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Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 4854 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.

Articoli per area ambientale
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È il mare più cristallino della Sicilia: un paradiso selvaggio senza lidi né strade
📰 Thewom.it 📅 2026-05-25 📍 Castellammare di Stabia it Rumore · acque · biodiversità Salute · ambiente
Dove si trova la Riserva dello Zingaro e cosa la rende diversa La Riserva dello Zingaro si estende sul versante orientale della penisola di Capo San Vito, tra il territorio comunale di San Vito Lo Capo e quello di Castellammare del Golfo. Il suo confine costi…
All’alba, alla Riserva dello Zingaro, il rumore più forte è quello dei ciottoli sotto le scarpe. Davanti, la linea del sentiero costiero corre tra pareti rocciose chiare e un mare che al mattino vira dal turchese al blu in pochi metri. Dietro, il traffico e le spiagge attrezzate della Sicilia occidentale sembrano appartenere a un altro pianeta: qui non ci sono stabilimenti, musica alta, né strade asfaltate. Solo rocce, macchia mediterranea, calette e una rete di percorsi che costringe a rallentare, respirare e farsi andare bene il silenzio. La Riserva Naturale Orientata dello Zingaro è questo: sette chilometri di costa protetta tra Scopello e San Vito Lo Capo, nel Golfo di Castellammare, creata per difendere un tratto di litorale che oggi è uno dei simboli della Sicilia selvaggia. Preferisci ascoltare il riassunto audio? Nell'articolo Dove si trova la Riserva dello Zingaro e cosa la rende diversa Riserva dello zingaro La Riserva dello Zingaro si estende sul versante orientale della penisola di Capo San Vito, tra il territorio comunale di San Vito Lo Capo e quello di Castellammare del Golfo. Il suo confine costiero va da Cala Mazzo di Sciacca fino a Cala Tonnarella dell’Uzzo, mentre alle spalle si alzano rilievi rocciosi di origine calcarea, con falesie, canyon e valloni che scendono verso il mare. L’accesso è possibile da due ingressi: quello a nord, verso San Vito Lo Capo, e quello a sud, nei pressi di Scopello. Dal primo si raggiunge il mare in pochi minuti, con la Tonnarella dell’Uzzo che appare quasi subito come un anfiteatro di sabbia chiara e acqua trasparente. Dal secondo, invece, l’avvicinamento alle calette è più graduale: il primo contatto è con Cala Capreria, poi la costa si apre su baie via via più appartate. Qui l’ambiente è ancora molto vicino a quello che poteva essere decenni fa: niente asfalto, niente chioschi in spiaggia, niente animali domestici (non sono ammessi in riserva), ma sentieri sterrati, rifugi in pietra, qualche area attrezzata lontana dalla battigia e una vegetazione che si è ripresa i suoi spazi. Dominano le palme nane, i cespugli di rosmarino e timo, il profumo resinoso della macchia mediterranea scaldato dal sole. Oltre alla costa, la riserva è importante per la biodiversità: tra le rocce si trovano decine di specie di orchidee selvatiche, alcune endemiche della Sicilia, e nei cieli non è raro avvistare rapaci come l’Aquila di Bonelli, che qui nidifica regolarmente. Come arrivare e da dove entrare: nord o sud? Riserva dello Zingaro La Riserva dello Zingaro si raggiunge facilmente in auto lungo la costa occidentale siciliana, tra Palermo e Trapani, seguendo le indicazioni per Castellammare del Golfo, Scopello o San Vito Lo Capo. In generale: da Palermo si percorre l’autostrada verso Mazara del Vallo uscendo a Castellammare del Golfo, poi si prosegue per Scopello o San Vito; da Trapani, si segue la stessa direttrice in direzione opposta, puntando sempre a Castellammare e poi alla costa verso est o verso nord. Esiste anche la possibilità di arrivare con i mezzi pubblici, combinando autobus tra Palermo o Trapani e Castellammare del Golfo, e da lì un secondo bus verso gli ingressi della riserva. Gli orari non sono sempre frequenti ed è prudente controllare prima di organizzare la giornata, perché in alcune fasce orarie non ci sono coincidenze comode. Dal punto di vista dell’esperienza, la scelta dell’ingresso cambia un po’ la giornata: Dal lato nord (San Vito Lo Capo), la prima spiaggia, Cala Tonnarella dell’Uzzo, si raggiunge in circa dieci minuti di cammino. Qui, oltre a una baia piuttosto ampia rispetto alle altre, sono presenti servizi come bagni e area picnic non troppo distanti dal mare. Questo accesso è pratico per chi viaggia con bambini, per chi vuole concentrarsi sul mare più che sul trekking oppure per chi desidera rientrare nel pomeriggio verso San Vito Lo Capo e proseguire la giornata tra il paese e il Golfo di Cofano. La strada panoramica che collega questi luoghi, con la vista ampia sul mare nella zona di Màkari, è una delle immagini più iconiche di tutta la Sicilia occidentale. Dal lato sud (Scopello), il percorso fino alla prima cala è più lungo ma anche molto scenografico. La prima spiaggia accessibile è Cala Capreria, seguita da Cala Berretta e Cala della Disa, tutte raggiungibili dal sentiero costiero con tratti di discesa e risalita. Questo ingresso è perfetto per abbinare alla giornata in riserva una sosta al borgo di Scopello, con il suo piccolo centro in pietra affacciato sulla costa e la celebre tonnara poco distante. Nei dintorni, le baie di Guidaloca e Cala Mazzo di Sciacca estendono l’itinerario di mare ben oltre i confini ufficiali dello Zingaro. In alternativa, la riserva si può esplorare anche via mare con escursioni in barca organizzate in partenza da San Vito Lo Capo o da Castellammare del Golfo. Questa opzione è particolarmente interessante nei mesi centrali dell’estate, quando i sentieri possono essere molto frequentati e la calura rende più faticosi gli spostamenti a piedi. Dall’acqua si apprezzano le falesie, le grotte e calette come Cala del Varo, raggiungibile solo dal mare. Per l’ingresso pedonale è previsto un biglietto di accesso, acquistabile direttamente alle biglietterie dei due ingressi o, in alcuni periodi, online tramite il sito ufficiale della riserva. I proventi vengono utilizzati per la manutenzione dei sentieri e la tutela dell’area protetta, motivo per cui il controllo agli ingressi è piuttosto accurato. Orari di apertura e tariffe possono variare in base alla stagione: per dettagli aggiornati è sempre meglio verificare le informazioni ufficiali prima di partire. Mare, sentieri, musei: cosa si vive lungo i 7 km della Riserva Riserva dello Zingaro Una volta varcato l’ingresso, si entra in un piccolo mondo chiuso tra il mare e la montagna. L’attività più immediata è l’escursione lungo il sentiero costiero, che collega i due ingressi per circa sette chilometri, con continui saliscendi e deviazioni verso le calette. Non è una semplice passeggiata lungomare: il fondo è sterrato, pietroso, con tratti esposti al sole e altri all’ombra della roccia, e richiede un minimo di abitudine a camminare su terreni naturali. Lungo il percorso si incontrano le calette più note della riserva, ognuna con un carattere diverso. Cala Capreria, entrando da sud, accoglie con ciottoli chiari, rocce lambite da acqua azzurra e una fascia di vegetazione che arriva quasi fin sulla riva. Più avanti, Cala Berretta offre una striscia di ghiaia riparata, spesso più tranquilla in alcuni periodi dell’anno. Cala della Disa si distingue per i ciottoli bianchi e un fondale che degrada con gradualità, mentre Cala Marinella è quasi più una piattaforma rocciosa che una spiaggia tradizionale, con scogli da cui scendere direttamente in un’acqua limpidissima. Verso nord, Cala dell’Uzzo si presenta come una baia raccolta di ghiaia chiara e acqua color smeraldo, un po’ più piccola della vicina Tonnarella. ùCala Tonnarella dell’Uzzo, una delle più frequentate, unisce sabbia dorata e trasparenze impressionanti, soprattutto al mattino quando il sole colpisce il mare frontalmente. Più isolata è Cala del Varo, stretta tra pareti rocciose e accessibile unicamente dal mare: un buon motivo per valutare anche l’escursione in barca. L’acqua limpida e calma fa della riserva un luogo perfetto per snorkeling: maschera e boccaglio sono quasi obbligatori nello zaino. Tra le rocce affioranti e i fondali di ciottoli è facile osservare piccoli branchi di pesci e giochi di luce che filtrano dall’alto, in un silenzio rotto solo dallo sciabordio delle onde. Lo Zingaro, però, non è solo mare. L’entroterra della riserva è attraversato da altri due grandi itinerari: un sentiero di mezza costa, più alto e impegnativo, che esplora la vegetazione interna senza scendere alle calette, e un sentiero di alta montagna, dedicato a chi ha esperienza di trekking e desidera salire fino alle vette per una visuale completa sulla costa e sui rilievi circostanti. Questi percorsi richiedono passo sicuro, allenamento e condizioni meteo favorevoli, e sono particolarmente indicati in primavera e autunno, quando le temperature sono più miti e la luce esalta le diverse sfumature del paesaggio. Lungo i sentieri si incontrano piccoli musei tematici ospitati in antichi edifici rurali: uno dedicato alla manna, la linfa che si ricava da alcune specie di frassino, un altro all’intreccio tradizionale con le foglie di palma nana e altre erbe della macchia. Qui si scopre quanto la vita in queste zone fosse intimamente legata alle risorse naturali: ceste, corde, coperture per le case, tutto nasceva dalle piante della riserva. Non mancano, nel corso dell’anno, attività organizzate dall’ente gestore, come laboratori sull’uso delle erbe spontanee o sulla lavorazione dei materiali vegetali, capaci di far percepire in modo concreto il rapporto fra l’uomo e questo ambiente. Per chi ama dormire in natura, all’interno dello Zingaro esistono rifugi per il bivacco, utilizzabili solo previa autorizzazione della Direzione della riserva e in un periodo limitato dell’anno, indicato nei regolamenti ufficiali (tradizionalmente tra autunno e primavera). È un’esperienza che permette di vivere la riserva anche nelle ore più tranquille, quando i sentieri si svuotano e restano solo il rumore del vento e il fruscio della vegetazione. SCOPRI: SPIAGGE SEGRETE IN SICILIA Consigli pratici, periodo migliore e piccole accortezze da insider Tonnarella dell'Uzzo Una giornata allo Zingaro, se ben organizzata, può diventare uno dei ricordi più intensi di un viaggio in Sicilia. Perché sia anche piacevole e sicura, servono però alcune attenzioni concrete. L’abbigliamento è il primo punto: all’ingresso sono vietate le infradito e le calzature aperte, per motivi di sicurezza. Servono scarpe chiuse con una buona suola, meglio se da trekking leggero o comunque adatte a terreni sconnessi. I sentieri non perdonano distrazioni: spesso sono stretti, con pietre mobili e tratti in pendenza. Anche i pantaloni lunghi possono essere utili, soprattutto se si decide di affrontare i percorsi interni dove la vegetazione è più fitta. Il secondo aspetto è la protezione dal sole. Gran parte del sentiero costiero è esposto, con pochi tratti davvero ombreggiati. Cappello, crema solare ad alta protezione, occhiali da sole e un costume già indossato sotto i vestiti riducono al minimo il tempo passato a cambiarsi sulle spiagge, dove non ci sono cabine. L’acqua da bere va calcolata con generosità: le fonti e i punti di rifornimento sono limitati, quindi è fondamentale arrivare ben riforniti, soprattutto nei mesi più caldi. Per l’attrezzatura conviene puntare su uno zaino leggero ma capiente, che possa contenere asciugamano, maschera da snorkeling, pranzo al sacco e uno strato di ricambio. Tenere le mani libere è essenziale per affrontare senza problemi le discese verso le calette. Chi desidera esplorare per intero il sentiero costiero tra i due ingressi, con soste per il bagno in diverse spiagge, deve mettere in conto diverse ore di cammino, spesso sotto il sole, con ritorno sullo stesso percorso o, quando disponibile, con servizio navetta tra gli ingressi (da verificare di volta in volta in base alla stagione). Quanto alla stagionalità, il periodo tra primavera e inizio autunno è quello in cui la riserva esprime il meglio: in primavera la vegetazione è rigogliosa, le fioriture colorano la macchia e le temperature sono ideali per il trekking; in estate il mare è più invitante che mai, ma il caldo richiede partenze molto mattutine e una buona resistenza; in autunno, le giornate ancora miti permettono camminate lunghe con meno affollamento. In ogni caso, è importante verificare sempre eventuali comunicazioni ufficiali su chiusure straordinarie, ordinanze della Capitaneria di Porto di Trapani e aggiornamenti sullo stato dei sentieri, soprattutto dopo eventi meteo intensi. Dal punto di vista del budget, la visita allo Zingaro è relativamente contenuta: il costo principale, oltre all’eventuale parcheggio e al biglietto d’ingresso, è legato a come ci si organizza per alloggio e pasti nei dintorni. La zona offre dai residence e case vacanza alle strutture più semplici, con prezzi molto variabili in base alla stagione, mentre gli alimenti per il pranzo al sacco conviene acquistarli nei paesi vicini prima di entrare in riserva, vista l’assenza di punti vendita interni. Fuori dalla riserva, l’esperienza continua a tavola con la cucina trapanese e sanvitese: dal cous cous di pesce ai piatti di tonno legati alla tradizione delle tonnare, dalla pasta con il pesto alla trapanese – mandorle, aglio, pomodoro fresco e basilico – alle granite di mandorla, tutto parla di un territorio che vive da sempre di mare e colline. Ultimo consiglio, forse il più importante: lo Zingaro è uno di quei posti che costringono a staccare. La copertura telefonica può essere discontinua, il caldo chiede lentezza, il paesaggio impone pause. Accettare il ritmo imposto dai sentieri – camminare, bagnarsi, riposare, osservare – è il modo migliore per uscire dalla riserva con la sensazione di aver vissuto, e non solo visitato, uno dei tratti di costa più integri della Sicilia. Riproduzione riservata Contenuto sponsorizzato: The Wom presenta prodotti e servizi che si possono acquistare online su Amazon e/o su altri e-commerce. 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Report, fumi tossici dalle navi a Napoli. Cuccaro (Autorità Portuale): «Alle banchine elettrificate non ci credo» - Corriere Del Mezzogiorno
📰 Corriere Del Mezzogiorno 📅 2026-04-28 📍 Castellammare di Stabia it Aria · inquinamento Elettrificazione · cold ironing Salute · ambiente
Report, fumi tossici dalle navi a Napoli. Cuccaro (Autorità Portuale): «Alle banchine elettrificate non ci credo» Corriere Del Mezzogiorno
di Luca Marconi Il presidente dell'Authority: «Portiamo l'energia al porto, ma chi la compra?». Secondo il Comune solo il 5% delle navi è attrezzato per riceverla La trasmissione Report di Sigfrido Ranucci questa domenica si è occupata, con Berardo Iovene, dei porti d'Italia con riferimento ai fumi da olio combustibile e altri carburanti inquinanti delle navi che stazionano, praticamente in centro città - a Napoli come a Genova, Ancona o Livorno - a motori accesi senza sosta. Iovene, passando anche dalla redazione del Corriere del Mezzogiorno che affaccia sui moli Beverello e Pisacane, dopo aver raccolto le testimonianze degli abitanti che gli mostravano i vetri delle finestre di casa coperti da fuliggine e dopo aver ascoltato i dati sull'incidenza delle malattie correlabili allo zolfo o al biossido di azoto dal presidente di Isde-Medici dell'Ambiente Antonio Marfella, si è mostrato sorpreso quando, valutando lo stato dei lavori per le banchine elettrificate in realizzazione - almeno - alla Stazione Marittima dove attraccano le navi da crociera - un progetto da 25 milioni partito dopo decenni di attesa - ha intervistato il presidente dell'Autorità portuale. «A Napoli non solo i lavori sono in ritardo», dice Report, «sono stati stanziati 25 milioni ma il problema è (ancora) individuare la sede che ospiterà la cabina elettrica principale che dovrà servire sia il porto che la città, perché c'è carenza energetica... però poi il presidente dell'Autorità ci spiazza totalmente». «Chi la compra l'energia alle banchine?» Dunque Eliseo Cuccaro, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale (che comprende i porti di Napoli, Salerno e Castellammare) dice in favore delle telecamere di Rai3: «Io sono molto schietto, non ci credo tantissimo e lo dico con fermezza. Lei immagini soltanto quanta potenza serve ad un porto. Napoli non ce l'ha. Noi dovremo attingere a questa fonte di energia da qualche parte e dovrebbe essere prodotta altrove. Non dimentichiamo che in Italia l'energia pulita non l'abbiamo. E c'è scetticismo anche da parte dei fornitori di energia. Penso che abbiano registrato in questo momento uno scarso interesse dal cliente, ma se non ci sono navi elettriche, questa energia elettrica portata alle banchine chi la deve comprare? Questo è il tema». Report poi passa subito a Genova, «dove invece l'Autorità Portuale ci crede, ha già fatto scavi e sono previste 8 banchine elettrificate per un investimento di 32 milioni di euro». Napoli, paragonata a Genova e Livorno, sembra essere la città che si è preoccupata di meno e oggi si mostra addirittura scettica sulle soluzioni, malgrado ci sia un finanziamento per un progetto da portare a termine a breve. Progetto che comunque non risolverà il problema al terminal traghetti: già nel 2020 sono falliti tentativi di elettrificare le banchine a Porta di Massa, dove navi più vecchie producono fumi più vistosi e si arenò tutto sempre contro lo scoglio dell'energia. E proprio su questo punto Cuccaro si mostra estremamente realista. Troppo, a giudizio dell'Isde, i Medici dell'Ambiente che insistono sull'urgenza di trovare soluzioni ricordando la procedura di infrazione per gli sforamenti di biossido di azoto a Napoli e Palermo. Il Porto senza una centralina fissa Arpa Benché l’Arpa Campania attribuisca al porto di Napoli buona parte dell’inquinamento da polveri sottili e biossido di azoto dell'intera città, l’Arpa non ha una centralina fissa per il rilevamento della qualità dell’aria al porto. L'ultimo rapporto Legambiente sulla qualità dell'aria difetta dei dati («non determinati») della marina. Questo non vuol dire che non la misuri affatto, ad esempio dal 2018 al 2020 ha usato stazioni di rilevamento mobili, siglando un accordo con l’Autorità portuale. Un laboratorio mobile è stato posizionato davanti alla Stazione Marittima cioè agli attracchi delle navi da crociera - i traghetti per le isole e la Sicilia invece attraccano due chilometri più ad Est -e «il quadro dell’aumento generale degli inquinanti» fu dato per «congruente con la presenza delle navi nel porto coi motori avviati». Secondo l'Apat una nave da crociera, «stazionando per un anno nel Porto di Napoli col solo motore ausiliario acceso inquina come 12.500 automobili a pieno regime», l'Apat nel 2008 dava «il 63% dell'inquinamento da ossido di zolfo di Napoli derivante dalle navi in banchina che, non potendo spegnere il generatore ausiliario, provocano una gran quantità di fumi». Il tentativo di elettrificare il terminal traghetti Raccontando da Napoli che le compagnie non avrebbero alcun interesse ad attrezzarsi per le banchine elettrificate, dato il costo dell'energia, in realtà Report conferma ciò che dovremmo sapere già da tempo. Nel 2020 l'allora presidente dell’Autorità Portuale Spirito annunciò un protocollo di intesa con Caremar ed Enel per la costruzione di una cabina elettrica a Porta di Massa per l’alimentazione dei traghetti che restavano in porto la notte, a questo giro Spirito lasciava fuori le navi da crociera pensando a quelle più inquinanti, investendo 80.000 euro e prevedendo un eco bonus per la Caremar con riduzione dei canoni di attracco, ma il progetto si infranse contro l'opposizione del Terminal Traghetti Napoli alla sub concessione e soprattutto sulla vendita dell’energia che «in un mercato regolato non ha alcun margine» e diceva già Spirito: «L’impiego di energia elettrica sulle navi non è sostenibile con queste tariffe, servirebbe un incentivo». Le valutazioni del Consiglio comunale Ma più recentemente, una nota del Consiglio comunale dell'11 dicembre 2024 titolata «Progetto Banchine Molo Angioino da completare entro il 30 giugno 2026», ci aveva già detto che «il progetto di elettrificazione delle banchine, finanziato con 25 milioni dal Fondo Complementare del PNRR, risponde alle elevate esigenze energetiche delle grandi navi, che necessitano di 10-15 megawatt di energia al giorno ciascuna». Che «in collaborazione con Enel Distribuzione» era «in corso la progettazione di una cabina primaria nell’ex edificio Solla», che avrebbe dovuto ospitare «due trasformatori, con l’obiettivo di concludere i lavori entro giugno 2026». Cabina che «permetterà l’elettrificazione del Molo Angioino dove attraccano le navi da crociera, e consentirà di alimentare fino a tre ormeggi, con possibilità di servire due navi contemporaneamente». Il Comune annunciava con l’avvio dei lavori a gennaio anche «un investimento aggiuntivo di 7 milioni di euro oltre ai fondi PNRR…». Ma soprattutto il documento della commissione consiliare che ha interloquito con l'Authority e gli armatori, aggiunge alla fine che «attualmente, solo il 5% delle navi è attrezzato per ricevere energia elettrica dalla banchina ... » e tuttavia «il progetto si inserisce nella strategia di promuovere fonti energetiche rinnovabili, sfruttando la facilità di connessione alle reti alternative». Reti che, secondo Cuccaro, mancano totalmente. Dunque l'intervento di Cuccaro non dovrebbe sorprendere. E tuttavia non cancella l'emergenza sanitaria che intanto si è tradotta in una procedura di infrazione europea. Il Porto di Napoli sta comunque implementando l'elettrificazione delle banchine (cold ironing) e soltanto per le navi da crociera che attraccano al Molo Angioino, dovrebbe essere un inizio. Ma la strada sembra parecchio in salita e sulla volontà politica pare pesare quella degli armatori. Il Comune a Vienna e reazioni Il Comune di Napoli parteciperà, il 28 aprile a Vienna, al meeting finale del progetto Horizon Knowing – Framework for defining climate mitigation pathways finanziato dalla European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (Cinea): in qualità di partner di un consorzio di 18 soggetti europei e nazionali, tra cui l'Enea e la Federico II, «il Comune è impegnato nello studio degli impatti e dei rischi del cambiamento climatico con particolare attenzione agli ambiti marino-costieri» e «il meeting rappresenterà l’occasione per condividere a livello europeo le strategie del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima approvato a luglio dal Consiglio Comunale e per illustrare l’attività svolta in materia di lotta al cambiamento climatico», si apprende dal Municipio. Tutto meraviglioso. A maggior ragione sarebbe lecito aspettarsi che il Comune si preoccupi, in anticipo sul crash climatico, degli scarichi in mare e nell'aria delle grandi navi del suo Porto. Commenta il deputato verde Francesco Borrelli: «Le parole del presidente dell'Autorità Portuale che a Report ha dichiarato di non credere nel sistema di elettrificazione nonostante i progetti già in itinere e finanziati sono gravi e sorprendenti. Come possiamo andare verso un futuro sostenibile se i primi a non crederci sono i vertici delle autorità che dovrebbero traghettarci? Non porsi il problema dell'inquinamento delle navi nei porti è inaccettabile e ci fa capire quanto ancora oggi sia scarso l'interesse per l'ambiente e la salute». E il presidente dell'Isde Marfella infine ricorda che «con la tassa di imbarco il Comune incassa dai 12 ai 14 milioni all'anno... e la gente si ammala».
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