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Porti & ambiente — le notizie raccolte

Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 4854 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.

Articoli per area ambientale
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Il porto di Palermo avvia l’integrazione dei droni nelle proprie attività
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-23 📍 Palermo it
Siglato l'accordo con STRADAai per coordinare il volo dei droni nell'area dello scalo siciliano L'articolo Il porto di Palermo avvia l’integrazione dei droni nelle proprie attività proviene da Shipping Italy .
L’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia Occidentale e la società STRADAai hanno firmato un protocollo d’intesa volto a introdurre l’uso dei droni e dei sistemi di mobilità aerea avanzata nelle attività portuali. L’accordo, firmato dal presidente dell’Adsp Annalisa Tardino e dall’amministratore delegato dell’azienda Giulio Segurini, avvia un percorso triennale di cooperazione istituzionale e tecnica incentrato sulla sperimentazione delle tecnologie Uas e dei sistemi U-space, ovvero servizi digitali che permettono di ‘organizzare il traffico dei droni’, come avviene per gli aerei, ma a bassa quota. Il primo passo fondamentale dell’iniziativa consiste nella formalizzazione della richiesta per l’istituzione dello U-space presso le autorità competenti. Con questo sistema digitale potranno essere regolamentati e coordinati i flussi dei droni in sicurezza, evitando interferenze con le normali operazioni portuali e ottimizzando la sorveglianza e la logistica dell’area. Con questa architettura tecnologica, il porto di Palermo intende definire un modello operativo efficiente e replicabile in ambito nazionale ed europeo, conforme alle attuali normative sulla mobilità aerea. Sul piano pratico, la collaborazione prevede l’impiego dei dispositivi per una serie di attività specialistiche che vanno dal monitoraggio ambientale e ispettivo delle banchine e delle navi fino al supporto alla security e alla gestione delle emergenze. Il programma attribuisce inoltre particolare rilevanza al fattore umano, contemplando percorsi di formazione e capacity building dedicati agli operatori locali e ai barcaioli, con l’intento di riqualificare le competenze professionali del personale in concomitanza con la transizione digitale dello scalo. La validità strategica della cooperazione trova riscontro anche a livello internazionale: STRADAai, in sinergia con Poliedra Sanità, è stata infatti selezionata per la seconda fase del programma europeo Step grazie al progetto Droneport Sicily. L’iniziativa, che vede al centro proprio l’Autorità di Sistema portuale siciliana, è focalizzata sullo sviluppo di soluzioni per la continuità territoriale e il trasporto sanitario tramite droni tra i porti e le isole. I vertici delle due realtà hanno espresso soddisfazione per l’intesa, evidenziando come l’adozione di strumenti digitali e di monitoraggio avanzato rappresenti una risorsa concreta per aumentare la resilienza e la competitività del porto nel bacino del Mediterraneo. Nei prossimi mesi il piano operativo entrerà nel vivo con la mappatura delle zone geografiche Uas, lo svolgimento di workshop tecnici e l’avvio di almeno un progetto pilota, sfruttando anche le opportunità di accesso ai finanziamenti europei dedicati alle infrastrutture di volo. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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È il mare più cristallino della Sicilia: un paradiso tra cave spettacolari e giardini segreti da scoprire in bici
📰 Thewom.it 📅 2026-06-19 📍 Palermo it Rumore · acque · biodiversità
Dove si trova Favignana e come arrivare davvero preparati Favignana è la maggiore delle isole Egadi, davanti alla costa occidentale della Sicilia, proprio di fronte a Trapani. Vederla su una mappa aiuta a capire perché è così comoda: è abbastanza vicina alla …
I l primo impatto con Favignana spesso è un rumore preciso: quello delle biciclette sul selciato e del vento che arriva dal mare senza ostacoli. Il porto, i gommoni che vanno e vengono da Trapani, le cassette di pesce fresco, il profumo di salsedine e di tonno alla griglia: in pochi minuti è chiaro che qui la vita gira intorno all’acqua. L’isola sembra piccola, ma tra cave di tufo, giardini sotterranei, antiche tonnare e calette color smeraldo, riempie senza sforzo un weekend lungo (e spesso fa venire voglia di tornare). Preferisci ascoltare il riassunto audio? Nell'articolo Dove si trova Favignana e come arrivare davvero preparati Favignana Favignana è la maggiore delle isole Egadi, davanti alla costa occidentale della Sicilia, proprio di fronte a Trapani. Vederla su una mappa aiuta a capire perché è così comoda: è abbastanza vicina alla terraferma da permettere gite in giornata, ma sufficientemente separata per dare subito la sensazione di “staccare”. Per raggiungerla il punto di riferimento è il porto di Trapani, da cui partono sia aliscafo sia traghetti diretti all’isola. Gli aliscafi trasportano solo passeggeri e coprono la distanza in tempi brevi, mentre i traghetti, più lenti, consentono il trasporto delle auto. Le corse aumentano in estate, ma è sempre prudente verificare orari aggiornati e condizioni del mare, soprattutto se si viaggia in bassa stagione. Arrivando da altre parti d’Italia, il percorso più semplice passa dagli aeroporti di Trapani o di Palermo, collegati alla città con bus e servizi privati: in poco tempo ci si ritrova al porto con il biglietto in mano. Chi viaggia in auto può raggiungere Trapani via autostrada da Messina, Catania o Palermo, lasciare il mezzo in un parcheggio vicino agli imbarchi e muoversi poi a piedi e in bici sull’isola, scelta spesso più pratica e leggera. Una volta sbarcati, il primo consiglio concreto è questo: fermarsi subito in uno dei noleggi vicino al porto e prendere una bicicletta o uno scooter. Favignana è quasi completamente pianeggiante, le distanze sono brevi e in pochi minuti ci si ritrova con il mare davanti, senza il pensiero del parcheggio e del traffico. Esistono anche bus locali, utili per alcuni spostamenti, ma con orari meno flessibili rispetto alle due ruote. Il periodo più piacevole per arrivare va da maggio a settembre, con giugno e settembre come mesi più equilibrati per temperature, luce e affollamento. Nei mesi centrali dell’estate le spiagge sono molto frequentate, ma il mare ha colori che restano impressi per anni. Spiagge, calette e punti panoramici: come organizzare il giro dell’isola Favignana Favignana non è solo una: sono almeno trentatré chilometri di costa da scoprire, tra sabbia chiara, scogliere e grotte modellate dal vento e dalla mano dell’uomo. È utile dividere mentalmente l’isola in due versanti, orientale e occidentale, per costruire itinerari ragionati. Sul lato orientale si concentrano alcune delle spiagge più note. Cala Azzurra è la più immediata: sabbia morbida, fondale basso e acqua chiara che assume sfumature chiare quasi lattiginose. È una zona molto amata da famiglie con bambini proprio per l’accesso semplice e per il mare tranquillo. Poco distante, Lido Burrone propone un lungo tratto sabbioso, con mare graduale e servizi vicini, un punto comodo se si cerca una base attrezzata per passare l’intera giornata tra bagni e partite a racchettoni. Il nome che ricorre più spesso quando si parla di Favignana è però Cala Rossa. Qui il paesaggio cambia: al posto della sabbia ci sono pianori di tufo, terrazze naturali, discese scavate nella roccia e un mare che passa dal turchese acceso al blu intenso man mano che il fondale si approfondisce. L’accesso a piedi richiede un minimo di attenzione e soprattutto scarpette da scoglio: la ricompensa è nuotare in un’ampia insenatura dove l’acqua resta trasparente anche quando c’è movimento. Poco oltre, il Bue Marino racconta la storia delle antiche cave. Le pareti “tagliate” a blocchi, i corridoi che si aprono verso il mare, i salti ideali per i tuffi e i giochi di luce tra gli anfratti creano uno scenario molto diverso dalle classiche spiagge da cartolina. Qui l’accesso è su roccia, il sentiero che scende è ripido in alcuni tratti e richiede passo fermo, ma gli amanti dello snorkeling trovano uno dei punti più interessanti dell’isola. Spostandosi verso occidente la costa diventa più selvaggia e meno costruita. Cala Rotonda è una baia ad arco con scogli e piccole porzioni di sabbia, molto apprezzata anche per una grotta accessibile ai subacquei a qualche metro di profondità. Più avanti, verso Punta Sottile, ci si ritrova davanti a spiaggette minute come Cala del Pozzo o piccoli ingressi al mare come Cala Grande, con l’orizzonte che al tramonto si colora dietro il profilo di Marettimo. È il versante giusto per chi cerca più silenzio e ha voglia di esplorare. Sul fronte nord si incontrano altre zone interessanti come Cala Faraglioni, con pareti rocciose che fanno da barriera naturale, e i Calamoni, un tratto in cui sabbia e scogli bassi si alternano, perfetto per un bagno veloce tra un giro in bici e l’altro. Da non trascurare la Grotta Perciata, cavità aperta verso il cielo in cui il mare entra formando una specie di piscina naturale, e piccole spiagge come Marasolo, con sabbia fine e acqua calma. Per avere un quadro completo vale la pena inserire nel programma un giro in barca dell’isola. Vedere Cala Rossa, Bue Marino, grotte e faraglioni direttamente dal mare aiuta a capire come sono disposte le calette e permette di raggiungere punti accessibili con più difficoltà da terra, come la Grotta degli Innamorati citata spesso dai barcaioli locali. Esistono sia tour condivisi in barca o gommone, sia noleggi di piccole imbarcazioni, ma è fondamentale informarsi sulle regole dell’Area Marina Protetta Isole Egadi, la più estesa d’Europa, che definisce zone, limiti di velocità e divieti di ancoraggio. Storia, cave e tonnare: cosa vedere oltre il mare Favignana Dietro le spiagge di Favignana c’è una storia lunga e per nulla superficiale. Le cave di tufo, il castello in cima alla montagna, la tonnara dei Florio, i giardini ipogei: tutto racconta di lavoro, fatica e ingegno. Il grande protagonista del passato recente è l’Ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, a pochi minuti a piedi dal porto. Questo enorme complesso era una delle più grandi tonnare del Mediterraneo: nei capannoni si conservavano barche, reti e attrezzature, ma soprattutto si lavorava il tonno rosso, cucinato in grandi caldaie e conservato in latte sott’olio di oliva proveniente dalla Sicilia occidentale. Oggi gli spazi sono stati restaurati e trasformati in un museo che racconta l’epopea della famiglia Florio, la tecnica della mattanza e il ruolo centrale della tonnara per l’economia dell’isola. Le vecchie caldaie, le sale delle conserve e le fotografie d’epoca aiutano a visualizzare come doveva essere l’isola in piena stagione di pesca. Alle spalle del paese, sulla vetta del Monte Santa Caterina, si intravede il profilo del Castello di Santa Caterina, fortificazione che domina le Egadi e la costa siciliana. La salita non è banale, specie nelle ore più calde, ma una volta in cima la vista si apre a 360 gradi: si riconoscono Levanzo, Marettimo, la costa trapanese e, nelle giornate più limpide, anche le saline verso Marsala. Il forte ha avuto vite diverse: torre saracena, presidio normanno, carcere in epoca borbonica, punto militare nel Novecento. Oggi è abbandonato, ma ancora visitabile, con ambienti spogli che conservano scritte sui muri e tracce delle varie destinazioni d’uso. Servono scarpe comode e una torcia se si vuole esplorare le parti interne. Un altro volto dell’isola si scopre nei giardini ipogei. Le antiche cave di tufo, una volta esaurite, sono diventate con il tempo veri e propri giardini sotterranei, spesso sfruttati dagli abitanti per coltivare in un ambiente più riparato dal vento. L’esempio più noto è il Giardino dell’Impossibile di Villa Margherita, nato dal lavoro di Maria Gabriella Campo, che ha trasformato circa 35.000 metri quadrati di cave dismesse in un labirinto verde con oltre 300 specie vegetali provenienti da vari Paesi. Tra gallerie, corridoi scolpiti e cortili, spuntano alberi da frutto, cespugli di piante aromatiche, cactus e piante esotiche. La visita, che richiede tempo e deve essere prenotata, è una delle esperienze più particolari per chi è curioso di capire come il paesaggio estrattivo sia stato riconvertito. Chi ama le passeggiate urbane può dedicare mezza giornata al centro storico. Le case basse intonacate, le stradine pavimentate in pietra chiara e le tre piazze principali – piazza Marina (l’antica Camparia), piazza Europa e piazza Madrice – sono il teatro della vita quotidiana. Piazza Madrice ospita la chiesa parrocchiale, piazza Europa il municipio e la statua di Ignazio Florio, testimonianza di quanto la famiglia abbia inciso sul destino dell’isola. La sera la via principale si riempie di persone che passeggiano, gelati in mano e bici al fianco, con tavolini all’aperto e profumo di pesce alla griglia che arriva dalle trattorie. Sotto la superficie del mare, un altro capitolo: l’area marina protetta custodisce decine di siti di immersione, tra grotte, secche e pareti ricoperte di gorgonie e spugne. Zone come la Galeotta sono note per i banchi di saraghi e salpe, mentre la grotta di Cala Rotonda è adatta anche a chi ha poca esperienza. La presenza della posidonia, fondamentale per la biodiversità, rende le acque particolarmente ricche di vita. I diving center locali organizzano corsi, uscite giornaliere e pacchetti dedicati. Per capire a fondo le Egadi, infine, è interessante dedicare almeno un giorno alle altre isole. Levanzo conserva un’atmosfera di piccolo villaggio di pescatori e un patrimonio unico nella Grotta del Genovese, con pitture e incisioni preistoriche. Marettimo, più lontana, è la più montuosa e viene spesso scelta per tour in barca tra grotte e calette. Da Favignana le due isole si raggiungono sia con aliscafi di linea sia con escursioni organizzate. Vita quotidiana, cibo e consigli pratici per godersi l’isola Favignana Favignana vive molto di ritmi lenti: ci si muove in bici, si pranza spesso all’aperto, si rientra al tramonto senza fretta, si esce di nuovo la sera per un aperitivo in piazza o una passeggiata verso il porto. Organizzare la giornata seguendo luce e mare è il modo più naturale per conoscerla. Dal punto di vista gastronomico, l’isola è un riferimento per chi ama il pesce. La tradizione della tonnara ha lasciato in eredità una serie di piatti incentrati sul tonno in tutte le sue parti: polpette, “tunnina” in agrodolce, spaghetti con bottarga, lattume fritto o conservato sotto sale. Non mancano i grandi classici della Sicilia occidentale come il cous cous di pesce alla trapanese, varianti locali di pasta con le sarde, sarde a beccafico, pane cunzato condito con olio, pomodoro, origano e spesso alici o formaggio. Uno sguardo al menù dei ristoranti mostra anche piatti a base di pesce azzurro – sgombri, sarde, lampughe – che raccontano una cucina legata a quello che il mare offre. Chi ha passione per i dolci trova cannoli, cassata e soprattutto le cassatelle ripiene di ricotta e scaglie di cioccolato, tipiche del Trapanese e dell’area di Erice. In alcune pasticcerie e laboratori artigianali si trovano ancora preparazioni casalinghe firmate da signore dell’isola, con ricette tramandate da generazioni. Da assaggiare anche i liquori locali realizzati con erbe dell’isola, spesso serviti a fine pasto. Per quanto riguarda il clima, tra maggio e settembre il tempo è in genere stabile e soleggiato, con acqua che si scalda progressivamente. Chi preferisce nuotare ma non ama la folla tende a scegliere giugno e settembre, quando le giornate sono ancora lunghe, i prezzi più morbidi rispetto all’alta stagione e le spiagge hanno spazi più ampi. Luglio e agosto portano più servizi e locali aperti, ma anche un flusso maggiore di visitatori. Dal punto di vista organizzativo, per entrare davvero nel mood dell’isola vale la pena prevedere almeno 2-3 giorni pieni. Un giorno solo può bastare per un tour rapido in barca e un gelato in piazza, ma è con qualche notte in più che si riesce a combinare mare, cultura e vita serale. Un esempio di ritmo possibile: un giorno dedicato al lato est (Cala Azzurra, Lido Burrone, Cala Rossa), un giorno al lato ovest (Cala Rotonda, Cala del Pozzo, tramonto a Punta Sottile), uno dedicato allo stabilimento Florio, al centro storico, ai giardini ipogei o a una gita a Levanzo.
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“Mio figlio rischiava la vita, a Palermo ci dissero che la situazione era troppo complicata per loro. In Germania l’hanno salvato”: così Jurgen Klinsmann
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-06-10 📍 Palermo it
Quelli appena trascorsi sono stati mesi difficili per Jurgen Klinsmann, ex attaccante di Inter e Sampdoria e campione del mondo con la Germania Ovest nel 1990. L’ex commissario tecnico tedesco ha raccontato le settimane di apprensione vissute dopo il grave in…
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Quelli appena trascorsi sono stati mesi difficili per Jurgen Klinsmann, ex attaccante di Inter e Sampdoria e campione del mondo con la Germania Ovest nel 1990. L’ex commissario tecnico tedesco ha raccontato le settimane di apprensione vissute dopo il grave infortunio del figlio Jonathan, portiere del Cesena. L’episodio risale al 18 aprile, durante la sfida sul campo del Palermo. In seguito a uno scontro di gioco con Ranocchia, Jonathan Klinsmann ha riportato la frattura di una vertebra cervicale. In un’intervista al Resto del Carlino, il padre ha spiegato che i momenti più delicati sono stati quelli compresi tra l’infortunio e l’operazione, effettuata quattro giorni più tardi. “Sì, è stato in pericolo fino all’intervento”, ha raccontato Klinsmann, ricordando la forte preoccupazione di quei giorni. Secondo quanto riferito dall’ex attaccante, a Palermo i medici avrebbero giudicato il caso troppo complesso da gestire in loco. Per questo motivo la famiglia ha deciso di trasferire Jonathan in Germania con un volo organizzato appositamente. Il portiere è stato poi operato nella clinica universitaria di Heidelberg. “Lì gli hanno salvato la vita“, ha dichiarato Klinsmann. La fase più critica è ormai superata e Jonathan Klinsmann sta recuperando positivamente. Giovedì 11 giugno è prevista un’ultima visita di controllo, che servirà a valutare i tempi necessari per il ritorno in campo. Una notizia attesa con fiducia anche dal Cesena.
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Export di finto olio Evo bloccato in porto ad Augusta
📰 ShippingItaly Media 📅 2026-06-01 📍 Palermo it
La merce, per oltre 1,5 tonnellate, era diretta in container a Tbilisi L'articolo Export di finto olio Evo bloccato in porto ad Augusta proviene da Shipping Italy .
Circa 1.500 chilogrammi di olio etichettato come extra-vergine sono stati bloccati nel porto di Augusta all’interno di un container diretto a Tbilisi, in Georgia. L’operazione è scaturita da uno dei molteplici controlli operati dal personale dell’Agenzia delle Dogane di Siracusa e dei finanzieri del Comando Provinciale, volti a verificare il rispetto della normativa vigente in materia di traffici commerciali e tutela del mercato in particolare nel terminal container dello scalo siciliano. Nel dettaglio – si legge in una nota delle Dogane – gli accertamenti tecnici, eseguiti dal Laboratorio Chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli/Asi di Palermo, hanno consentito di appurare che il prodotto, in realtà, apparteneva alla categoria dell’olio ‘vergine’ e pertanto non era conforme alla qualità dichiarata in etichetta. Da lì il sequestro della spedizione, nonché il deferimento alla Procura della Repubblica di Siracusa del titolare della società esportatrice, per i reati di cui agli artt. 515 e 517 del Codice penale, ovvero di frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
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A Ustica la Summer School di biologia marina, porto e ambiente: una sfida comune - PalermoToday
📰 PalermoToday 📅 2026-05-27 📍 Palermo it Aria · inquinamento Elettrificazione · cold ironing Rumore · acque · biodiversità
A Ustica la Summer School di biologia marina, porto e ambiente: una sfida comune PalermoToday
L'isola di Ustica si è trasformata ancora una volta in un laboratorio scientifico. Oggi ha preso il via la quarta edizione di "Ustica One Health 2026", la Summer School in biologia marina applicata organizzata dall'Ordine dei biologi della Sicilia in collaborazione con il Biodiversity Gateway dell'Università degli studi di Palermo, l'Area marina protetta isola di Ustica e il Comune di Ustica. Al centro del programma: biodiversità, salute degli ecosistemi e l'approccio integrato One Health, il modello che considera inscindibili la salute umana, animale e ambientale. Tra gli ospiti dell'evento, Annalisa Tardino, presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale, che ha portato una prospettiva inedita: quella delle infrastrutture portuali come attori della transizione ecologica. "Spesso immaginiamo il porto come un luogo esclusivamente legato alla movimentazione delle merci, ai traffici e alle grandi infrastrutture. In realtà, oggi la vera sfida è un'altra: comprendere come la vita di un porto possa convivere con l'attenzione alla sostenibilità. La risposta sta nella capacità di superare una visione che contrappone sviluppo e tutela ambientale. Questo significa investire nell'elettrificazione delle banchine per ridurre le emissioni delle navi in sosta, sviluppare sistemi energetici innovativi, migliorare il monitoraggio della qualità dell'aria e delle acque, rendere più efficienti i collegamenti intermodali e progettare infrastrutture capaci di integrarsi con il territorio. La sostenibilità, tuttavia - ha concluso Tardino - non è soltanto una questione ambientale. È anche sostenibilità sociale ed economica: significa garantire lavoro, creare valore per le comunità locali, dialogare con i territori e costruire sviluppo senza compromettere le risorse future". Il tema della cooperazione tra sapere scientifico e governance istituzionale ha trovato spazio anche nell'intervento di Alessandro Pitruzzella, presidente dell'Ordine dei biologi di Sicilia. "Avvieremo un protocollo d'intesa con l'Autorità di sistema portuale della Sicilia occidentale - ha sottolineato - per rafforzare le attività di monitoraggio ambientale, contrasto all'inquinamento e salvaguardia del litorale. Un passo concreto che unisce competenze scientifiche e istituzionali nell'ottica One Health". L'iniziativa si inserisce in una visione più ampia, riassunta nelle parole di Tardino: "L'approccio di One Health ci ricorda proprio questo: non esiste una salute dell'economia separata dalla salute dell'ambiente e delle persone. Esiste un unico equilibrio da costruire e proteggere". PalermoToday è anche su Mobile!Scarical’App per rimanere sempre aggiornato. © Riproduzione riservata
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Nuova intimidazione a Sicily by Car: dopo i colpi di kalashnikov, incendiate 20 auto in un deposito nel Palermitano
📰 Ilfattoquotidiano.it 📅 2026-05-27 📍 Palermo it
Un raid violento e rapido. Tre giovani scavalcano la recinsione, gettano benzina sulle auto, accendono il fuoco e fuggono. Venti auto andate in fiamme in pochi minuti, di cui dieci completamente distrutte. È successo nella notte, nel deposito Sicily by Car di…
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Un raid violento e rapido. Tre giovani scavalcano la recinsione, gettano benzina sulle auto, accendono il fuoco e fuggono. Venti auto andate in fiamme in pochi minuti, di cui dieci completamente distrutte. È successo nella notte, nel deposito Sicily by Car di Carini (Palermo) della società di noleggio dell’imprenditore palermitano Tommaso Dragotto, inaugurata appena 20 giorni fa. Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza che ha colpito la città di Palermo e che, da diversi mesi, è tornata a terrorizzare imprenditori, commercianti e cittadinanza. Ma anche il secondo episodio intimidatorio nei confronti di Sicily by Car, che nella notte dello scorso 20-21 marzo, è stata attaccata da un commando che ha esploso 30 colpi di kalashnikov contro il deposito auto nel quartiere San Lorenzo, colpendo quattro macchine. “Abbiamo visto le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Ci sono tre giovani che scavalcano la ringhiera gettano benzina sulle auto e fuggono via. In tre minuti hanno dato fuoco alle auto. Non mi è arrivata alcuna richiesta e se dovesse arrivare non avranno mai nulla. Io non mi piego”, ha commentato l’imprenditore Dragotto. Escalation di violenza La città di Palermo sembra ripiombata negli anni ’80, quando era stata ribattezzata Beirut, per i numerosi omicidi di mafia che insanguinavano le strade del capoluogo siciliano. Di mira sono state prese le attività commerciali, ma sono numerosi anche gli episodi di violenza privata e sparatorie. Nella notte tra il 23 e 24 novembre, diverse bottigliette di plastica riempiete di benzina e con un biglietto con la scritta “5 mila euro” sono state lasciate davanti l’ingresso di alcune attività commerciali a Sferracavallo, frazione balneare del capoluogo siciliano. Dopo diversi mesi di silenzio, torna gli episodi di violenza. Tra il 27 e 28 marzo, una macchina rubata è stata incendiata dentro l’autolavaggio Q8 nel quartiere Tommaso Natale. Tra l’8 e 9 aprile, 30 colpi di kalashnikov sono esplosi contro un’autorimessa a Sferracavallo, e alcune settimane dopo, sempre nello stesso borgo marinaro, alle 2 e mezza di notte tra il 24 e 25 aprile, la banda del Ak-45 spara altri 30 colpi contro il ristorante “Al Brigantino”. Il giorno successivo, il bersaglio del raid è un barbiere a cui viene lasciato come messaggio la testa di un manichino, dopo che alcune persone si sono introdotte nel suo salone spaccando la saracinesca e rubando alcuni oggetti. La notte del 10 maggio, nella Zona Espansione Nord (Zen), in successione vengono esplosi 5 colpi di fucile contro la vetrina del panificio Armanio’s Bakery (Zen), e quattro colpi di pistola contro la saracinesca della macelleria da Totuccio. Alcuni giorni dopo (13-14 maggio), spuntano ancora una volta le bottigliette di plastica riempite di benzina e il bigliettino “5 mila euro”, questa volta lasciate davanti alcuni lidi balneari a Isola delle Femmine. Cani sciolti o una regia mirata? Sugli episodi indaga da diversi mesi la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata dal procuratore capo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio. Gli imprenditori vittima dei raid violenti hanno ribadito più volte di non aver ricevuto richieste estorsive e di minacce prima degli attacchi. Eppure il modus operandi risulta agli inquirenti alquanto anomalo. Il “pizzo” viene chiesto dopo una prima visita e ambasciata da parte del clan, e nel caso in cui non si ha voglia di pagare, si passa alla violenza. In questi casi invece, gli estortori non si sarebbero presentati di persona, ma avrebbero lasciato le bottigliette di benzina e il biglietto “5 mila euro”. In seguito, avrebbero iniziato a sparare. In più, seppure a Palermo proliferi la diffusione di coltelli e pistole, il kalashnikov (Ak-45) resta un’arma da guerra, quindi si presume che chi la utilizzi è in grado di reperire armi di un certo calibro. Chi c’è dietro? È la domanda che si pongono gli inquirenti. Giovani rampanti, che in stile “Gomorra” e magari sotto l’effetto di stupefacenti, puntano a conquistare il mercato di droga e racket, compiendo raid in più zone diverse per mostrare forza e coraggio? Oppure c’è dietro la regia di qualcuno, magari boss di un centro calibro e status, che innescano le libere scorribande per poi mostrarsi al momento giusto e riportare l’ordine? Una vecchia tecnica per “destabilizzare e poi stabilizzare”. Una cosa è certa, nella città di Palermo sono tornate in libertà diverse figure di spessore di Cosa Nostra, e molte altre hanno invece ottenuto speciali permessi premio di libertà vigilata. Tra i nomi più ricorrenti, c’è Giuseppe Serio, fratello di Nunzio e DomenicoSerio, entrambi arrestati nel blitz dei 180, Calogero Lo Piccolo, figlio di Salvatore il “barone di San Lorenzo”; e in fine Giuseppe Biondino, figlio di Salvatore, l’autista di Totò Riina, nonché nipote di Girolamo Biondino. Movida insanguinata Sullo sfondo però, resta un altro problema, quello dell’ordine pubblico nel capoluogo siciliano. Oltre al proliferare delle droghe, sono sempre più frequenti gli episodi di violenza privata che riguardano i giovani e la movida palermitana, sfociati in pieno centro città. Domenica scorsa è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale Villa Sofia, una 22 enne colpita da un proiettile vagante esploso dopo una rissa. Ad ottobre scorso, ha perso la vita Paolo Taormina (21 anni), ucciso con un colpo alla tempia sparato da Gaetano Maranzano (28 anni) al culmine di un diverbio. Il 15 settembre, il magazziniere Stefano Gaglio (39 anni) è stato freddato con quattro colpi di pistola dal cognato Giuseppe Cangemi (62 anni) davanti una farmacia, e non possiamo dimenticare la strage di Monreale, tra il 26 e 27 aprile, in cui hanno perso la vita Salvatore Turdo (23 anni), Massimo Pirozzo e Andrea Miceli (26) e sono rimasti feriti altri due ragazzi, uno di loro di soli 16 anni, freddati da tre giovani che hanno esploso 20 colpi di pistola. Nel dicembre 2023 invece, in appena una settimana, alcune risse sfociarono in far west nei pressi dei locali notturni della movida cittadina: prima un giovane esplose alcuni colpi di pistola in aria senza ferire nessuno, poi un 17enne uccise con due colpi di pistola Lino Celesia (22 anni) dentro la discoteca Notr3. La Prefettura di Palermo, dopo diverse riunioni di ordine pubblico e l’intervento del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, ha istituito alcune “zone rosse” nel centro della città, con controlli maggiori della forze dell’ordine. Ma al momento sembra non bastare.
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Sembra un altro pianeta: l’isola della Sicilia tra rocce nere e laghi termali dove non esistono spiagge
📰 Thewom.it 📅 2026-05-19 📍 Palermo it Salute · ambiente
L’isola nera del Canale di Sicilia: dove si trova e quando andarci Pantelleria è un pezzo di Sicilia in mezzo al mare, in realtà molto più vicina all’Africa che all’Italia: sta nel centro del canale di Sicilia, a circa 110 chilometri dalla costa siciliana e a…
I l primo impatto con Pantelleria è un contrasto netto: rocce nere, mare verde che vira al turchese, profumo di capperi e macchia mediterranea scaldata dal sole. Non ci sono spiagge di sabbia, né file di ombrelloni. Qui ci si stende sulla pietra lavica calda, si entra in acqua da scalette scavate nella roccia, si fa il bagno in un lago termale dentro la caldera di un vulcano. Una settimana a Pantelleria è una pausa lenta, fatta di bagni silenziosi, cene all’aperto e tramonti che tingono tutto di arancio e viola. Preferisci ascoltare il riassunto audio? Nell'articolo L’isola nera del Canale di Sicilia: dove si trova e quando andarci Pantelleria Pantelleria è un pezzo di Sicilia in mezzo al mare, in realtà molto più vicina all’Africa che all’Italia: sta nel centro del canale di Sicilia, a circa 110 chilometri dalla costa siciliana e a poco più della metà dalla Tunisia. È la quarta isola italiana per estensione, poco inferiore all’Elba, e appartiene alla provincia di Trapani. Questa posizione così isolata si sente in tutto: nel vento che arriva spesso teso, nella luce molto intensa, nella cucina che mescola ingredienti siciliani e influenze nordafricane. L’isola è di origine vulcanica: rocce nerissime, coni, colate antiche, sorgenti calde e fumarole creano paesaggi che cambiano a ogni curva. Il periodo più gettonato resta l’estate, quando il mare è più caldo e le giornate lunghissime, ma il clima mite la rende interessante anche nelle mezze stagioni, soprattutto se l’obiettivo non è solo il bagno ma anche trekking, terme naturali e degustazioni. In mesi meno affollati è più semplice vivere l’isola come la vivono i panteschi: ritmi lenti, dammusi silenziosi, pochi rumori oltre alle cicale e al vento. Pantelleria si raggiunge in due modi principali: via mare o via aereo. Dal porto di Trapani partono aliscafi veloci e traghetti più lenti ma comodi se si vuole imbarcare l’auto. In alternativa, l’aeroporto collega l’isola con Palermo, Trapani e Catania, e in estate si aggiungono spesso collegamenti da città come Milano e Roma, pensati proprio per chi vuole una fuga secca di una settimana senza scali in Sicilia. Dormire in un dammuso e muoversi sull’isola Pantelleria A Pantelleria la scelta dell’alloggio non è un dettaglio: dormire in un dammuso cambia completamente la percezione del viaggio. Si tratta delle costruzioni tipiche dell’isola, realizzate in pietra lavica a secco, con muri spessi e tetti a volta bianchi. La struttura è pensata per trattenere il fresco, resistere al vento e raccogliere l’acqua piovana: ogni dettaglio ha una funzione precisa, frutto di secoli di adattamento a un ambiente difficile. Quasi sempre il dammuso ha una terrazza ampia, spesso pavimentata in pietra, con sedute in muratura e cuscini, da vivere come un salotto all’aperto. La sera l’aria profuma di origano e finocchietto selvatico, il cielo è scuro e pieno di stelle, e l’unico rumore è il frinire degli insetti. La scelta della zona incide molto sul paesaggio: l’area di Scauri guarda verso ovest e regala tramonti diretti sul mare; dal lato opposto si apre lo scenario dell’alba, con la luce che sale dal mare e illumina progressivamente le terrazze coltivate. La cosiddetta “città di Pantelleria”, il centro principale con porto e servizi, è utile per commissioni, carburante e spostamenti, ma non è il contesto più affascinante per soggiornare se l’obiettivo è il relax. Per chi cerca silenzio e natura, le contrade e i dammusi sparsi nel verde offrono un’esperienza molto più coerente con lo spirito dell’isola. Per gli spostamenti è importante sapere che Pantelleria non è piccolissima e le baie più belle sono sparse lungo tutta la costa. Avere un mezzo proprio (auto o scooter) permette di raggiungere con facilità le cale, le cantine, i sentieri del parco nazionale e i punti panoramici. La strada perimetrale regala spesso scorci sul mare e passaggi tra vigneti di zibibbo coltivati con il sistema ad alberello, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio agricolo per la tecnica con cui le viti vengono protette dal vento. SCOPRI ANCHE: LE ISOLE DELLA SICILIA Una settimana tra mare, terme naturali e parco nazionale Pantelleria L’aspetto più sorprendente di Pantelleria è il mare senza spiagge di sabbia. Qui il bagno si fa da scogliere, piattaforme in legno e discese nella roccia. Le scarpette da scoglio non sono un vezzo ma un accessorio fondamentale per godersi l’acqua in tranquillità. Per chi cerca punti di accesso al mare relativamente comodi ci sono zone come Cala Tramontana, Cala Levante e Gadir, dove scalette e passerelle rendono più semplice entrare in acqua. Lì il mare ha spesso riflessi verde intenso che virano all’azzurro, con il contrasto netto della roccia nera. In molte altre porzioni di costa basta fermarsi lungo la strada, scendere verso una piattaforma naturale e tuffarsi: l’isola è quasi tutto un susseguirsi di rientranze, lastroni lavici e piccoli approdi. Arco dell'Elefante Uno dei simboli di Pantelleria è l’Arco dell’Elefante, una grande formazione rocciosa sul mare la cui forma richiama, in modo piuttosto evidente, la testa di un pachiderma che si piega sull’acqua. Si raggiunge sia da terra, nella zona di Cala Levante, sia via mare durante il giro dell’isola in barca. Sotto l’arco l’acqua è trasparente, con fondale visibile e sfumature che cambiano man mano che sale il sole. La natura vulcanica si manifesta anche nelle acque calde. A Sataria e nelle calette vicino al porticciolo di Scauri affiorano vasche naturali di acqua termale molto calda, quasi vasche da bagno scavate nella pietra. In piena estate la temperatura può risultare impegnativa, ma immaginare queste pozze fumanti in giornate più fresche, con il mare agitato a pochi metri, dà l’idea di quanto possano essere apprezzate fuori stagione. All’interno dell’isola il protagonista è il Lago di Venere (chiamato anche Specchio di Venere), un bacino di origine vulcanica senza sbocchi sul mare. L’acqua ha tonalità diverse, dal verde chiaro al turchese lattiginoso, e lungo le sponde emergono zone calde alimentate da sorgenti termali. Sul fondale si forma un fango fine, che molti utilizzano per uno scrub naturale all’inizio della vacanza: la pelle resta liscia, pronta a prendere colore con più uniformità. Attorno al lago il paesaggio è molto verde, con canneti e colline che fanno da cornice e una fauna interessante, soprattutto per chi ama osservare gli uccelli migratori che si fermano qui durante i loro spostamenti. Per chi ama camminare, Pantelleria è un enorme parco giochi: il Parco Nazionale tutela una rete di sentieri che tocca boschi, coni vulcanici, vigneti e affacci sul mare. I percorsi ufficiali sono numerosi e con diversi livelli di impegno, ma in generale non richiedono tecnicismi estremi, quanto piuttosto scarpe adatte, acqua e attenzione al sole. La Montagna Grande, che supera gli 800 metri, è il rilievo di riferimento: sui suoi fianchi si trova la Grotta di Benikulà, dove il vapore caldo che esce dalla roccia crea una vera e propria sauna naturale. Sott’acqua Pantelleria continua a stupire: se la costa è un susseguirsi di scogliere e colate antiche, i fondali alternano secche, pareti, zone ricche di vita marina. I centri diving dell’isola organizzano immersioni per diversi livelli di esperienza: dalle esplorazioni adatte a chi è alle prime armi fino a immersioni più tecniche, ideali per chi vuole crescere di livello o ottenere un brevetto. Chiudere la settimana con un giro in barca intorno all’isola è quasi un riassunto di tutto: grotte marine, rientranze, scogliere alte, punti dove buttarsi in acqua e restare a galleggiare guardando la roccia che scende a picco. Le escursioni organizzate sono facili da trovare in alta stagione; si può scegliere se includere soste lunghe per il bagno, pranzo a bordo o tour più brevi concentrati su alcuni tratti. Vini, capperi, archeologia e indirizzi da segnare Pantelleria L’altra Pantelleria si scopre lontano dall’acqua, tra muretti a secco, vigne basse e siti archeologici. L’agricoltura è un pilastro antico: le viti ad alberello vengono coltivate in conche scavate nel terreno, per raccogliere l’umidità e proteggere le piante dal vento, e regalano il famoso passito di Pantelleria. L’area di Kamma è fra le più caratteristiche dal punto di vista viticolo, con filari che seguono le curve del terreno e si affacciano sul mare. Molte cantine organizzano visite e degustazioni, spesso accompagnate da racconti sulla fatica necessaria per coltivare qui. La cantina Donna Fugata propone diverse opzioni di visita, mentre l’indirizzo Muggen – L’isola dentro l’isola unisce produzione vinicola e accoglienza, con aperitivi generosi serviti sotto un porticato circondato da vigneti. È il classico posto dove un calice di bianco aromatico, qualche piatto di cucina locale e la luce del tramonto costruiscono una serata intera. Pantelleria è anche terra di capperi: crescono fra le rocce, nei muretti, nei campi. Sono un ingrediente centrale nell’insalata pantesca, nel pesto a crudo che condisce la pasta estiva, nelle conserve sotto sale o sott’olio che finiscono in valigia al ritorno. La cucina pantesca miscela il mare con le verdure dell’orto: pensare a un cous cous di pesce arricchito con melanzane, zucchine, peperoni e patate rende bene la cifra di questa contaminazione mediterranea. Sul fronte storico, l’isola custodisce tracce molto antiche. Nel Villaggio di Mursia, sul versante occidentale, emergono i resti di un insediamento dell’età del bronzo, un tempo centro importante per il commercio dell’ossidiana, la pietra vetrosa ricavata dalle colate laviche e utilizzata come strumento da taglio in epoca preistorica. Di fronte all’area abitata si trova la necropoli dei Sesi, monumenti funerari in pietra a pianta circolare che raccontano un modo di costruire e di vivere completamente diverso da quello attuale. Più recente ma altrettanto interessante è il Castello di Pantelleria, affacciato sul porto. La struttura ha attraversato epoche diverse: origini bizantine, trasformazioni normanne, rifacimenti in età di Carlo V con l’aggiunta di torri difensive contro le incursioni dal mare, e infine un lungo periodo come prigione sotto i Borbone e poi dopo l’Unità d’Italia. Oggi ospita un museo archeologico e rappresenta anche un punto di lettura geologica, perché nelle sue mura sono riconoscibili diverse rocce vulcaniche provenienti da eruzioni di epoche differenti.
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Puerto de Palermo inaugura nueva terminal de cruceros
📰 Portal Portuario Media 📅 2026-05-13 📍 Palermo es
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Costa Crociere y MSC Cruises crearon la firma West Sicily Gate para desarrollar la nueva Cruise Terminal La entrada Puerto de Palermo inaugura nueva terminal de cruceros se publicó primero en PortalPortuario .
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Rifiuti trasportati senza autorizzazione al porto di Trapani - TP24.it
📰 TP24.it 📅 2026-05-11 📍 Palermo it
Rifiuti trasportati senza autorizzazione al porto di Trapani TP24.it
11/05/2026 10:40:00 Trasportava rifiuti speciali non pericolosi senza le autorizzazioni previste. Per questo un uomo di Marsala è stato sanzionato dalla Capitaneria di porto di Trapani con una multa da 3.200 euro. Il controllo è scattato al porto di Trapani, dopo lo sbarco dell’autocarro da una nave in servizio sulla tratta tra Trapani e le Isole Egadi. I militari della Guardia Costiera, impegnati in attività mirate contro il trasporto illecito di rifiuti anche via mare, hanno ispezionato il mezzo e verificato il carico. A bordo sono stati trovati nove sacchi di plastica contenenti rifiuti speciali non pericolosi, tra cui carta, plastica e scarti di cantiere, per un volume complessivo di circa 1,5 metri cubi. Il trasporto avveniva senza il formulario di identificazione dei rifiuti, documento obbligatorio per legge. Oltre alla sanzione amministrativa, all’uomo è stato intimato di conferire i rifiuti presso un centro autorizzato e di presentare alla Capitaneria la documentazione che attesti il corretto smaltimento. L’attività rientra nei controlli ambientali coordinati dalla Direzione Marittima di Palermo. La Guardia Costiera annuncia che le verifiche saranno intensificate con l’avvio della stagione estiva.
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