Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 4938 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.
📰 Tarantini Time Quotidiano📅 2026-04-29📍 TarantoitAria · inquinamentoSalute · ambiente
Emissioni nel porto di Taranto, Iaia plaude all’iniziativa della Guardia Costiera Tarantini Time Quotidiano
Il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, segretario della commissione parlamentare Ecomafie, esprime apprezzamento per le nuove misure adottate dalla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto per il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili provenienti dalle navi cisterna operative nello scalo jonico.
“Questa iniziativa, fondamentale per il nostro territorio, si propone di migliorare il sistema di controllo delle emissioni in un porto caratterizzato da un’intensa attività di movimentazione di idrocarburi. La sicurezza e la tutela dell’ambiente rappresentano priorità imprescindibili, e le misure adottate dalla Guardia Costiera mostrano un impegno concreto in questa direzione”.
Nel suo intervento, Iaia sottolinea l’importanza delle attività di prevenzione e monitoraggio avviate nel porto di Taranto, evidenziando il ruolo delle istituzioni nella tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
“Congratulandomi con la Guardia Costiera di Taranto, voglio sottolineare l’importanza di queste misure per il nostro ambiente e per la salute dei cittadini. È fondamentale che le istituzioni lavorino insieme per garantire un porto sicuro e rispettoso delle norme ambientali. La vigilanza continua e la tracciabilità delle operazioni sono elementi chiave per la salvaguardia del territorio”.
Il deputato manifesta inoltre sostegno per le future attività di controllo che saranno portate avanti dalla Guardia Costiera, finalizzate alla verifica del rispetto delle nuove prescrizioni da parte degli operatori portuali.
“Queste azioni rappresentano un passo significativo verso un modello di sviluppo portuale più sostenibile, metendo al primo posto la sicurezza marittima e la protezione della comunità”.
In conclusione, Iaia ribadisce l’impegno di Fratelli d’Italia nel sostenere iniziative legate alla sostenibilità ambientale e alla crescita responsabile del territorio.
“Solo attraverso la collaborazione tra istituzioni e cittadini si possa costruire un futuro migliore per tutti”.
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Porto di Taranto, nuove misure contro emissioni odorigene e vapori delle navi cisterna Tarantini Time Quotidiano
Nuove disposizioni per limitare emissioni odorigene e composti organici volatili nel porto di Taranto. La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera ha definito un nuovo percorso regolamentare destinato alle navi cisterna impegnate nel trasporto di idrocarburi e operative tra rada, approdi petroliferi e aree commerciali dello scalo.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rafforzare il sistema di prevenzione e controllo ambientale in un’area caratterizzata da intense attività petrolifere, soprattutto in vista della stagione estiva, quando l’aumento delle temperature può favorire la diffusione di fenomeni odorigeni.
Il provvedimento è stato sviluppato in collaborazione con Arpa Puglia, il consulente chimico del porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ed Eni.
Le nuove regole prevedono misure specifiche per il contenimento dei vapori di carico, dei gas e delle sostanze odorigene provenienti dalle navi cisterna, anche durante le soste in rada e le operazioni di ormeggio.
Tra gli obblighi introdotti, il mantenimento in piena efficienza dei sistemi di bordo dedicati al controllo delle emissioni e il monitoraggio costante della pressione delle cisterne e, quando necessario, della temperatura del carico. I dati raccolti dovranno essere registrati per consentire eventuali verifiche successive e garantire la tracciabilità delle operazioni.
“L’obiettivo — evidenzia la Guardia Costiera di Taranto — è rafforzare il sistema di prevenzione e controllo nell’ambito delle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare, verificabili e coerenti con gli standard internazionali. Si tratta di un intervento volto a prevenire i fenomeni odorigeni, gestire tempestivamente eventuali anomalie e garantire il giusto equilibrio tra operatività del porto, sicurezza marittima e tutela della collettività”.
La Guardia Costiera ha inoltre annunciato che proseguiranno le attività di monitoraggio e verifica sul rispetto delle nuove prescrizioni da parte delle navi e degli operatori coinvolti, con eventuali ulteriori interventi a tutela dell’ambiente e della sicurezza portuale.
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Emissioni odorigene e dei VOC da navi cisterna: nuove misure della Guardia Costiera di Taranto Cronache Tarantine
Emissioni odorigene e dei VOC da navi cisterna: nuove misure della Guardia Costiera di Taranto
La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha concluso un’importante iniziativa regolamentare per rafforzare la prevenzione e il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili -VOC-provenienti dalle navi cisterna che trasportano idrocarburi e che sostano in rada, operano presso gli approdi petroliferi o effettuano operazioni commerciali nel porto di Taranto.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di rendere ancora più efficace il sistema di controllo e prevenzione in un porto caratterizzato da rilevanti attività di movimentazione di idrocarburi, che richiedono elevati standard di sicurezza, attenzione ambientale e coordinamento operativo.
Il nuovo percorso regolamentare è stato sviluppato dalla Capitaneria di Porto in sinergia con ARPA Puglia, il Consulente Chimico del Porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e ENI S.p.A., con l’obiettivo di individuare misure condivise per ridurre il rischio di fenomeni odorigeni, soprattutto in vista della stagione estiva, quando l’aumento delle temperature può favorirne la manifestazione.
La nuova disciplina introduce specifiche misure per prevenire e contenere il rilascio in atmosfera di vapori di carico, gas e sostanze odorigene provenienti dalle navi cisterna. Tali misure sono complementari a quelle già previste durante le operazioni di movimentazione degli idrocarburi e si applicano anche durante la sosta in rada, l’ormeggio agli approdi petroliferi e le attività commerciali in porto.
In particolare, le navi cisterna dovranno mantenere efficienti i sistemi di bordo utili al controllo delle emissioni e assicurare un attento monitoraggio della pressione delle cisterne e, ove necessario, della temperatura del carico. I dati rilevati dovranno essere registrati, così da consentire eventuali verifiche successive e garantire la tracciabilità delle attività svolte e dovranno essere adottate tempestivamente le misure correttive previste dalle procedure di bordo, fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
“L’obiettivo -evidenzia la Guardia Costiera di Taranto- è rafforzare il sistema di prevenzione e controllo nell’ambito delle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare, verificabili e coerenti con gli standard internazionali. Si tratta di un intervento volto a prevenire i fenomeni odorigeni, gestire tempestivamente eventuali anomalie e garantire il giusto equilibrio tra operatività del porto, sicurezza marittima e tutela della collettività”.
L’attività della Guardia Costiera proseguirà con il monitoraggio dell’applicazione delle nuove misure, la verifica del rispetto degli obblighi da parte delle navi e degli operatori interessati e, ove necessario, l’adozione di ulteriori provvedimenti a tutela della sicurezza e dell’ambiente.
Con tale intervento, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto conferma il proprio impegno quotidiano per un modello di sviluppo portuale sicuro, responsabile e sostenibile, fondato sulla prevenzione, sulla collaborazione tra istituzioni e operatori e sulla costante attenzione verso il territorio e la popolazione.
Meno emissioni e odori dalle navi cisterna a Taranto Shipping Italy
Nuovo regolamento a Taranto per rafforzare le misure di prevenzione e contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili — Voc — provenienti dalle navi cisterna trasportanti idrocarburi che sostano in rada, operano presso gli approdi petroliferi o sono impegnate in operazioni commerciali nel porto
L’iniziativa della locale Capitaneria di Porto nasce dall’esigenza di consolidare, in ambito portuale, un sistema di prevenzione sempre più efficace, capace di coniugare la sicurezza della navigazione, la sicurezza delle operazioni portuali e la tutela dell’ambiente e della collettività. Il porto di Taranto, infatti, è caratterizzato dalla presenza di rilevanti infrastrutture dedicate alla movimentazione di idrocarburi, attività che richiedono elevati standard di controllo tecnico-operativo.
“In tale contesto, la Capitaneria di Porto ha promosso un percorso tecnico condiviso, in piena sinergia con Arpa Puglia, il Consulente Chimico del Porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e la società Eni S.p.A. Il confronto ha consentito di approfondire i profili normativi, operativi e ambientali della nuova disciplina, con l’obiettivo comune di adottare procedure idonee a mitigare il rischio di insorgenza dei cosiddetti ‘fenomeni odorigeni’, soprattutto in vista della stagione estiva, quando l’innalzamento delle temperature può favorirne la manifestazione” ha spiegato una nota della Capitaneria.
Introdotte quindi specifiche misure per la prevenzione e il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili da navi ci-sterna complementari rispetto a quelle già esistenti e valide durante l’effettuazione delle operazioni di movimentazione degli idrocarburi. La nuova disciplina regolamenta in modo puntuale le condotte operative da adottare durante la sosta in rada, l’ormeggio presso gli approdi petroliferi e lo svolgimento delle operazioni commerciali, prevedendo il divieto di rilascio in atmosfera di vapori di carico, Voc o altre emissioni gassose suscettibili di arrecare molestie olfattive, salvo i casi strettamente necessari per la sicurezza della nave, del carico e degli impianti.
Tra le principali misure introdotte vi è l’obbligo, per le navi cisterna, di mantenere efficienti e correttamente operativi il sistema di inert gas, il sistema di venting, le pressure/vacuum valves e ogni eventuale dispositivo di controllo o riduzione delle emissioni odorigene e Voc. Particolare attenzione è inoltre dedicata al monitoraggio della pressione delle cisterne e, ove rilevante, della temperatura del carico, con registrazioni periodiche utili a consentire successive verifiche e a garantire la piena tracciabilità dei parametri di bordo.
La nuova disciplina prevede anche un sistema progressivo di controllo: in caso di incremento anomalo della pressione e conseguente rischio di rilascio in atmosfera di gas, il monitoraggio dovrà essere intensificato e dovranno essere tempestivamente adottate le misure correttive previste dalle procedure di bordo secondo un sistema flessibile, tracciabile ed utile allo scopo di ripristinare le condizioni si sicurezza.
“Con questa iniziativa — ha evidenziato la Guardia Costiera di Taranto — si rafforza ulteriormente il sistema di controllo e prevenzione nell’ambito delle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare, verificabili e coerenti con gli standard internazionali. L’obiettivo è prevenire il verificarsi di fenomeni odorigeni, assicurare una tempestiva gestione delle anomalie e garantire il giusto equilibrio tra le esigenze operative del porto, la sicurezza delle attività marittime e la tutela della collettività”.
L’attività della Guardia Costiera di Taranto proseguirà attraverso il monitoraggio dell’applicazione delle nuove misure, la verifica del rispetto degli obblighi da parte delle navi e degli operatori interessati e l’adozione, ove necessario, di prescrizioni integrative, sospensioni operative o ulteriori provvedimenti a tutela della sicurezza e dell’ambiente.
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Agenzia nr. 854 - Prevenzione cattivi odori, Vietri: “Un plauso all’importante iniziativa della guardia costiera di Taranto” Easy News Press Agency
Nota del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giampaolo Vietri “L’iniziativa, della Guardia Costiera di Taranto, per rafforzare la prevenzione e il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili (VOC) che provengono dalle navi cisterne, che trasportano idrocarburi, e che sostano nella rada, è un passo fondamentale e importantissimo per il nostro territorio. Per la prima volta, si interviene in modo specifico su un problema molto sentito da tutti i tarantini: i miasmi, ovvero i cattivi odori che spesso rendono l’aria irrespirabile nei quartieri vicini al porto. Il minimo che si possa dire a chi ha voluto e programmato questa iniziativa è ‘grazie’. Questo provvedimento, infatti, non è solo un atto burocratico, ma un segnale di attenzione concreta verso un territorio che da decenni combatte per il diritto alla salute e alla qualità dell’aria. Insomma, siamo di fronte a chi fa dell’operatività e della concretezza il vivere quotidiano, non semplicemente parole. Per questo è giusto riconoscere il merito alla Capitaneria di Porto di Taranto, innanzitutto per aver dato ascolto alle tante segnalazioni e lamentele che sono arrivate dalla comunità ma anche per la competenza con la quale è stata studiata l’iniziativa che, operando sulle navi cisterna, richiede competenza e, perché no, coraggio nello svolgere determinate mansioni. Vorremmo che a Taranto tutti avessero lo stesso approccio per affrontare le problematiche ambientali con uno spirito di collaborazione istituzionale, ma soprattutto con atti concreti”./comunicato
Porto di Taranto, nuove misure per la prevenzione delle emissioni odorigene TarantoToday
TARANTO - La nuova disciplina introduce specifiche misure per prevenire e contenere il rilascio in atmosfera di vapori di carico, gas e sostanze odorigene provenienti dalle navi cisterna. La Guardia Costiera di Taranto promuove nuove misure per la prevenzione delle emissioni odorigene e dei VOC (Composti Organici Volatili) da navi cisterna.
La Capitaneria di Porto ha concluso un’importante iniziativa regolamentare per rafforzare la prevenzione e il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili - VOC - provenienti dalle navi cisterna che trasportano idrocarburi e che sostano in rada, operano presso gli approdi petroliferi o effettuano operazioni commerciali nel porto di Taranto.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di rendere ancora più efficace il sistema di controllo e prevenzione in un porto caratterizzato da rilevanti attività di movimentazione di idrocarburi, che richiedono elevati standard di sicurezza, attenzione ambientale e coordinamento operativo.
Il nuovo percorso regolamentare è stato sviluppato dalla Capitaneria di Porto in sinergia con ARPA Puglia, il Consulente Chimico del Porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e ENI S.p.A., con l’obiettivo di individuare misure condivise per ridurre il rischio di fenomeni odorigeni, soprattutto in vista della stagione estiva, quando l’aumento delle temperature può favorirne la manifestazione.
La nuova disciplina introduce specifiche misure per prevenire e contenere il rilascio in atmosfera di vapori di carico, gas e sostanze odorigene provenienti dalle navi cisterna. Tali misure sono complementari a quelle già previste durante le operazioni di movimentazione degli idro-carburi e si applicano anche durante la sosta in rada, l’ormeggio agli approdi petroliferi e le attività commerciali in porto.
In particolare, le navi cisterna dovranno mantenere efficienti i sistemi di bordo utili al controllo delle emissioni e assicurare un attento monitoraggio della pressione delle cisterne e, ove necessario, della temperatura del carico. I dati rilevati dovranno essere registrati, così da consentire eventuali verifiche successive e garantire la tracciabilità delle attività svolte e dovranno essere adottate tempestivamente le misure correttive previste dalle procedure di bordo, fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
“L’obiettivo è rafforzare il sistema di prevenzione e controllo nell’ambito delle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare, verificabili e coerenti con gli standard internazionali. Si tratta di un intervento volto a prevenire i fenomeni odorigeni, gestire tempestivamente eventuali anomalie e garantire il giusto equilibrio tra operatività del porto, sicurezza marittima e tutela della collettività” evidenzia la Guardia Costiera di Taranto.
L’attività della Guardia Costiera proseguirà con il monitoraggio dell’applicazione delle nuove misure, la verifica del rispetto degli obblighi da parte delle navi e degli operatori interessati e, ove necessario, l’adozione di ulteriori provvedimenti a tutela della sicurezza e dell’ambiente.
“Con tale intervento, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto conferma il proprio impegno quotidiano per un modello di sviluppo portuale sicuro, responsabile e sostenibile, fon-dato sulla prevenzione, sulla collaborazione tra istituzioni e operatori e sulla costante attenzione verso il territorio e la popolazione”.
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📰 Quotidiano Di Puglia📅 2026-04-29📍 TarantoitAria · inquinamentoSalute · ambiente
Porto di Taranto: nuove regole per limitare emissioni odorigene e composti organici volatili dalle navi cisterna Quotidiano Di Puglia
La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha introdotto un nuovo protocollo operativo per contenere e prevenire le emissioni odorigene e i composti organici volatili (VOC) prodotti...
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La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha introdotto un nuovo protocollo operativo per contenere e prevenire le emissioni odorigene e i composti organici volatili (VOC) prodotti dalle navi cisterna nel porto cittadino.
Il provvedimento e le collaborazioni
Il provvedimento è stato realizzato in collaborazione con Arpa Puglia, Autorità Portuale, tecnici specializzati ed Eni. L’obiettivo è quello di rafforzare i controlli in uno scalo caratterizzato da un'intensa movimentazione di idrocarburi, con particolare attenzione al periodo estivo, quando l’innalzamento delle temperature accentua il rischio di emissioni e molestie olfattive.
Le nuove regole per le navi cisterna
Le nuove disposizioni impongono alle navi l’obbligo di mantenere efficienti i sistemi di controllo delle emissioni, oltre a monitorare costantemente pressione e temperatura del carico. Tutti i dati rilevati dovranno essere registrati ed essere disponibili per eventuali verifiche da parte delle autorità competenti. In caso di anomalie, sono previste misure correttive tempestive.
Tutela ambientale e controlli
Lo scopo delle nuove norme è garantire una protezione ambientale rafforzata e maggiore sicurezza per operatori e cittadini, assicurando al contempo la piena operatività del porto. La Guardia Costiera continuerà ad effettuare monitoraggi costanti per verificare il rispetto delle disposizioni introdotte.
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Porto di Taranto: regole più severe per ridurre emissioni nocive e odori dalle navi cisterna Quotidiano Di Puglia
La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha introdotto un nuovo protocollo operativo per contenere e prevenire le emissioni odorigene e i composti organici volatili (VOC) prodotti dalle navi cisterna nel porto cittadino.
Il provvedimento e le collaborazioni
Il provvedimento è stato realizzato in collaborazione con Arpa Puglia, Autorità Portuale, tecnici specializzati ed Eni. L’obiettivo è quello di rafforzare i controlli in uno scalo caratterizzato da un'intensa movimentazione di idrocarburi, con particolare attenzione al periodo estivo, quando l’innalzamento delle temperature accentua il rischio di emissioni e molestie olfattive.
Le nuove regole per le navi cisterna
Le nuove disposizioni impongono alle navi l’obbligo di mantenere efficienti i sistemi di controllo delle emissioni, oltre a monitorare costantemente pressione e temperatura del carico.
Tutela ambientale e controlli
Tutti i dati rilevati dovranno essere registrati ed essere disponibili per eventuali verifiche da parte delle autorità competenti. In caso di anomalie, sono previste misure correttive tempestive.
Lo scopo delle nuove norme è garantire una protezione ambientale rafforzata e maggiore sicurezza per operatori e cittadini, assicurando al contempo la piena operatività del porto. La Guardia Costiera continuerà ad effettuare monitoraggi costanti per verificare il rispetto delle disposizioni introdotte.
Puzza dalle petroliere, nuove regole nel porto e controlli più stringenti Buonasera24
TARANTO - Rafforzare la prevenzione ambientale e contenere le emissioni odorigene provenienti dalle navi cisterna. È questo l’obiettivo della nuova iniziativa regolamentare messa a punto dalla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto, che introduce disposizioni più stringenti per le unità impegnate nel trasporto di idrocarburi.
Il provvedimento riguarda le petroliere che sostano in rada, operano agli approdi petroliferi o svolgono attività commerciali all’interno dello scalo ionico, un contesto caratterizzato da un’intensa movimentazione di prodotti energetici e che richiede elevati standard di sicurezza e tutela ambientale.
Il percorso normativo è stato definito attraverso un lavoro congiunto che ha coinvolto ARPA Puglia, il Consulente Chimico del Porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ed Eni, con l’intento di individuare soluzioni condivise per ridurre il rischio di fenomeni odorigeni, soprattutto in vista dei mesi estivi quando l’aumento delle temperature può accentuarne la diffusione.
Le nuove disposizioni introducono una serie di obblighi operativi per limitare il rilascio in atmosfera di vapori, gas e composti organici volatili, estendendo i controlli non solo alle fasi di carico e scarico, ma anche ai periodi di sosta e ormeggio.
Tra le principali misure previste, le navi dovranno garantire il pieno funzionamento dei sistemi di bordo dedicati al contenimento delle emissioni, effettuare un monitoraggio costante della pressione delle cisterne e, quando necessario, della temperatura del carico. I dati raccolti dovranno essere registrati per consentire verifiche successive e assicurare la tracciabilità delle operazioni. In presenza di anomalie, sarà obbligatorio intervenire tempestivamente con le procedure correttive previste.
“L’obiettivo è rafforzare il sistema di prevenzione e controllo nelle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare e verificabili”, sottolinea la Guardia Costiera, evidenziando la volontà di garantire un equilibrio tra attività portuali, sicurezza e tutela della collettività. “Si tratta di prevenire i fenomeni odorigeni e gestire rapidamente eventuali criticità”, viene precisato.
L’attività della Capitaneria non si esaurirà con l’introduzione delle nuove regole. Sono previsti controlli costanti per verificare il rispetto delle disposizioni da parte degli operatori e delle navi, con la possibilità di adottare ulteriori interventi qualora necessario.
Con questa iniziativa, la Guardia Costiera ribadisce il proprio impegno verso un modello di sviluppo portuale orientato alla sicurezza, alla sostenibilità e alla collaborazione tra istituzioni e operatori, con particolare attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica.
Taranto, Capitaneria: stop alla dispersione di gas nel porto. È la prima volta in Italia Telenorba
L’ordinanza potrebbe diventare un modello da seguire anche in altri porti italiani
Stop alle emissioni odorigene, alla dispersione di gas o di vapori potenzialmente pericolosi nel porto di Taranto. Nuova ordinanza della Capitaneria di Porto per le navi cisterna che trasportano idrocarburi, petrolio o che siano impegnate in attività commerciali e che sostano nella rada tarantina. Per la prima volta in Italia vengono disposte regole così stringenti, dal divieto di rilascio in atmosfera di vapori o gas fino al monitoraggio della pressione delle cisterne e della temperatura del carico. Ci sarà l’obbligo poi di effettuare registrazioni periodiche per consentire verifiche e piena tracciabilità in futuro. In caso di emergenza e di apertura delle valvole di sicurezza le navi dovranno lasciare la rada e allontanarsi per almeno 12 miglia. L’iniziativa è svolta in sinergia con ARPA Puglia e con il Consulente Chimico del Porto e, ancora, con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e l’ENI. L’ordinanza potrebbe diventare un modello da seguire anche in altri porti italiani: “E’ un regolamento innovativo, unico nel suo genere – commenta il Comandante della Capitaneria di Porto di Taranto, Leonardo Deri – non ci sono in altre città ordinanze così rigide e così puntuali”.
Fumi delle navi, il rapporto fa segnare 228 ispezioni e 8 fermi nel 2025. Ma proprio ieri è stato lanciato un nuovo allarme inquinamento da San Teodoro - genovaquotidiana.com
La Capitaneria di porto pubblica il bilancio 2025 sui controlli alle emissioni navali: oltre 2.600 verifiche, 31 irregolarità e 8 fermi. Ma ieri Federico Valerio dell’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova – Centro di Diritto Ambientale ha segnalato una “pre allerta aria insalubre” in via Bari, con valori di biossido di azoto saliti fino a 85 microgrammi per metro cubo e indica tre priorità: elettrificazione delle banchine, rinnovo dei traghetti e partenze distanziate
Sono 228 le ispezioni effettuate nel 2025 dalla Capitaneria di porto – Guardia costiera di Genova sulle navi italiane e straniere entrate nello scalo, con oltre 2.600 controlli individuali eseguiti a bordo. È il dato principale del rapporto annuale dedicato all’attività di controllo e prevenzione dell’inquinamento atmosferico navale nel porto di Genova, un documento che arriva mentre il tema della qualità dell’aria nei quartieri affacciati sulle banchine torna di stretta attualità. Proprio ieri, martedì 28 aprile, Federico Valerio, dell’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova e del Centro di Diritto Ambientale, ha lanciato un allarme su San Teodoro, segnalando valori elevati di biossido di azoto in via Bari e collegando la situazione alle condizioni del vento e alla presenza di due navi da crociera in porto con generatori accesi.
Il bilancio della Capitaneria indica 31 deficienze rilevate e 8 provvedimenti di fermo nave, adottati nei casi considerati più critici. Il rapporto insiste su un punto preciso: i controlli sulle emissioni non sono soltanto verifiche documentali. Gli ispettori entrano nei locali macchina, controllano certificazioni, parametri di funzionamento, componenti dei motori, impianti di abbattimento e combustibili utilizzati. Ogni ispezione può comprendere da una decina fino a quaranta verifiche distinte, con accertamenti che possono arrivare allo smontaggio di pompe e iniettori o all’apertura dei carter per verificare la conformità dei componenti. È un’attività tecnica complessa, che riguarda in particolare gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo e il monitoraggio dell’anidride carbonica.
La parte più consistente dell’attività 2025 ha riguardato gli ossidi di azoto, prodotti dalla combustione dei motori diesel marini. Su questo fronte sono state controllate 228 navi, 146 straniere e 82 italiane. Tra le navi straniere da carico sono state effettuate 139 ispezioni, con circa 1.390 controlli, 16 deficienze e 4 fermi. Sulle navi straniere passeggeri e traghetti le ispezioni sono state 7, con circa 105 controlli e 2 deficienze, senza fermi. Per le navi italiane il quadro registra 30 ispezioni sui traghetti, oltre 600 controlli, una deficienza e nessun fermo, mentre sulle navi italiane da carico le ispezioni sono state 52, con circa 500 controlli, 12 deficienze e 4 fermi. Il totale conferma quindi 31 deficienze e 8 fermi nave, divisi tra unità italiane e straniere.
Le criticità emerse hanno riguardato soprattutto tre ambiti: la corretta tenuta del registro dei parametri dei motori principali e dei gruppi elettrogeni, la marcatura dei componenti e la certificazione dei motori. In concreto, la Capitaneria ha riscontrato casi di registrazioni incomplete o non coerenti con i valori rilevati a bordo, componenti privi della marcatura obbligatoria dell’Organizzazione marittima internazionale o non conformi al fascicolo tecnico approvato, certificati mancanti o non aggiornati dopo interventi di manutenzione straordinaria. Nei casi più rilevanti sono stati imposti interventi immediati, con sostituzione di testate, iniettori e pompe, messa fuori servizio di motori principali e ausiliari prima della partenza, coinvolgimento degli organismi di classificazione e, quando necessario, fermo dell’unità fino alla rettifica delle irregolarità.
Un passaggio centrale del rapporto riguarda anche la recente sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Liguria sul fermo della motonave Stolt Argon, disposto nel 2024 dalla Capitaneria nell’ambito di un’ispezione dello Stato di approdo. La contestazione riguardava gravi deficienze sugli ossidi di azoto, in particolare pompe di iniezione prive della marcatura dell’Organizzazione marittima internazionale e non rispondenti al fascicolo tecnico approvato del motore. Il ricorso dell’armatore è stato rigettato integralmente. Secondo quanto riportato nel rapporto, il Tribunale amministrativo regionale ha riconosciuto la correttezza tecnica e procedurale dell’operato ispettivo, affermando il principio secondo cui il fascicolo tecnico è un parametro vincolante di conformità e non una semplice guida indicativa. L’assenza della marcatura obbligatoria sui componenti è stata ritenuta sufficiente a giustificare il fermo, anche senza la necessità di dimostrare un effettivo superamento dei limiti di emissione.
Il 2025 è stato anche l’anno del cambio di passo nel Mediterraneo sul fronte dello zolfo. Dal primo maggio il Mar Mediterraneo è diventato ufficialmente area di controllo delle emissioni di zolfo, con obbligo per le navi di utilizzare combustibili con tenore di zolfo non superiore allo 0,10 per cento. Genova aveva anticipato questa impostazione con il Genoa Blue Agreement, accordo volontario rinnovato nel 2023 e sottoscritto da compagnie, armatori, operatori portuali e rimorchiatori, con l’obiettivo di assimilare già da tempo l’area entro tre miglia nautiche dal porto a una zona a bassissime emissioni di zolfo.
Nel corso dell’anno, per quanto riguarda gli ossidi di zolfo e il tenore di zolfo nei combustibili, la Capitaneria ha effettuato 32 controlli su altrettante navi, di cui 12 con prelievo e analisi di campione in laboratorio. Le verifiche hanno interessato traghetti italiani, portacontainer straniere, navi da crociera e altre tipologie di unità. Il dato più rilevante è che i campioni analizzati non hanno evidenziato superamenti dei limiti. L’unica irregolarità riscontrata è stata di natura documentale ed è stata oggetto di immediata rettifica. È un risultato significativo, soprattutto in un anno di transizione normativa per tutto il bacino mediterraneo.
Ma proprio sul rapporto tra controlli, risultati tecnici e aria respirata nei quartieri interviene Federico Valerio dell’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova – Centro di Diritto Ambientale, che legge il documento anche nel contesto delle polemiche nazionali sui controlli effettuati dalle Capitanerie italiane. «Ho la sensazione che questo rapporto, molto dettagliato, sia la risposta alla “accusa” senza contraddittorio sui pochi controlli effettuati dalle Capitanerie italiane», osserva Valerio, aggiungendo che «si può fare di meglio», ma che le priorità per garantire aria salubre ai genovesi sarebbero altre. Secondo l’esperto, le urgenze sono l’elettrificazione delle banchine per le navi da crociera, il rinnovo del parco traghetti con più unità alimentate a gas naturale e una gestione più ordinata delle partenze, evitando che due o tre traghetti, spesso affiancati, accendano i motori principali almeno mezz’ora prima di lasciare l’ormeggio, concentrando le emissioni in una zona ristretta e sottovento.
L’allarme di Federico Valerio è stato lanciato ieri alle 13.50, quando è stata indicata una “pre allerta aria insalubre” a San Teodoro. In via Bari, secondo i dati da lui diffusi, il biossido di azoto era a 73 microgrammi per metro cubo, un valore superiore a quello registrato in via Buozzi, indicata a 56 microgrammi per metro cubo, e anche a corso Europa, indicato a 71 microgrammi per metro cubo. La causa, secondo la sua lettura, sarebbe stata la combinazione tra venti da sud-sud-est nel porto antico e la presenza di due navi da crociera, Msc Sea View e Msc Musica, con generatori accesi e posizionate sopravento rispetto a via Bari. Alle 14 la situazione risultava in peggioramento, con via Bari salita a 85 microgrammi per metro cubo. Da qui l’invito rivolto ai residenti della zona a chiudere le finestre e a tenere sotto controllo le misure dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure.
Il punto sollevato dall’esperto introduce una distinzione sostanziale: il rapporto della Capitaneria misura e documenta l’attività di controllo sulle navi, ma l’esposizione reale dei quartieri dipende anche da fattori operativi immediati, come vento, posizione delle unità, tempi di accensione dei generatori e dei motori principali, disponibilità dell’alimentazione elettrica da terra e tecnologia delle navi in servizio. Secondo Federico Valerio, se l’elettrificazione delle banchine crocieristiche fosse già operativa, una situazione come quella segnalata ieri in via Bari, con due navi da crociera in porto e generatori in funzione, non si sarebbe verificata negli stessi termini.
Il rapporto della Capitaneria dedica spazio anche al monitoraggio delle emissioni di anidride carbonica, previsto dal regolamento europeo sul sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni nel trasporto marittimo. Nel 2025 sono state controllate 196 navi e non sono state rilevate irregolarità. La Capitaneria ha verificato la presenza del documento di conformità, la validità annuale della certificazione e la coerenza dei dati riportati rispetto alle dichiarazioni delle compagnie. Il documento ricorda che nel periodo 2022-2024 erano invece state inoltrate sei segnalazioni all’autorità nazionale competente presso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, relative a irregolarità nel monitoraggio e nella rendicontazione delle emissioni.
Accanto alle ispezioni formali, la Capitaneria ha proseguito l’attività di controllo sulle fumosità anomale, uno dei fenomeni più percepiti dai cittadini nei quartieri vicini al porto. Fumo nero, denso o persistente dai fumaioli può essere il segnale di anomalie nei motori o nelle caldaie. Per questo sono stati utilizzati richiami via radio dalla sala operativa, lettere ufficiali alle compagnie e riunioni tecniche dedicate, soprattutto con gli operatori dei traghetti. Il rapporto evidenzia che il confronto con gli armatori ha prodotto effetti concreti: sarebbero state eliminate le cosiddette criticità croniche, cioè le navi che presentavano emissioni anomale in modo sistematico, mentre risultano migliorati anche i fenomeni acuti, legati a situazioni eccezionali di funzionamento.
Tra i segnali di prospettiva, il documento cita l’entrata in servizio, a dicembre 2025, della prima nave traghetto a propulsione mista nel porto di Genova. Per la Capitaneria si tratta di un passaggio concreto verso una riduzione strutturale delle emissioni, legato non solo ai controlli ma anche agli investimenti tecnologici delle compagnie. È un punto che si intreccia con una delle priorità indicate da Federico Valerio, cioè il rinnovo del parco traghetti con più navi alimentate a gas naturale, così da ridurre alla fonte una parte delle emissioni legate alle manovre, all’ormeggio e alla fase precedente la partenza.
Un altro elemento qualificante del rapporto è il rapporto con la città. Nel 2025 la Capitaneria ha partecipato all’Osservatorio Ambiente e Salute del Comune di Genova, tavolo che riunisce Comune, Autorità di sistema portuale, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure, Azienda sanitaria locale 3, Regione Liguria, Difensore civico, Municipi, comitati e associazioni di cittadini. In quella sede sono stati condivisi dati, rapporti di attività, risultati delle ispezioni, azioni correttive e criticità ancora aperte. Il rapporto riconosce il ruolo delle segnalazioni dei cittadini, definite spesso il primo indicatore di situazioni da approfondire.
Il confronto pubblico ha avuto anche un momento specifico durante la Genoa Shipping Week, il 15 ottobre 2025, con il convegno “Porto di Genova: tutela ambientale e monitoraggio dei fumi – Good Practices e prospettive”, organizzato dalla Capitaneria di porto di Genova e dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure alla Sala Levante dei Magazzini del Cotone. L’iniziativa ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, autorità tecniche, armatori, comitati e Difensore civico, con l’obiettivo di discutere dati, criticità e investimenti in corso. Il rapporto sottolinea il valore simbolico dell’appuntamento, coinciso con il 160º anniversario della Capitaneria di porto di Genova e con il 30º anniversario dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure.
Il quadro che emerge è quindi doppio. Da una parte, il rapporto 2025 della Capitaneria descrive un sistema di controllo strutturato, con ispezioni tecniche, fermi nave, verifiche sui combustibili, controlli sull’anidride carbonica e confronto con compagnie e comitati. Dall’altra, l’allarme arrivato da San Teodoro ricorda che i numeri dei controlli non bastano, da soli, a chiudere il problema della qualità dell’aria nei quartieri sottovento al porto. Gli otto fermi nave dimostrano che, quando le irregolarità sono gravi, la risposta può arrivare fino al blocco dell’unità. L’assenza di superamenti nei campioni sullo zolfo e l’assenza di irregolarità nei controlli sull’anidride carbonica indicano un adeguamento progressivo del sistema alle norme più recenti. Ma l’episodio di via Bari riporta al centro le misure strutturali: alimentazione elettrica da terra per le crociere, traghetti meno inquinanti e partenze organizzate in modo da non concentrare emissioni nella stessa finestra temporale e nello stesso punto del porto.
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📰 Global News📅 2026-04-28enAria · inquinamentoSalute · ambiente
Some MPPs have raised concerns about air and noise pollution, and whether it's safe to increase air traffic around high rises.
SeveralTorontoNDP MPPs and advocates for Toronto’s waterfront are warning the public about what they describe as grave concerns around safety and health regarding the province’s planned takeover ofBilly Bishop Airportand nearby lands. “This is another real estate scam by theDoug Fordconservative government. And it needs to be stopped before he destroys our waterfront,” said Chris Glover, the NDP MPP for Spadina-Fort York, at a Tuesday news conference. On April 23, the Ford government tabled legislation to seize the City of Toronto’s portion of the tripartite agreement that governs Billy Bishop. The legislation also lists many other areas that would be folded under Ontario’s control, including a third of Little Norway Park and a large swath of Toronto’s Islands. Premier Ford said at the end of March that taking control of Billy Bishop is to expand the airport’s capacity so that larger jets can land, which would bring more “flight options, more routes and more convenience.” Glover, flanked by fellow NDP MPPs Kristyn Wong-Tam and Alexa Gilmour, said at the news conference the airport expansion is simply a “really bad idea.” With Billy Bishop being at the bottom of “a dead-end street” just off of Bathurst, a sizable increase in traffic to the airport would create untenable levels of congestion at the waterfront area and through the city, said Glover. Wong-Tam said the focus should be on shoring up Pearson Airport and supporting the decade-long expansion and renewal of the airport that should be completed by the early 2030s. That is what should support commercial activity and tourism — not the island, she said. The MPPs said there are also concerns about air and noise pollution, as well as the exemptions that would be needed to allow jets to fly low on the city’s skyline and whether it is safe to increase air traffic around high rises. In 2013, Toronto published a report that examined the possible health impacts of expanding Billy Bishop Airport. At the time, Porter was looking to expand the airport to allow jets. The report, commissioned by Toronto Public Health, found the airport in its current form already contributes to health risks, including air quality and noise pollution. It said that traffic conditions, along with an increased risk of traffic-related injuries and fatalities, would be expected to increase with the expansion. But it found that the long-term presence of the airport overall creates the largest risks to population health in general, regardless of an expansion. It called for a reduction of current and future airport impacts. The MPPs also referred to a 2015 report on the requirements needed for expansion, by consulting firm Oliver Wyman, to illustrate why an expansion is not feasible. The Wyman report saidBilly Bishop is “not physically capable of serving as a Pearson on the lake” and that Pearson airport already serves the role as a full-service airport and is easily accessible by the UP Express. Since the province moved to take over the airport, Toronto Mayor Olivia Chow has been vocal in her opposition, calling the legislation a “unilateral action to grab city land.” In a statement to Global News, a spokesperson from the premier’s office said the province is supporting the “long-term modernization and expansion of Billy Bishop Airport, which is a critical and underutilized part of Ontario’s transportation infrastructure.” It said if it were up to the NDP or Liberals, “nothing would get built.” The spokesperson said that Pearson is “at capacity” and options are needed for the growing population. Ontario is looking forward to working with the Toronto Port Authority and the federal government on the project, they said. At a press conference at the end of March, Prime Minister Mark Carney called the Billy Bishop expansion a “very interesting vision.” He has not commented on the plan since then.
📰 TechRadar📅 2026-04-28📍 New York/NJenAria · inquinamento
Joby completes the first point-to-point EV Air Taxi flight in New York City history and it could mean the eVOTL future is here now.
Unlike most airplanes or helicopters, I saw the all-electric Joby Air Taxi long before I heard it. It was cruising silently around Governor's Island and past the Brooklyn Bridge in New York as it made its approach to the NYC Downtown Skyport in Lower Manhattan. When it touched down moments later, it made history, completing the first point-to-point EV air taxi demonstration in New York City history. As someone who's been following the growing eVTOL (electric vertical take-off and landing) industry for almost a decade, this was a watershed moment for me, too. Never, in all that time, had I seen one in flight. Yes, I missed the smaller New York City Joby prototype demonstration in 2023. Still, the truth is, these EV vehicles, which can perform vertical takeoffs before converting into basically airplane mode, have yet to receive the necessary Federal Aviation Administration (FAA) clearance. And with how slowly bureaucracy moves, I assumed it might be another decade before I'd see one in flight outside of a highly controlled test, airfield. Yet here I stood under partly cloudy skies with minimal wind, watching the Joby drop down from the sky, its 6 propellers guiding it to a perfect three-point landing. Pilot Buddy Denham hopped out wearing a snappy, blue Joby's jump suit and greeted me warmly. I asked about how hard it is to fly what looks like a cross between a giant drone and a classic airplane. The EV, which will fly four passengers and a pilot once certified by the FAA, is "highly augmented fly by wire," explained Denham. This means that while he controls speed and altitude with physical controllers, much of what happens is when he tells the flight control system what he wants, and it carries it out. Denham should know. Before joining Joby seven years ago, he was with the Navy, where he helped develop a unified control concept for the F-35 fighter jet's hover system, essentially the same system the Joby aircraft uses today. While Denham described the Joby Air Taxi as "easy to fly," it is a complex air vehicle that does the neat trick of converting back and forth from hovercraft to, basically, aircraft. Denham gestured toward the two most forward of the six propellers and explained how they start facing up to support vertical liftoff and then automatically tip down to face forward to support airplane-like flight. Sign up for breaking news, reviews, opinion, top tech deals, and more. "We're excited that this is going to transform how people move around New York and the world." Joby CEO JoeBen Bevirt told me shortly after the flight demonstration. That transformation is about noise and air pollution. As an all-electric vehicle capable of traveling up to 200mph, the Joby Air Taxi produces zero emissions and, unlike the majority of helicopters flying over and around New York, it is whisper-quiet when in the air. While the noise level rises appreciably as the eVTOL is lifting off or landing, it's by no means ear-piercing. One company representative told me its in-flight "acoustic profile is 100 times lower than a helicopter." Perhaps nothing drove that point home more forcefully than when Bevirt was speaking to the assembled crowd as a large helicopter inexplicably (or purposely) pulled up to the skyport and hovered in space for a minute, essentially drowning out Bevirt's speech. Bevirt later told me that this is a pivotal moment for Joby and the industry and believes the day's flight is "a good indication of where we are going." It's notable, though, that the pilot flew alone and only over water. Without FAA approval, the Joby Air Taxi, which could just as easily land in your backyard as this skyport, cannot fly over land. Joby's efforts, though, were fast-tracked by a recentFAA eIPP(eVTOL Integration Pilot Program). Triggered by an order from US President Donald Trump, the eIPP helps foster public-private partnerships and made the day's flight, a joint operation between Joby and the New York and New Jersey Port Authority, possibly. Full FAA clearance will still be necessary before you catch a Joby from JFK. In the meantime, Joby's latest production prototype is jam-packed with safety features, including multiple redundancies that make it possible to continue flying if one of the six propellers fails. Even inside each propeller is a dual system to prevent failure. Joby representatives believe they may get FAA clearance to fly as early as next year. If so, customers will use the Joby app to book flights, much like they would an Uber. In fact, Joby and Uber are partners, and the idea is that you could book one trip that includes a Joby flight out of JFK and an Uber to pick you up at the skyport. There's an undeniable cool factor to vertical liftoff from JFK and touching down at your destination, but from a practical perspective, you have to ask why. What's the benefit of living this George Jetson existence? Why not just take an Uber from JFK to Midtown Manhattan? Joby CEO Bevirt has the obvious answer: "5 minutes instead of an hour," he grinned. While this day's flight took 10 minutes from point to point, a Joby that's allowed to fly over land will get the job done in as little as five minutes. That sounds amazing, but one can only imagine the costs will be sky (ahem) high. A Joby spokesperson admitted to me that "initially the price might be a bit higher," but they "want to make this accessible to all." Ultimately, it should cost no more than a comparable Uber Black ride. So figure, if and when this operation gets off the ground, $150 per ride. With a spacious cabin, four leather seats, and big windows, the Joby EV air Taxi could someday be the perfect New York City sightseeing vehicle, but first, the company has to build its EVs. This production prototype is close to the final EV, but Joby still has to build more — a lot more. Even here, though, the company is bullish. As a vertically aligned company, it builds the components it needs in Ohio and assembles the EV Air Taxis in California. A Joby spokesperson told me that by 2027, they hope to eventually build four aircraft a month. When Joby has enough Air Taxis and is certified to fly, its first passenger will be CEO Joben Bevirt. When I asked if the vehicles were safe, he said, "Absolutely," and when I followed with if he would be the first passenger, he quickly added, "I am." Follow TechRadar on Google Newsandadd us as a preferred sourceto get our expert news, reviews, and opinion in your feeds. A 38-year industry veteran andaward-winning journalist, Lance has covered technology since PCs were the size of suitcases and “on line” meant “waiting.” He’s a former Lifewire Editor-in-Chief, Mashable Editor-in-Chief, and, before that, Editor in Chief of PCMag.com and Senior Vice President of Content for Ziff Davis, Inc. He also wrote a popular, weekly tech column for Medium called The Upgrade. Lance Ulanoffmakes frequent appearances on national, international, and local news programs including Live with Kelly and Mark, theToday Show, Good Morning America, CNBC, CNN, and the BBC. You must confirm your public display name before commenting Please logout and then login again, you will then be prompted to enter your display name.
Stop a emissioni e scarichi illeciti: la salute dei cittadini non è negoziabile News Prima
Meritocrazia Italia sollecita il Ministero delle Infrastrutture e le Capitanerie di Porto per l'avvio di ispezioni immediate e un monitoraggio costante nelle aree portuali nazionali.
L’inquinamento atmosferico e marino nei pressi delle aree portuali rappresenta un’emergenza silenziosa che colpisce quotidianamente migliaia di residenti. Per questa ragione, il movimento Meritocrazia Italia ha indirizzato una richiesta formale al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Comando Generale delle Capitanerie di Porto, esigendo un intervento strutturato e non più rinviabile per la verifica degli scarichi delle navi e delle emissioni in atmosfera.
Impatto ambientale e rischi per la salute pubblica
Nei bacini portuali italiani transitano ogni anno migliaia di imbarcazioni mercantili e da crociera. Oltre al volume del traffico commerciale, tale afflusso comporta lo scarico di acque di sentina, rifiuti liquidi e solidi, e soprattutto emissioni di ossidi di zolfo, ossidi di azoto e particolato fine derivanti dalla combustione dei motori. Queste sostanze si accumulano nell’aria dei centri abitati costieri, determinando un impatto diretto sulla salute respiratoria, sulla qualità della vita e sull’ecosistema marino. Da anni, esponenti dell’associazionismo e amministratori locali denunciano un sistema di controlli spesso insufficiente e privo di reale efficacia deterrente.
La posizione del movimento sulla gestione delle infrastrutture
La missione dell’organizzazione consiste nel riportare la responsabilità al centro dell’azione pubblica. “Per noi merito significa anche garantire regole chiare, applicarle con competenza e farle rispettare senza eccezioni”. Non si tratta di una contrapposizione al settore marittimo o allo sviluppo economico, poiché i porti restano infrastrutture strategiche e snodi fondamentali per l’occupazione. Tuttavia, la crescita non può verificarsi a scapito della sostenibilità ambientale.
Piano straordinario di ispezione e limiti IMO 2020
La prima richiesta concreta riguarda l’avvio, entro trenta giorni, di un piano straordinario di controlli su tutti i natanti in sosta e in transito. Le verifiche devono vertere sul rispetto delle normative IMO 2020 relative ai limiti di zolfo e delle direttive europee sulla qualità dell’aria. Tali accertamenti, secondo Meritocrazia Italia, devono essere frequenti, imprevedibili e supportati da rigorose analisi tecniche certificate.
Monitoraggio continuo e trasparenza dei dati
Risulta fondamentale installare e potenziare le centraline di monitoraggio nelle aree portuali, con la pubblicazione dei dati in tempo reale a beneficio dei cittadini e delle autorità sanitarie. La trasparenza informativa viene indicata come il primo strumento di prevenzione. Parallelamente, si richiede l’applicazione rigorosa delle sanzioni previste dal Codice della Navigazione e dalla normativa ambientale per chi viola i limiti, poiché la certezza della pena è l’unico deterrente efficace contro comportamenti dannosi.
Coordinamento istituzionale e diritto alla salute
Viene proposta l’istituzione di un tavolo permanente tra Ministero, Capitanerie, ARPA regionali e Autorità di Sistema Portuale per garantire un approccio unitario. “Non servono proclami, servono fatti. Non servono controlli di facciata, serve un sistema di verifica basato su professionalità e tecnologia“. La tutela dell’ambiente è definita come una condizione essenziale per il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Meritocrazia Italia esorta dunque i vertici competenti ad assumere le proprie responsabilità immediate, dichiarando concluso il tempo delle proroghe.
📰 La Voce di Genova.it📅 2026-04-28📍 GenovaitAria · inquinamento
Porto e mobilità urbana, Avs chiede alla Regione misure integrative per alleggerire il traffico legato ai traghetti La Voce di Genova.it
“Chiediamo alla Regione di intervenire concretamente per gestire in modo migliore i flussi veicolari in entrata e in uscita dal porto di Genova, in attesa che entrino in funzione le banchine elettrificate. La situazione attuale provoca un forte inquinamento dovuto ai veicoli in movimento verso i traghetti e le navi da crociera, soprattutto nei mesi estivi. Ci sono quartieri genovesi che vivono momenti di grande difficoltà e che meritano una soluzione al problema”.
A lanciare l’appello è stata Selena Candia, capogruppo regionale di AVS, dopo l’approvazione dell’ordine del giorno che propone di coordinare i flussi portuali e il traffico veicolare nell’area del porto di Genova. Un’iniziativa che richiama anche il peso che la città è chiamata a sostenere quotidianamente, con volumi di traffico strettamente legati alle attività portuali che si riversano sulla viabilità urbana.
AVS punta su miglioramenti organizzativi nella programmazione degli arrivi e delle partenze dei traghetti, oltre che su una distribuzione più equilibrata nel tempo delle operazioni di imbarco e sbarco, con l’obiettivo di ridurre la congestione del traffico urbano. “Sono indispensabili misure integrative – spiega Candia – per coordinare i flussi veicolari, come sistemi di accesso scaglionato ai varchi portuali, strumenti di informazione in tempo reale sulla viabilità e iniziative mirate a favorire modalità di trasporto alternative al mezzo privato. Riteniamo che l’Arpal debba monitorare la qualità dell’aria, con particolare riferimento alle concentrazioni di biossido d’azoto. Queste nostre richieste sono state accolte dalla Regione e ci auguriamo che si passi velocemente dalle buone intenzioni ai fatti concreti”.
Sul fronte ambientale, la Regione Liguria sottolinea di aver già attivato competenze e strumenti di pianificazione finalizzati al miglioramento della qualità dell’aria e alla riduzione delle emissioni, promuovendo anche iniziative di collaborazione istituzionale per lo sviluppo di soluzioni sostenibili.
Per quanto riguarda i flussi di traffico, l’assessore Alessio Piana chiarisce: “La AdSP e la Capitaneria di Porto svolgono in modo coordinato le operazioni all’interno della cinta portuale, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza previste per gli imbarchi, che risultano più impegnativi sotto il profilo delle tempistiche rispetto agli sbarchi; peraltro, come noto, la maggior parte dei traghetti avvia le operazioni di imbarco non appena terminate quelle di sbarco, con la conseguente concentrazione di persone, mezzi leggeri e mezzi pesanti sia in arrivo che in partenza”.
Piana evidenzia inoltre il ruolo centrale del Comune di Genova nella pianificazione e gestione della mobilità urbana, chiamato a d affrontarew anche l’impatto del traffico generato dal porto, con particolare riferimento al coordinamento della circolazione e alla gestione dei principali nodi viari, soprattutto nei momenti di maggiori flussi di mezzi legati agli accessi portuali. Fondamentale anche l’integrazione tra rete urbana e autostradale, attraverso un coordinamento efficace tra gli strumenti gestionali e tecnologici del Comune e quelli dei concessionari, per evitare che le criticità locali si estendano all’intero sistema della mobilità.
Aria più pulita in Veneto: 5 milioni per rottamare i veicoli aziendali Rovigo.News
VENEZIA – Un intervento mirato per migliorare la qualità dell’aria e sostenere al tempo stesso il tessuto produttivo. Su proposta dell’assessore all’Ambiente Elisa Venturini, la Giunta della Regione del Veneto ha dato il via libera al nuovo “Bando Rottamazione Veicoli 2026”, mettendo sul piatto 5 milioni di euro per favorire la sostituzione dei mezzi aziendali più inquinanti con soluzioni a basso impatto ambientale.
Più opzioni per le imprese: non solo acquisto
La principale novità dell’edizione 2026 è l’ampliamento delle modalità di accesso agli incentivi. Non più solo acquisto diretto: il contributo regionale potrà essere utilizzato anche per noleggio a lungo termine e leasing, oltre che per veicoli a “chilometri zero”.
“Abbiamo reso lo strumento più flessibile per rispondere alle esigenze reali delle imprese”, ha spiegato l’assessore Venturini, sottolineando come l’obiettivo sia facilitare il rinnovamento delle flotte aziendali con costi sostenibili.
Una leva concreta per la qualità dell’aria
Il bando si inserisce nella strategia ambientale regionale per il contenimento delle emissioni. Secondo l’assessorato, ogni veicolo sostituito contribuisce a ridurre polveri sottili e ossidi di azoto, con effetti diretti sulla salute pubblica.
“I dati degli ultimi anni mostrano un miglioramento costante del PM10 in Veneto: gli incentivi stanno funzionando e ora vanno rafforzati”, ha aggiunto Venturini.
Il ruolo chiave del sistema camerale
Determinante, per l’attuazione della misura, la collaborazione con Unioncamere Veneto. L’accordo punta a semplificare l’accesso ai fondi e ad accompagnare le imprese nelle procedure.
“La capillarità e la competenza del sistema camerale permettono di superare gli ostacoli burocratici e rendere gli incentivi davvero efficaci”, ha evidenziato l’assessore.
Come partecipare
Le aziende potranno presentare la manifestazione d’interesse online dal 27 maggio al 3 settembre 2026. I contributi, modulati in base alle emissioni dei nuovi veicoli, potranno arrivare fino a 20.000 euro, con premialità per le imprese situate nei Comuni più attivi nelle politiche per il miglioramento della qualità dell’aria.
Un intervento che punta a coniugare transizione ecologica e competitività, rafforzando un percorso già avviato verso un’aria più respirabile in tutto il territorio regionale.
Inquinamento in porto, 31 infrazioni in un anno con 8 fermi amministrativi: il bilancio della Capitaneria di porto di Genova Genova24
Genova. E’ stato pubblicato oggi il rapporto annuale per il 2025 della Capitaneria di porto di Genova con all’interno il bilancio dei controlli sulle violazioni ambientali in porto. Nel documento emerge la mole delle ispezioni, 228 all’interno del bacino genovese, che ha permesso di far emergere 31 criticità con la disposizione di 8 fermi amministrativi.
Il protocollo operativo adottato dalla Guardia Costiera si fonda su “un rigoroso principio di proporzionalità, graduando l’apparato sanzionatorio in base alla gravità delle inadempienze rilevate durante le ispezioni”. Le misure intraprese spaziano dalla prescrizione scritta, volta a sanare lievi irregolarità entro termini temporali stabiliti, all’elevazione di sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni di grado moderato. Qualora le carenze siano giudicate gravi, l’Autorità dispone l’immediata messa fuori servizio di componenti vitali quali motori principali o impianti di lavaggio fumi, giungendo, nelle ipotesi di massima severità, al fermo totale dell’unità in porto. Tale provvedimento impedisce la partenza della nave fino alla completa rettifica delle deficienze, ferma restando la comunicazione all’Autorità giudiziaria per l’avvio di procedimenti penali nei casi più eclatanti.
Il Mediterraneo area SECA e il monitoraggio dei fumi
Il 2025 ha segnato un cambiamento importante: dal 1° maggio il Mar Mediterraneo è ufficialmente un’area SECA (Sulphur Emission Control Area), con l’obbligo di utilizzare combustibili con zolfo non superiore allo 0,10%. Genova aveva già anticipato questa misura con il protocollo volontario Genoa Blue Agreement.
Sotto il profilo strettamente tecnico, l’attività ispettiva ha assunto connotati di particolare minuziosità attraverso interventi “chirurgici”. Gli ufficiali hanno proceduto allo smontaggio forzato di componenti meccaniche, quali pompe d’iniezione e testate, per verificare la corrispondenza delle marcature IMO con i dati riportati nel fascicolo tecnico del motore. A queste operazioni si sono affiancati il blocco cautelativo dei gruppi elettrogeni non a norma e l’esecuzione di dodici campionamenti di combustibile, analizzati successivamente in laboratorio per accertare il superamento dei limiti di zolfo.
Un passaggio fondamentale per la solidità giuridica di queste azioni è giunto dalla recente sentenza del TAR Liguria riguardante la motonave Stolt Argon. Il tribunale ha confermato integralmente l’operato della Capitaneria, stabilendo che l’assenza della marcatura IMO sui componenti costituisce di per sé una prova di non conformità sufficiente a giustificare il fermo nave, indipendentemente dall’effettivo rilievo di emissioni oltre i limiti.
Parallelamente all’azione di controllo, l’Autorità Marittima ha mantenuto costante il monitoraggio visivo delle emissioni, intervenendo tempestivamente con richiami via radio dalla Sala Operativa in caso di fumosità anomale durante le manovre. Tale strategia è stata integrata dall’invio di lettere ufficiali di richiamo alle compagnie e dall’istituzione di tavoli tecnici permanenti con gli armatori dei traghetti
Candia (Avs): “Entrino in funzione le banchine elettrificate
“Chiediamo alla Regione di intervenire concretamente per gestire in modo migliore i flussi veicolari in entrata e in uscita dal porto di Genova, in attesa che entrino in funzione le banchine elettrificate. La situazione attuale provoca un forte inquinamento dovuto ai veicoli in movimento verso i traghetti e le navi da crociera, soprattutto nei mesi estivi. Ci sono quartieri genovesi che vivono momenti di grande difficoltà e che meritano una soluzione al problema”
Selena Candia, capogruppo regionale di AVS, sollecita un’azione concreta dopo l’approvazione della sua proposta di coordinare i flussi portuali e il traffico veicolare nel porto di Genova.
“Servono miglioramenti organizzativi nella programmazione degli arrivi e delle partenze coi traghetti e nella distribuzione temporale delle operazioni di imbarco e sbarco, per ridurre la congestione del traffico urbano. Sono indispensabili misure integrative per coordinare i flussi veicolari, come sistemi di accesso scaglionato ai varchi portuali, strumenti di informazione in tempo reale sulla viabilità e iniziative mirate a favorire modalità di trasporto alternative al mezzo privato. Riteniamo che l’Arpal debba monitorare la qualità dell’aria, con particolare riferimento alle concentrazioni di biossido d’azoto. Queste nostre richieste sono state accolte dalla Regione e ci auguriamo che si passi velocemente dalle buone intenzioni ai fatti concreti”.
Controlli sulle navi a Genova: 228 ispezioni nel 2025 e otto fermi amministrativi Telenord
Nel 2025 la Capitaneria di porto di Genova ha intensificato i controlli sulle navi, effettuando 228 ispezioni su unità italiane e straniere. Un’attività che ha portato a oltre 2.600 verifiche complessive, con 31 criticità riscontrate e otto fermi amministrativi disposti.
Bilancio – I dati emergono dal Rapporto annuale sulle attività ispettive legate al contrasto dell’inquinamento atmosferico navale. Numeri che evidenziano un monitoraggio costante del traffico marittimo nello scalo genovese, tra i più importanti del Mediterraneo.
Emissioni – Una parte rilevante dei controlli ha riguardato le emissioni di ossidi di azoto, con verifiche tecniche approfondite sui motori delle navi. Gli ispettori hanno eseguito controlli anche invasivi per accertare la conformità delle componenti ai parametri stabiliti, inclusa la presenza della marcatura Imo Id e la corrispondenza con la documentazione tecnica.
Normative – Da circa un anno il Mar Mediterraneo è diventato area Seca (Sulphur Emission Control Area), con l’obbligo di utilizzare combustibili a basso contenuto di zolfo. Una misura che a Genova era stata anticipata dal protocollo volontario Genoa Blue Agreement, già adottato per ridurre l’impatto ambientale delle attività portuali.
Monitoraggio – Oltre agli aspetti tecnici, la Capitaneria ha proseguito il controllo delle emissioni visive e il confronto diretto con le compagnie di navigazione. Questo approccio ha contribuito a una progressiva riduzione delle criticità più frequenti.
Collaborazione – Centrale anche il dialogo con il territorio, sviluppato attraverso l’Osservatorio ambiente e salute del Comune di Genova. Un confronto costante con istituzioni e cittadini per garantire trasparenza e condivisione delle informazioni.
Equilibrio – L’attività ispettiva si inserisce in un modello che unisce controllo e prevenzione, con l’obiettivo di bilanciare lo sviluppo del porto con la tutela della qualità dell’aria.
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Navi e traghetti inquinanti, a Genova 228 ispezioni e 31 irregolarità scoperte Liguria Oggi
Genova – Navi e traghetti che inquinano l’aria che respiriamo quando entrano ed escono dal Porto ma, soprattutto, quando restano ferme senza spegnere i motori. Sono 228 le ispezioni fatte dalla Guardia Costiera a Genova, nel corso del 2025 e ben 31 le navi trovate con irregolarità e sanzionate.
La Capitaneria di Porto di Genova ha reso disponibile il Rapporto Annuale 2025 relativo alle attività ispettive per il contrasto all’inquinamento atmosferico navale. Il documento offre una fotografia dettagliata del lavoro svolto per garantire che il traffico marittimo rispetti i limiti di emissione previsti dalle normative internazionali ed europee.
I numeri dell’attività tecnica
Nel corso dell’anno sono state effettuate 228 ispezioni su navi italiane e straniere, per un totale di oltre 2.600 controlli individuali. L’esito di questa attività ha portato al rilevamento di 31 deficienze e alla disposizione di 8 provvedimenti di fermo nave nei casi più critici.
Focus sugli ossidi di azoto (NOx)
Una parte significativa del lavoro ispettivo si è concentrata sulle emissioni di ossidi di azoto (NOx). Questi controlli non sono semplici verifiche burocratiche, ma coinvolgono ispezioni fisiche, anche invasive, sui motori. Come si legge nel rapporto: “Le ispezioni ambientali sulle navi non si limitano a una verifica documentale. Sono controlli tecnici approfonditi che richiedono competenze specialistiche e si articolano su più livelli, fino all’esame fisico dei componenti.”
Gli ispettori verificano che ogni parte del motore (come iniettori, pompe, testate turbine) presenti la corretta marcatura IMO ID, assicurandone la conformità al “Technical File” approvato. Su questo fronte, una recente sentenza del TAR Liguria ha confermato la correttezza dell’operato della Guardia Costiera, stabilendo che: “il Technical File è un parametro vincolante di conformità, non una guida indicativa; l’assenza di marcatura IMO dei componenti è di per sé sufficiente a giustificare il fermo.”
Il Mediterraneo area SECA e il monitoraggio dei fumi
Il 2025 ha segnato un cambiamento importante: dal 1° maggio il Mar Mediterraneo è ufficialmente un’area SECA (Sulphur Emission Control Area), con l’obbligo di utilizzare combustibili con zolfo non superiore allo 0,10%. Genova aveva già anticipato questa misura con il protocollo volontario Genoa Blue Agreement.
Accanto all’attività ispettiva, la Capitaneria ha proseguito il monitoraggio delle emissioni visive e il confronto diretto con le compagnie di navigazione, ottenendo una progressiva riduzione delle criticità più ricorrenti. La Capitaneria pone in evidenza che “I risultati più significativi non sono solo nei numeri, ma nella capacità di incidere concretamente su quelle situazioni di maggiore sofferenza con contestuale riduzione della fumosità ed un miglior rendimento dei motori”
Il rapporto con la città
Elemento qualificante dell’azione svolta è stato il dialogo continuo con il territorio, sviluppato anche attraverso la partecipazione all’Osservatorio Ambiente e Salute del Comune di Genova, sede di confronto tra istituzioni, enti tecnici, operatori e rappresentanti dei cittadini. In tale ambito è stato mantenuto un confronto costante con l’Autorità comunale, il Difensore Civico ed i comitati cittadini, in un’ottica di trasparenza e collaborazione. L’attività svolta si inserisce in un modello operativo che integra controllo, prevenzione e relazione con il territorio, contribuendo a un equilibrio concreto tra sviluppo portuale e tutela della qualità dell’aria. Dalla Capitaneria si sottolinea come “Il confronto con i cittadini rappresenti sempre un valore aggiunto e consenta di orientare meglio i controlli e rafforzare l’efficacia complessiva dell’azione. In un porto come Genova, la sostenibilità è una responsabilità quotidiana che si costruisce con continuità, competenza e la collaborazione di tutti.”
Il Rapporto Annuale 2025 completo può essere consultato sul sito istituzionale della Guardia Costiera
Emissioni delle navi: pubblicato il rapporto 2025 della Capitaneria di porto – Guardia costiera di Genova Ferpress
(FERPRESS) – Genova, 28 APR – La Capitaneria di Porto di Genova ha reso disponibile il Rapporto Annuale 2025 relativo alle attività ispettive per il contrasto all’inquinamento atmosferico navale. Il documento offre una fotografia dettagliata del lavoro svolto per garantire che il traffico marittimo rispetti i limiti di emissione previsti dalle normative internazionali ed europee.
Nel corso dell’anno sono state effettuate 228 ispezioni su navi italiane e straniere, per un totale di oltre 2.600 controlli individuali. L’esito di questa attività ha portato al rilevamento di 31 deficienze e alla disposizione di 8 provvedimenti di fermo nave nei casi più critici.
«L’aria dei porti»: Report accende i riflettori su Ancona e le navi killer CentroPagina
Le parole di Bonifazi sono pesantissime: «Ad Ancona è esplosa la mortalità cardiovascolare, triplicata, quella respiratoria è salita del 40%»
ANCONA – «L’aria dei porti». È il titolo dell’inchiesta di Report andata in onda ieri sera 27 aprile che ha messo sotto i riflettori nazionali il porto di Ancona, le sue emissioni e l’annosa questione del banchinamento del Molo Clementino per accogliere le grandi navi da crociera. Una trasmissione che ha acceso i riflettori su qualcosa che ad Ancona si sa ma che sembra non si voglia guardare troppo da vicino: mentre la città litiga sul futuro del suo porto, il presente avvelena i polmoni.
I numeri della medicina
I numeri li ha messi in fila Floriano Bonifazi, pneumologo e allergologo anconetano che da cinque anni studia gli effetti delle navi sulla salute pubblica, come ha raccontato a Report: «Ad Ancona è esplosa la mortalità cardiovascolare, triplicata, arrivata al 30% in più, quella respiratoria al 40% in più, come incremento percentuale di rischio. Un dato pesante. Se si fossero rispettate le norme dell’Organizzazione mondiale della sanità avremmo avuto ottanta morti in meno all’anno da PM2,5 (particolato fine, ndr) e trenta morti in meno all’anno per biossido d’azoto se ci fossimo tenuti nei 10 microgrammi per metro cubo». Cifre che pesano come macigni e che raccontano una patologia urbana in corso, non teorica.
Il reportage
Le navi all’ormeggio, come spiega il reportage curato da Bernardo Iovene, tengono i motori accesi per garantire energia a bordo: i camini scaricano nell’aria particolato fine, ossido di azoto e biossido di zolfo, una nube che si abbatte direttamente sui quartieri affacciati sul porto. Da maggio 2025 nel Mediterraneo è formalmente obbligatorio l’uso di carburanti con contenuto di zolfo allo 0,1 per cento, ma nella pratica oltre il novanta per cento delle navi continua a bruciare olio combustibile con tenori di zolfo fino al 3,5 per cento, aggirandosi con gli scrubber: sistemi di lavaggio dei fumi che prelevano acqua dal mare e la riversano in porto con residui di idrocarburi policiclici aromatici, black carbon e sostanze che entrano nella catena alimentare marina.
Il nodo molo Clementino
Inevitabilmente la trasmissione ha aperto il capitolo molo Clementino, il progetto di banchinamento sul fronte esterno del porto storico che da mesi divide la città. Da una parte il Comune con il sindaco Daniele Silvetti, che ha espresso parere negativo al progetto, affiancato dall’opposizione di sinistra, dal M5s, da Europa Verde e da gran parte della stessa maggioranza di centrodestra; dall’altra l’Autorità di sistema portuale, guidata da Vincenzo Garofalo, e il fronte favorevole allo sviluppo crocieristico che include pezzi di Fratelli d’Italia.
Attenzione, però, perché la giunta Silvetti non è contraria alle navi da crociera, ma al banchinamento del molo Clementino, mentre ospiterebbe le navi da crociera in un’altra zona del porto, nella cosiddetta banchina rettilinea, la 26 più la 27 ancora da completare, definita «soluzione di preminente interesse pubblico sotto il profilo ambientale, economico e paesaggistico».
Le parole del sindaco
Silvetti, intervistato da Iovene, ha posto la domanda nella sua forma più diretta: «Lei immagina cosa significa, oltre a potenziare elettricamente una nave da crociera di oltre 300 metri, far arrivare dentro a quel terminal centinaia di tir, bus e auto ogni giorno?». Garofalo ha replicato con una presa di distanza: «No, il sindaco non si è messo di traverso, ha espresso soltanto alcune perplessità».
Una mediazione diplomatica che non rende la misura del braccio di ferro reale. MSC, che su 45 sbarchi previsti nella stagione 2026 ne conta 30 di proprie navi, ha già minacciato di levare le ancore: «Stiamo valutando seriamente se rimanere o meno ad Ancona», ha avvertito Luigi Merlo, responsabile per l’Italia di CTL Maritime.
Regione e Ministero
La Regione Marche ha trasmesso al ministero dell’Ambiente un parere critico, chiedendo di verificare la sostenibilità complessiva e la coerenza della localizzazione dell’intervento, con particolare attenzione agli impatti sul porto storico, sul paesaggio e sulla salute pubblica. Nel frattempo il ministero dell’economia e delle finanze ha bloccato 101 milioni di euro di finanziamenti destinati allo scalo, compresi i 22 milioni stanziati dal Mit per il banchinamento.
Il nodo del futuro del porto dorico non è solo urbanistico o commerciale, è sanitario. E Report lo ha reso evidente mettendo in fila i dati epidemiologici di città portuali come Ancona e Civitavecchia, dove l’indice di mortalità risulta più alto rispetto alla media, con correlazione diretta alle emissioni navali.
Ancona non compare tra i porti europei più inquinati – meno di cinquanta navi da crociera l’anno, contro le oltre 400 di Livorno o Civitavecchia – ma i numeri di Bonifazi dicono che il danno è già in corso, prodotto ogni giorno dai traghetti con i motori costantemente accesi davanti ai palazzi e ai negozi, i bar, i ristoranti del centro. Il Molo Clementino porterebbe le crociere a 100-150 navi l’anno.
Più traffico, più emissioni, più persone. La domanda che l’inchiesta di Iovine lascia sospesa sopra il porto dorico è la stessa che la città sembra stentare ad affrontare: si può ragionare di sviluppo senza prima fare i conti con la salute di chi ci vive?
📰 Corriere Del Mezzogiorno📅 2026-04-28📍 Castellammare di StabiaitAria · inquinamentoElettrificazione · cold ironingSalute · ambiente
Report, fumi tossici dalle navi a Napoli. Cuccaro (Autorità Portuale): «Alle banchine elettrificate non ci credo» Corriere Del Mezzogiorno
di Luca Marconi
Il presidente dell'Authority: «Portiamo l'energia al porto, ma chi la compra?». Secondo il Comune solo il 5% delle navi è attrezzato per riceverla
La trasmissione Report di Sigfrido Ranucci questa domenica si è occupata, con Berardo Iovene, dei porti d'Italia con riferimento ai fumi da olio combustibile e altri carburanti inquinanti delle navi che stazionano, praticamente in centro città - a Napoli come a Genova, Ancona o Livorno - a motori accesi senza sosta. Iovene, passando anche dalla redazione del Corriere del Mezzogiorno che affaccia sui moli Beverello e Pisacane, dopo aver raccolto le testimonianze degli abitanti che gli mostravano i vetri delle finestre di casa coperti da fuliggine e dopo aver ascoltato i dati sull'incidenza delle malattie correlabili allo zolfo o al biossido di azoto dal presidente di Isde-Medici dell'Ambiente Antonio Marfella, si è mostrato sorpreso quando, valutando lo stato dei lavori per le banchine elettrificate in realizzazione - almeno - alla Stazione Marittima dove attraccano le navi da crociera - un progetto da 25 milioni partito dopo decenni di attesa - ha intervistato il presidente dell'Autorità portuale.
«A Napoli non solo i lavori sono in ritardo», dice Report, «sono stati stanziati 25 milioni ma il problema è (ancora) individuare la sede che ospiterà la cabina elettrica principale che dovrà servire sia il porto che la città, perché c'è carenza energetica... però poi il presidente dell'Autorità ci spiazza totalmente».
«Chi la compra l'energia alle banchine?» Dunque Eliseo Cuccaro, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale (che comprende i porti di Napoli, Salerno e Castellammare) dice in favore delle telecamere di Rai3: «Io sono molto schietto, non ci credo tantissimo e lo dico con fermezza. Lei immagini soltanto quanta potenza serve ad un porto. Napoli non ce l'ha. Noi dovremo attingere a questa fonte di energia da qualche parte e dovrebbe essere prodotta altrove. Non dimentichiamo che in Italia l'energia pulita non l'abbiamo. E c'è scetticismo anche da parte dei fornitori di energia. Penso che abbiano registrato in questo momento uno scarso interesse dal cliente, ma se non ci sono navi elettriche, questa energia elettrica portata alle banchine chi la deve comprare? Questo è il tema».
Report poi passa subito a Genova, «dove invece l'Autorità Portuale ci crede, ha già fatto scavi e sono previste 8 banchine elettrificate per un investimento di 32 milioni di euro». Napoli, paragonata a Genova e Livorno, sembra essere la città che si è preoccupata di meno e oggi si mostra addirittura scettica sulle soluzioni, malgrado ci sia un finanziamento per un progetto da portare a termine a breve.
Progetto che comunque non risolverà il problema al terminal traghetti: già nel 2020 sono falliti tentativi di elettrificare le banchine a Porta di Massa, dove navi più vecchie producono fumi più vistosi e si arenò tutto sempre contro lo scoglio dell'energia. E proprio su questo punto Cuccaro si mostra estremamente realista. Troppo, a giudizio dell'Isde, i Medici dell'Ambiente che insistono sull'urgenza di trovare soluzioni ricordando la procedura di infrazione per gli sforamenti di biossido di azoto a Napoli e Palermo.
Il Porto senza una centralina fissa Arpa Benché l’Arpa Campania attribuisca al porto di Napoli buona parte dell’inquinamento da polveri sottili e biossido di azoto dell'intera città, l’Arpa non ha una centralina fissa per il rilevamento della qualità dell’aria al porto. L'ultimo rapporto Legambiente sulla qualità dell'aria difetta dei dati («non determinati») della marina. Questo non vuol dire che non la misuri affatto, ad esempio dal 2018 al 2020 ha usato stazioni di rilevamento mobili, siglando un accordo con l’Autorità portuale. Un laboratorio mobile è stato posizionato davanti alla Stazione Marittima cioè agli attracchi delle navi da crociera - i traghetti per le isole e la Sicilia invece attraccano due chilometri più ad Est -e «il quadro dell’aumento generale degli inquinanti» fu dato per «congruente con la presenza delle navi nel porto coi motori avviati».
Secondo l'Apat una nave da crociera, «stazionando per un anno nel Porto di Napoli col solo motore ausiliario acceso inquina come 12.500 automobili a pieno regime», l'Apat nel 2008 dava «il 63% dell'inquinamento da ossido di zolfo di Napoli derivante dalle navi in banchina che, non potendo spegnere il generatore ausiliario, provocano una gran quantità di fumi».
Il tentativo di elettrificare il terminal traghetti Raccontando da Napoli che le compagnie non avrebbero alcun interesse ad attrezzarsi per le banchine elettrificate, dato il costo dell'energia, in realtà Report conferma ciò che dovremmo sapere già da tempo.
Nel 2020 l'allora presidente dell’Autorità Portuale Spirito annunciò un protocollo di intesa con Caremar ed Enel per la costruzione di una cabina elettrica a Porta di Massa per l’alimentazione dei traghetti che restavano in porto la notte, a questo giro Spirito lasciava fuori le navi da crociera pensando a quelle più inquinanti, investendo 80.000 euro e prevedendo un eco bonus per la Caremar con riduzione dei canoni di attracco, ma il progetto si infranse contro l'opposizione del Terminal Traghetti Napoli alla sub concessione e soprattutto sulla vendita dell’energia che «in un mercato regolato non ha alcun margine» e diceva già Spirito: «L’impiego di energia elettrica sulle navi non è sostenibile con queste tariffe, servirebbe un incentivo».
Le valutazioni del Consiglio comunale Ma più recentemente, una nota del Consiglio comunale dell'11 dicembre 2024 titolata «Progetto Banchine Molo Angioino da completare entro il 30 giugno 2026», ci aveva già detto che «il progetto di elettrificazione delle banchine, finanziato con 25 milioni dal Fondo Complementare del PNRR, risponde alle elevate esigenze energetiche delle grandi navi, che necessitano di 10-15 megawatt di energia al giorno ciascuna». Che «in collaborazione con Enel Distribuzione» era «in corso la progettazione di una cabina primaria nell’ex edificio Solla», che avrebbe dovuto ospitare «due trasformatori, con l’obiettivo di concludere i lavori entro giugno 2026». Cabina che «permetterà l’elettrificazione del Molo Angioino dove attraccano le navi da crociera, e consentirà di alimentare fino a tre ormeggi, con possibilità di servire due navi contemporaneamente». Il Comune annunciava con l’avvio dei lavori a gennaio anche «un investimento aggiuntivo di 7 milioni di euro oltre ai fondi PNRR…». Ma soprattutto il documento della commissione consiliare che ha interloquito con l'Authority e gli armatori, aggiunge alla fine che «attualmente, solo il 5% delle navi è attrezzato per ricevere energia elettrica dalla banchina ... » e tuttavia «il progetto si inserisce nella strategia di promuovere fonti energetiche rinnovabili, sfruttando la facilità di connessione alle reti alternative».
Reti che, secondo Cuccaro, mancano totalmente. Dunque l'intervento di Cuccaro non dovrebbe sorprendere. E tuttavia non cancella l'emergenza sanitaria che intanto si è tradotta in una procedura di infrazione europea. Il Porto di Napoli sta comunque implementando l'elettrificazione delle banchine (cold ironing) e soltanto per le navi da crociera che attraccano al Molo Angioino, dovrebbe essere un inizio. Ma la strada sembra parecchio in salita e sulla volontà politica pare pesare quella degli armatori.
Il Comune a Vienna e reazioni Il Comune di Napoli parteciperà, il 28 aprile a Vienna, al meeting finale del progetto Horizon Knowing – Framework for defining climate mitigation pathways finanziato dalla European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (Cinea): in qualità di partner di un consorzio di 18 soggetti europei e nazionali, tra cui l'Enea e la Federico II, «il Comune è impegnato nello studio degli impatti e dei rischi del cambiamento climatico con particolare attenzione agli ambiti marino-costieri» e «il meeting rappresenterà l’occasione per condividere a livello europeo le strategie del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima approvato a luglio dal Consiglio Comunale e per illustrare l’attività svolta in materia di lotta al cambiamento climatico», si apprende dal Municipio. Tutto meraviglioso. A maggior ragione sarebbe lecito aspettarsi che il Comune si preoccupi, in anticipo sul crash climatico, degli scarichi in mare e nell'aria delle grandi navi del suo Porto.
Commenta il deputato verde Francesco Borrelli: «Le parole del presidente dell'Autorità Portuale che a Report ha dichiarato di non credere nel sistema di elettrificazione nonostante i progetti già in itinere e finanziati sono gravi e sorprendenti. Come possiamo andare verso un futuro sostenibile se i primi a non crederci sono i vertici delle autorità che dovrebbero traghettarci? Non porsi il problema dell'inquinamento delle navi nei porti è inaccettabile e ci fa capire quanto ancora oggi sia scarso l'interesse per l'ambiente e la salute». E il presidente dell'Isde Marfella infine ricorda che «con la tassa di imbarco il Comune incassa dai 12 ai 14 milioni all'anno... e la gente si ammala».