Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 4854 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.
La Gdf di Rovigo ha scoperto nel parco del Delta del Po, nel comune di Porto Viro, un'area rurale di oltre 4mila metri quadri adibita a vera e propria discarica abusiva di rifiuti, compresi i cosiddetti rifiuti speciali e pericolosi. (ANSA)
Pulizia spiagge venete: raccolti 3.100 kg di plastica Il Sole 24 ORE
di Niccolò Gramigni 8 maggio 2026 3' di lettura 3' di lettura Gli immancabili mozziconi di sigaretta, ma pure frammenti di reti per raccogliere le cozze, cotton fioc e addirittura parte dei sistemi di filtraggio dei depuratori. Sono gli oggetti trovati – tra amare certezze e sorprese – in occasione del weekend del mare, l’iniziativa promossa daPlastic Free Onlusche nell’ultimo fine settimana ha interessato 290 volontari del litorale del Veneto. In totale sono stati fatti nove interventi di pulizia ambientale e i numeri danno l’idea del lavoro: sono stati raccolti oltre 3.100 kg di plastica. Dal Delta del Po alle spiagge dell’alto Adriatico, i cleanup si sono svolti a Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle, per poi proseguire lungo la laguna a Chioggia, Venezia Lido e Jesolo, fino a Caorle, Eraclea e Bibione. «Abbiamo trovato rifiuti diversi a seconda della tipologia di luogo - ha spiegato il fondatore e presidente di Plastic Free Onlus, Luca De Gaetano -. Ad esempio la spiaggia di Isola Verde a Chioggia si trova tra due fiumi, ovvero l’Adige e il Brenta: qui l’oggetto che abbiamo trovato con più frequenza è stato ilcotton fioc. Modello anni ’80, quelli con la plastica dura che mezza Pianura Padana ha gettato nel water dopo l’uso: se ne trovano tanti nell’ambiente e sono davvero dannosi. Sono quasi irrecuperabili anche per le dimensioni ridotte». Ci sono poi rifiuti legati all’attività di pesca: «Su tutte le spiagge in Veneto si trovano delle “calze”, sono piccole reti in cui vengono inserite delle piccole cozze e da lì c’è la raccolta di quelle mature – ha spiegato -. Ma per raccoglierle bisogna tagliare le calze, che finiscono in mare. Un altro oggetto sorprendente sono dei dischi in plastica nera dal diametro di 3-4 cm: da indagini fatte sono parti di sistemi di filtraggio dei depuratori». Naturalmente ci sono gli immancabili mozziconi di sigaretta e i tappi di bottiglia. Ma con differenze da spiaggia a spiaggia, almeno per le sigarette: «A Eraclea e Caorle abbiamo trovato pochi mozziconi e sa perché? Lì intorno è proibito il fumo, per cui la differenza rispetto alle spiagge libere è netta. Lo stesso non si può dire nel lido di Venezia». In tanti si sono uniti alle operazioni di pulizia: cittadini ma pure turisti. Accanto alla pulizia ambientale, l’edizione 2026 ha introdotto anche un’attività di “citizen science”, coinvolgendo i volontari nella catalogazione dei rifiuti raccolti. Attraverso schede tecniche basate sul disciplinare europeo di monitoraggio del beach litter, sono stati raccolti dati su tipologia e materiali, che saranno ora analizzati e trasmessi alla banca dati europea per contribuire allo studio del fenomeno del marine litter. I dati raccolti nel corso delle attività saranno ora elaborati per fornire un quadro più dettagliato della presenza di rifiuti lungo le coste venete, con l’obiettivo di supportare future azioni di prevenzione e intervento. «Un aspetto interessante – ha osservato De Gaetano – è che la composizione dei volontari è stata molto varia. Non tanto in termini numerici, siamo sui numeri degli altri anni. Ma sono venute diverse famiglie e questo è stato bello. Così come è stato bello il fatto che si sono uniti dei turisti stranieri: ci hanno visto pulire le spiagge, hanno chiesto di darci una mano. Da tanti luoghi del mondo: dalla Cina alla Francia». Dunque è cresciuta la consapevolezza? «Adesso le parole hanno un livello di informazione che non hanno mai avuto in passato – ha concluso il fondatore e presidente di Plastic Free Onlus -. Le persone sono disposte ora ad accettare anche qualche scomodità se ci sono impatti positivi sull’ambiente». Per come siamo partiti non è poco. Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.
Ammontano a oltre 340 milioni di euro gli investimenti per il turismo via mare nei porti adriatici previsti nel 2026, di cui 252 in Italia e circa 90 nei paesi sulla sponda balcanica. (ANSA)
Addestramento, navigazione e formazione specialistica per gli allievi imbarcati sulla nave scuola della Guardia di Finanza L'articolo A bordo di Nave Giorgio Cini, la scuola del mare delle Fiamme Gialle (VIDEO) proviene da Shipping Italy .
Venezia – Nel panorama delle unità addestrative italiane, la nave scuola Giorgio Cini rappresenta uno degli strumenti più importanti per la formazione del personale del comparto aeronavale della Guardia di Finanza. Non soltanto una piattaforma per l’addestramento marinaresco, ma un vero laboratorio galleggiante dove gli allievi finanzieri acquisiscono competenze tecniche, operative e professionali destinate a trovare applicazione nell’attività quotidiana del Corpo.
L’unità, costruita nel 1970, mantiene ancora oggi il fascino delle navi scuola tradizionali, nelle quali il rapporto diretto con il mare, il vento e le manovre rappresenta un elemento fondamentale del percorso formativo. L’imbarcazione, lunga circa 50 metri fuori tutto e caratterizzata da una velatura tradizionale.
“La nave scuola Giorgio Cini – spiega il comandante della nave, il capitano Simone Nunzio Ruggeri – è stata impegnata in una campagna addestrativa di Esercitazione Navale e Formazione Marinaresca in territorio estero per 39 Ispettori Allievi del 94° corso Dodecanneso II in specializzazione presso la Scuola Nautica del Corpo”.
L’attività svolta a bordo rappresenta soltanto una parte di un percorso formativo più ampio, che integra competenze nautiche e conoscenze specialistiche legate alle funzioni istituzionali del Corpo.
“La formazione specialistica offerta dalla Scuola Nautica – aggiunge il comandante – riguarda sia la parte tecnico-nautica sia la specifica formazione giuridico-professionale relativa all’esercizio delle funzioni esclusive di Polizia del Mare e di Polizia economico-finanziaria, nonché delle altre funzioni assegnate dalla legge alla Guardia di Finanza e al comparto aeronavale”.
La vita a bordo permette agli allievi di confrontarsi con le dinamiche tipiche della navigazione d’altura: turni di guardia, pianificazione delle rotte, gestione delle manovre, disciplina di bordo e lavoro di squadra. Un’attività che contribuisce a sviluppare capacità decisionali e spirito di equipaggio, elementi indispensabili per il futuro impiego operativo.
Il ruolo del comparto aeronavale della Guardia di Finanza si inserisce infatti in un contesto sempre più complesso, nel quale il mare rappresenta una frontiera strategica per la sicurezza nazionale e la tutela degli interessi economici del Paese.
“Il Corpo è un presidio di sicurezza economica e finanziaria per il Paese, a salvaguardia dell’economia legale anche in mare. Grazie alla componente aeronavale – spiega il capitano Ruggeri -, la Guardia di Finanza può monitorare coste, porti e rotte commerciali, intervenendo rapidamente nelle operazioni di sicurezza economico-finanziaria e di tutela del territorio nazionale”.
Dal 2017 la Guardia di Finanza svolge inoltre un ruolo esclusivo nell’ambito della sicurezza marittima nazionale. Il Corpo è l’unica Polizia del Mare, esercitando in via esclusiva funzioni di tutela dell’ordine e della sicurezza in mare e operando nel contrasto ai traffici di stupefacenti, armi e migranti», conclude il comandante.
In questo contesto la Giorgio Cini continua a rappresentare un tassello fondamentale della filiera formativa delle Fiamme Gialle. Una nave storica che, ancora oggi, trasmette ai futuri comandanti e agli specialisti del comparto aeronavale non soltanto le tecniche della navigazione, ma anche la cultura del mare e il senso di appartenenza alla Guardia di Finanza.
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Attualmente in corso a Venezia il forum ha fatto emergere un record di accosti crocieristici e sviluppo del diporto L'articolo Cresce il turismo via mare in Adriatico nel 2026 e investe 843 milioni fino al 2030 proviene da Shipping Italy .
Nell’ottava edizione dell’Adriatic Sea Forum a Venezia, attualmente in corso, è stato mostrato lo stato di salute e le prospettive del turismo marittimo nell’area adriatica, grazie ai dati della nuova edizione dell’Adriatic Sea Tourism Report curato da Risposte Turismo. Dallo studio emerge un percorso di crescita costante per l’anno in corso, trainato dai comparti delle crociere e dei traghetti e da un progressivo rafforzamento dell’offerta e dei servizi per la nautica da diporto. L’analisi riguarda i sette Paesi dell’area riportando i dati aggiornati dei flussi commerciali insieme a una enorme pianificazione finanziaria che ha l’obiettivo di colmare le insufficienze strutturali rispetto ad altre macroregioni del Mediterraneo.
Riguardo alla crocieristica: nel 2026 la previsione è una movimentazione di circa 5,7 milioni di passeggeri tra imbarchi, sbarchi e transiti, con un incremento del 6% rispetto al 2025. Le toccate nave registreranno un aumento del 7,7%, raggiungendo i 4.000 accosti totali: un volume di approdi che rappresenta un record storico per l’area e nello stesso tempo fa risaltare una trasformazione strutturale del traffico, caratterizzato oggi da unità di dimensioni medio-piccole e da una minore incidenza dell’attività di homeporting rispetto al passato. I flussi complessivi rimangono infatti ancora al di sotto dei record del 2019; inoltre, l’Adriatico è l’unica macroarea del Mediterraneo a registrare una flessione del traffico nel periodo 2019-2025, (-8%), in netto contrasto con le forti crescite del Mediterraneo occidentale e orientale. Una differenza questa che gli analisti attribuiscono a normative locali e ai limiti infrastrutturali che impediscono l’accoglienza delle navi di ultima generazione.
L’Italia, rispetto alle altre nazioni, è leader del settore con oltre 2,1 milioni di passeggeri previsti, pari al 37,3% del totale continentale, distribuiti su 1.075 accosti. La Croazia si attesta al secondo posto con 1,61 milioni di ospiti, mentre la Grecia dovrebbe per la prima volta superare il milione di passeggeri. Il maggiore incremento percentuale riguarda l’Albania, che stima una crescita del 15,9% nei passeggeri e del 29,9% nelle toccate nave. Tra i singoli scali, Corfù si conferma al vertice per il settimo anno consecutivo toccando il milione di passeggeri, seguita da Dubrovnik, Kotor e Bari. Venezia resta nella top cinque con 530 mila passeggeri stimati, ma si prevede una contrazione del 9,3% rispetto al 2025. Tra le crescite repentine emergono i risultati di Ravenna, previsti 390 mila passeggeri, e di Bar, in Montenegro, che stima un balzo del 78,5%.
Passando al comparto dei traghetti, degli aliscafi e dei catamarani, questo conferma la sua stabilità strategica: per il 2026 si prevede una movimentazione di 20,6 milioni di passeggeri, pari a una crescita del 2,1% su base annua.
Sul fronte della nautica da diporto, Risposte Turismo ha censito 347 strutture tra marine e porti turistici, concentrate per il 93% tra Italia e Croazia, che dispongono rispettivamente di 189 e 133 porti. I posti barca totali dell’area adriatica hanno raggiunto le 81.710 unità, in crescita dell’1,3% rispetto al 2024. Per quanto riguarda il charter nautico, sia a vela sia a motore, gli operatori registrano prospettive più favorevoli rispetto al recente passato, sostenute principalmente dalla dinamicità della domanda locale. Come ha evidenziato Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo, per lo sviluppo economico dell’area è fondamentale incrementare la quota di posti barca riservata ai transiti e ai flussi turistici itineranti a lungo raggio, che oggi rappresentano circa il 20% dell’offerta totale dell’area, con una propensione maggiore sulla sponda orientale rispetto a quella occidentale.
Dall’analisi dei piani industriali per il quadriennio 2027-2030 è emerso uno stanziamento complessivo di oltre 843 milioni di euro destinati a riqualificare la rete portuale e l’accoglienza turistica via mare. Di questi, oltre 573 milioni di euro sono dedicati ai progetti legati a crociere e traghetti, mentre 270 milioni di euro saranno investiti nel comparto nautico, inclusa la realizzazione di sette nuovi porti turistici. Su questo ambito di Cesare ha commentato che le dinamiche del turismo marittimo descrivono un settore solido, supportato da significativi investimenti pubblici e privati, ma ha anche ricordato che lo sviluppo futuro dipenderà dalle priorità strategiche dei singoli Paesi, dall’adeguamento delle banchine e dalla gestione delle relazioni di mobilità e accessibilità turistica tra la costa e l’entroterra.
A livello di interventi principali lungo le coste questi riguardano l’adeguamento ambientale e la gestione dei flussi: a Venezia sono programmati investimenti importanti per la manutenzione e il dragaggio dei canali Vittorio Emanuele e Malamocco-Marghera, oltre alla creazione di due nuovi accosti per navi da crociera a Porto Marghera per complessivi 72 milioni di euro. Il presidente dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Matteo Gasparato, ha confermato che l’esperienza di Venezia e Chioggia punta a un modello di sviluppo sostenibile che redistribuisca i flussi su più approdi e investa nell’elettrificazione delle banchine.
I porti di Trieste e Monfalcone procederanno a loro volta con il potenziamento del cold ironing e la manutenzione straordinaria del Molo Bersaglieri. Più a sud, Ancona completerà entro il 2027 il nuovo terminal passeggeri da 7,2 milioni di euro e avvierà le opere al Molo Clementino, mentre i porti pugliesi di Bari, Brindisi e Termoli investiranno oltre 70 milioni di euro in terminal dedicati e in elettrificazione. Per la nautica italiana vi sono i progetti dei nuovi marina di Otranto e di Bari Molo San Cataldo, per un valore complessivo di 100 milioni di euro.
Dal lato della sponda balcanica ed ellenica la pianificazione è altrettanto definita. Pola investirà 130 milioni di euro entro il 2029 per un nuovo terminal passeggeri, affiancato dal rifacimento della diga foranea. Split destinerà 24 milioni di euro all’ampliamento del Molo San Pietro e al terminal di Resnik-Divulje, mentre investimenti significativi interesseranno Korcula e lo scalo di Dubrovnik con il progetto Bathovina II da 22 milioni di euro, per delocalizzare il traffico dei traghetti di linea. In Grecia, Igoumenitsa adeguerà le banchine al sistema di cold ironing entro il 2027. Sul versante dei marina turistici, la Croazia vedrà l’apertura delle strutture di Šešula e Verudela, l’Albania attende il completamento dei complessi turistici di lusso di Vlora Marina e Durrës Yachts Marina, mentre la Grecia vedrà l’attivazione del progetto Lamda Corfu Marina da 50 milioni di euro.
Il forum, informa la nota di Risposte Turismo, prosegue affrontando i temi della cooperazione macroregionale e dell’impatto del cambiamento climatico sulle rotte commerciali. Come ricordato dal ministro del Turismo del Montenegro, Simonida Kordić, e dal presidente di Enit, Alessandra Priante, la sfida per il prossimo futuro risiede nella capacità di governare la diversità dell’Adriatico attraverso dati condivisi, trasformando l’area in un sistema turistico coerente, integrato e attivo durante tutto l’anno.
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Dopo la stagione estiva in Mediterraneo dal prossimo autunno la nave si trasferirà alle Seychelles e in Africa orientale L'articolo A Venezia battezzata Kaia, terza nave della flotta Emerald Cruises proviene da Shipping Italy .
Emerald Cruises ha celebrato A Venezia, presso l’approdo di San Basilio, la cerimonia di battesimo dell’Emerald Kaia, la terza nave di lusso da 128 ospiti entrata a far parte della sua flotta.
Gli ospiti del primo itinerario di otto giorni ribattezzato Adriatic Discovery hanno potuto assistere all’evento dai ponti a bordo della nave.
“Emerald Kaia è un’aggiunta di cui andiamo fieri alla nostra flotta di yacht e un degno fiore all’occhiello per celebrare i nostri 40 anni di innovazione” ha dichiarato Glen Moroney, presidente e fondatore di Scenic Group. “Progettato e realizzato dal nostro team di esperti di Mkm Yachts, questo superyacht offre un’esperienza che unisce lusso rilassato, design innovativo e un accesso privilegiato alle coste più straordinarie del mondo. È particolarmente significativo vederlo affidato come padrino a due dei membri del nostro team con la maggiore anzianità di servizio”. Padrino di battesimo è stato Jason Flesher, direttore delle operazioni expedition di Scenic Group.
Alla cerimonia hanno preso parte anche il direttore generale delle operazioni marittime, della compagnia James Griffiths, e il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale, Matteo Gasparato, insieme ad altri dirigenti della port authority.
Dopo aver attraversato il Mar Rosso e il Canale di Suez, la nave ha iniziato la sua stagione in Mediterraneo da Limassol, Cipro, e in autunno attraverserà di nuovo il Mar Rosso e il Canale di Suez per raggiungere le Seychelles.
Successivamente, dal dicembre 2026 al marzo 2027, navigherà nelle acque dell’Oceano Indiano e dell’Africa orientale.
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Una giornata a bordo della Sezione Navale delle Fiamme gialle della Serenissima, tra motovedette ibride, controlli e sfide ambientali L'articolo Tra i canali di Venezia con la Guardia di Finanza (VIDEO) proviene da Shipping Italy .
Venezia – La laguna di Venezia non è soltanto uno dei luoghi più delicati e complessi al mondo dal punto di vista ambientale, è anche un territorio che richiede un controllo costante, una conoscenza approfondita dei canali e mezzi capaci di operare in condizioni molto diverse tra loro. Per comprenderne le criticità e il lavoro quotidiano di chi la presidia, abbiamo trascorso una giornata con la Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Venezia.
Dalle prime ore del mattino le attività si susseguono senza interruzioni. Controlli sul traffico acqueo, monitoraggio dei canali, vigilanza economico-finanziaria, tutela ambientale e sicurezza della navigazione rappresentano soltanto una parte dei compiti affidati alle Fiamme gialle veneziane. In un contesto unico al mondo, dove le strade sono canali e la mobilità si sviluppa quasi esclusivamente sull’acqua, la componente navale assume un ruolo fondamentale.
La flotta impiegata dalla Guardia di Finanza in laguna è particolarmente articolata. Accanto alle unità veloci destinate ai servizi operativi convivono mezzi progettati specificamente per muoversi nei canali cittadini e nelle aree a basso fondale. La varietà delle missioni richiede infatti imbarcazioni con caratteristiche differenti, capaci di garantire sia velocità di intervento sia manovrabilità negli spazi più stretti.
Tra le unità più interessanti spiccano le nuove motovedette ibride, testimonianza dell’attenzione verso la sostenibilità ambientale e la riduzione dell’impatto acustico. La propulsione elettrica consente di operare in alcune aree della laguna con emissioni e rumore ridotti, un aspetto particolarmente importante in un ecosistema fragile.
Navigando accanto agli equipaggi emerge chiaramente come la principale difficoltà non sia soltanto il volume del traffico, ma la complessità stessa della laguna. Fondali variabili, canali stretti, correnti, maree e l’elevato numero di imbarcazioni che ogni giorno attraversano l’area richiedono esperienza e una conoscenza approfondita del territorio. Il moto ondoso resta una delle criticità più sentite. L’eccessiva velocità di alcune unità può provocare effetti significativi sulle rive, sulle strutture e sulla sicurezza della navigazione.
La Guardia di Finanza svolge quindi un’attività che va ben oltre il tradizionale controllo di polizia economico-finanziaria. In laguna le Fiamme gialle rappresentano un presidio costante del territorio, operando in stretta relazione con le altre istituzioni e contribuendo alla salvaguardia di un patrimonio unico.
La giornata trascorsa a bordo permette di osservare da vicino un mondo spesso poco conosciuto. Dietro ogni pattugliamento, ogni controllo e ogni intervento esiste un lavoro quotidiano fatto di professionalità, tecnologia e profonda conoscenza del mare e della laguna. Un’attività silenziosa ma essenziale per garantire sicurezza, legalità e tutela di uno degli ambienti più preziosi del Mediterraneo.
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I porti israeliani di Haifa e Ashdod sostituiranno nella rotazione quello turco di Aliaga e quello greco del Pireo. Altri scali a Koper, Venezia, Ancona e Damietta L'articolo Maersk al posto di One come tonnage provider per la linea Adriatic Service proviene da Shipping Italy .
Navi
I porti israeliani di Haifa e Ashdod sostituiranno nella rotazione quello turco di Aliaga e quello greco del Pireo. Altri scali a Koper, Venezia, Ancona e Damietta
La società proponente il Venis Cruise 2.0 ottiene l’annullamento dell’esclusione dal concorso dell’Adsp veneziana L'articolo Duferco resta in gioco per il terminal crociere fuori Laguna di Venezia proviene da Shipping Italy .
Nuova puntata nello sceneggiato sulla realizzazione del terminal crociere fuori Laguna di Venezia, anche in questo caso frutto di un ricorso della joint venture fra Duferco e Dp Consulting.
Dopo che l’accoppiata aveva ottenuto per vie giudiziarie l’ammissibilità del proprio progetto Venis Cruise 2.0 al concorso organizzato dall’Autorità di sistema portuale per individuare la migliore proposta in materia, l’ente aveva annunciato la chiusura della prima fase con la selezione di un solo raggruppamento ritenuto idoneo per la seconda.
Ora una nuova sentenza del Tar Veneto svela che Duferco e Dp hanno impugnato anche quella decisione, ottenendo peraltro ragione, perché “la mancata ammissione della proposta Duferco è stata comunicata e documentata mediante atti che non consentivano (e tuttora non consentono) di ricostruire, in termini sufficientemente intellegibili, il percorso valutativo seguito dalla Commissione”.
Insomma, il Tar non è entrato nel merito dell’esclusione di Duferco e Dp dalla seconda fase, ma ha contestato il metodo e conseguentemente ha annullato “la comunicazione (di esclusione, ndr) del Rup del 7 novembre 2025, i verbali della Commissione e gli atti conseguenti, nella parte in cui hanno determinato la mancata ammissione della proposta Duferco alla seconda fase sulla base di una valutazione non assistita da motivazione sufficiente. L’Amministrazione dovrà, pertanto, rinnovare il segmento valutativo relativo alla proposta della ricorrente, avendo cura di formalizzare le ragioni del nuovo giudizio in relazione ai criteri previsti dalla lex specialis”.
Non viene quindi inficiata l’ammissione dell’unica proposta ritenuta idonea (l’identità è ancora riservata), ma la commissione dell’Adsp dovrà riesaminare quella di Duferco e Dp e motivarne l’ammissione/esclusione in modo congruo.
A.M.
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Orientarsi a Maiorca: dove si trova e quanto tempo dedicarle Maiorca è la più estesa delle Baleari, nel Mediterraneo, di fronte alla costa orientale della Spagna. Conta circa 550 km di costa e sei aree principali: la Serra de Tramuntana a nord-ovest, il Lleva…
L’aria sa di sale e di pini, il mare cambia colore a ogni curva di strada e, dietro le spiagge da cartolina, spuntano montagne aspre e villaggi di pietra. Maiorca non è solo “mare e movida”: è un’isola grande abbastanza da riempire una settimana intera senza annoiare, ma sufficientemente compatta per combinare in un unico viaggio città, calette, trekking e borghi di montagna. Ecco come organizzare una vacanza completa, tra Palma, la Serra de Tramuntana e le spiagge più scenografiche dell’isola.
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Orientarsi a Maiorca: dove si trova e quanto tempo dedicarle
Maiorca
Maiorca è la più estesa delle Baleari, nel Mediterraneo, di fronte alla costa orientale della Spagna.
Conta circa 550 km di costa e sei aree principali: la Serra de Tramuntana a nord-ovest, il Llevant e il Migjorn sulla costa orientale e meridionale, la piana centrale (Es Pla e Raiguer) e l’area urbana di Palma.
Per chi arriva dall’Italia, il modo più semplice è il volo diretto per Palma di Maiorca: le principali low cost collegano l’isola a città come Milano, Roma, Bologna, Napoli, Pisa, Verona e Venezia. Il volo dura poco meno di due ore e l’aeroporto si trova a circa 9 km dal centro.
L’alternativa via mare passa dalla Spagna continentale: bisogna raggiungere porti come Barcellona, Valencia o Denia e imbarcarsi per Palma con le compagnie di navigazione locali.
Spostarsi sull’isola è relativamente semplice. Gli autobus interurbani partono quasi tutti dalla Estació Intermodal di Palma e collegano città, villaggi e molte località di mare. I treni della rete Serveis Ferroviaris de Mallorca servono l’interno e alcune cittadine importanti. Per chi vuole esplorare calette isolate, strade panoramiche e paesi di montagna, noleggiare un’auto resta però la soluzione più flessibile.
Per entrare davvero nel ritmo dell’isola conviene prevedere almeno 5-7 giorni. In tre giorni si riesce a combinare Palma, un assaggio di Tramuntana e una giornata di mare. Con una settimana si possono aggiungere trekking, gite naturalistiche e più spiagge in aree diverse.
Palma e l’entroterra: arte, villaggi di pietra e sentieri nel verde
Palma di Maiorca
Palma è il punto di partenza naturale. La città si affaccia su una larga baia e concentra storia, musei e vita notturna.
La Cattedrale di Santa Maria, la Seu, domina il lungomare con le sue guglie gotiche. All’interno colpiscono il baldacchino disegnato da Antoni Gaudí, sospeso sopra l’altare maggiore, e il grande rosone chiamato Occhio del Gotico, composto da oltre 1.200 vetri colorati che al mattino proiettano giochi di luce su navate e colonne.
Nella Cappella del Santissimo Sacramento, il murale in ceramica dell’artista Miguel Barceló porta il linguaggio dell’arte contemporanea dentro l’architettura sacra.
Accanto alla cattedrale si trova il Palau de l’Almudaina, palazzo reale del XIV secolo. Le sale, le corti interne e le terrazze raccontano il passaggio dalle radici islamiche al potere dei sovrani aragonesi: è ancora oggi una residenza ufficiale della monarchia spagnola a Maiorca.
Salendo sulla collina che domina la città si incontra il Castello di Bellver, un fortilizio gotico dalla pianta circolare, caso raro in Europa. Dal camminamento si leggono la baia, il porto e il reticolo di vie del centro storico, mentre all’interno ha sede il Museo di Storia della Città.
Nel Casco Antiguo si cammina tra palazzi nobiliari, cortili nascosti e vicoli stretti. Nel quartiere di Sa Calatrava, tra la cattedrale e il mare, si incontra la Basilica gotica di Sant Francesc, con chiostri ombreggiati, e i bagni arabi dell’XI secolo, testimonianza dell’epoca musulmana immersa in un piccolo giardino di agrumi.
Per la Palma più quotidiana, vale una sosta in Plaça de Cort, con il municipio del XVII secolo e il grande olivo secolare, e una deviazione nel quartiere di Santa Catalina, ex borgo di pescatori trasformato in zona gastronomica: il Mercat de Santa Catalina è un mercato coperto dove bancarelle di pesce, formaggi e frutta convivono con tapas bar e piccoli locali di cucina creativa.
Gli appassionati di arte moderna trovano due indirizzi da segnare. La Fundació Miró Mallorca, nel quartiere di Cala Major, conserva gli atelier originali in cui Joan Miró lavorò dal 1956 alla morte: l’atelier Sert, dalle linee bianche e pulite, e Son Boter, ricavato in una casa rurale del XVIII secolo, fanno da cornice a una collezione di circa 7.000 opere tra dipinti, sculture, ceramiche e disegni. Il museo Es Baluard, alle mura rinascimentali di Sant Pere, è il principale spazio per l’arte contemporanea delle Baleari, con più di 800 opere dalla fine dell’Ottocento a oggi, tra cui Miró, Picasso, Tàpies e Barceló.
In Plaça Weyler spicca il Gran Hotel, edificio modernista del 1903, rivestito di ceramiche policrome e ferro battuto lavorato. Oggi ospita la Fundación La Caixa con mostre temporanee e una collezione permanente di arte.
Appena si lascia la città verso nord-ovest, il paesaggio cambia. La Serra de Tramuntana, riconosciuta dall’Unesco per il suo paesaggio culturale, è un susseguirsi di scogliere, terrazzamenti a secco, uliveti e boschi di leccio che scendono verso il mare. In questo scenario si incontrano alcuni dei villaggi più caratteristici dell’isola.
Valldemossa
Valldemossa è un paese di case in pietra, balconi di gerani e stradine lastricate. In alto si distingue la Cartuja de Valldemossa, nata come residenza reale nel Trecento e trasformata in monastero certosino.
Oggi si visitano la chiesa, le antiche celle, il piccolo museo, l’antica farmacia e i giardini affacciati sulla valle. Nell’Ottocento qui soggiornarono Fryderyk Chopin e George Sand, e ogni estate il legame viene ricordato con un festival dedicato al compositore.
Pochi chilometri più in là, Deià appare aggrappata al versante della montagna, con case color ocra circondate da ulivi e agrumeti.
È stata per decenni un rifugio di scrittori e artisti; si può visitare la casa di Robert Graves, trasformata in museo, oppure scendere a piedi verso Cala Deià, una piccola spiaggia di ciottoli ai piedi di scogliere coperte di pini, con due chiringuito per pranzo con vista mare.
Sóller si trova in una conca di aranceti e ulivi, collegata a Palma da un treno storico in legno in funzione dal 1912. Il convoglio attraversa la campagna, tra campi di mandorli e carrubi, e entra nella Tramuntana con una serie di 13 gallerie scavate nella roccia. In paese, la vita gira intorno a Plaça de la Constitución, dominata dalla facciata in pietra della chiesa di San Bartomeu.
Da qui parte anche il tram arancione che raggiunge il Port de Sóller costeggiando gli agrumeti fino alla baia. Per chi ama l’arte del Novecento, merita una visita Ca’n Prunera, residenza modernista con arredi d’epoca e opere di Miró, Toulouse-Lautrec, Picasso, Gauguin, de Chirico e Matisse, oltre a un giardino di sculture.
Pollenca
Più a nord, Pollença unisce mare e storia. Nel centro si incontra la chiesa di Nostra Senyora dels Àngels, affacciata sulla Plaça Major, e la lunga scalinata del Calvari, 365 gradini di pietra che portano a una cappella del XVIII secolo con vista sulle montagne e sulla costa. Nei dintorni spiccano il Cap de Formentor, con la strada a tornanti che arriva fino al faro all’estremo nord dell’isola, e Alcúdia, cittadina murata del XIV secolo con un centro medievale ben conservato e oltre 30 km di costa tra lunghe spiagge sabbiose, pareti rocciose e calette riparate.
La Tramuntana è anche un territorio straordinario per chi ama camminare. Il Barranc de Biniaraix è uno dei percorsi più scenografici: una gola percorsa da un sentiero lastricato antico, con quasi 2.000 gradini di pietra, muretti a secco e terrazzamenti coltivati a ulivo, che sale dal piccolo borgo di Biniaraix, vicino Sóller. Questo tratto è parte del GR 221, la Ruta de Pedra en Sec, un itinerario escursionistico di circa 140 km che collega Port d’Andratx a Port de Pollença attraversando tutta la catena montuosa tra paesi, eremi, antichi possessi rurali e il monastero di Lluc, importante santuario mariano dell’isola.
Sul versante orientale, il più recente Gran Recorrido del Llevant segue per oltre 100 km la costa frastagliata, da Cales de Mallorca fino a Cala Rajada passando per Manacor, Son Carrio e Artà. Il cammino alterna calette sabbiose, pinete, campi coltivati e rilievi delle Serres de Llevant, con piccoli insediamenti rurali e resti storici.
Mare per tutti i gusti: spiagge, calette e aree naturali
Spiagge Maiorca
Maiorca conta circa 300 spiagge: litorali urbani con tutti i servizi, lingue di sabbia chiara dietro le dune, calette rocciose raggiungibili solo a piedi.
Lungo la costa meridionale, tra Colònia de Sant Jordi e Sa Ràpita, Es Trenc è una lunga fascia di sabbia bianca con mare turchese e bassi fondali, protetta da un’area naturale con dune e vegetazione mediterranea. I servizi sono ridotti, il che mantiene l’ambiente più selvaggio rispetto ad altre zone.
Poco distante, nel sud-est, Caló des Moro è una piccola insenatura incastonata fra pareti rocciose e pineta, con acqua trasparente e sfumature azzurre. La popolarità è altissima e gli spazi sono limitati: si arriva a piedi con una scalinata ripida, meglio andarci nelle ore meno affollate.
Sempre a sud-est, nel comune di Santanyí, Cala Llombards è una conca di sabbia chiara stretta tra due costoni rocciosi, con acqua calma e limpida che sembra una piscina naturale e le tradizionali casette dei pescatori sul bordo della spiaggia. Pochi chilometri più in là, nel Parco Naturale di Mondragó, Cala Mondragó è una spiaggia di sabbia fine circondata da pineta e rocce, con acqua turchese, bar sul mare, parcheggio vicino e possibilità di noleggiare lettini e ombrelloni.
Nella parte nord-orientale, vicino ad Artà, Cala Torta e Cala Mesquida sono ampie spiagge sabbiose inserite nel paesaggio del Parco del Llevant, senza grandi costruzioni intorno. Il mare qui può essere più mosso nei giorni di vento e i servizi sono limitati: l’ambiente resta naturale, con dune e colline basse. Nella stessa area, calette come Cala Mitjana e Cala Matzoc si raggiungono con brevi sentieri nella macchia mediterranea.
Verso il nord, Platja d’Alcúdia offre un contrasto: una lunga spiaggia di circa 7 km di sabbia chiara, acqua bassa e pulita, pineta alle spalle e una serie continua di servizi balneari, dalle docce ai campi da beach volley. È una delle zone più adatte alle famiglie con bambini, per profondità ridotte e facilità di accesso, e si collega senza soluzione di continuità con la vicina Playa de Muro.
Lungo la penisola di Formentor, le montagne calcaree scendono verso il mare creando piccole spiagge e punti panoramici. Playa de Formentor, di fronte al famoso Hotel Formentor inaugurato nel 1929 e frequentato in passato da personaggi come Winston Churchill, Agatha Christie e Charlie Chaplin, è una lingua di sabbia chiara delimitata da pini marittimi: l’ombra naturale è un vantaggio nelle giornate di piena estate.
Sulla costa orientale, nel comune di Manacor, Cala Varques si raggiunge con una passeggiata nella pineta: è una baia con sabbia chiara, acqua trasparente e scogli che si tuffano in mare, all’interno dell’area protetta delle Cales Verges de Manacor.
Più vicino a Palma, nel comune di Calvià, Ses Illetes combina sabbia dorata, acqua turchese e facile accesso: è una delle spiagge più note nei dintorni della capitale, spesso scelta per una pausa di mare veloce. Ancora in zona sud, Cala Pi, nel municipio di Llucmajor, è una stretta insenatura di sabbia incastonata tra due pareti rocciose coperte di pini, raggiungibile tramite una scalinata ripida; il mare è limpido e tranquillo, interessante per chi ama lo snorkeling.
A ovest di Magaluf, Portals Vells è un piccolo sistema di baie con pineta fitta alle spalle e fondale chiaro, tra cui la più grande, Sa Platgeta des Portals Vells, con sabbia fine, acqua trasparente adatta allo snorkeling e un ristorante sulla spiaggia.
Per chi preferisce alternare mare e natura, il Parco Naturale di S’Albufera, vicino ad Alcúdia, è la più grande zona umida delle Baleari. Lagune, paludi, canali e dune ospitano oltre 200 specie di uccelli: il centro visite fornisce mappe di sentieri pedonali e piste ciclabili pianeggianti dove fermarsi ai punti di osservazione per il birdwatching.
L’isola custodisce anche un mondo sotterraneo. Le grotte calcaree, modellate dall’acqua in milioni di anni, si sviluppano sotto la superficie in laghi interni, stalattiti e stalagmiti. I complessi come le Cuevas del Drach, citati spesso nelle guide, sono i più conosciuti e organizzati per le visite, ma la costa orientale è punteggiata da cavità minori, spesso chiuse o visitabili solo con guide specializzate.
Quando andare, cosa mangiare e consigli pratici di viaggio
Maiorca
Il clima mediterraneo di Maiorca rende l’isola visitabile in ogni stagione, ma con caratteri diversi. L’estate, soprattutto luglio e agosto, è il momento di massima affluenza: giornate soleggiate, mare caldo, lunga luce serale e una fitta agenda di eventi, ma anche prezzi in aumento e spiagge affollate. In questo periodo si svolgono molti festival, tra cui il Festival Chopin di Valldemossa nella Certosa, che anima il villaggio con concerti.
La primavera, tra Pasqua e inizio giugno, è l’alleata di chi cerca temperature miti e paesaggi verdi. Le campagne sono in fiore, i mandorli hanno già dato spettacolo a fine inverno e le giornate sono favorevoli a escursioni e ciclismo. È anche il periodo della Semana Santa, con processioni in molte località: a Pollença il Davallament, la discesa dalla croce, è una delle più intense.
Tra settembre e ottobre il mare resta caldo, l’aria si fa più morbida, i turisti calano. In molte zone rurali è tempo di vendemmia e feste del vino. Ottobre può portare più piogge, spesso sotto forma di rovesci brevi, che raramente compromettono l’intera giornata.
L’inverno mostra un’altra faccia dell’isola. Molte strutture balneari chiudono, soprattutto fuori da Palma, ma proprio per questo i sentieri della Tramuntana e i vicoli di Palma si possono percorrere con più calma. Le temperature sono più basse ma raramente rigide sulla costa, e le giornate serene permettono trekking e visite ai musei senza la calura estiva.
Sul fronte gastronomico, l’isola ha una tradizione forte e ben distinta dalla sola paella. Il dolce simbolo è l’Ensaimada, pasta lievitata a spirale, soffice, spolverata di zucchero a velo, servita semplice o farcita con crema, cioccolato o cabello de ángel, una confettura di zucca candita.
La Sobrasada è un insaccato morbido a base di carne di maiale e paprika, da spalmare sul pane o utilizzare per insaporire piatti salati. Tra le ricette più radicate c’è il Frit Mallorquí, un salto in padella di carne (spesso agnello o frattaglie), patate, peperoni, cipolle e finocchietto selvatico, cotto in olio d’oliva con un risultato intenso e rustico. L’Arròs brut è un riso brodoso, ricco di spezie, carni miste e verdure, servito fumante in terrine di terracotta.
Chi cerca piatti senza carne trova il Tumbet, strati di patate, melanzane e peperoni fritti, coperti da salsa di pomodoro, e le Sopes mallorquines, zuppe dense di verdure stagionali, pane raffermo e, a volte, carne o salsiccia, diverse in ogni famiglia di campagna. Sul lato marinaro spiccano il peix al forn, pesce al forno con patate e verdure, l’arroz negro al nero di seppia, la paella marinera, le greixoneres de peix (zuppe di pesce in teglia di terracotta) e i calamari ripieni. Da assaggiare anche i cocarrois, fagottini di pasta ripieni di verdure o carne, perfetti come spuntino.
Un buon modo per entrare in contatto con i sapori quotidiani è fare un giro nei mercati. A Palma, il Mercat de l’Olivar è un grande mercato coperto con banchi di pesce, carne, formaggi, frutta e una zona dedicata alla ristorazione: l’Olivar Bistro serve piatti di pesce del giorno, carne, pasta e paella preparati con i prodotti del mercato. Sempre in città, il Mercat de Santa Catalina unisce materia prima fresca e piccoli locali per tapas. Fuori Palma, il mercato di Santanyí, il sabato, anima le strade con contadini, artigiani e banchi di prodotti tipici.
Per provare la pasticceria tradizionale, Fornet de la Soca a Palma lavora ricette antiche dell’isola: torte salate, fagottini e la coca mallorquina, una focaccia con peperoni, melanzane e funghi. Nel cortile interno del palazzo seicentesco di Can Cera si trova La Vermutería, con una carta di vini isolani e tapas come formaggi di Maiorca, sobrasada di maiale nero e piccoli piatti da condividere. Nel quartiere di Santa Catalina, FaBrick propone cucina mediterranea in un ambiente informale con musica e piatti creativi. Nel sud dell’isola, a Ses Salines, Bodega Barahona è conosciuta per il pesce freschissimo cucinato in modo semplice.
Per il soggiorno, le opzioni spaziano dagli hotel urbani alle case rurali. Nel centro storico di Palma, il Convent de la Missió ha trasformato un convento del XVII secolo in struttura di lusso dal design contemporaneo, mantenendo spazi silenziosi e chiostri interni. Nel sud-est, in zona Cas Concos, Son Vent è un’antica fattoria riadattata con poche camere dai colori chiari e arredi mediterranei. Nel nord-ovest, vicino a Deià, l’Es Molí occupa una residenza del XVII secolo su una collina, con vista sul mare, sul villaggio e sulle montagne della Tramuntana, a circa venti minuti a piedi dalla spiaggia.
Maiorca funziona bene anche per chi viaggia con bambini: spiagge come Platja d’Alcúdia hanno fondali bassi e sabbia fine, i treni storici e i tram piacciono ai più piccoli, molti percorsi naturalistici sono pianeggianti e adatti alle famiglie. È possibile muoversi anche senza auto, sfruttando autobus e treni, ma molte delle calette più scenografiche e dei sentieri in montagna restano più comodi da raggiungere con un mezzo proprio.
Tra le domande più frequenti c’è se l’isola valga un viaggio anche in inverno. La risposta è sì, soprattutto per chi ama musei, trekking e borghi senza folla. Palma resta vivace tutto l’anno; la Tramuntana, con i suoi sentieri e i suoi villaggi di pietra, in bassa stagione restituisce la sensazione di un’isola diversa, più legata alla vita rurale e meno alle giornate di spiaggia.
Come arrivare e quando andare a Grado Grado si trova nella laguna dell’Alto Adriatico, in Friuli Venezia Giulia, collegata alla terraferma da un ponte stradale. Raggiungerla è semplice sia in auto sia con i mezzi pubblici. In auto si arriva percorrendo l’auto…
L ungo la diga di Grado il vento sa di sale e di iodio, i gabbiani seguono i pescherecci che rientrano in porto e, alle spalle, si sente il brusio dei tavolini all’aperto. In pochi metri si passa dalla spiaggia di sabbia dorata al dedalo di calli veneziane, fino alla laguna piatta attraversata dalle barche dirette ai casoni e all’Isola di Barbana. Grado è così: città di mare, antico castrum romano e località balneare mitteleuropea nello stesso sguardo.
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Come arrivare e quando andare a Grado
Grado
Grado si trova nella laguna dell’Alto Adriatico, in Friuli Venezia Giulia, collegata alla terraferma da un ponte stradale. Raggiungerla è semplice sia in auto sia con i mezzi pubblici.
In auto si arriva percorrendo l’autostrada A4 Venezia–Trieste o l’A23 Tarvisio–Palmanova e uscendo in direzione Grado: la strada scorre tra campi e canali fino al ponte che introduce alla laguna. Chi proviene da Trieste può seguire la E70 e poi la strada verso Monfalcone e Grado, mentre da Gorizia si utilizza la A34 e la viabilità ordinaria.
Il riferimento ferroviario principale è la stazione Trieste Airport – Ronchi dei Legionari, a circa venti chilometri, collegata da bus e navette all’isola. Anche la stazione Cervignano–Aquileia–Grado è un buon appoggio, con servizi di linea verso la costa. L’aeroporto più vicino è proprio quello di Trieste, con collegamenti verso le principali città italiane ed europee.
Una volta arrivati, l’ideale è spostarsi a piedi o in bicicletta: il centro è compatto, pianeggiante, e la rete di piste ciclabili permette di muoversi tra spiagge, pineta e laguna senza bisogno dell’auto. Per esplorare i canali e le isole della laguna, invece, si utilizzano i servizi di motonave o taxi boat in partenza dal porto canale.
Il clima è mite. In primavera le spiagge sono ancora tranquille e la luce radente esalta i mosaici paleocristiani. L’estate è la stagione dei bagni e della vita di spiaggia, con molti visitatori anche dall’Austria e dalla Germania. In inverno la laguna diventa interessante per il birdwatching, con la presenza di fenicotteri e numerosi uccelli acquatici.
Grado in Video: la Piccola Venezia del Friuli
Il volto marinaro: lungomare, spiagge, porto e laguna
Grado
La prima immagine di Grado spesso è il Lungomare Nazario Sauro, la lunga diga costruita in epoca asburgica per proteggere il centro storico dalle mareggiate. Il suo andamento curvo accompagna lo sguardo dal profilo del borgo al mare aperto.
Da un lato si allineano hotel e caffè in stile mitteleuropeo, con tavolini affacciati sull’acqua; dall’altro, il muretto su cui sedersi a osservare il mare che si tinge di arancio verso sera.
Questa passeggiata collega il centro alla zona della Costa Azzurra, una spiaggia libera molto frequentata da chi cerca mare, fondali morbidi e una zona meno strutturata rispetto ai grandi stabilimenti. La sabbia è fine e il mare degrada lentamente: un tratto di Adriatico adatto anche a chi viaggia con bambini.
Più avanti, verso est, si estende la Spiaggia Principale, l’antico lido della nobiltà austro-ungarica. Qui si respira ancora un’aria da “villeggiatura d’epoca”: ingressi ordinati, file di ombrelloni, edifici storici affacciati sull’arenile.
Proseguendo si incontrano la zona di Città Giardino, con una fascia di pineta che arriva quasi alla sabbia e fondali bassissimi, e la Grado Pineta, quartiere più tranquillo, collegato al centro da una pista ciclabile a bordo mare e molto amato da chi pratica kitesurf.
Alle spalle delle spiagge, Grado rivela il suo lato lagunare. Il porto vecchio, o Mandracchio, è un piccolo porto canale a forma di Y, voluto in epoca veneziana.
Le barche da pesca si allineano lungo le banchine, i riflessi dei pescherecci colorati si mescolano alle facciate dei palazzi e ai dehors dei ristoranti di pesce. All’alba si assiste al rientro dei pescatori, con cassette di pesce fresco scaricate una dopo l’altra: il modo migliore per capire quanto la pesca sia ancora parte della vita quotidiana.
Dal Mandracchio e dal vicino Porto Canale partono le uscite in barca nella laguna di Grado, un ambiente di acque salmastre che si estende per circa 90 chilometri quadrati tra il mare e la foce dell’Isonzo.
Qui si alternano barene, velme che emergono con la bassa marea, canneti e isolette. La fauna è ricchissima: si possono avvistare aironi cenerini e rossi, cormorani, oche selvatiche e, in certi periodi, fenicotteri, senza lunghi appostamenti, semplicemente navigando piano tra i canali.
Sulla laguna si affacciano anche i casoni, le tradizionali costruzioni dei pescatori, con pilastri in legno e tetti spioventi di canna palustre. Nati come rifugi per le lunghe battute di pesca, oggi alcuni sono stati recuperati come ristoranti o piccoli alloggi, mantenendo la silhouette essenziale che li rende riconoscibili in lontananza.
Tra le isole lagunari spicca l’Isola di Barbana, all’estremità orientale della laguna. È dominata dal grande Santuario mariano, raggiungibile solo in barca. La chiesa, nella sua veste neoromanica con richiami orientali, custodisce un altare del Settecento, una statua lignea della Madonna con Bambino e numerosi ex voto di marinai e pescatori: quadri, fotografie in bianco e nero, modellini di barche, appesi alle pareti come un racconto collettivo di tempeste superate.
Ogni prima domenica di luglio l’isola diventa il fulcro del Perdon di Barbana, una processione votiva che prevede il trasporto in laguna della statua della Madonna degli Angeli dalla basilica di Grado al santuario, su barche addobbate. È una delle tradizioni religiose più sentite della zona e coinvolge l’intera comunità.
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Cosa vedere tra calli, basiliche e piazze
Grado
Allontanandosi dal lungomare si entra in Grado Vecchia, il nucleo più antico, sorto sul castrum romano. È un intreccio di calli strette e campielli pavimentati, con case a tre, quattro piani, spesso con facciate intonacate in colori caldi o mattoni a vista.
I nomi delle vie e delle piazze sono incisi su eleganti formelle di ceramica, un dettaglio che racconta la cura con cui la città custodisce la propria identità.
Il fulcro del centro storico è il Campo dei Patriarchi, dove si concentrano i monumenti paleocristiani. Qui si affaccia la Basilica di Sant’Eufemia, antica sede del Patriarcato di Aquileia. Il campanile, con la statua dell’arcangelo Michele che funge da banderuola, disegna il profilo urbano di Grado ed è un punto di riferimento visivo costante.
All’interno della basilica lo sguardo si posa prima sulle tre navate scandite da colonne e capitelli tutti diversi, frutto di reimpiego di materiali di epoche differenti, e poi sul pavimento a mosaico risalente al VI secolo.
Geometrie, motivi vegetali e scene bibliche formano un tappeto di tessere colorate che occupa gran parte dell’aula. Nella navata sinistra è custodita la Madonna degli Angeli, la statua protagonista del pellegrinaggio verso Barbana.
Accanto alla basilica si trova il Battistero ottagonale, con il fonte battesimale in marmo al centro e un pavimento musivo che testimonia l’importanza della comunità cristiana fin dai primi secoli. Nel cortile esterno sono disposti sarcofagi romani del II e III secolo, rinvenuti durante gli scavi: blocchi di marmo scolpito che ricordano come, ben prima dei lidi balneari, qui si incrociassero rotte commerciali e storie personali.
Sul lato posteriore della basilica corre il Lapidario, un portico dove sono esposte epigrafi, frammenti scultorei, capitelli e architravi, provenienti dagli scavi nell’area. È una piccola “galleria a cielo aperto” sulle stratificazioni di Grado, dal periodo romano al medioevo.
Nello stesso Campo dei Patriarchi si affaccia la Basilica di Santa Maria delle Grazie, considerata la chiesa più antica della città: le sue origini risalgono ai primi decenni del V secolo. L’interno a tre navate mostra due livelli diversi di pavimento a mosaico, con il tappeto musivo più antico leggermente ribassato rispetto a quello successivo, segno delle varie fasi costruttive. Le colonne in marmo greco e i capitelli bizantini di epoche diverse creano un insieme eterogeneo ma armonico.
Poco distante, Piazza Biagio Marin unisce archeologia e letteratura. È dedicata al poeta gradese che ha cantato la laguna in dialetto locale ed è anche il luogo dove sono visibili i resti della Basilica della Corte, del IV-V secolo. Passerelle in vetro permettono di camminare sopra il perimetro murario e di osservare i mosaici geometrici e alcuni sarcofagi illuminati anche di sera, quando l’atmosfera diventa particolarmente scenografica.
Sulla stessa piazza si distingue la Casa della Musica, edificio in pietra tra i più antichi della città, sorto a ridosso delle mura del castrum. In epoca recente è stata sede della banda musicale cittadina, da cui il nome, e oggi ospita uno spazio espositivo. Per individuarla basta raggiungere il Municipio e cercare l’angolo con via Gradenigo.
Via Gradenigo è la principale strada pedonale di Grado. Da qui si arriva al Campo dei Patriarchi attraversando una sequenza di bar, ristoranti, gelaterie, piccoli hotel e negozi. Nei mesi estivi la sera diventa un corridoio di voci e profumi: fritto di pesce, vino bianco locale, dolci di pasticceria.
Più ci si addentra nella città vecchia, più le vie si restringono. Le calli sfociano in cortili con panni stesi, in campielli con piccole enoteche che servono cicchetti, in laboratori artigiani. L’atmosfera ricorda Venezia, e non è un caso: Grado è spesso definita “figlia di Aquileia e madre di Venezia”, perché fu rifugio degli abitanti di Aquileia in fuga da Attila e importante sede patriarcale prima dello sviluppo della Serenissima.
Cibo, tradizioni e dintorni: come completare il viaggio
Grado
La cucina di Grado è profondamente legata al mare e alla laguna. Nei ristoranti affacciati sul porto canale o nascosti tra le calli si trovano piatti come il “boreto a la graisana”, uno stufato di pesce preparato con diverse specie, servito con polenta bianca, oppure il “bisato in speo”, anguilla infilzata e arrostita, e il cefalo alla griglia, chiamato localmente “otragan brusao”.
Non mancano le seppie in umido, le trote affumicate, il pescato del giorno cucinato con tecniche semplici che lasciano in primo piano il sapore del pesce.
Tra gli indirizzi più caratteristici c’è Zero Miglia, osteria di mare gestita dalla cooperativa dei pescatori con tavoli affacciati sul Mandracchio, dove il menù segue la disponibilità del mercato. Nella laguna, sull’Isola di Anfora, la trattoria Ai Ciodi è una vera istituzione raggiungibile solo in barca, nota per il boreto, le sarde in saor, i risotti di mare. In centro, ristoranti come Agli Artisti reinterpretano la tradizione con piatti più contemporanei, mentre terrazze panoramiche come Settimo Cielo all’Hotel Astoria sono perfette per un aperitivo con vista sulla città e sul mare.
Per uno shopping diverso dal solito, Villa Mori propone calzature artigianali decorate come se fossero piccole opere di tappezzeria, con modelli battezzati con nomi di località balneari. La pasticceria Dolce Isola sforna biscotti al Santonego (assenzio marino che cresce in laguna) e bussolai di frolla, oltre a krapfen molto ricercati la domenica. Luoghi come La Brocca Rotta, a metà tra bistrot e negozio di oggetti di design, e la Gianni Maran Art Gallery, con tele ispirate alla fauna marina, raccontano la creatività locale.
Chi ha qualche giorno in più può usare Grado come base per esplorare i dintorni. A brevissima distanza c’è Aquileia, dichiarata Patrimonio Unesco, con i suoi mosaici monumentali nella basilica patriarcale e i resti del porto romano. La Ciclovia Alpe Adria Radweg, che collega Salisburgo a Grado, arriva fin qui attraversando vallate alpine, pianure e siti storici: anche percorrerne solo un tratto, specie quello finale tra Aquileia e la laguna, permette di arrivare in città su due ruote attraversando campi e canali.
Per chi ama la natura, le riserve naturali della foce dell’Isonzo e della Valle Cavanata, a poca distanza, offrono capanni di osservazione, passerelle in legno e la possibilità di vedere da vicino un numero impressionante di specie di uccelli, dalle oche selvatiche alle aquile di mare, fino a centinaia di fenicotteri nella valle Cavanata in inverno.
Infine, chi è interessato ai percorsi spirituali può partire proprio dalla laguna di Grado: l’Isola di Barbana è il punto d’inizio del Cammino Celeste, un pellegrinaggio che risale il Friuli fino al santuario del Monte Lussari, collegando santuari mariani, resti archeologici e paesaggi montani.
Tra mosaici paleocristiani, spiagge dal sapore mitteleuropeo e canali che portano alle isole, Grado mette insieme in pochi chilometri quadrati storia antica, vita di mare e natura lagunare. Basta fermarsi almeno un paio di giorni per coglierne le diverse facce: una passeggiata sulla diga al tramonto, una mattina tra basiliche e scavi, un pomeriggio in barca tra casoni e canneti, e l’Isola del Sole inizia a rivelarsi per davvero.
Centrale al Salone Nautico della Serenissima la presenza dell'azienda con il laboratorio galleggiante dedicato alla sperimentazione di sistemi diesel-elettrici e alle applicazioni per il trasporto professionale L'articolo Un mostra a Venezia la LaboBoat di Vulkan con propulsione ibrida (VIDEO) proviene da Shipping Italy .
Venezia – Tra i temi che hanno caratterizzato l’ultima edizione del Salone Nautico di Venezia, la decarbonizzazione della navigazione e lo sviluppo di nuove tecnologie propulsive hanno occupato un ruolo di primo piano. In questo scenario si è inserita la partecipazione di Vulkan Italia, presente all’Arsenale con LaboBoat, una piattaforma sperimentale galleggiante sviluppata per testare e validare soluzioni di propulsione ibrida ed elettrica in condizioni operative reali.
L’iniziativa rappresenta uno dei progetti più significativi portati avanti dall’azienda nel campo dell’innovazione applicata al settore marittimo. LaboBoat nasce infatti dalla trasformazione di una tradizionale imbarcazione veneziana in un laboratorio navigante destinato alla raccolta di dati e alla verifica delle prestazioni di differenti configurazioni propulsive. La piattaforma consente di installare e sostituire rapidamente componenti e sistemi, permettendo di confrontare diverse soluzioni tecnologiche e valutarne il comportamento durante l’esercizio.
La presenza di LaboBoat al Salone ha offerto agli operatori del comparto un esempio concreto di come la ricerca applicata possa contribuire ad accelerare il percorso verso una mobilità marittima a minore impatto ambientale. Pur essendo sviluppata in ambito lagunare, la piattaforma è infatti pensata per generare dati e conoscenze utilizzabili in una gamma molto più ampia di applicazioni, dalle unità da lavoro ai servizi portuali, fino al trasporto pubblico passeggeri.
Proprio quest’ultimo segmento è stato al centro di un altro progetto presentato da Vulkan durante la manifestazione veneziana. L’azienda ha infatti collaborato con Avm/Actv alla conversione del primo vaporetto ibrido destinato al servizio pubblico nella laguna. L’intervento rappresenta un caso concreto di retrofit tecnologico applicato a un’unità già in esercizio, dimostrando come la riduzione delle emissioni possa essere perseguita non soltanto attraverso nuove costruzioni, ma anche mediante l’ammodernamento delle flotte esistenti.
La crescente pressione normativa sul fronte ambientale e la necessità di contenere consumi ed emissioni stanno spingendo armatori e operatori a valutare soluzioni alternative ai sistemi propulsivi tradizionali. In questo contesto, attività di sperimentazione come quelle sviluppate attraverso LaboBoat consentono di raccogliere dati operativi utili a ridurre i rischi legati all’introduzione di nuove tecnologie.
La partecipazione di Vulkan al Salone Nautico di Venezia ha quindi evidenziato un approccio orientato alla sperimentazione pratica e al trasferimento delle innovazioni verso applicazioni commerciali e professionali. Un percorso che trova nella laguna veneziana un laboratorio naturale particolarmente adatto per sviluppare e validare le soluzioni che potrebbero contribuire alla trasformazione energetica del trasporto marittimo nei prossimi anni e che ha visto la partecipazione di numerosi addetti ai lavori nell’evento organizzato a bordo dell’unità laboratorio.
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Il mare di Lignano: tre spiagge, tre modi diversi di vivere l’estate La lunga striscia di sabbia di Lignano Sabbiadoro non è tutta uguale. Le sue tre zone – Sabbiadoro, Pineta e Riviera – hanno caratteri molto diversi, utili per scegliere dove prenotare hotel…
L a sabbia fine che non scotta neanche a mezzogiorno, l’acqua bassa dove i bambini si tuffano senza paura, il profumo di pini marittimi che arriva fino alla riva: Lignano Sabbiadoro nel 2026 è ancora una delle grandi classiche dell’estate italiana, ma con molte più sfumature rispetto all’immagine da sola località balneare. Tra spiagge organizzate, laguna silenziosa, parchi divertimento e piatti friulani da ricordare anche in pieno inverno, è una destinazione dove la giornata non finisce quando si chiude l’ombrellone, anzi: semplicemente cambia ritmo.
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Il mare di Lignano: tre spiagge, tre modi diversi di vivere l’estate
Lignano Sabbiadoro
La lunga striscia di sabbia di Lignano Sabbiadoro non è tutta uguale. Le sue tre zone – Sabbiadoro, Pineta e Riviera – hanno caratteri molto diversi, utili per scegliere dove prenotare hotel e stabilimento.
A Sabbiadoro, la parte orientale, la spiaggia è ampia, la sabbia dorata si allunga per centinaia di metri e il fondale scende morbido.
Questo tratto è il più animato, con molti stabilimenti attrezzati, chioschi, aree gioco e sport in riva al mare. La Terrazza a Mare, struttura bianca che sporge sull’acqua come un ponte futuristico, è il punto di riferimento per un aperitivo con il vento salato sul viso o per una passeggiata dopo cena, quando le luci dei locali si riflettono sulla superficie dell’Adriatico.
Spostandosi verso ovest, la scena cambia a Lignano Pineta. Qui la spiaggia incontra una pineta fitta, che porta in riva un odore resinoso e crea zone d’ombra naturale anche nelle ore più calde. Le strutture balneari sono spesso più raccolte, con lettini distanziati e aree tranquille.
I sentieri sabbiosi che attraversano il bosco permettono di passare in pochi minuti dal fruscio delle onde al rumore ovattato degli aghi di pino sotto i sandali, perfetto per chi cerca un ritmo più lento senza rinunciare a servizi curati.
Ancora più a ovest si trova Lignano Riviera, affacciata verso la foce del Tagliamento. Qui la spiaggia è ampia e ordinata, con stabilimenti che puntano su servizi più selezionati e una certa cura per i dettagli, dal design delle aree lounge ai ristorantini sul mare. La vicinanza del fiume apre scenari diversi: la luce cambia colore, l’orizzonte alterna mare e vegetazione fluviale, e non è raro vedere canoe e piccole barche che risalgono il corso d’acqua per esplorare l’ambiente lagunare.
Lignano fa parte della costa del Friuli Venezia Giulia, e la qualità delle sue acque è oggetto di monitoraggi costanti da parte degli enti regionali, con controlli periodici che verificano la balneabilità. Nei vari tratti di litorale operano servizi di salvataggio organizzati, che contribuiscono a rendere la spiaggia più sicura, soprattutto per chi viaggia con bambini.
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Oltre l’ombrellone: natura, laguna e vita quotidiana
Laguna di Marano
Uno dei lati più interessanti di Lignano Sabbiadoro nel 2026 è ciò che accade lontano dalla fila di lettini ordinati. Basta allontanarsi di qualche chilometro per entrare in scenari completamente diversi, dove il rumore principale non sono i pedalò ma il richiamo degli uccelli acquatici.
La Laguna di Marano è il volto più delicato del territorio. È un ambiente lagunare complesso, dove l’acqua assume tonalità che cambiano con la luce e la marea, e dove la vegetazione bassa disegna piccoli labirinti tra canali e banchi di sabbia.
Qui è possibile partecipare a escursioni in barca, spesso guidate, pensate per osservare la fauna, tra cui specie di uccelli che trovano in quest’area una tappa importante durante le migrazioni. Nel paesaggio compaiono i “casoni”, le antiche costruzioni dei pescatori con tetti di canna, che raccontano un modo di vivere legato alle maree e alle stagioni della pesca. Alcune uscite includono soste per un pranzo semplice a base di pesce locale, in piccoli ristoranti affacciati direttamente sull’acqua.
Sulla linea del mare, un altro riferimento è il Faro Rosso di Lignano. Si raggiunge con una passeggiata lungo la diga foranea, una passerella che avanza sull’Adriatico. Camminando, si avverte il rumore ritmico delle onde che battono contro la struttura e, nelle giornate limpide, lo sguardo spazia lungo la costa. Il faro, con il suo colore acceso, è un ottimo punto per chi ama la fotografia o semplicemente vuole una visuale ampia sul mare, soprattutto nelle ore in cui il sole scende e l’acqua diventa più scura.
Allontanandosi dall’arenile, il Porto Vecchio di Lignano mostra il volto quotidiano della località. Qui si vedono ancora barche da pesca ormeggiate, reti stese ad asciugare e piccoli ristoranti dove il menu segue quello che è arrivato in banchina nelle ore precedenti. Poco distante, la Chiesa di San Zaccaria, piccola e raccolta, introduce un frammento di storia religiosa e marinara della zona: le pareti e le decorazioni parlano di una comunità che ha vissuto per decenni in rapporto diretto con il mare e con le sue regole.
Per chi viaggia con bambini, il verde non manca. Il Parco Zoo Punta Verde, vicino alla zona di Riviera, è immerso nella vegetazione e ospita numerose specie animali. Il percorso, organizzato in viali ombreggiati, alterna recinti e pannelli informativi, con una forte componente educativa. È una meta classica per chi vuole una giornata diversa dalla spiaggia, con la possibilità di avvicinare animali esotici in un contesto strutturato.
Divertimento, sapori e serate: cosa succede dopo il tramonto
Lignano Sabbiadoro
Lignano Sabbiadoro è conosciuta anche per le sue attività ludiche e per le serate che si allungano fino a tardi. Per le famiglie, una delle attrazioni più citate è Aquasplash, parco acquatico con scivoli di diverse altezze, piscine e aree dedicate ai più piccoli.
Tra discese adrenaliniche e zone relax con lettini, è un modo per cambiare ambiente restando comunque circondati dall’acqua.
Accanto al mondo degli scivoli, negli anni Lignano ha sviluppato anche parchi tematici come Gulliverlandia, con attrazioni meccaniche e spettacoli. Alcune aree sono dedicate alla fantasia e al viaggio immaginario, altre alla dimensione più spettacolare, con show e intrattenimento serale. Sono strutture pensate per riempire la parte centrale o finale della giornata, quando il sole comincia ad abbassarsi e la spiaggia si svuota.
La sera, l’asse pedonale di Sabbiadoro cambia completamente volto: le vetrine dei negozi di abbigliamento e articoli da mare restano illuminate, i bar espongono banconi colmi di cicchetti di pesce e piccoli panini, le gelaterie riempiono l’aria di odore di cialda calda. È il momento ideale per passeggiare con calma, osservare le vetrine, prendere un cono gelato e fermarsi a uno dei tavolini all’aperto.
Chi preferisce atmosfere più tranquille può puntare al lungomare di Pineta, dove la presenza dei pini rende l’aria più fresca e il suono del traffico si attenua. Qui le serate hanno un ritmo più lento: si cammina lungo la promenade, si sente il rumore del mare che arriva filtrato dalla vegetazione, e i locali hanno spesso terrazze che si affacciano sulle aree verdi.
Il mercato settimanale di Lignano Sabbiadoro, storicamente organizzato il lunedì mattina, è uno degli appuntamenti più popolari. Tra le bancarelle si trovano abbigliamento, oggetti per la casa, frutta e verdura, formaggi e salumi del territorio. È un buon momento per provare prodotti friulani come il famoso prosciutto di San Daniele, dal profumo dolce e dalla fetta sottile, o per acquistare ingredienti freschi da trasformare in un picnic in pineta.
Sul fronte gastronomico, la cucina locale gioca su due fronti: pesce dell’Adriatico e tradizione dell’interno friulano. Nei ristoranti e nelle trattorie compaiono spesso piatti a base di pescato del giorno, servito alla griglia o in umido, con contorni semplici come verdure alla piastra o insalate croccanti. Accanto al mare, resiste però anche la cucina di terra: il frico, ad esempio, è una torta di formaggio fuso e patate, con una crosticina dorata e un interno morbido, che arriva in tavola fumante e profuma di malga, anche in riva al mare. A seconda della posizione (vista mare, centro pedonale, zone più defilate), i ristoranti possono rientrare in fasce di prezzo diverse, dalla media a quella più alta, mentre i chioschi sulla spiaggia propongono piatti veloci e panini a costo più contenuto.
Come organizzare il viaggio a Lignano Sabbiadoro
Lignano Sabbiadoro
Per raggiungere Lignano Sabbiadoro, le alternative principali sono l’auto, il treno abbinato agli autobus locali e l’aereo con arrivo negli aeroporti vicini del Nord-Est.
In macchina si arriva tramite la rete autostradale che attraversa il Friuli Venezia Giulia; l’uscita più usata è quella che porta verso Latisana, da cui una strada scorrevole conduce fino alla costa. Chi preferisce il treno può fare riferimento alle stazioni più vicine dell’entroterra, collegate alla località balneare da autobus di linea che intensificano le corse in alta stagione.
Gli aeroporti del Nord-Est, collegati con molte città italiane ed europee, rappresentano l’opzione più comoda per chi arriva da lontano, con successivo trasferimento su gomma.
Una volta arrivati, Lignano si presta molto bene agli spostamenti in bicicletta. La rete di piste ciclabili collega i diversi quartieri (Sabbiadoro, Pineta, Riviera) e si estende verso la laguna e le aree verdi circostanti.
Il noleggio bici è una soluzione pratica per evitare il traffico dei mesi centrali dell’estate e raggiungere facilmente zone meno frequentate, come tratti di pineta o punti panoramici sul fiume. Per la laguna e il Tagliamento esistono servizi che organizzano tour in barca o consentono il noleggio di piccole imbarcazioni; in genere i costi rientrano in una fascia media per questo tipo di attività, ma è sempre bene informarsi in anticipo e verificare le condizioni aggiornate.
Sul fronte del periodo migliore, la stagione balneare si concentra tradizionalmente tra fine primavera e inizio autunno. I mesi centrali dell’estate offrono il massimo delle attività, degli eventi e dell’animazione, ma anche più affollamento e traffico. Chi preferisce spazi più ampi sulla sabbia e temperature meno estreme può orientarsi sui periodi di spalla, come l’inizio di giugno o la fine di agosto, quando la luce al tramonto resta lunga ma le code in strada si riducono.
Il progetto educativo Go Beyond Traditional Education lanciato dai Salesiani, che integra alcune sperimentazioni didattiche potenziate dall’IA, è finito sotto la lente del Garante per la privacy che ha inviato una richiesta di informazioni, da fornire entro v…
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Il progetto educativo Go Beyond Traditional Education lanciato dai Salesiani, che integra alcune sperimentazioni didattiche potenziate dall’IA, è finito sotto la lente del Garante per la privacy che ha inviato una richiesta di informazioni, da fornire entro venti giorni. Sotto inchiesta il “trattamento dei dati personali nell’ambito dell’erogazione dei servizi educativi e didattici”.
A dare notizia dell’azione messa in campo dagli uffici di piazza Venezia a Roma, è lo stesso sito del Garante: “Secondo quanto riportato da notizie di stampa, alcuni istituti salesiani – cita il comunicato ufficiale – avrebbero avviato una sperimentazione strutturata di sistemi di IA generativa nelle attività didattico-educative, coinvolgendo oltre 1600 docenti e quasi 29mila studenti. L’iniziativa è stata descritta come “un modello organizzato, esteso, misurato, raccontato” e coinvolgerebbe anche Google. La normativa privacy si applica allo stesso modo ai soggetti pubblici e privati. Qualora i trattamenti comportino rischi elevati per le persone coinvolte, come il ricorso a processi decisionali automatizzati, la normativa prevede specifici adempimenti e misure di tutela”. Il Gpdp ha così richiesto ai religiosi le valutazioni effettuate prima dell’avvio del progetto, le modalità di trattamento dei dati personali degli studenti e del personale coinvolto, gli istituti che partecipano all’iniziativa, i fornitori delle tecnologie impiegate e l’eventuale svolgimento di una valutazione dell’impatto sulla protezione dei dati personali. Dell’attenzione dei salesiani per l’IA si è parlato a lungo e in molti hanno elogiato il progetto che, partito inizialmente come sperimentazione (Gemini@Salesiani) con 700 docenti oggi è strutturato su scala nazionale, coinvolgendo oltre cinquanta tra scuole e Centri di formazione professionale.
L’esperienza attraversa l’intera filiera educativa, configurandosi come un ecosistema che integra innovazione tecnologica e coerenza pedagogica in modo sistemico.
Pronta la risposta del Centro nazionale opere salesiane scuola (Cnos ScuolaItalia), ente di riferimento del progetto. “Prendiamo atto della richiesta di informazioni trasmessa dal Garante per la protezione dei dati personali – si legge nella nota ufficiale – che consideriamo pienamente legittima. L’accogliamo come espressione della funzione di vigilanza che la legge affida all’Autorità. La protezione e la tutela dei dati personali di studenti, docenti e di tutto il personale coinvolto nei nostri percorsi educativi rappresenta da sempre una priorità irrinunciabile, parte integrante della responsabilità educativa propria della tradizione salesiana. Il Cnos Scuola nei tempi più rapidi possibili fornirà una risposta puntuale e documentata in piena collaborazione con il Garante. La correttezza e la trasparenza nel trattamento dei dati personali restano per noi un valore non negoziabile, al servizio della crescita e della sicurezza dei giovani affidati alle nostre opere”.
Pure Ballast di Itelyum è stato collaudato da Autorità Marittima, Adsp, Arpa Fvg e tecnici della Regione L'articolo A Trieste il primo impianto mobile per il trattamento delle acque di zavorra proviene da Shipping Italy .
Pure Ballast di Itelyum è stato collaudato da Autorità Marittima, Adsp, Arpa Fvg e tecnici della Regione
“È entrato ufficialmente in servizio Pure Ballast, il primo e unico impianto mobile in Italia dedicato al trattamento delle acque di zavorra provenienti dalle navi”.
Ne ha dato notizia la società produttrice Itelyum Sea Fvg: “Le acque di zavorra, utilizzate dalle imbarcazioni per garantire stabilità e sicurezza durante la navigazione, rappresentano da decenni una delle principali vie di diffusione di specie acquatiche aliene e microorganismi potenzialmente dannosi per gli ecosistemi locali. Un problema riconosciuto a livello internazionale già dalla fine degli anni Ottanta e affrontato dall’International Maritime Organization attraverso la Convenzione internazionale per il controllo e la gestione delle acque di zavorra”.
Itelyum ha ricordato come “grazie al Progetto Aliena (Interreg Italia Croazia 2021-2027), di cui Arpa Fvg è partner, sono state stimate nel Mediterraneo circa 1.100 specie non indigene, delle quali circa 217 nel solo Adriatico e quasi 90 nel Golfo di Trieste. Si stima che almeno il 50% delle specie aliene nel Mare Adriatico siano state introdotte attraverso il traffico navale, rappresentando così il principale veicolo di introduzione per queste specie”.
Secondo la società “l’entrata in funzione di Pure Ballast consente oggi ai porti di Trieste e Monfalcone di disporre di un servizio altamente specializzato per il trattamento delle acque di zavorra direttamente in banchina, contribuendo concretamente alla protezione dell’ecosistema dell’Alto Adriatico. L’impianto, completamente containerizzato e trasportabile, può operare in prossimità delle aree portuali e garantisce una capacità di trattamento fino a 300 metri cubi all’ora. Il processo si basa su una combinazione di filtrazione e trattamento mediante raggi ultravioletti (UV): una tecnologia che consente di eliminare particelle, organismi e microorganismi presenti nell’acqua senza ricorrere a sostanze chimiche, restituendo acqua trattata conforme agli standard internazionali”.
“La tutela della biodiversità marina e la prevenzione dell’introduzione di specie invasive rappresentano una sfida globale che richiede strumenti concreti e innovativi. Con l’entrata in servizio di Pure Ballast mettiamo a disposizione del territorio una tecnologia unica nel panorama nazionale, capace di coniugare efficienza operativa e protezione dell’ambiente” ha sottolineato Alessandro Bullo, AD di Itelyum Sea Fvg.
La nuova soluzione è stata collaudata alla presenza dell’Autorità Marittima, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, dei tecnici della Regione Friuli-Venezia Giulia e di Arpa Fvg, confermandone la piena funzionalità.
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Come arrivare e quando organizzare un giorno a Scilla Per chi sogna di concentrare in una giornata il meglio di Scilla, la logistica è semplice. Il paese si trova sulla costa tirrenica della provincia di Reggio Calabria, affacciato verso la Sicilia e lo Stret…
L a prima immagine di Scilla spesso arriva con un rumore preciso: quello dei ciottoli sotto i sandali mentre il profilo del Castello Ruffo si accende di luce dorata e il profumo di pesce alla griglia sale dal mare. Un giorno qui scorre veloce, tra vicoli che finiscono sull’acqua, tramonti viola sullo Stretto e leggende di mostri marini raccontate quasi sottovoce. Scilla è compatta, a misura d’uomo: in 24 ore si passa dalla spiaggia alla rocca, dal borgo dei pescatori ai locali sul mare, senza mai allontanarsi troppo dal rumore delle onde.
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Come arrivare e quando organizzare un giorno a Scilla
Scilla
Per chi sogna di concentrare in una giornata il meglio di Scilla, la logistica è semplice. Il paese si trova sulla costa tirrenica della provincia di Reggio Calabria, affacciato verso la Sicilia e lo Stretto di Messina.
Chi arriva in aereo atterra di solito all’aeroporto di Reggio Calabria, collegato alla costa da treni e bus regionali. Più distante, ma spesso usato per i voli nazionali, è l’aeroporto di Lamezia Terme, anch’esso con collegamenti ferroviari verso sud. L’arrivo classico resta però il treno: la stazione di Scilla è a pochi minuti a piedi dal mare e consente di iniziare la visita praticamente appena scesi dal vagone, con le prime case bianche che appaiono tra i binari e la spiaggia.
Chi sceglie l’auto percorre l’autostrada che segue la costa tirrenica calabrese, con uscite ben segnalate per Scilla. Nei mesi estivi il traffico può essere intenso e i parcheggi risultano limitati: conviene spostarsi presto la mattina e, se possibile, lasciare l’auto leggermente fuori dal centro, muovendosi poi a piedi. Il borgo è raccolto, e in una giornata si riescono a toccare mare, centro storico e rocca senza bisogno di altri mezzi.
Il periodo più gettonato va da giugno a settembre, quando l’acqua è tiepida e i lidi sono operativi. Chi preferisce temperature più miti e meno folla può orientarsi verso fine primavera o inizio autunno: si passeggia con calma tra Chianalea e Marina Grande, con il mare ancora adatto per un bagno ma senza caos da alta stagione.
Scilla, il borgo costruito sull'acqua
Un itinerario di un giorno: dal castello ai vicoli di Chianalea
Chianalea
Per sfruttare bene un singolo giorno, l’itinerario più efficace alterna storia, panorami e mare. Una buona partenza è la zona di Marina Grande, dove sorge la Chiesa dello Spirito Santo: una piccola chiesa barocca, riconosciuta come monumento nazionale, che ha resistito ai grandi terremoti che hanno colpito la zona. All’interno, l’attenzione cade sull’altare maggiore e su un dipinto settecentesco dedicato alla discesa dello Spirito Santo, con colori caldi che contrastano con l’esterno essenziale.
Da qui si sale verso il Castello Ruffo, vero punto di riferimento visivo del paese. La fortezza, arroccata sulla roccia che domina il mare, porta addosso secoli di storia: origini antiche, passaggi di mano tra diverse dominazioni, il lungo possesso della famiglia Ruffo e, in età moderna, il faro legato alla Marina Militare.
Oggi ospita un centro dedicato al recupero dei centri storici calabresi e spesso eventi ed esposizioni. Le parti visitabili includono cortili, ambienti interni e le vecchie prigioni, ma il colpo d’occhio più forte arriva dalle mura esterne, dove lo sguardo scorre tra il blu del Tirreno, il profilo della Sicilia e, nelle giornate limpide, le Eolie sullo sfondo.
Poco distante si trova la Chiesa Matrice Santissima Immacolata, riconoscibile per le sei colonne ioniche bianche sulla facciata. Dentro, spiccano i mosaici colorati, in particolare quello alle spalle dell’altare con un angelo che protegge le case del paese. Due statue marmoree, una dell’Immacolata e una di San Pietro Apostolo, rimandano al XVII secolo e alla lunga tradizione religiosa di Scilla.
Scendendo verso il mare si incontra la Cappella di San Rocco, dedicata al patrono a cui gli abitanti si rivolsero in epoca di pestilenze. L’edificio odierno è frutto di restauri successivi ai terremoti, con una statua in marmo di San Rocco che occupa la scena sull’altare. È una sosta rapida, ma interessante per capire quanto il culto del santo sia ancora radicato nella vita quotidiana.
Il pomeriggio si presta alla scoperta di Chianalea, la parte più antica e fotografata del paese. Qui le case dei pescatori sono costruite praticamente sull’acqua, separate da vicoli strettissimi e passaggi che sembrano corridoi tra mare e roccia. Il soprannome di “Venezia del Sud” nasce proprio da questa relazione diretta con l’acqua: le barche sono ormeggiate sotto i balconi, i tavolini dei ristoranti sfiorano le onde, i muri portano l’odore di salsedine e umidità.
Tra i punti di interesse rientrano lo Scaro Alaggio, dove le barche vengono tirate in secco, Palazzo Scategna e Villa Zagari, che raccontano un passato più aristocratico rispetto alle semplici case di pescatori.
Nei dintorni del centro, per chi ha un’auto a disposizione, si possono raggiungere le Grotte di Tremusa tra Scilla e Melia: cavità di origine carsica con conchiglie fossili incastonate nelle pareti, testimonianza di un antico mare. Qui le forme di stalattiti e rocce modellate dal tempo aggiungono un’atmosfera quasi teatrale, immersa nella vegetazione. Un’altra escursione interessante porta a Favazzina, borgo marinaro sulla Costa Viola noto sia per le coltivazioni di limone verdello e uva zibibbo, sia per le sue spiagge chiare che al tramonto assumono sfumature tra l’azzurro e il viola, spiegando il nome della costa.
Chi vuole aggiungere un tocco di natura più “alpina” al viaggio può spingersi fino al Parco Nazionale dell’Aspromonte, a circa 30 km: qui i boschi di faggi, pini e pino laricio offrono ombra d’estate e scenari perfetti per trekking e, in inverno, sport sulla neve.
SCOPRI: LE SPIAGGE PIÙ BELLE DELLA CALABRIA
Mare, spiagge e Scogliera di Punta Pacì
Scilla
La giornata a Scilla non è completa senza almeno qualche ora dedicata al mare. La spiaggia più frequentata è Marina Grande, un lungo arenile delimitato da alte rocce, con il castello che domina dall’alto.
Qui convivono tratti di spiaggia libera e stabilimenti attrezzati, con file di ombrelloni colorati, docce e bar sul litorale. L’acqua è di un blu intenso e i fondali, ricchi di vegetazione marina, attirano chi pratica snorkeling e immersioni leggere già a pochi metri dalla riva.
Il lungomare che corre alle spalle della spiaggia è il luogo perfetto per una passeggiata a fine giornata: tra gelaterie, bar e ristoranti, si osservano i colori del tramonto che cambiano velocemente, dal giallo all’arancio fino alle tipiche tonalità violacee della Costa Viola.
Appena fuori dall’abitato, verso nord, la Scogliera di Punta Pacì regala un ambiente più selvatico. Qui le rocce entrano dritte nel mare, coperte da piccoli arbusti e macchia mediterranea; sott’acqua, la vegetazione rigogliosa e i fondali frastagliati trasformano la zona in un punto di riferimento per chi ama esplorare con maschera e pinne. Anche chi preferisce restare in superficie può camminare lungo i sentieri che costeggiano la scogliera, con viste continue sul Tirreno e sullo Stretto.
Altre spiagge si distribuiscono lungo il territorio di Scilla: nella zona di Chianalea si trovano piccole insenature tra rocce e case, più difficili da organizzare con ombrellone e teli ma affascinanti per la vicinanza estrema alle abitazioni.
Più defilate, Punta Pacì, la Spiaggia delle Sirene e la Cala delle Rondini sono indicate nelle fonti come luoghi apprezzati per immersioni e relax. Qui domina il rumore delle onde contro gli scogli e, nelle ore meno affollate, è facile ascoltare solo il fruscio del vento.
Leggende, sapori e consigli pratici
Scilla
Il nome Scilla rimanda subito alla mitologia. La tradizione lega il toponimo alla ninfa trasformata in creatura marina dalla maga Circe, che minacciava i naviganti in coppia con Cariddi, sull’altra sponda dello Stretto.
Un’altra interpretazione lo collega al termine greco “Skylla”, legato agli scogli che caratterizzano questa parte di costa. In entrambi i casi, il rapporto tra paese e mare è evidente: la storia locale è segnata da navigatori, passaggi di Greci e Romani, pescatori che per secoli hanno affrontato correnti difficili e fondali insidiosi.
Questa identità marinara si ritrova anche a tavola. Nei ristoranti e nelle trattorie si punta su pesce freschissimo, servito spesso a pochi metri dalle barche che lo hanno portato in porto. Spiedini di pesce, fritture croccanti, primi con frutti di mare e pesce spada alla griglia sono tra le scelte più diffuse. I locali di Chianalea e del lungomare di Marina Grande propongono spesso tavoli quasi sospesi sul mare, con il profumo di origano, aglio e limone che accompagna piatti semplici ma curati.
Per chi ha un budget contenuto, Scilla rientra tra le mete accessibili rispetto ad altre località balneari più blasonate: la presenza di opzioni “mordi e fuggi” con panini, pizza al taglio e arancini permette di contenere le spese per i pasti principali, lasciando magari spazio a una cena più elaborata in uno dei ristoranti sul mare.
Infine, la sera, la vita di Scilla si concentra tra wine bar, locali sul lungomare e chioschi in spiaggia. A Chianalea si trovano piccoli indirizzi dove sedersi con un calice di vino calabrese e taglieri di prodotti locali, spesso su pedane affacciate direttamente sull’acqua. Sulla spiaggia, alcuni stabilimenti restano aperti fino a tardi con musica dal vivo o DJ set soft: niente grandi discoteche, ma una socialità rilassata, scandita dal rumore del mare e dai colori scuri della Costa Viola dopo il tramonto.
Il porto, il mare e le passeggiate più belle Il porto di Trani è il punto da cui cominciare. È racchiuso in una piccola insenatura tra il Molo Santa Lucia e il Molo Sant’Antonio: da un lato le barche da pesca con le reti stese ad asciugare, dall’altro i tavol…
L e pietre chiare che s’infuocano al tramonto, le barche dei pescatori che rientrano lente, il profumo di focaccia e mare: Trani conquista così, in pochi minuti. Una città compatta, facile da girare a piedi, dove una cattedrale bianca affacciata direttamente sull’Adriatico convive con un quartiere ebraico medievale, un castello svevo e una manciata di spiagge dall’acqua trasparente. Qui tutto è vicino: arte, storia, tuffi, aperitivi sul porto e cene di pesce all’aperto. Di seguito un itinerario ragionato per viverla davvero: cosa vedere, dove andare al mare, dove mangiare e come organizzare un weekend senza perdere tempo.
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Il porto, il mare e le passeggiate più belle
Trani
Il porto di Trani è il punto da cui cominciare. È racchiuso in una piccola insenatura tra il Molo Santa Lucia e il Molo Sant’Antonio: da un lato le barche da pesca con le reti stese ad asciugare, dall’altro i tavolini dei locali che si riempiono verso sera.
Durante il giorno è il luogo giusto per orientarsi, scendere sulla banchina, guardare le facciate bianche del centro storico e capire quanto sia raccolta la città. Di notte la zona si anima: musica, luci riflesse sull’acqua e un continuo via vai tra bar, ristoranti e gelaterie.
Alle spalle del porto inizia il lungomare che porta alla Villa Comunale, il grande giardino pubblico affacciato sul mare. Qui, tra panchine, aiuole e alberi sempreverdi, l’aria è un po’ più fresca anche nelle giornate estive più calde.
La villa è abbellita da una fontana centrale e da un monumento ai caduti, ma il vero motivo per venire fin qui è la vista: dalle balaustre si osservano il porto dall’alto, il profilo della cattedrale e il disegno dei moli. Proprio sotto la villa si scende a un piccolo lido cittadino, il Lido Bella Venezia, utile se si ha poco tempo e si vuole comunque fare un bagno guardando il campanile.
A ridosso della villa si trova il Fortino di Trani, costruito a scopo difensivo probabilmente nel XII secolo. Oggi è uno dei punti panoramici più scenografici: mura in pietra chiara, mare che batte contro la scogliera, la cattedrale sullo sfondo. È il posto strategico per fermarsi al tramonto, quando la luce cambia colore e la pietra assume sfumature rosate.
Chi ha voglia di esplorare la costa può spostarsi fuori città verso la Grotta Azzurra di Trani, raggiungibile in pochi minuti in auto seguendo il lungomare.
È una cavità naturale sul mare, famosa per le acque limpide e i riflessi blu che si creano quando il sole entra dall’apertura. Si arriva via mare, con piccole imbarcazioni o escursioni organizzate, ed è un’uscita perfetta per chi ama nuotare e passare un paio d’ore in acqua.
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Centro storico, cattedrale sul mare e tracce ebraiche
Trani
Il centro storico di Trani comincia subito dietro il porto: un labirinto di vicoli pavimentati in pietra chiara, case con balconi in ferro battuto, portali scolpiti e profumi di cucina che arrivano dalle trattorie. Le strade si allargano all’improvviso in piccole piazze, tra cui Piazza Teatro, caratterizzata dalla pavimentazione in pietra di Trani e da alte palme che le danno quasi un’aria esotica.
Dentro il borgo si nasconde l’antico quartiere ebraico, raggiungibile varcando la Porta della Giudecca e percorrendo via La Giudea. Qui, nel Medioevo, si contavano quattro sinagoghe; oggi ne restano due e rappresentano una traccia preziosa della comunità ebraica pugliese.
La Sinagoga Scolanova, in via Scola Nova, è ancora oggi luogo di culto. Risale al XIII secolo: per secoli fu luogo di preghiera per la comunità ebraica, poi venne trasformata in chiesa cristiana e dedicata a Santa Maria di Scolanova, per tornare sinagoga solo nel XXI secolo. L’esterno in pietra chiara, quasi austero, racchiude uno spazio raccolto e affascinante. L’ingresso è gratuito, ma occorre prestare attenzione ai giorni di chiusura, in particolare al sabato e al venerdì pomeriggio per rispetto del riposo ebraico.
Poco distante, lungo via La Giudea, si incontra l’ex Sinagoga Grande, oggi Museo Sant’Anna. L’edificio, fondato nel 1247 e in seguito convertito in chiesa cattolica, è stato restaurato riportando alla luce la cupola e le murature originarie. All’interno sono esposti reperti che raccontano la vita della comunità ebraica tra XII e XVI secolo: documenti, privilegi imperiali, frammenti di una Bibbia ebraica e un’epigrafe di fondazione. In meno di un’ora si ha un quadro chiaro di quanto questa presenza abbia segnato la storia della città.
Scendendo verso il mare ci si ritrova in Piazza Duomo, una piattaforma di pietra chiarissima che sembra sporgere direttamente sull’Adriatico. Qui domina la Basilica Cattedrale di San Nicola Pellegrino, il monumento simbolo di Trani. È costruita in pietra di Trani, un tufo calcareo di colore bianco-rosato estratto dalle cave della zona: alla luce del giorno quasi abbaglia, mentre nelle ore dorate diventa calda e morbida.
L’interno custodisce diverse aree di culto, tra cui le cripte e l’ipogeo di San Leucio, collocato sotto il livello principale. L’accesso alla basilica è gratuito, mentre la salita al campanile è a pagamento: gli scalini ripidi sono ripagati da una vista completa sulla città, sul porto e sulla costa.
Alle spalle della cattedrale sorge il Castello Svevo di Trani, voluto da Federico II di Svevia come presidio difensivo sul mare per il Regno di Sicilia. L’impianto quadrangolare, severo e compatto, è circondato dalle onde e si vede già arrivando da Piazza Duomo. Nei secoli ha cambiato più volte funzione: in epoca ottocentesca venne utilizzato come carcere, poi, negli anni Settanta del Novecento, passò al Ministero dei Beni Culturali, che ne ha curato il restauro e l’allestimento museale. Oggi si visitano le grandi sale interne, i cortili e gli ambienti affacciati sul mare, con esposizioni di ceramiche e lapidi rinvenute durante gli scavi. Serve circa mezz’ora per un giro essenziale, di più se si ama leggere pannelli e soffermarsi nei cortili.
Nel reticolo di strade attorno al porto spicca la Chiesa di Ognissanti, lungo l’omonima via, a brevissima distanza dal lungomare. È un edificio romanico, probabilmente risalente al XII secolo, legato nella tradizione all’Ordine dei Templari: si racconta che qui i crociati partenti per la Terra Santa ricevessero la benedizione prima di imbarcarsi, anche se gli storici non sono unanimi su questo punto. L’esterno è elegante e sobrio, con archi e decorazioni tipiche del romanico pugliese. L’apertura è limitata a poche ore a settimana, perciò conviene informarsi in anticipo se si desidera entrare.
Tra le architetture civili spicca Palazzo Caccetta, in via Ognissanti. Costruito tra il 1451 e il 1456 per volere del mercante Simone Caccetta, si riconosce subito per il portale monumentale e per le eleganti finestre che punteggiano la facciata. Nel tempo ha ospitato i governatori veneti, un convento di monaci Teresiniani e in seguito un seminario. Oggi è sede distaccata del Palazzo di Giustizia, quindi non si visita all’interno, ma vale la pena fermarsi qualche minuto ad ammirare la facciata.
Per chi ama l’arte contemporanea e gli spazi culturali, nel cuore del borgo antico c’è il Palazzo delle Arti “Beltrani”. Un tempo dimora di famiglie nobili, oggi è un centro culturale con sale riunioni, spazi per conferenze, aree di co-working e una terrazza affittabile per eventi. Al secondo piano si trova la Pinacoteca “Ivo Scaringi”, dove sono esposte le opere del maestro Scaringi: un’occasione per vedere come la luce di Trani sia stata interpretata da un artista locale.
Un’attrazione curiosa, perfetta anche con bambini e ragazzi, è il Museo della Macchina per Scrivere, in Piazza Duomo. Fa parte del Polo Museale Diocesano e raccoglie circa 450 macchine da scrivere, tutte appartenenti alla collezione di Natale Pagano, fondatore della fondazione SECA (Scripturae Evolutio Cum Arte), dedicata alla storia della scrittura. L’esposizione accompagna dai primi modelli meccanici alle soluzioni più recenti, fino alla soglia dell’era digitale. Il biglietto comprende anche l’accesso al Museo Diocesano, ospitato al secondo piano di Palazzo Lodispoto.
Spiagge, tuffi e un itinerario di un giorno già pronto
Spiagge Puglia
Trani non è solo pietra e architettura: appena fuori dal centro si susseguono spiagge e calette adatte a chi cerca sia comodità sia angoli più selvaggi.
Sotto la Villa Comunale, il Lido Bella Venezia è la soluzione cittadina: un piccolo tratto attrezzato dove scendere dopo una passeggiata nel parco, con vista diretta sul molo e sulla cattedrale. Proseguendo lungo la costa si incontra Cala Mariposa, con stabilimento balneare, noleggio ombrelloni e lettini, molto gettonata all’ora dell’aperitivo grazie alla posizione fronte tramonto.
Chi preferisce la spiaggia libera e la sabbia può puntare alla Spiaggia di San Marco Sud, un tratto tranquillo e relativamente defilato rispetto ai flussi principali, con mare chiaro e un piccolo parcheggio a pagamento nei dintorni.
Più avanti si arriva alla cosiddetta Seconda Spiaggia, un’ampia lingua di sabbia dorata delimitata da un lato dalla Baia del Gruccione: qui si alternano zone attrezzate e tratti liberi, con acqua particolarmente limpida nelle giornate poco ventose.
Per un ambiente più naturale c’è la Spiaggia la Torretta, poco oltre Trani verso sud. È una spiaggia di sassolini, con mare cristallino e zero fronzoli: niente pavimentazioni, solo ciottoli e scogli, per cui conviene portare le scarpette da scoglio. Subito dopo si trova Spiaggia Salsello, che combina una parte libera e una parte con stabilimento balneare, ombrelloni, sdraio a noleggio e un piccolo chiringuito dove fare pausa tra un bagno e l’altro.
Per chi arriva a Trani per un solo giorno, un itinerario equilibrato può aiutare a vedere il meglio senza correre. Una possibilità è iniziare la mattina con colazione in centro, ad esempio in una delle pasticcerie storiche vicino al porto, e poi dirigersi verso il Castello Svevo per la visita alle sale interne. A seguire, spostarsi nella vicinissima Cattedrale e, se le condizioni lo permettono, salire fino al campanile per avere una visione d’insieme della costa.
Terminata la visita, si torna verso il porto per un pranzo veloce. Per un pasto informale ma con ingredienti locali, Da Mimmazzo è un riferimento per panini farciti con prodotti tipici, a pochi minuti a piedi dalla banchina. Si può mangiare nel locale oppure portarsi il panino sul lungomare, sedendosi su una panchina vista barche.
Nel primo pomeriggio, quando il sole è più alto, si raggiunge la Villa Comunale per un po’ di ombra tra gli alberi e poi si sale al Fortino per fotografare il porto dall’alto. Quando la temperatura inizia a scendere, è il momento di spostarsi verso la Grotta Azzurra o verso una delle spiagge citate, per due ore dedicate al mare. Rientrando in città, il tramonto si osserva bene dalla zona del porto, dove gli aperitivi vista mare sono un piccolo rito.
Per la cena, chi vuole sedersi comodamente in una sala accogliente può scegliere Osteria La Banchina, vicino al porto, specializzata in cucina tradizionale pugliese con attenzione ai piatti di pesce e alla pasta. Per un’esperienza più raffinata, Le Lampare al Fortino, all’interno del vecchio fortino, è nota per le preparazioni di pesce fresco in un contesto scenografico, con i bastioni che guardano il mare.
Info pratiche, vita notturna e dintorni da inserire in viaggio
Trani
Trani si trova a circa 55 km da Bari ed è ben collegata sia su strada sia su ferro. In auto si raggiunge in circa tre quarti d’ora percorrendo la SS16, mentre da Bari partono treni regionali diretti che, in un tempo più contenuto, portano direttamente alla stazione di Trani, a breve distanza dal centro.
La città è anche vicina a Barletta, che dista circa 15 km: si arriva di nuovo tramite SS16 o con brevi tratte regionali.
Una volta arrivati, ci si muove a piedi quasi ovunque. Il centro storico è compatto e la maggior parte delle attrazioni – cattedrale, castello, porto, quartiere ebraico, musei principali – si raggiunge facilmente camminando dalla stazione. Per le spiagge più decentrate e per la Grotta Azzurra risulta invece comoda l’auto.
Chi arriva in macchina deve solo fare attenzione alla ZTL del centro storico. Ai margini della zona a traffico limitato si trovano parcheggi a pagamento comodi per lasciare l’auto e proseguire a piedi, come il Parcheggio Piazza Tiepolo, il Parcheggio Piazza Plebiscito, il Parcheggio Piazza Castello e il Parcheggio Trani Porto, con diverse capienze e tariffe orarie indicate in loco.
La vita notturna di Trani cambia volto a seconda della stagione. In estate la scena si concentra soprattutto attorno al porto e al lungomare: qui il locale Portulaca, sul mare, è uno dei riferimenti per la movida estiva, tra cocktail, musica e vista sull’acqua. Per chi ama ballare c’è la discoteca Il Vecchio e il Mare, vicino al Fortino, con una grande terrazza esterna che si anima con dj set e serate danzanti.
Nei mesi più freddi, invece, la sera si sposta tra le vie del centro storico e le piazze principali. La Taverna dei Suoni è una birreria storica con una vasta scelta di birre e un pubblico soprattutto giovane, perfetta per chi cerca una serata informale tra chiacchiere e musica. In generale, la città resta vivace durante tutto l’anno, con eventi culturali, rassegne e iniziative legate ai luoghi d’arte come il Palazzo delle Arti Beltrani.
Per il pernottamento, Trani offre un buon numero di B&B nel borgo antico, piccoli alberghi vicino al mare e strutture moderne nelle aree più nuove della città. È consigliabile confrontare le opzioni in anticipo su piattaforme di prenotazione online, valutando posizione (centro storico se ci si muove senza auto, aree più esterne se si punta soprattutto sulle spiagge) e servizi offerti.
Chi ha qualche giorno in più può usare Trani come base per esplorare i dintorni. In meno di mezz’ora si raggiungono Andria e Barletta, città ricche di storia, mentre a circa 32 km si trova Castel del Monte, il celebre maniero ottagonale legato a Federico II. Gli amanti della natura possono spingersi fino al Parco dell’Alta Murgia, a circa 35 km, o verso nord fino al Promontorio del Gargano, che dista circa 56 km e apre a itinerari tra foreste, eremi e altre spiagge adriatiche.
A sostegno dell'istanza di 4 anni all'Adsp, la società di Orlean punta su ampliamento merceologico e potenziamento dell'infrastruttura L'articolo Interporto Rivers alla ricerca del rinnovo della concessione a Marghera proviene da Shipping Italy .
In scadenza a fine 2025, Interporto Rivers Venezia ha presentato nella seconda parte dell’anno scorso domanda per portare fino a fine 2029 la propria concessione sugli oltre 11mila mq di aree portuali retrostanti una banchina di quasi 470 metri, ubicato lungo la sponda di ponente del canale industriale Ovest di Marghera.
Dopo l’intervento dell’Autorità di regolazione dei Trasporti e la messa a punto della documentazione, l’Autorità di sistema portuale di Venezia ha proceduto, al fine di eventuali controfferte, alla pubblicazione dei documenti presentati dalla società terminalistica appartenente a Orlean Invest Holding, che nei 256mila mq di proprietà alle spalle dell’area demaniale, su cui con 4 gru portuali semoventi da 80-100 tonnellate movimenta cereali, farine, cementi e prodotti siderurgici (sia alla rinfusa che in colli), offre servizi di stoccaggio e logistica di vario genere, grazie a circa 100mila mq di magazzini, 63mila metri cubi di silos e un raccordo ferroviario di 5 mila metri di lunghezza.
I numeri del piano di impresa presentato all’Adsp, dall’organico agli investimenti ai previsti effetti di questi ultimi su fatturato, occupazione e volumi, sono stati tutti oscurati, ma si può leggere come “gli obiettivi strategici futuri di Interporto Rivers Venezia S.r.l. consistano nell’ulteriore ampliamento della varietà del mercato attuale, da un lato ottimizzando – ed eventualmente sostituendo in caso di maggiori marginalità operative – i contratti e i rapporti già in essere, dall’altro lato predisponendo nuovi centri di stoccaggio (sia ammodernando quanto già presente nel terminal sia acquisendo nuove aree) dedicati ad aree merceologiche ancor più redditizie”.
Ampio anche il paragrafo sugli investimenti. Anche in questo caso, i dettagli non sono stati resi consultabili ma, limitandosi a un elenco descrittivo, da menzionare quantomeno “l’automatizzazione del traffico ferroviario”, “la realizzazione di una nuova piastra logistica nell’area ex Eckart, funzionale all’ampliamento delle operazioni connesse alla movimentazione del Project Cargo”, “l’acquisto e installazione gru Liebherr Lhm420”, nonché alcuni interventi di potenziamento della banchina, “con conseguente incremento diretto della capacità produttiva dell’area”.
Da evidenziare infine come Interporto Rivers ritenga che “la positiva realizzazione dei summenzionati lavori di miglioramento dell’accessibilità nautica da parte di codesta Autorità di Sistema Portuale (i lavori di dragaggio del Canale Malamocco-Marghera, la cui procedura autorizzativa è ancora in corso, ndr) sia indispensabile per consentire a Interporto Rivers Venezia S.r.l. di sostenere il costo relativo al canone demaniale annuo, nonché sviluppare il proprio progetto imprenditoriale”.
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È sconcertante assistere al dibattito che si è aperto in queste settimane sulla presunta necessità di realizzare una nuova stazione dell’alta velocità sulla linea Brescia-Verona, a circa dieci chilometri dal lago di Garda. Una discussione che arriva con almen…
Il Garda è stato escluso dalle scelte strategiche quando si decideva il tracciato, e ora i cittadini rischiano di pagare una seconda volta il prezzo di decisioni sbagliate assunte in passato
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È sconcertante assistere al dibattito che si è aperto in queste settimane sulla presunta necessità di realizzare una nuova stazione dell’alta velocità sulla linea Brescia-Verona, a circa dieci chilometri dal lago di Garda. Una discussione che arriva con almeno trent’anni di ritardo e che rappresenta la certificazione di un errore progettuale e politico compiuto da chi ha pianificato, approvato e sostenuto quest’opera.
La TAV Brescia-Verona è infatti una delle infrastrutture ferroviarie più controverse e travagliate del Paese. Tra progettazione, approvazioni, contenziosi e finanziamenti, è la tratta che ha richiesto più tempo per arrivare alla fase realizzativa.
L’idea della linea ad alta velocità Milano-Venezia nasce all’inizio degli anni Novanta. Nei primi anni Duemila viene sviluppato il progetto preliminare che prevedeva anche il cosiddetto “Shunt di Brescia”, una variante esterna alla città con collegamento all’aeroporto di Montichiari, uno scalo che non è mai realmente decollato e che oggi non svolge alcun ruolo significativo nel trasporto passeggeri.
Quel progetto incontrò forti opposizioni territoriali e rilevanti criticità ambientali, urbanistiche e trasportistiche. Alla fine il CIPE abbandonò l’ipotesi dello Shunt, ma scelse comunque di non realizzare il quadruplicamento in affiancamento alla linea storica Milano-Venezia. Una decisione che avrebbe condizionato pesantemente il futuro del trasporto ferroviario gardesano e dell’intero corridoio ferroviario.
Nel 2017 venne approvato il progetto definitivo della tratta Brescia Est-Verona, inizialmente stimato in circa 2,5 miliardi di euro. Nel 2018 partirono i cantieri. Il nuovo tracciato, lungo circa 48 chilometri, corre prevalentemente lungo il corridoio dell’autostrada A4, lontano dalla linea storica e soprattutto dal più importante bacino turistico dell’Italia settentrionale.
Oggi gli stessi soggetti politici e istituzionali che per decenni hanno sostenuto questa scelta scoprono improvvisamente che il Garda è rimasto escluso dall’alta velocità e chiedono una nuova stazione nel Basso Garda. È una contraddizione evidente e molto costosa: si parla infatti di un investimento aggiuntivo di circa 210 milioni di euro. È paradossale che chi oggi denuncia l’assenza di una fermata sul Garda sia lo stesso che, quando era il momento di decidere, non ha sostenuto le alternative progettuali che avrebbero consentito di servire direttamente Desenzano e Peschiera.
Europa Verde ricorda che già nel 2015 Legambiente Lombardia aveva presentato una proposta alternativa di quadruplicamento in sede della linea storica, sostenuta da tecnici, docenti universitari e professionisti del settore. La proposta prevedeva:
– la realizzazione di due nuovi binari affiancati a quelli esistenti;
– velocità comprese tra 240 e 250 km/h, ritenute pienamente adeguate per i servizi ad alta velocità e successivamente adottate anche da RFI;
– l’utilizzo flessibile dei quattro binari da parte di treni regionali, merci e ad alta velocità;
– il mantenimento delle fermate del Garda;
– una riduzione del consumo di suolo di circa 330 ettari;
– costi inferiori rispetto al progetto poi realizzato.
Quella proposta venne ignorata anche da chi oggi sostiene che sia sbagliato realizzare la stazione di San Martino della Battaglia e che all’epoca ricopriva ruoli istituzionali e politiche di rilievo lcale e nazionale. Si preferì realizzare un’infrastruttura più impattante, più costosa e meno utile ai territori attraversati. Nel frattempo il costo dell’opera è quasi raddoppiato, passando dagli iniziali 2,5 miliardi agli attuali 4,7 miliardi di euro.
La richiesta di una nuova stazione AV a San Martino della Battaglia non rappresenta quindi una soluzione. È piuttosto l’ammissione di un fallimento progettuale: il tracciato è stato concepito senza considerare adeguatamente le esigenze del territorio gardesano e senza valorizzare una rete ferroviaria esistente che avrebbe potuto essere potenziata con minori costi, minore consumo di suolo e maggiori benefici per il trasporto ferroviario.
Oggi si tenta di rimediare con una costosa opera aggiuntiva a un errore che Legambiente e numerosi esperti avevano denunciato oltre dieci anni fa. Ma la realtà è che il danno è già stato fatto: il Garda è stato escluso dalle scelte strategiche quando si decideva il tracciato, e ora i cittadini rischiano di pagare una seconda volta il prezzo di decisioni sbagliate assunte in passato.
Venezia Investimenti ha rilevato dalla finanziaria regionale le quote della società che gestisce gli approdi per le navi da crociera in laguna L'articolo Il controllo di Venezia Terminal Passeggeri passa ai privati proviene da Shipping Italy .
La maggioranza azionaria di Venezia Terminal Passeggeri, il terminal crociere dello scalo lagunare, passa ai privati. Una nota annuncia infatti che la società “Venezia Investimenti ha rilevato dalla finanziaria regionale le quote di controllo di Venezia Terminal Passeggeri (Vtp). Veneto Sviluppo Spa, in ottemperanza alle indicazioni del socio unico Regione del Veneto (delibere 2025 e antecedenti), ha dunque completato la dismissione della propria quota (50%) in Apvs Srl, società che detiene a sua volta il 53% del capitale di Venezia Terminal Passeggeri”.
Vtp gestisce il terminal crociere di Venezia e opera nell’ambito della concessione demaniale recentemente estesa di ulteriori 10 anni, fino al 31 maggio 2036, a seguito dell’accordo sottoscritto con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale a dicembre 2024 e a fronte di 19,4 milioni di investimenti previsti per lo sviluppo delle infrastrutture e delle tecnologie a servizio della crocieristica.
Come previsto dagli accordi societari sottoscritti a partire dal 2016, Veneto Sviluppo ha ceduto l’intera partecipazione a Venezia Investimenti al valore determinato dalle parti. A seguito del closing, l’assetto societario di Vtp risulta così composto: Venezia Investimenti detiene il 99% delle quote di Apvs (1% è oggi detenuto Apv Investimenti) e, attraverso questa, il controllo del 53% di VTP. Il restante capitale sociale è detenuto da Gruppo Save (22,18%), Finpax (22,18%, società riconducibile in maggioranza a Venezia Investimenti) e dalla Camera di Commercio di Venezia e Rovigo e del Delta Lagunare (2,64%).
La nota sottolinea che “si configura oggi un primo riassetto transitorio della governance di Vtp, che sarà successivamente perfezionato ulteriormente tra gli attuali soci entro la fine dell’estate, al termine del completamento delle procedure formali e autorizzative previste”.
Nel corso dell’Assemblea dei Soci di VTP, tenutasi dopo il closing, è stato nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione composto dai rappresentanti dei principali soci: Roberto Alberti, Joshua Carroll, Luigi Merlo e Stephen Xuereb per Apvs (controllata da Venezia Investimenti) e Monica Scarpa per Gruppo Save. Il Consiglio ha inoltre nominato Monica Scarpa presidente pro tempore, in carica fino al completamento del riassetto definitivo della società e della relativa governance.
SHIPPING ITALY nelle scorse settimane aveva reso noto che Costa Crociere intende uscire da Vtp. Nell’ultimo bilancio della compagnia crocieristica genovese controllata da Carnival si legge infatti che “sono in corso negoziazioni per la cessione dele quote detenute nella società collegata Venezia Investimenti Srl (25%) agli altri soci della joint venture”, ovvero Global Ports Holding, Msc Cruises SA e Royal Caribbean.
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Orientarsi nella laguna: non solo Venezia La Laguna Veneta si estende lungo la costa del Veneto, tra la terraferma e il Mare Adriatico. È un ambiente fragile e complesso: acqua bassa, barene, canali navigabili, oltre cinquanta isole di cui alcune famose in tu…
L’acqua è color piombo, trafitta da strisce arancio del tramonto. Un vaporetto taglia il silenzio con il suo ronzio metallico, una barca di pescatori rientra con le cassette di pesce ancora gocciolanti, in lontananza i campanili di Venezia sembrano galleggiare sull’orizzonte. È in questo gioco di luci e riflessi che la laguna di Venezia mostra il suo lato più potente: non solo la città, ma un arcipelago di isole, dighe, spiagge e valli da scoprire con lentezza.
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Orientarsi nella laguna: non solo Venezia
La Laguna Veneta si estende lungo la costa del Veneto, tra la terraferma e il Mare Adriatico. È un ambiente fragile e complesso: acqua bassa, barene, canali navigabili, oltre cinquanta isole di cui alcune famose in tutto il mondo e altre ancora poco frequentate dal turismo di massa.
Il primo incontro è quasi sempre con Venezia, che qui è sia città sia “porta” della laguna. Dal Canal Grande si intuisce subito quanto l’acqua sia parte dell’architettura: ponti come il Rialto, palazzi gotici e rinascimentali che si specchiano sui canali, calli strette dove l’aria profuma di umidità salmastra, caffè, lievito delle pasticcerie.
In Piazza San Marco, il suono dei passi sul marmo lucidato da milioni di visitatori si mescola ai rintocchi del campanile e allo scroscio dei motori delle barche.
Alle spalle di questa scenografia celebre c’è un mondo più tranquillo fatto di isole di vetro, merletto, vigneti e orti. Nel settore nord svettano Murano, Burano, Torcello, Mazzorbo, Sant’Erasmo, con un’anima agricola e artigianale.
Verso sud, il profilo allungato del Lido di Venezia, le case dei pescatori di Pellestrina e la vivacità di Chioggia raccontano il rapporto quotidiano con il mare.
Chi raggiunge la zona in treno arriva in genere alla stazione di Venezia Santa Lucia, già affacciata sull’acqua. In auto si termina la corsa al Tronchetto o a Piazzale Roma, per poi proseguire sui mezzi pubblici via acqua, mentre chi vola su Venezia atterra all’aeroporto di Marco Polo, collegato ai moli con bus, taxi acquei o vaporetti. È un territorio dove il concetto di “strada” cambia significato: le vere direttrici sono i canali.
Sette luoghi per capire davvero la laguna
Burano
Per chi vuole andare oltre la cartolina, ci sono sette esperienze che raccontano sfumature molto diverse della laguna di Venezia, dalle grandi icone alle isole silenziose.
Murano
Murano
A Murano l’aria sa di cenere e vetro caldo. Entrare in una fornace significa sentire sulla pelle l’ondata di calore dei forni e vedere i maestri vetrai che, con una canna di ferro, modellano globi incandescenti trasformandoli in vasi sottili, bicchieri screziati, lampadari.
Le botteghe espongono vetri soffiati, perle, oggetti d’arredo, mentre il Museo del Vetro racconta secoli di sperimentazione, dal Medioevo al design contemporaneo.
Burano
Burano
Poco più in là, Burano è un’esplosione di colore. Le case lungo i canali sono dipinte in tonalità nette: giallo limone, verde smeraldo, fucsia, azzurri intensi che si riflettono nell’acqua scura. Alle finestre stendini colmi di lenzuola bianchissime e pizzi.
L’isola è famosa per il merletto lavorato a mano, con ricami fitti eseguiti al tombolo, raccontati anche nel Museo del Merletto. Camminando si sentono le voci dialettali dei residenti, il tintinnio delle stoviglie che arriva dalle cucine, il profumo di biscotti tipici al burro.
Mazzorbo
Mazzorbo
Da Burano un semplice ponte di legno porta a Mazzorbo, un altro mondo: meno case, più verde. Qui la laguna mostra la sua anima rurale, con vigneti storici, orti e frutteti che scendono quasi fino all’acqua.
Alcune aziende producono vino lagunare, sfruttando suoli salmastri che danno uve dal carattere deciso. Tra le vigne si cammina in silenzio, con lo sguardo che corre dalle file di vite al campanile della chiesa, circondato da giardini.
Torcello
Torcello
Più antica è Torcello, spesso descritta come la Venezia “prima di Venezia”. Oggi ha pochi abitanti, ma conserva una cattedrale di impronta bizantina con pavimenti a mosaico e un’atmosfera quasi monastica. Il rumore predominante è quello degli uccelli acquatici che popolano le barene, il vento che smuove le canne, il passo sul selciato umido.
Il Museo di Torcello custodisce testimonianze archeologiche che raccontano la vita di queste acque nei secoli.
Lido di Venezia
Lido di Venezia
Sul lato opposto della laguna, rivolto al mare, si allunga il Lido di Venezia, un’isola sottile di sabbia e pini marittimi. Da un lato le acque calme della laguna, dall’altro la spiaggia dell’Adriatico, con stabilimenti storici e tratti di litorale più selvaggio.
Il Lido è famoso per il festival del cinema, ma fuori stagione regala piste ciclabili tranquille, ville liberty nascoste tra i giardini e lunghe passeggiate sul bagnasciuga con vista sulle navi che entrano in porto.
Pellestrina
Pellestrina
Ancora più a sud appare Pellestrina, una striscia di case basse e barche di pescatori ormeggiate davanti alle porte. Qui il rapporto con il mare è immediato: reti stese a asciugare, cassette di vongole e pesce fresco, barchette con i nomi dipinti a mano. La spiaggia, affacciata sull’Adriatico, ha un aspetto semplice, con dune e sabbia fine. È uno dei posti migliori per sentire il ritmo quotidiano della pesca lagunare, al di là delle grandi folle veneziane.
Chioggia
Chioggia
Chiude il quadro Chioggia, sulla sponda meridionale della laguna. Viene spesso chiamata “Piccola Venezia” per via dei canali paralleli, dei ponti in pietra e delle case che affacciano direttamente sull’acqua, ma qui l’atmosfera è più schietta.
Il mercato del pesce è uno spettacolo di cassette di seppie, sardine, mazzancolle, voci che si sovrappongono, odore intenso di mare. La Basilica di Santa Maria Assunta aggiunge un tocco monumentale a una cittadina dove turismo e vita portuale convivono in modo evidente.
Murazzi, lazzaretti e orti di mare: la laguna meno ovvia
Oltre alle isole più note, la laguna custodisce luoghi che raccontano pezzi fondamentali della sua storia. Lungo la costa sud, tra Lido e Pellestrina, si incontrano i Murazzi, un sistema di dighe in pietra costruite per proteggere la laguna dalle mareggiate.
Camminare sui Murazzi significa avere da una parte l’acqua calma e verdastra della laguna, dall’altra le onde del mare che si infrangono sulle rocce. Al tramonto la luce radente disegna geometrie nette tra il grigio della pietra e il blu dell’Adriatico.
Nel settore nord, il Lazzaretto Nuovo è un’isola dove la storia sanitaria della Serenissima è ancora leggibile. Qui venivano isolate navi, merci e persone durante le grandi epidemie: è il luogo in cui è nata la quarantena come pratica organizzata. L’edificio principale, il Tezon Grande, è un grande ambiente in mattoni, con il soffitto a capriate e i muri segnati da scritte e disegni antichi di marinai, mercanti, ufficiali. L’isola è oggi un luogo di visita guidata tra archeologia, natura lagunare e memoria.
Poco distante, il Lazzaretto Vecchio custodisce un altro capitolo della storia della peste a Venezia. Fu scelto nel Quattrocento dal Senato della città come sede di un ospedale per i malati di peste e successivamente come magazzino militare. Negli ultimi anni è oggetto di un importante lavoro di restauro e ospiterà il Museo Archeologico Nazionale della Laguna di Venezia. Attualmente non è accessibile liberamente, ma vengono organizzate visite accompagnate con cadenza non regolare, che permettono di esplorare le strutture interne con guide specializzate.
A nord-est spicca anche Sant’Erasmo, soprannominata spesso l’orto di Venezia. È una isola agricola, con campi coltivati, vigne e una spiaggia sabbiosa esposta verso il mare. Qui si producono verdure destinate da secoli ai mercati della città, come carciofi, asparagi e pomodori. Sant’Erasmo è una delle poche isole lagunari percorribili in bicicletta, dettaglio che la rende interessante per chi vuole abbinare natura e movimento lento, pedalando tra canali secondari, casali e orti.
Ci sono infine isole più raccolte, come San Francesco del Deserto, legata alla figura di San Francesco d’Assisi e alla tradizione dei frati, o San Lazzaro degli Armeni, che ospita da tempo una comunità armena con un ricco patrimonio librario e artistico. Sono approdi di quiete, dove prevalgono il suono delle campane, il canto degli uccelli e l’odore di cipressi e incenso.
Come organizzare il viaggio, quando andare e cosa assaggiare
Laguna di Venezia
La laguna si può esplorare in molti modi, a seconda del tempo a disposizione e del tipo di esperienza cercata. Chi arriva in aereo atterra all’aeroporto internazionale di Venezia Marco Polo, collegato alla città e alle isole tramite bus, taxi via terra, motonavi e taxi acquei privati. Chi sceglie il treno scende a Venezia Santa Lucia, direttamente in laguna, e prosegue in vaporetto verso il centro storico, le isole maggiori o il Lido. In auto si arriva fino ai parcheggi di Piazzale Roma o Tronchetto, dove si lascia la vettura per muoversi poi solo in barca o a piedi.
Per pianificare gli spostamenti, è utile considerare che la laguna funziona come una rete di linee di trasporto pubblico via acqua, con vaporetti che collegano Venezia a Murano, Burano, Torcello, Lido, Pellestrina e ad altre isole. Alcuni approdi minori, come Lazzaretto Nuovo o San Francesco del Deserto, sono serviti da corse specifiche o da servizi organizzati, spesso in combinazione con visite guidate.
Un soggiorno di tre o quattro giorni permette di alternare la visita di Venezia alle isole principali (Murano, Burano, Torcello, Lido), mentre con una settimana si può aggiungere tempo per Mazzorbo, Pellestrina, Sant’Erasmo e qualche escursione meno nota. Il periodo migliore dipende da cosa si cerca: la primavera regala temperature miti e luce limpida sui canali, l’inizio dell’autunno ha ancora giornate calde con meno affollamento, l’estate è più calda ma adatta a chi vuole vivere le spiagge del Lido e di Pellestrina.
La cucina lagunare è una chiave di lettura fondamentale. Nei ristoranti di Chioggia il banco del pesce arriva quasi direttamente dal mercato: fritti di paranza, seppie in umido, piatti di vongole e cozze raccontano il lavoro dei pescatori. Tra Burano e Mazzorbo compaiono spesso piatti di pesce di valle e di crostacei, mentre a Sant’Erasmo e nelle zone agricole è facile incontrare piatti a base di verdure lagunari, soprattutto carciofi e asparagi in stagione. A Murano e Venezia si trovano molti bacari, piccoli locali dove il cicchetto – il tipico spuntino veneziano – si accompagna a un calice di vino, magari prodotto proprio nei vigneti di Mazzorbo o Sant’Erasmo.
Un accorgimento fondamentale è il rispetto dell’equilibrio fragile della laguna. Scegliere mezzi pubblici o imbarcazioni a basso impatto, limitare rifiuti e plastica, evitare di calpestare barene e zone umide, prestare attenzione alle indicazioni locali su come muoversi nei centri storici e sulle spiagge sono gesti che fanno la differenza. In cambio, la laguna regala un’esperienza completa: arte e storia a Venezia e Torcello, artigianato a Murano e Burano, natura e silenzio tra Mazzorbo, Sant’Erasmo, Pellestrina e i lazzaretti.
Aggiudicato al cantiere lecchese un contratto del valore di oltre 50 milioni di euro L'articolo Fb Design fornirà altre 15 motovedette V.7000 alla Guardia di Finanza proviene da Shipping Italy .
Prosegue la fornitura di motovedette V.7000 di Fb Design a favore della Guardia di Finanza.
Il cantiere lecchese – la sede è ad Annone Brianza – ha infatti appena ottenuto un nuovo contratto del valore di circa 50,783 milioni di euro per approvvigionare il Corpo con altre 15 unità ‘velocissime’ dello stesso tipo. L’aggiudicazione è arrivata al termine di una procedura negoziata senza indizione di gara, modalità seguita in quanto si tratta di un “rinnovo parziale o ampliamento di forniture o impianti esistenti realizzati dal fornitore originario”.
Secondo quanto riportato sul sito delle Fiamme Gialle, le vedette di classe V.7000 realizzate da Fb Design, hanno “spiccate prestazioni operative” e sono solitamente assegnate ai reparti navali ‘di prima linea’, sebbene grazie alla versatilità di impiego possano rappresentare “un efficace supporto operativo anche in ambito internazionale”. Nel dettaglio, si tratta di unità in grado di raggiungere la velocità massima di 55 nodi, con un’autonomia di circa 430 miglia a 40 nodi, dotate sistemi di comunicazioni satellitari integrato nella rete C4i del Corpo, nonché di due radar e un apparato optronico “applicato per la prima volta su imbarcazioni del segmento costiero”.
La dotazione di unità di classe V.7000 di Fb Design della Guardia di Finanza conta almeno 17 unità acquisite, delle quali 12 risultavano già in servizio nel 2022. L’insieme comprende anche le vedette V.7006, pure di classe V.7000 e anch’esse realizzate sul progetto della FB 60, mezzo detentore del record di velocità della tradizionale gara di motonautica d’altura Venezia-Montecarlo.
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Da una cella del carcere di Bollate a una cena nel lusso più sfrenato, Alberto Genovese anche in semilibertà non si fa mancare niente. Sono passati quasi tre anni da quando l’imprenditore è stato condannato a 6 anni e 11 mesi per violenze sessuali. La sua sto…
Genovese è stato condannato nel 2023 a 6 anni e 11 mesi per violenze sessuali durante festini base di droga. È in semilibertà da qualche mese e vicino a fine pena. Ha festeggiato il suo 49esimo compleanno in una serata organizzata dalla moglie a Palazzo Serbelloni, tra uno chef stellato e un concerto di arpa
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Da una cella del carcere di Bollate a una cena di lusso. Sono passati quasi tre anni da quando Alberto Genovese è stato condannato a 6 anni e 11 mesi per violenze sessuali, la cui storia è stata raccontata nella docu-serie di Netflix “Terrazza Sentimento“. L’ex re delle startup, come veniva chiamato, ha festeggiato il 28 maggio il suo compleanno con una cena di lusso sfruttando il tempo concesso in semilibertà. Lo rivela il Corriere della Sera che ha raccontato i dettagli della serata passata in un ristorante stellato con la moglie.
La festa sì è tenuta in una delle sale più belle di Palazzo Serbelloni: decine di migliaia di euro, sostiene il Corriere, per la location al primo piano. Non c’erano altri invitati oltre all’imprenditore e la moglie, sposata nel 2022 quando l’uomo era ai domiciliari. La coppia è arrivata al palazzo storico milanese, in Corso Venezia, verso le 19.30: la cena di due ore e mezza ha alternato momenti di degustazione del menù a firma dello chef stellato Tommaso Arrigoni, ad attimi più romantici con un concerto di arpa e pianoforte a coda.
Non si conosce l’entità del conto finale ma d’altra parte, nonostante le vicende giudiziarie, a Genovese le finanze non mancano. L’imprenditore ha venduto per circa 100 milioni Facile.it, di cui era il fondatore, mentre con le quote azionarie di Prima assicurazioni ha ottenuto un assegno di quasi 90 milioni. A pianificare la serata tra l’altro è stata la moglie, che si è affidata a un’agenzia di organizzazione eventi chiedendo il massimo riserbo: la segretezza è stata tale che nemmeno i dipendenti del palazzo sapevano chi stesse arrivando. Che qualcuno fosse atteso però era chiaro, considerando che dal pomeriggio di quel giorno, a Palazzo Serbelloni sono arrivati una decina di veicoli, tra furgoni e camion, portando l’impianto luci, il catering, gli strumenti musicali, lussuosi addobbi floreali e un intero guardaroba di abiti da donna. Per ulteriore sicurezza degli ospiti, l’edificio è rimasto aperto ma delle guardie impedivano di accedere al primo piano.
Genovese, che negli ultimi tempi si è impegnato in attività di volontariato e del sociale, è in semilibertà da qualche settimana e tra pochi mesi sarà arrivato a fine pena.
Il potenziale della rete adriatica è in buona parte da realizzare, sia per quanto riguarda il rapporto con i sistemi produttivi dell’area, ma anche sul piano delle connessio [...] L'articolo Il 69% delle aziende del Veneto utilizza il porto di Genova per le proprie esportazioni proviene da Shipmag .
Il potenziale della rete adriatica è in buona parte da realizzare, sia per quanto riguarda il rapporto con i sistemi produttivi dell’area, ma anche sul piano delle connessioni infrastrutturali: i traffici commerciali tra Italia e Slovenia passano solo nel 5,2% dei casi attraverso i valichi ferroviari tra i due Paesi.
Venezia – Il 69% delle aziende del Veneto predilige il porto di Genova come prima scelta per le esportazioni. Il dato è emerso alla conferenza “Porti, interporti e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est”, organizzata al Salone nautico di Venezia, con la presenza di Renato Brunetta e Paolo Costa, rispettivamente presidente di Venice Sustainability Foundation e presidente del suo comitato scientifico. Focus sul potenziale strategico dei porti dell’Alto Adriatico, con la loro funzione di scali nazionali, ma anche a servizio dell’Europa centrale.
Il potenziale della rete adriatica è ancora in buona parte da realizzare, per quanto riguarda il rapporto con i propri sistemi produttivi, ma anche sul piano delle connessioni infrastrutturali, se i traffici commerciali tra Italia e Slovenia passano solo nel 5,2% dei casi attraverso i valichi ferroviari tra i due Paesi. Se si guarda poi alla capacità di attrarre nuova clientela, preoccupa che sulla crescita di volumi pari a 10 milioni di teu riscontrata nei porti europei fra 2021 e 2025, solo il 4,1% è passato per l’Alto Adriatico.
Le discussioni emerse durante il convegno hanno indicato nella costituzione di un sistema multiportuale unitario tra tutti i cinque scali la soluzione per portare i grandi carrier a risalire l’Adriatico. Un hub integrato con una propria governance da accompagnare a uno sviluppo dei porti quali hub energetici per le energie rinnovabili e per l’idrogeno verde, a partire da quello di Porto Marghera.
“Porti, interporti e corridoi non sono soltanto infrastrutture: sono una scelta strategica sul futuro di Venezia, del Nordest e dell’Italia nella nuova geografia economica europea. Le crisi delle rotte globali, la trasformazione dei mercati verso Est, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la competitività delle imprese ci dicono che le infrastrutture non sono semplici opere al servizio dello sviluppo, ma strumenti essenziali di politica industriale, ambientale e proiezione internazionale”, ha dichiarato Brunetta, secondo cui “l’Alto Adriatico non è una periferia del Mediterraneo, ma una frontiera avanzata dell’Europa verso l’Est e verso il mondo”.
Per Costa, “il Nordest Italiano si trova in un bivio che lo pone di fronte a un paradosso strutturale. Il suo arco portuale di riferimento, quello dell’Alto Adriatico, è il più vicino al baricentro dell’Europa economica, ma il suo ruolo è relegato a una doppia condizione di marginalità che mina la prosperità produttiva del suo territorio: la difficoltà nel far risalire l’Adriatico alle meganavi e quella di attraversamento ferroviario del confine italo-sloveno. La strada maestra per convincere i grandi carrier a risalire l’Adriatico con le mega portacontainer è creare la scala di attività integrando i cinque scali di Ravenna, Venezia e Trieste, Koper e Rijeka in un sistema unitario con una propria governance. Sul fronte ferroviario, invece, l’attraversamento efficiente del confine italo-sloveno ha bisogno solo di sei chilometri di ferrovia fra Trieste e Koper, con Trieste che arriva a Divaccia via Koper e Koper che arriva a Tarvisio via Trieste”.
“Il confronto di oggi ha confermato che il sistema logistico e portuale europeo sta attraversando una trasformazione profonda, segnata da instabilità geopolitiche, crisi climatiche, vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e rapidi cambiamenti negli equilibri internazionali. In questo scenario i porti non possono essere più semplici luoghi di transito delle merci, ma infrastrutture strategiche chiamate a garantire continuità, resilienza e competitività ai territori e alle filiere produttive. Come Autorità di sistema portuale riteniamo essenziale agire su due direttrici: rafforzare le alleanze istituzionali e industriali e sviluppare la multimodalità del sistema logistico-portuale. Dobbiamo puntare quindi sulla collaborazione con i porti dell’Alto Adriatico valorizzandone le specificità, anche nell’ambito del Napa, unitamente al dialogo con interporti, aeroporti e nodi logistici regionali”, ha dichiarato Roberto Mantovanelli, direttore generale dell’Adsp di Venezia.
Nella foto Paolo Costa
Cosa significa davvero “Bandiera Verde” (e perché interessa ai genitori) Dietro una Bandiera Verde c’è un progetto avviato nel 2008 dal pediatra Italo Farnetani e cresciuto fino a coinvolgere oltre tremila specialisti italiani e stranieri. Sono loro a segnala…
L a scena è sempre quella: secchielli, braccioli, crema solare che profuma di cocco e un bambino che corre verso il mare. La differenza, quando si sceglie una spiaggia Bandiera Verde, è che tutto intorno è pensato per lui: sabbia che non graffia i piedini, acqua che scende dolcemente, giochi colorati, bagnini che controllano l’orizzonte e un bar pronto a scaldare un biberon. Non è una sensazione “a istinto”: è una selezione che nasce dal lavoro di migliaia di pediatri, che ogni anno indicano quali sono i litorali davvero a misura di famiglia.
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Cosa significa davvero “Bandiera Verde” (e perché interessa ai genitori)
Spiagge di Sabbia
Dietro una Bandiera Verde c'è un progetto avviato nel 2008 dal pediatra Italo Farnetani e cresciuto fino a coinvolgere oltre tremila specialisti italiani e stranieri.
Sono loro a segnalare le località che rispettano una serie di requisiti molto concreti: la spiaggia deve avere sabbia fine e pulita, spazi sufficienti tra gli ombrelloni perché i bimbi possano giocare e un fondale che scende in modo graduale, così da permettere ai piccoli di entrare in acqua senza “scalini” improvvisi.
La qualità dell’acqua di balneazione viene verificata facendo riferimento ai controlli ufficiali: ordinanze dei sindaci e rilevazioni delle agenzie regionali per l’ambiente. Non esistono autocandidature da parte dei Comuni e nessun pediatra riceve un compenso per partecipare all’indagine: il riconoscimento ha quindi una vera valenza sanitaria, oltre che turistica.
Fra i criteri indispensabili compaiono sempre la presenza di bagnini e servizi di salvataggio, aree gioco ben visibili, punti ristoro nelle vicinanze per spuntini veloci, oltre a spazi dove sia possibile allattare o cambiare un pannolino lontano dal sole di mezzogiorno.
L’idea di fondo è semplice: il mare deve essere un’esperienza di gioco e aria aperta, ma con una cornice organizzata che riduca al minimo lo stress dei grandi.
Nel corso degli anni la mappa si è allargata: dalle prime 10 spiagge del 2008 si è arrivati a oltre 150 località selezionate, quasi tutte in Italia ma con un piccolo gruppo di destinazioni anche in Europa e in Africa.
A guidare la classifica per numero di spiagge adatte ai bambini sono soprattutto Calabria, Sicilia e Sardegna, mentre in termini di densità lungo la costa spiccano l’Abruzzo, le Marche e la Riviera romagnola, tanto che è ormai diffusa l’espressione “Riviera dei bambini” per indicare questo tratto di Adriatico dai servizi estremamente family friendly.
La geografia delle spiagge per bambini: dall’Adriatico alle isole e oltre
Grado
Guardare la cartina delle Bandiere Verdi significa attraversare praticamente tutta la costa italiana, con qualche puntata fuori confine.
All’estremo nord si trova Grado, in Friuli Venezia Giulia, che apre la lista dei litorali adatti ai più piccoli; all’opposto, il punto più meridionale è Santa Maria del Focallo, nel comune di Ispica, in provincia di Ragusa.
Muovendosi verso ovest, la località più “laterale” è La Caletta sull’isola di San Pietro, nel territorio di Carloforte, in Sardegna, mentre l’estremità orientale del Mediterraneo “a misura di bambino” è segnata da Otranto, in provincia di Lecce.
Le regioni insulari sono protagoniste: la Sardegna conta numerose spiagge certificate, da Alghero al Poetto di Cagliari, da San Teodoro alla costa di Tortolì, con arenili ampi, sabbia chiara e fondali bassi che consentono ai bambini di giocare in riva per ore.
San Vito lo Capo
In Sicilia la lista è altrettanto lunga: si va da San Vito Lo Capo e Cefalù alle spiagge del Ragusano come Marina di Ragusa, Scoglitti o Sampieri, senza dimenticare località balneari urbane come la Playa di Catania o Mondello, il lungomare sabbioso di Palermo.
Sulla terraferma, l’Adriatico è un susseguirsi di Bandiere Verdi: in Emilia Romagna compaiono nomi storici del turismo family come Rimini, Riccione, Cesenatico, Bellaria-Igea Marina e i Lidi ravennati, tutti caratterizzati da stabilimenti organizzati, animazione, passeggini che scorrono senza intoppi su lunghe passerelle.
Numana
Proseguendo verso sud, le Marche alternano spiagge morbide e fondali bassi – come a San Benedetto del Tronto, Cupra Marittima, Senigallia, Porto Recanati, Numana – a tratti più scenografici come Sirolo, dove si può combinare la giornata di mare con una passeggiata tra i vicoli bianchi affacciati sul Conero.
Roccella Ionica
La Calabria, con il maggior numero di località certificate, offre litorali sia sul Tirreno che sullo Ionio: da Praia a Mare e Palmi fino alle spiagge di Roccella Jonica, Siderno, Soverato, Squillace, Capo Vaticano e Isola di Capo Rizzuto.
Marina di Camerota
Le coste campane non sono da meno e la provincia di Salerno detiene un primato significativo con ben nove Bandiere Verdi, distribuite tra Agropoli, Santa Maria di Castellabate, Marina di Camerota, Pisciotta, Sapri, Pollica-Acciaroli-Pioppi e Positano, dove anche le iconiche spiagge come la Spiaggia Grande, Fornillo e Arienzo vengono lette con un occhio attento alle esigenze dei più piccoli.
Sabaudia
Al centro, regioni come Toscana e Lazio propongono tratti di costa sabbiosa che funzionano bene per famiglie con bambini piccoli: Viareggio, Marina di Pietrasanta, Forte dei Marmi, Follonica, Castiglione della Pescaia e l’Argentario in Toscana; Sperlonga, San Felice Circeo, Sabaudia, Terracina, Gaeta e l’isola di Ventotene nel Lazio, dove le spiagge premiate si affacciano su acque generalmente tranquille d’estate.
Per chi guarda oltre i confini nazionali, l’elenco si allarga a Malaga, Marbella, Fuengirola ed Estepona in Spagna, alla città di Costanza sul Mar Nero in Romania, a La Marsa in Tunisia e a località in Tanzania come Coco Beach a Dar es Salaam e Kendwa.
In questi casi il riconoscimento non riguarda solo il mare, ma l’intero contesto di vacanza: strutture ricettive pronte ad accogliere famiglie, possibilità di abbinare il soggiorno ai parchi nazionali africani e all’incontro con la fauna locale, con una dimensione intercontinentale che i pediatri considerano persino uno stimolo alla crescita dei bambini.
Come scegliere la spiaggia giusta (e organizzare il viaggio in pratica)
Bandiere Verdi
La mappa delle Bandiere Verdi è ampia, ma la scelta della spiaggia “giusta” dipende molto dall’età dei bambini e dallo stile di viaggio della famiglia.
Chi viaggia con neonati spesso preferisce spiagge facilmente raggiungibili in auto, con parcheggi vicini e stabilimenti attrezzati per allattamento e cambio pannolini.
In questo caso funzionano bene le località con lunga tradizione di turismo familiare come Rimini, Jesolo, Finale Ligure, Cattolica, Lignano Sabbiadoro, dove è facile trovare farmacie, pediatri e supermercati nel raggio di pochi minuti.
Le famiglie con bimbi in età scuola primaria possono invece valutare zone dove al mare si affiancano escursioni culturali o naturalistiche: un soggiorno a Otranto può includere una visita al centro storico e all’entroterra salentino, una vacanza a Marsala permette di raggiungere le saline e le isole vicine, qualche giorno a Numana o Sirolo si può abbinare alle passeggiate sul Monte Conero o alle città d’arte marchigiane.
Per gli spostamenti, molte località Bandiera Verde sono servite dalla rete ferroviaria con stazioni a ridosso del lungomare: è il caso di diversi centri sulla costa adriatica di Romagna, Marche, Abruzzo e Puglia, così come di varie spiagge liguri e tirreniche. Questo rende praticabile anche il viaggio in treno, spesso più rilassante con bambini piccoli rispetto alle lunghe ore di guida.
L’aereo entra in gioco soprattutto per le destinazioni insulari e internazionali. Secondo i pediatri coinvolti nel progetto, il volo non è considerato un mezzo sconsigliato durante l’infanzia, nemmeno su tratte lunghe; anzi, viene visto sempre più come una soluzione comoda per ridurre i tempi di spostamento verso mete lontane, soprattutto quando le famiglie scelgono località vicine agli aeroporti. È comunque importante pianificare orari compatibili con il ritmo sonno-veglia dei bambini, avere con sé qualcosa da sgranocchiare in caso di attese e prevedere giochi leggeri o libri per tenerli occupati.
Per quanto riguarda il periodo migliore, la fascia che va dalla fine della scuola all’inizio dell’autunno è quella più sfruttata dalle famiglie, ma spesso i mesi di giugno e settembre garantiscono ancora temperature miti, mare sfruttabile e spiagge meno affollate, con un impatto positivo sia sulla serenità dei bambini sia sul budget complessivo del viaggio.
Un accorgimento utile, soprattutto nelle località molto gettonate come San Vito Lo Capo, Gallipoli, Marina di Camerota o alcune spiagge della Sardegna, è la prenotazione con largo anticipo di struttura e servizi in spiaggia, per evitare di ritrovarsi a cercare ombra nelle ore più calde.
Chi preferisce una gestione più libera può optare per spiagge cittadine come Pescara, Catania-Playa o Mondello, dove bar, supermercati e servizi sono distribuiti lungo il litorale e permettono una maggiore flessibilità.
Consigli pratici per godersi le Bandiere Verdi con bambini di età diverse
Spiagge Pediatri
Una stessa spiaggia Bandiera Verde può essere vissuta in modi molto diversi a seconda dell’età dei figli. Con bimbi 0-3 anni, la priorità è spesso la gestione del caldo e dei ritmi: ombrelloni con spazio sufficiente per passeggino e borse, accessi in sabbia o passerelle adatte alle ruote, breve distanza tra stabilimento e alloggio.
In località come Follonica, Viareggio, Roseto degli Abruzzi o Margherita di Savoia, i lungomari pianeggianti facilitano spostamenti brevi anche con carrozzine e tricicli.
Tra i 4 e i 12 anni entrano in gioco gli spazi di gioco: campetti sulla sabbia, aree con scivoli e altalene, mini-club, tratti di mare dove si possono sperimentare i primi giochi in acqua con tavole, gonfiabili e palloni.
Le spiagge della Riviera romagnola, di molte località delle Marche, della Calabria ionica o di zone come Ostuni, Porto Cesareo, Marina di Pescoluse sono note per l’attenzione a questo tipo di servizi. In Sardegna, luoghi come Torre Grande a Oristano o il litorale di Orosei-Berchida-Bidderosa coniugano mare trasparente e sabbia ampia, dove i bambini possono costruire intere “città” di castelli senza intralciare il passaggio.
Un vantaggio spesso sottovalutato delle Bandiere Verdi è la presenza capillare di bar e chioschi vicini alla riva, utili non solo per i gelati del pomeriggio ma anche per avere acqua fresca a disposizione, scaldare un biberon o reperire qualcosa di semplice da mangiare senza dover rientrare in struttura. In molte località, soprattutto nei centri più grandi come Jesolo, Caorle, Anzio, Gallipoli o Cefalù, il lungomare serale si trasforma in una lunga passeggiata tra giostre, gelaterie e locali con tavoli all’aperto, dove si può cenare senza formalità e lasciare che i bambini si muovano in relativa libertà.
Un ultimo aspetto importante riguarda le aspettative: il fatto che una località non compaia nell’elenco delle Bandiere Verdi non significa che non sia adatta ai bambini, ma semplicemente che non soddisfa tutti i criteri fissati dai pediatri. La lista è uno strumento in più, utile per chi desidera un quadro chiaro dei servizi family già presenti sul territorio. Il resto lo fanno l’organizzazione, la scelta dell’orario giusto per andare in spiaggia e la capacità di assecondare i tempi dei più piccoli, trasformando qualche giorno di mare in uno dei ricordi più nitidi della loro infanzia.