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Il “Puerto Exterior” è il più grande progetto infrastrutturale cileno mai realizzato per ottenere il futuro principale hub del Paese L'articolo Il Cile dà il via libera al maxi porto di San Antonio da 4,45 miliardi di dollari proviene da Shipmag .
Il “Puerto Exterior” è il più grande progetto infrastrutturale cileno mai realizzato per ottenere il futuro principale hub del Paese
Santiago del Cile – Il Cile ha approvato la realizzazione del nuovo “Puerto Exterior” di San Antonio, un investimento da 4,45 miliardi di dollari destinato a diventare il più grande progetto infrastrutturale portuale mai realizzato nel Paese. L’autorizzazione ambientale concessa dalla Regione di Valparaíso rappresenta una tappa decisiva per un’opera considerata strategica per il futuro del commercio estero cileno.
Il progetto, sviluppato dalla Empresa Portuaria San Antonio, prevede la trasformazione dell’attuale complesso portuale in un hub di nuova generazione in grado di accogliere le più grandi navi portacontainer oggi in servizio. L’iniziativa è in fase di pianificazione da circa dieci anni e punta a rafforzare la capacità logistica della zona centrale del Paese.
Le opere comprendono la costruzione di una diga foranea lunga circa quattro chilometri, importanti interventi di dragaggio, nuove aree terminalistiche e due terminal container semi-automatizzati da 1.730 metri ciascuno. Lo sviluppo avverrà in più fasi, seguendo l’evoluzione della domanda di traffico merci.
Una volta completato, il porto sarà in grado di movimentare fino a 6 milioni di teu all’anno e ospitare contemporaneamente otto portacontainer da 400 metri di lunghezza. La prima fase prevede la realizzazione di una banchina da 865 metri con una capacità iniziale di 1,5 milioni di teu, il cui completamento è previsto intorno al 2036.
Il finanziamento sarà sostenuto da una partnership pubblico-privata. EPSA investirà circa 1,95 miliardi di dollari nelle infrastrutture marittime e di accesso, mentre i restanti 2,5 miliardi saranno affidati a operatori privati attraverso future concessioni per la costruzione e la gestione dei terminal.
L’approvazione conclude un iter ambientale durato sei anni e apre ora la strada all’assegnazione dei primi contratti di costruzione. Con il nuovo Puerto Exterior, il Cile punta a consolidare la propria posizione nei traffici containerizzati del Pacifico sudamericano, dotandosi di infrastrutture adeguate alla crescita del commercio internazionale e all’arrivo di navi sempre più grandi.
A Roma la conferenza stampa di presentazione con il Ministro Lollobrigida. Il festival, in programma dal 30 maggio al 2 giugno, prevede showcooking, degustazioni, escursioni in barca, spettacoli live, musica, attività per bambini, incontri divulgativi e inizi…
Torna a Fano il BrodettoFest, un festival unico nel panorama nazionale dedicato alla cucina di mare italiana. Un’esperienza completa nel mondo del mare, che unisce tradizione e innovazione, tra showcooking, degustazioni, escursioni in barca, spettacoli live, musica, attività per bambini, incontri divulgativi e iniziative dedicate alla salvaguardia dell’ambiente.
L’evento è stato illustrato nella conferenza stampa tenutasi a Roma, presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
Per la 24a edizione, dal 30 maggio al 2 giugno, sono in programma sul lungomare di Fano tanti appuntamenti, un palinsesto ricchissimo che va oltre una semplice celebrazione gastronomica. Una manifestazione organizzata per raccontare secoli di tradizione marinara tra sapori, storie ed esperienze da vivere, con il mare Adriatico che diventa così il protagonista assoluto.
BrodettoFest è a cura di Confesercenti Pesaro e Urbino in collaborazione con il Comune di Fano,
Regione Marche, Let’s Marche e Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, ha dichiarato: “Un’occasione per raccontare il mondo della pesca attraverso un prodotto straordinario, che consente al settore di valorizzarsi sia nel modo più tradizionale sia in quello più innovativo. A Fano, infatti, la Festa del Brodetto è il luogo in cui convivono tradizione e innovazione: dalla cultura marinara alla trasformazione alimentare che permette di assaporare pesce di qualità proveniente dai nostri mari. Questa è la sfida: dare valore al nostro prodotto e garantire reddito ai pescatori italiani. Negli anni, purtroppo, le scelte portate avanti soprattutto dall’Unione Europea hanno penalizzato il comparto della pesca. I numeri lo dimostrano chiaramente: a soffrire è stato soprattutto il settore europeo e, in particolare, quello italiano. Con questo Governo abbiamo cambiato decisamente rotta: oggi difendiamo i pescatori, li sosteniamo economicamente e abbiamo restituito loro il ruolo che meritano, quello di custodi del mare. Allo stesso tempo, valorizziamo anche la qualità delle trasformazioni legate ai prodotti ittici, come il brodetto che, nei ristoranti di Fano e di tutta Italia, rappresenta un’eccellenza. Questo permette di affiancare alla produzione anche la trasformazione e la distribuzione, creando un alto valore aggiunto e generando economie che possono essere redistribuite sul territorio. Con il presidente della Commissione Mirco Carloni abbiamo lavorato in questi anni per garantire tutela e sostegno al mondo della pesca e continueremo a farlo”.
Per Mirco Carloni, Presidente della XIII Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati: “Il BrodettoFest rappresenta oggi uno degli eventi più significativi per la valorizzazione della pesca italiana e della nostra tradizione gastronomica marinara. Insieme al Ministro Francesco Lollobrigida abbiamo promosso il brodetto nelle più importanti fiere europee, portando un piatto simbolo della cucina popolare adriatica oltre i confini nazionali. La valorizzazione della pesca passa anche attraverso la cultura del cibo e la capacità di raccontare l’eccellenza che nasce dal mare e arriva sulle nostre tavole. Raggiungere la 24ª edizione è un traguardo importante che ci spinge a continuare con ancora maggiore determinazione nel percorso di promozione del settore ittico, sostenendo pescatori, ristoratori e tutta la filiera legata al mare. Il festival continua a crescere perché riesce a coniugare qualità, sostenibilità e valorizzazione del pesce pescato in Italia”.
Enrico Rossi, Vice Presidente della Regione Marche e Assessore alla Pesca, ha affermato: “Il BrodettoFest rappresenta una sintesi autorevole dell’identità marittima delle Marche e della capacità del territorio di trasformare una tradizione in valore culturale, turistico e promozionale. In una regione in cui la filiera ittica esprime un valore complessivo di circa 160 milioni di euro, il brodetto diventa espressione concreta di una storia produttiva, di un sapere diffuso e di un rapporto profondo con il mare. Anche la recente presentazione a Barcellona, davanti a buyer, stampa della Blue Economy e tour operator internazionali, ha confermato la forza di questo racconto oltre i confini nazionali. Fano, con questo festival, valorizza qualità, sostenibilità, cucina e attrattività territoriale, proiettando le Marche in una dimensione sempre più riconoscibile e contemporanea”.
“Ci sono sapori che non appartengono solo alla cucina, ma alla storia di una città – ha dichiarato il Sindaco di Fano Luca Serfilippi - Il brodetto è uno di questi perché racconta il lavoro dei pescatori, la vita del porto, le famiglie, le tavole condivise e il legame profondo tra Fano e il suo mare. BrodettoFest nasce da questa identità e la porta nel presente, trasformandola in un evento capace di unire tradizione, cultura, turismo e convivialità. Dal 30 maggio al 2 giugno Fano diventerà ancora una volta luogo di incontro, scoperta e racconto, accogliendo cittadini e visitatori attorno a uno dei simboli più autentici della nostra città. È questa la forza del festival, far sentire il sapore di Fano prima ancora di raccontarlo”.
“BrodettoFest – ha sottolineato Alberto Santorelli, Assessore al Turismo e ai Grandi Eventi del Comune di Fano – rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra identità locale, filiera del mare, accoglienza e sviluppo sostenibile. Il festival promuove il patrimonio culturale e gastronomico della nostra costa, valorizzando l’immagine di Fano e rendendola ancora più attrattiva per i visitatori. Tra i profumi dell’Adriatico e il gusto inconfondibile del brodetto, il festival offre un’esperienza immersiva nella cultura della pesca e nella tradizione marinara della città. Negli anni è diventato un appuntamento di richiamo nazionale e internazionale, che unisce spettacolo, cucina, ambiente e intrattenimento, valorizzando il lavoro dei pescatori e l’intera filiera del mare”.
“BrodettoFest – ha osservato Pier Stefano Fiorelli, Presidente Confesercenti Pesaro e Urbino - celebra anche quest’anno la cucina di mare e il prodotto ittico attraverso una ricetta simbolo che racchiude storia, tradizioni e identità di un territorio. Confesercenti di Pesaro e Urbino è orgogliosa di dare il benvenuto alla XXIV edizione di una manifestazione capace di portare Fano e le Marche al centro dell’attenzione nazionale e internazionale. Cresce inoltre l’impatto dell’evento sul turismo e sull’economia locale, grazie alla valorizzazione di un’intera filiera che coinvolge pescatori, produttori, commercianti e ristoratori. Un appuntamento che unisce cultura, gusto e promozione del territorio, contribuendo a rafforzarne l’attrattività e lo sviluppo”.
La Gara Nazionale dei Brodetti e delle Zuppe di Pesce: il cuore pulsante del festival
Grande protagonista dell’edizione 2026 è la Gara Nazionale dei Brodetti e delle Zuppe di pesce, sempre più prestigiosa e combattuta. Dopo il trionfo del Ciuppin ligure dello chef Giuseppe Bizioli, si aprono ufficialmente le selezioni per la nuova sfida: i migliori chef d’Italia sono chiamati a confrontarsi per conquistare il titolo nella finale del 31 maggio e 1° giugno a Fano.
A rendere ancora più autorevole la competizione, una giuria d’eccellenza composta da grandi nomi del panorama gastronomico italiano, affiancata dal giudizio del pubblico. Tecnica, creatività e rispetto della tradizione saranno gli ingredienti decisivi in una gara che celebra l’identità culinaria del Paese, valorizzando le infinite interpretazioni delle zuppe di pesce.
Il Villaggio del Gusto raccoglie il meglio delle zuppe regionali, delle tipicità del territorio e marinare, mentre lo Spazio Bro – La cucina dei pescatori porta in scena la ricetta autentica del brodetto fanese, preparata direttamente da chi il mare lo vive ogni giorno.
Con i Cooking Show del Palabrodetto, grandi chef reinterpretano il brodetto tra innovazione e tradizione, mentre Brodetto&Wine propone raffinati percorsi di degustazione tra cibo e vini marchigiani DOC e DOCG.
Imperdibile la BrodettoBoat, per vivere aperitivi, pranzi e cene in mare aperto a bordo della motonave Queen Elisabeth, scoprendo i segreti della tradizione marinara.
Per i più piccoli, Brodetto&Kids, in collaborazione con il Masaf, educa al valore della biodiversità e della sana alimentazione, mentre i Talk sul mare – “In profondità” portano sul palco scienziati ed esperti per raccontare il mare con rigore e passione.
E quando cala il sole, il lungomare si accende con il BrodettoStage: concerti, spettacoli, cabaret, poesia e cinema trasformano Fano in un grande palcoscenico sul mare.
Con I Ristoranti del Brodetto, tutta la città diventa un itinerario gastronomico: un percorso che unisce tradizione e innovazione, con il brodetto alla fanese protagonista assoluto.
Grande attenzione anche alla sostenibilità, con attività dedicate alla tutela dell’ambiente marino in collaborazione con le principali associazioni ambientaliste italiane. Un invito concreto a prendersi cura del mare, ogni giorno.
La 24esima edizione di BrodettoFest è a cura di Confesercenti Pesaro e Urbino in collaborazione con il Comune di Fano, Regione Marche, Let’s Marche e Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
The second round of funding for the Eastern Green Link 2 (EGL) project fund […] The post Eastern Green Link 2 gives back as second round of community fund opens appeared first on Offshore Energy .
The second round of funding for the Eastern Green Link 2 (EGL) project fund has opened for applications, targeting communities near the project that will transport clean electricity from Peterhead in Scotland to England via a 505-kilometer subsea cable. Developed by a joint venture of SSEN Transmission and National Grid Electricity Transmission,EGL2involves the installation of a 2 GW HVDC subsea cable connecting Peterhead in Scotland to Drax in Yorkshire. Project constructionstarted in September 2024, with the link expected to be completed in 2029. The project fund has a total value of £2,159,444 (around €2.5 million), with over £400,000 available to support local communities in this round. This includes a large fund, which can support strategic community improvement projects across Peterhead and the surrounding area, and micro-grants of up to £500 to support community groups and individuals with smaller, local projects and causes, each having its own application process and eligibility criteria. Funding is available between 2025 and 2029. The funds are aimed specifically at communities in the Peterhead, Boddam, Cruden, Buchan East and Longside & District community council areas. Its priorities are education, employment and skills; protection and enhancement of the natural environment, including land and sea, natural habitats, and biodiversity; transport and connectivity, including path/cycle networks and community transport; community infrastructure and regeneration, heritage and culture; and community action planning and capacity building. The closing date for applications is Wednesday, July 22, at 12:00 p.m. Take the spotlight and anchor your brand in the heart of the offshore world! Join us for a bigger impact and amplify your presence at the core hub of the offshore energy community!
Porto di Pesaro: avviato il confronto sul nuovo Piano regolatore portuale economiadelmare.org
È stata presentata la prima proposta del nuovo Piano regolatore del porto di Pesaro predisposta dall’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale. Con la prossima sottoposizione formale del rapporto preliminare ambientale al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, sarà avviato il complesso iter di redazione definitiva e approvazione del Prp.
In accordo con l’Amministrazione comunale di Pesaro e la Capitaneria di porto, l’Autorità di sistema portuale ha voluto presentare i contenuti del documento ai portatori di interesse dello scalo, per iniziare a raccoglierne e valorizzarne i contributi, che potranno pervenire anche successivamente alla riunione.
Il documento, che è un’occasione di condivisione e di costruzione comune di una proposta di sviluppo per lo scalo, per la città e per il territorio, è stato illustrato nella Sala Rossa del Comune di Pesaro alla presenza del Sindaco di Pesaro Andrea Biancani, del Commissario straordinario dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale Vincenzo Garofalo, del Segretario generale Adsp Salvatore Minervino, e del Comandante della Capitaneria di porto di Pesaro, Capitano di fregata Nicola Gaudino.
Il gruppo di progettisti incaricato dall’Autorità di sistema portuale, coordinato dal Segretario generale Adsp Salvatore Minervino, con Laura Rotoloni, Ufficio di staff Piano regolatore portuale Adsp, ha illustrato l’ipotesi zero del Prp agli operatori e ai concessionari dello scalo. Proposta sulle quale saranno accolti e valutati tutti gli eventuali contributi ed osservazioni che potranno essere presentati dai soggetti interessati nella fase di scoping al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
La proposta del Piano regolatore portuale del porto di Pesaro parte dalla definizione delle aree portuali, retroportuali e di interazione porto-città del Documento di programmazione di sistema portuale, approvato con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti il 16 aprile 2024. Atto su cui c’è stato un ampio confronto nella fase di redazione con le istituzioni e i soggetti interessati.
Gli obiettivi del Dpss per il porto di Pesaro riguardano il potenziamento e il miglioramento dell’accessibilità e della mobilità terrestre, il sostegno alla cantieristica navale e nautica, la valorizzazione dello sviluppo turistico e la predisposizione di una vasca di colmata per assicurare la disponibilità di volumetrie e superfici adeguate alla gestione dei sedimenti di dragaggio.
“Iniziamo oggi il confronto sulla prima proposta del Piano regolatore portuale di Pesaro, strumento fondamentale per guardare allo sviluppo futuro dello scalo e del territorio che ha come riferimento questa infrastruttura – ha affermato Vincenzo Garofalo, Commissario straordinario dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale -. Una condivisione iniziale, precedente all’avvio dell’iter che porterà alla definizione definitiva e all’approvazione del Prp, che abbiamo promosso, in sintonia con il Comune e la Capitaneria di porto, per cominciare ad accogliere suggerimenti da parte dei soggetti interessati”.
Il Commissario Garofalo ha sottolineato che l’Autorità di sistema portuale ha immaginato “un documento per valorizzare le caratteristiche e i settori dello scalo, cantieristica, crociere e linee di trasporto turistiche con l’altra sponda dell’Adriatico, diportismo, servizi portuali. Uno strumento di lavoro per gli operatori di un porto che è gestito da un Ente statale, inserito in un’ottica di sistema, che si sviluppa su un doppio binario, quello ambientale e della sicurezza energetica e quello della pianificazione su cui inizia adesso un percorso di accoglimento di possibili osservazioni e richieste di integrazioni”.
Dove si trova la Riserva dello Zingaro e cosa la rende diversa La Riserva dello Zingaro si estende sul versante orientale della penisola di Capo San Vito, tra il territorio comunale di San Vito Lo Capo e quello di Castellammare del Golfo. Il suo confine costi…
All’alba, alla Riserva dello Zingaro, il rumore più forte è quello dei ciottoli sotto le scarpe. Davanti, la linea del sentiero costiero corre tra pareti rocciose chiare e un mare che al mattino vira dal turchese al blu in pochi metri. Dietro, il traffico e le spiagge attrezzate della Sicilia occidentale sembrano appartenere a un altro pianeta: qui non ci sono stabilimenti, musica alta, né strade asfaltate. Solo rocce, macchia mediterranea, calette e una rete di percorsi che costringe a rallentare, respirare e farsi andare bene il silenzio. La Riserva Naturale Orientata dello Zingaro è questo: sette chilometri di costa protetta tra Scopello e San Vito Lo Capo, nel Golfo di Castellammare, creata per difendere un tratto di litorale che oggi è uno dei simboli della Sicilia selvaggia.
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Dove si trova la Riserva dello Zingaro e cosa la rende diversa
Riserva dello zingaro
La Riserva dello Zingaro si estende sul versante orientale della penisola di Capo San Vito, tra il territorio comunale di San Vito Lo Capo e quello di Castellammare del Golfo.
Il suo confine costiero va da Cala Mazzo di Sciacca fino a Cala Tonnarella dell’Uzzo, mentre alle spalle si alzano rilievi rocciosi di origine calcarea, con falesie, canyon e valloni che scendono verso il mare.
L’accesso è possibile da due ingressi: quello a nord, verso San Vito Lo Capo, e quello a sud, nei pressi di Scopello.
Dal primo si raggiunge il mare in pochi minuti, con la Tonnarella dell’Uzzo che appare quasi subito come un anfiteatro di sabbia chiara e acqua trasparente. Dal secondo, invece, l’avvicinamento alle calette è più graduale: il primo contatto è con Cala Capreria, poi la costa si apre su baie via via più appartate.
Qui l’ambiente è ancora molto vicino a quello che poteva essere decenni fa: niente asfalto, niente chioschi in spiaggia, niente animali domestici (non sono ammessi in riserva), ma sentieri sterrati, rifugi in pietra, qualche area attrezzata lontana dalla battigia e una vegetazione che si è ripresa i suoi spazi. Dominano le palme nane, i cespugli di rosmarino e timo, il profumo resinoso della macchia mediterranea scaldato dal sole.
Oltre alla costa, la riserva è importante per la biodiversità: tra le rocce si trovano decine di specie di orchidee selvatiche, alcune endemiche della Sicilia, e nei cieli non è raro avvistare rapaci come l’Aquila di Bonelli, che qui nidifica regolarmente.
Come arrivare e da dove entrare: nord o sud?
Riserva dello Zingaro
La Riserva dello Zingaro si raggiunge facilmente in auto lungo la costa occidentale siciliana, tra Palermo e Trapani, seguendo le indicazioni per Castellammare del Golfo, Scopello o San Vito Lo Capo.
In generale: da Palermo si percorre l’autostrada verso Mazara del Vallo uscendo a Castellammare del Golfo, poi si prosegue per Scopello o San Vito; da Trapani, si segue la stessa direttrice in direzione opposta, puntando sempre a Castellammare e poi alla costa verso est o verso nord.
Esiste anche la possibilità di arrivare con i mezzi pubblici, combinando autobus tra Palermo o Trapani e Castellammare del Golfo, e da lì un secondo bus verso gli ingressi della riserva.
Gli orari non sono sempre frequenti ed è prudente controllare prima di organizzare la giornata, perché in alcune fasce orarie non ci sono coincidenze comode.
Dal punto di vista dell’esperienza, la scelta dell’ingresso cambia un po’ la giornata:
Dal lato nord (San Vito Lo Capo), la prima spiaggia, Cala Tonnarella dell’Uzzo, si raggiunge in circa dieci minuti di cammino. Qui, oltre a una baia piuttosto ampia rispetto alle altre, sono presenti servizi come bagni e area picnic non troppo distanti dal mare. Questo accesso è pratico per chi viaggia con bambini, per chi vuole concentrarsi sul mare più che sul trekking oppure per chi desidera rientrare nel pomeriggio verso San Vito Lo Capo e proseguire la giornata tra il paese e il Golfo di Cofano. La strada panoramica che collega questi luoghi, con la vista ampia sul mare nella zona di Màkari, è una delle immagini più iconiche di tutta la Sicilia occidentale.
Dal lato sud (Scopello), il percorso fino alla prima cala è più lungo ma anche molto scenografico. La prima spiaggia accessibile è Cala Capreria, seguita da Cala Berretta e Cala della Disa, tutte raggiungibili dal sentiero costiero con tratti di discesa e risalita. Questo ingresso è perfetto per abbinare alla giornata in riserva una sosta al borgo di Scopello, con il suo piccolo centro in pietra affacciato sulla costa e la celebre tonnara poco distante. Nei dintorni, le baie di Guidaloca e Cala Mazzo di Sciacca estendono l’itinerario di mare ben oltre i confini ufficiali dello Zingaro.
In alternativa, la riserva si può esplorare anche via mare con escursioni in barca organizzate in partenza da San Vito Lo Capo o da Castellammare del Golfo.
Questa opzione è particolarmente interessante nei mesi centrali dell’estate, quando i sentieri possono essere molto frequentati e la calura rende più faticosi gli spostamenti a piedi. Dall’acqua si apprezzano le falesie, le grotte e calette come Cala del Varo, raggiungibile solo dal mare.
Per l’ingresso pedonale è previsto un biglietto di accesso, acquistabile direttamente alle biglietterie dei due ingressi o, in alcuni periodi, online tramite il sito ufficiale della riserva. I proventi vengono utilizzati per la manutenzione dei sentieri e la tutela dell’area protetta, motivo per cui il controllo agli ingressi è piuttosto accurato.
Orari di apertura e tariffe possono variare in base alla stagione: per dettagli aggiornati è sempre meglio verificare le informazioni ufficiali prima di partire.
Mare, sentieri, musei: cosa si vive lungo i 7 km della Riserva
Riserva dello Zingaro
Una volta varcato l’ingresso, si entra in un piccolo mondo chiuso tra il mare e la montagna. L’attività più immediata è l’escursione lungo il sentiero costiero, che collega i due ingressi per circa sette chilometri, con continui saliscendi e deviazioni verso le calette.
Non è una semplice passeggiata lungomare: il fondo è sterrato, pietroso, con tratti esposti al sole e altri all’ombra della roccia, e richiede un minimo di abitudine a camminare su terreni naturali.
Lungo il percorso si incontrano le calette più note della riserva, ognuna con un carattere diverso. Cala Capreria, entrando da sud, accoglie con ciottoli chiari, rocce lambite da acqua azzurra e una fascia di vegetazione che arriva quasi fin sulla riva. Più avanti, Cala Berretta offre una striscia di ghiaia riparata, spesso più tranquilla in alcuni periodi dell’anno.
Cala della Disa si distingue per i ciottoli bianchi e un fondale che degrada con gradualità, mentre Cala Marinella è quasi più una piattaforma rocciosa che una spiaggia tradizionale, con scogli da cui scendere direttamente in un’acqua limpidissima.
Verso nord, Cala dell’Uzzo si presenta come una baia raccolta di ghiaia chiara e acqua color smeraldo, un po’ più piccola della vicina Tonnarella.
ùCala Tonnarella dell’Uzzo, una delle più frequentate, unisce sabbia dorata e trasparenze impressionanti, soprattutto al mattino quando il sole colpisce il mare frontalmente. Più isolata è Cala del Varo, stretta tra pareti rocciose e accessibile unicamente dal mare: un buon motivo per valutare anche l’escursione in barca.
L’acqua limpida e calma fa della riserva un luogo perfetto per snorkeling: maschera e boccaglio sono quasi obbligatori nello zaino. Tra le rocce affioranti e i fondali di ciottoli è facile osservare piccoli branchi di pesci e giochi di luce che filtrano dall’alto, in un silenzio rotto solo dallo sciabordio delle onde.
Lo Zingaro, però, non è solo mare. L’entroterra della riserva è attraversato da altri due grandi itinerari: un sentiero di mezza costa, più alto e impegnativo, che esplora la vegetazione interna senza scendere alle calette, e un sentiero di alta montagna, dedicato a chi ha esperienza di trekking e desidera salire fino alle vette per una visuale completa sulla costa e sui rilievi circostanti.
Questi percorsi richiedono passo sicuro, allenamento e condizioni meteo favorevoli, e sono particolarmente indicati in primavera e autunno, quando le temperature sono più miti e la luce esalta le diverse sfumature del paesaggio.
Lungo i sentieri si incontrano piccoli musei tematici ospitati in antichi edifici rurali: uno dedicato alla manna, la linfa che si ricava da alcune specie di frassino, un altro all’intreccio tradizionale con le foglie di palma nana e altre erbe della macchia.
Qui si scopre quanto la vita in queste zone fosse intimamente legata alle risorse naturali: ceste, corde, coperture per le case, tutto nasceva dalle piante della riserva. Non mancano, nel corso dell’anno, attività organizzate dall’ente gestore, come laboratori sull’uso delle erbe spontanee o sulla lavorazione dei materiali vegetali, capaci di far percepire in modo concreto il rapporto fra l’uomo e questo ambiente.
Per chi ama dormire in natura, all’interno dello Zingaro esistono rifugi per il bivacco, utilizzabili solo previa autorizzazione della Direzione della riserva e in un periodo limitato dell’anno, indicato nei regolamenti ufficiali (tradizionalmente tra autunno e primavera). È un’esperienza che permette di vivere la riserva anche nelle ore più tranquille, quando i sentieri si svuotano e restano solo il rumore del vento e il fruscio della vegetazione.
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Consigli pratici, periodo migliore e piccole accortezze da insider
Tonnarella dell'Uzzo
Una giornata allo Zingaro, se ben organizzata, può diventare uno dei ricordi più intensi di un viaggio in Sicilia. Perché sia anche piacevole e sicura, servono però alcune attenzioni concrete.
L’abbigliamento è il primo punto: all’ingresso sono vietate le infradito e le calzature aperte, per motivi di sicurezza. Servono scarpe chiuse con una buona suola, meglio se da trekking leggero o comunque adatte a terreni sconnessi. I sentieri non perdonano distrazioni: spesso sono stretti, con pietre mobili e tratti in pendenza. Anche i pantaloni lunghi possono essere utili, soprattutto se si decide di affrontare i percorsi interni dove la vegetazione è più fitta.
Il secondo aspetto è la protezione dal sole. Gran parte del sentiero costiero è esposto, con pochi tratti davvero ombreggiati.
Cappello, crema solare ad alta protezione, occhiali da sole e un costume già indossato sotto i vestiti riducono al minimo il tempo passato a cambiarsi sulle spiagge, dove non ci sono cabine. L’acqua da bere va calcolata con generosità: le fonti e i punti di rifornimento sono limitati, quindi è fondamentale arrivare ben riforniti, soprattutto nei mesi più caldi.
Per l’attrezzatura conviene puntare su uno zaino leggero ma capiente, che possa contenere asciugamano, maschera da snorkeling, pranzo al sacco e uno strato di ricambio. Tenere le mani libere è essenziale per affrontare senza problemi le discese verso le calette. Chi desidera esplorare per intero il sentiero costiero tra i due ingressi, con soste per il bagno in diverse spiagge, deve mettere in conto diverse ore di cammino, spesso sotto il sole, con ritorno sullo stesso percorso o, quando disponibile, con servizio navetta tra gli ingressi (da verificare di volta in volta in base alla stagione).
Quanto alla stagionalità, il periodo tra primavera e inizio autunno è quello in cui la riserva esprime il meglio: in primavera la vegetazione è rigogliosa, le fioriture colorano la macchia e le temperature sono ideali per il trekking; in estate il mare è più invitante che mai, ma il caldo richiede partenze molto mattutine e una buona resistenza; in autunno, le giornate ancora miti permettono camminate lunghe con meno affollamento. In ogni caso, è importante verificare sempre eventuali comunicazioni ufficiali su chiusure straordinarie, ordinanze della Capitaneria di Porto di Trapani e aggiornamenti sullo stato dei sentieri, soprattutto dopo eventi meteo intensi.
Dal punto di vista del budget, la visita allo Zingaro è relativamente contenuta: il costo principale, oltre all’eventuale parcheggio e al biglietto d’ingresso, è legato a come ci si organizza per alloggio e pasti nei dintorni. La zona offre dai residence e case vacanza alle strutture più semplici, con prezzi molto variabili in base alla stagione, mentre gli alimenti per il pranzo al sacco conviene acquistarli nei paesi vicini prima di entrare in riserva, vista l’assenza di punti vendita interni.
Fuori dalla riserva, l’esperienza continua a tavola con la cucina trapanese e sanvitese: dal cous cous di pesce ai piatti di tonno legati alla tradizione delle tonnare, dalla pasta con il pesto alla trapanese – mandorle, aglio, pomodoro fresco e basilico – alle granite di mandorla, tutto parla di un territorio che vive da sempre di mare e colline.
Ultimo consiglio, forse il più importante: lo Zingaro è uno di quei posti che costringono a staccare. La copertura telefonica può essere discontinua, il caldo chiede lentezza, il paesaggio impone pause. Accettare il ritmo imposto dai sentieri – camminare, bagnarsi, riposare, osservare – è il modo migliore per uscire dalla riserva con la sensazione di aver vissuto, e non solo visitato, uno dei tratti di costa più integri della Sicilia.
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Al via la gara per la progettazione dell’allungamento della banchina: 83 milioni di euro d’investimento, opera pronta a fine 2029 L'articolo L’Adsp Trieste avvia l’espansione del nuovo terminal multipurpose ungherese proviene da Shipping Italy .
Mentre il banchinamento del lato nord è ancora ‘in progress’, l’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico orientale ha avviato il percorso per la realizzazione del lato sud del nuovo terminal delle Noghere, allo sbocco del canale industriale del porto di Trieste.
Si tratta dei lavori a mare dell’area ex Aquila che la società governativa ungherese Adria Port intende trasformare in un terminal multipurpose. L’appalto per la prima fase dei lavori a mare, in capo allo stato italiano, fu aggiudicato all’inizio del 2024 e prevedeva il nuovo banchinamento di 245 metri e 8.000 mq di superficie, n. 2 mooring dolphin e il dragaggio del canale di accesso fino a quota –11,7 metri nell’area antistante la banchina di accosto.
Nei giorni scorsi l’Adsp ha bandito una gara per “il servizio attinente all’architettura e all’ingegneria di progettazione di fattibilità tecnica ed economica con opzione per il successivo affidamento delle attività di direzione lavori e coordinamento per la sicurezza” relativamente alla fase 2 dell’opera, per 6,1 milioni di euro.
Dalla documentazione si evince come l’appaltatore dovrà dettagliare il progetto di massima dell’Adsp, con l’allungamento della banchina di 356 metri, e l’ampliamento del piazzale retrostante di altri 16mila mq, costituito da un impalcato in calcestruzzo armato fondato su pali in calcestruzzo armato.
“La realizzazione delle opere pubbliche” in questione – si legge nella documentazione dell’Adsp – “si inserisce in un contesto di integrazione funzionale con iniziative già avviate da operatori privati nelle aree limitrofe e che tale sinergia, in considerazione della natura strategica dell’investimento, è suscettibile di incrementare significativamente il potenziale di interscambio logistico con le principali direttrici dell’Europa centro-orientale”.
Il quadro economico dell’opera ammonta a 83 milioni di euro e il cronoprogramma fissa il collaudo nell’ultimo trimestre 2029, pur ammettendo possibili “aggiustamenti in sede di progettazione delle opere”.
A.M.
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📰 ShippingItalyMedia📅 2026-05-25📍 La SpeziaitRumore · acque · biodiversità
Dopo la gara deserta, due offerte per la negoziazione dell’appalto che fornirà materiale di riempimento alla nuova diga di Genova L'articolo Riparte il dragaggio del terzo bacino al porto di Spezia proviene da Shipping Italy .
Il dragaggio del terzo bacino del porto di La Spezia, decisivo per l’approfondimento dei fondali a servizio del La Spezia Container Terminal e del Terminal Del Golfo, s’avvicina.
Dopo l’insuccesso della gara da 68,5 milioni di euro per l’escavo di oltre 850mila metri cubi di fanghi, in larga parte (circa 470mila mc) destinati a materiale di riempimento dei cassoni della nuova diga foranea del porto di Genova in costruzione, l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale è ricorsa a una procedura negoziata, a cui, ha reso ora noto l’ente, hanno risposto due cordate, entrambe ammesse (la seconda previo ricorso al soccorso istruttorio).
La prima è formata da Fincosit (che alla costruzione della diga di Genova sta partecipando fattivamente come membro del consorzio appaltatore Pergenova Breakwater) e Set – Società Edilizia Tirrena, la seconda da Sidra (altra componente il consorzio Pergenova), Dott. Carlo Agnese e Agnese Costruzioni.
I legami fra l’appalto di dragaggio e la diga genovese non finiscono qui, perché a giudicarne le offerte sarà una commissione composta, oltre che dal dirigente dell’Adsp Mirko Leonardi, da due componenti della struttura tecnica che coadiuva proprio il commissario straordinario dell’opera genovese Marco Bucci (anche presidente della Regione Liguria): Roberto Tedeschi e Roberto Carpaneto.
Intanto l’Adsp spezzina, che in autunno aveva appaltato per circa 16 milioni di euro un intervento di dragaggio nell’area di natura straordinaria e entità limitata, ha affidato in via diretta per 135mila euro al consorzio formato da Cioomm – Consorzio Ingegneria Opere Marittime, Technital (società legate a Fincosit), Modimar Project e Modimar la “progettazione di fattibilità tecnico economica dei lavori di dragaggio dei fondali antistati al primo bacino portuale della Spezia, comprensivo della gestione dei sedimenti di risulta”.
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Arrivato a regime il ritmo di produzione e posa. La Regione Liguria intanto si copre per eventuali imprevisti su Fase B L'articolo Diga di Genova al 21° cassone, rallentano i dragaggi proviene da Shipping Italy .
Una nota di Pergenova Breakwater, consorzio appaltatore della Fase A della nuova diga foranea del porto di Genova, ha reso nota la posa del ventunesimo cassone.
“Questo cassone appartiene alla tipologia di grandi dimensioni – 67 metri di lunghezza, 30 metri di larghezza e quasi 34 metri di altezza, più alto di un palazzo di dieci piani – e rientra tra gli elementi prefabbricati che costituiscono la struttura portante della nuova barriera, la cui installazione richiede operazioni ad alta complessità tecnica in ambiente marino” ha fatto sapere il consorzio guidato da Webuild.
Il ritmo di produzione e posa ha raggiunto i livelli previsti dal cronoprogramma (20 giorni) per questi cassoni, anche se in questo caso si è dovuto slittare di qualche giorno a causa di un’avaria verificatasi al rimorchiatore Gianemilio C che trainava il manufatto da Vado Ligure (tanto che il mezzo è stato rimpiazzato dal Paul).
“La realizzazione dei mega cassoni avviene nel cantiere dedicato di Vado Ligure, dove è impiegata la Tronds Barge 33, una chiatta semisommergibile lunga 110 metri e larga 45 metri. Si tratta di una piattaforma altamente specializzata che può immergersi fino a 20 metri sotto il livello del mare, permettendo di lavorare in condizioni più stabili e facilitando le operazioni di costruzione e messa in acqua dei cassoni, anche in un contesto complesso come quello marino” ha fatto sapere Pergenova, che intanto ha esteso il subappalto per la produzione dei cassoni (che avverrà comunque a Vado) all’accoppiata di società di Madeira Daniel Silva Santos e Madeiracjn (ai primi 3 milioni di euro s’è aggiunto ora un contratto da 5,1 milioni per 10 cassoni).
“In parallelo alla posa dei cassoni di base, proseguono le lavorazioni della sovrastruttura in mare, a conferma del coordinamento tra le diverse componenti dell’opera. Un elemento particolarmente innovativo del progetto riguarda la produzione del calcestruzzo per le coperture dei cassoni, che avviene direttamente in mare grazie a un doppio impianto installato su una chiatta galleggiante, operativa a circa 800 metri dalla costa. In pratica, una vera e propria fabbrica offshore: di giorno produce calcestruzzo direttamente sul posto, mentre nelle ore serali rientra in porto per il rifornimento delle materie prime” ha proseguito la nota.
A rilento invece i lavori di dragaggio, i cui materiali sono come noto destinati al riempimento dei cassoni. Nei giorni scorsi la Capitaneria di porto ha prorogato l’autorizzazione a quelli nell’avamporto, che, iniziati a marzo dell’anno scorso, da ultimo cronoprogramma avrebbe dovuto concludersi a luglio 2025. Ovviamente ancora in corso anche quelli, più corposi (oltre 470mila mc), previsti nel bacino di Sampierdarena, che invece che partire nell’estate scorsa hanno visto il via solo a gennaio di quest’anno (avrebbero dovuto terminare in questi giorni). In proposito il subcommissario all’opera Carlo De Simone ha spiegato che “i dragaggi stanno proseguendo con mezzi piccoli quindi ci mettono un po’ di più del previsto”.
Intanto, per quel che riguarda la Fase B, partita nelle scorse settimane, la Regione Liguria, stazione appaltante, ha emendato la propria legge del 2024 con cui stanziava 57 milioni di euro a copertura del quadro economico dell’opera, fatti salvi eventuali ribassi in sede di gara. Che ci sono stati, per circa 8,5 milioni di euro, che hanno ridotto di pari importo l’ammontare necessario per i lavori (da 439 a 431,5 milioni di euro) e il quadro economico (da 469,5 a 461 milioni di euro).
Ora però, malgrado non risultino al momento problemi di copertura, la Regione ha deciso che quel gap tornerà fra le “somme a disposizione” dell’appalto, a coprire, ha spiegato De Simone, “eventuali previsioni come imprevisti o caro materiali”.
A.M.
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📰 ShippingItalyMedia📅 2026-05-21📍 La SpeziaitRumore · acque · biodiversità
L'ordinanza della Capitaneria per disciplinare lo scalo al largo garantirà gli approdi delle unità di classe Icon e Oasis malgrado il prolungarsi dei lavori su fondali e molo crociere L'articolo Le meganavi di Royal Caribbean stazioneranno in rada a La Spezia nel 2026 proviene da Shipping Italy .
L’ordinanza della Capitaneria per disciplinare lo scalo al largo garantirà gli approdi delle unità di classe Icon e Oasis malgrado il prolungarsi dei lavori su fondali e molo crociere
Niente ormeggio in banchina a La Spezia nella stagione 2026 per le maxi-navi di Royal Caribbean.
Il protrarsi oltre il termine previsto dei lavori del nuovo molo crociere e del dragaggio del primo bacino, entrambi ancora in corso, non impedirà alle navi Legend of the Seas e Harmony of the Seas, giganti di classi rispettivamente Icon e Oasis della compagnia statunitense, di effettuare i 25 scali previsti fra maggio (il primo la settimana prossima) e ottobre nel Golfo dei poeti. Solo che essi non avverranno in banchina.
Lo si evince da un’ordinanza con cui la Capitaneria di porto ha disciplinato nei giorni scorsi le modalità di sosta in rada interna delle due navi, che del resto, considerate le dimensioni non compatibili con tutti i porti che frequentano – Harmony supera i 362 metri e stazza 227mila tonnellate per 6.700 passeggeri, mentre Legend è lunga 365 metri per 250.800 tonnellate di stazza lorda e 5.600 passeggeri –, sono dotate di sistemi di posizionamento dinamico che in condizioni normali dovrebbero consentire di non dare fondo all’ancora e di restare tuttavia nelle aree loro assegnate.
L’ordinanza del comandante Alessio Morelli è tuttavia dettagliatissima, prevedendo fra l’altro anche l’assegnazione di un’area in rada esterna e definendo i diversi scenari operativi – anche in termini di ausilio dei servizi nautici, pilotaggio in primis – a seconda soprattutto delle variabili meteorologiche e della presenza di impianti di miticoltura.
Un lavoro che “ci rende più che soddisfatti” ha detto Giorgia Bucchioni, titolare dall’agenzia marittima Lardon che rappresenta gli interessi di Royal Caribbean a La Spezia: “È stato un lavoro portato avanti per mesi da noi, compagnia, Autorità di sistema portuale e Capitaneria, per trovare una soluzione che consentisse di non rinunciare gli scali ma fosse compatibile con gli interventi infrastrutturali in corso. Siamo contenti della soluzione trovata, che si confà alle esigenze di Royal e soddisfatti che in futuro questi lavori consentiranno di ormeggiare in banchina anche queste navi, che sono le più grosse al mondo”.
“Siamo perfettamente in linea con i programmi (di dragaggio del primo bacino, ndr) – ha fatto sapere l’Autorità di sistema portuale – perché abbiamo appena concluso la bonifica a -11 metri. Siamo in linea anche per la costruzione del molo crociere con il cronoprogramma e con le fasi autorizzative per partire con ulteriore dragaggio a -12,5, in modo da rispettare gli accordi con Scct e Royal Caribbean per la stagione 2027. La soluzione dello sbarco in rada fa parte di un accordo separato rispetto al progetto appena descritto, definito in accordo con Scct, con lo scopo di anticipare già dalla stagione 2026 l’arrivo delle navi di classe Icon nel porto della Spezia”.
A.M.
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📰 ShippingItalyMedia📅 2026-05-21📍 La SpeziaitRumore · acque · biodiversità
A De Portibus in vetrina gli atout dello scalo: collocazione extraurbana, spazi a terra, aree private e imprese dialoganti L'articolo Il “caso Ravenna”: flessibilità e collaborazione fra operatori per navigare fra le crisi e superarle proviene da Shipping Italy .
Ravenna – Operatori privati e istituzioni a confronto, o meglio sullo stesso lato della barricata, per superare crisi geopolitiche e fluttuazioni di mercato.
All’evento De Portibus, in corso all’Almagià, il porto di Ravenna si è “raccontato” agli operatori nazionali, dimostrando come il dialogo franco e la collaborazione fra imprese possano portare risultati a tutti in termini di business, magari mitigando effetti congiunturali o veri e propri drammi come le guerre. Una “collaborazione competitiva”, secondo la felice definizione di Carlo Merli, amministratore delegato di Setramar, azienda di riferimento a livello nazionale per il settore dry bulk, che ha dialogato con Riccardo Sabadini, presidente di Sapir, e Patrizia Scarchilli, dirigente della direzione generale Mare del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
“Ravenna oggi è un porto in trasformazione, all’interno di un processo ancora non completato: vanno finite le banchine e le opere di dragaggio e soprattutto poi bisognerà garantire la manutenzione del porto” ha aperto Sabadini, ricordando come i tempi degli armatori siano lunghi e le aziende abbiano bisogno di certezze per allocare gli investimenti.
“Le rotte le disegna la merce.. è lei che decide dove andare” gli ha fatto eco Merli. “L’Adriatico è il punto di arrivo di più della metà delle rinfuse che arrivano in Italia. Oggi per via della situazione internazionale l’incertezza è aumentata, l’Eta delle navi non è più affidabile come prima. Va detto però che per ora l’impatto negativo delle guerre in atto non è stato particolarmente forte: il sentimento di fiducia delle aziende è sicuramente sotto stress per le incertezze sulla logistica ma il mercato nel complesso ha tenuto. A Ravenna questo è avvenuto anche grazie alla diversificazione delle merci che transitano, il nostro non è un porto monotematico e le fluttuazioni sono state gestite” ha spiegato il manager di Setramar.
Secondo Scarchilli l’attenzione del governo per il settore della portualità è testimoniato dai numerosi finanziamenti erogati alle Adsp, in particolare per sviluppare l’interconnessione con il sistema stradale e ferroviario. “I nostri porti nascono all’interno delle città, la loro difficoltà fondamentale quindi è l’assenza di aree vicine per crescere. Gli esempi di Vado Ligure con la nuova piattaforma e del rigassificatore di Piombino testimoniano questa fame di nuove aree, più un porto ha la possibilità di utilizzare spazi retroportuali adeguati, più può aumentare i traffici. La Spezia e Trieste sono due buoni esempi di sviluppo favorito dai forti collegamenti ferroviari” ha dichiarato la dirigente del Mit.
A confermare questa tesi di nuovo Sabadini: “Una delle grandi fortune di Ravenna è che il porto è fuori dalle città, e una delle peculiarità è la proprietà privata di molte aree. Sapir oggi è un operatore terminalistico ma sta ancora pensando al futuro e alle possibili evoluzioni sul fronte della digitalizzazione e dell’allungamento della catena del valore. Oggi ad esempio effettuiamo diverse prelavorazioni di alcuni materiali per rifornire al meglio le imprese della manifattura: in pratica siamo un ‘magazzino remoto’ delle imprese della ceramica. In più abbiamo aggiunto il traffico di autovetture in collaborazione con Altmann, tutti servizi che dimostrano la nostra capacità di diversificare e fornire valore ai clienti, vecchi e nuovi”.
La forza di Ravenna non sta però solo negli ampi spazi a disposizione: “La nostra azienda ha un capitale sociale misto, con una forte componente finanziaria, ma ha deciso di investire qui non solo per la diffusa citata proprietà privata delle aree: a Ravenna c’è anche un capitale umano notevole, dal gruista all’amministratore delegato, abbinato a una notevole capacità degli stakeholder di parlarsi e capirsi, anche magari dopo aver litigato. Sono fattori che stanno facendo la differenza, questa è una situazione da preservare”.
Parlando di conflitti internazionali, Sabadini ha ricordato come su Ravenna quello ucraino abbia conseguenze negative maggiori rispetto a quello in corso nel Golfo Persico. “Quando cominciò la guerra in Ucraina il primo impatto fu quello sulle persone: i nostri referenti erano letteralmente sotto le bombe. Alcune materie prime utilizzate nel distretto ceramico, come argilla e feldspati, venivano dal Donbass: con il calo degli arrivi di queste materie prime, le nostre imprese sono state brave a riuscire a trovare fonti alternative, in India, Turchia e Brasile. Noi, e le autorità, siamo stati bravi a portare a Ravenna anche questi traffici, grazie all’efficienza della nostra catena logistica e del collegamento fra il porto e le imprese del distretto modenese: in pratica sono state create ‘ricette’ alternative, per dare stessi gli risultati alle aziende di produzione” ha ricordato Sabadini.
Riguardo l’Ucraina, Merli ha citato un altro esempio: “L’esperienza ucraina ci ha insegnato la centralità del processo logistico: anche dopo la distruzione dell’acciaieria di Mariupol, che produceva 7 milioni di tonnellate, le nostre industrie non si sono fermate: significa che avevano i fondamentali per riadattare la propria proposta. Ragionando in questi termini, di grande flessibilità, nessun porto è meglio posizionato di Ravenna per gestire i traffici di terre rare, possiamo davvero diventare un hub”.
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Porti, Pichetto: "Logistica asset strategico, Pnrr ha dato spinta decisiva ai porti verdi" Adnkronos
"La logistica portuale nazionale crea e dà lavoro svolgendo un ruolo rilevantissimo e insostituibile negli scali italiani, che sono il perno della nostra economia blu e della nostra economia". Lo afferma il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin in un videomessaggio inviato all'assemblea annuale di Assiterminal, che celebra i 25 anni di attività. Nel suo intervento il ministro sottolinea come "tra i primi impegni del Governo ci sia la riaffermazione della centralità del mare, patrimonio da custodire per la biodiversità ma anche da valorizzare come risorsa per la crescita". Pichetto evidenzia inoltre il ruolo strategico dei porti italiani e del Mediterraneo in una fase segnata da forti tensioni geopolitiche: "Sul Mediterraneo si riversano le più profonde crisi geopolitiche di questo periodo storico, che negli ultimi mesi hanno inciso sulla tenuta dei sistemi economici e sociali". Il ministro richiama poi le sfide che il comparto si trova ad affrontare: "I porti affrontano trasformazioni profonde: transizione, digitalizzazione, sicurezza delle catene logistiche, intermodalità e capacità di adattamento delle infrastrutture al clima che cambia". Ampio spazio anche agli investimenti del Pnrr sui cosiddetti porti verdi. "Voglio ricordare il lavoro nato con il Pnrr che ha sviluppato interventi importanti sulle rinnovabili, sull'efficienza, sulla nuova illuminazione e sull'elettrificazione delle infrastrutture portuali. I progetti attivati sono 111, tra autorità di sistema portuale e terminalisti", spiega Pichetto, aggiungendo che "i contributi del Pnrr hanno consentito lo sviluppo di progetti con un valore medio del 120% rispetto ai finanziamenti, con un chiaro effetto positivo sullo sviluppo del sistema portuale". Nel videomessaggio il titolare del Mase affronta anche il tema della decarbonizzazione del trasporto navale e dell'impatto del sistema Ets europeo: "L'obiettivo è ridurre le emissioni anche attraverso carburanti innovativi. Serve una capacità sempre più avanzata di utilizzare dati, nuove tecnologie e strumenti previsionali". Da qui il riferimento al Sims, il Sistema integrato di monitoraggio e previsione finanziato dal Pnrr: "Non è solo un contenitore di dati, ma un sistema che sa connettere e valorizzare informazioni usando tecnologie come il gemello digitale e modelli avanzati di intelligenza artificiale". Secondo il ministro, questi strumenti consentiranno "una migliore prevenzione dei rischi, una tutela più efficace degli ecosistemi terrestri, marini e costieri e una maggiore resilienza delle infrastrutture". Pichetto conclude con un ringraziamento "a tutti i lavoratori impegnati ogni giorno in un settore delicato come quello della logistica portuale, garantendo servizi efficienti al servizio del Paese".
📰 Il Messaggero📅 2026-05-15itRumore · acque · biodiversità
La nave russa alla deriva, Italia pronta ad intervenire. I timori per petrolio e gas Il Messaggero
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Una nave alla deriva - col suo carico di gas liquefatto, gasolio e olio pesante - l’ennesimo cruccio in giorni in cui si fa fatica anche solo a restare a galla. La petroliera battente bandiera russa Arctic Metagaz dal 4 marzo scorso vaga senza equipaggio tra Lampedusa e Malta, in balia del vento e delle correnti dopo essere stata colpita da un drone che l’ha ridotta a una carcassa pronta a esplodere e a sversare “veleno” in mare.
Una bomba a orologeria che toglie il sonno ai governi di Roma e La Valletta, alle prese con il timore, più che fondato, di un disastro ambientale che potrebbe consumarsi nelle acque del Mediterraneo. La petroliera - un gigante d’acciaio di 277 metri per 44 con una portata di 77mila tonnellate - è ridotta malissimo dopo l’incendio divampato a bordo che ha costretto alla fuga i 30 marinai russi dell’equipaggio.
A sferrare l’attacco - con un drone che ne ha squarciato il fianco sinistro e arso la poppa - unità ucraine, anche se non si esclude la pista dell’operazione scattata dalle coste libiche.
Colpita ma non affondata, l’Arctic Metagaz rientra nella black list della flotta fantasma russa, nonostante da Mosca neghino con fermezza: a bordo tutto regolare, «atto di terrorismo» da addebitare all’Ucraina. Ma stando alle informazioni in mano all’Intelligence, la nave muove pericolosamente inclinata su un fianco, imbarcando acqua da giorni - sarebbe in realtà tra le imbarcazioni russe "fuori legge" più attive, con scali tracciati al porto cinese di Tieshan, in India e nei grandi interporti degli idrocarburi russi rivolti al Polo Nord.
Averla messa fuori gioco è un colpo grosso per Kiev, che non ci mette ufficialmente il cappello ma che se ne prende il merito ufficiosamente, attraverso i media più vicini al governo.
Per Roma un bel guaio
Per Roma si tratta comunque di una grana enorme, tanto che ieri, al termine del Consiglio supremo di difesa al Quirinale, Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i ministri Tajani, Crosetto, Musumeci e Pichetto Fratin, il sottosegretario Mantovano e il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano per fare il punto. Tra le “buone notizie” - ammesso si possano definire tali - il vento favorevole, che ha spinto la nave in acque maltesi allontanandola dal quadrante al largo di Linosa e Lampedusa e continuerà a farlo da qui a lunedì. Sul tavolo della riunione circolano infatti le previsioni meteo delle prossime 72 ore. In quel tratto di mare spirerà vento di scirocco, direzione sud-est, e correnti favorevoli a scarrocciare l’Arctic Metagaz verso le coste maltesi. Tuttavia l’Italia non si tira indietro. Offre a La Valletta tutto il supporto tecnico e logistico di cui è capace. Con la Protezione Civile impegnata in prima linea, forte dell’esperienza maturata con la rimozione della Costa Concordia, ma soprattutto, in questo caso, con la gestione del naufragio della petroliera Haven nel lontano ‘91 e la drammatica perdita di migliaia di tonnellate di petrolio in mare.
Ma a Palazzo Chigi nelle stesse ore si fanno i conti anche con un altro caso: per il Financial Times Francia e Italia starebbero tentando un accordo con l'Iran per bypassare la chiusura dello Stretto di Hormuz, aprendo una corsia preferenziale alle loro navi. Da Roma arriva secca la smentita, sia con una nota ufficiale dello staff della premier che per bocca del ministro Tajani. A Palazzo Chigi si mastica amaro: «Voci dal sen fuggite che generano inutile caos in uno snodo difficilissimo», lo sfogo che filtra dai piani alti.
Ma torniamo all’Arctic Metagaz. Se a distanza di 10 giorni nessuno è intervenuto sullo scafo che vaga in balia del mare - viene spiegato da chi si occupa del dossier - è perché il rischio esplosione è altissimo. L’Italia continua a prestare attività di monitoraggio della nave battente bandiera russa h24 e ha inviato un’imbarcazione della flotta anti-inquinamento in prossimità delle acque maltesi pronta a intervenire in caso di sversamento in mare e richiesta d’aiuto. Ma la convinzione, che rimbalza tra Roma e La Valletta, è che presto il caso «salirà di livello» e sarà l’Europa ad occuparsene. Perché «non si può pensare che siano venti e correnti a lasciare Malta o l’Italia col cerino in mano. La nave fa parte della flotta fantasma russa e naviga in acque europee: è un problema che riguarda tutti, nessuno escluso».
Coinvolte le Adsp di Livorno e La Spezia. Aree di sperimentazione nel porto ligure, a Portoferraio, Cagliari e in Francia L'articolo Bando Blue Hub: voucher alle imprese per testare nuove tecnologie nei porti proviene da Shipping Italy .
Coinvolte le Adsp di Livorno e La Spezia. Aree di sperimentazione nel porto ligure, a Portoferraio, Cagliari e in Francia
“Startup, micro, piccole e medie imprese che sviluppano tecnologie per la blue economy possono accedere a una nuova opportunità di sperimentazione in contesti reali”.
Lo ha annunciato l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure orientale, parte del partenariato che vede capofila l’Adsp di Livorno e Piombino e il Centro di Competenza Artes 4.0, l’Università degli Studi di Cagliari, l’Établissement public du commerce et de l’industrie de la Collectivité de Corse, il Pôle Mer Méditerranée e la Société des ports Toulon – La Seyne come partner: “Con la pubblicazione del bando Blue Hub, le imprese delle aree di cooperazione del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo possono candidare soluzioni innovative da testare in infrastrutture operative con l’obiettivo di validarle sul campo, aumentarne il livello di maturità tecnologica e accelerarne l’avvicinamento al mercato”.
Secondo la nota dell’Adsp “Blue Hub è un progetto europeo nato per creare un hub transfrontaliero dell’innovazione dedicato al trasferimento tecnologico e alla costruzione di una comunità di pratica a supporto della blue economy nei territori di Toscana, Liguria, Sardegna, Corsica e Provence-Alpes-Côte d’Azur. Attivo fino al 31 gennaio 2028, il progetto ha un budget complessivo di 1.834.648,55 euro e riunisce partner qualificati del sistema portuale, della ricerca, dell’impresa e del trasferimento tecnologico tra Italia e Francia”.
L’obiettivo di Blue Hub, si legge ancora, “è rafforzare la competitività dell’area di cooperazione e ridurre i divari di performance tra i territori coinvolti, favorendo il trasferimento di soluzioni tecnologiche a supporto della sostenibilità ambientale dei porti e dell’evoluzione innovativa della blue economy. Il progetto interviene su 6 ambiti strategici: energia verde, emissioni zero, biodiversità e salute del Mediterraneo, connettività e remotizzazione, monitoraggio ambientale e sicurezza, tecnologie ancillari e abilitanti”.
Le aree di sperimentazione comprendono il sito di Portoferraio, dotato di antenna 5G e di una piattaforma galleggiante multipurpose; il sito di La Spezia, con un’infrastruttura per droni dedicata alla security e al monitoraggio ambientale marittimo; il sito di Cagliari, destinato al monitoraggio umano, ambientale e acustico; il sito di Bastia dotato di antenna 5G; il Port de Brégaillon, nel Var, dove è disponibile un pontile intelligente per la validazione tecnologica.
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Ambiente: La Cinquecento 2026 trasforma velisti e appassionati del mare in sentinelle dell’Adriatico PugliaLive
Non solo vela d’altura e competizione sportiva: la storica regata offshore “La Cinquecento” di Caorle, in provincia di Venezia, quest’anno si trasformerà anche in una grande iniziativa diffusa di monitoraggio ambientale e sensibilizzazione contro l’inquinamento marino.
La manifestazione, organizzata dal Circolo Nautico Porto Santa Margherita (CNSM) dal 31 maggio al 6 giugno, vedrà infatti nascere “Sea La Cinquecento”, un progetto che punta a coinvolgere velisti, appassionati del mare, volontari e ricercatori in un’azione concreta per la tutela dell’Adriatico. Giunta alla sua 52ª edizione, La Cinquecento è considerata la “regina delle regate offshore del Mediterraneo”.
La competizione partirà da Caorle per affrontare le cinquecento miglia del percorso verso le Isole Tremiti e ritorno, passando per Sansego, lungo uno dei tracciati più affascinanti e imprevedibili dell’Adriatico. Nata nel 1975 come prima regata offshore del Mediterraneo riservata a due soli skipper, La Cinquecento ha anticipato di decenni il modello delle competizioni “in doppio”, oggi diffuse in tutta Europa. Dal 1995 la regata è aperta anche agli equipaggi completi nella categoria XTutti ed è oggi inserita nel calendario World Sailing e valida per il Campionato Italiano Offshore.
Nel corso degli anni ha richiamato a Caorle navigatori oceanici, campioni e grandi nomi della vela internazionale come Ambrogio Fogar, Cino Ricci, Vittorio Malingri, Mauro Pelaschier, Simone Bianchetti, Giancarlo Pedote e Ivica Kostelic. La grande novità del 2026 sarà però il forte impegno ambientale sviluppato insieme a partner scientifici come ISPRA e CNR-ISMAR e associazioni come Plastic Free Onlus, l’organizzazione impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica e che collabora con il Circolo Nautico Porto Santa Margherita dal 2023 nelle attività di sensibilizzazione ambientale legate agli eventi velici.
Tra le iniziative principali ci sarà il Clean Up “Litter Watch” in programma sabato 30 maggio alle ore 10.00 sulla spiaggia della Brussa, organizzato con il coinvolgimento della Capitaneria di Porto, del Comune di Caorle e dei volontari coordinati da Plastic Free Onlus con Irene Zambusi, referente dell’associazione per il Comune di Caorle e vicereferente provinciale di Venezia. Grazie alla collaborazione con il progetto europeo TETHYS4ADRION, i partecipanti contribuiranno alla pulizia e al monitoraggio scientifico di un tratto di 100 metri di spiaggia attraverso il protocollo utilizzato da tutti i paesi europei nell’ambito della Strategia Marina. Tutti i rifiuti raccolti verranno classificati e i dati condivisi con l’Agenzia Europea dell’Ambiente nell’ambito dell’iniziativa Marine Litter Watch. L’obiettivo non sarà soltanto rimuovere plastica e materiali dispersi, ma comprendere quali tipologie di rifiuti arrivano sulle coste adriatiche e come i comportamenti quotidiani incidano sull’inquinamento del mare.
Per la prima volta, inoltre, alcuni equipaggi impegnati nella regata effettueranno una raccolta sperimentale di microplastiche in mare aperto coordinata dal CNR-ISMAR. Utilizzando speciali retini, i velisti preleveranno campioni lungo il percorso offshore che saranno successivamente analizzati dai ricercatori per studiare la presenza di microplastiche nell’Adriatico. L’intera flotta potrà inoltre contribuire alla segnalazione dei rifiuti galleggianti lungo il percorso utilizzando l’App europea “Floating Litter Monitoring”, supportando così l’individuazione e la mappatura di materiali potenzialmente pericolosi per l’ecosistema marino.
L’edizione 2026 de La Cinquecento partirà domenica 31 maggio alle ore 13.00 dal tratto di mare antistante la passeggiata a mare di Caorle, con circa trenta imbarcazioni attese tra categorie X2 e XTutti, equipaggi stranieri, Mini e multiscafi. Chiunque voglia partecipare al Clean Up “Litter Watch” del 30 maggio può seguire gli aggiornamenti sui canali ufficiali del Circolo Nautico Porto Santa Margherita e iscriversi gratuitamente nella pagina Eventi di Plastic Free Onlus.
Author summary Our research aims to establish a baseline for assessing the sustainability of seaweed aquaculture at Nosy Boraha (Sainte-Marie Island), Madagascar. An interdisciplinary team of anthropologists, reef ecologists, chemists, and environmental law s…
Mese di aprile positivo per i traffici dello scalo saliti di quasi 700 mila tonnellate (+32%) rispetto allo stesso merse del 2025 L'articolo Carico record approdato al terminal Bunge del porto di Ravenna proviene da Shipping Italy .
Nel porto di Ravenna, anche grazie alla recente Ordinanza sugli accosti della Capitaneria di Porto che tiene conto dei fondali più profondi grazie ai lavori di dragaggio effettuati, nei giorni scorsi è approdata al terminal Bunge la nave bulk carrier Star Sophia, che con una lunghezza di 229 metri (per oltre 32 di larghezza), stabilisce il record storico di carico per lo scalo romagnolo. Lo ha fatto sapere l’Autorità di sistema portuale spiegando che “è il carico più grande che sia mai stato sbarcato nel porto, di circa 53.500 tonnellate di merce”. Il primato, evidentemente, riguarda il segmento merceologico delle rinfuse solide.
La stessa port authority ha inoltre fatto sapere che nel mese di aprile 2026, sulla base dei primi dati rilevati dal Port community system, la movimentazione complessiva dello scalo è stimata in circa 2,8 milioni di tonnellate, con un incremento di quasi 700 mila tonnellate (+32%) rispetto allo stesso merse del 2025.
L’andamento risulta positivo per la maggior parte delle principali merceologie. In particolare viene evidenziata una crescita significativa degli agroalimentari, sia liquidi (+61,5%) sia solidi (+42,7%), dei concimi (+33,5%), dei prodotti metallurgici (+45,7%), dei materiali da costruzione (+13,2%) e dei prodotti petroliferi (+40,8%). In controtendenza risultano invece i prodotti chimici, in calo sia nella componente liquida (-6,1%) sia in quella solida (-5,1%). Segnali positivi arrivano anche dal traffico dei trailer che registra un aumento del 4,6%, mentre la merce trasportata su trailer cresce del 4,9%. Positivo anche il comparto container, con un incremento del 14,7% nel numero di Teu e del 13,7% nella merce movimentata.
Nel periodo gennaio – aprile 2026, la movimentazione complessiva supera i 9,4 milioni di tonnellate, segnando un aumento dell’8,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. A livello merceologico, si stimano in crescita gli agroalimentari solidi (+4,7%), i concimi (+18,1%), i prodotti petroliferi (+30,0%) e i materiali da costruzione (+4,1%). Risultano invece in calo gli agroalimentari liquidi (-6,0%), i prodotti chimici liquidi (-30,0%) e i metallurgici (-3,2%). Anche nel quadrimestre risulta positivo il numero dei trailer, in aumento del 4,6%, e la merce su trailer del 7,1%. In crescita anche il traffico containerizzato, con un +3,9% nei Teu e un +4,4% per tonnellate di merce.
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L'Adsp marchigiana interverrà anche a Pesaro con un appalto da 320mila euro L'articolo Al via il dragaggio della banchina 22 ad Ancona proviene da Shipping Italy .
Partiranno a breve due interventi di adeguamento dei fondali in due scali amministrati dall’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale
Secondo quanto riferito dall’ente, infatti, sono in corso di affidamento i lavori per lo spostamento dei sedimenti nel porto di Pesaro a vantaggio della marineria peschereccia e il dragaggio del fondale della banchina 22 nel porto di Ancona.
“Il quadro economico complessivo dell’intervento, affidato mediante procedura negoziata, ammonta a 322.971 euro, cofinanziato dal Pnrr “Sviluppo logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo” Next generation Eu. Nella giornata di ieri sono state aperte le offerte economiche arrivate per l’affidamento dei lavori. Una volta completate le verifiche sull’operatore economico, si procederà con l’aggiudicazione dell’intervento che dovrà essere concluso entro il mese di giugno, come previsto dal Pnrr” ha detto l’Adsp senza indicare il nome dell’aggiudicatario.
Nel porto di Pesaro, come richiesto dalla Capitaneria di porto di Pesaro e dagli operatori portuali, l’Autorità di sistema portuale procederà con un intervento di livellamento dei fondali, finalizzato al miglioramento delle condizioni di accessibilità e di sicurezza dello scalo.
L’attività prevista consiste nello spostamento, all’interno dell’ambito portuale, di circa 6 mila metri cubi di sedimenti. L’intervento interesserà cinque diverse aree interne allo scalo, per una superficie complessiva di circa 17.200 metri quadrati, con l’obiettivo di migliorare le manovre delle unità navali e assicurare una migliore navigabilità, in particolare in corrispondenza dell’imboccatura e delle zone più critiche della darsena interna. I sedimenti saranno prelevati dalle aree individuate e successivamente ricollocati in un’apposita zona interna al porto, situata in prossimità del pennello del molo Nord.
Nel porto di Ancona, l’Autorità di sistema portuale effettuerà un intervento di dragaggio di circa 6 mila metri di sedimenti nello specchio acqueo di fronte alla banchina 22. I lavori interesseranno un’area di circa 14.500 metri quadrati. L’attività di dragaggio avrà, in questo caso, lo scopo di raggiungere la quota batimetrica che consentirà l’ormeggio in sicurezza di unità navali con pescaggi fino a 10,20 metri.
“Realizziamo due interventi che contribuiranno a migliorare la sicurezza della navigabilità degli scali coinvolti, preludio ad un più incisivo progetto di dragaggio” ha detto Vincenzo Garofalo, Commissario straordinario dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale. “Una richiesta che, nel porto di Pesaro, ci è stata sollecitata dalla Capitaneria di porto e dagli stessi operatori dello scalo mentre ad Ancona l’intervento contribuirà a migliorare la fruizione di una delle più importanti banchine commerciali”.
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Porto Cesareo conquista la stampa internazionale VeglieNews
Giornalisti italiani ed europei alla scoperta dei tesori del mare della natura, dell’archeologia e del gusto
PORTO CESAREO – Le meraviglie di Porto Cesareo protagoniste del 76° educational tour per giornalisti organizzato dalla rivista Spiagge, diretta da Carmen Mancarella, in programma dal 5 al 12 maggio. Un viaggio esperienziale che ha portato in Salento redattori e inviati di importanti testate italiane ed europee specializzate in turismo, territori, lifestyle, eventi e cultura.
Il gruppo continuerà le sue escursioni per raccontare uno dei territori più affascinanti del Mediterraneo, dove natura incontaminata, biodiversità marina, archeologia, tradizioni e sapori autentici si fondono in un patrimonio unico.
Tra le testate presenti figurano National Geographic edizione Polonia, Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione del gruppo QN Quotidiani, oltre a numerosi magazine e portali europei di settore come reise.news.de , einfachraus.de , Funken Medien di Berlino, Week End and Morgen Medien Group, House&Hotel Luxury Berlino, tenminutesetravel.com di Bruxelles, viaggiemondo.it di Tenerife, Turismo del Gusto, Web Lombardia, cosabolleinpentola.it , ambienteeuropa.com , insieme alle emittenti radiofoniche CS Radio Canarie Media Group e WNET Varsavia.
Oggi 8 maggio, la visita al Museo di Biologia Marina “Pietro Parenzan”, autentico presidio di divulgazione scientifica e memoria del mare, alle spettacolari dune costiere di Porto Cesareo, l’incontro con uno storico pescatore e un emozionante tour in barca tra acque cristalline, fondali ricchi di biodiversità e paesaggi mozzafiato. I giornalisti potranno inoltre conoscere le testimonianze archeologiche del territorio, le eccellenze enogastronomiche locali e i tesori ambientali che rendono Porto Cesareo una delle destinazioni più amate del turismo nazionale e internazionale.
L’iniziativa rappresenta una straordinaria opportunità di promozione per il territorio salentino, che sarà raccontato attraverso reportage, servizi, approfondimenti, collegamenti radiofonici e pubblicazioni online diffuse in Italia e in diversi Paesi europei.
Al progetto ha aderito il Comune di Porto Cesareo, guidato dalla gestione commissariale, con il supporto del commissario straordinario Emanuela Pellegrino e dei subcommissari Antonio Calignano e Simona Maselli che hanno condiviso l’importanza strategica dell’iniziativa per la valorizzazione e la promozione del territorio e accompagnato i giornalisti nel tour.
«Porto Cesareo continua ad affermarsi come destinazione di eccellenza del turismo esperienziale e sostenibile – sottolinea Carmen Mancarella –. I giornalisti avranno modo di vivere un’esperienza autentica tra mare, cultura, natura e tradizioni, diventando ambasciatori di questo straordinario angolo di Puglia nel mondo».
Ancora una volta Porto Cesareo si conferma così non solo meta balneare d’eccellenza, ma luogo identitario capace di offrire esperienze autentiche in ogni stagione, grazie alla sua straordinaria ricchezza ambientale, culturale ed enogastronomica.
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Tecnologia e innovazione al servizio del mare Parks.it
(Porto Cesareo, 09 Mag 26) Con immenso piacere comunichiamo che il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), con il supporto scientifico di ISPRA, grazie ai fondi del PNRR – Digitalizzazione delle Aree Marine Protette, ha dotato l'Area Marina Protetta Porto Cesareo di una nuova strumentazione tecnologica per il monitoraggio dei fondali marini.
L'avanzatissimo strumento, altamente innovativo dal punto di vista tecnologico, è costituito da un veicolo di superficie senza pilota (USV) Otter implementato con un sistema Multibeam, una tecnologia avanzata di mappatura che utilizza fasci acustici per rilevare e ricostruire con elevata precisione la morfologia dei fondali marini, permettendo di studiare habitat, biodiversità e cambiamenti dell'ambiente sommerso.
Durante questi giorni, a Porto Cesareo, si sono svolte le attività formative dedicate all'utilizzo della nuova strumentazione, concluse oggi con l'ultima giornata di corso.
Hanno partecipato alle attività formative anche rappresentanti di:
- AMP Capo Rizzuto
- AMP Torre del Cerrano
- AMP Torre Guaceto
- AMP Porto Cesareo
- AMP Isole Tremiti
In una logica di sistema, infatti, lo strumento potrà essere utilizzato in rete per favorire l'implementazione di tali tecnologie e la condivisione dei risultati ottenuti dalla loro applicazione non solo a Porto Cesareo, ma anche nelle altre Aree Marine Protette coinvolte.
Le nuove tecnologie permetteranno quindi di migliorare il monitoraggio degli habitat e delle specie marine, analizzare le pressioni sugli ecosistemi e osservare gli effetti dei cambiamenti climatici, contribuendo a una tutela del mare sempre più efficace e consapevole, non solo a Porto Cesareo ma anche negli altri ecosistemi marino-costieri protetti d'Italia
Martella e Venturini: «Il Porto, materia da sindaco. Lo seguiremo personalmente» Il Gazzettino
VENEZIA - Cinque domande legate al porto e quaranta minuti a testa per rispondere. Il timer è stato attivato prima per il candidato sindaco del centrosinistra Andrea Martella (con l'avversario tra il pubblico ad ascoltare) poi per il candidato sindaco del centrodestra Simone Venturini che non ha risparmiato stoccate su quanto appena sentito (con il rivale assente).
A "interrogare" i due Davide Calderan presidente di Venice Port Community che aveva chiesto il confronto sul futuro del porto di Venezia-Marghera a breve e lungo termine, sui quattro progetti che riguardano l'isola delle Tresse 2, la manutenzione del canale Malamocco-Marghera, il nuovo terminal crociere nel Canale Nord-sponda Nord, lo scavo del Vittorio Emanuele per portarlo a un pescaggio di 9 metri, inferiore rispetto agli 11,5 originali, e infine su gestione del Mose legata all'operatività portuale. Una realtà, quella del porto, con 26.000 lavoratori e 1.400 aziende.
Il format nella sede di Confindustria Veneto Est con il vicepresidente Mirco Viotto, delegato per il territorio di Venezia. Aggiunti quindi approfondimenti su Zone logistiche semplificate (Zls), attrattività del territorio e gestione del turismo. Nessuna interlocuzione e domanda dal pubblico: presenti 150 persone con esponenti di 40 aziende che hanno partecipato con applausi alle risposte di Venturini e in silenzio alle illustrazioni di Martella.
ZLS
Martella ne rivendica la "paternità" da sottosegretario del governo: «Creata su mia iniziativa trasformando le Zes in Zls anche per le zone industriali a Nord del Paese». Parla di necessità di ulteriore programmazione e sviluppo: «Servono garanzie triennali sul finanziamento da parte del governo e si può valutare di abbassare la soglia di investimento per aver accesso al contributo in modo che possano agevolare anche gli artigiani». Sulle attività da attrarre: «Idrogeno, logistica e green economy. Marghera deve diventare sede di innovazione, ho già proposto un centro internazionale per l'intelligenza artificiale».
Venturini sulle Zls ricorda «il grande lavoro fatto da Confindustria e Regione Veneto, a fronte di chi ne rivendica la paternità, qui i padri sono stati molti». Il primo obiettivo «chiedere al governo finanziamenti con una prospettiva lunga, perché gli imprenditori hanno bisogno di certezze». Tutela di quanto c'è, «non bisogna far chiudere le attività presenti a porto Marghera e attivare tutte le azioni di salvaguardia del porto, perché se non arrivano navi il porto chiude».
PORTO
I due candidati su un punto concordano, entrambi si occuperanno del porto in prima persona. Diverse le posizioni sui quattro progetti sul tavolo: l'isola delle Tresse per la raccolta dei sedimenti che ha già ottenuto l'ok dalla commissione Via, di seguito il nuovo terminal crociere sul canale Nord, la manutenzione dei canali Malamocco-Marghera e Vittorio Emanuele ancora in attesa di Via. Martella insiste sul mantenere una visione unitaria e di equilibrio che non contrapponga l'attività del porto alla tutela della laguna «si rischia di arrivare all'aut aut come è successo per le grandi navi». Esordisce dicendo «non sono un venditore di tappeti nel confronto di chi parla di porto aperto o chiuso (con riferimento a Venturini), sul porto non si fa propaganda, ma chiarezza».
Rilancia il progetto del porto off-shore: «Le alzate sempre più frequenti del Mose, i cambiamenti climatici, gli innalzamenti dei mari ci impongono di guardare in prospettiva. Dobbiamo pensare al post-Mose e non abbandonare il progetto del porto off-shore. Ora vediamo come va il concorso di idee e se non dovesse andare bene ci si mette attorno a un tavolo perché il futuro si costruisce oggi». Detto questo i quattro progetti per rendere operativo il porto «serviranno come fase di transizione e non dovranno diventare definitivi». Quanto all'attesa della Via ricorda che «la commissione ha avanzato delle prescrizioni e come Comune faremo in modo che vengano rispettate, se le valutazioni d'impatto ambientale saranno positive si procederà. Rifiuto le semplificazioni, il porto è fondamentale per la città».
Esordisce con una citazione dal Vangelo Venturini: «Dici sì-sì, no-no e le parole in più sono del diavolo» in riferimento ai 15 minuti di intervento di Martella. «Per me sono cinque sì - in riferimento alle domande di Vpc - non si può temporeggiare e dire deciderà la Via. Io sono pronto ad andare a Roma insieme agli operatori per sbloccare i nodi burocratici e difendere la piena funzionalità del porto».
Ricorda il programma del centrosinistra sul porto: «Da una parte c'è chi frena lo sviluppo e dice solo "no" alle opere necessarie, dall'altra ci siamo noi, che consideriamo il porto una risorsa strategica da far crescere, perché il lavoro va difeso senza ambiguità».
MOSE
Martella ricorda come nel 2020 si è impegnato per istituire l'Autorità per la laguna e considera quello di Venezia «un porto regolato» che coinvolga autorità portuale, ma anche operatori e enti locali. In riferimento all'attivazione del More «bisogna proteggere la città e l'operatività del porto».
Venturini: «Diciamo grazie che il Mose c'è e grazie a chi in questi anni ha spinto per realizzarlo. Non dimentichiamo che pezzi della coalizione di Martella sventolavano la bandiera no Mose e oggi si propongono come alternativa alla città. Ora bisogna risolvere i problemi legati alla funzionalità portuale, migliorare gli avvisi alla cittadinanza, innalzare le rive e impermeabilizzare piazza San Marco».
E quanto al Mose «ridurre le tre ore necessarie per l'attivazione delle barriere, penalizzanti per le navi e provare ad alzarlo in solo due bocche di porto, lasciando libera quella di Malamocco».
Cetaceans face a multitude of well-recognised anthropogenic threats, many of which can be attributed to the activities of marine vessels that are increasing in number throughout the world’s oceans. This study applies a systematic map methodology to better und…
A look back at how Sir David Attenborough became one of the most recognisable – and most trusted – faces on our screens
SirDavid Attenboroughhas mastered the craft of storytelling. He has undoubtedly inspired generations of people around the globe tolove and care for the natural world. And in doing so, he’s become one of the most recognisable – and most trusted –faces on our screens. Now,he’s celebrating his 100th birthdayand a lifetime of wildlife filmmaking. As part ofThe ConversationUK’s climate storytelling strand, four experts critique how he has influenced everything from conservation and documentary production to the communication of the biggest story of all –climate change. Ben Garrod, science broadcaster and Professor of Evolutionary Biology and Science Engagement at the University of East Anglia, has presented alongside Attenborough in several landmark documentaries. Here he reflects on Attenborough’s passion for furthering our scientific understanding of the natural world. I once sat on a remote beach with Attenborough, near the very tip of South America. I can still clearly remember the warmth of the rounded, flat stones beneath me. We sat only a metre or so apart. We’d just spent the morning filming the excavation of the largest dinosaur ever discovered. Over lunch, Attenborough had recalled we were close to a beach he’d filmed at years before, where grey whale mothers drew in close to shore with their calves to rub against the stone in the shallows to exfoliate their skin. As luck would have it, it was the perfect time of year and before long, there we were watching a mother and calf just a few metres offshore. Facts and figures bubbled out of Attenborough excitedly, not at all like the calm and more measured way we’re all so used to. For those few minutes, he was childlike in his wonder and excitement at the scene in front of us and I marvelled at how he has not only maintained that love for the natural world for so long but how he has always so passionately shared it with the rest of us. For a century now, Attenborough’s life has been intimately interwoven not only with humanity’s growing scientific understanding of the natural world but also its accelerating loss. Spanning over 70 years, Attenborough has been our most trusted and prolific mediator between scientific knowledge and the public. His early landmarkBBCseries Life on Earth: A Natural History (1979) did something few academic texts ever could. It made the complexity of evolutionary biology accessible. Across his work, natural selection, adaptation, ecology and behaviour are not presented as intangible concepts but as organic processes shaping form, function and ultimately survival across the natural world. In doing so, Attenborough helped normalise evolutionary thinking for hundreds of millions of viewers worldwide, embedding complex scientific principles into popular culture, right in our living rooms. Central to his work has been a commitment to scientific accuracy. Attenborough’s programmes have been developed in close collaboration with academics and field researchers, ensuring narratives about animal behaviour, ecosystems and biodiversity reflect current evidence. This relationship between science and storytelling has been crucial because rather than dumbing down complexity, Attenborough’s “everyday” approach demonstrates audiences can engage with content that could all too easily be written off as belonging to more academic and scientifically literate viewers. Yet the tone of his work has changed. His early documentaries were characterised by a sense of abundance and discovery. Over time, as scientific evidence for biodiversity loss and climate change mounted, his work shifted accordingly. More recently, his documentaries increasingly shine a light on human impact, habitat destruction and extinction risk. This evolution of change in his own tone mirrors the science itself, highlighting Attenborough’s credibility as a communicator willing to adjust his message as the evidence demands. Attenborough’s contribution to conservation has not come through activism alone.Research showsthat an emotional connection to nature precedes any behavioural change. Attenborough has actively helped build the public conditions necessary for conservation policy and action by fostering wonder, curiosity and empathy for the natural world. His influence can be traced in the generations of scientists, conservationists and educators who cite his programmes as formative experiences. For many, particularly those without access to wild spaces, Attenborough’s work provides an opportunity and gateway to encounter wild animals and remote ecosystems but also local habitats, helping give us all access to the wonder he perceives in the world around him. As he turns 100, Attenborough’s legacy is surely inseparable from the global environmental challenges we now face. He has helped society understand not only how life evolved, but, more importantly, why it matters that we protect it now. In an era defined by ecological crisis, his work reminds us that scientific knowledge is most powerful when it connects people to the living world so strongly, it compels us to care enough to protect it, so that we might carry on his legacy and, just like him, act as stewards. Jean-Baptiste Gouyon, Professor of Science Communication at the UCL Department of Science and Technology Studies, explains the impact Attenborough has had on natural history television. In the early 1950s, television was taking off across Britain, but the BBC was still finding its visual voice. Its controller, Cecil McGivern, warned in June 1952 that there was “far too much emphasis…on the spoken word and far too little on the thing seen”. Most early television producers had come from BBC radio and initially made programmes that resembled radio with pictures. Into this world stepped a young David Attenborough, unencumbered by a career in sound, ready to invent a new language for television and, in the process, reshape natural history filmmaking. At 26, he earned his first natural history credit as producer of The Coelacanth (1953), a 20-minute programme prompted by the capture of a live coelacanth “living fossil” fish off Madagascar. Eschewing sensationalism, Attenborough tied the story to Darwin’s theory of evolution. This use of wildlife programmes to communicate scientific ideas became his trademark. The programme blended prerecorded footage with live studio sequences featuring evolutionary biologist Julian Huxley, who used the coelacanth to illustrate life’s transition from sea to land. With the Zoo Quest series (1954), Attenborough began reshaping wildlife television. For these programmes, he travelled to exotic places with staff from the London Zoo to capture animals for the collection. Each episode relied on prerecorded film linked by live studio sequences, allowing tighter narrative control. The hero in the films, shot by Charles Lagus, was Attenborough himself, who back in London also presented the studio sequences. By assuming all the roles of hero, producer, narrator and presenter, Attenborough became the central performer in the story. From then on, Attenborough’s fluid on-screen performances gained him much acclaim. A very hard worker, he put much effort in producing highly detailed scripts, which left little to chance. Indeed, by the early 1960s, he had all but lost faith in live television, writing to a BBC colleague: “To begin with I got a tremendous kick out of the excitement of putting out programmes live. But it wore off after a bit and really, except for challenging interviews with lots of ‘immediacy’, I’m for film or some other sort of controlled recording process every time. It is so maddening to miss an effect because of some small mechanical hitch, as so often happens live.” Consistently high ratings encouraged others to emulate his method, and live formats became less fashionable. Film-based production also allowed programmes to be stockpiled, repeated and sold, supporting a more sustainable business model. Chloe Brimicombe is a Postdoctoral Researcher, Climate Science at the University of Oxford. Ben Garrod is a Professor of Evolutionary Biology and Science Engagement at the University of East Anglia. Jean-Baptiste Gouyon is the Head of Department, Science and Technology Studies, UCL. Saffron O'Neill is a Professor of Geography at the University of Exeter. This article was first published byThe Conversationand is republished under a Creative Commons licence. Read theoriginal article. After Attenborough moved into BBC management in 1965, his goal was to turn natural history television into a science communication genre. He argued that it was “important” to move away from programmes that simply showcased the beauty of nature and instead engage viewers “to examine in a serious and critical way new trends and ideas in zoology”. Returning to hands-on programme-making a decade later, he embedded this vision in his magnum opus, Life on Earth (1979). In the early 1950s, when Attenborough joined the BBC, natural history television had been mostly conceived of as a specialist genre catering for amateur naturalists to share in the aesthetic and emotional enjoyment of nature. By the 1980s, he had helped transform it into one of the most popular genres of TV programming and a powerful conduit for science communication. This influence continues in his later work, including Planet Earth II, Blue Planet II and Our Planet, which combine cinematic storytelling with urgent environmental themes. As he celebrates his 100th birthday, Attenborough’s legacy endures, defining natural history television as one of the most powerful forms of science communication and inspiring generations to look at the living world with wonder and understanding. Saffron O'Neill researches climate communication and public engagement. She explains the ways Attenborough has shaped climate communication techniques across the world. Attenborough is one of the few voices on climate change that almost everyone is willing to listen to. Over seven decades, his work has transformed how scientific knowledge is communicated, combining advances in broadcasting with powerful storytelling. Research by Climate Outreach in 2020 found that Attenborough is trusted by people across the political spectrum, from “progressive activists” to “backbone conservatives”. More than 95% of people surveyed recognise him and his programmes reach an exceptionally diverse audience, even in today’s competitive media landscape. My colleague, PhD researcher Kate Holden, is exploring how young people engage with marine sustainability through online video, from traditional nature documentaries to YouTubers like MrBeast. Attenborough still stands out as an expert young people take seriously. Part of his appeal lies in his willingness to meet audiences where they are, adapting to changing media habits. He joined Instagram in 2020 (breaking the Guinness World Record for the fastest time to reach one million followers) and has collaborated with Netflix to stream shows. Attenborough has shown the power of the media to shape how we see the natural world. Although there is little evidence for the appealing notion that watching a documentary like Blue Planet II directly drives behavioural change (such as reducing peoples’ plastic consumption), nature documentaries can certainly drive both public and policy interest via increased media attention. Engaging the public on climate and nature requires moving beyond a simple notion of “getting the message across” and towards recognising the complexity and power of storytelling. For this, Attenborough’s success is an invaluable model. His programmes combine top-class storytelling with pioneering technology. The visual appeal of his richly crafted documentaries is matched by compelling stories about little-known species. His work forms a substantial archive of success – many of the most popular TV programmes of all time are his nature documentaries. In a highly cited paper from 2007, a team led by environmental social scientist Irene Lorenzoni defined engagement with climate change. They claimed that: “It is not enough for people to know about climate change in order to be engaged; they also need to care about it, be motivated and able to take action.” Early Attenborough programming focused on increasing peoples’ knowledge about the natural world and as part of this, implicitly providing a reason to care about it. Increasingly though, he has moved to a more explicit stance about the climate emergency and our moral and ethical duty to act. An analysis of Attenborough’s use of language carried out in the late 2010s demonstrates this. It shows how he now uses emotional appeals to action. During an appearance on the Outrage + Optimism podcast he said: “we have an obligation on our shoulders and it would be to our deep eternal shame if we fail to acknowledge that.” When a communicator like activist Greta Thunberg makes an appeal to morality, it can polarise audiences. Attenborough’s broad popularity makes his message reach wider audiences. His trustworthiness, storytelling mastery and innovative use of technology helps explain why he continues to have such a lasting impact on science and environmental communication, seven decades after his first broadcast. Chloe Brimicombe, Climate Scientist at the University of Oxford, explores whether Attenborough’s on-screen attention to the climate crisis could have started earlier. In his early documentaries, Attenborough focused on the wonder of the natural world. He did go on to warn of the dangers of how humans were damaging the environment, but much of his early messaging reflected the belief that climate change can be linked to overpopulation. This is not demonstrated by the evidence. In fact, the richest in society are the most polluting but the smallest population group. However, in recent years his beliefs changed with the science and more of his films started to cover climate change directly. For example, Climate Change: The Facts in 2019 and Perfect Planet 2021. Attenborough’s works are part of the culture of the UK and the world. In my own life Attenborough’s works have always been present. During my undergraduate degree at Aberystwyth University, I was shown Frozen Planet in a lecture about glaciers and ice sheets because my lecturer was featured in the series. That moment stuck with me as I started my career as a climate scientist. During my PhD in environmental sciences at the University of Reading, my fellow researchers were all big fans of Attenborough and of what could be achieved through the power of documentary film-making. In 2025, I was lucky enough to attend the film premier of Ocean with David Attenborough, something I consider a once-in-a-lifetime opportunity. As well as inspiring audiences with awe and wonder, documentaries can be an important way to communicate what is happening to our changing climate. They reach audiences that might not otherwise engage on the subject. Documentary making has drawn critique for focusing on a producer’s interest instead of capturing the scientific background behind a certain issue. This has led to schemes such as the Wellcome Trust Public Engagement Scheme being setup to help bring scientists and documentary makers together. In Attenborough’s A Life on Our Planet (2020), he talks about the changes he has seen in the natural environment and his concern for the future of the planet. In the film Ocean with David Attenborough, the 2025 premier took place just before the UN’s ocean summit in Nice, France. This helped lead to real policy discussions and changes. That includes supporting the global ocean’s treaty, a landmark international agreement which creates a network of protected ocean sanctuaries. Attenborough may have been late in communicating specifically on climate change. But, in recent years he has changed to being a strong advocate. Now, it’s time to make sure that message is heard and acted upon so that the world’s wonders remain for many generations to come.