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L’atmosfera del borgo: tra porto, vicoli e vista lago Il cuore del paese si stringe attorno al porto antico, una mezzaluna d’acqua circondata da caffè allineati sul lungolago e barche ormeggiate a pochi metri dai tavolini. Qui ci si siede per un espresso ment…
L a prima immagine di Torri del Benaco non è il castello, né il lago. È il rumore secco dei passi sulla pietra, il profumo di pane caldo che esce da un forno minuscolo e il vociare dei passeggeri che scendono dal traghetto con le valigie al seguito. In pochi minuti, dalla riva ci si ritrova in un labirinto di vicoli in salita, case addossate alla collina e scorci d’acqua incorniciati fra muri di pietra chiara. Il centro storico è raccolto, si gira a piedi senza fretta, ma ogni svolta offre un dettaglio che racconta secoli di vita sul Garda.
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L’atmosfera del borgo: tra porto, vicoli e vista lago
Torri del Benaco
Il cuore del paese si stringe attorno al porto antico, una mezzaluna d’acqua circondata da caffè allineati sul lungolago e barche ormeggiate a pochi metri dai tavolini.
Qui ci si siede per un espresso mentre i pescatori sistemano le reti e chi arriva in traghetto aspetta l’imbarco successivo. La piazza principale affacciata sul porto, Piazza Calderini, è il punto in cui la vita del borgo rallenta: al mattino si vedono i residenti che passano dal panificio o dalla piccola alimentari, verso mezzogiorno iniziano ad arrivare i gruppi in gita.
Da questo spiazzo le strade iniziano a salire verso la parte alta del paese. In pochi passi la larghezza dei vicoli cambia: i marciapiedi spariscono, le auto restano fuori dal centro e ci si muove davvero “a passo umano”.
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Via Gardesana, che collega la zona del porto con la parte più elevata del borgo, è un susseguirsi di botteghe minute, insegne discrete, vetrine con bottiglie di olio d’oliva locale e prodotti del territorio. Gli edifici in pietra raccontano un passato rurale, mentre i balconi fioriti ricordano che Torri è sì turistica, ma ancora abitata.
Un’arteria fondamentale per orientarsi è Via Giuseppe Garibaldi, la strada che corre poco sopra il porto. Da qui, tra una casa e l’altra, si aprono passaggi stretti che funzionano come terrazze naturali sul lago. Lo sguardo si allunga sulle acque del Garda e sulla linea dei traghetti che collegano Torri a Toscolano-Maderno, mentre alle spalle si percepisce la presenza del Monte Baldo, che sale in modo deciso alle spalle delle case.
Storia in riva al lago: castello, limonaia e chiese
Torri del Benaco
Torri del Benaco ha radici molto antiche: il territorio è abitato fin dall’età del bronzo e il nome della cittadina compare addirittura in un editto dell’imperatore Claudio nel I secolo d.C.
Nei secoli successivi la posizione strategica sulla sponda veronese del Garda la rese un punto nevralgico: nel X secolo fu sede del re Berengario, che rafforzò le difese, mentre nel Medioevo passò sotto il controllo degli Scaligeri, signori di Verona, che tra il 1383 e il 1393 potenziarono mura e fortificazioni.
Il simbolo più evidente di questa storia è il Castello Scaligero, che si alza proprio accanto al porto. Le mura spesse in pietra racchiudono un cortile interno e il mastio domina il lungolago con una sagoma compatta.
All’interno è ospitato un museo etnografico che racconta la vita gardesana: sale dedicate alla pesca tradizionale, alla coltivazione degli ulivi, alle incisioni rupestri e alle attività quotidiane che hanno segnato la zona nel corso dei secoli. La visita è interessante anche per la possibilità di salire fino in alto, da dove si leggono in un’unica inquadratura tetti del borgo, porto e lago.
Un dettaglio particolare del castello è la serra di agrumi costruita nel Settecento, una limonaia storica ricostruita per spiegare come si coltivavano un tempo limoni, aranci, mandarini e cedri sulle rive del Garda.
I pilastri in pietra, le strutture a telaio e i pannelli illustrativi mostrano come d’inverno venissero montati elementi in legno per proteggere gli alberi dal freddo, trasformando di fatto l’intero spazio in un ambiente chiuso. È uno dei pochi luoghi dove si può capire in concreto quanto la coltivazione degli agrumi fosse importante per l’economia locale.
Oltre al castello, il centro storico custodisce diversi edifici religiosi. La chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, raggiungibile con una breve salita dal porto, risale nel suo aspetto attuale al XVIII secolo. Sorge sul sito di una precedente chiesa romanica e all’interno conserva dipinti di artisti dell’area veronese. È una chiesa ancora molto frequentata dai residenti, quindi è bene mantenere un tono discreto e un abbigliamento adeguato durante le funzioni. Nel tessuto del borgo si trova anche la chiesetta della Santissima Trinità, del XV secolo, riconoscibile per gli affreschi di scuola giottesca che ricoprono le pareti interne.
In pieno centro svetta la Torre dell’Orologio, o torre del Comune, un edificio del Cinquecento nato come torre di avvistamento e campanaria e in seguito dotato di orologio. La struttura in pietra segna idealmente l’accesso alla parte più “cittadina” del borgo: passandole sotto si entra in una rete di vicoli dove i tavolini dei bar quasi toccano le facciate e i panni stesi convivono con le insegne dei ristoranti.
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Sapori gardesani e vita quotidiana nel centro storico
Torri del Benaco
Camminare nel centro di Torri del Benaco significa osservare la vita quotidiana che scorre tra le esigenze dei residenti e quelle dei visitatori.
I panifici aprono presto, con il profumo di focacce e pane croccante che arriva fino al porto, mentre le piccole botteghe alimentari espongono formaggi locali, salumi e bottiglie di olio del Garda. È il posto giusto per comprare qualcosa per un pranzo veloce vista lago, oppure per fare scorta di prodotti tipici prima di ripartire.
La cucina del borgo guarda ovviamente al lago. Nei ristoranti nascosti fra le stradine, spesso con pochi tavoli e menu scritti a mano, compaiono piatti a base di pesce di lago. Tra le specialità si trovano i bigoli con le aole, una pasta corposa condita con piccoli pesci di lago tipici della zona veronese, che hanno una consistenza morbida e un sapore deciso. Dolci come la cassata gardesana, a base di ricotta, canditi e miele, raccontano invece una tradizione fatta di ingredienti semplici lavorati con pazienza. Nei calici, i nomi sono quelli dei grandi classici del Veronese: Bardolino e Valpolicella, perfetti per accompagnare sia piatti di pesce sia secondi più strutturati.
Al di là dei ristoranti, la vita sociale si concentra sul lungolago. Al tramonto i bar si riempiono per l’aperitivo, mentre chi ha trascorso la giornata in spiaggia torna verso il centro per una passeggiata sul porto illuminato. Lunedì mattina, invece, le vie intorno al centro storico cambiano volto con il mercato settimanale: bancarelle di prodotti agricoli, formaggi, abbigliamento e oggetti per la casa occupano buona parte delle strade vicine al porto. È un buon momento per vedere il paese in versione “locale”, tra residenti che fanno la spesa e turisti che curiosano.
Un altro lato del territorio di Torri è quello balneare. Nel tratto di costa comunale si alternano spiagge libere e lidi attrezzati. La spiaggia Sbocco Valle Randina è una delle più note per chi cerca spazio e accesso libero, con il torrente che incontra il lago in un contesto ancora piuttosto naturale. Lido Brancolino offre servizi come lettini e ombrelloni, mentre la Sunset Beach, proprio vicino al castello, è la più vivace dal punto di vista serale, con musica, drink e un’atmosfera estiva molto informale. Poco fuori dal nucleo vero e proprio di Torri, ma sempre sulla costa, la Baia delle Sirene è circondata dal verde e affacciata su uno dei tratti d’acqua più scenografici del basso Garda.
Informazioni pratiche: come arrivare, quando andare e come muoversi
Torri del Benaco
La posizione di Torri del Benaco sulla sponda orientale del Lago di Garda, in provincia di Verona, la rende facilmente raggiungibile in diversi modi. In auto, chi arriva dall’autostrada A4 Milano-Venezia di solito esce a Peschiera del Garda per risalire la costa veronese seguendo le indicazioni per Garda e poi per Torri.
Chi proviene dall’A22 Brennero-Modena può uscire ad Affi e scendere verso il lago: dopo pochi chilometri la strada incontra la Gardesana che porta direttamente in paese. La carreggiata lungo il lago è panoramica ma può essere trafficata nei fine settimana estivi, quindi è prudente considerare qualche margine in più sui tempi di percorrenza.
Per chi preferisce il treno, le stazioni più vicine sono Peschiera del Garda, Desenzano del Garda, Rovereto, Verona e Brescia. Da queste località partono autobus di diverse compagnie che servono la sponda orientale e collegano i principali paesi, Torri compresa. In aereo gli scali di riferimento sono l’aeroporto Valerio Catullo di Verona, il Gabriele D’Annunzio di Brescia e l’Orio al Serio di Bergamo: da qui si prosegue con treno, bus o auto a noleggio.
Un’opzione molto usata in stagione è il traghetto: Torri del Benaco è collegata alle località della sponda bresciana, come Toscolano-Maderno, dai battelli del servizio di navigazione. È frequente organizzare la giornata alternando la mattinata nel centro storico alla traversata pomeridiana, sfruttando la barca come “scorciatoia” per esplorare altri paesi senza usare l’auto. Per orari e condizioni è sempre necessario controllare i canali ufficiali della navigazione del Garda.
Il centro storico è chiuso alle auto, quindi le vetture restano all’esterno. I parcheggi principali si trovano lungo la strada gardesana e nelle vicinanze del terminal dei traghetti; da qui in circa cinque minuti a piedi si raggiunge il porto antico. Esistono sia aree a pagamento, come in Via Gardesana, sia zone gratuite, ad esempio in Via A. Dall’Oca Bianca: conviene verificare sul posto eventuali aggiornamenti su regolamentazioni e disponibilità.
Per quanto riguarda il periodo migliore, primavera e inizio autunno sono indicati per chi vuole esplorare a piedi il centro storico e i sentieri collinari, grazie a temperature più miti e luce ancora piena. In estate i pomeriggi possono diventare caldi, soprattutto nelle strade in pietra che trattengono il calore, ma la vicinanza del lago e la possibilità di alternare la visita al borgo a una pausa in spiaggia rendono comunque la permanenza gradevole.
La visita al solo centro storico richiede anche solo mezza giornata, ma Torri del Benaco funziona bene anche come base per un soggiorno più lungo: dalla sua posizione, infatti, si raggiungono facilmente Garda, Bardolino, Lazise, Brenzone, Malcesine e, all’interno, le frazioni di Pai e Crero, perfette per chi ama i piccoli borghi affacciati dall’alto sul lago.
Un dettaglio da segnare se si viaggia con bambini o appassionati di camminate è il ponte tibetano di Crero. Si tratta di un ponte sospeso in acciaio, lungo circa trenta metri e posto a una quarantina di metri dal suolo, raggiungibile con una passeggiata di circa due chilometri dalla frazione di Crero. Il tracciato collega due sentieri escursionistici e permette di arrivare fino alla borgata di Pai con viste continue sul Garda; il ponte oscilla leggermente, ma è dotato di griglie antiscivolo e può essere percorso da un numero limitato di persone alla volta, dettaglio che lo rende adatto anche a famiglie prudenti.
Chi visita Torri del Benaco in giornate di pioggia può spostarsi verso l’entroterra per una degustazione in cantina nelle aree del Bardolino o del Valpolicella, oppure dedicarsi allo shopping nel vicino centro commerciale di Affi. Con più tempo a disposizione, un soggiorno qui permette anche di programmare visite ai parchi divertimento del comune di Castelnuovo del Garda, particolarmente gettonati dalle famiglie, e alle altre località del lago distribuite fra Veneto, Trentino e Lombardia.
SYDNEY: Fiji's environment ministry on Thursday (Jun 4) rejected a plan by an Australian billionaire to burn rubbish for energy in the South Pacific nation, after a backlash from traditional landowners and tourism operators.The plan to ship non-recyclable rub…
Sustainability The plan to ship non-recyclable rubbish from across the region to Fiji had been labelled "waste colonialism" by villagers. This handout photo taken on Apr 18, 2026, shows villagers attending a community meeting with Australian businessman Rob Cromb about a proposal to build a waste-to-energy incinerator in Viseisei. (Photo: Handout/Fiji’s Ministry of Environment and Climate Change/AFP) SYDNEY: Fiji's environment ministry on Thursday (Jun 4) rejected a plan by an Australian billionaire to burn rubbish for energy in the South Pacific nation, after a backlash from traditional landowners and tourism operators. The plan to ship non-recyclable rubbish from across the region to Fiji, popular with tourists for its pristine beaches, and build an incinerator to consume 900,000 tonnes of waste a year, had been labelled "waste colonialism" by villagers. Fiji's ambassador to the UN, Filipo Tarakinikini, wrote on social media in April that the Vuda coast north of Nadi "must not become the Pacific's ashtray". Fiji's environment ministry said on Thursday it had rejected The Next Generation Holdings (TNG) proposal for the energy-from-waste plant and a private port, because of issues surrounding the scale of the project, imported waste, hazardous ash management and public health risks. CNA GamesGuess WordCrack the word, one row at a timeBuzzwordCreate words using the given lettersMini SudokuTiny puzzle, mighty brain teaserMini CrosswordSmall grid, big challengeWord SearchSpot as many words as you canShow MoreShow LessQuestions over the impact on tourism and the environment, and the economic case for the project were also unresolved in material submitted by the company, the ministry said."This is not a decision against investment or against new waste solutions," Fiji's secretary for the environment, Sivendra Michael, said in a statement."The department was not satisfied that the potential impacts and risks of the project could be adequately assessed or managed," he added.The fashion entrepreneur behind the Paris-born Kookai label and an Australian billionaire who made his fortune in rubbish disposal had earlier claimed government support for the waste incinerator, which was to be built within 15km of Fiji's tourism gateway Nadi.The Australian-based duo of Ian Malouf and Rob Cromb had told Fiji's government the project could meet 40 per cent of the small country's electricity needs, cutting its reliance on diesel.However, an environmental impact statement lodged showed it would also raise Fiji's national emissions by 25 per cent.Residents said the emissions would spoil Fiji's eco-tourism reputation and pose a safety risk with hotels and schools nearby."Dial-a-Dump" founder Malouf spent seven years trying to get a similar waste-to-energy incinerator approved in Sydney before it was rejected as a risk to human health in 2018.Cromb, owner of the Paris fashion label Kookai, manufactures clothes in Fiji.TNG had no immediate comment on the decision. Questions over the impact on tourism and the environment, and the economic case for the project were also unresolved in material submitted by the company, the ministry said. "This is not a decision against investment or against new waste solutions," Fiji's secretary for the environment, Sivendra Michael, said in a statement. "The department was not satisfied that the potential impacts and risks of the project could be adequately assessed or managed," he added. The fashion entrepreneur behind the Paris-born Kookai label and an Australian billionaire who made his fortune in rubbish disposal had earlier claimed government support for the waste incinerator, which was to be built within 15km of Fiji's tourism gateway Nadi. The Australian-based duo of Ian Malouf and Rob Cromb had told Fiji's government the project could meet 40 per cent of the small country's electricity needs, cutting its reliance on diesel. However, an environmental impact statement lodged showed it would also raise Fiji's national emissions by 25 per cent. Residents said the emissions would spoil Fiji's eco-tourism reputation and pose a safety risk with hotels and schools nearby. "Dial-a-Dump" founder Malouf spent seven years trying to get a similar waste-to-energy incinerator approved in Sydney before it was rejected as a risk to human health in 2018. Cromb, owner of the Paris fashion label Kookai, manufactures clothes in Fiji. TNG had no immediate comment on the decision. Get our pick of top stories and thought-provoking articles in your inbox Stay updated with notifications for breaking news and our best stories Get WhatsApp alerts Join our channel for the top reads for the day on your preferred chat app
Massachusetts Department of Public Health is carrying out an environmental assessment at Uxbridge High School property to determine whether there is any link to the cancer cases.
ByANNA WRIGHT, US REPORTER Published:04:53 BST, 4 June 2026|Updated:14:02 BST, 4 June 2026 Multiple female high school teachers have been diagnosed with breastcancerwithin a short period, sparking an investigation byMassachusettshealth officials. The state Department of Public Health is carrying out an environmental assessment at Uxbridge High School property to determine whether there is any link to the cancer cases. Nicole Anderson, 29, who works as a teacher in Uxbridge was diagnosed with triple-negative breast cancer. The dedicated educator went from teaching five days a week to undergoing chemotherapy, with a chemo port andfertilitytreatments to preserve her eggs. She will undergo intensive chemotherapy and immunotherapy over the next six months, followed by surgery and then radiation. Anderson said her biggest challenge since her diagnosis has been stepping away from her classroom and students. The 29-year-old's treatment team said it would be too risky for her to continue working, as she will be severely immunocompromised. A GoFundMe for the educator was started in April, and has raised almost $25,000 as of Thursday. Uxbridge teacher, 29-year-old Nicole Anderson, who was diagnosed with triple-negative breast cancer The state Department of Public Health is carrying out an environmental assessment at Uxbridge High School property to determine whether there is any link to the cancer cases 'Our goal is for Nicole to be able to focus all of their energy on kicking cancer’s butt and to not have to worry about the out-of-pocket medical expenses and co-pays,' the fundraiser read. It’s still unclear how many teachers were diagnosed with the cancer or over what timeframe. State officials say there is no immediate danger at the building and that access remains unrestricted. Uxbridge Public Schools Superintendent David Ljungberg and High School PrincipalMichael Rubinannounced the investigation in a letter to parents Monday. 'It is, of course, possible that these multiple cases are not connected to one another, but out of an abundance of caution, we are looking into any environmental factors at the school that may be a factor in their diagnoses,' the pair said. The superintendent said the district contacted the Department of Public Health and the Uxbridge Board of Health after concerns emerged. Since then, school officials have worked with environmental experts and scientists to investigate whether factors such as air quality or conditions on campus could be linked to the cancer cases. The Massachusetts Department of Public Health's Indoor Air Quality Unit will evaluate the school on June 4, checking factors such as carbon monoxide levels, temperature, humidity, and other potential air quality concerns. High school student Jayden Dubois expressed his concerns over a teacher getting sick The Uxbridge Teachers Association praised school officials Wednesday, saying the district has kept staff informed and supported affected educators throughout their treatment The fundraiser said the biggest challenge to Anderson's diagnosis was stepping back from teaching 'Massachusetts DPH officials have indicated that there is no evidence of immediate danger in the building and no reason to limit access to or use of the facility at this time,' Ljungberg said. But concerns continue to grow among the community. 'One of the teachers, she had to leave early because of breast cancer. So she's out for right now, and we don't know if she'll be back,' high school student Jayden Dubois told NBC10. 'Some of the students were just heartbroken about it, because she's a nice teacher,' he added. The Uxbridge Teachers Association praised school officials Wednesday, saying the district has kept staff informed and supported affected educators throughout their treatment. 'While early indications suggest that there are no environmental factors at Uxbridge High School putting students and staff at risk for breast cancer, the Uxbridge Teachers Association fully supports the investigation by public health experts and is urging members to assist however possible in this work,' Teachers Association President Anna Drakulich said. Breast cancer has multiple causes and affects about one in eight women, Dr Sam Nardello told the outlet. About 250,000 women are diagnosed with the disease every year.
Califican la decisión de "hipoteca ambiental y sanitaria" y recuerdan que el buque previsto opera con combustibles fósiles, por lo que se aleja "frontalmente" de los objetivos climáticos suscritos por Canarias, España y la Unión Europea"
Varias asociacione…
Canarias Ahora Varias asociaciones ecologistas y ciudadanas han expresado este lunes su alarma y rechazo ante la instalación de una central eléctrica flotante que operaría con combustibles fósiles en el Puerto de La Luz, junto al barrio de La Isleta, una decisión que han calificado de “hipoteca ambiental y sanitaria”. En un comunicado, Foro Por La Isleta, Guanarteme Se Mueve, Federación Ben Magec, Canarias Tiene Un Límite, Greenpeace y Salto a la Transición Ecológica, han denunciado que sólo disponen de la información publicada en medios y que, en base a ella, consideran que es “inadmisible” usar “el miedo al apagón para arrancar a la población una aceptación resignada de este buque, escudándose en un supuesto caráctertemporalde emergencia”. A su juicio, “nada garantiza que esatemporalidadno se prolongue de forma indefinida, como ya ha ocurrido con instalaciones similares en otros países”. Las asociaciones han denunciado que el buque previsto opera con combustibles fósiles, por lo que se aleja “frontalmente” de los objetivos climáticos suscritos por Canarias, España y la Unión Europea, siendo las emisiones esperables “muy superiores a las que generarían las alternativas renovables, ya maduras y desplegables en el archipiélago”. También han recordado el proyecto de la planta de gas natural de la empresa Totisa al criticar la ubicación, “a escasos metros de un barrio de más de 20.000 habitantes, con centro de salud, residencia de mayores, instituto, colegios y guarderías”. Los denunciantes han indicado que “los vientos alisios dominantes del nordeste dirigirán la pluma contaminante directamente hacia tierra” al recordar que la Organización Mundial de la Salud vincula estos contaminantes con enfermedades cardiovasculares, asma, EPOC, cáncer de pulmón y mortalidad prematura. Las asociaciones han pedido a la Administración que haga públicas las necesidades reales de generación eléctrica de Gran Canaria y por qué este buque sería la “única opción viable”, el estudio comparativo de alternativas técnicas, de impacto ambiental completo y un estudio específico de impacto sobre la salud pública, con población de referencia y centros sensibles identificados. También han pedido la justificación económica del coste para las arcas públicas y para la factura eléctrica del consumidor canario, la duración del contrato y su fecha de caducidad vinculante, el tipo y origen del combustible, sus especificaciones, las condiciones de suministro y los planes de contingencia ante vertidos, y las condiciones contractuales completas, incluidas las penalizaciones por incumplimiento y por prolongación más allá del plazo declarado. “La Isleta ya dijo no a la planta de Totisa. Volverá a decirlo”, han manifestado al indicar que “la salud de un barrio no puede ser la moneda de cambio de la mala planificación energética”.
Da una cella del carcere di Bollate a una cena nel lusso più sfrenato, Alberto Genovese anche in semilibertà non si fa mancare niente. Sono passati quasi tre anni da quando l’imprenditore è stato condannato a 6 anni e 11 mesi per violenze sessuali. La sua sto…
Genovese è stato condannato nel 2023 a 6 anni e 11 mesi per violenze sessuali durante festini base di droga. È in semilibertà da qualche mese e vicino a fine pena. Ha festeggiato il suo 49esimo compleanno in una serata organizzata dalla moglie a Palazzo Serbelloni, tra uno chef stellato e un concerto di arpa
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Da una cella del carcere di Bollate a una cena di lusso. Sono passati quasi tre anni da quando Alberto Genovese è stato condannato a 6 anni e 11 mesi per violenze sessuali, la cui storia è stata raccontata nella docu-serie di Netflix “Terrazza Sentimento“. L’ex re delle startup, come veniva chiamato, ha festeggiato il 28 maggio il suo compleanno con una cena di lusso sfruttando il tempo concesso in semilibertà. Lo rivela il Corriere della Sera che ha raccontato i dettagli della serata passata in un ristorante stellato con la moglie.
La festa sì è tenuta in una delle sale più belle di Palazzo Serbelloni: decine di migliaia di euro, sostiene il Corriere, per la location al primo piano. Non c’erano altri invitati oltre all’imprenditore e la moglie, sposata nel 2022 quando l’uomo era ai domiciliari. La coppia è arrivata al palazzo storico milanese, in Corso Venezia, verso le 19.30: la cena di due ore e mezza ha alternato momenti di degustazione del menù a firma dello chef stellato Tommaso Arrigoni, ad attimi più romantici con un concerto di arpa e pianoforte a coda.
Non si conosce l’entità del conto finale ma d’altra parte, nonostante le vicende giudiziarie, a Genovese le finanze non mancano. L’imprenditore ha venduto per circa 100 milioni Facile.it, di cui era il fondatore, mentre con le quote azionarie di Prima assicurazioni ha ottenuto un assegno di quasi 90 milioni. A pianificare la serata tra l’altro è stata la moglie, che si è affidata a un’agenzia di organizzazione eventi chiedendo il massimo riserbo: la segretezza è stata tale che nemmeno i dipendenti del palazzo sapevano chi stesse arrivando. Che qualcuno fosse atteso però era chiaro, considerando che dal pomeriggio di quel giorno, a Palazzo Serbelloni sono arrivati una decina di veicoli, tra furgoni e camion, portando l’impianto luci, il catering, gli strumenti musicali, lussuosi addobbi floreali e un intero guardaroba di abiti da donna. Per ulteriore sicurezza degli ospiti, l’edificio è rimasto aperto ma delle guardie impedivano di accedere al primo piano.
Genovese, che negli ultimi tempi si è impegnato in attività di volontariato e del sociale, è in semilibertà da qualche settimana e tra pochi mesi sarà arrivato a fine pena.
Dormire con il cellulare sul comodino – o peggio sotto il cuscino – è una delle abitudini più diffuse e meno interrogate della vita quotidiana. A rimettere la questione sul tavolo è uno studio condotto dalla Slovak Medical University di Bratislava, che ha oss…
come dovremmo comportarci di notte con i cellulari, tra uso serale, ricarica e distanza dal letto? Ci risponde il Professor Luigi Ferini-Strambi, Ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e primario del Centro di Medicina del Sonno
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Dormire con il cellulare sul comodino – o peggio sotto il cuscino – è una delle abitudini più diffuse e meno interrogate della vita quotidiana. A rimettere la questione sul tavolo è uno studio condotto dalla Slovak Medical University di Bratislava, che ha osservato per un anno 36 studenti universitari monitorando il sonno con dispositivi indossabili. Il protocollo era semplice e, sulla carta, rigoroso: periodi alternati di due settimane con il telefono acceso vicino al letto e due settimane senza telefono nella stanza; notifiche notturne disattivate, filtro luce blu sempre attivo, uso dello smartphone vietato nell’ora precedente l’addormentamento.
Il risultato? Nessuna differenza significativa nei parametri classici del sonno – durata totale, fasi Rem e sonno profondo – ma variazioni misurabili nella saturazione di ossigeno nel sangue (SpO₂), associate all’esposizione ai campi elettromagnetici emessi dal telefono. Non una prova di danno, dunque, ma un segnale fisiologico sottile. Quanto basta per riaprire la domanda: quanto sono solide queste evidenze e, soprattutto, come dovremmo comportarci di notte con i cellulari, tra uso serale, ricarica e distanza dal letto? Ci risponde il Professor Luigi Ferini-Strambi, Ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e primario del Centro di Medicina del Sonno dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.
Una buona ricerca, ma pochi casi
“Non è uno studio risolutivo, questo va detto subito – chiarisce Ferini Strambi -. “Parliamo di soli 36 studenti. Però, come punto di partenza, è un riferimento interessante. Dal punto di vista metodologico lo studio è impostato abbastanza bene”. Il limite principale è il campione ridotto e molto selezionato: giovani, in buona salute, senza disturbi del sonno. “Questo restringe molto la possibilità di generalizzare i risultati – sottolinea il neurologo -. In popolazioni diverse – adulti, anziani, persone con sonno già fragile – l’impatto potrebbe essere differente”.
Il nodo che manca: la microstruttura del sonno
C’è poi un limite tecnico meno evidente ma cruciale. I ricercatori hanno valutato tempo totale di sonno e percentuali dei vari stadi, usando dispositivi indossabili. “Questi strumenti sono utili, ma non hanno l’accuratezza di una polisonnografia classica, con elettrodi e sensori”, spiega Ferini Strambi. “In altre parole, nello studio non viene considerato un parametro fondamentale: la microstruttura del sonno”. Si tratta di microrisvegli, brevi e spesso inconsci, che frammentano il sonno senza che la persona se ne renda conto. “Non è tanto il numero di ore o la percentuale di sonno profondo a fare la differenza, quanto la continuità. La frammentazione riduce la qualità del sonno e ha effetti importanti: sul consolidamento della memoria, sulla regolazione del cortisolo, sul rischio cardiovascolare”. Secondo il neurologo, proprio questi microrisvegli potrebbero spiegare anche la variazione osservata nella saturazione di ossigeno. “È un’ipotesi plausibile, ma non verificabile con questo disegno di studio. Ed è un limite non secondario”.
Indizio o campanello d’allarme?
Alla luce di tutto questo, come vanno letti i risultati? “Direi come un indizio, non come una prova di danno”, risponde Ferini Strambi. “Ma gli indizi servono: indicano dove guardare meglio. Questo studio suggerisce che qualcosa succede, anche se in modo sottile, e giustifica ricerche più ampie e più approfondite, soprattutto su soggetti vulnerabili”. Nessun allarmismo, dunque, ma nemmeno archiviazione frettolosa.
Precauzione sì, tecno-ansia no
E sul piano pratico? Ha senso applicare il principio di precauzione? “Sì, ma con buon senso”, dice il neurologo. “Il sonno è una finestra biologica delicatissima: è il momento in cui devono avvenire processi fondamentali di recupero e regolazione. Qualunque elemento di disturbo, reale o potenziale, andrebbe evitato”.
Il primo punto, però, non riguarda le onde elettromagnetiche. “La semplice presenza del telefono crea una condizione di allerta: la possibilità di essere contattati, anche se le notifiche sono disattivate, tiene il cervello in uno stato di vigilanza latente. Questo, di per sé, non aiuta a dormire bene”.
Consigli pratici
Le indicazioni pratiche sono chiare e tutt’altro che estreme:
Telefono lontano dal letto , idealmente in un’altra stanza. “Ancora meglio se non è fisicamente presente dove si dorme”.
, idealmente in un’altra stanza. “Ancora meglio se non è fisicamente presente dove si dorme”. Se deve restare acceso per necessità (reperibilità, emergenze), solo traffico voce , senza notifiche e senza connessioni inutili.
, senza notifiche e senza connessioni inutili. Evitare ricarica notturna sul comodino , non tanto per allarmi specifici quanto per preservare un ambiente di sonno il più possibile “neutro”.
, non tanto per allarmi specifici quanto per preservare un ambiente di sonno il più possibile “neutro”. Ridurre o eliminare l’uso dello smartphone nell’ora prima di dormire, per limitare stimoli cognitivi e attivazione emotiva.
“Ricordiamoci che il riposo è sacro – conclude Ferini-Strambi -. Dormire non è tempo perso: è uno dei momenti più importanti della nostra vita biologica. Se possiamo proteggerlo con piccoli accorgimenti, perché non farlo?”.
📰 Comune di Porto Torres📅 2026-05-29📍 Porto TorresitSalute · ambiente
MarEducante Comune di Porto Torres
Cos'è
MarEducante è un servizio estivo rivolto a bambini dai 3 ai 12 anni, con proposte innovative che intrecciano i linguaggi espressivi con la valorizzazione e cura del’’ambiente marino. Dal 29 giugno al 4 settembre, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 13.00. Tutte le settimane sarà presente la biologa marina Cristina Bonino dell’associazione ASD I Sette Mari che accompagnerà i bambini nelle loro scoperte. Tre atelieristi guideranno i bambini attraverso diversi linguaggi espressivi. Sono previsti due eventi speciali: il 30 maggio dalle 9.00 alle 11.00 “Bio-passeggiata” presso la spiaggia dello Scoglio Lungo; sabato 8 agosto escursione al Parco dell’Asinara con visita al CRAMA. Al termine del servizio estivo verrà realizzata un’esposizione che racconterà l’esperienza. Progetto realizzato con bando della Fondazione di Sardegna.
Il progetto "MarEducante" si propone come un servizio estivo intensivo di 8 settimane e di alta qualità metodologica, rivolto a 80 bambini e ragazzi del Nord Sardegna (3-12 anni). L'obiettivo primario è intersecare l'innovazione didattica con la valorizzazione concreta del Patrimonio Ambientale Marino, trasformando l'Atelier non in un semplice laboratorio, ma in un centro di ricerca e sperimentazione educativa. La filosofia educativa del progetto si ispira al Reggio Emilia Approach di Reggio Children, un modello pedagogico che riconosce nel bambino il portatore dei “Cento Linguaggi" (creativi, espressivi, cognitivi) e che considera l'ambiente come il “Terzo Educatore". L'attenzione dei 3 Atelieristi specializzati è posta sull’esplorazione quotidiana di questi linguaggi (grafica, creta, luce, digitale, ecc.) per narrare e conoscere il mondo marino. Per garantire un allestimento e una progettazione dei contesti di apprendimento all'altezza di standard internazionali, ci avvaliamo della collaborazione di DIIP Design Infancia Innovación Proyectos, un'entità di formazione con sede a Barcellona specializzata nel design di spazi per l'infanzia e nell’innovazione pedagogica per la fascia 0-12 anni, (partner del progetto). La metodologia si concentra sulla Didattica Zero Waste, dove l'ambiente fornisce la materia prima per la sperimentazione. A tal fine, le esperienze sul campo sono cruciali: i bambini parteciperanno a una Passeggiata Ecologica presso la spiaggia dello Scoglio Lungo per la raccolta degli scarti marini, e a una Passeggiata Naturalistica con approfondimento scientifico sull'Isola dell’Asinara. Queste esperienze all’aperto avvengono con la collaborazione strategica di ASD I Sette Mari (partner del progetto) e sono arricchite dalla supervisione specialistica della loro Biologa Marina. Questa expertise scientifica garantisce la corretta analisi degli scarti e la comprensione dell'impatto ambientale prima che i materiali vengano riutilizzati creativamente. Il processo sperimentale culmina nella realizzazione di una pubblicazione e una Mostra Finale di restituzione, rendendo visibile l’esperienza dei bambini, alla comunità e alle Istituzioni.
Programma
Per giovani esploratori dai 3 ai 12 anni
dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 senza pranzo con merenda al sacco
dal 29 giugno al 3 luglio
dal 6 al 10 luglio
dal 20 al 24 luglio
dal 27 al 31 luglio
dal 3 al 7 agosto
dal 24 al 28 agosto
dal 31 al 4 settembre
Appuntamenti speciali in collaborazione con ASD I Sette Mari
sabato 30 maggio - 9-11 "Biopasseggiata" c/o Spiaggia dello Scogliolungo (massimo 20 partecipanti)
sabato 6 agosto escursione c/o Parco Nazionale dell'Asinara (massimo 40 partecipanti)
Con il contributo di Fondazione di Sardegna, Isolex S.C.P.A., S&I NordOvest Sardegna Srl, Altair S.r.l.
Locandina dell'evento
Costi milionari e sanzioni: le polizze di Londra e l'energia frenano lo shipping secondo quanto emerso al Propeller Club di Livorno L'articolo L’illusione dello Stretto di Hormuz: se finanza ed energia riscrivono le regole dello shipping proviene da Shipping Italy .
Le crisi marittime nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso non si risolvono più soltanto con i dispiegamenti militari. C’è una dimensione meno visibile, ma molto più impattante, che governa la navigazione commerciale globale: quella dei modelli attuariali della City londinese e dei flussi strutturali dell’energia mondiale. È quanto emerso dal recente dibattito promosso dal Propeller Club di Livorno presso lo Yacht Club guidato da Maria Gloria Giani. Un confronto, moderato dai giornalisti Francesco Filiali e Pietro Roth, che ha messo attorno allo stesso tavolo analisti, legali e operatori del settore per scardinare i luoghi comuni che circondano il ‘war risk’.
Il primo paradigma a cadere è stato quello della chiusura fisica delle rotte con l’analisi legale dell’avvocato Alberto Batini (Btg Legal) che ha riposizionato la narrazione sugli eventi dello scorso febbraio: a bloccare il transito di oltre 150 petroliere a Hormuz non è stata una flotta da guerra, ma la revoca simultanea delle coperture da parte dei grandi riassicuratori globali. Di fronte a un accumulo di rischio non più quantificabile, la matematica finanziaria ha imposto lo stop. Con premi speciali schizzati istantaneamente fino all’1-3% del valore della nave – traducendosi in esborsi milionari per singolo passaggio – navigare è diventato economicamente impossibile. Il conseguente ‘rerouting’ di massa lungo il Capo di Buona Speranza ha dilatato i tempi di due settimane e aumentato i consumi di carburante del 35%, aprendo una serie di contenziosi legali sulla tenuta dei contratti di compravendita e sull’ambiguità delle classiche clausole ‘Incoterms’ (come Cif o Fob) nell’allocazione di questi extracosti improvvisi.
Una vulnerabilità sistemica che, secondo Roberto Armana (a.d. di Pca Broker), impone alle compagnie dello shipping un cambio di passo nel metodo, perché non ha più senso gestire il rischio in modo lineare o isolato: un attacco informatico o una sanzione internazionale si riflettono immediatamente su catene di penali contrattuali e rating finanziari. La risposta, secondo il broker, non può risiedere nel semplice acquisto di polizze standard sul mercato. Le aziende devono adottare protocolli di ‘risk engineering’ capaci di mappare l’esposizione reale prima ancora di negoziare con i sottoscrittori. Solo limitando internamente le debolezze strutturali e definendo il rischio residuo è possibile trattare da posizioni di forza con le compagnie assicurative, riducendo i costi e blindando la continuità aziendale.
Questo scenario di forte instabilità internazionale va a impattare su un sistema marittimo italiano storicamente fragile. Pino Musolino (a.d. Alilauro e past president di MedPorts) ha evidenziato la ‘cecità marittima’ del nostro Paese: nonostante l’Italia vanti la seconda manifattura d’Europa, il 74% delle esportazioni viene tuttora regolato tramite la clausola ‘ex works’. Vendere alle condizioni dell’acquirente significa rinunciare al controllo della logistica, regalando miliardi di valore aggiunto di noli e coperture assicurative a operatori esteri. Una debolezza strategica che si riflette anche nella governance degli investimenti: sui quasi quattro miliardi di euro del Pnrr portuale, Musolino ha invocato una cabina di regia nazionale che analizzi i tassi di riempimento effettivi delle banchine, per evitare di finanziare opere sottoutilizzate. Anche sul fronte della protezione delle rotte, i modelli vanno rivisti: la facility assicurativa statale da 40 miliardi tentata dagli Stati Uniti è rimasta inutilizzata perché priva di una scorta militare reale, mentre – ha evidenziato – l’esperienza in Ucraina dimostra l’efficacia di uno Stato che interviene come garante finanziario di ultima istanza solo dopo aver garantito la difesa fisica delle infrastrutture.
A ribaltare del tutto la prospettiva geopolitica classica è stata la lettura macroeconomica di Fabrizio Vettosi (Vsl SpA): non sono i conflitti territoriali a muovere l’energia, ma sono i mutamenti strutturali della produzione a determinare le mosse delle superpotenze. Negli ultimi quindici anni il boom dello shale oil ha proiettato gli Stati Uniti da 7,8 a 21 milioni di barili al giorno, azzerando le loro importazioni e trasformandoli nel principale esportatore globale, mentre l’Europa si chiudeva in una ‘prigione energetica’ autoinflitta. Con il taglio della capacità di raffinazione interna, il contintente europeo ha spostato i centri di trasformazione in India e Medio Oriente, legandosi a rotte a lungo raggio naturalmente più onerose.
I dati presentati da Vettosi hanno inolre dimostrato che l’impennata dei noli non è figlia della crisi di Hormuz, ma delle sanzioni del 2023 che, imponendo l’uso della ‘dark fleet’ per i prodotti russi e iraniani, hanno allungato le rotte medie mondiali del 20%. Il vero pericolo per gli armatori, però, sarà sul fronte commerciale dei prossimi mesi. Spinti dalle impennate speculative dei noli, gli operatori hanno avviato una massiccia campagna di ordini di navi che ha spinto l’ordinato complessivo oltre il 20% della flotta attiva. Non appena le tensioni nello Stretto si allenteranno, il ritorno in servizio delle navi oggi bloccate, combinato con la consegna delle nuove costruzioni, rischia di generare un’eccedenza di stiva vicina al 50%. Per il mercato dei noli energetici, il vero problema alle porte non è la carenza di navi, ha sottolineato Vettosi, ma un’imminente crisi da sovraccapacità strutturale.
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Guerre, crisi umanitarie, devastazioni ed emergenze dovute ai cambiamenti climatici. Buona parte degli italiani è esposta quotidianamente a un flusso continuo di notizie drammatiche. E, per reazione, si chiude in sé, sviluppando forme di autodifesa emotiva. I…
La ricerca di UNHCR: "Il rischio è che il sovraccarico spenga l'attenzione proprio quando sarebbe più necessario trasformarla in partecipazione"
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Guerre, crisi umanitarie, devastazioni ed emergenze dovute ai cambiamenti climatici. Buona parte degli italiani è esposta quotidianamente a un flusso continuo di notizie drammatiche. E, per reazione, si chiude in sé, sviluppando forme di autodifesa emotiva. Il risultato è che quasi una persona su due manifesta forme di distacco, fino ad arrivare all’esclusione, dalla propria vita, di quei contenuti che provocano disagio e impotenza.
È la fotografia che emerge dal sondaggio condotta da AstraRicerche per UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, realizzata contestualmente alla campagna “Torniamo a sentire”, che punta a raccogliere fondi per salvare vite in Sudan, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Ciad, Etiopia, Uganda, Kenya e Bangladesh.
Realizzato su un campione rappresentativo di oltre millepersone, lo studio rivela che l’esposizione degli italiani alle crisi è altissima: il 73% degli italiani entra in contatto ogni giorno con notizie su guerre o emergenze umanitarie. L’empatia resta forte: emozioni come rabbia, senso di ingiustizia, tristezza e dolore sono le più frequenti di fronte alle immagini delle crisi umanitarie. E per oltre il 65% degli italiani, queste sensazioni non si esauriscono nel momento, ma lasciano un segno duraturo nel tempo.
Ma accanto all’empatia emerge anche una crescente stanchezza: quasi un italiano su due (47,5%) manifesta forme di distacco, spesso legate a impotenza e frustrazione. Una fatica che si traduce anche nell’evitamento di contenuti drammatici: quasi il 59% degli intervistati ammette che a volte “scorre via” notizie di questo tipo come forma di autodifesa emotiva.
In questo contesto, il modo di raccontare le crisi è decisivo per generare empatia: i racconti e le testimonianze dirette sono i contenuti più in grado di generare coinvolgimento emotivo e immagini e video restano determinanti per la maggioranza delle persone. Questa reazione emotiva, però, non sempre si traduce in azione. Se è vero che circa sette italiani su dieci dichiarano di aver fatto almeno qualcosa di concreto – come donare o informarsi – una parte significativa ammette di non sapere come agire.
“Questi dati ci confermano che le persone sono tutt’altro che indifferenti alle crisi umanitarie: seguono le notizie, approfondiscono, sono emotivamente coinvolti, ma spesso si proteggono di fronte a sentimenti di impotenza e frustrazione. Il rischio è che il sovraccarico spenga l’attenzione proprio quando sarebbe più necessario trasformarla in partecipazione”, dichiara Laura Iucci, direttrice della raccolta fondi di UNHCR Italia. “In un contesto in cui milioni di rifugiati e sfollati sono colpiti da conflitti, fame, crisi climatica e, oggi, anche dai tagli agli aiuti umanitari da parte di alcuni governi, è fondamentale non voltarsi dall’altra parte. Anche un gesto individuale, come una donazione, resta essenziale: significa rompere la catena dell’indifferenza e offrire solidarietà, esprimendo il meglio della nostra umanità”.
La campagna “Torniamo a sentire” nasce proprio da qui: dall’urgenza di ritrovare un contatto autentico con le storie delle persone costrette alla fuga, andando oltre al rischio della distanza creata dalla continua esposizione informativa. Perché, come mostra la ricerca, quando si prova a immaginare la propria vita interrotta improvvisamente, oltre la metà degli italiani identifica come la perdita più difficile quella di una vita “spezzata” e degli affetti lasciati indietro.
UNHCR “continua a operare in prima linea in Sudan, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo e nei Paesi di accoglienza per garantire protezione e assistenza alle persone in fuga. Insieme ai partner – si legge in una nota – fornisce beni essenziali, rifugi, acqua, cibo. Sostiene inoltre le persone più vulnerabili e contrasta la violenza di genere, offrendo supporto alle sopravvissute. Solo in Sudan, nel 2025, quasi 500.000 rifugiati hanno ricevuto servizi specializzati contro la violenza di genere. L’Agenzia fornisce assistenza sanitaria: in Etiopia, insieme ai partner, ha vaccinato oltre 30.000 bambini sud sudanesi contro la polio e decine di migliaia contro morbillo e colera, mentre nella Repubblica Democratica del Congo ha garantito migliaia di visite mediche e vaccinato 260.000 bambini contro il morbillo nel Nord Kivu”.
Siamo ancora a maggio, ma in molte città italiane il termometro ha già raggiunto valori tipici del pieno dell’estate. Secondo i climatologi del Cnr, nei prossimi giorni le temperature potrebbero avvicinarsi o addirittura superare i record storici del periodo,…
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Siamo ancora a maggio, ma in molte città italiane il termometro ha già raggiunto valori tipici del pieno dell’estate. Secondo i climatologi del Cnr, nei prossimi giorni le temperature potrebbero avvicinarsi o addirittura superare i record storici del periodo, con punte fino a 35-36 gradi nella Pianura Padana e oltre 33 gradi in diverse regioni del Centro-Sud. Ma un caldo così intenso e improvviso non rappresenta soltanto un disagio: mette sotto pressione un organismo che non ha ancora avuto il tempo di adattarsi alle condizioni estive. A risentirne possono essere soprattutto anziani, persone con patologie croniche, bambini e lavoratori esposti all’aperto, ma anche soggetti in buona salute o chi svolge attività sportiva. “Il passaggio repentino da temperature ancora quasi invernali a quelle estive mette inevitabilmente sotto stress il nostro organismo – spiega il professor Francesco Franceschi, Direttore della Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma -. Non siamo preparati né dal punto di vista fisiologico né da quello comportamentale. Continuiamo a vestirci in modo pesante, a seguire abitudini alimentari tipiche dei mesi freddi e spesso anche a bere meno acqua rispetto a quanto sarebbe necessario”.
Il corpo impreparato all’estate
Secondo l’esperto, il problema non è soltanto il valore assoluto delle temperature, ma la rapidità con cui aumentano. In poche settimane si passa da giornate fresche a condizioni che richiedono un completo cambio di stile di vita. “In inverno tendiamo a consumare pasti più abbondanti e ricchi di grassi, assumiamo meno liquidi e spesso anche più alcolici. Quando il caldo arriva improvvisamente, tutte queste abitudini diventano un fattore di rischio. Bisognerebbe invece alleggerire l’alimentazione, aumentare l’idratazione, modificare l’abbigliamento e persino ripensare gli orari delle attività quotidiane”. Anche l’esposizione al sole richiede maggiore cautela. Se durante i mesi freddi stare all’aperto nelle ore centrali della giornata non crea particolari problemi, con temperature elevate il rischio cambia radicalmente.
Quando il caldo diventa pericoloso
L’effetto più temuto è il colpo di calore, una condizione che può manifestarsi quando l’organismo perde la capacità di regolare efficacemente la propria temperatura. Che cosa succede in questo caso? “Il colpo di calore è sostanzialmente un eccessivo riscaldamento del sistema nervoso centrale dovuto a un’esposizione prolungata al sole – spiega Franceschi -. Quando i meccanismi di termoregolazione non riescono più a funzionare correttamente, il cervello viene esposto a temperature troppo elevate e le normali funzioni neurologiche possono essere compromesse”. I sintomi iniziali spesso però vengono sottovalutati. “I primi segnali sono mal di testa, stanchezza marcata, senso di confusione mentale e abbassamento della pressione arteriosa. Il caldo provoca vasodilatazione e quindi tende naturalmente a far diminuire la pressione. Questi sintomi non vanno ignorati perché possono evolvere in condizioni più serie e aumentare il rischio di cadute e traumi”. Quando compaiono cefalea, debolezza intensa, capogiri o difficoltà di concentrazione, il consiglio è semplice: interrompere immediatamente l’attività che si sta svolgendo, cercare un luogo fresco e ombreggiato, idratarsi e favorire il raffreddamento corporeo.
Pericolo del fai-da-te con i farmaci
Tra le categorie più esposte figurano gli anziani e i pazienti ipertesi. Non è raro che durante le giornate molto calde i valori pressori si abbassino e che qualcuno decida autonomamente di modificare la terapia. “È vero che il caldo abbassa naturalmente la pressione grazie alla vasodilatazione, ma bisogna evitare assolutamente il fai-da-te – continua lo specialista -. La pressione va monitorata con attenzione e qualsiasi modifica della terapia antipertensiva deve essere valutata insieme al medico curante. In alcuni casi può essere opportuno ridurre i dosaggi, ma la decisione deve essere presa dal professionista sulla base delle condizioni cliniche del paziente”. Un comportamento apparentemente prudente, come sospendere da soli un farmaco antipertensivo, può infatti esporre a rischi non meno importanti rispetto all’ipotensione.
Acqua, pasti leggeri e meno alcol
Per affrontare l’ondata di caldo, la prima strategia resta la prevenzione. E passa soprattutto dalla tavola. “In questo periodo è fondamentale aumentare l’introduzione di liquidi perché la sudorazione e l’evaporazione favoriscono la disidratazione. È consigliabile privilegiare piatti freschi, ridurre le calorie in eccesso, limitare i cibi grassi e moderare il consumo di alcolici”. Il motivo è anche fisiologico. “Le calorie corrispondono a produzione di energia e quindi di calore. Più calorie introduciamo – chiarisce Franceschi – maggiore sarà il calore che il nostro organismo dovrà dissipare”.
Come difendersi dal caldo in città
Le aree urbane rappresentano l’ambiente più critico durante le ondate di calore. Asfalto, cemento e palazzi accumulano energia termica durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte, impedendo un adeguato raffrescamento. “Le città sono particolarmente penalizzate perché edifici e strade si surriscaldano. Per questo è importante evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, preferendo il mattino presto o il tardo pomeriggio, dopo le 18”. Anche la gestione degli ambienti domestici può fare la differenza. “Se disponibile, il climatizzatore può essere utilizzato mantenendo una temperatura intorno ai 25 gradi. In alternativa è utile limitare l’ingresso diretto del sole nelle abitazioni durante le ore più calde. Una casa troppo calda – ricorda il medico – aumenta lo stress termico e peggiora la qualità del sonno”. Attenzione anche all’abbigliamento: “Molti anziani continuano a vestirsi troppo pesantemente. È meglio scegliere indumenti leggeri in cotone o, ancora meglio, in lino, preferire colori chiari e utilizzare un cappello quando si resta all’aperto”.
Sport sì, ma non nelle ore centrali
L’attività fisica non va abbandonata, ma adattata alle nuove condizioni climatiche. “Lo sport fa bene, ma non deve diventare estremo e soprattutto non deve essere praticato nelle ore più calde della giornata – sottolinea Franceschi -. L’esposizione al sole associata alla sudorazione intensa può favorire disidratazione e conseguenze anche importanti”. Gli orari migliori? Le prime ore del mattino oppure la fascia serale dopo il tramonto. “È preferibile svolgere – conclude Franceschi – un’attività moderata e proporzionata all’età e alle condizioni fisiche della persona”.
Dove si trova la Riserva dello Zingaro e cosa la rende diversa La Riserva dello Zingaro si estende sul versante orientale della penisola di Capo San Vito, tra il territorio comunale di San Vito Lo Capo e quello di Castellammare del Golfo. Il suo confine costi…
All’alba, alla Riserva dello Zingaro, il rumore più forte è quello dei ciottoli sotto le scarpe. Davanti, la linea del sentiero costiero corre tra pareti rocciose chiare e un mare che al mattino vira dal turchese al blu in pochi metri. Dietro, il traffico e le spiagge attrezzate della Sicilia occidentale sembrano appartenere a un altro pianeta: qui non ci sono stabilimenti, musica alta, né strade asfaltate. Solo rocce, macchia mediterranea, calette e una rete di percorsi che costringe a rallentare, respirare e farsi andare bene il silenzio. La Riserva Naturale Orientata dello Zingaro è questo: sette chilometri di costa protetta tra Scopello e San Vito Lo Capo, nel Golfo di Castellammare, creata per difendere un tratto di litorale che oggi è uno dei simboli della Sicilia selvaggia.
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Dove si trova la Riserva dello Zingaro e cosa la rende diversa
Riserva dello zingaro
La Riserva dello Zingaro si estende sul versante orientale della penisola di Capo San Vito, tra il territorio comunale di San Vito Lo Capo e quello di Castellammare del Golfo.
Il suo confine costiero va da Cala Mazzo di Sciacca fino a Cala Tonnarella dell’Uzzo, mentre alle spalle si alzano rilievi rocciosi di origine calcarea, con falesie, canyon e valloni che scendono verso il mare.
L’accesso è possibile da due ingressi: quello a nord, verso San Vito Lo Capo, e quello a sud, nei pressi di Scopello.
Dal primo si raggiunge il mare in pochi minuti, con la Tonnarella dell’Uzzo che appare quasi subito come un anfiteatro di sabbia chiara e acqua trasparente. Dal secondo, invece, l’avvicinamento alle calette è più graduale: il primo contatto è con Cala Capreria, poi la costa si apre su baie via via più appartate.
Qui l’ambiente è ancora molto vicino a quello che poteva essere decenni fa: niente asfalto, niente chioschi in spiaggia, niente animali domestici (non sono ammessi in riserva), ma sentieri sterrati, rifugi in pietra, qualche area attrezzata lontana dalla battigia e una vegetazione che si è ripresa i suoi spazi. Dominano le palme nane, i cespugli di rosmarino e timo, il profumo resinoso della macchia mediterranea scaldato dal sole.
Oltre alla costa, la riserva è importante per la biodiversità: tra le rocce si trovano decine di specie di orchidee selvatiche, alcune endemiche della Sicilia, e nei cieli non è raro avvistare rapaci come l’Aquila di Bonelli, che qui nidifica regolarmente.
Come arrivare e da dove entrare: nord o sud?
Riserva dello Zingaro
La Riserva dello Zingaro si raggiunge facilmente in auto lungo la costa occidentale siciliana, tra Palermo e Trapani, seguendo le indicazioni per Castellammare del Golfo, Scopello o San Vito Lo Capo.
In generale: da Palermo si percorre l’autostrada verso Mazara del Vallo uscendo a Castellammare del Golfo, poi si prosegue per Scopello o San Vito; da Trapani, si segue la stessa direttrice in direzione opposta, puntando sempre a Castellammare e poi alla costa verso est o verso nord.
Esiste anche la possibilità di arrivare con i mezzi pubblici, combinando autobus tra Palermo o Trapani e Castellammare del Golfo, e da lì un secondo bus verso gli ingressi della riserva.
Gli orari non sono sempre frequenti ed è prudente controllare prima di organizzare la giornata, perché in alcune fasce orarie non ci sono coincidenze comode.
Dal punto di vista dell’esperienza, la scelta dell’ingresso cambia un po’ la giornata:
Dal lato nord (San Vito Lo Capo), la prima spiaggia, Cala Tonnarella dell’Uzzo, si raggiunge in circa dieci minuti di cammino. Qui, oltre a una baia piuttosto ampia rispetto alle altre, sono presenti servizi come bagni e area picnic non troppo distanti dal mare. Questo accesso è pratico per chi viaggia con bambini, per chi vuole concentrarsi sul mare più che sul trekking oppure per chi desidera rientrare nel pomeriggio verso San Vito Lo Capo e proseguire la giornata tra il paese e il Golfo di Cofano. La strada panoramica che collega questi luoghi, con la vista ampia sul mare nella zona di Màkari, è una delle immagini più iconiche di tutta la Sicilia occidentale.
Dal lato sud (Scopello), il percorso fino alla prima cala è più lungo ma anche molto scenografico. La prima spiaggia accessibile è Cala Capreria, seguita da Cala Berretta e Cala della Disa, tutte raggiungibili dal sentiero costiero con tratti di discesa e risalita. Questo ingresso è perfetto per abbinare alla giornata in riserva una sosta al borgo di Scopello, con il suo piccolo centro in pietra affacciato sulla costa e la celebre tonnara poco distante. Nei dintorni, le baie di Guidaloca e Cala Mazzo di Sciacca estendono l’itinerario di mare ben oltre i confini ufficiali dello Zingaro.
In alternativa, la riserva si può esplorare anche via mare con escursioni in barca organizzate in partenza da San Vito Lo Capo o da Castellammare del Golfo.
Questa opzione è particolarmente interessante nei mesi centrali dell’estate, quando i sentieri possono essere molto frequentati e la calura rende più faticosi gli spostamenti a piedi. Dall’acqua si apprezzano le falesie, le grotte e calette come Cala del Varo, raggiungibile solo dal mare.
Per l’ingresso pedonale è previsto un biglietto di accesso, acquistabile direttamente alle biglietterie dei due ingressi o, in alcuni periodi, online tramite il sito ufficiale della riserva. I proventi vengono utilizzati per la manutenzione dei sentieri e la tutela dell’area protetta, motivo per cui il controllo agli ingressi è piuttosto accurato.
Orari di apertura e tariffe possono variare in base alla stagione: per dettagli aggiornati è sempre meglio verificare le informazioni ufficiali prima di partire.
Mare, sentieri, musei: cosa si vive lungo i 7 km della Riserva
Riserva dello Zingaro
Una volta varcato l’ingresso, si entra in un piccolo mondo chiuso tra il mare e la montagna. L’attività più immediata è l’escursione lungo il sentiero costiero, che collega i due ingressi per circa sette chilometri, con continui saliscendi e deviazioni verso le calette.
Non è una semplice passeggiata lungomare: il fondo è sterrato, pietroso, con tratti esposti al sole e altri all’ombra della roccia, e richiede un minimo di abitudine a camminare su terreni naturali.
Lungo il percorso si incontrano le calette più note della riserva, ognuna con un carattere diverso. Cala Capreria, entrando da sud, accoglie con ciottoli chiari, rocce lambite da acqua azzurra e una fascia di vegetazione che arriva quasi fin sulla riva. Più avanti, Cala Berretta offre una striscia di ghiaia riparata, spesso più tranquilla in alcuni periodi dell’anno.
Cala della Disa si distingue per i ciottoli bianchi e un fondale che degrada con gradualità, mentre Cala Marinella è quasi più una piattaforma rocciosa che una spiaggia tradizionale, con scogli da cui scendere direttamente in un’acqua limpidissima.
Verso nord, Cala dell’Uzzo si presenta come una baia raccolta di ghiaia chiara e acqua color smeraldo, un po’ più piccola della vicina Tonnarella.
ùCala Tonnarella dell’Uzzo, una delle più frequentate, unisce sabbia dorata e trasparenze impressionanti, soprattutto al mattino quando il sole colpisce il mare frontalmente. Più isolata è Cala del Varo, stretta tra pareti rocciose e accessibile unicamente dal mare: un buon motivo per valutare anche l’escursione in barca.
L’acqua limpida e calma fa della riserva un luogo perfetto per snorkeling: maschera e boccaglio sono quasi obbligatori nello zaino. Tra le rocce affioranti e i fondali di ciottoli è facile osservare piccoli branchi di pesci e giochi di luce che filtrano dall’alto, in un silenzio rotto solo dallo sciabordio delle onde.
Lo Zingaro, però, non è solo mare. L’entroterra della riserva è attraversato da altri due grandi itinerari: un sentiero di mezza costa, più alto e impegnativo, che esplora la vegetazione interna senza scendere alle calette, e un sentiero di alta montagna, dedicato a chi ha esperienza di trekking e desidera salire fino alle vette per una visuale completa sulla costa e sui rilievi circostanti.
Questi percorsi richiedono passo sicuro, allenamento e condizioni meteo favorevoli, e sono particolarmente indicati in primavera e autunno, quando le temperature sono più miti e la luce esalta le diverse sfumature del paesaggio.
Lungo i sentieri si incontrano piccoli musei tematici ospitati in antichi edifici rurali: uno dedicato alla manna, la linfa che si ricava da alcune specie di frassino, un altro all’intreccio tradizionale con le foglie di palma nana e altre erbe della macchia.
Qui si scopre quanto la vita in queste zone fosse intimamente legata alle risorse naturali: ceste, corde, coperture per le case, tutto nasceva dalle piante della riserva. Non mancano, nel corso dell’anno, attività organizzate dall’ente gestore, come laboratori sull’uso delle erbe spontanee o sulla lavorazione dei materiali vegetali, capaci di far percepire in modo concreto il rapporto fra l’uomo e questo ambiente.
Per chi ama dormire in natura, all’interno dello Zingaro esistono rifugi per il bivacco, utilizzabili solo previa autorizzazione della Direzione della riserva e in un periodo limitato dell’anno, indicato nei regolamenti ufficiali (tradizionalmente tra autunno e primavera). È un’esperienza che permette di vivere la riserva anche nelle ore più tranquille, quando i sentieri si svuotano e restano solo il rumore del vento e il fruscio della vegetazione.
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Consigli pratici, periodo migliore e piccole accortezze da insider
Tonnarella dell'Uzzo
Una giornata allo Zingaro, se ben organizzata, può diventare uno dei ricordi più intensi di un viaggio in Sicilia. Perché sia anche piacevole e sicura, servono però alcune attenzioni concrete.
L’abbigliamento è il primo punto: all’ingresso sono vietate le infradito e le calzature aperte, per motivi di sicurezza. Servono scarpe chiuse con una buona suola, meglio se da trekking leggero o comunque adatte a terreni sconnessi. I sentieri non perdonano distrazioni: spesso sono stretti, con pietre mobili e tratti in pendenza. Anche i pantaloni lunghi possono essere utili, soprattutto se si decide di affrontare i percorsi interni dove la vegetazione è più fitta.
Il secondo aspetto è la protezione dal sole. Gran parte del sentiero costiero è esposto, con pochi tratti davvero ombreggiati.
Cappello, crema solare ad alta protezione, occhiali da sole e un costume già indossato sotto i vestiti riducono al minimo il tempo passato a cambiarsi sulle spiagge, dove non ci sono cabine. L’acqua da bere va calcolata con generosità: le fonti e i punti di rifornimento sono limitati, quindi è fondamentale arrivare ben riforniti, soprattutto nei mesi più caldi.
Per l’attrezzatura conviene puntare su uno zaino leggero ma capiente, che possa contenere asciugamano, maschera da snorkeling, pranzo al sacco e uno strato di ricambio. Tenere le mani libere è essenziale per affrontare senza problemi le discese verso le calette. Chi desidera esplorare per intero il sentiero costiero tra i due ingressi, con soste per il bagno in diverse spiagge, deve mettere in conto diverse ore di cammino, spesso sotto il sole, con ritorno sullo stesso percorso o, quando disponibile, con servizio navetta tra gli ingressi (da verificare di volta in volta in base alla stagione).
Quanto alla stagionalità, il periodo tra primavera e inizio autunno è quello in cui la riserva esprime il meglio: in primavera la vegetazione è rigogliosa, le fioriture colorano la macchia e le temperature sono ideali per il trekking; in estate il mare è più invitante che mai, ma il caldo richiede partenze molto mattutine e una buona resistenza; in autunno, le giornate ancora miti permettono camminate lunghe con meno affollamento. In ogni caso, è importante verificare sempre eventuali comunicazioni ufficiali su chiusure straordinarie, ordinanze della Capitaneria di Porto di Trapani e aggiornamenti sullo stato dei sentieri, soprattutto dopo eventi meteo intensi.
Dal punto di vista del budget, la visita allo Zingaro è relativamente contenuta: il costo principale, oltre all’eventuale parcheggio e al biglietto d’ingresso, è legato a come ci si organizza per alloggio e pasti nei dintorni. La zona offre dai residence e case vacanza alle strutture più semplici, con prezzi molto variabili in base alla stagione, mentre gli alimenti per il pranzo al sacco conviene acquistarli nei paesi vicini prima di entrare in riserva, vista l’assenza di punti vendita interni.
Fuori dalla riserva, l’esperienza continua a tavola con la cucina trapanese e sanvitese: dal cous cous di pesce ai piatti di tonno legati alla tradizione delle tonnare, dalla pasta con il pesto alla trapanese – mandorle, aglio, pomodoro fresco e basilico – alle granite di mandorla, tutto parla di un territorio che vive da sempre di mare e colline.
Ultimo consiglio, forse il più importante: lo Zingaro è uno di quei posti che costringono a staccare. La copertura telefonica può essere discontinua, il caldo chiede lentezza, il paesaggio impone pause. Accettare il ritmo imposto dai sentieri – camminare, bagnarsi, riposare, osservare – è il modo migliore per uscire dalla riserva con la sensazione di aver vissuto, e non solo visitato, uno dei tratti di costa più integri della Sicilia.
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Ionio lucano: spiagge ampie tra pinete e storia antica La costa ionica in Basilicata è un susseguirsi di arenili larghi, sabbia dorata e fondali in genere dolci, adatti a chi viaggia con bambini o a chi vuole lunghe giornate sdraiato in riva al mare. Il tutto…
L a prima immagine della Basilicata al mare non è fatta di ombrelloni in fila e musica alta. È fatta di pinete che profumano di resina, sabbia chiara che scotta appena, acqua trasparente che digrada lentamente e, sul Tirreno, di pareti rocciose scure che scendono dirette nel blu. Una regione piccola, con pochi chilometri di costa, ma due mari diversi e complementari: Ionio sabbioso e largo, Tirreno scenografico e roccioso. Qui le spiagge si vivono con tempi lenti: si alternano bagni, passeggiate, visite a siti archeologici e borghi come Maratea, senza la pressione del turismo di massa.
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Ionio lucano: spiagge ampie tra pinete e storia antica
Policoro
La costa ionica in Basilicata è un susseguirsi di arenili larghi, sabbia dorata e fondali in genere dolci, adatti a chi viaggia con bambini o a chi vuole lunghe giornate sdraiato in riva al mare.
Il tutto con una densità di stabilimenti e hotel decisamente più bassa rispetto a molte zone vicine di Puglia e Calabria.
A Policoro, la spiaggia corre per chilometri con sabbia fine e chiara e un mare limpido che degrada lentamente.
È uno dei tratti più noti del litorale lucano: la presenza della Riserva Naturale del Bosco Pantano, proprio alle spalle, aggiunge una dimensione verde fatta di canneti, uccelli acquatici e sentieri tra gli alberi.
Le aree vicino alla foce dell’Agri sono interessanti per chi ama il kayak e vuole osservare da vicino flora e fauna di una zona umida ancora ben conservata. La spiaggia è ampia, con spazi liberi e zone più attrezzate, e la sensazione, anche in piena estate, è di avere ancora un margine di libertà.
Poco più a nord, il Lido di Metaponto unisce mare e archeologia. Qui il litorale è una lunga striscia di sabbia chiara, punteggiata da stabilimenti e tratti liberi, alle spalle della quale si trovano le rovine dell’antica città greca di Metaponto, con templi e resti archeologici che raccontano la Magna Grecia. La giornata tipica qui passa facilmente da una mattina di bagni e beach volley a un pomeriggio tra colonne dorate dalla luce del tardo pomeriggio. Le acque basse e i servizi la rendono una zona comoda per le famiglie.
Marina di Pisticci
Tra Policoro e Metaponto, la spiaggia di Marina di Pisticci è più silenziosa e “verde”.
Qui la sabbia chiara si alterna a dune coperte di macchia mediterranea, con ginepri e pini che creano zone d’ombra naturale.
La zona è apprezzata da chi pratica windsurf e kitesurf, perché i venti della costa ionica spesso regalano giornate interessanti anche fuori stagione. La spiaggia è meno costruita rispetto ad altre, e la sensazione è di essere davvero a contatto con una costa ancora poco sfruttata.
Per chi cerca villaggi e resort senza rinunciare alla tranquillità, l’area tra Nova Siri, Policoro, Marina di Pisticci e Metaponto concentra diverse strutture, dagli ecoresort ai grandi complessi all inclusive. Sono scelte pratiche per chi viaggia con bambini e desidera servizi, animazione e possibilità di organizzare escursioni giornaliere lungo tutta la costa ionica lucana.
SCOPRI: LE SPIAGGE SEGRETE DELLA BASILICATA
Tirreno lucano: Maratea tra sabbia scura, grotte e promontori
Maratea
Sul Tirreno, la Basilicata cambia completamente volto. La costa si riduce a pochi chilometri, ma il paesaggio diventa verticale: promontori verdi, scogliere, calette raggiungibili a piedi o in barca.
Il riferimento è uno solo: Maratea, con il suo centro storico, il porto e le spiagge distribuite in piccole insenature.
Cala Jannita
La più iconica è Cala Jannita, conosciuta come Spiaggia Nera. Il nome dice già molto: l’arenile è fatto di sabbia scura di origine vulcanica, che al sole crea riflessi particolari e contrasta con il blu intenso del mare e con il verde della vegetazione alle spalle.
L’accesso avviene via sentiero o via mare, dettaglio che rende l’esperienza leggermente più avventurosa ma anche più raccolta.
Fondali rocciosi e acqua limpida la rendono interessante per chi ama snorkeling e piccole esplorazioni subacquee.
Più semplice da raggiungere e da vivere, Fiumicello è una delle spiagge “classiche” di Maratea. Ha sabbia chiara, mare molto trasparente, una cornice di grotte marine e promontori tra punta Ogliastro e punta Santavenere.
Dalla riva si alza, imponente, la sagoma del Cristo Redentore, che domina la costa dall’alto della montagna: un riferimento costante, visibile mentre si nuota o si cammina lungo l’arenile. In primavera e in inizio estate, Fiumicello è perfetta per chi vuole coniugare relax, brevi passeggiate e giri in kayak o barca.
Non lontano, la zona della Secca mostra una faccia ancora più “selvaggia” del Tirreno lucano: rocce, promontori, vegetazione che arriva quasi fino all’acqua. Qui il mare è spesso più profondo e limpido, adatto a chi preferisce scenari rocciosi e soste brevi ma intense, magari abbinate ad altre calette della costa di Maratea come Acquafredda.
È meno indicata per lunghe giornate con bambini piccoli, più interessante per chi ama osservare i cambi di colore dell’acqua e scattare fotografie.
L’elemento che rende il Tirreno lucano speciale è la possibilità di alternare in poche ore mare, borgo e panorami dall’alto. Dopo la spiaggia è facile risalire verso il centro storico di Maratea, con le sue stradine, o salire fino al Cristo Redentore per avere sotto gli occhi l’intero disegno della costa, dalla linea scura della Spiaggia Nera alle insenature vicine al porto.
Esperienze tra mare, natura e archeologia
Spiagge Basilicata
Le spiagge della Basilicata non sono solo luoghi in cui stendere l’asciugamano: sono punti di partenza per attività all’aria aperta e per scoprire un territorio poco affollato, anche nei mesi di punta rispetto ad altre regioni.
Sullo Ionio, tra Policoro e Marina di Pisticci, chi ama lo sport può dedicarsi a windsurf, kitesurf e kayak. Navigare alla foce del fiume Agri, in particolare, permette di entrare in un ambiente umido ricco di uccelli e vegetazione, con un ritmo lento e silenzioso che si allontana dalla classica giornata di mare. Metaponto, oltre alla spiaggia, regala la possibilità di esplorare aree archeologiche legate alla Magna Grecia: templi, resti di edifici, un parco che affianca alle ore in costume bagni di storia.
Sul Tirreno, la costa di Maratea è un piccolo paradiso per chi ama immersioni e snorkeling: i fondali rocciosi ospitano pesci, anfratti e, in alcuni tratti, grotte sottomarine. In diversi punti è possibile partecipare a escursioni in barca per muoversi tra calette, archi naturali, piccole grotte e scorci che dalla terra non si vedono. Fiumicello e Spiaggia Nera sono due ottime basi per questo tipo di uscite.
La Basilicata costiera si presta anche a una vacanza in villaggio o resort: tra Marina di Nova Siri, Policoro e Metaponto si trovano strutture con formula all inclusive, piscine, animazione, campi sportivi. Alcune, come gli ecoresort, combinano camere moderne e servizi completi con una certa attenzione al contesto naturale, con giardini curati, pinete e accessi diretti o comodi al mare.
Sul fronte gastronomico, il mare lucano è il luogo dove si incontrano sapori di terra e di costa. Nei ristoranti si trovano piatti di pesce del giorno, ma anche prodotti tipici dell’entroterra, come salumi, formaggi e pasta fatta a mano. Una cena vista mare sul Tirreno, o una pausa pranzo in uno stabilimento sullo Ionio con un piatto semplice a base di pesce e verdure locali, completano bene una giornata tra spiaggia e visite.
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Come organizzare il viaggio: quando andare, come arrivare, dove fermarsi
Per chi arriva da lontano, gli scali aerei più utilizzati per raggiungere le spiagge della Basilicata sono quelli di Bari e Brindisi (per la costa ionica) e, in alternativa, Napoli o Lamezia Terme per la zona di Maratea. Dagli aeroporti si prosegue in auto a noleggio o in treno, con stazioni lungo lo Ionio (come Metaponto, Policoro, Nova Siri) e a Maratea sul Tirreno.
L’auto resta comunque la soluzione più flessibile: permette di cambiare spiaggia in giornata, spostarsi tra Ionio e Tirreno e raggiungere calette e punti panoramici meno serviti dal trasporto pubblico.
Per il periodo, la Basilicata al mare funziona bene da fine primavera a inizio autunno. Tra aprile e maggio il clima è spesso mite, le spiagge sono quasi vuote e il mare, seppur ancora fresco per lunghi bagni per alcuni, è perfetto per passeggiare, fotografare e organizzare gite che uniscono mare, borghi e siti archeologici.
Da giugno a settembre l’acqua si scalda e le condizioni diventano ideali per una vacanza balneare piena, ma con numeri di persone generalmente più contenuti rispetto ad altre regioni costiere italiane molto famose.
Per chi viaggia con bambini, le zone più pratiche sono il Lido di Metaponto e la costa di Policoro e Nova Siri, con arenili larghi, fondali bassi e tanti servizi. Per chi invece cerca scenari più teatrali e calette rocciose, la scelta naturale è Maratea con Spiaggia Nera, Fiumicello e la Secca, abbinando sempre la giornata al mare a una passeggiata nel borgo storico o alla salita al Cristo Redentore.
La durata ideale di un soggiorno varia: in 3-4 giorni si può costruire un mini-itinerario tra Maratea e una giornata sullo Ionio, mentre in una settimana è possibile fermarsi in un villaggio sulla costa ionica e dedicare almeno una giornata intera alla scoperta del Tirreno lucano in auto.
In ogni caso, le distanze contenute e la presenza di due mari così diversi a poche decine di chilometri l’uno dall’altro rendono la Basilicata una destinazione interessante per chi vuole un mare diverso, più silenzioso, dove la natura e i ritmi lenti hanno ancora la meglio sulle file di stabilimenti.
📰 Thewom.it📅 2026-05-22📍 New York/NJitSalute · ambiente
Castello Incantato di Sciacca: Entrare nel mondo di Filippo Bentivegna La visita al Castello Incantato inizia all’aperto, tra sentieri in pietra, muretti bassi e piccoli terrazzamenti. Sulle rocce calcaree, sulle pareti, sugli alberi, compaiono volti graffiat…
U na collina di ulivi, l’aria che sa di terra e salsedine, e ovunque volti di pietra che ti osservano in silenzio. Il Castello Incantato di Sciacca non assomiglia a nessun altro luogo in Sicilia: è un giardino popolato da migliaia di teste scolpite, un labirinto all’aperto dove si entra per curiosità e si esce con la sensazione di aver conosciuto, almeno un po’, l’uomo che lo ha creato.
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Castello Incantato di Sciacca: Entrare nel mondo di Filippo Bentivegna
Castello incantato di Sciacca
La visita al Castello Incantato inizia all’aperto, tra sentieri in pietra, muretti bassi e piccoli terrazzamenti. Sulle rocce calcaree, sulle pareti, sugli alberi, compaiono volti graffiati nella pietra: alcuni hanno tratti appena accennati, altri occhi profondi e nasi marcati, altri ancora sembrano maschere.
L’impressione è quella di camminare in un “teatro silenzioso” dove ogni testa ha un carattere diverso.
Il giardino-museo ospita circa 3.000 teste in pietra calcarea, ma si stima che Filippo Bentivegna, nel corso della sua vita, ne abbia scolpite decine di migliaia, molte delle quali oggi sono andate perdute o si trovano in collezioni private e musei internazionali.
Tra ulivi, grotte e piccoli ricoveri rurali, il percorso è semplice ma pieno di dettagli: spuntano sculture anche dove non ci si aspetterebbe, su rocce a bordo sentiero o incastonate nei muri.
Accanto all’area all’aperto c’è anche un piccolo museo interno, con foto, documenti, video e alcune opere che aiutano a ricostruire il contesto.
Qui si percepisce meglio il legame del sito con l’Art Brut, la cosiddetta “arte irregolare” realizzata da autodidatti fuori dai circuiti accademici. Diverse sculture di Bentivegna sono infatti entrate nella collezione permanente del Musée d’Art Brut di Losanna, riconoscimento che ha dato al suo lavoro una dimensione internazionale.
La storia incredibile del “re contadino”
Castello incantato di Sciacca
Dietro questo luogo c’è la biografia tormentata di Filippo Bentivegna, nato a Sciacca alla fine dell’Ottocento.
Da giovane emigrò negli Stati Uniti, come molti siciliani dell’epoca, trovando impiego presso una compagnia ferroviaria a New York.
La vita oltre oceano però non andò come previsto: dopo un’aggressione che gli procurò un grave trauma cranico, iniziò a soffrire di problemi di memoria e disturbi psichici, perdendo anche la possibilità di continuare a lavorare.
Rientrato in Sicilia intorno al 1919, scelse di vivere in modo appartato nelle campagne di Sciacca, acquistando un terreno sulle pendici del Monte Kronio, con vista verso il Mediterraneo. Qui iniziò a scolpire senza sosta: pietre raccolte in campagna, blocchi di roccia già presenti sul terreno, legno e qualunque materiale fosse a portata di mano diventavano volti, teste, figure.
Bentivegna chiamava quelle figure i suoi “sudditi”, e nel tempo si costruì una sorta di microcosmo immaginario in cui lui stesso era il “re”. Per questo è ricordato anche come “re contadino” o “signore delle grotte”, soprannomi che raccontano bene la sua vita a metà tra il lavoro con la terra e l’ossessione per la scultura. Senza una formazione accademica, ma con una manualità affinata anche da mestieri artigianali, trasformò il suo terreno in un ambiente artistico unico.
Per anni il sito restò quasi sconosciuto, frequentato solo da curiosi e abitanti della zona. La svolta arrivò quando, nel 1980, l’area venne acquisita dalla Regione Siciliana e affidata alla gestione di una cooperativa locale.
Da allora il Castello Incantato è diventato un museo a cielo aperto, aperto al pubblico e progressivamente riconosciuto come uno dei luoghi più singolari dell’arte naive europea.
Come arrivare e quando organizzare la visita
Castello incantato di Sciacca
Il Castello Incantato si trova poco fuori dal centro di Sciacca, nel territorio della provincia di Agrigento.
Chi arriva in auto da Palermo o Agrigento percorre la costa sud-occidentale della Sicilia lungo le principali arterie stradali, per poi seguire le indicazioni per Sciacca e, da qui, quelle per il sito.
La strada finale è breve e collinare, circondata da campagne coltivate e casette sparse, con scorci verso il mare.
Per chi si muove senza macchina, Sciacca è raggiungibile con autobus regionali che collegano le principali città siciliane.
Dal centro di Sciacca, nella zona di piazza Scandaliato, partono autobus urbani che portano fino all’ingresso del Castello Incantato: in alcune fonti sono citate linee specifiche con corse piuttosto frequenti durante la giornata, ma è sempre consigliabile verificare sul posto o presso l’ufficio turistico per conferme aggiornate.
Sciacca non ha una stazione ferroviaria, quindi il treno non è il mezzo più pratico per arrivare direttamente; può essere utile solo in combinazione con bus da città vicine dotate di stazione. Chi arriva in aereo può fare base sugli aeroporti di Palermo o Trapani e proseguire in auto a noleggio o pullman.
La distanza è compatibile con un’escursione in giornata, ma spesso chi viaggia sceglie di fermarsi almeno una notte in zona per visitare anche le altre attrazioni del territorio, dalle spiagge alle località archeologiche.
Il clima della costa agrigentina è in genere mite per gran parte dell’anno, con estati secche e calde e inverni relativamente dolci. La visita al Castello Incantato si svolge prevalentemente all’aperto, quindi i periodi più gradevoli sono la primavera e l’autunno, quando il sole è meno aggressivo e si può camminare con calma tra i sentieri. In estate è utile portare acqua, cappello e crema solare, soprattutto nelle ore centrali, mentre nelle giornate invernali può bastare una giacca leggera per ripararsi dal vento che arriva dal mare.
Consigli utili, cosa aspettarsi e perché inserirlo in un viaggio in Sicilia
Dal punto di vista pratico, l’ingresso al Castello Incantato è a pagamento, con tariffe a partire da 9 euro e in alcuni casi gratuito per i bambini; è comunque opportuno verificare in loco o sui siti di prenotazione per eventuali aggiornamenti su prezzi e riduzioni.
Esistono piattaforme che permettono di acquistare biglietti digitali, da mostrare direttamente sullo smartphone, spesso con conferma immediata e possibilità di cancellazione gratuita, utile se il programma del viaggio è ancora flessibile.
Un consiglio utile è abbinare la visita del Castello Incantato a un giro nel centro storico di Sciacca, noto per le maioliche, il porto e le sue tradizioni marinare, oppure a un’uscita verso le spiagge della zona, caratterizzate da sabbia chiara e mare trasparente.
L’isola nera del Canale di Sicilia: dove si trova e quando andarci Pantelleria è un pezzo di Sicilia in mezzo al mare, in realtà molto più vicina all’Africa che all’Italia: sta nel centro del canale di Sicilia, a circa 110 chilometri dalla costa siciliana e a…
I l primo impatto con Pantelleria è un contrasto netto: rocce nere, mare verde che vira al turchese, profumo di capperi e macchia mediterranea scaldata dal sole. Non ci sono spiagge di sabbia, né file di ombrelloni. Qui ci si stende sulla pietra lavica calda, si entra in acqua da scalette scavate nella roccia, si fa il bagno in un lago termale dentro la caldera di un vulcano. Una settimana a Pantelleria è una pausa lenta, fatta di bagni silenziosi, cene all’aperto e tramonti che tingono tutto di arancio e viola.
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L’isola nera del Canale di Sicilia: dove si trova e quando andarci
Pantelleria
Pantelleria è un pezzo di Sicilia in mezzo al mare, in realtà molto più vicina all’Africa che all’Italia: sta nel centro del canale di Sicilia, a circa 110 chilometri dalla costa siciliana e a poco più della metà dalla Tunisia. È la quarta isola italiana per estensione, poco inferiore all’Elba, e appartiene alla provincia di Trapani.
Questa posizione così isolata si sente in tutto: nel vento che arriva spesso teso, nella luce molto intensa, nella cucina che mescola ingredienti siciliani e influenze nordafricane. L’isola è di origine vulcanica: rocce nerissime, coni, colate antiche, sorgenti calde e fumarole creano paesaggi che cambiano a ogni curva.
Il periodo più gettonato resta l’estate, quando il mare è più caldo e le giornate lunghissime, ma il clima mite la rende interessante anche nelle mezze stagioni, soprattutto se l’obiettivo non è solo il bagno ma anche trekking, terme naturali e degustazioni.
In mesi meno affollati è più semplice vivere l’isola come la vivono i panteschi: ritmi lenti, dammusi silenziosi, pochi rumori oltre alle cicale e al vento.
Pantelleria si raggiunge in due modi principali: via mare o via aereo. Dal porto di Trapani partono aliscafi veloci e traghetti più lenti ma comodi se si vuole imbarcare l’auto. In alternativa, l’aeroporto collega l’isola con Palermo, Trapani e Catania, e in estate si aggiungono spesso collegamenti da città come Milano e Roma, pensati proprio per chi vuole una fuga secca di una settimana senza scali in Sicilia.
Dormire in un dammuso e muoversi sull’isola
Pantelleria
A Pantelleria la scelta dell’alloggio non è un dettaglio: dormire in un dammuso cambia completamente la percezione del viaggio.
Si tratta delle costruzioni tipiche dell’isola, realizzate in pietra lavica a secco, con muri spessi e tetti a volta bianchi. La struttura è pensata per trattenere il fresco, resistere al vento e raccogliere l’acqua piovana: ogni dettaglio ha una funzione precisa, frutto di secoli di adattamento a un ambiente difficile.
Quasi sempre il dammuso ha una terrazza ampia, spesso pavimentata in pietra, con sedute in muratura e cuscini, da vivere come un salotto all’aperto.
La sera l’aria profuma di origano e finocchietto selvatico, il cielo è scuro e pieno di stelle, e l’unico rumore è il frinire degli insetti. La scelta della zona incide molto sul paesaggio: l’area di Scauri guarda verso ovest e regala tramonti diretti sul mare; dal lato opposto si apre lo scenario dell’alba, con la luce che sale dal mare e illumina progressivamente le terrazze coltivate.
La cosiddetta “città di Pantelleria”, il centro principale con porto e servizi, è utile per commissioni, carburante e spostamenti, ma non è il contesto più affascinante per soggiornare se l’obiettivo è il relax. Per chi cerca silenzio e natura, le contrade e i dammusi sparsi nel verde offrono un’esperienza molto più coerente con lo spirito dell’isola.
Per gli spostamenti è importante sapere che Pantelleria non è piccolissima e le baie più belle sono sparse lungo tutta la costa. Avere un mezzo proprio (auto o scooter) permette di raggiungere con facilità le cale, le cantine, i sentieri del parco nazionale e i punti panoramici. La strada perimetrale regala spesso scorci sul mare e passaggi tra vigneti di zibibbo coltivati con il sistema ad alberello, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio agricolo per la tecnica con cui le viti vengono protette dal vento.
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Una settimana tra mare, terme naturali e parco nazionale
Pantelleria
L’aspetto più sorprendente di Pantelleria è il mare senza spiagge di sabbia. Qui il bagno si fa da scogliere, piattaforme in legno e discese nella roccia.
Le scarpette da scoglio non sono un vezzo ma un accessorio fondamentale per godersi l’acqua in tranquillità.
Per chi cerca punti di accesso al mare relativamente comodi ci sono zone come Cala Tramontana, Cala Levante e Gadir, dove scalette e passerelle rendono più semplice entrare in acqua. Lì il mare ha spesso riflessi verde intenso che virano all’azzurro, con il contrasto netto della roccia nera. In molte altre porzioni di costa basta fermarsi lungo la strada, scendere verso una piattaforma naturale e tuffarsi: l’isola è quasi tutto un susseguirsi di rientranze, lastroni lavici e piccoli approdi.
Arco dell'Elefante
Uno dei simboli di Pantelleria è l’Arco dell’Elefante, una grande formazione rocciosa sul mare la cui forma richiama, in modo piuttosto evidente, la testa di un pachiderma che si piega sull’acqua. Si raggiunge sia da terra, nella zona di Cala Levante, sia via mare durante il giro dell’isola in barca. Sotto l’arco l’acqua è trasparente, con fondale visibile e sfumature che cambiano man mano che sale il sole.
La natura vulcanica si manifesta anche nelle acque calde. A Sataria e nelle calette vicino al porticciolo di Scauri affiorano vasche naturali di acqua termale molto calda, quasi vasche da bagno scavate nella pietra. In piena estate la temperatura può risultare impegnativa, ma immaginare queste pozze fumanti in giornate più fresche, con il mare agitato a pochi metri, dà l’idea di quanto possano essere apprezzate fuori stagione.
All’interno dell’isola il protagonista è il Lago di Venere (chiamato anche Specchio di Venere), un bacino di origine vulcanica senza sbocchi sul mare.
L’acqua ha tonalità diverse, dal verde chiaro al turchese lattiginoso, e lungo le sponde emergono zone calde alimentate da sorgenti termali. Sul fondale si forma un fango fine, che molti utilizzano per uno scrub naturale all’inizio della vacanza: la pelle resta liscia, pronta a prendere colore con più uniformità. Attorno al lago il paesaggio è molto verde, con canneti e colline che fanno da cornice e una fauna interessante, soprattutto per chi ama osservare gli uccelli migratori che si fermano qui durante i loro spostamenti.
Per chi ama camminare, Pantelleria è un enorme parco giochi: il Parco Nazionale tutela una rete di sentieri che tocca boschi, coni vulcanici, vigneti e affacci sul mare. I percorsi ufficiali sono numerosi e con diversi livelli di impegno, ma in generale non richiedono tecnicismi estremi, quanto piuttosto scarpe adatte, acqua e attenzione al sole. La Montagna Grande, che supera gli 800 metri, è il rilievo di riferimento: sui suoi fianchi si trova la Grotta di Benikulà, dove il vapore caldo che esce dalla roccia crea una vera e propria sauna naturale.
Sott’acqua Pantelleria continua a stupire: se la costa è un susseguirsi di scogliere e colate antiche, i fondali alternano secche, pareti, zone ricche di vita marina. I centri diving dell’isola organizzano immersioni per diversi livelli di esperienza: dalle esplorazioni adatte a chi è alle prime armi fino a immersioni più tecniche, ideali per chi vuole crescere di livello o ottenere un brevetto.
Chiudere la settimana con un giro in barca intorno all’isola è quasi un riassunto di tutto: grotte marine, rientranze, scogliere alte, punti dove buttarsi in acqua e restare a galleggiare guardando la roccia che scende a picco. Le escursioni organizzate sono facili da trovare in alta stagione; si può scegliere se includere soste lunghe per il bagno, pranzo a bordo o tour più brevi concentrati su alcuni tratti.
Vini, capperi, archeologia e indirizzi da segnare
Pantelleria
L’altra Pantelleria si scopre lontano dall’acqua, tra muretti a secco, vigne basse e siti archeologici. L’agricoltura è un pilastro antico: le viti ad alberello vengono coltivate in conche scavate nel terreno, per raccogliere l’umidità e proteggere le piante dal vento, e regalano il famoso passito di Pantelleria.
L’area di Kamma è fra le più caratteristiche dal punto di vista viticolo, con filari che seguono le curve del terreno e si affacciano sul mare.
Molte cantine organizzano visite e degustazioni, spesso accompagnate da racconti sulla fatica necessaria per coltivare qui. La cantina Donna Fugata propone diverse opzioni di visita, mentre l’indirizzo Muggen – L’isola dentro l’isola unisce produzione vinicola e accoglienza, con aperitivi generosi serviti sotto un porticato circondato da vigneti. È il classico posto dove un calice di bianco aromatico, qualche piatto di cucina locale e la luce del tramonto costruiscono una serata intera.
Pantelleria è anche terra di capperi: crescono fra le rocce, nei muretti, nei campi. Sono un ingrediente centrale nell’insalata pantesca, nel pesto a crudo che condisce la pasta estiva, nelle conserve sotto sale o sott’olio che finiscono in valigia al ritorno. La cucina pantesca miscela il mare con le verdure dell’orto: pensare a un cous cous di pesce arricchito con melanzane, zucchine, peperoni e patate rende bene la cifra di questa contaminazione mediterranea.
Sul fronte storico, l’isola custodisce tracce molto antiche. Nel Villaggio di Mursia, sul versante occidentale, emergono i resti di un insediamento dell’età del bronzo, un tempo centro importante per il commercio dell’ossidiana, la pietra vetrosa ricavata dalle colate laviche e utilizzata come strumento da taglio in epoca preistorica. Di fronte all’area abitata si trova la necropoli dei Sesi, monumenti funerari in pietra a pianta circolare che raccontano un modo di costruire e di vivere completamente diverso da quello attuale.
Più recente ma altrettanto interessante è il Castello di Pantelleria, affacciato sul porto. La struttura ha attraversato epoche diverse: origini bizantine, trasformazioni normanne, rifacimenti in età di Carlo V con l’aggiunta di torri difensive contro le incursioni dal mare, e infine un lungo periodo come prigione sotto i Borbone e poi dopo l’Unità d’Italia. Oggi ospita un museo archeologico e rappresenta anche un punto di lettura geologica, perché nelle sue mura sono riconoscibili diverse rocce vulcaniche provenienti da eruzioni di epoche differenti.
Alcune domande da esordiente agli esperti che decidono le sorti dell’Elba quinewspisa.it
Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.
Alcune domande da esordiente agli esperti che decidono le sorti dell’Elba
di Adolfo Santoro - Sabato 16 Maggio 2026 ore 08:00
Confesso che sono un esordiente nel senso che non sono addentro alle motivazioni che sottendono le decisioni politiche e tecniche della Regione Toscana e dell’isola d’Elba. Mi muove solo la curiosità di conoscere le conseguenze di tali decisioni sul piano della salute e dell’ecologia, perché temo che, se prevale la monocultura della paura nella scelta e dello sviluppo del guadagno, queste decisioni possano portare gradualmente a ridurre la qualità della vita all’Elba.
Da esordiente ho così provato simpatia rispetto alla proposta di Transport & Environment (T&E) di organizzare un convegno a Portoferraio sull’elettrificazione dei traghetti tra Piombino e Portoferraio. T&E afferma che quella dell’elettrificazione è una soluzione vantaggiosa per tutti – Cittadini, Operatori dei traghetti e portuali, Armatori, Politici -, ma io, che sono un esordiente, posso pormi con mente critica nell’esplorare questa affermazione di T&E … che però è in continuità, ad esempio, con gli studi del carbon footprint prodotti dall’Autorità del Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale … con gli esiti del convegno L’Isola che vorrei, tenuto un paio di mesi fa a Portoferraio … e, soprattutto, con l’imminente completamento dell’elettrificazione delle banchine (cold ironing) di Piombino e di Portoferraio e con la messa in funzione del terzo cavo sottomarino che trasporta energia elettrica da Piombino a Portoferraio.
Da esordiente, ben sapendo che le risposte le avrò solo partecipando al convegno che si terrà lunedì 15 giugno alla Gattaia, posso allora provare a mettermi nei panni dei tecnici di T&E, che conosco solo alla lontana … posso così cercare di comprendere, al di là della simpatia viscerale, il loro ragionamento sulla prospettiva delle conseguenze, vantaggiose per tutti, dell’elettrificazione dei traghetti.
Io, se fossi un tecnico di T&E, partirei dal prospettare i vantaggi nel tempo di acquisire una nuova flotta, frazionata in più traghetti di dimensioni medio-piccole. Questa non sarebbe solo una scelta ecologica, ma una strategia finanziaria più solida, che scardina il pregiudizio secondo cui l’elettrico costa troppo.
Da esordiente io guarderei anzi tutto al futuro della nuova flotta, al ciclo di vita di un traghetto elettrificato rispetto ad un traghetto diesel, adattato a hybrid. Mentre un traghetto elettrico nasce per una vita utile almeno 30 anni partendo da zero, un traghetto trasformato in ibrido è spesso un’operazione di fine carriera per estendere la vita di uno scafo che ha già alcuni anni di attività alle spalle. La comparazione tra un traghetto full electric di nuova costruzione e uno ibrido convertito (retrofit) sulla rotta Piombino-Portoferraio non riguarda però solo gli anni di servizio futuro, ma anche la sostenibilità economica e tecnologica nel lungo periodo.
Ma andiamo con ordine.
Un Traghetto Elettrico di nuova costruzione viene progettato con materiali moderni e tecniche anticorrosione avanzate per operare 30-35 anni: il suo motore è quasi eterno e richiede pochissima manutenzione. Ha pacchi batterie modulari, che devono essere sostituite ogni 10-12 anni). La sua complessità è bassa: meno fluidi, meno calore, meno parti mobili. L’assenza di un grande motore a combustione riduce le vibrazioni strutturali, il che può preservare l’integrità dello scafo più a lungo rispetto a un mezzo tradizionale.
Un Traghetto Ibrido (retrofit) subisce una trasformazione che non ringiovanisce lo scafo: la sua prospettiva di vita utile difficilmente supererà i 10-15 anni aggiuntivi, poiché i costi di manutenzione della struttura metallica (affaticamento dei materiali, corrosione) diventerebbero antieconomici … e questo è il cuore della differenza col Traghetto Elettrico. Il motore è a doppio sistema, perché devono essere mantenuti sia i motori Diesel che quelli elettrici. Le batterie sono Battery Energy Storage Systems (BESS), più piccole, spesso usate solo per manovre in porto. La complessità è alta … e questo è un altro vincolo importante, che merita un ragionamento a parte.
L’alta complessità in un traghetto retrofit non è solo una questione di quanti cavi ci sono a bordo, ma di come due tecnologie nate a decenni di distanza debbano forzatamente convivere. È come installare il motore e i sensori di una Tesla dentro una vecchia Fiat Panda: è fattibile, ma con quali conseguenze?
Una prima conseguenza è che la manutenzione è doppia, per cui i costi si raddoppiano. In un traghetto full electric è eliminata quasi del tutto la manutenzione meccanica pesante (cambi d’olio, filtri, iniettori, turbine), mentre in un ibrido deve la manutenzione ordinaria e straordinaria sui vecchi motori Diesel, che restano la fonte primaria di potenza o di emergenza; a ciò si aggiunga la manutenzione specialistica del sistema elettrico (inverter, sistemi di raffreddamento delle batterie, software di gestione) col risultato che l’equipaggio di macchina deve avere competenze doppie e il magazzino ricambi deve gestire componenti di due ere tecnologiche diverse.
Una seconda conseguenza è la difficile integrazione dei software: il sistema di controllo del vecchio motore (spesso analogico o con elettronica datata) deve integrarsi col BMS (Battery Management System) moderno. Il software deve decidere in millisecondi quando staccare il termico e attaccare l’elettrico senza che i passeggeri avvertano cali di potenza o vibrazioni. Ma più il sistema è complesso e stratificato, più è alta la probabilità di falsi allarmi o blocchi del sistema propulsivo, che, su una rotta trafficata come la Piombino-Portoferraio, possono causare ritardi a catena.
Una terza conseguenza è la gestione dei Pesi e degli Spazi. Le navi sono progettate con un equilibrio preciso (centri di massa e di spinta). Aggiungere tonnellate di batterie a una nave che non era stata progettata per ospitarle significa dover spesso sacrificare spazio commerciale (garage o aree passeggeri) o dover aggiungere zavorra per bilanciare i pesi. Se la nave diventa più pesante a causa del sistema ibrido, quando naviga in modalità Diesel consumerà più di quanto facesse prima della trasformazione, vanificando parte dei benefici ambientali e aumentando il tempo di percorrenza della tratta.
Una quarta conseguenza è costituita dalla sicurezza antincendio e dalla ventilazione. Le batterie agli ioni di litio richiedono protocolli di sicurezza completamente diversi dai motori a gasolio. Installare un pacco batterie in una sala macchine concepita anni fa richiede l'installazione di nuovi sistemi di ventilazione forzata, sensori di gas specifici e sistemi antincendio (come il water mist ad alta pressione) che spesso costringono a tagliare ponti e paratie originali, indebolendo potenzialmente la struttura o aumentando i costi di certificazione. Installare un water mist ad alta pressione su un retrofit richiede, infatti, tubazioni in acciaio inox (perché la pressione è così alta che i vecchi tubi in ferro non reggerebbero) e pompe dedicate (servono pompe ad alta pressione molto costose e un sistema di filtraggio dell'acqua perfetto: anche un granello di sabbia potrebbe ostruire i micro-ugelli).
Una quinta conseguenza è il rischio di obsolescenza precoce. Poiché l’integrazione è così complessa, spesso si scelgono soluzioni di compromesso per far funzionare il tutto. Il rischio è che, in pochissimi anni, un pezzo del sistema ibrido diventi fuori produzione o incompatibile con i nuovi standard, rendendo la riparazione di una nave vecchia eccessivamente costosa rispetto al suo valore residuo.
Ma ora passo ad altre considerazioni!
La tratta Piombino-Portoferraio è di circa 12 miglia nautiche, una distanza considerata ideale per il full-electric, che può ricaricare alle colonnine ad alta potenza durante le operazioni di carico/scarico (cold ironing). La sua prospettiva di vita economica è altissima perché il risparmio sul carburante ripaga l'investimento iniziale in circa 8-12 anni. L’investimento Iniziale (CAPEX) fa sembrare la flotta elettrica più onerosa: un traghetto elettrico costa circa il 25-40% in più di uno diesel, principalmente a causa del pacco batterie. Ma ordinare 4-6 unità medio-piccole identiche (serie) permette di abbattere i costi di progettazione e di beneficiare di economie di scala nella produzione, il che non avviene con i grandi traghetti spesso costruiti come pezzi unici. Il sorpasso del full electric rispetto all’ibrido avviene, però, soprattutto nei costi operativi (OPEX), specialmente in un contesto di alta frequenza come l’Elba: il break-even point (il punto di pareggio) tra l’investimento iniziale più alto e i risparmi operativi è stimato tra gli 8 e i 10 anni: se un traghetto resta in servizio 30 anni, il Ritorno dell’Investimento (ROI) permette un enorme risparmio netto per l’armatore e, potenzialmente, tariffe più basse per i residenti.
Ma ci sono altri aspetti!
Un motore diesel ha un’efficienza termica del 40-45%, mentre un motore elettrico supera il 90%. L’elettricità ha un costo per miglio nautico inferiore al Marine Gas Oil (MGO): con il Cold Ironing, le navi elettriche eliminano totalmente il costo del carburante bruciato in porto per i servizi di bordo. Si stima una riduzione dei costi di manutenzione del 60-70%.
Mentre la flessibilità operativa dell’ibrido è bassa (consuma quasi uguale se il traghetto è pieno o vuoto), quella della flotta del full electric è alta (in inverno si userebbe solo un traghetto con riduzione dei costi variabili).
La resilienza/avaria dell’ibrido è critica (se si ferma, la tratta salta), mentre se un’unità di full electric è in manutenzione, le altre coprono il servizio.
Il costo delle batterie è enorme per l’ibrido perché la sostituzione è complessa), mentre per il full electric è graduale (pacchi batterie più piccoli e standardizzati); a ciò si aggiunga che dopo 10 anni, le batterie dei traghetti (che mantengono circa l'80% della capacità) non sono rifiuti: possono essere spostate a terra per diventare i sistemi di accumulo per il porto di Portoferraio (buffer per la rete elettrica dell’isola), il che trasforma un costo di smaltimento in un valore residuo attivo, migliorando il bilancio a lungo termine.
Anche il personale avrebbe un vantaggio, perché nella flotta piccola ci sono più equipaggi, ma con turni più snelli.
Un’altra considerazione riguarda l’obsolescenza tecnologica e normativa. Il full electric non emette CO2, ossidi di azoto o particolato nel porto di Portoferraio, rispettando le normative ambientali più severe previste per il 2030-2050, mentre l’ibridoriduce le emissioni ma non le azzera, per cui nei prossimi decenni ci potrebbero essere tassazioni sulle emissioni (ETS - Emissions Trading System) che le renderebbero ancora meno competitive rispetto a mezzi a emissioni zero.
Ma chi sono io per parlare di queste cose? Meglio andare a sentire direttamente quello che hanno da dire i tecnici di T&E al convegno del 15 giugno! Sarebbe una scelta sensata non solo per me, che sono un esordiente, ma – credo - anche per quei politici che decideranno il futuro dell’Elba!
Ma i vantaggi del full electric non si fermano qui. Ci sono infatti i vantaggi del totale superamento di un sistema basato sul fossile. Ne trarrebbe vantaggio non solo il biglietto da visita totalmente green per i turisti! Ne trarrebbe vantaggio la salute degli elbani e dei turisti! Ne trarrebbe vantaggio la salute dell’ambiente della terra elbana e del mare ... Se non si guarda al futuro potremmo ritrovarci con l’ibrido quella situazione che il comico siciliano Pino Caruso descriveva così: "Un mare limpido, cristallino, trasparente... senza pesci!".
Ne tratterò la prossima volta, ma sempre da esordiente!
Adolfo Santoro
Le associazioni Assiterminal, Ancip, Assologistica e Uniport hanno consegnato due proposte emendative su altrettante misure in vista del Dl 1 Maggio L'articolo Associazioni dei terminal unite chiedono al Governo fondo prepensionamenti e lavoro usurante per i portuali proviene da Shipping Italy .
Le associazioni Assiterminal, Ancip, Assologistica e Uniport hanno consegnato due proposte emendative su altrettante misure in vista del Dl 1 Maggio
L’appello a una una rappresentanza unica del settore portuale lanciato da Assiterminal dal palco della sua assemblea ha ottenuto già il risultato di una richiesta corale e congiunta firmata anche da Ancip, Assologistica e Uniport affinché vengano inserite nel Decreto legge ribattezzato ‘1 Maggio’ misura specifiche per il fondo prepensionamento e il riconoscimento del lavoro usurante per chi opera sulle banchine.
Con una nota le associazioni rappresentanti le imprese che operano nei porti, “considerato che il lavoro portuale si caratterizza per intensità fisica, esposizione a peculiari fattori di rischio e turnazioni – è scritto – chiedono al Governo e a tutte le forze politiche, un intervento urgente e non più rinviabile su due criticità del sistema logistico-portuale nazionale, condivise negli anni anche con le organizzazioni sindacali”.
La prima riguarda “il riconoscimento formale di alcune mansioni portuali tra i lavori usuranti Dlgs 67/2011. Il mancato riconoscimento rappresenta una disparità non più giustificabile poiché priva i lavoratori portuali di tutele riconosciute ad altre categorie”; la seconda “la costituzione del fondo per l’incentivazione al pensionamento anticipato, utile a favorire, tra l’altro, il necessario ricambio generazionale e la riduzione del gender gap”.
L’appello che le associazione rivolgono al Governo è “unitario perché unitari sono gli interessi che intendiamo rappresentare”, ovvero “tutela del lavoro, salvaguardia della sicurezza, garanzia di competitività e sostenibilità a un settore strategico per il Paese. Lavoro usurante e Fondo di incentivazione al pensionamento sono questioni tra loro connesse e richiedono entrambe, con urgenza, una soluzione coerente”.
In occasione delle audizioni informali tenutesi ieri presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati per la conversione del DL 1° maggio, le associazioni audite hanno consegnato due proposte emendative sulle predette misure.
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Il mare del Lazio: dove l’acqua è più bella (e perché sceglierlo adesso) Il litorale laziale corre per oltre 360 km di costa sul Tirreno, tra Toscana e Campania. Dietro la fama “da pendolari del weekend” si nasconde un patrimonio di spiagge premiate con Bandi…
L’alba sul Tirreno laziale ha un suono preciso: le onde che arrivano regolari, il profumo dei pini e della macchia mediterranea, i borghi bianchi che iniziano a illuminarsi. In pochi chilometri si passa dalle spiagge selvagge del Circeo alle calette raggiungibili solo via mare, dai lidi cittadini comodi da raggiungere in treno alle baie di sabbia chiara dove l’acqua, nelle giornate giuste, diventa turchese.
Il Lazio non è solo il mare “vicino a Roma”. È una costa lunga e molto diversa, che cambia volto procedendo da nord a sud: litorali ampi e sabbiosi nella Maremma laziale, dune protette tra Sabaudia e il Circeo, borghi sul mare come Sperlonga e Gaeta, isole vulcaniche come Ponza e Ventotene.
Questa guida raccoglie le spiagge più interessanti del Lazio per il 2026, con un occhio pratico: quali scegliere in base a cosa si cerca, come muoversi lungo la costa, quando andare per evitare la folla e quali tratti sono più adatti a bambini, cani, naturismo o sport acquatici.
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Il mare del Lazio: dove l’acqua è più bella (e perché sceglierlo adesso)
Spiagge Lazio
Il litorale laziale corre per oltre 360 km di costa sul Tirreno, tra Toscana e Campania. Dietro la fama “da pendolari del weekend” si nasconde un patrimonio di spiagge premiate con Bandiera Blu, parchi naturali, promontori scoscesi e isole vulcaniche.
Il mare più scenografico si concentra nella provincia di Latina e sulle Isole Pontine: qui entrano in gioco il Parco Nazionale del Circeo, le falesie tra Sperlonga, Formia e Gaeta, i fondali chiari che circondano Ponza, Palmarola e Ventotene.
L’acqua si tinge di azzurro intenso, soprattutto a Sperlonga, lungo la costa di Gaeta e nelle baie di Ponza come Chiaia di Luna (oggi visibile solo dal mare) e Cala Feola.
Il Lazio, però, è interessante anche per un altro motivo: una buona parte delle sue spiagge migliori è raggiungibile senza auto.
Da Roma si arriva facilmente in treno al Lido di Ostia, a Santa Marinella, ad Anzio, fino a spingersi in giornata verso Formia-Gaeta o Sperlonga con combinazioni treno+bus. Questo rende le fughe al mare semplici anche per chi vive in città e viaggia leggero.
In primavera, tra marzo e maggio, la costa laziale cambia volto: temperature miti, mare più calmo, spiagge quasi vuote. Località come Santa Marinella, Anzio, Sabaudia, Sperlonga e Serapo a Gaeta diventano perfette per chi vuole camminare sulla battigia, fare il primo bagno con mare a circa 16–20 °C e godersi tramonti lunghi senza la pressione degli ombrelloni vicini.
Dalle dune della Maremma Laziale a Roma: spiagge del nord e della Capitale
Tarquinia
La parte nord della costa, nella provincia di Viterbo, è spesso meno raccontata ma nasconde una dimensione più tranquilla.
A Tarquinia Lido e Montalto Marina il mare è accessibile e le spiagge sono ampie, con servizi, bar e stabilimenti adatti anche alle famiglie. Chi cerca un ambiente più aperto può spingersi verso Marina di Pescia Romana e Riva dei Tarquini, dove il paesaggio è meno urbanizzato e la presenza delle pinete rende l’aria più fresca anche nelle ore calde.
Bagni di Sant'Agostino
Tra i tratti più particolari ci sono i Bagni di Sant’Agostino, una spiaggia ampia, con dune basse e vegetazione mediterranea alle spalle. È uno di quei luoghi dove il litorale appare ancora molto naturale, ideale per chi cerca spazio e meno confusione.
Scendendo verso Roma, il mare diventa più pratico. Il Lido di Ostia è il mare di casa dei romani: si raggiunge con il trenino da Piramide e permette di arrivare in spiaggia anche per poche ore. Qui si alternano stabilimenti storici e tratti liberi, perfetti per un pomeriggio veloce o una giornata senza grandi spostamenti.
Chi cerca un ambiente più naturale sceglie Capocotta, tra Ostia e Torvajanica. È un litorale di dune protette e macchia mediterranea, con alcune aree storicamente frequentate anche da chi pratica naturismo. È una zona da vivere con attenzione: il sistema dunale è fragile e le passerelle servono proprio a non danneggiare la vegetazione.
A nord di Roma, Santa Marinella e Santa Severa sono due alternative comode e molto amate. Santa Marinella è perfetta per una giornata di mare senza allontanarsi troppo dalla Capitale, mentre Santa Severa ha una delle immagini più riconoscibili della costa laziale: il castello affacciato direttamente sulla spiaggia, bellissimo soprattutto al tramonto.
Anzio, Nettuno e il litorale romano più scenografico
Anzio
Più a sud, Anzio è una delle località più interessanti del litorale romano e nel 2026 conserva la Bandiera Blu.
La zona delle Grotte di Nerone, con i resti delle antiche strutture romane a ridosso del mare, è una delle più suggestive, anche se non sempre la più comoda per chi cerca stabilimenti e servizi.
Nel territorio di Nettuno, la spiaggia di Torre Astura resta uno dei luoghi più scenografici della costa laziale. Una lunga lingua di sabbia, la pineta alle spalle e la torre medievale collegata alla riva da un ponte creano un paesaggio molto riconoscibile. L’acqua non è sempre trasparente come nelle calette più rocciose del sud della regione, ma il contesto vale il viaggio.
Questa parte del Lazio è perfetta per chi vuole una gita al mare partendo da Roma, senza necessariamente organizzare un weekend intero. La linea ferroviaria verso Anzio e Nettuno aiuta molto, soprattutto nei mesi in cui il traffico sulla Pontina e sulle strade costiere può diventare pesante.
Riviera di Ulisse e Circeo: il Lazio da cartolina
Riviera di Ulisse
Il tratto tra Latina e il confine con la Campania è quello che più spesso entra nelle classifiche del mare bello. Qui rientrano la Riviera di Ulisse, il Parco Nazionale del Circeo e alcune delle spiagge più famose della regione.
A Sabaudia il paesaggio è dominato dalle dune, dal lago costiero e dal profilo del promontorio del Circeo. La spiaggia è lunga, sabbiosa, in gran parte libera, con stabilimenti pochi e distanziati. Nei giorni di tramontana l’acqua diventa più limpida e il paesaggio dà il meglio.
La zona di Torre Paola è una delle più belle: la spiaggia corre ai piedi delle dune e guarda verso il promontorio, con un’atmosfera più selvaggia rispetto ai lidi cittadini. È un tratto amato anche da chi pratica sport legati al vento, come surf e kitesurf, quando le condizioni lo permettono.
Il Promontorio del Circeo è invece quasi ovunque roccioso, con scogliere, grotte e insenature. Alcune calette si raggiungono solo dal mare o con sentieri ripidi, quindi non sono adatte a tutti, ma proprio per questo conservano un fascino più appartato.
Sperlonga e Gaeta: borghi bianchi, spiagge chiare e mare trasparente
Sperlonga
Arrivando a Sperlonga, il paesaggio cambia ancora. Il borgo bianco si arrampica sul promontorio e domina due lunghe spiagge: quella di Ponente e quella di Levante. È una delle località più amate del Lazio perché unisce mare, centro storico e scorci molto fotogenici.
La Spiaggia dell’Angolo, vicino alla Grotta di Tiberio e ai resti della villa imperiale, è una delle più scenografiche. Sabbia chiara, acqua trasparente e pareti rocciose rendono questo tratto uno dei più belli della zona, anche se in estate può essere molto frequentato.
Scendendo verso Gaeta, la costa diventa ancora più varia. Serapo è la spiaggia principale: lunga, sabbiosa, attrezzata, molto comoda per famiglie e per chi vuole avere bar, ristoranti e servizi a pochi passi. Sullo sfondo ci sono il Monte Orlando e lo scoglio della Nave di Serapo, che rendono il paesaggio immediatamente riconoscibile.
Più appartata è la spiaggia dei 300 Gradini, conosciuta anche come Arenauta. Per raggiungerla bisogna scendere una lunga scalinata, ma il contesto ripaga: sabbia dorata, falesie alle spalle e acqua spesso molto limpida. È un luogo meno comodo rispetto a Serapo, ma molto più scenografico. Una parte della spiaggia è nota anche per la frequentazione naturista.
Ponza e Ventotene: il Lazio che diventa isola
Isole Pontine
Oltre la costa, il Lazio continua in mare con le Isole Pontine. Qui il viaggio cambia completamente: non si va solo “in spiaggia”, ma si entra in un paesaggio fatto di scogliere, cale, taxi-boat, porticcioli e fondali trasparenti.
Ponza è la più grande e frequentata. La Chiaia di Luna, con la sua parete di tufo chiaro e la mezzaluna di ghiaia ai piedi della falesia, resta una delle immagini più famose del Mediterraneo. Da terra l’accesso è chiuso da anni per motivi di sicurezza, ma la baia si può ancora ammirare dal mare durante i giri in barca.
Molte cale di Ponza sono raggiungibili solo via mare, dettaglio che contribuisce a preservarle. Tra le più note ci sono il Frontone, collegato al porto dai taxi-boat, le Piscine Naturali, scavate nella roccia, e Cala Feola, una delle poche spiagge sabbiose raggiungibili anche a piedi, adatta pure a chi viaggia con bambini.
Ventotene ha un’anima diversa, più raccolta e silenziosa. Qui il mare si vive bene in barca, in kayak o con maschera e pinne. La spiaggia principale è Cala Nave, sotto il paese, con sabbia scura di origine vulcanica e un’atmosfera molto diversa rispetto alle spiagge della costa pontina.
Prima di organizzare la visita, soprattutto per le calette più piccole, è sempre bene informarsi sulle condizioni di accesso. In alcune zone possono esserci limitazioni temporanee per motivi di sicurezza o tutela ambientale.
Bandiere Blu 2026 nel Lazio: quali sono le località premiate
Spiagge Lazio
Per orientarsi tra qualità delle acque, servizi e gestione ambientale, le Bandiere Blu restano uno strumento utile. Nel 2026 il Lazio conta 10 Comuni premiati, uno in meno rispetto al 2025: San Felice Circeo non è stato riconfermato.
Le località premiate sono Trevignano Romano, sul lago di Bracciano, e Anzio in provincia di Roma. In provincia di Latina ottengono il riconoscimento Latina, Sabaudia, Terracina, Fondi, Sperlonga, Gaeta, Formia e Minturno.
È importante ricordare che la Bandiera Blu non certifica solo la bellezza del mare. Il riconoscimento tiene conto della qualità delle acque, ma anche della gestione dei rifiuti, della sicurezza, dei servizi, dell’accessibilità e dell’attenzione all’ambiente.
Per chi deve scegliere una meta, quindi, è un buon punto di partenza. Non sostituisce il gusto personale, ma aiuta a individuare località dove la vacanza al mare è più organizzata e controllata.
Bambini, cani e naturismo: come scegliere la spiaggia giusta
Le famiglie con bambini trovano nel Lazio molte spiagge adatte: fondali bassi, sabbia fine e stabilimenti attrezzati non mancano. Sabaudia, Terracina, Fondi, Sperlonga, Serapo a Gaeta e alcuni tratti di Anzio sono buone opzioni se si cercano accessi semplici, bar vicini e servizi.
Per chi viaggia con il cane, il Lazio offre diverse spiagge dog-friendly, ma è sempre necessario controllare regolamenti aggiornati e modalità di accesso. Tra le più note c’è il Baubeach di Maccarese, mentre nella zona di Sabaudia esistono aree dedicate con accessi regolamentati.
Per il naturismo, i tratti più conosciuti sono alcune zone di Capocotta, la parte più appartata dei 300 Gradini a Gaeta e alcuni settori meno frequentati della costa tra dune e aree naturali. Anche qui è importante rispettare le regole locali, perché non tutti i tratti sono ufficialmente autorizzati o regolamentati allo stesso modo.
Come arrivare al mare nel Lazio senza stress
Partendo da Roma, il treno è spesso il modo più semplice per evitare traffico e parcheggi. La linea verso Ostia è perfetta per una giornata veloce, mentre la FL5 porta verso Santa Marinella e il litorale nord. La linea per Anzio e Nettuno è utile per chi vuole raggiungere la costa sud senza guidare.
Per arrivare verso Gaeta, Formia e la parte meridionale della provincia di Latina, la stazione di riferimento è Formia-Gaeta, da cui si prosegue con bus o taxi. Per Sperlonga, spesso serve combinare treno e autobus, oppure muoversi in auto.
Chi viaggia in macchina deve tenere conto dei tempi nei weekend estivi. La Pontina e le strade verso Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina e Sperlonga possono diventare trafficate, soprattutto al rientro. Meglio partire presto al mattino e, se possibile, evitare gli orari più critici.
La nautica non è più soltanto turismo, charter e lusso stagionale. Alla Fiera Nautica di Sardegna 2026 il mare si è trasformato in una piattaforma industriale dove si incontrano tecnologia, ricerca, capitale umano e investimenti. Un cambio di paradigma che emerge con forza dai panel organizzati insieme a Forbes Italia durante la manifestazione di Porto Rotondo.
La Sardegna continua a essere una delle destinazioni più prestigiose del Mediterraneo per la nautica internazionale, ma oggi punta a qualcosa di più ambizioso: costruire una filiera industriale stabile e competitiva capace di generare occupazione qualificata, innovazione e nuove imprese.
Dalla nautica turistica all’industria del mare
La quinta edizione della Fiera Nautica di Sardegna ha segnato un’evoluzione chiara dell’evento. Non più soltanto esposizione di barche e vetrina commerciale, ma un hub industriale dedicato all’intera blue economy regionale. I numeri confermano la crescita: oltre 150 espositori, circa 200 imbarcazioni presenti e una partecipazione sempre più internazionale.
Secondo i dati presentati durante la manifestazione da Cipnes Gallura, UniOlbia e Il Sole 24 Ore attraverso la piattaforma Margò-Cribis, in Sardegna operano oltre 1.500 imprese legate alla nautica tra produzione, refit, portualità e servizi, con un fatturato complessivo di circa 644 milioni di euro e quasi 5.800 addetti diretti.
Un comparto che le istituzioni regionali considerano sempre più strategico. L’obiettivo dichiarato è affiancare alla tradizionale vocazione turistica dell’isola una vera capacità produttiva nautica, in grado di attrarre investimenti e creare filiere locali ad alto valore aggiunto.
Robotica, ricerca e nuove competenze
Tra i temi più discussi nei panel Forbes c’è stata l’innovazione tecnologica applicata alla produzione nautica. Luciano Belviso, cofondatore di Mirai Robotics, ha illustrato le prospettive della robotica industriale nei processi manifatturieri, mentre Antonio Usai ha presentato il nuovo laboratorio di robotica previsto a Olbia grazie al network Artes 4.0 e all’Università di Sassari.
Il messaggio emerso è chiaro: senza formazione tecnica avanzata e trasferimento tecnologico non può esistere una nautica industriale competitiva.
In questa direzione si inserisce anche il nuovo Dipartimento di Innovazione promosso dall’Università di Sassari e UniOlbia, pensato per sviluppare corsi multidisciplinari, ricerca applicata e progettazione territoriale legata alla blue economy.
Sostenibilità e carburanti alternativi
La sostenibilità è ormai uno dei grandi temi della nautica internazionale e la Sardegna vuole ritagliarsi un ruolo da protagonista. Durante la fiera è stato presentato anche il progetto legato al bio-metanolo nautico, un carburante rinnovabile destinato ai superyacht sviluppato attraverso una collaborazione tra Cipnes Gallura, Regione Sardegna, Ministero dell’Ambiente e Politecnico di Milano.
Il progetto, sostenuto da fondi PNRR, punta a trasformare Olbia in uno dei primi poli europei dedicati alla produzione e all’utilizzo di combustibili alternativi per la nautica di lusso. Un segnale importante in un mercato che guarda sempre più a propulsioni ibride, elettriche e carburanti a basso impatto ambientale.
Giovani designer e nuovi talenti
Accanto all’industria, la Fiera Nautica di Sardegna ha dedicato spazio anche al capitale umano e ai giovani professionisti dello yacht design. Designer under 30, studi di progettazione e cantieri hanno discusso delle nuove tendenze del design nautico contemporaneo, sempre più orientato a sostenibilità, efficienza energetica e integrazione digitale.
Un tema cruciale in un settore che, oltre alla costruzione delle imbarcazioni, genera valore lungo tutta la filiera: manutenzione, refit, servizi tecnici, componentistica e innovazione tecnologica.
La Sardegna come piattaforma del Mediterraneo
La sensazione emersa a Porto Rotondo è che la nautica sarda stia cercando una nuova identità: meno dipendente dalla stagionalità e più orientata a diventare un ecosistema produttivo permanente.
La posizione geografica dell’isola, il prestigio internazionale delle sue coste e la crescita delle infrastrutture nautiche rappresentano una base importante. Ma la vera sfida sarà trasformare questo vantaggio naturale in un sistema industriale integrato capace di connettere imprese, università, startup e finanza.
La rotta sembra ormai tracciata: fare della Sardegna non solo una destinazione del mare, ma un luogo dove il futuro della nautica viene progettato, costruito e sviluppato.
Qualità dell'aria, Zappulla (Pd): "Palazzo Vermexio disinteressato e mancano informazioni per i cittadini" SiracusaOggi.it
“Sulla qualità dell’aria, Palazzo Vermexio non fa nulla di concreto”. La consigliera comunale del Pd, Sara Zappulla, non nasconde il suo rammarico. “Negli ultimi tre anni abbiamo portato più volte in aula il tema della qualità dell’aria e del superamento dei livelli di ozono in città, anche con interrogazioni dedicate esclusivamente alle criticità ambientali e alle procedure adottate dal Comune di Siracusa. Restano le parole, le rassicurazioni, le buone intenzioni. Sul piano delle procedure e della comunicazione istituzionale la cittadinanza continua a essere lasciata senza risposte chiare”, le sue parole.
In particolare, Zappulla lamenta come non sia stato messo in piedi neanche un sistema stabile di comunicazione al pubblico nei momenti in cui si registrano criticità ambientali. Come, ad esempio, accaduto ieri mattina in occasione di miasmi avvertiti e lamentati dalla popolazione. “Siracusa ha bisogno urgente di un protocollo chiaro, applicabile e immediatamente operativo, che consenta al Comune di comunicare rapidamente con la città quando si verificano concentrazioni elevate di sostanze potenzialmente rilevanti per la salute pubblica. Non è accettabile che i cittadini debbano rincorrere informazioni frammentarie o apprendere in ritardo dati che riguardano l’ambiente in cui vivono e respirano. Non si può ricorrere alla segnalazione su Nose come unico strumento. Serve un impegno serio – insiste Zappulla – per ottenere informazioni puntuali sulle ricadute, sui possibili effetti e sulle misure precauzionali da adottare, soprattutto a tutela delle persone più fragili, dei bambini, degli anziani e di chi soffre di patologie respiratorie. Dopo otto anni di amministrazione, il sindaco, da responsabile della salute pubblica, non può continuare a limitarsi a prendere atto del problema e promettere con tante buone intenzioni per il futuro senza agire nel presente”.
Comino oltre la Blue Lagoon: cosa si vive davvero sull’isola Comino è minuscola: circa 3,5 chilometri quadrati di superficie, quasi del tutto disabitati. Non ci sono centri abitati, poche costruzioni e una strada sterrata che taglia l’isola. Questo significa …
L’acqua ha una sfumatura che sembra irreale: uno strato di turchese acceso in superficie, poi il blu che si fa profondo verso il largo. Attorno, solo roccia chiara, il rumore dei motoscafi che si allontanano e il vento caldo che asciuga la salsedine sulla pelle. Questo è il primo impatto con Comino, la piccola isola tra Malta e Gozo che molti vedono in cartolina come “solo” Blue Lagoon, ma che in realtà regala un’intera giornata di esplorazione, silenzio e natura cruda.
Nell'articolo
Comino oltre la Blue Lagoon: cosa si vive davvero sull’isola
Comino è minuscola: circa 3,5 chilometri quadrati di superficie, quasi del tutto disabitati. Non ci sono centri abitati, poche costruzioni e una strada sterrata che taglia l’isola.
Questo significa che, una volta scesi dal traghetto, tutto si gioca tra calette, rocce, sentieri e mare. La maggior parte dei visitatori si concentra sulla Blue Lagoon, ma basta allontanarsi di qualche minuto a piedi per ritrovare silenzio e spazi vuoti.
La Blue Lagoon si apre tra Comino e il micro isolotto di Kemmunet: il fondale è chiaro, la sabbia è morbida e profonda, e ogni passo fa affondare i piedi, tenendo l’acqua limpida anche quando la spiaggia si riempie.
Le rocce sott’acqua e le piccole cavità sono popolate di pesci e alghe, per cui maschera e boccaglio hanno pieno senso: qui lo snorkeling non è un riempitivo, ma una delle esperienze migliori da fare.
Nei mesi caldi la laguna può diventare affollata: sdraio allineate sulle rocce, barche che entrano ed escono, musica dai chioschi che vendono panini, bevande fresche e snack.
Per chi cerca un’atmosfera più tranquilla, conviene puntare sulle ore ai margini della giornata: all’alba, prima dell’arrivo dei primi traghetti, o verso tardo pomeriggio, quando l’ultima barca se ne va e il mare cambia colore con la luce più bassa.
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Comino
Allontanandosi dalla folla della Blue Lagoon, Comino rivela il suo lato più selvatico e rilassato. La Baia di Santa Maria, sul lato nord, è una delle zone più adatte a chi vuole restare in acqua senza il caos della laguna.
La spiaggia è più raccolta, l’acqua resta trasparente ma la presenza di alberi alle spalle della sabbia crea una fascia di ombra naturale, preziosa nelle ore centrali della giornata.
Proprio qui è possibile campeggiare, in un’area attrezzata con servizi basilari come docce e bagni: l’esperienza è quella di dormire a pochi metri dal mare, con il fruscio degli alberi e il suono delle onde al posto del traffico.
Vicino alla baia sorgono una piccola cappella, una stazione di polizia dai ritmi decisamente tranquilli e alcuni bungalow legati all’unico hotel dell’isola, attivo solo in estate. Il sabato sera in cappella si celebra la messa, e chi è in barca nella zona spesso scende a terra per partecipare, trasformando per un’ora l’isola quasi vuota in un micro villaggio.
Dalla Baia di Santa Maria parte un sentiero verso est che porta alle Grotte di Santa Maria, uno dei tratti più scenografici dell’isola.
Il terreno è irregolare, disseminato di blocchi di roccia che sembrano incastrati lì per caso. I geologi spiegano che questi massi sono stati trascinati in passato dalla forza del mare, e il risultato è un paesaggio quasi lunare.
Seguendo il percorso si raggiunge l’ingresso delle grotte: qui si alternano piscine naturali coperte, archi scavati nella roccia e finestre che si aprono sul mare aperto. Le immersioni in barca in quest’area sono molto richieste, ma anche chi nuota in superficie o fa snorkeling può godersi un ambiente ricco di cavità, passaggi e luce che filtra dall’alto.
Camminando verso l’interno dell’isola si incrociano tracce della sua storia più recente: un piccolo cimitero militare, un allevamento di animali, qualche caserma in disuso e la fattoria dei pochissimi residenti stabili (le fonti parlano di due-cinque persone al massimo, spesso legate tra loro da rapporti di parentela). Questo dà l’idea di quanto Comino sia ancora quasi intatta rispetto allo sviluppo turistico delle isole vicine.
Storia, curiosità e la Torre di Santa Maria
Camogli
Il nome Comino non è casuale: deriva dal cumino, la pianta aromatica che per secoli è cresciuta spontanea sull’isola. Passeggiando lungo i sentieri si percepisce l’odore di erbe selvatiche seccate dal sole, mescolato alla salsedine.
Per secoli Comino è stata un avamposto strategico e poco abitato: abbastanza vicino a Malta e Gozo da controllare il canale, abbastanza isolato da restare quasi vuoto.
Il simbolo di questa funzione difensiva è la Torre di Santa Maria, chiamata anche Torre di Comino, costruita nel 1618 durante il periodo dei Cavalieri di San Giovanni.
La torre sorge su una scogliera alta, in posizione dominante sull’arcipelago: da qui lo sguardo abbraccia Gozo con i suoi campanili in lontananza, le isole minori che chiudono la laguna e il tratto di costa frastagliata punteggiato di grotte e archi naturali. In alcune giornate, quando sventola la bandiera, la torre è aperta e l’accesso è curato da volontari.
L’interno è essenziale, ma la salita in cima ripaga per la vista e per la sensazione di essere su un punto di osservazione usato per secoli.
Negli ultimi decenni, le scogliere e le baie di Comino hanno conquistato anche il cinema: l’isola è stata scelta come set per produzioni internazionali come “Troia” e “Il Conte di Montecristo”.
Guardando le pareti rocciose che scendono a strapiombo sull’acqua è facile immaginare perché: la luce forte, il contrasto tra la pietra chiara e il blu profondo e l’assenza quasi totale di costruzioni moderne la rendono perfetta come scenario.
Un’altra curiosità riguarda la popolazione residente: secondo diverse fonti sull’isola vivono solo pochissime persone, spesso indicate come due anziani cugini, che si occupano della manutenzione degli edifici e accolgono, in estate, l’arrivo delle barche cariche di turisti. Un microcosmo umano che fa da contraltare al flusso continuo di visitatori giornalieri.
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Come arrivare, quando andare e consigli pratici
Comino
Comino si raggiunge solo via mare. I collegamenti pubblici più diretti partono dai porti di Cirkewwa (a nord di Malta) e di Mgarr (a Gozo), con traghetti che effettuano la traversata in circa 25 minuti e fanno capolinea proprio alla Blue Lagoon.
Secondo le fonti, le corse sono frequenti (indicativamente ogni tre quarti d’ora), ma gli orari possono variare: prima di organizzare la giornata è bene controllare gli aggiornamenti sui siti degli operatori o presso le biglietterie in porto.
Dall’Italia si arriva a Malta in aereo, atterrando al Malta International Airport, e da lì si può proseguire con autobus o auto a noleggio verso Cirkewwa per poi imbarcarsi. Chi soggiorna a Gozo, invece, può recarsi al porto di Mgarr e salire sui piccoli traghetti che puntano verso Comino. Esistono anche escursioni organizzate in barca che includono più soste tra lagune, grotte e tratti di costa, spesso con pranzo a bordo: sono comode per chi vuole una giornata strutturata, ma lasciano meno libertà di esplorare a piedi.
Il periodo più gettonato è l’estate, quando l’acqua è calda e le giornate lunghissime. In questi mesi, però, la Blue Lagoon può diventare molto affollata e la presenza di ombra naturale è quasi nulla.
È fondamentale portare crema solare ad alta protezione, cappello, molta acqua e, se possibile, un telo o un ombrellone pieghevole: gli ombrelloni a noleggio non sono sempre disponibili e si riempiono presto. La primavera e l’inizio dell’autunno sono ideali per chi ama trekking e fotografia, perché le temperature sono più miti e i sentieri risultano più piacevoli.
Un consiglio pratico: se l’idea è fare il giro dell’isola a piedi, bastano poche ore di cammino a ritmo tranquillo, ma il terreno è spesso irregolare e roccioso.
Meglio scegliere scarpe chiuse o sandali tecnici invece delle classiche infradito. Portare con sé una maschera da snorkeling permette di trasformare ogni sosta in acqua in una piccola esplorazione del fondale, soprattutto nella zona delle Grotte di Santa Maria e lungo i tratti di costa meno battuti.
Per chi valuta il campeggio a Santa Maria, ha senso informarsi in anticipo sulle regole in vigore (eventuali permessi, periodi consentiti, servizi disponibili) e organizzarsi con tutto il necessario per passare una notte in un contesto essenziale: niente ristoranti sotto casa, niente luci artificiali forti, solo il rumore del mare e il cielo scuro sopra le tende.
📰 Al Jazeera English📅 2026-05-12enSalute · ambiente
Experts say the transmission of hantavirus between humans is so rare that a pandemic is nearly 'impossible'.
Save Share US and French evacuees from Hantavirus-hit ship test positive The last of the passengers on thehantavirus-struck MV Hondius cruise shiphave been flown to the Netherlands. But new cases are emerging as researchers race to track down where the outbreak originated. As authorities seek to arrange quarantines and access to health facilities for the passengers, communities where some of the passengers have gone have responded with anger and protests against what many perceive as risk of exposure to the virus. At the heart of those fears is the collective experience the world suffered through six years ago with the COVID-19 pandemic, which sent the planet into lockdown and killed nearly 15 million people in two years. But the hantavirus is very different from COVID-19 in how it spreads, how deadly it is and how likely it is to trigger another global crisis, public health experts said. “I need you to hear me clearly: this is not another COVID. The current public health risk from hantavirus remains low. My colleagues and I have said this unequivocally, and I will say it again to you now,” Tedros Adhanom Ghebreyesus, the director general of the World Health Organization (WHO),saidin a statement on Saturday. Here is a a breakdown of the key differences between the hantavirus and COVID-19: Hantavirusesare a family of viruses that cause two main illnesses in humans. One is known as hantavirus pulmonary syndrome (HPS) and primarily attacks the lungs. The other, haemorrhagic fever with renal syndrome (HFRS), mainly affects the kidneys. The viruses arenamed after the Hantan Riverin South Korea, where the first virus belonging to the family was isolated in 1978. By that time, researchers had tried for decades to identify the cause of what was known as the Korean haemorrhagic fever, which afflicted 3,000 United Nations soldiers during the Korean War from 1951 to 1953. The virus is arare infectiontransmitted to humans by rodents. The virus is most commonly spread by infected rodents, which can carry it in their urine, saliva and droppings. When these materials dry out and become airborne, humans can become infected by inhaling the contaminated particles. HPS attracts the most attention because it has a high fatality rate, killing about 40 percent of the people it infects, according to the US Centers for Disease Control and Prevention (CDC). The death rate for HFRS is less clear with studies suggesting anything from about 1 percent to 15 percent. Hantavirus pulmonary syndrome usually begins with flu-like symptoms, such as fatigue and fever, between one and eight weeks after exposure, according to the CDC. Four to 10 days later, coughing, shortness of breath and fluid in the lungs appear. Diagnosis in the first 72 hours of infection is difficult, the CDC said, and symptoms can easily be mistaken for the flu. Research suggested hantaviruses have circulated for centuries with outbreaks recorded in parts of Asia and Europe. A previously unknown group of hantaviruses emerged in the early 1990s in the southwestern United States, causing a severe respiratory illness now known as hantavirus pulmonary syndrome. The CDC began tracking the disease after a 1993 outbreak in the Four Corners region, where the states of Arizona, Colorado, New Mexico and Utah meet. The Andes strain of the hantavirus, which causes HPS, is the only hantavirus clearly shown to spread from person to person to a limited extent. The virus detected among passengers of the MV Hondius was the Andes strain, which drives most HPS cases in Chile and Argentina, where the MV Hondius cruise began. According to the WHO and public health experts, person-to-person transmission of the hantavirus is rare and occurs as a result of close, prolonged contact, such as close proximity within the same household or intimate contact. It does not spread like an airborne virus through casual social contact. “Occasional human-to-human transmission events may occur but require specific circumstances and long exposure times,” Tomas Strandin, a virologist and university researcher at the University of Helsinki in Finland, told Al Jazeera. “However, infections via rodents are becoming more widespread due to climate change, but these are local infection events.” The WHO on Tuesday confirmed the 11th hantavirus infection from the MV Hondius outbreak after Spain’s Ministry of Health said a Spanish passenger had tested positive. The announcement was made the day after the evacuation of the cruise ship was completed. The Dutch Ministry of Foreign Affairs said on Monday that two planes carrying the final28 evacueeshad landed in the Netherlands. Their arrival from Spain’s Canary Islands concluded a complex operation in which 94 people were evacuated and repatriated to about 20 countries where they have entered a period of quarantine. Officials from the US Department of Health and Human Services said on Monday that one of the 18 American passengers evacuated from the ship had tested positive at a biocontainment unit in Nebraska while the others are being monitored and tested after potential exposure. TheMV Hondius, which departed from South America on April 1,anchored at a port on Tenerifefor the evacuation. A total of 150 people from 23 countries were on board the ship when it left Argentina, and some had disembarked before the ship reached the Canaries. Three people – a Dutch couple and a German tourist – have died in thehantavirus outbreakon the ship. The ship is now on its way to the Netherlands, where it will be disinfected. According to a hypothesis by the European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), the European Union’s principal disease prevention agency, some of the ship’s passengers caught the hantavirus while spending time in Argentina before boarding the MV Hondius. The hantavirus isendemic to Argentina, which means the virus is constantly present and has a predictable and relatively stable prevalence there. While evacuations of the passengers were under way, Gianfranco Spiteri, ECDC’s head of global epidemic intelligence, told Al Jazeera: “Passengers and crew continue to disembark and to be medically evacuated to their countries of origin. At disembarkation, they are all considered high-risk and repatriated, whether symptomatic or not, through noncommercial flights.” “ECDC continues to work closely with the [EU] member states, the European Commission, WHO and other partners to support a coordinated response and information-sharing. In connection with this outbreak, ECDC rapidly engaged the EU Public Health Reference Laboratory for emerging, rodent-borne and zoonotic viral pathogens to provide support to the member states to ensure rapid and high-quality diagnostics.” Medical experts said they believe the measures governments are currently taking are adequate. “Quarantine of individuals with potential exposure is important, and quarantine should be extensive since the virus may present an incubation period for up to several weeks during which it is undetectable,” Strandin said. Hantaviruses and coronaviruses, several strains of which cause COVID-19, are both ribonucleic acid (RNA) viruses, which means they use RNA as their genetic material instead of DNA. But the viruses have key structural differences. Coronaviruses have a prominent spike protein protruding from their surface, which gives them a crown-like appearance. Hantaviruses, on the other hand, have a shell made up of hooks called glycoproteins, which form a grid-like pattern. A glycoprotein is a molecule that’s part protein, part sugar. This structural difference is primarily why COVID-19 is highly contagious while hantaviruses are not nearly as transmissible. The COVID-19 spike protein is the part of the virus that allows it to attach itself to human cells. Human cells have tiny protein structures called ACE2 (angiotensin‑converting enzyme 2) receptors, which can act as docking stations for certain viruses. The COVID-19 spike protein has adapted to easily latch onto the ACE2 receptors, which are abundantly present in the upper respiratory system, including the nose and throat. The virus can easily replicate while latching onto these receptors, making several copies of itself that can be coughed or sneezed out. This can release tiny droplets or aerosols containing the virus into the air. Another person nearby can inhale them, and the droplets can enter their nose, throat and lungs and cause an infection. The glycoproteins in the hantavirus structure, on the other hand, don’t latch onto ACE2 receptors, but instead bind to β3 integrins, which are receptor proteins found on human cells. Unlike ACE2 receptors, β3 integrins are located deep in the lungs and on the inner lining of blood vessels. As a result, hantaviruses primarily infect the lower respiratory system and the blood vessel lining, causing leakage and serious illness there. So if a person infected with a hantavirus sneezes or coughs, their droplets might contain some virus but generally not very much, which helps explain why human-to-human spread is rare. Additionally, COVID-19 is a positive-sense RNA virus. This means that upon entering a human host, it immediately starts to replicate. Hantaviruses are negative-sense RNA viruses, having to go through an extra step to become positive-sense viruses before they can start replicating. COVID-19 has a short incubation period, from two to 14 days, allowing for rapid spread. Hantaviruses have a longer incubation period, from one to eight weeks, which also slows down transmission. However, Strandin said, while COVID-19 is typically “better controlled in previously healthy individuals”, hantaviruses “can cause severe infections in healthy younger individuals”. And if a hantavirus does manage to infect the upper airways, it becomes easier for it to leave the body in droplets when someone breathes, talks, coughs or sneezes. Because the Andes strain is one of the few hantaviruses with documented person‑to‑person transmission, it might be a variant that does enable infection of the upper airways, Strandin said. “Andes hantavirus may be different from other hantaviruses in that it could infect upper respiratory airways eventually due to high systemic virus loads, but this is rare,” he said. Spiteri said people who develop symptoms should be assessed quickly and, if needed, evacuated to hospitals that can provide intensive care. “Anyone with symptoms is tested after leaving the ship, but a negative test doesn’t always rule out infection, so follow‑up is still important,” he said. He added that healthcare workers caring for sick passengers should use protective gear to prevent close contact transmission and stronger precautions are needed if treatment procedures could create airborne particles. “Passengers who leave the ship have received clear instructions on what to do and what symptoms to watch for until doctors can confirm whether they are infected. Passengers and crew who may have been exposed should be monitored for symptoms after leaving the ship and referred for medical care if needed,” he said. “According to ECDC’s scientific advice, passengers and crew who have symptoms require immediate medical isolation, testing and medical care while those who do not have symptoms are asked to quarantine and monitor for symptoms for up to six weeks.” Experts said the low chances of human-to-human transmission make it almost “impossible” for hantaviruses to cause the next pandemic. A pandemic is a fast‑spreading epidemic that affects many countries. Besides COVID-19, other pandemics have included the H1N1 swine flu, which was declared a pandemic by the WHO in 2009, as well as historic waves of plague and cholera. Spiteri added that the risk of hantaviruses to the general population in Europe remains low. “Widespread transmission is not expected. Any transmission is likely to remain limited due to the close contact required and the infection prevention and control measures in place,” Spiteri said. “Transmission is normally through rodents while person-to-person spread occurs only in rare close-contact situations. As the natural reservoir is absent in Europe, rodent-to-human transmission is not expected.” “People shouldn’t panic since human-to-human transmission is so rare that a pandemic is impossible,” Strandin said. He added that the long incubation period of the virus also allows more time to quarantine exposed individuals and virus spread can be efficiently controlled.
AMSI-UMEM, ALLARME VIRUS SULLE CROCIERE: 6 CASI HANTAVIRUS E 115 CONTAGI DA NOROVIRUS ACCENDONO IL DIBATTITO SULLA PREVENZIONE GLOBALE – Brindisi Libera Brindisi Libera
AODI: “OLTRE 80 NOSTRI INTERVENTI INTERNAZIONALI IN TRE GIORNI CON LA NOSTRA RETE DI COMUNICAZIONE. IL NOSTRO PENSIERO E’ CHIARO: NON È UNA NUOVA PANDEMIA, MA OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ RAPIDAMENTE TRA CAMBIAMENTI CLIMATICI, ACQUA CONTAMINATA, SISTEMI IMMUNITARI INDEBOLITI E TURISMO GLOBALE”Dalla nave MV Hondius, partita il primo aprile da Ushuaia e attesa nelle prossime ore al largo di Tenerife per l’evacuazione dei passeggeri, fino al nuovo focolaio di Norovirus registrato sulla Caribbean Princess, cresce in tutto il mondo l’attenzione sanitaria internazionale verso la diffusione delle malattie infettive a bordo delle navi da crociera e nei contesti ad alta mobilità internazionale.Secondo gli ultimi aggiornamenti internazionali, il focolaio di Hantavirus collegato alla MV Hondius conta oggisei casi confermati su otto sospetti e tre decessi, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri in quarantena a Firenze dopo il possibile contatto con una donna olandese risultata positiva e poi deceduta. L’OMS ha chiarito che il cluster internazionale non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, pur confermando la necessità di monitoraggi rigorosi e cooperazione sanitaria internazionale.Parallelamente, il CDC statunitense ha registrato il più grande focolaio gastrointestinale del 2026 attualmente in corso sulla nave Caribbean Princess della compagnia Princess Cruises:115 persone contagiate tra passeggeri ed equipaggio, con sintomi prevalentemente legati a Norovirus, il virus oggi considerato il principale responsabile delle gastroenteriti acute sulle navi da crociera.Le associazioni della rete internazionale AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano con grande attenzione il ritorno delle emergenze infettive legate ai trasporti internazionali, al turismo globale, ai cambiamenti climatici, all’inquinamento ambientale e all’aumento delle zoonosi, sottolineando la necessità di rafforzare informazione sanitaria, prevenzione e cooperazione scientifica internazionale.Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, da giorni impegnato in una intensa attività internazionale di divulgazione scientifica.“Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Dalla nave MV Hondius, partita il primo aprile da Ushuaia e attesa nelle prossime ore al largo di Tenerife per l’evacuazione dei passeggeri, fino al nuovo focolaio di Norovirus registrato sulla Caribbean Princess, cresce in tutto il mondo l’attenzione sanitaria internazionale verso la diffusione delle malattie infettive a bordo delle navi da crociera e nei contesti ad alta mobilità internazionale.Secondo gli ultimi aggiornamenti internazionali, il focolaio di Hantavirus collegato alla MV Hondius conta oggisei casi confermati su otto sospetti e tre decessi, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri in quarantena a Firenze dopo il possibile contatto con una donna olandese risultata positiva e poi deceduta. L’OMS ha chiarito che il cluster internazionale non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, pur confermando la necessità di monitoraggi rigorosi e cooperazione sanitaria internazionale.Parallelamente, il CDC statunitense ha registrato il più grande focolaio gastrointestinale del 2026 attualmente in corso sulla nave Caribbean Princess della compagnia Princess Cruises:115 persone contagiate tra passeggeri ed equipaggio, con sintomi prevalentemente legati a Norovirus, il virus oggi considerato il principale responsabile delle gastroenteriti acute sulle navi da crociera.Le associazioni della rete internazionale AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano con grande attenzione il ritorno delle emergenze infettive legate ai trasporti internazionali, al turismo globale, ai cambiamenti climatici, all’inquinamento ambientale e all’aumento delle zoonosi, sottolineando la necessità di rafforzare informazione sanitaria, prevenzione e cooperazione scientifica internazionale.Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, da giorni impegnato in una intensa attività internazionale di divulgazione scientifica.“Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Dalla nave MV Hondius, partita il primo aprile da Ushuaia e attesa nelle prossime ore al largo di Tenerife per l’evacuazione dei passeggeri, fino al nuovo focolaio di Norovirus registrato sulla Caribbean Princess, cresce in tutto il mondo l’attenzione sanitaria internazionale verso la diffusione delle malattie infettive a bordo delle navi da crociera e nei contesti ad alta mobilità internazionale.Secondo gli ultimi aggiornamenti internazionali, il focolaio di Hantavirus collegato alla MV Hondius conta oggisei casi confermati su otto sospetti e tre decessi, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri in quarantena a Firenze dopo il possibile contatto con una donna olandese risultata positiva e poi deceduta. L’OMS ha chiarito che il cluster internazionale non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, pur confermando la necessità di monitoraggi rigorosi e cooperazione sanitaria internazionale.Parallelamente, il CDC statunitense ha registrato il più grande focolaio gastrointestinale del 2026 attualmente in corso sulla nave Caribbean Princess della compagnia Princess Cruises:115 persone contagiate tra passeggeri ed equipaggio, con sintomi prevalentemente legati a Norovirus, il virus oggi considerato il principale responsabile delle gastroenteriti acute sulle navi da crociera.Le associazioni della rete internazionale AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano con grande attenzione il ritorno delle emergenze infettive legate ai trasporti internazionali, al turismo globale, ai cambiamenti climatici, all’inquinamento ambientale e all’aumento delle zoonosi, sottolineando la necessità di rafforzare informazione sanitaria, prevenzione e cooperazione scientifica internazionale.Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, da giorni impegnato in una intensa attività internazionale di divulgazione scientifica.“Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Secondo gli ultimi aggiornamenti internazionali, il focolaio di Hantavirus collegato alla MV Hondius conta oggisei casi confermati su otto sospetti e tre decessi, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri in quarantena a Firenze dopo il possibile contatto con una donna olandese risultata positiva e poi deceduta. L’OMS ha chiarito che il cluster internazionale non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, pur confermando la necessità di monitoraggi rigorosi e cooperazione sanitaria internazionale.Parallelamente, il CDC statunitense ha registrato il più grande focolaio gastrointestinale del 2026 attualmente in corso sulla nave Caribbean Princess della compagnia Princess Cruises:115 persone contagiate tra passeggeri ed equipaggio, con sintomi prevalentemente legati a Norovirus, il virus oggi considerato il principale responsabile delle gastroenteriti acute sulle navi da crociera.Le associazioni della rete internazionale AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano con grande attenzione il ritorno delle emergenze infettive legate ai trasporti internazionali, al turismo globale, ai cambiamenti climatici, all’inquinamento ambientale e all’aumento delle zoonosi, sottolineando la necessità di rafforzare informazione sanitaria, prevenzione e cooperazione scientifica internazionale.Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, da giorni impegnato in una intensa attività internazionale di divulgazione scientifica.“Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Parallelamente, il CDC statunitense ha registrato il più grande focolaio gastrointestinale del 2026 attualmente in corso sulla nave Caribbean Princess della compagnia Princess Cruises:115 persone contagiate tra passeggeri ed equipaggio, con sintomi prevalentemente legati a Norovirus, il virus oggi considerato il principale responsabile delle gastroenteriti acute sulle navi da crociera.Le associazioni della rete internazionale AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano con grande attenzione il ritorno delle emergenze infettive legate ai trasporti internazionali, al turismo globale, ai cambiamenti climatici, all’inquinamento ambientale e all’aumento delle zoonosi, sottolineando la necessità di rafforzare informazione sanitaria, prevenzione e cooperazione scientifica internazionale.Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, da giorni impegnato in una intensa attività internazionale di divulgazione scientifica.“Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Le associazioni della rete internazionale AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano con grande attenzione il ritorno delle emergenze infettive legate ai trasporti internazionali, al turismo globale, ai cambiamenti climatici, all’inquinamento ambientale e all’aumento delle zoonosi, sottolineando la necessità di rafforzare informazione sanitaria, prevenzione e cooperazione scientifica internazionale.Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, da giorni impegnato in una intensa attività internazionale di divulgazione scientifica.“Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, da giorni impegnato in una intensa attività internazionale di divulgazione scientifica.“Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIOSecondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Secondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla disei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento delceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUSLeo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Leo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERASecondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi.“Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUSI movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. I movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali.“Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi.“Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il27,7% della popolazione, contro il25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre16 milioni di casi stimati.Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circaquattro settimane primarispetto agli anni precedenti e almeno27 Paesi europei su 38hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del54%rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi.“Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENELe associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Le associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Le principali raccomandazioni sono:lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;evitare alimenti crudi o poco controllati;disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;isolare i soggetti sintomatici;evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi.“Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua, sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIEIl Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. Il Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi.“È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”.“La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”. “La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”.
Allarme Virus sulle Crociere: 6 Casi Hantavirus e 115 Contagi da Norovirus, le Autorità Sanitarie Internazionali in Allerta Maremma News
Allarme virus sulle crociere: 6 casi Hantavirus e 115 contagi da Norovirus. Esperti sollecitano prevenzione globale e maggiore attenzione ai cambiamenti climatici e all'inquinamento ambientale. (Foto https://pxhere.com/it/photo/1105772)
Roma: Dalla nave MV Hondius, partita il primo aprile da Ushuaia e attesa nelle prossime ore al largo di Tenerife per l’evacuazione dei passeggeri, fino al nuovo focolaio di Norovirus registrato sulla Caribbean Princess, cresce in tutto il mondo l’attenzione sanitaria internazionale verso la diffusione delle malattie infettive a bordo delle navi da crociera e nei contesti ad alta mobilità internazionale.
Secondo gli ultimi aggiornamenti internazionali, il focolaio di Hantavirus collegato alla MV Hondius conta oggi sei casi confermati su otto sospetti e tre decessi, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri in quarantena a Firenze dopo il possibile contatto con una donna olandese risultata positiva e poi deceduta. L’OMS ha chiarito che il cluster internazionale non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, pur confermando la necessità di monitoraggi rigorosi e cooperazione sanitaria internazionale.
Parallelamente, il CDC statunitense ha registrato il più grande focolaio gastrointestinale del 2026 attualmente in corso sulla nave Caribbean Princess della compagnia Princess Cruises: 115 persone contagiate tra passeggeri ed equipaggio, con sintomi prevalentemente legati a Norovirus, il virus oggi considerato il principale responsabile delle gastroenteriti acute sulle navi da crociera.
Le associazioni della rete internazionale AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE riflettono e analizzano con grande attenzione il ritorno delle emergenze infettive legate ai trasporti internazionali, al turismo globale, ai cambiamenti climatici, all’inquinamento ambientale e all’aumento delle zoonosi, sottolineando la necessità di rafforzare informazione sanitaria, prevenzione e cooperazione scientifica internazionale.
Sulla questione interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, da giorni impegnato in una intensa attività internazionale di divulgazione scientifica. “Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato oltre 80 tra interviste televisive, articoli, approfondimenti e dichiarazioni internazionali dedicate ai nuovi rischi infettivi globali e alle differenze tra Hantavirus, Norovirus e altri virus emergenti”, dichiara il Prof. Foad Aodi.
DALLA MV HONDIUS A TENERIFE: LA RICOSTRUZIONE DEL FOCOLAIO
Secondo la ricostruzione diffusa dai media nazionali il 9 maggio 2026, la nave MV Hondius è partita da Ushuaia il primo aprile e arriverà al largo di Tenerife dopo circa cinquanta giorni di navigazione segnati dal focolaio di Hantavirus. Il bilancio aggiornato parla di sei casi confermati su otto sospetti e tre decessi tra i passeggeri. La possibile origine del contagio viene collegata all’esposizione a roditori infetti in aree tra Argentina e Cile, ma questa ipotesi non risulta confermata ufficialmente. Nel corso della navigazione sono stati registrati decessi, evacuazioni sanitarie, casi gravi e controlli internazionali, mentre Sudafrica e Svizzera hanno confermato il coinvolgimento del ceppo Andes, l’unico Hantavirus ritenuto potenzialmente trasmissibile da uomo a uomo in circostanze rare e legate a contatti stretti. L’OMS ha precisato che il focolaio non rappresenta l’inizio di una pandemia globale, mentre il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza attiva per quattro passeggeri attualmente in quarantena a Firenze.
HANTAVIRUS E NOROVIRUS: DIFFERENZE, RISCHI E TRASMISSIONE
“È fondamentale evitare confusione e allarmismi. L’Hantavirus delle Ande resta un virus raro e molto diverso dal Covid-19. Non siamo davanti a una nuova pandemia mondiale”, dichiara il Prof. Foad Aodi. “L’OMS stessa ha chiarito che il rischio globale resta basso e che il focolaio della MV Hondius dovrebbe rimanere limitato se verranno applicate correttamente le misure sanitarie internazionali”, aggiunge Aodi.
“Il Norovirus invece è oggi il vero spauracchio delle navi da crociera perché è estremamente contagioso, resistente ai comuni detergenti e capace di diffondersi rapidamente in ambienti chiusi e ad alta densità di persone”.
IL CEPPO ANDES E IL TIMORE DELLA TRASMISSIONE INTERUMANA
“Il ceppo Andes resta quello che preoccupa maggiormente la comunità scientifica perché è l’unico Hantavirus ad avere mostrato, in casi limitati e documentati, una possibile trasmissione da uomo a uomo”, spiega il Prof. Foad Aodi.
“Parliamo comunque di situazioni rare, legate soprattutto a contatti molto stretti, prolungati e in ambienti chiusi. È importante evitare allarmismi o paragoni impropri con il Covid-19. L’Hantavirus continua a essere una malattia rara, ma proprio per questo ogni caso sospetto va monitorato rapidamente attraverso sorveglianza sanitaria internazionale, isolamento prudenziale e tracciamento dei contatti”.
IDENTIFICATO IL POSSIBILE “PAZIENTE ZERO” DEL FOCOLAIO SULLA MV HONDIUS
Leo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni originario di Haulerwijk, nei Paesi Bassi, sarebbe il possibile “paziente zero” del focolaio di Hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius.
L’uomo è morto dopo essersi ammalato durante il viaggio compiuto insieme alla moglie Mirjam Schilperoord, 69 anni, deceduta pochi giorni dopo.
Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla rete internazionale e dalle ricerche del Prof. Aodi, i due coniugi avrebbero contratto il virus durante una visita in una discarica a cielo aperto nei pressi di Ushuaia, in Argentina, dove si erano recati per osservare specie rare di uccelli. Gli esperti ipotizzano che abbiano inalato particelle contaminate dagli escrementi di roditori portatori del ceppo andino dell’Hantavirus.
La coppia aveva trascorso circa cinque mesi in Sud America prima di imbarcarsi sulla MV Hondius. Il ceppo “Andes” è considerato particolarmente raro e preoccupante perché, a differenza di altre varianti di Hantavirus, può trasmettersi anche da persona a persona.
Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando i contatti e i passeggeri della nave, mentre proseguono le verifiche epidemiologiche per ricostruire la catena dei contagi e accertare eventuali ulteriori esposizioni al virus.
IL NOROVIRUS: IL VIRUS PIÙ DIFFUSO SULLE NAVI DA CROCIERA
Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, il Norovirus rappresenta oggi la causa più frequente di gastroenterite acuta nel mondo.
Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente insidioso:
bastano meno di 18 particelle virali per il contagio;
il virus può sopravvivere per giorni sulle superfici;
vomito e diarrea diffondono miliardi di particelle virali;
non esiste immunità permanente perché i ceppi sono numerosi e mutano rapidamente.
“I sintomi più frequenti sono vomito improvviso, diarrea intensa, nausea, crampi intestinali, febbre lieve, dolori muscolari e forte rischio di disidratazione soprattutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti fragili”, spiega il Prof. Aodi. “Le navi da crociera rappresentano un ambiente ideale per la diffusione del Norovirus a causa dei buffet condivisi, degli spazi comuni, della vicinanza continua tra persone e dei ricambi elevati di passeggeri provenienti da Paesi differenti”.
LE NAVI DA CROCIERA SONO DIVENTATE UN LABORATORIO PERFETTO PER I VIRUS
I movimenti e le associazioni evidenziano come le grandi navi da crociera rappresentino oggi uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni virali.
“Su una nave convivono per giorni o settimane migliaia di persone provenienti da continenti diversi, con buffet condivisi, spazi chiusi, aria condizionata, contatti ravvicinati continui e ricambio costante di passeggeri”, sottolinea il Prof. Foad Aodi. “Quando un virus entra in questi contesti può diffondersi molto rapidamente, soprattutto se associato a stanchezza fisica, disidratazione, alte temperature, alimentazione disordinata e abbassamento delle difese immunitarie”.
PERCHÉ OGGI I VIRUS SI DIFFONDONO PIÙ FACILMENTE?
Secondo il Prof. Foad Aodi, le cause dell’aumento delle infezioni virali negli ultimi anni sono molteplici e strettamente collegate ai cambiamenti globali. “Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo dell’ambiente, della crisi climatica, della siccità, dell’inquinamento dell’acqua e degli alimenti, della crescente trasmissione dei virus dagli animali all’uomo e dell’indebolimento progressivo del sistema immunitario”, sottolinea Aodi. “Dopo la pandemia abbiamo assistito in molti Paesi occidentali a un incremento delle malattie infettive stagionali, gastrointestinali e respiratorie, favorito anche dall’aumento dei viaggi internazionali, dall’uso eccessivo di antibiotici, dalla sedentarietà, dalla cattiva alimentazione e dalla riduzione della prevenzione”.
DOPO LA PANDEMIA PIÙ INFEZIONI RESPIRATORIE E GASTROINTESTINALI: I NOSTRI DATI INTERNAZIONALI AGGIORNATI AL 31 MARZO 2026
Secondo l’analisi elaborata dai movimenti e dalle associazioni, sulla base dei dati OMS, ISS e sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica, dopo la pandemia si è registrato un aumento significativo delle infezioni respiratorie e gastrointestinali in numerosi Paesi occidentali tra Europa, Stati Uniti e Canada.
In Italia, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, nella stagione 2024-2025 le sindromi simil-influenzali hanno colpito il 27,7% della popolazione, contro il 25,3% della stagione precedente, per un totale di oltre 16 milioni di casi stimati. Sempre secondo i dati epidemiologici europei, nella stagione influenzale 2025 l’attività virale è iniziata circa quattro settimane prima rispetto agli anni precedenti e almeno 27 Paesi europei su 38 hanno registrato una attività influenzale elevata o molto elevata.
I movimenti e le associazioni evidenziano inoltre che, secondo le valutazioni OMS Europa, i cambiamenti climatici e le nuove condizioni ambientali stanno aumentando l’impatto sanitario delle malattie infettive e respiratorie soprattutto tra anziani e soggetti fragili.
Il Rapporto OMS Europa 2024 segnala inoltre che la mortalità correlata all’aumento delle temperature nelle persone over 65 è cresciuta del 54% rispetto ai primi anni Duemila, mentre aumenta la pressione sui sistemi sanitari legata alle emergenze infettive e respiratorie.
“Dopo il Covid abbiamo assistito a un aumento delle infezioni respiratorie, gastrointestinali e virali stagionali favorito dall’indebolimento immunitario, dall’aumento dei viaggi internazionali, dalla pressione ambientale, dall’inquinamento dell’acqua e degli alimenti e dall’uso eccessivo di antibiotici”, dichiara il Prof. Foad Aodi. “Nei Paesi occidentali cresce soprattutto il numero delle infezioni respiratorie e gastrointestinali, mentre nei Paesi tropicali e nelle aree più fragili aumentano le zoonosi e le malattie legate alla contaminazione ambientale. I virus oggi si trasmettono molto più rapidamente rispetto al passato perché viviamo in un mondo globalizzato, con mobilità continua e sistemi immunitari più vulnerabili”.
PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E IGIENE
Le associazioni della rete internazionale ribadiscono che la prevenzione rappresenta oggi la principale forma di protezione sanitaria.
Le principali raccomandazioni sono:
lavare accuratamente le mani con acqua e sapone;
evitare alimenti crudi o poco controllati;
disinfettare le superfici con soluzioni a base di cloro;
isolare i soggetti sintomatici;
evitare il contatto con roditori o ambienti infestati;
non utilizzare scope o pulizie a secco in aree potenzialmente contaminate.
“L’inquinamento dell’acqua, la contaminazione degli alimenti e le cattive condizioni igieniche favoriscono oggi la diffusione di numerosi virus gastrointestinali e infezioni emergenti”, sottolinea il Prof. Foad Aodi. “Per il Norovirus non bastano i comuni gel alcolici: servono acqua,
sapone e disinfezioni corrette. Per l’Hantavirus invece bisogna evitare l’inalazione di polveri contaminate”.
IL MANIFESTO AMSI-UMEM-UNITI PER UNIRE CONTRO LE FUTURE PANDEMIE
Il Prof. Foad Aodi annuncia inoltre che AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE stanno lavorando a un manifesto internazionale con dieci raccomandazioni operative per prevenire future emergenze sanitarie globali.
“Dobbiamo investire molto di più sulla prevenzione, sugli stili di vita sani, sulla qualità dell’alimentazione, sulla riduzione dell’uso improprio degli antibiotici e sull’educazione sanitaria internazionale”, conclude Aodi. “È fondamentale ridurre l’uso improprio degli antibiotici, rafforzare il sistema immunitario attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, corretta idratazione e prevenzione sanitaria”. “La prevenzione sanitaria internazionale deve diventare una priorità politica globale. Non possiamo affrontare le future emergenze con ritardi, disinformazione o sistemi sanitari impreparati”.
Minimally invasive neurosurgery using port-based systems has gained popularity over the past decade to access deep-seated lesions within the brain. These devices typically necessitate use of separate optical and illumination systems. An exception is the Auror…