegrown power of supply to mitigate the effects of the escalating global energy crisis, which is caused by the war in Iran. The post UK’s North Sea industry demands action on prioritizing domestic energy appeared first on Offshore Energy .
As the North Sea offshore energy industry voices urge the UK government to put an end to reliance on imports, Britain’s trade body for the offshore energy industry, Offshore Energies UK (OEUK), has emphasized the need for the government to focus on unlocking homegrown power of supply to mitigate the effects of the escalating global energy crisis, which is caused by the war in Iran. Calling for a new coordinated response to the worsening global energy crisis in the wake of the Middle East conflict, the North Sea energy trade body held emergency talks with industry leaders on May 20, 2026, which were attended by executives from major energy companies active in the UK North Sea. OEUK points out that the domestic offshore energy industry and its supply chain support more than 240,000 UK jobs and contribute £36 billion ($48.4 billion) annually to the UK economy. The government is moving to relax sanctions on Russia imposed since the invasion of Ukraine, allowing the import of jet fuel and diesel from third countries. However, Offshore Energies UK is urging the immediate prioritization of domestic energy production, encompassing North Sea oil and gas as well as renewables, as the lessons from Iran and Ukraine show that countries that produce their own energy are more resilient. This content is available after accepting the cookies. UK signals readiness for oil & gas tax shift with £50 billion energy investment in play David Whitehouse, Chief Executive of OEUK, commented:“The evidence we have heard at this morning’s meeting makes clearer than ever the need to prioritise homegrown energy over imports, and that includes our own oil and gas. “The decision to relax sanctions to allow the import of jet fuel and diesel from third countries refining Russian crude is evidence that decades of poor policy decisions have undermined our energy security and industrial resilience. The government must support our own producers, industries, and workers.” The International Monetary Fund has predicted that Britain will face the biggest hit to economic growth from the consequences of the Iran war of all the G7 nations, in part because of its dependence on record levels of imported energy. With this in mind, OEUK emphasizes that theearly introductionof the UK Treasury’s proposed oil and gas price mechanism (OGPM) alongside accelerated approval of the North Sea’sRosebankandJackdawprojects wouldunlock £50 billion($67.18 billion) of investment. As a result, this will help boost North Seaoil and gas productionfrom fewer than 4 billion barrels under the current regime to over 7 billion barrels between now and 2050. This content is available after accepting the cookies. North Sea oil & gas seen as linchpin of UK’s energy security and net zero transition A presentation on the impact of the war in Iran was given by ProfessorNick Butler, Visiting Professor at Kings College, London, who previously served as Group Vice President for Strategy and Policy Development at BP and subsequently as Senior Policy Adviser to Prime Minister Gordon Brown. While setting out the problems of higher inflation, increased borrowing, slower growth, weaker spending and investment, and worsening pressure on public finances as a result of the war, Professor Butler highlighted:“We are the only country in the world that’s cutting back on its potential oil and gas production apart from Denmark. “I cannot see the moral, economic or environmental reason for importing oil and gas when we can produce it ourselves. In the face of this current crisis we need to maximise production of every resource we have.” Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
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Alkeemia realizzerà a Porto Marghera un polo per la produzione di grafite
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-05-27 📍 Venezia it
La società dà vita a una joint venture con International Graphite Ltd per creare un sito con capacità produttiva iniziale di 10.000 tonnellate annue L'articolo Alkeemia realizzerà a Porto Marghera un polo per la produzione di grafite proviene da Shipping Italy .
Il progetto per fare di Marghera un hub europeo per le terre rare prende consistenza con la firma di una intesa volta a realizzare, nello scalo, un polo dedicato alla lavorazione della grafite. Protagonisti del progetto sono la veneziana Alkeemia, attiva a Porto Marghera a specializzata nella produzione di acido fluoridrico e fluoroderivati (e che nei giorni scorsi ha ottenuto dalla AdSP un via libera per una nuova linea dedicata alla produzione di gesso) e l’australiana International Graphite Ltd, che a questo scopo si sono impegnate, tramite accordo vincolante, alla costituzione di una joint venture (con la prima al 51% e la seconda al 49% e una condivisione paritaria degli utili). L’intesa, spiegano, “rappresenta un passo strategico nello sviluppo della filiera europea dei materiali critici, in linea con gli obiettivi del Critical Raw Materials Act dell’Unione Europea, che prevede entro il 2030 il processamento in Europa del 40% delle materie prime critiche”. La grafite, che appunto è considerata “materia prima critica” da Ue e Iea, viene utilizzata tra le altre cose per la produzione di batterie agli ioni di litio. Obiettivo dell’accordo è quello di sviluppare “uno dei siti di lavorazione della grafite più efficienti e competitivi del mondo occidentale, facendo leva sulle infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche già presenti a Porto Marghera”. Nel dettaglio, il progetto prevede una capacità produttiva iniziale di 10.000 tonnellate annue, destinata a crescere fino a circa 15.000 tonnellate entro tre anni. L’avvio della costruzione potrà avere luogo già nel terzo trimestre 2026, con l’inizio della produzione, soggetto alla Final Investment Decision, entro la fine del 2027. Nel progetto Alkeemia metterà a disposizione “il proprio ecosistema industriale integrato”, che include autorizzazioni, laboratori, sistemi di gestione ambientale, infrastrutture ferroviarie e portuali, oltre al sistema di purificazione della grafite in fase di completamento nel sito veneziano. “Questo accordo rappresenta un passaggio fondamentale non solo per Alkeemia, ma più in generale per lo sviluppo di una vera supply chain europea relativa a critical raw materials ed in particolare della grafite” ha ribadito il ceo Lorenzo Di Donato, che ha sottolineato la necessità che l’Europa acceleri sulla propria “autonomia industriale nelle materie prime critiche, riducendo progressivamente la dipendenza da filiere esterne e costruendo capacità produttive locali più sostenibili, efficienti e resilienti”. Alkeemia, ha aggiunto, sta ultimando la nuova linea produttiva dedicata al processing della grafite e “questa joint venture rappresenta un’accelerazione concreta” del percorso industriale avviato negli ultimi anni”. Lettura in linea con quella data dalla Regione Veneto, che al riguardo ha parlato già di un ‘Marghera Hub’. L’assessore regionale allo sviluppo economico ed attrazione investimenti Massimo Bitonci, in particolare ha affermato che l’accordo rappresenta un passaggio “concreto e strategico” verso il progetto di “fare di Marghera un grande polo europeo per le materie prime critiche, la loro trasformazione industriale e lo sviluppo delle filiere energetiche e produttive del futuro”. Bitonci ha infine ricordato che nel percorso “sarà determinante anche il ruolo della Zls Bluegate Porto di Venezia-Rovigo, strumento fondamentale per rafforzare la competitività dell’area, semplificare gli insediamenti produttivi e sostenere nuove iniziative industriali legate alla logistica, all’energia e alle tecnologie avanzate” e sottolineato l’importanza per il progetto della “centralità logistica e produttiva di Porto Marghera grazie a infrastrutture portuali, ferroviarie ed energetiche uniche nel panorama nazionale”. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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Cold ironing a Gioia Tauro verso l’aggiudicazione in extremis del secondo lotto
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-05-27 📍 Gioia Tauro it Elettrificazione · cold ironing
In aggiudicazione il completamento dell'intervento da oltre 76 milioni di euro, rassicurazioni dal Mit sulla scadenza Pnrr imminente L'articolo Cold ironing a Gioia Tauro verso l’aggiudicazione in extremis del secondo lotto proviene da Shipping Italy .
La realizzazione di un sistema di cold ironing completo per il porto di Gioia Tauro si avvicina. Dopo il primo step, un appalto da 18,3 milioni di euro aggiudicato nel 2024 e concluso nei mesi scorsi, in questi giorni l’Autorità di sistema portuale dello scalo calabrese sta procedendo all’aggiudicazione del secondo lotto, nella forma di un accordo quadro di durata biennale del valore di quasi 29 milioni di euro che potrebbero salire, con quinto d’obbligo e ulteriori opzioni, a oltre 76 milioni di euro: 9 le offerte giunte all’amministrazione L’intero intervento è coperto da più di 66 milioni di euro afferenti a fondi Pnrr, dopo una rimodulazione resasi necessaria per il definanziamento delle risorse stanziate col Fondo complementare. Un aspetto che chiama in causa la tempistica del succitato secondo lotto, che ovviamente non potrà rispettare la prevista scadenza dell’entrata in funzione delle opere coperte da fondi Pnrr entro la fine di giugno di quest’anno, pena il rischio di dover restituire a Bruxelles i finanziamenti. Rischio inesistente secondo l’Adsp: “Entro giugno 2026 devono essere raggiunti gli obiettivi fissati e non tutte le opere. Pertanto non tutte le opere vanno completate. Il Ministero di competenza individua le opere che possono essere completate dopo giugno 2026” fa sapere l’ente. Tale individuazione non risulta tuttavia essere stata effettuata, come la stessa Adsp ammette: “Non c’è un decreto Mit al momento, ma solo indicazioni ai tavoli tecnici”. Resta infine da capire come il Mit, che pure ha garantito all’Adsp la necessaria copertura finanziaria e sottoscritto con l’ente calabrese un accordo procedimentale con apposito schema giuridico (sostanzialmente basato su una suddivisione in lotti e sulla previsione del rispetto del termine solo per il primo di essi), intenderà regolarsi con la Commissione Europea in merito alla dimostrazione di aver rispettato i termini previsti dal regolamento con cui nel 2021 venne istituito il dispositivo per la ripresa e la resilienza post pandemia. A.M. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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