Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 5550 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.
Cuando pensamos en pacientes con cáncer de colon, automáticamente nuestra mente se puede ir a una persona de mediana edad con diferentes factores de riesgo a sus espaldas. Sin embargo, la epidemiología está documentando un giro radical en las estadísticas, pu…
José A. Lizana José A. Lizana Cuando pensamos en pacientescon cáncer de colon, automáticamente nuestra mente se puede ir a una persona de mediana edad con diferentes factores de riesgo a sus espaldas. Sin embargo, la epidemiología está documentandoun giro radical en las estadísticas, puesto que cada vez más jóvenes están siendo diagnosticados con este tipo de cáncer, lo que hace reflexionar para buscar el 'por qué'. Los expertos.Winette van der Graaf, catedrática de Oncología Médica en el Instituto Holandés del Cáncer (NKI) apunta a esta nueva realidad y afirma que "nunca habría imaginado estar viendo pacientes con cáncer colorrectal a los 19 años" comorecogeEl País. Con esta frase le pone voz a una tendencia global que los estudios epidemiológicos no paran de confirmar, ya que el cáncer ha dejado de ser una enfermedad casi exclusiva de la vejez, y la incidencia está creciendo a un ritmo cuatro veces más rápido en jóvenes que en mayores. Una explosión.Los datos respaldan la preocupación médica a través de múltiples macroestudios internacionales, como por ejemploel publicado en 2024 en The Lancet. Aquí se analizó 50 países y demostró que el cáncer colorrectal de aparición temprana (entre 25 y 49 años) está aumentando en 27 de ellos. Pero el dato más revelador está en 20 de esos 27 territorios, donde el aumento de casos es exclusivo de los jóvenes o avanza a mucha más velocidad que en la población adulta. El ritmo más acelerado se lo llevan países como Nueva Zelanda o Chile, creciendo a un 4,0% anual, y Puerto Rico con un 3,8%. Además, en 14 países, entre los que se incluyen España, Estados Unidos y Reino Unido, los casos suben en los jóvenes mientras se mantienen estables en los mayores de 50 años. Entre los más jóvenes.Aquí las cifras asustan, puesto que,según los datosdel CDC, los datos de cáncer colorrectal entre los adolescentes se triplicaron entre 1999 y 2020. Si entramos en detalle, en el grupo de 20 a 24 años crecieron un 185%, mientras que en la franja de 10 a 14 años el crecimiento fue de un 500% al pasar la incidencia de 0,1 a 0,6 casos por cada 100.000 niños. El caso español.Aquí, un estudio basado en datos reales del Hospital Virgen de la Victoriapublicadoen JCO Global Oncology en 2024 analizó a más de 24,500 pacientes y encontraron que el 22,2% presentaba cáncer de aparición temprana al estar presente antes de los 50 años. Y podemos ir más allá, al hacer una lista con los tipos de cánceres que más han aumentado en nuestro territorio: ¿Por qué?Aquí los expertos apuntan a una combinación de factores muy diversos que tratan de darle una explicación, aunque ninguno de ellos es definitivo. Uno de estos es la dieta inadecuada con un aumento en el consumo de carne roja y dietas deficitarias en calcio que se complementa con una tendencia al sedentarismo. Pero además, el uso excesivo de antibióticos podría estar alterando de forma severa nuestra microbiota intestinal, sumado al impacto de infecciones bacterianas durante la infancia. E incluso se va más allá al barajar el papel que tiene la exposición que tenemos desde pequeños a elementos químicos como pesticidas o la contaminación en general para darle una explicación. Imágenes |brgfx en MagnificJulia Koblitz En Xataka |Ni curar ni morir: por qué la próxima gran revolución contra el cáncer consiste en hacerlo crónico
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Con la riforma della disabilità, sono calate di molto le domande di invalidità previdenziale inviate all’Inps, così come quelle accolte dall’istituto e anche le pratiche definite dagli uffici. Nelle province oggetto della sperimentazione, iniziata a gennaio 2…
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Con la riforma della disabilità, sono calate di molto le domande di invalidità previdenziale inviate all’Inps, così come quelle accolte dall’istituto e anche le pratiche definite dagli uffici. Nelle province oggetto della sperimentazione, iniziata a gennaio 2025, le istanze presentate sono scese del 13,1%, mentre quelle accettate sono andate giù del 12,1%. L’analisi è della Cgil, che ha diffuso questi numeri per segnalare il rischio che la nuova procedura prevista dalla legge si traduca in un ostacolo per chi ha diritto alle prestazioni di invalidità, piuttosto che in una semplificazione e in un miglioramento dei controlli, obiettivi dichiarati della riforma.
Il decreto legislativo è stato approvato nel 2024 dal governo Meloni e, come visto, sta entrando gradualmente in vigore. Per rendere più rapida la procedura, i patronati sono stati estromessi dalla fase di invio delle pratiche: sono i medici che mandano i certificati all’Inps per l’accertamento. Tuttavia, ora le verifiche non si soffermano solo sulle percentuali di invalidità, ma anche su una serie di fattori, in particolare sulle barriere effettive che impediscono di svolgere un lavoro. Quindi, per semplificare, c’è un passaggio in meno nel primo passo, ma anche un irrigidimento dei controlli nel secondo.
Il sindacato, lecitamente, rivendica il suo ruolo: ritiene in pratica che l’aver ridotto il ruolo dei patronati – estromessi dalla fase iniziale e coinvolti solo nella fase amministrativa di accertamento – abbia creato una barriera all’ingresso. Parliamo di due tipi di prestazioni: l’assegno ordinario di invalidità, per chi ha una limitata capacità lavorativa, e la pensione di invalidità, per chi è proprio impossibilitato a lavorare. La riforma riguarda l’invalidità civile, che è assistenziale, ma secondo la Cgil sta avendo effetti anche su prestazioni di natura previdenziale, cioè legate anche ai contributi versati. Ecco perché, fa notare il sindacato di Maurizio Landini, se la burocrazia si mette di traverso, il risultato è la negazione di un diritto maturato, non di assistenzialismo.
Le prime nove province hanno iniziato la sperimentazione il primo gennaio 2025; il numero di territori coinvolti è stato gradualmente aumentato e andrà a regime sull’intero Paese nel 2027. A Brescia, per esempio, c’è stato un calo del 17% delle domande pervenute, con una riduzione del 26,2% delle pratiche definite e del 34,8% di quelle accolte. La Cgil ha voluto considerare tutti i tre dati perché da questi si possono ipotizzare diverse criticità. Un ostacolo all’ingresso, come si diceva, ma anche una difficoltà da parte degli uffici, specialmente in alcune zone, di lavorare tutte le istanze ricevute.
La situazione nelle province non coinvolte nella sperimentazione è decisamente diversa. Le pratiche pervenute sono salite dell’1%, mentre quelle definite sono calate dell’1,9% e quelle accolte sono andate giù del 2,8%. Quindi anche nel resto del Paese si vedono diminuzioni in tutte le voci, ma decisamente meno marcate. Il tema è molto sensibile, poiché in Italia viene spesso ricondotto al fenomeno dei “falsi invalidi”. La Cgil, però, sostiene il rischio che questa nuova organizzazione stia negando le prestazioni a chi ne ha diritto più che ai furbi. “La riduzione – dice il documento redatto dal sindacato – riguarda anche le domande pervenute, cioè il numero stesso delle richieste presentate dai cittadini”. Questo è rilevante “perché sembra indicare che le criticità non si manifestino soltanto nella fase valutativa o nella gestione amministrativa delle pratiche, ma possano incidere direttamente anche sull’accesso al procedimento e alla tutela previdenziale”.
“Le criticità della riforma – ha commentato la Cgil – erano già emerse più volte nelle province coinvolte nella sperimentazione, tempestivamente denunciate dalla nostra organizzazione: la carenza di commissioni Inps e di medici di medicina legale, i costi elevati dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei Patronati nella fase iniziale delle procedure e la continua stratificazione normativa, che stanno producendo ritardi, confusione e incertezza proprio nei confronti delle persone più fragili”.
Dormire con il cellulare sul comodino – o peggio sotto il cuscino – è una delle abitudini più diffuse e meno interrogate della vita quotidiana. A rimettere la questione sul tavolo è uno studio condotto dalla Slovak Medical University di Bratislava, che ha oss…
come dovremmo comportarci di notte con i cellulari, tra uso serale, ricarica e distanza dal letto? Ci risponde il Professor Luigi Ferini-Strambi, Ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e primario del Centro di Medicina del Sonno
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Dormire con il cellulare sul comodino – o peggio sotto il cuscino – è una delle abitudini più diffuse e meno interrogate della vita quotidiana. A rimettere la questione sul tavolo è uno studio condotto dalla Slovak Medical University di Bratislava, che ha osservato per un anno 36 studenti universitari monitorando il sonno con dispositivi indossabili. Il protocollo era semplice e, sulla carta, rigoroso: periodi alternati di due settimane con il telefono acceso vicino al letto e due settimane senza telefono nella stanza; notifiche notturne disattivate, filtro luce blu sempre attivo, uso dello smartphone vietato nell’ora precedente l’addormentamento.
Il risultato? Nessuna differenza significativa nei parametri classici del sonno – durata totale, fasi Rem e sonno profondo – ma variazioni misurabili nella saturazione di ossigeno nel sangue (SpO₂), associate all’esposizione ai campi elettromagnetici emessi dal telefono. Non una prova di danno, dunque, ma un segnale fisiologico sottile. Quanto basta per riaprire la domanda: quanto sono solide queste evidenze e, soprattutto, come dovremmo comportarci di notte con i cellulari, tra uso serale, ricarica e distanza dal letto? Ci risponde il Professor Luigi Ferini-Strambi, Ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e primario del Centro di Medicina del Sonno dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.
Una buona ricerca, ma pochi casi
“Non è uno studio risolutivo, questo va detto subito – chiarisce Ferini Strambi -. “Parliamo di soli 36 studenti. Però, come punto di partenza, è un riferimento interessante. Dal punto di vista metodologico lo studio è impostato abbastanza bene”. Il limite principale è il campione ridotto e molto selezionato: giovani, in buona salute, senza disturbi del sonno. “Questo restringe molto la possibilità di generalizzare i risultati – sottolinea il neurologo -. In popolazioni diverse – adulti, anziani, persone con sonno già fragile – l’impatto potrebbe essere differente”.
Il nodo che manca: la microstruttura del sonno
C’è poi un limite tecnico meno evidente ma cruciale. I ricercatori hanno valutato tempo totale di sonno e percentuali dei vari stadi, usando dispositivi indossabili. “Questi strumenti sono utili, ma non hanno l’accuratezza di una polisonnografia classica, con elettrodi e sensori”, spiega Ferini Strambi. “In altre parole, nello studio non viene considerato un parametro fondamentale: la microstruttura del sonno”. Si tratta di microrisvegli, brevi e spesso inconsci, che frammentano il sonno senza che la persona se ne renda conto. “Non è tanto il numero di ore o la percentuale di sonno profondo a fare la differenza, quanto la continuità. La frammentazione riduce la qualità del sonno e ha effetti importanti: sul consolidamento della memoria, sulla regolazione del cortisolo, sul rischio cardiovascolare”. Secondo il neurologo, proprio questi microrisvegli potrebbero spiegare anche la variazione osservata nella saturazione di ossigeno. “È un’ipotesi plausibile, ma non verificabile con questo disegno di studio. Ed è un limite non secondario”.
Indizio o campanello d’allarme?
Alla luce di tutto questo, come vanno letti i risultati? “Direi come un indizio, non come una prova di danno”, risponde Ferini Strambi. “Ma gli indizi servono: indicano dove guardare meglio. Questo studio suggerisce che qualcosa succede, anche se in modo sottile, e giustifica ricerche più ampie e più approfondite, soprattutto su soggetti vulnerabili”. Nessun allarmismo, dunque, ma nemmeno archiviazione frettolosa.
Precauzione sì, tecno-ansia no
E sul piano pratico? Ha senso applicare il principio di precauzione? “Sì, ma con buon senso”, dice il neurologo. “Il sonno è una finestra biologica delicatissima: è il momento in cui devono avvenire processi fondamentali di recupero e regolazione. Qualunque elemento di disturbo, reale o potenziale, andrebbe evitato”.
Il primo punto, però, non riguarda le onde elettromagnetiche. “La semplice presenza del telefono crea una condizione di allerta: la possibilità di essere contattati, anche se le notifiche sono disattivate, tiene il cervello in uno stato di vigilanza latente. Questo, di per sé, non aiuta a dormire bene”.
Consigli pratici
Le indicazioni pratiche sono chiare e tutt’altro che estreme:
Telefono lontano dal letto , idealmente in un’altra stanza. “Ancora meglio se non è fisicamente presente dove si dorme”.
, idealmente in un’altra stanza. “Ancora meglio se non è fisicamente presente dove si dorme”. Se deve restare acceso per necessità (reperibilità, emergenze), solo traffico voce , senza notifiche e senza connessioni inutili.
, senza notifiche e senza connessioni inutili. Evitare ricarica notturna sul comodino , non tanto per allarmi specifici quanto per preservare un ambiente di sonno il più possibile “neutro”.
, non tanto per allarmi specifici quanto per preservare un ambiente di sonno il più possibile “neutro”. Ridurre o eliminare l’uso dello smartphone nell’ora prima di dormire, per limitare stimoli cognitivi e attivazione emotiva.
“Ricordiamoci che il riposo è sacro – conclude Ferini-Strambi -. Dormire non è tempo perso: è uno dei momenti più importanti della nostra vita biologica. Se possiamo proteggerlo con piccoli accorgimenti, perché non farlo?”.
Un maestro di scuola elementare è stato arrestato in flagranza di reato per abusi sessuali su due bambini. I carabinieri sono intervenuti il 29 maggio in una scuola pubblica nel Milanese dopo un’ora di lezione e hanno arrestato l’uomo. Si sospetta che il doce…
Il docente ha circa 30 anni e i carabinieri sospettano che avrebbe abusato di altri quattro bambini oltre a quelli che erano con lui quando è stato fermato. Le indagini in corso sono iniziate dopo le segnalazioni dei genitori alle forze dell'ordine
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Un maestro di scuola elementare è stato arrestato in flagranza di reato per abusi sessuali su due bambini. I carabinieri sono intervenuti il 29 maggio in una scuola pubblica nel Milanese dopo un’ora di lezione e hanno arrestato l’uomo. Si sospetta che il docente di circa 30 anni, abbia molestato altri 4 bambini oltre a quelli che erano con lui quando è stato fermato nell’istituto.
L’insegnante è accusato di violenza sessuale su più minori in un’inchiesta gestita dalla pm Rosaria Stagnaro e dalla responsabile del pool fasce deboli, Letizia Mannella. Secondo le prime ricostruzioni, i bimbi, che avrebbero cercato in qualche modo di reagire e di difendersi per quanto potevano dagli abusi del maestro, hanno raccontato tutto ai genitori che, meno di un mese fa, hanno segnalato i fatti ai carabinieri del Comune dell’hinterland. A quel punto sono iniziate le indagini, tutt’ora in corso, che hanno consentito in presa diretta di appurare le molestie nei confronti dei due bimbi. Le pm, dato il comportamento inequivocabile del maestro, hanno disposto l’arresto immediato decidendo di non cercare altri riscontri. Ora toccherà alla gip Angelica Cardi, che ha interrogato l’uomo, convalidare l’arresto. I bambini, non appena saranno in condizioni di farlo, verranno sentiti in incidente probatorio mentre l’inchiesta verrà chiusa rapidamente in vista del processo.
“Sono d’accordo con Jannik, quando dice che il caldo non c’entra. Mi auguro però che prenda sul serio la questione, molto sul serio, e voglia vederci chiaro fino in fondo”. Nessun allarme, ma è meglio vederci chiaro. Queste le parole di Adriano Panatta al Cor…
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“Sono d’accordo con Jannik, quando dice che il caldo non c’entra. Mi auguro però che prenda sul serio la questione, molto sul serio, e voglia vederci chiaro fino in fondo”. Nessun allarme, ma è meglio vederci chiaro. Queste le parole di Adriano Panatta al Corriere della Sera, dopo l’eliminazione di Sinner dal Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo. L’ex campione italiano ha analizzato la situazione: “Non sono un medico, e non ho giocato un tennis come quello di oggi. La mia finale a Parigi, nel 1976, cominciò con una mano (la destra) chiusa nella portiera dell’auto, proseguì con la ricerca delle scarpe che Bertolucci mi aveva portato via pensando fossero le sue, e culminò con un caldo vicino ai 40 gradi. I giornali parigini del mattino titolavano da una settimana sulla siccità che stava mettendo in ginocchio la Francia“, scrive Panatta.
Poi si entra più nel dettaglio di quanto accaduto a Sinner, che sopra di due set a zero e 5-1 nel terzo (a un passo dalla qualificazione), è crollato. Il suo corpo ha smesso di funzionare, faticava a muoversi. “Servono controlli accurati, a tutto campo, in un tennis così niente può essere preso sotto gamba. Mi sarebbe piaciuto premiarlo, ma le cadute di oggi saranno i buoni motivi di domani, per provarci e riprovarci. Ancora e ancora… Non ho dubbi sul fatto che Jannik porterà a casa anche il Roland Garros, e visto che il record dei Masters 1000 consecutivi è già suo, il prossimo anno potrà puntare su una programmazione più leggera, rinunciando a qualcosa”, ha spiegato Panata.
Ora per Sinner è il momento di riposare, poi pensare a Wimbledon e programmare con calma il finale di stagione e la prossima. Dopo due mesi al top e al massimo, adesso il numero uno al mondo ne approfitterà per rilassare mente e corpo: “Sarà lui a decidere. Ma l’importante è stare bene, capire perché il suo splendido motore si metta d’improvviso a girare a vuoto. Se è questione di testa o di fisico. I problemi, Sinner ha sempre mostrato di saperli affrontare”.
La cadena pública trastoca gran parte de su programación por la llegada del sumo pontífice, con Javier Ruiz y Jesús Cintora como principales afectados
La segunda semana de junio de 2026 estará marcada porla histórica visita del papa León XIV a España,del sábado 6 al viernes 12. Un acontecimiento por el queTelevisión Españolaestá preparando un amplio dispositivo para poder seguir todos los actos del sumo pontífice a lo largo de la semana, a través de distintos especiales informativos. Con un gran despliegue de más de 400 profesionales y 17 unidades móviles, cinco estudios, una cámara car, un helicóptero, moto y varios drones,TVE estará presente en todos los puntos de interés.Desde la llegada del papa al aeropuerto Adolfo Suárez, prevista para el sábado 6 de junio a las 10:30 horas, La 1 y el Canal 24 comenzarán con su seguimiento. Durante todo el sábado,Lourdes Maldonado se pondrá al frente de diversos especiales.El primero, junto a Igor Gómez desde Torrespaña y Marc Sala desde La Almudena, esperando el recibimiento del papa en el Palacio Real. Por la tarde, Maldonado y Sala continuarán informando sobre el encuentro del papa con el proyecto social 'CEDIA 24 Horas' de Cáritas Diocesana de Madrid, previsto para las 18:00 horas, y posteriormente la Vigilia de Oración con jóvenes en la Plaza de Lima, prevista a las 20:30. El domingo 7 de junio por la mañana,La 1 y el Canal 24 horas ofrecerán un programa especial a cargo de Pepa Bueno y Marc Salacon motivo de la Santa Misa desde la Plaza de Cibeles (10:00), seguida del recorrido del papa por las calles de la capital. A las 18:00, el dispositivo especial liderado por Lourdes Maldonado y Marc Sala se desplazará al encuentro 'Tejer redes con el mundo de la cultura, arte, economía y deporte, en el Movistar Arena, presentado por Lara Siscar junto a Carlos Franganillo. Con el comienzo de la semana, la agenda del papa León XIV afectará alas emisiones deMañaneros 360,La promesa,Malas lenguasyAquí la tierra.El lunes 8,La hora de La 1informará del encuentro de León XIV con el presidente del Gobierno, previsto a las 09:30. A las 10:15, Alejandra Herranz arrancará un especial para contar el encuentro institucional en las Cortes Generales. Despliegue que continuará con Pepa Bueno, a las 18:00 horas. El martes 9, La hora de La 1 contará el encuentro con voluntarios en IFEMA desde las 10:20. A partir de las 12:00, Alejandra Herranz y Lorenzo Milá conducirán un programa especial en La 1 y Canal 24 horas que incluirá la llegada del papa a El Prat, desde donde se desplazará a la Catedral de la Santa Cruz y Santa Eulàlia para una primera oración (13:00). Por la tarde,La 1 y Canal 24 horas ofrecerán en directo la Vigilia en el estadio Olímpico de Montjuic (20:00),con Cristina Villanueva y Oriol Nolis in situ. El miércoles 10, desde las 10:35, especial en La 1 y Canal 24 horas con Alejandra Herranz y Lorenzo Milá, que incluirá la visita a la cárcel de Brians y la posterior visita a Montserrat (12:00), donde recorrerá la basílica y compartirá un almuerzo con la comunidad de monjes benedictinos. Por la tarde,Pepa Bueno y Gemma Nierga retomarán la programación especial,que incluirá uno de los actos más relevantes del viaje, la visita a la Basílica de la Sagrada Familia, a las 19:30, donde presidirá la Santa Misa y bendecirá la nueva torre coincidiendo con el centenario de la muerte de Gaudí. El jueves 11, el pontífice se trasladará a Las Palmas de Gran Canaria y lo contaráLa hora de La 1en La 1 y Canal 24 horas. En la isla destaca el encuentro con personas migrantes en el puerto de Arguineguín, previsto a las 11:40 (hora insular), que contará en un especial con Alejandra Herranz. Por la tardetendrá lugar la misa en el estadio de Gran Canaria,que emitirán La 2 y el Canal 24 horas. El viernes 12, último día de visita, se desarrollará en Tenerife.Herranz seguirá a los mandos de la programación especial de La 1 y el Canal 24 horascon la retransmisión de una visita a un centro de migrantes, la misa en el Puerto de Santa Cruz y la ceremonia de despedida desde el aeropuerto internacional de Tenerife Norte - Los Rodeos, con salida destino a Roma (15:00). La segunda semana de junio de 2026 estará marcada porla histórica visita del papa León XIV a España,del sábado 6 al viernes 12. Un acontecimiento por el queTelevisión Españolaestá preparando un amplio dispositivo para poder seguir todos los actos del sumo pontífice a lo largo de la semana, a través de distintos especiales informativos.
La protesta organizzata per oggi in Tirolo, nell’Austria occidentale, contro il rumore e l’inquinamento causati principalmente dai camion, rischia di paralizzare una delle principali autostrade europee, che collega Germania e Italia, con conseguenti disagi al…
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La protesta organizzata per oggi in Tirolo, nell’Austria occidentale, contro il rumore e l’inquinamento causati principalmente dai camion, rischia di paralizzare una delle principali autostrade europee, che collega Germania e Italia, con conseguenti disagi al traffico previsti. Per consentire lo svolgimento della manifestazione, le autorità hanno chiuso al traffico un tratto dell’autostrada che attraversa il Passo del Brennero, nonché diverse strade adiacenti, dalle 11:00 alle 19:00 ora locale. L’Automobil club austriaco Oeamtc ha avvertito di “significativi ingorghi” e ha consigliato agli automobilisti di evitare di attraversare il Tirolo.
La manifestazione, organizzata a Matrei am Brenner, ha bloccato il tratto austriaco di questa autostrada, che collega il nord e il sud Europa ed è una delle principali vie di accesso all’Italia attraverso le Alpi. “Mandiamo un messaggio a Bruxelles e al governo federale di Vienna, dicendo loro che le cose non possono e non devono assolutamente continuare così, con questo traffico in costante aumento”, dichiara il sindaco di Gries am Brenner e organizzatore della manifestazione, Karl Muehlsteiger, all’Afp. “Questo è un problema che si trascina da moltissimo tempo. Si protrae da anni. La popolazione ne ha abbastanza, è diventato insopportabile”, sottolinea Muehlsteiger, riferendosi all’inquinamento, al rumore e agli ingorghi che affliggono le città e i paesi lungo l’autostrada.
Il traffico di veicoli pesanti sul Passo del Brennero è aumentato vertiginosamente, con oltre 2,4 milioni di camion registrati lo scorso anno, secondo l’organizzazione per la mobilità Vcoe. A titolo di confronto, 860.000 camion hanno attraversato il confine con la vicina Svizzera attraverso quattro vie di transito, ha osservato Vcoe. Nel 1991, secondo le statistiche sul traffico stradale, solo 900.000 camion avevano attraversato il Passo del Brennero. L’Austria è in disaccordo con la Commissione europea da anni, la quale ritiene che qualsiasi divieto di transito per i veicoli pesanti rischi di perturbare il traffico stradale all’interno dell’Ue. Nel 2023, la Corte di giustizia dell’Ue ha sospeso un provvedimento austriaco che vietava la circolazione di questi camion su un tratto di questa autostrada.
“Sull’autostrada del Brennero la situazione è assolutamente sotto controllo, il traffico risulta contenuto, sia verso nord che verso sud. Tutto il lavoro fatto di organizzazione, di preparazione, di comunicazione e di raccordo con i territori con le prefetture e le questure, con le province e con tutti i soggetti, come vigili del fuoco, Protezione civile, Croce Rossa e Croce biana, una grande macchina che è stata messa in campo e ha prodotto, una consapevolezza di quella che poteva essere una situazione davvero complicata in una giornata che è una delle più intense dell’anno e invece si sta svolgendo tutto nel migliore dei modi”. Lo ha detto all’Ansa il direttore tecnico generale di Autostrada del Brennero, Carlo Costa. “Non vi sono disagi di alcun tipo e questa è una situazione che dà soddisfazione. Ora attendiamo la serata, quando terminerà il blocco al passo del Brennero”.
Apareció muerta frente a la isla danesa de Anholt tras ser liberada en el mar del Norte a principios de mes. Partes de la ballena, como las barbas, fueron retiradas para enviarlas a las autoridades de protección del medioambiente.
El cadáver deTimmy, la ballena jorobada que apareció muerta frente a la isla danesa de Anholttras ser liberada en el mar del Norte a principios de mes, ha sido remolcado este sábado hacia la playa de Anholt con cuerdas y con ayuda de un vehículo, según las imágenes en directo transmitidas por el diario Bild. El ejemplar protagonizó una complicada y mediática operación de rescate tras quedarse varada durante más de dos meses en la costa alemana delmar Báltico. La Agencia Danesa de Protección Ambiental pidió a la población que no se acercasen al cadáver del animal y que respetasen la distancia de seguridad, ya que el cetáceo supondría riesgo biológico (a causa del mal olor y el riesgo de contaminación) para ciudadanos y turistas, además de portar enfermedades trasmisibles a las personas. A esto se unió laposibilidad de explosiónelevada por los gases acumulados en su interior al descomponerse progresivamente. La zona fue acordonada y partes de la ballena, como las barbas, fueron retiradas para enviarlas a las autoridades de protección del medioambiente. Laautopsiaestá prevista para la próxima semana. El objetivo es sobre todo determinar la causa de la muerte de la ballena, porque el debate de la comunidad científica ha sido si el cetáceo podría haberse salvado o no. Durante el polémico rescate de la ballena financiado por dos multimillonarios alemanes hubo varias voces expertas en contra de transportar a Timmy en una barcaza al mar del Norte, con el argumento de que las probabilidades de supervivencia eran muy escasas. Los iniciadores de la operación y los responsables políticos alemanes de la región donde quedó varada la ballena, sin embargo, abogaban por intentar todo lo posible para salvar a Timmy y veterinarios documentaban que el cetáceo era apto para el transporte. La semana pasada fracasó un intento de transportar a la ballena alpuerto de Grenaa,ya que embarcaciones de la Agencia Danesa para el Uso Ecológico del Suelo y el Medio Ambiente Acuático, además de efectivos de las autoridades locales, trataron de remolcarla a aguas más profundas, pero fue imposible. Debido a esto, el animal estuvo flotando en el agua frente a la isla turística danesa durante días. Enmarzo,la ballena había quedado varada en la costa alemana del Báltico. Tras varios intentos infructuosos de rescatar al animal, que después de lograr liberarse en varias ocasiones volvió a quedar varado una y otra vez, las autoridades alemanas optaron por dejarlo morir, a causa también de su debilitado estado. No obstante, una mediática iniciativa privada lanzó un nuevo rescate, por lo que el animal fue trasladado a una piscina instalada en una barcaza y transportado a través de aguas danesas para ser liberado en elmar del Norte.Asimismo, tanto expertos alemanes como daneses habían advertido desde un principio del probable fracaso de la operación y criticado que el rescate únicamente infligía mássufrimientoal animal.
“Primo, l’Ucraina non ha nessuna delle condizioni che gli consente di entrare nel processo di ammissione dell’Unione Europea. Secondo, se noi continuiamo ad allargare l’Unione Europea, quello che succederà è che non costruiremo mai un’Unione più forte. L’abbi…
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“Primo, l’Ucraina non ha nessuna delle condizioni che gli consente di entrare nel processo di ammissione dell’Unione Europea. Secondo, se noi continuiamo ad allargare l’Unione Europea, quello che succederà è che non costruiremo mai un’Unione più forte. L’abbiamo visto con l’allargamento a Est, che è stato un clamoroso errore, tanto che prima della guerra in Ucraina stavamo facendo tutti i possibili interventi contro la Polonia, che non rispettava lo Stato di diritto e, aggiungo io, si prende tutte le imprese italiane”. Chi l’ha detto? Un esponente della Lega? Un parlamentare dei 5 Stelle? Alessandro Di Battista? Il professor Angelo D’Orsi? Tutte risposte sbagliate. A pronunciare queste parole fu Carlo Calenda, allora come ora leader di Azione. Lo disse in tv, al programma mattutino di Canale 5, rispondendo alle domande del conduttore Francesco Vecchi. Era il 24 mar 2022, era passato un mese esatto dall’ingresso dei primi carrarmati russi in Ucraina. Di più: su questo punto Calenda – il pretoriano della “competenza”, il guardiano della politica “seria” e per questi motivi anche ultrà di Mario Draghi – arrivò anche a dare torto all’allora presidente del Consiglio, proprio l’ex presidente della Bce. “Sì, ha sbagliato” disse in modo assertivo Calenda.
Il video dell’intervista su Canale 5 è tornato alla ribalta negli ultimi giorni sui social dopo essere stato rilanciato dal giornalista Paolo Mossetti. Ma è online da oltre 4 anni sullo stesso profilo YouTube di Azione.
Sono passati più di 4 anni e l’Ucraina non ha acquisito nel frattempo nessuno dei requisiti per cui è possibile iscriversi al processo di ammissione all’Ue. Ora, però, mentre in Ucraina ancora si combatte (e nell’assenza di qualsiasi tentativo diplomatico da parte dei Paesi europei), l’opinione del leader di Azione è ruotata di 360 gradi. “La nostra posizione come centro liberale è chiara. L’Ucraina deve entrare nella Ue con corsia preferenziale perché ha difeso l’Europa” ha detto pochi giorni fa. E ha avuto una lezione per tutto l’arco costituzionale.
Alla Lega che l’altro giorno si è detta contraria all’ingresso di Kiev in Europa ha mandato a dire – attraverso X, suo mezzo di comunicazione preferito – “questi si fanno anche chiamare sovranisti: sovranisti russi“. Alle leader dei due partiti più grandi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein ha ordinato di “smettere di fingersi morte e dicessero una parola chiara sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue”. E ha impartito la sua lezione: “La politica estera è, soprattutto nei momenti di crisi, la prima ragione per allearsi o meno. Le posizioni dei loro alleati filo putiniani le conosciamo. Sarebbe interessante conoscere la loro, visto che presumibilmente guideranno le coalizioni di destra e di sinistra”. A Giuseppe Conte ha detto: “L’avvocato del popolo (russo) ha citato l’art. 42 dei trattati per spiegare che l’ingresso dell’Ucraina implicherebbe una dichiarazione di guerra alla Russia. Questa è una balla, l’articolo non prevede alcun obbligo in questo senso o e neppure un’assistenza militare”. E invece la linea è mettersi l’elmetto: “Mi pare chiaro che un altro punto su cui Schlein e Meloni si ritrovano è il rifiuto a investire sulla difesa pur conoscendo le carenze italiane. La destra e la sinistra italiana si confermano il ventre molle dell’Europa“. Ha assicurato: “Azione non farà alleanze con chi tradisce l’Europa e l’Ucraina”. Parola di Calenda.
Migliaia di persone si sono riunite nella chiesa di San Francesco di Pegli, a Genova, per partecipare ai funerali di Monica Montefalcone e della figlia Giorgia Sommacal, morte con altri tre sub il 14 maggio scorso alle Maldive durante un’immersione nelle grot…
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Migliaia di persone si sono riunite nella chiesa di San Francesco di Pegli, a Genova, per partecipare ai funerali di Monica Montefalcone e della figlia Giorgia Sommacal, morte con altri tre sub il 14 maggio scorso alle Maldive durante un’immersione nelle grotte di Alimathà. Alla funzione, celebrata in forma privata dall’arcivescovo di Genova monsignor Marco Tasca, hanno partecipato parenti, amici, colleghi e studenti. I feretri sono arrivati poco prima delle 11: una bara in legno scuro per la docente universitaria e una bianca per la figlia, al centro una foto che le ritrae insieme con il mare sullo sfondo. Intanto, proseguono le indagini per chiarire cosa ha portato al drammatico incidente che insieme alla madre e alla figlia, ha causato la morte anche di Muriel Oddenino, Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri.
Sul piazzale della chiesa alcuni ragazzi hanno intonato una canzone di saluto e si sono radunati attorno a Matteo Sommacal, il figlio di Montefalcone. Le loro voci hanno accompagnato i due feretri che lasciavano la chiesa ricoperti di fiori bianchi. “È davvero bello vedere come anche gli amici stanno supportando questa famiglia, questo frangente così difficile della vita, di cui è difficile trovare una motivazione – ha detto mons. Tasca – Ho visto come gli amici di Matteo gli stavano vicini, è una cosa bellissima. Come davvero si sentivano uno con lui”. La funzione è stata aperta dal parroco di San Francesco di Pegli, don Pierino Cattaneo: “Confesso la mia inadeguatezza davanti al mistero della morte – ha detto di fronte alla chiesa gremita – Sul braccio Monica aveva un tatuaggio dal salmo ‘se dovessi camminare in valle oscura non temerei alcun male perché tu sei con me‘. Quel signore in cui credeva e si fidava è venuto a prenderla in quel mare in cui lei lo cercava e insieme a Giorgia le ha prese per mano e portate lassù”.
In prima fila, vicino al marito della docente, Carlo Sommacal, e al figlio Matteo, c’erano anche diverse autorità. Tra loro il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile, il presidente del consiglio comunale Claudia Villa e la consigliera comunale Paola Bordilli. Era presente anche il rettore dell’università di Genova Federico Delfino per ricordare la professoressa, nonostante le polemiche dei giorni scorsi per il profilo rimosso, e poi reinserito, dal sito dell’ateneo. Dal pulpito ha parlato anche il fidanzato di Giorgia Sommacal: “Non dovevamo salutarci così. Ricordo l’ultima volta che ci siamo salutati – ha detto con la voce spezzata dal pianto -. E io sono qui ancora ad aspettarti. Ti sento nelle piccole cose che nessuno nota. Tu eri casa, una sensazione rara. Non avevo più paura del futuro con te. Ti vedevo arrivare con vestito bianco bellissima ti vedevo sorridere davanti a Dio. Ti vedevo camminare scalza a casa. Ti vedevo cercare la mia mano senza dire nulla. Per me, noi ci capivamo anche nel silenzio. Ti dirò arrivederci e penserò che sei partita per quella lunga vacanza con la mamma”.
Nuova giornata di sciopero dei treni l’11 giugno. Lo hanno annunciato Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti, prevedendo uno stop del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari dalle 9 alle 17. “Il…
Lo sciopero, indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti, inizierà alle 9 e finirà alle 17. Le sigle sindacali denunciano l'assenza nelle gare di clausole sociali vincolanti e l'incertezza sugli investimenti infrastrutturali: "Così si apre la strada al dumping contrattuale"
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Nuova giornata di sciopero dei treni l’11 giugno. Lo hanno annunciato Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti, prevedendo uno stop del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari dalle 9 alle 17. “Il Governo ha scelto di ignorare le nostre richieste sui rischi derivanti dalle future gare ferroviarie intercity – si legge nella nota delle sigle sindacali – È emersa la volontà del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di suddividerle in tre lotti non equivalenti, anziché in un unico lotto”. I sindacati hanno specificato di essere aperti al confronto ma di non essere “disponibili ad assistere in silenzio allo smembramento del trasporto ferroviario e al depauperamento di un asset strategico del Paese, sulla pelle di lavoratrici, lavoratori e cittadini”.
Secondo le organizzazioni sindacali, “l’assenza nelle gare di clausole sociali vincolanti, l’incertezza sugli investimenti infrastrutturali e un processo di liberalizzazione che rischia di scaricare i costi su lavoratrici, lavoratori e cittadini sono segnali che potrebbero aprire la strada ad una stagione di dumping contrattuale, accompagnata da una riduzione dell’offerta commerciale, a causa del congestionamento della rete e dalla frammentazione del servizio, con inevitabili ripercussioni sulla qualità del trasporto ferroviario reso all’utenza”. I sindacati che hanno indetto lo sciopero spiegano che si tratta di un “attacco al sistema Paese” che rischia di produrre gravi conseguenze anche per il trasporto regionale e per l’alta velocità. Per quest’ultimo caso, si legge nella nota, “è anche previsto l’ingresso di un nuovo operatore straniero, a cui sarà consentito effettuare il servizio senza vincoli di sistema, favorendo una concorrenza fondata sull’abbattimento del costo del lavoro, ai danni delle imprese, dei ferrovieri e della qualità del servizio offerto”
Raul Fernandez domina la Sprint Race del Mugello. Lo spagnolo chiude davanti al connazionale Jorge Martin, entrambi premiati dalla scelta della gomma media al posteriore. Gara in rimonta per Fabio Di Giannantonio, che chiude terzo, mentre il leader del Mondia…
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Raul Fernandez domina la Sprint Race del Mugello. Lo spagnolo chiude davanti al connazionale Jorge Martin, entrambi premiati dalla scelta della gomma media al posteriore. Gara in rimonta per Fabio Di Giannantonio, che chiude terzo, mentre il leader del Mondiale, Marco Bezzecchi, ha chiuso in quarta posizione. Marc Marquez parte forte, poi al traguardo è quinto davanti ad Aldeguer e Bagnaia. Un solo italiano sul podio, ma i piloti azzurri sono competitivi e l’hanno dimostrato anche nelle qualifiche della mattinata, con Marco Bezzecchi che ha ottenuto una super pole position e partirà primo nella gara in programma domani.
L’ordine di arrivo
La classifica del mondiale
The rice consignment from Samalkot and Tanuku in Andhra Pradesh travelled around 575 km by rail wagons to arrive at Concor ICD in Tondiarpet; shifted to sea containers at the ICD and moved to the Chennai port by road and will move by sea to Chinese ports.
Rice bags shifted from rail wagons to sea containers at the Concor ICD in Tondiarpet | Photo Credit: Supplied Nearly 2,700 tonnes of rice from Andhra Pradesh are on their way to China through a rail-road-sea logistics chain via Chennai Port, marking the revival of export cargo handling through BCN wagons at the Container Corporation of India’s (CONCOR) Inland Container Depot (ICD) at Tondiarpet after a gap of nearly five years. The consignment, sourced from the Samalkot and Tanuku regions of Andhra Pradesh, was loaded in 42 BCN (Bogie Covered Wagon with Pneumatic Brakes) wagons and transported about 575 km by rail to ICD Tondiarpet in Chennai. There, the rice bags were directly stuffed into 105 twenty-foot equivalent unit (TEU) containers and will be transported about 5 km by road to Chennai Port for shipment to China. CONCOR officials said the movement represents an important step towards promoting efficient, cost-effective and environmentally sustainable multimodal logistics solutions. Traditionally, cargo arriving in BCN wagons is unloaded at railway goods sheds and transported by trucks to warehouses for containerisation, involving multiple handling stages and additional transportation costs. The process typically takes three to four days. In contrast, the direct stuffing operation at ICD Tondiarpet enabled the cargo to be transferred straight from rail wagons into containers, completing the process within a day. This not only reduced handling costs and transit time but also minimised the risk of pilferage associated with multiple cargo movements. Officials noted that rail-based movement offers both economic and environmental advantages through lower carbon emissions and reduced dependence on road transport. “For bulk export cargo, rail transportation provides a cost-effective and sustainable alternative to conventional road movement, delivering tangible savings in overall logistics costs,” officials said. According to a rice exporter associated with the shipment, the rail-road-sea movement reduced transportation costs by nearly 40 per cent compared with the conventional road-sea route. The revival comes amid a strong rebound in India’s rice exports. Rice export restrictions imposed during 2022-23 to contain domestic food inflation had reduced bulk cargo movements, making BCN wagon operations less viable. However, record harvests improved domestic stocks and the government gradually relaxed and eventually lifted export curbs by 2025, paving the way for a recovery in overseas shipments. Officials said that while Visakhapatnam is geographically closer to Samalkot than Chennai, exporters opted for Chennai because of better container availability, more competitive ocean freight rates and superior vessel connectivity. The operation also highlights Chennai’s continuing importance as a logistics gateway for southern India, with exporters increasingly leveraging its container infrastructure and shipping connectivity to access international markets. Published on May 30, 2026 Terms & conditions|Institutional Subscriber
Mentre si attende la risposta del presidente Donald Trump al memorandum d’intesa Usa-Iran, un funzionario americano citato dalla Nbc News ha ridimensionato il contenuto dei rapporti degli 007 Usa, che indicavano la presenza di mine nello Stretto di Hormuz. Un…
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Mentre si attende la risposta del presidente Donald Trump al memorandum d’intesa Usa-Iran, un funzionario americano citato dalla Nbc News ha ridimensionato il contenuto dei rapporti degli 007 Usa, che indicavano la presenza di mine nello Stretto di Hormuz. Una questione chiave per il transito delle navi e per il proseguimento delle negoziazioni.
Secondo la fonte citata dall’emittente, finora l’esercito statunitense non ha trovato mine iraniane durante le sue ricerche. Eppure a febbraio, all’inizio dell’offensiva militare congiunta Usa-Israele contro Teheran, l’intelligence aveva affermato il contrario: Teheran aveva piazzato mine in diversi punti dello Stretto. Anche Trump, su Truth Social, aveva rilanciato la notizia sostenendo che l’Iran avesse disseminato lo Stretto di mine sottomarine e che gli Stati Uniti le avevano distrutte. Tuttavia, ora sembra che non ci siano prove della presenza di mine e che l’esercito non sia stato in grado di verificare quelle affermazioni.
L’operazione di ricerca è stata condotta con aerei, droni e robot subacquei e non ha prodotto risultati tali da confermare i report. L’esercito ha individuato, sempre secondo la fonte della Nbc, “diversi oggetti”, ma nessuno di questi al momento può essere definito come una mina. E anche se lo fossero “la minaccia sembra meno grave di quello che si temeva”.
Di bluff iraniano ha parlato l’ex comandante della Marina israeliano, oggi in pensione, Eliezer Cheny Marom. In una recente intervista al Jerusalem Post, il militare ipotizza che l’Iran abbia iniziato a posare mine nello Stretto solo dopo aver detto di averlo fatto. “ È molto strano. Gli iraniani hanno affermato di aver piazzato delle mine nello Stretto di Hormuz , ma finora non ne ho vista nessuna. Poi hanno detto che gli americani avevano attaccato le imbarcazioni che usate per posizionare le mine. Credo che abbiano scelto di non svelare il bluff e le abbiano poi effettivamente messe”. L’ex comandante spiega poi come la tecnica di piazzare mine subacquee sia poco vantaggiosa e sempre meno utilizzata negli ultimi anni poiché comporta una procedura molto rischiosa.
Intanto, i Pasdaran hanno fatto sapere che nelle ultime 24 ore hanno coordinato il passaggio di 20 navi attraverso lo Stretto di Hormuz. “Alcune delle navi, che avevano richiesto il passaggio oggi, sono già passate, altre passeranno entro le prime ore di questa mattina. Il passaggio è stato concesso a causa del fabbisogno dei rispettivi paesi di materiali come i fertilizzanti chimici” ha dichiarato la Marina delle Guardie Rivoluzionarie in un comunicato stampa diffuso sabato. Il Wall Street Journal ha riportato che lo Stretto non è completamente aperto, ma grazie alle misure adottate dagli armatori – alcuni dei quali in collaborazione con l’esercito statunitense – non è nemmeno del tutto chiuso.
Porto di Barletta, partiti i lavori per prolungare i moli foranei: opera attesa da anni La Gazzetta del Mezzogiorno
Il porto di Barletta si proietta nel futuro. Ieri hanno preso il via i lavori di prolungamento dei moli foranei, intervento atteso dalla città da decenni. Le opere, che si concluderanno nell’estate del 2028, consentiranno di incrementare la sicurezza della navigazione e l’efficienza del porto, migliorando la protezione del bacino dalle mareggiate e riducendo l’apporto di materiale solido trasportato dalle correnti nello scalo. Un’opera strategica e imponente, sotto il profilo infrastrutturale, economico, e anche ambientale.
Le operazioni saranno eseguite senza interrompere né ostacolare l’operatività portuale, garantendo la piena continuità delle attività commerciali e marittime, e porteranno all’allungamento del Molo di Tramontana di circa 500 m, in modo da raggiungere la lunghezza complessiva di 805 m prevista dal Piano regolatore portuale vigente, ed al prolungamento del Molo di Levante di circa 140 metri. Per la realizzazione del prolungamento del Molo di Ponente è stato stimato un quadro economico di spesa pari a 38 milioni di euro di cui 34 milioni circa per lavori e 4 milioni per somme a disposizione dell’amministrazione. Tale cifra, è ricavata dai circa 20 milioni stanziati in seguito al Decreto ministeriale 332 del 17 agosto 2021, cui vanno aggiunti i 5 milioni derivanti dal decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 16 ottobre 2020. A queste risorse vanno sommati 14,5 milioni di euro per il Molo di Levante, dei quali 13 rivenienti dall’Accordo di Coesione per la Regione Puglia e 1,5 da fondi dell’Autorità portuale.
Al taglio del nastro ha partecipato anche il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. «Ho accettato di buon grado l’invito a Barletta per celebrare l’avvio dei lavori, perché - ha raccontato il ministro - ho seguito, anche grazie al senatore Dario Damiani, il percorso di finanziamento, progettazione e realizzazione dell’opera. Ho la responsabilità di aver scritto manualmente, con la penna biro su un foglio a quadretti, il primo finanziamento. Eravamo all’opposizione, ma sulle cose serie ci si può sedere e si può parlare. Dissi allora al ministro Gualtieri e al viceministro Misiani che c’era lo sviluppo di un porto da avviare e che bisognava mettere le risorse. Questo intervento arriva in un momento particolare per il Sud e per la Puglia, che ha una posizione rilevante al centro del Mediterraneo. Si creano le condizioni per lo sviluppo di un grande porto, sia commerciale sia turistico, con benefici per tutto il territorio». Su questo aspetto si è soffermato anche il senatore di Forza Italia Dario Damiani, il cui impegno ha portato alla definizione di tutto l’iter burocratico necessario per dare il via all’opera.
«In questi anni la mia attività parlamentare è stata incentrata anche su questo progetto che oggi finalmente diventa realtà. L’intervento consentirà di mettere in sicurezza il porto, migliorare e aumentare i traffici commerciali, rendendo Barletta più attrattiva anche per nuove imprese. Ora bisogna guardare al futuro e lavorare per la realizzazione di un porto turistico a Barletta». Per il presidente dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Meridionale Francesco Mastro «con l’avvio dei lavori nel Molo di Ponente, il porto entra ufficialmente in una nuova fase della sua storia. Si inaugura un’opera strategica che rafforzerà sicurezza, operatività e competitività dello scalo, accompagnandone la crescita attraverso una visione moderna e sostenibile dello sviluppo portuale. Si pongono le basi per un porto più sicuro, moderno ed efficiente, capace di rafforzare il ruolo strategico di Barletta nel sistema portuale dell’Adriatico meridionale».
L’ex nazionale inglese Raheem Sterling è stato arrestato con l’accusa di guida sotto l’effetto di stupefacenti dopo essere stato coinvolto in un incidente stradale. Guida sotto l’effetto di stupefacenti, guida pericolosa, possesso di sostanze stupefacenti di …
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L’ex nazionale inglese Raheem Sterling è stato arrestato con l’accusa di guida sotto l’effetto di stupefacenti dopo essere stato coinvolto in un incidente stradale. Guida sotto l’effetto di stupefacenti, guida pericolosa, possesso di sostanze stupefacenti di classe C e rifiuto di sottoporsi al test alcolemico: queste le accuse per l’ex giocatore del Manchester City tra le tante. Il suo arresto è avvenuto giovedì mattina, dopo che una Lamborghini si è scontrata con le barriere sulla M3 nell’Hampshire. L’esterno del Feyenoord è stato rilasciato su cauzione in attesa delle indagini. Nella dichiarazione rilasciata a The Athletic dalla polizia dell’Hampshire si legge: “Poco prima delle 9 di giovedì, abbiamo ricevuto segnalazioni di una Lamborghini che si è scontrata con le barriere sulla M3 in direzione sud, vicino allo svincolo di Minley. Nessun altro veicolo è rimasto coinvolto e non sono stati segnalati feriti. L’autista, un uomo di 31 anni del Berkshire, è stato arrestato con l’accusa di guida sotto l’effetto di stupefacenti, guida pericolosa, possesso di sostanze stupefacenti di classe C e rifiuto di sottoporsi al test alcolemico. È stato rilasciato su cauzione in attesa del proseguimento delle indagini.”
Una notizia che ha subito fatto il giro del mondo e ha rimesso il calciatore inglese al centro della cronaca internazionale. Sterling oggi è al Feyenoord, ma è in Premier League che ha dato il meglio di sé negli anni passati: l’esterno inglese ha collezionato 396 presenze in Premier League prima affermandosi al Liverpool, poi trasferendosi al Manchester City nel 2015, vincendo quattro titoli in massima serie inglese. Poi è passato al Chelsea dal City nell’estate del 2022 per 47,5 milioni di sterline (65,5 milioni di dollari). Sterling ha trascorso la stagione 2024-25 in prestito all’Arsenal, ma al suo ritorno non è mai riuscito a imporsi sotto la guida tecnica di Enzo Maresca. Con la nazionale inglese ha collezionato 82 presenze tra il 2012 e il 2022, segnando 20 gol. Oggi gioca in Olanda, con il Feyenoord, club con cui ha collezionato soltanto 8 presenze e un assist.
Esposito lascia Manfredi: "Movida, stadio, Bagnoli e ambiente gli errori del sindaco" NapoliToday
“Il sindaco Manfredi con me non ha rispettato i patti. Il suo Governo punta solo agli interessi economici”. A fine aprile il consigliere comunale di Napoli Gennaro Esposito lasciava la maggioranza. Eletto in Consiglio nella lista del primo cittadino, è transitato in Azione per poi aderire al gruppo misto, lasciare la presidenza della commissione Sport e mettersi all'opposizione.
I motivi che lo hanno spinto su questa strada, assicura nella video-intervista a NapoliToday, sono legati alle scelte politiche che la Giunta sta portando avanti per la città. “Io mi sono candidato in rappresentanza del Comitato Vivibilità cittadina. Avevamo un patto su diverse questioni. Dalle limitazioni delle movida a tutte le altre questioni che toccano la qualità della vita. Porta avanti un progetto che non condivido: eliminare la pista di atletica dello stadio Maradona senza dare un'alternativa alle migliaia di sportivi della città. E poi c'è Bagnoli, con tutta la mancanza di democrazia che si sta manifestando".
Movida
In realtà, il Comune di Napoli ha adottato ordinanze per limitare la movida, come quella che impedisce ai locali la vendita da asporto dopo un certo orario. Un modo per far sì che non si creino assembramenti di centinaia di persone in strada fino a tarda notte. Per Esposito non basta: “Questa mossa è arrivata solo perché c'era una sentenza del Tar che ha obbligato il Comune, altrimenti sarebbe arrivato un commissario. È la mortificazione della politica”.
“Bagnoli diventerà porto turistico”
I lavori di riqualificazione del quartiere a Ovest della città rappresentano uno dei punti più critici per il consigliere comunale: “È mancata del tutto la democrazia e la partecipazione. Ho fatto esposti e richieste di accesso agli atti, la risposta che mi è arrivata è che il sindaco, in qualità di commissario alla bonifica prende le decisioni senza passare per il Consiglio comunale, ma soltanto nella cabina di regia con gli uomini del Governo. Abbiamo assistito alla cancellazione della linea di costa così come ce l'hanno raccontata per anni. Senza considerare che la colmata n0n verrà rimossa ma solo coperta da altro cemento".
Su Bagnoli, il sindaco ha sempre assicurato che la priorità è la restituzione del mare e degli spazi verdi ai cittadini, smentendo la possibilità che possa sorgere un porto turistico oltre quello già presente oggi a Nisida: “È un'enorme bugia. Basta vedere i rendering e parlare con i tecnici per accorgersi che il futuro sarà quello. Manfredi sta creando tutte le condizioni perché ciò avvenga nel futuro, quando magari lui non sarà più sindaco di Napoli”.
“Contano solo gli interessi economici”
Esposito si allinea con quel pezzo di città, tra attivisti, comitati e avversari politici, che accusa la Giunta Manfredi di badare troppo agli interessi economici privati. Un fronte che in questi anni si è attivato su diversi temi: dall'emergenza abitativa alla turistificazione, passando per la vendita dei beni comuni: “È palese che l'interesse economico sia la priorità di questa amministrazione - afferma il consigliere - Per la Giunta non c'è over tourism, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. Permettiamo a enormi navi da crociera di attraccare in pieno centro città, con tutto ciò che ne consegue in termini di inquinamento. È chiaro che scelte politiche diverse andrebbero a toccare interessi che questa classe dirigente non vuole toccare. È una linea che non posso condividere e che trovo anacronistica”.
La Autoridad Portuaria de Almería (APA) ha destinado unos tres millones de euros a adquirir e instalar el equipamiento electrónico destinado a la ordenación, coordinación y control de tráfico marítimo en el Puerto de Almería, por parte de Salvamento Marítimo …
ALMERÍA 30 May. (EUROPA PRESS) - La Autoridad Portuaria de Almería (APA) ha destinado unos tres millones de euros a adquirir e instalar el equipamiento electrónico destinado a la ordenación, coordinación y control de tráfico marítimo en el Puerto de Almería, por parte de Salvamento Marítimo --con el que mantiene un contrato--, y en el Puerto de Carboneras, en caso de ampliación de dicho contrato "como es voluntad de ambos organismos". Según han explicado desde la APA, la inversión de 1,1 millones de euros ejecutada en el suministro del equipamiento electrónico se suma un presupuesto de 1.967.460 millones --IVA incluido-- para la instalación, en estado operativo, de dicho equipamiento e integración con el existente en el Centro de Coordinación de Salvamento Marítimo de Almería. En virtud del acuerdo con Sasemar y de su previsible ampliación a la zona de servicio del Puerto de Carboneras, tras la recepción de los equipos electrónicos, como sistemas de sensores y equipamiento adicional de la red de comunicación entre centros, la APA ha licitado, con un plazo de 24 meses, su instalación y puesta en marcha en el Centro de Coordinación de Salvamento Marítimo de Almería, en las estaciones remotas de los faros de Cabo de Gata y San Telmo y de Holcim en el Puerto de Carboneras. Contrato con Sasemar La Sociedad de Salvamento y Seguridad Marítima (Sasemar), entidad pública empresarial adscrita al Ministerio de Transportes, Movilidad y Agenda Urbana, tras la firma del contrato con la Autoridad Portuaria de Almería en 2023, presta el servicio general de ordenación, coordinación y control de tráfico marítimo y la realización de labores de coordinación y actuación en situaciones de emergencia ocasionadas por contaminación marina en el Puerto de Almería, bajo la dirección de la APA, con la intención de ampliarlo a Carboneras. Bajo dicho acuerdo, cada organismo debería poner a disposición del servicio unos medios materiales, fundamentalmente equipamiento electrónico, que debían ser absolutamente compatibles y su señal perfectamente integrable en los sistemas operativos en el Centro de Coordinación de Salvamento Marítimo de Almería desde el que se prevé que se presten los servicios contratados. Visita del Papa a Barcelona 2026: mapa del recorrido, agenda y actos confirmados el 9 y 10 de junio El piloto que ha llevado al Papa a Barcelona: "Ha comentado que nunca había despegado en un avión de pasaje" Detenida en Jaén una profesora acusada de mantener una relación sentimental y sexual con un alumno de 15 años Muere en plena calle Ernesto Quintana, quien fuera gerente de Cantabria Labs Sanidad ofrecerá preservativos gratuitos en farmacias a jóvenes de 16 a 22 años y los establece como "un derecho" PSOE-A critica "silencio" de Moreno sobre "negociaciones" con Vox y plantea si la "vía andaluza" será "vía Abascal" Vox, tras acuerdos con PP en otras ccaa: "Andalucía no puede ser menos, que se cumpla la voluntad de los andaluces" El escrutinio del voto CERA del 17M concluye con victoria del PSOE-A sobre PP-A pero sin cambiar el reparto de escaños Vox lamenta la "irresponsabilidad" de Moreno por no abrir negociaciones: "Ahora parece que quien bloquea es el PP" Rosa Rodríguez (Por Andalucía) recoge su acta de parlamentaria por Córdoba y afirma que defenderá los servicios públicos
Who were the Hyksos? These enigmatic people are quite possibly important in biblical history, although their origin and interaction with biblical events have been questioned.
If you already have an account,Sign in. Share Who were the Hyksos? These enigmatic people are quite possibly important in biblical history, but their origin and interaction with biblical events have been questioned. Previously, they were thought to be foreign invaders who took advantage of a period of weakness to seize power in Egypt. The newly emerging paradigm is that they were insiders who staged a bloodless coup. The Hyksos ruled parts of Egypt as the Fifteenth Dynasty and then were overthrown by the Eighteenth Dynasty Egyptian Pharaoh Ahmose. Like the Fourteenth Dynasty (discussed in theprevious article), the Hyksos are hypothesized to be connected with theBible’s Exodus account. During this time of history, much of northern (lower) Egypt was overtaken by foreigners, some known as the Hyksos, who are confirmed by the archaeological record. Concurrently, Upper Egypt (the southern part) was coming under siege from the Nubian king. This was perhaps the only time in the second millennium BC that Egypt, the regional powerhouse of the time, was dominated by a foreign power living inside of Egypt. . But Manetho’s description of the Hyksos rulers invading the northeastern Nile Delta during the Second Intermediate Period more accurately describes the Fourteenth Dynasty rather than the Hyksos Fifteenth Dynasty, as we discussed in theprevious article. Manetho conflated the Fourteenth and Fifteenth Dynasties, incorrectly viewing their invasion as a single event. As described in Fig. 1 (below), the inset box in column 3 labeled as Hyksos are the Fifteenth Dynasty. Fig. 1 The site stratigraphy system map of Tell el-Dabca. Courtesy of C. Stantis, A. Kharobi, N. Maaranen, G. M. Nowell, M. Bietak, S. Prell, et al., “Who Were the Hyksos? Challenging Traditional Narratives Using Strontium Isotope (87Sr/86Sr) Analysis of Human Remains from Ancient Egypt,”PLoS ONE15, no. 7 (2020): e0235414,https://doi.org/10.1371/journal.pone.0235414. We read in Exodus 17:8 that Amalek attacked Israel, seemingly out of nowhere. This happened in the second month after the Israelites crossed the Red Sea, when they were camping at Rephidim. This was even before they arrived at Mount Sinai. Living in a world of instant communication as we do now, it is sometimes hard to think of a slow spread of news. But if you put yourself into the 1400s BC, you might ask how the Amalekites knew where the Israelites were. While true that conservative biblical scholars estimate there were close to 2 million Israelites, they deliberately avoided going by way of the coastal route, which would have brought them through Amalekite territory and then into Philistia. It is possible that some Amalekites lived in the southeastern Sinai Peninsula, but they are not listed as doing so in Scripture. In fact, God stated that he did not take the Israelites through the northern Sinai Peninsula route so they wouldn’t see war and flee back to Egypt (Exodus 13:17). Of course, the Israelites were almost certainly not equipped with many weapons when they left Egypt, but after the Egyptian army drowned in the Red Sea, the Israelites likely scavenged some weapons from the dead bodies washed up on shore (Exodus 14:30).1So the up-to-two-month delay between the exodus and the battle at Rephidim had enabled the Israelites to be better able to protect themselves (humanly speaking). If some of the mixed multitude (Exodus 12:38) who came out of Egypt with the Israelites were Amalekites, a few could have easily slipped away from the crowd when the Israelites turned south, away from the Amalekite territories (Exodus 13:17–18). But a few likely stuck around to serve as spies and were present at the Red Sea miracle and afterward scurried to the Amalekite towns and notified them of the events that had happened at the Red Sea. If any spies slipped away immediately after crossing the Red Sea, they would have been unaware of the Israelites arming themselves with Egyptian weapons. In this plausible scenario, if you’re an Amalekite enslaved (or at best, serving as a vassal serf) in Egypt and see the country rocked by plagues and an opportunity to leave comes up, why wouldn’t you take it? Then as things pan out, a large part of the Egyptian army is completely wiped out,2and you are within a day or two’s march of your homeland. Not only would you tell your people about Egypt being ripe for the taking (and maybe freeing more of your countrymen in servitude there), but you would also tell them that there’s this ragtag group of unarmed people loaded down with riches they plundered from the Egyptians (Exodus 12:36). This attack against Israel appears to have been well-timed, coordinated, and calculated. It is also here that we read ofGod’s statement to Moses (and Joshua) that the Lord saw the Amalekite’s decision as a flagrant attack on his character (Exodus 17:14–16; Deuteronomy 25:17–19). Several other historians have postulated that the Amalekites were the Hyksos people. Ashton and Down did so in their bookUnwrapping the Pharaohs. In chapter 13 of that book, they also mention that Immanuel Velikovsky (1952 inAges of Chaos) and Donovan Courville (1971The Exodus Problem and Its Ramifications) had previously made the same hypothesis. Going back to 1951, we see journals citing evidences of Semitic (and possibly Canaanite) names for the Hyksos rulers.3One name that appears frequently is Hur, who appears to have been an early Hyksos chancellor.4Ironically, the name Hur, in addition to being an Israelite name, is also mentioned as one of the five kings of Midian (Numbers 31:8), and Midian was also occasionally aligned with Amalek in their battles against Israel (Judges 6:3, 6:33, 7:12). What were the Amalekites doing for those 25–35 years of the Fourteenth Dynasty rule? In short, they were licking their wounds. While the Amorites had seized control of the delta (since they were already living there) and established the Fourteenth Dynasty, the Amalekites were recovering from the devastating loss they suffered at the hands of the Israelites (Exodus 17:13). When you consider that most of their warriors who died were also those of the most viable reproductive age, it is easy to see it would take a generation to replace the numbers that they had lost. While Israel wandered around the wilderness and the Amorites reigned, both in Egypt and in Canaan, the Amalekites slunk back to their homes in northern Canaan and waited to grow powerful enough to fight again. Once the Amalekites did grow more powerful, they noticed that the delta region of Egypt was ripe for the taking because by this time, delta crops had been growing again, and the land had rebounded. The Fourteenth Dynasty had been at war with the Thirteenth Dynasty from the beginning. The time was right to attack the weakened Fourteenth Amorite Dynasty (for more information, see theprevious article). I should make clear that due to disagreement on the actual number of ruling pharaohs of the Thirteenth Dynasty, one person’s “mid-Dynasty” may be considered “late-Dynasty” or vice versa. Obviously if one considers that there were 60 pharaohs, then the 30th ruler would be considered “mid,” but if one only accepts 40 pharaohs, then 30 would be “late.” There are many other facets of the exodus pattern that fit this later Thirteenth Dynasty time frame. The reorganization of Egypt with the end of the powerful nomarchs and the centralization of power with the pharaohs occurred in the time of Senusret II or Senusret III (also called Sesostris II or III) late in the Twelfth Dynasty. This fits the overall time frame of the famine of Joseph and all the locals selling their lands to the pharaoh. The beginning of the Semitic settlement at Avaris in Area F happens at the same time in the later part of Dynasty 12 (as seen in Figure 1 above), with its Syrian-styled house followed by the palace of a Semitic high official with 12 main tombs (one being a pyramid tomb with the body removed) etc. This timing would mean the exodus would occur near the end of the Thirteenth Dynasty, not at its beginning. The Semitic population at Avaris (linked to the Israelites) begins well off and mushrooms throughout the late Twelfth and Thirteenth Dynasty before falling on hard times (equated with their enslavement) early in the Thirteenth Dynasty. This is the same time we see the evidence of Israelite slavery in the Papyrus Brooklyn 35.1446—a Thirteenth Dynasty document. And a Thirteenth Dynasty pharaoh with no connection to the Twelfth Dynasty makes good sense for the pharaoh “who knew not Joseph” and enslaved the Israelites. Specialists over the last half century or so have dated the Ipuwer Papyrus near the end of the Thirteenth Dynasty and not earlier. John Van Seters did a detailed study of the Ipuwer Papyrus in 1964 in “A Date for the ‘Admonitions’ in the Second Intermediate Period” (The Journal of Egyptian Archaeology, Vol. 50). He did an in-depth analysis of the document while noting the political and cultural situations it mentions. On page 14, he wrote, “There is, in fact, a more acceptable alternative which does full justice to the matter of the orthography and language. This is a date late in the Thirteenth Dynasty” (Van Seters 1964, 14, 23). Miriam Lichtheim didn’t agree with all of Van Seters’ conclusions regarding the wording and intent of the Ipuwer Papyrus. However, writing in 1973 inAncient Egyptian Literature, she also dated it as late Middle Kingdom, which she accepted as stretching to the end of the Thirteenth Dynasty (p. 113), and wrote that Ipuwer was a latecomer in its genre as the last and fullest composition on the theme “order versus chaos” (Lichtheim 1973, 149–150). InThe Literature of Ancient Egypt(Tobin 2003), Vincent A. Tobin writes that the text of Ipuwer is unlikely to be as early as the Twelfth Dynasty and that “a more probable, and more widely accepted, dating would place it at some point during the late Middle Kingdom” (i.e., late Thirteenth Dynasty). Finally, the destruction of Jericho, Hazor, and many other conquest sites near the end of the Middle Bronze Age can be dated by scarab evidence found in the last burials at Jericho to the late Thirteenth Dynasty era. The whole pattern of evidence for the exodus appears to be consistent with this time frame.5 Any potential Exodus pharaoh candidate must meet certain biblical criteria. The first such is that the ruling pharaoh’s oldest son could not succeed the Exodus pharaoh, as he would have been killed by the 10th plague. Nor could the pharaoh have been childless (Exodus 12:29). Finally, the pharaoh who succeeded the Exodus pharaoh must inherit a politically chaotic Egypt, and one that was ripe for invasion or secession, especially in the Nile Delta region (Lower Egypt). So who fits that pattern? After careful consideration,I’m listing Merneferre Ay (also called Aya) as my choice for the Exodus pharaoh. There are several lines of evidence that point to him as an excellent viable candidate. He was the longest ruling pharaoh of the Thirteenth Dynasty (23–24 years), and his eldest son did not inherit the throne (and indeed this son died childless, likely meaning he was not very old). Also, Merneferre Ay was the last ruler of the Thirteenth Dynasty with attestations to ruling over both Upper and Lower Egypt (Schneider 2006). This is another criterion that adds more weight since this would have been before the Fourteenth Dynasty took control over the Nile Delta and before the Nubians encroached into Upper Egypt.6. It also comports well with the Scripture statements about “all of Egypt” being struck by the plagues. In fact, Ryholt believes that by the end of Aya’s reign “the administration [of the Egyptian state] seems to have completely collapsed” and curiously the Pyramidion (Pyramid capstone) of Aya was found near Avaris, even though Aya ruled from Memphis.7It is thus likely that when the Hyksos invaded Memphis, they looted the tombs of the pharaohs and carried them back to Avaris.8 Both the rulers before Merneferre Ay and the later rulers of the Thirteenth Dynasty all had extremely or moderately short reigns and the earlier rulers before Ay may be what is meant whenGodtold Moses to “go back to Egypt, for all the men who were seeking your life are dead” (Exodus 4:19). Unlike many who postulate (or insist) that this verse is speaking of a single pharaoh, I am taking this statement to read as if the dynastic line was terminated, not just that a single pharaoh (and/or his advisors) were dead. If Moses did flee Egypt under the reign of Sobekhotep IV (10 years), then the next two pharaohs were his eldest son Merhotepre Sobekhotep (3-year reign) and younger son Khahotepre Sobekhotep VI (4-year, 9-month reign). The next pharaoh was Wahibre Ibiau (10-year, 9-month reign), who may have been a son of Khahotepre Sobekhotep, making him the grandson of Sobekhotep IV, totaling approximately 28 years. The next pharaoh was then Merneferre Ay who appears to have usurped the throne from Ibiau and was not related (ruled 24 years, for a total of 52 years from Sobekhotep IV–Aya, more than enough for the 40 years while Moses was in Midian). Therefore, the family line (“all the men”) that sought the life of Moses was dead, just as Scripture states. When looking at all these different criteria, Merneferre Ay checks all the boxes as the most probable pharaoh of the Exodus. If these hypotheses based upon Scripture, archaeology, and extra-biblical sources are correct, then theBibleprovided the clues all along to the identities of both the Fourteenth and Fifteenth Dynasties. And with a little recalculation using a Revised Egyptian Chronology (REC), we can piece together the time period from Joseph to the exodus to the completeness of the iniquity of the Fourteenth Dynasty Amorites and to the Fifteenth Dynasty of Amalekite Hyksos. And since theBibleis right and trustworthy with historical details, it is also right and trustworthy when speaking authoritatively on the sinfulness of man and humanity’s need for a redeemer. TheBiblespeaks hundreds of times aboutGod’s deliverance of Israel from bondage in Egypt just as today it speaks to us about our bondage tosin(Romans 6:20–22) and the gift ofGodthat frees us fromsinand delivers us from death to life (Romans 6:23). Note: This article is adapted fromTroy Lacey, “The Hyksos—Does the Bible Shed Light on Who They Were?,”Answers Research Journal18 (February 2025): 97–124,https://answersresearchjournal.org/ancient-egypt/hyksos-bible-who-they-were/. For a more full treatment of the Twelfth through the Fifteenth Egyptian Dynasties, including tomb paintings and correspondence, concerning the (then-current) events in Egypt, please seethis journal article. Answers in Depth explores the biblical worldview in addressing modern scientific research, history, current events, popular media, theology, and much more. Get the latest answers emailed to you. Thank you for signing up to receive email newsletters from Answers in Genesis. You can also sign up for our freeprint newsletter(US only). You're almost done! Please follow the instructions we emailed you in order to finish subscribing. You can also sign up for our freeprint newsletter(US only). Your newsletter signup did not work out. 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Realizzate le prime colonne, di lunghezza pari a 3, 6, 9 e 12 metri, propedeutiche alla messa a punto delle tecniche di consolidamento del fondale L'articolo Via ai lavori della fase B della nuova diga di Genova proviene da Shipping Italy .
L’Autortità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale ha annunciato l’avvio ufficiale dei lavori della Fase B della nuova diga foranea di Genova, “con l’apertura del fronte delle opere in mare, il passaggio più delicato e atteso dell’intero intervento”.
Palazzo San Giorgio ha annunciato che nei giorni scorsi sono state realizzate le prime colonne, di lunghezza pari a 3, 6, 9 e 12 metri, propedeutiche alla messa a punto delle tecniche di consolidamento del fondale che caratterizzeranno l’intera fase. “Sulla base dell’andamento delle lavorazioni, si prevede di raggiungere il numero di 40 colonne entro lunedì 1° giugno” fa sapere l’ente.
L’attivazione del cantiere in mare segna il passaggio dalla fase preparatoria a quella pienamente realizzativa dell’opera. Le colonne realizzate consentiranno anche di calibrare procedure, tempi e standard esecutivi per portare la produzione a regime, garantendo i massimi livelli di sicurezza e qualità.
“L’avvio delle opere in mare di Fase B – commenta Carlo De Simone, subcommissario ricostruzione Genova – segna un momento di grande significato per Genova e per l’intero Paese. La realizzazione in parallelo delle due fasi permette di ottimizzare oltre due anni di tempi sul cronoprogramma inizialmente previsto e di guardare prima al futuro: rafforzando il ruolo strategico della città nel Mediterraneo, ne accresce la competitività portuale e logistica e si pongono le basi per uno sviluppo del territorio e dell’economia che vi ruota attorno”.
Secondo Sea Intelligence Maersk ad aprile è stata la compagnia più affidabile tra le prime 13, seguita da Hapag-Lloyd L'articolo Ad aprile puntualità dei liner container ai massimi proviene da Shipping Italy .
Ad aprile 2026, l’affidabilità delle linee container a livello globale è aumentata di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente, raggiungendo il 62,4%, il valore più alto registrato finora nel 2026.
Lo ha reso noto l’analista Sea-Intelligence.
Su base annua, l’affidabilità delle linee è aumentata di 4 punti percentuali. Con il miglioramento dell’affidabilità, anche il ritardo medio è diminuito, riducendosi di 0,27 giorni rispetto al mese precedente, attestandosi a 5,34 giorni. Nonostante ciò, su base annua, il dato di aprile 2026 è risultato superiore di 0,31 giorni rispetto a quello di 12 mesi fa.
Ad aprile 2026, Maersk è risultata la compagnia più affidabile tra le prime 13, con un’affidabilità degli orari del 76,1%, seguita da Hapag-Lloyd con il 75,1%. Cinque compagnie si sono posizionate rispettivamente tra il 60% e il 70% e tra il 50% e il 60%, mentre Wan Hai è stata la compagnia meno affidabile ad aprile 2026, con un’affidabilità degli orari del 39,6%. Cinque compagnie hanno registrato un miglioramento mensile nell’affidabilità degli orari ad aprile 2026, mentre 11 delle 13 compagnie hanno registrato un miglioramento annuale.
A marzo/aprile 2026, Gemini Cooperation ha registrato un’affidabilità degli orari dell’85,0% per tutti gli arrivi e dell’85,6% per gli arrivi trade, seguita da Msc con il 73,4% per tutti gli arrivi e il 72,3% per gli arrivi trade. Anche Premier Alliance ha registrato un’affidabilità del 54,2% per tutti gli arrivi e del 54,2% per gli arrivi trade. Per le alleanze preesistenti le due categorie coincidono e Ocean Alliance ha ottenuto un punteggio del 67,6%.
La distinzione s’è resa necessaria perché – ha spiegato Sea Intelligence – “tradizionalmente, i punteggi delle alleanze si basano solo sugli arrivi nelle regioni di destinazione, ma poiché tale parametro non era disponibile per le nuove alleanze a febbraio 2025, abbiamo introdotto una nuova misura, basata su tutti gli arrivi, comprese le tappe nelle regioni di origine delle rotte Est/Ovest”.
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Barletta, al via i lavori al porto per il prolungamento dei moli Telenorba
Alla presenza del ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin sono stati avviati i lavori di prolungamento dei moli foranei del porto di Barletta
A Barletta la definiscono una infrastruttura di rilevanza strategica per il territorio, spiegando che il prolungamento dei moli foranei del porto rafforzerà la funzionalità, la sicurezza e la competitività dell’opera, con una attenzione particolare alla sostenibilità ambientale e alla innovazione. Il dragaggio è stato completato, ora l’apertura del nuovo cantiere cantiere.
Intervista a Francesco Mastro, pres. autorità sistema portuale Adriatico meridionale, sen. Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, sen. Dario Damiani