Aggregatore notizie

Porti & ambiente — le notizie raccolte

Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 4938 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.

Articoli per area ambientale
reset
Fumi navi, Capitaneria: "Nel 2025 228 ispezioni, 8 fermi e 31 deficienze riscontrate" - Primocanale
📰 Primocanale 📅 2026-04-28 📍 Genova it Aria · inquinamento Clima · decarbonizzazione
Fumi navi, Capitaneria: "Nel 2025 228 ispezioni, 8 fermi e 31 deficienze riscontrate" Primocanale
228 ispezioni su navi italiane e straniere, per un totale di oltre 2.600 controlli individuali e 8 navi fermate. Sono alcuni dei numeri del bilancio dell'attività della capitaneria di porto di Genova sull'inquinamento delle navi. "Nel 2025 la Capitaneria di Porto di Genova ha condotto un'intensa attività di controllo a tutela della qualità dell'aria, verificando il rispetto delle normative internazionali ed europee in materia di emissioni inquinanti delle navi. In un contesto geografico in cui lo scalo marittimo è intrinsecamente fuso con il tessuto urbano, la Capitaneria ha operato per garantire un equilibrio rigoroso tra l'operatività industriale e il diritto alla salute della cittadinanza. Complessivamente sono state effettuate 228 ispezioni su navi italiane e straniere, per un totale di oltre 2.600 controlli individuali. La nuova normativa del 2025 sul tenore di zolfo L'anno 2025 ha segnato un passaggio normativo rilevante: dal 1° maggio il Mediterraneo è diventato ufficialmente area SECA (Sulphur Emission Control Area), con obbligo di utilizzo di combustibili con tenore di zolfo non superiore allo 0,10%. Un traguardo atteso da anni, che Genova aveva già anticipato con il Genoa Blue Agreement. Sul fronte giuridico, il TAR Liguria ha rigettato integralmente il ricorso presentato da un armatore avverso il fermo disposto dalla Capitaneria nel 2024, riconoscendo espressamente la correttezza tecnica e procedurale dell'operato ispettivo. Una conferma importante della solidità del lavoro svolto. La Capitaneria ha continuato a partecipare attivamente ai tavoli istituzionali — in primo luogo l'Osservatorio Ambiente e Salute del Comune di Genova — mantenendo un dialogo aperto e costruttivo con comitati, associazioni di cittadini, Municipi, Difensore Civico e commissioni consiliari. Un rapporto nato dalla chiarezza reciproca e cresciuto nella fiducia. "Inquinamento da traffico marittimo è questione concreta" L'inquinamento atmosferico generato dal traffico marittimo è una questione concreta per tutte le città portuali, e Genova — con il porto che si sviluppa a poche centinaia di metri dal centro abitato — lo vive con particolare intensità. Per questo la Capitaneria di Porto esercita con rigore le proprie funzioni di controllo, in attuazione di un quadro normativo internazionale ed europeo articolato e in continua evoluzionè. "Il porto è parte della città, non un'entità separata" “Il porto di Genova è parte della città, non un'entità separata da essa. Per questo il controllo delle emissioni delle navi non è per noi un adempimento burocratico, ma un impegno concreto verso chi vive e lavora in questa città. I numeri di questo rapporto raccontano un lavoro serio, condotto ogni giorno con rigore tecnico e con la consapevolezza che dietro ogni ispezione c'è la qualità dell'aria che respiriamo tutti." Come si svolgono le ispezioni Le ispezioni ambientali sulle navi non si limitano a una verifica documentale. Sono controlli tecnici approfonditi che richiedono competenze specialistiche e si articolano su più livelli, dalla documentazione di bordo fino all'esame fisico dei componenti dei motori. L'obiettivo primario rimane la prevenzione. Le navi soggette a ispezione Sono sottoposte a ispezione tutte le navi commerciali — da carico e passeggeri battenti bandiera italiana e straniera — che scalano il porto di Genova. Le navi straniere vengono selezionate secondo i criteri del Port State Control (PSC) stabiliti dalla Direttiva europea 2009/16/CE recepita dal d.lgs. 53/2011, attraverso il sistema informatico europeo THETIS. Le navi italiane sono ispezionate in occasione delle visite periodiche per il rinnovo della certificazione, in base alle disposizioni del d.lgs. 37/2020 e del DPR n. 435/1991. Inoltre, sono sottoposte a controllo anche le unità che si sono rese protagoniste di emissioni anomale segnalate dai cittadini o individuate dai sistemi di monitoraggio della Capitaneria. I controlli tengono conto di diversi parametri: l'anno di costruzione della nave, il tonnellaggio, la potenza installata e qualsiasi modifica successiva — come la sostituzione di motori principali, gruppi elettrogeni o inceneritori. Una nave che emette fumo durante una manovra nel porto di Genova Cosa viene verificato Nel corso di ogni ispezione vengono effettuati da un minimo di 10-15 a un massimo di 30-40 controlli distinti. Le verifiche riguardano tre aree principali: Documentazione, Componenti tecnici, Sistemi EGCS / Scrubber Certificato Internazionale per la Prevenzione Marcatura IMO (IMO ID) dei componenti Certificazione dell'impianto dell'Inquinamento Atmosferico (IAPP) Testate, pompe iniezione, iniettori, turbine Manuali e manutenzioni periodiche Certificati motori (EIAPP) Rispondenza al Technical File approvato Parametri di funzionamento Fascicoli tecnici (Technical File) Pezzi di ricambio presenti a bordo Calibrazioni e sensori Record Book of Engine Parameters Software gestione parametri motore Registri di utilizzo Ricevute di consegna combustibile (BDN) Procedura cambio combustibile Le misure in caso di non conformità Quando vengono riscontrate deficienze o vi sono fondati dubbi sulla conformità, l'ispezione si fa progressivamente più dettagliata. Le ispezioni condotte superano la dimensione burocratica e documentale per addentrarsi in verifiche tecniche Si può arrivare allo smontaggio di pompe e iniettori, all'apertura dei carter dei motori per verificare la marcatura di bielle, pistoni e alberi a camme, fino alla verifica dei settaggi di funzionamento. In caso di esito negativo, le misure vanno dalla prescrizione scritta fino al fermo della nave, attraverso: – imposizione di ispezioni addizionali alla certificazione IAPP; – sanzioni amministrative; – fermo e divieto di utilizzo di motori, diesel generatori o impianto scrubber; – fermo della nave fino alla rettifica delle deficienze; – comunicazione all'Autorità giudiziaria nei casi più gravi. Il Genoa Blue Agreement Il Genoa Blue Agreement è un accordo volontario — rinnovato per la terza volta nel 2023 — che coinvolge l'intero cluster marittimo genovese: compagnie di navigazione, armatori, operatori portuali e rimorchiatori. L'obiettivo era rendere la zona entro le 3 miglia nautiche dal porto di Genova assimilabile a un'area SECA, con combustibili al massimo allo 0,10% di zolfo in massa. Le navi aderenti si impegnavano a completare il passaggio al combustibile a basso tenore di zolfo già all'entrata nello schema di separazione del traffico (VTS) — ben prima di quanto previsto dalla legge — e per tutto il periodo di permanenza in porto, inclusa l'uscita. Rientrano nell'accordo anche le navi dotate di scrubber (EGCS), quelle alimentate a GNL e quelle che utilizzano combustibili alternativi senza componenti fossili (biofuel, ammoniaca, metanolo, etanolo), in linea con la crescente decarbonizzazione del settore. Con l'entrata in vigore della SECA Mediterraneo nel maggio 2025, l'obbligo normativo ha raggiunto i livelli già previsti dall'accordo. Il Genoa Blue Agreement rimane tuttavia pienamente in vigore per tutti gli altri impegni che lo caratterizzano: monitoraggio delle emissioni, segnalazione tempestiva di fumosità anomala, manutenzioni, controlli della Capitaneria e dialogo continuo con gli operatori. Gli ossidi di azoto (NOx) sono tra i principali inquinanti prodotti dalla combustione dei motori diesel marini. Le principali non conformità Le deficienze rilevate hanno riguardato principalmente tre ambiti. – La tenuta del registro dei parametri di funzionamento dei motori principali e dei gruppi elettrogeni: irregolarità nella compilazione, omissioni o mancata corrispondenza con i valori reali rilevati a bordo. – La marcatura dei componenti: installazione di parti (pompe iniezione, iniettori, testate, turbine) prive della marcatura IMO obbligatoria o non conformi al Technical File approvato del motore. – La certificazione: assenza o non aggiornamento dei certificati EIAPP a seguito di interventi di manutenzione straordinaria, o configurazione motore non corrispondente a quella certificata. Le azioni adottate Le deficienze riscontrate sono state oggetto di verifica approfondita per analizzarne le cause e impedirne il ripetersi. Tra le azioni concrete adottate nel 2025: – smontaggio e sostituzione di testate, iniettori e pompe dei motori principali e ausiliari non conformi; – messa fuori servizio di motori principali e ausiliari prima della partenza, in attesa della sostituzione delle componenti non conformi; – fermo delle unità — sia italiane sia straniere — fino alla rettifica delle deficienze; – elevazione di sanzioni amministrative; – coinvolgimento degli Organismi riconosciuti (Società di Classificazione) per ispezioni addizionali e aggiornamento della certificazione; – informative al Comando Generale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica per le azioni di indirizzo nazionale. Anche gli Organismi riconosciuti responsabili del rilascio della certificazione IAPP hanno emesso note di attenzione alle compagnie e ai propri ispettori sulle problematiche di marcatura dei componenti, a seguito e in coordinamento con l'attività ispettiva della Capitaneria di Genova.
→ Apri originale
Napoli inquinata dal suo porto, polemiche dopo il servizio di Report - NapoliToday
📰 NapoliToday 📅 2026-04-28 📍 Napoli it Aria · inquinamento Elettrificazione · cold ironing Salute · ambiente
Napoli inquinata dal suo porto, polemiche dopo il servizio di Report NapoliToday
Torna al centro del dibattito, dopo un servizio di Report, la questione dei fumi emessi delle navi nel porto di Napoli. L’inchiesta firmata da Berardo Iovene documenta la situazione nei pressi dei moli Beverello e Pisacane, con residenti che mostrano vetri coperti di fuliggine e medici che collegano l’esposizione agli inquinanti a patologie respiratorie. Parte tutto dalle navi in sosta con i motori accesi. Secondo stime citate nel servizio, una nave da crociera ferma in porto per un anno con il solo motore ausiliario attivo può inquinare quanto 12.500 automobili a pieno regime. In passato, fino al 63% delle emissioni di ossidi di zolfo in città è stato attribuito proprio alle navi in banchina nel porto. "Banchine elettrificate? Non ci credo": la posizione di Cuccaro Sul piano delle soluzioni, il progetto di elettrificazione delle banchine – finanziato con 25 milioni di euro – procede con ritardi. E soprattutto incontra ostacoli strutturali ed economici. Nel servizio, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale, Eliseo Cuccaro, espone in modo netto la sua posizione: "Io sono molto schietto su questo, io non ci credo tantissimo e lo dico con molta fermezza. Immagini soltanto quanta potenza serve ad un porto. Napoli non ce l'ha". E ancora: "Noi dovremo attingere a questa fonte di energia da qualche parte e dovrebbe essere prodotta altrove. Non dimentichiamo che in Italia l'energia pulita non l'abbiamo". La questione per Cuccaro è economica e sistemica: "Se non ci sono navi elettriche, questa energia elettrica portata alle banchine, chi la deve comprare? Questo è il tema". Dopo la messa in onda del servizio, il deputato dei Verdi Francesco Borrelli ha criticato fortemente le dichiarazioni del presidente dell’Authority: "Le parole del presidente dell'Autorità portuale che a Report ha dichiarato di non credere nel sistema di elettrificazione nonostante i progetti già in itinere e finanziati sono gravi e sorprendenti. Come possiamo andare verso un futuro sostenibile se i primi a non crederci sono i vertici delle autorità che dovrebbero traghettarci?". Manca anche il monitoraggio dell'aria Alle difficoltà tecniche si aggiunge una carenza sul monitoraggio ambientale. Nel servizio di Report viene anche evidenziato come, nonostante l’Arpa Campania attribuisca al porto una quota rilevante dell’inquinamento da polveri e biossido di azoto, nell’area portuale non è presente una centralina fissa per il rilevamento della qualità dell’aria. In passato sono state utilizzate postazioni mobili, che hanno comunque rilevato livelli di inquinanti "congruenti con la presenza delle navi nel porto con i motori avviati".
→ Apri originale
Il porto di Ancona a Report. Sorpresa: ecco i dati sulle multe per emissioni fuorilegge - Il Resto del Carlino
📰 Il Resto del Carlino 📅 2026-04-28 📍 Ancona it Aria · inquinamento
Il porto di Ancona a Report. Sorpresa: ecco i dati sulle multe per emissioni fuorilegge Il Resto del Carlino
Ancona, 28 aprile 2026 – Una multa per emissioni fuori legge dei fumi dalle navi negli ultimi due anni. È quanto emerso dalla puntata di Report, andata in onda domenica sera, incentrata sul porto di Ancona e sull’inquinamento che incide sulla salute delle persone. Il tutto in un periodo in cui la discussione sul molo per le grandi navi da crociera sta tenendo banco in città (le riprese della trasmissione di Ranucci risalgono ad almeno sei mesi fa). L’inchiesta curata da Bernardo Iovine ha confermato un dato primario: le fonti emissive nocive riguardano il presente, ossia i traghetti che quotidianamente ormeggiano davanti ai palazzi del centro, mentre oggi si discute su un’opera che ancora non esiste e forse non esisterà mai. Insomma, la pagliuzza e la trave. Sembra davvero incredibile i controlli della capitaneria di porto non abbiano portato ad alcuna sanzione per le fonti emissive delle navi nel 2024 e a una soltanto l’anno scorso. Capitaneria di porto, rappresentata da alcuni ufficiali di punta, che ha fatto la differenza tra navi in manovra dentro il porto e navi all’ormeggio, anche se l’inquinamento esiste. È stato il professor Floriano Bonifazi, allergologo e coordinatore dei piani contro l’inquinamento della città, a rendere note statistiche sulla crescita esponenziale delle patologie cardiocircolatorie e quelle respiratorie di chi sta più a contatto col porto. Le divisioni istituzionali di Ancona Era normale che si parlasse di Molo Clementino e, seppur con interviste ridotte davvero all’osso, sono emerse tutte le divisioni istituzionali: “Lei immagina cosa significa, oltre a potenziare elettricamente una nave da crociera di oltre 300 metri, far arrivare dentro a quel terminal centinaia di tir, bus e auto ogni giorno?” ha detto il sindaco Silvetti, con Iovine che ha fatto replicare il presidente dell’Autorità portuale, Vincenzo Garofalo: “No, il sindaco non si è messo di traverso, ha espresso soltanto alcune perplessità” mentre secondo l’ex sindaca Valeria Mancinelli, che il progetto del molo l’ha stimolato “il problema non deve essere molo sì oppure molo no, ma farci arrivare navi sostenibili”. Gli altri porti nell’inchiesta All’interno dell’ampia inchiesta non si parlava solo del porto di Ancona, anzi, nel mirino di Report ci sono stati i porti di Livorno, Civitavecchia, Napoli e Genova. Porti, come i primi due a esempio, in cui ogni anno attraccano oltre 400 navi da crociera, mentre ad Ancona ne arrivano meno di 50 e col Molo Clementino attivo si arriverebbe tra 100 e 150 navi/anno. Anche per questo Ancona non figura, come altri 4 scali nazionali, nella classifica europea dei porti più inquinati, anche se gli effetti degli studi epidemiologici, come già ripetuto, dicono che gli effetti ci sono e sono gravi. Il turismo Intanto, ammontano a oltre 340 milioni di euro gli investimenti per il turismo via mare nei porti adriatici previsti nel 2026, di cui 252 in Italia e circa 90 nei paesi sulla sponda balcanica. Sono le prime anticipazioni dell’Adriatic Sea Tourism Report che verrà presentato in occasione dell’ottava edizione di Adriatic Sea Forum in programma a Venezia il 25 e 26 giugno. Tra quelle risorse ci sono anche 9,8 milioni di euro per l’elettrificazione delle banchine del porto di Ancona.
→ Apri originale
Cresce la distribuzione di Gnl su piccola scala
📰 La Repubblica Media 📅 2026-04-27 📍 Ravenna it Aria · inquinamento Clima · decarbonizzazione
Normative più stringenti e sviluppo del bunkeraggio spingono il settore. Il mercato europeo verso i 50 miliardi entro il 2033. In Italia la filiera è ancora incompleta
Nel sistema energetico sta cambiando una variabile chiave: non solo dove si produce il gas, ma come viene distribuito. È su questo terreno che prende forma lo small scale Lng, la distribuzione di gas naturale liquefatto su piccola scala, che da segmento marginale sta evolvendo in una filiera industriale. Il punto di forza è la modularità: minori volumi, maggiore flessibilità, capacità di servire porti, industrie e aree non metanizzate. L’interesse per lo small scale Lng è legato a tre fattori. Il primo è la sicurezza energetica: dopo la crisi del gas del 2022, seguita alla guerra in Ucraina, l’Europa ha aumentato il ricorso al Gnl, che oggi copre circa il 40% delle importazioni, provenienti in larga parte da Stati Uniti e Qatar. Il secondo è regolatorio: le norme europee e internazionali, da FuelEU Maritime all’estensione dell’Ets al trasporto marittimo, spingono verso combustibili a minori emissioni. Il terzo è tecnologico: il Gnl è una soluzione disponibile su scala industriale ed è compatibile con il bio-Gnl. In questo contesto, lo small scale Lng sta uscendo dalla dimensione di nicchia, con la prospettiva - secondo le stime di Grand View Research, società di analisi americana - di passare da circa 17 miliardi nel 2025 a quasi 50 miliardi di dollari al 2033 solo in Europa, con tassi di crescita a doppia cifra. A guidare questa crescita è il settore marittimo. Lo evidenzia Dnv: la flotta mondiale di navi alimentate a Gnl ha raggiunto le 648 unità a fine 2024 ed è destinata a crescere rapidamente. Oggi circa il 50% delle nuove navi a combustibili alternativi utilizza il Gnl, confermando il ruolo “ponte” di questo vettore nella transizione del trasporto marittimo. A questo trend si affiancano i primi segnali operativi: nei porti italiani sono già state avviate operazioni regolari di bunkeraggio, con frequenze che in alcuni casi arrivano a una ogni due giorni. Questo trend sta spingendo lo sviluppo del bunkeraggio e, più in generale, il salto di scala dello small scale Lng, che per crescere deve poter contare su depositi costieri, navi dedicate e una logistica integrata, collegata ai terminali di rigassificazione - punto di ingresso del gas nella filiera - da cui prende avvio la distribuzione su piccola scala. Su questa base si innestano soluzioni come ship-to-ship e ship-to-truck, che consentono di rifornire non solo le navi ma anche le autocisterne, estendendo l’utilizzo del Gnl oltre il comparto marittimo. È su questo terreno - disponibilità di infrastrutture, operatività nei porti e capacità di distribuzione - che si misura il grado di maturità dei mercati. In Italia, il quadro è ancora sbilanciato. Come mostrano i dati di Bip Consulting, nel 2024 la domanda complessiva di Gnl ha raggiunto circa 208mila tonnellate, ma resta fortemente concentrata nell’autotrazione, che rappresenta oltre l’80% dei consumi, con più di 5.000 mezzi e circa 180 stazioni di rifornimento, soprattutto nel Centro-Nord. Il comparto navale, invece, è ancora marginale ma è quello destinato a crescere di più: gli scenari indicano che, con lo sviluppo delle infrastrutture e condizioni di mercato favorevoli, i consumi potrebbero aumentare rapidamente nei prossimi tre anni, trainando l’espansione complessiva del mercato. Grafico a cura di Silvano Di Meo I nodi restano su due piani, strettamente intrecciati. Da un lato, la complessità burocratica - tra iter autorizzativi multilivello e concessioni demaniali per l’utilizzo di aree e banchine portuali - continua a rappresentare più un ostacolo amministrativo che tecnico. Dall’altro, questi ritardi si riflettono sul piano infrastrutturale: ad oggi sono operativi solo due depositi costieri, snodi in cui il gas, dopo l’importazione attraverso i terminali di rigassificazione, viene stoccato e ridistribuito su scala ridotta. Sono quelli di Ravenna - unico punto di ritiro di Gnl a servizio della penisola - e di Oristano, che serve esclusivamente la Sardegna e resta un laboratorio per le reti isolate. Altri progetti sono stati presentati, alcuni risultano autorizzati, ma non ancora realizzati. Sul fronte del bunkeraggio, passaggi decisivi sono stati compiuti con le linee guida per le operazioni ship-to-ship di Gnl e bio-Gnl pubblicate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel maggio 2025. Il documento introduce procedure operative standard, definisce i requisiti di sicurezza e chiarisce il ruolo delle autorità portuali. Il crescente interesse è stato confermato anche dagli esiti delle prime aste dedicate allo small scale Lng, svoltesi tra ottobre e dicembre 2025, che hanno visto l’allocazione di 15 slot, rendendo possibile l’utilizzo su scala commerciale del Gnl anche nei segmenti più nuovi. A rafforzare la filiera contribuiscono anche infrastrutture di rigassificazione galleggiante come il terminale Fsru Toscana di Olt Offshore Lng, controllato da Snam. L’impianto, al largo di Livorno, rappresenta un’infrastruttura storica per l’import e oggi si sta affermando come uno dei primi snodi operativi in grado di collegare la grande importazione alla distribuzione su piccola scala. Il quadro, però, è più ampio. L’Italia dispone di una rete di terminali di rigassificazione - onshore, offshore e Fsru - che negli ultimi anni ha rafforzato la capacità di importazione. Il passaggio decisivo è trasformare questa dotazione in una filiera logistica diffusa, capace di alimentare porti, trasporti e industrie. È qui che si gioca la partita dello small scale Lng: non più solo importare gas, ma portarlo dove serve davvero.
→ Apri originale
Valle d’Aosta: nel 2024 qualità dell’aria buona, ma aumento del nichel in zona Cogne Acciai Speciali - Gazzetta Matin
📰 Gazzetta Matin 📅 2026-04-27 it Aria · inquinamento Salute · ambiente
Valle d’Aosta: nel 2024 qualità dell’aria buona, ma aumento del nichel in zona Cogne Acciai Speciali Gazzetta Matin
Ambiente La qualità dell’aria in Valle d’Aosta nel 2024 è stata generalmente buona. Ma c’è un valore che supera quello atteso ed è quello del nichel rilevato nella zona della Cogne Accciai Speciali. Lo rileva l’Arpa. Il Rapporto completo sulla qualità dell’aria 2024 è online sul sito di Arpa. Rispetto alla versione di sintesi, già pubblicata a marzo 2025, nel Rapporto completo vengono riportati anche i dati relativi ai microinquinanti (metalli e benzo(a)pirene), determinati mediante analisi chimica dei filtri di particolato PM10. Qualità buona per quasi tutti gli inquinanti La qualità dell’aria nel 2024 in Valle d’Aosta è stata complessivamente buona per quasi tutti gli inquinanti: per le polveri PM10 e PM2.5, per il biossido di azoto (NO2) e per il benzene, i rispettivi limiti risultano ampiamente rispettati in tutte le stazioni di misura e i valori sono in linea con quelli degli anni precedenti; per il benzo(a)pirene i valori si confermano stabili rispetto al 2023 e inferiori al valore obiettivo; per arsenico, cadmio e piombo, i valori si confermano ampiamente inferiori rispetto ai valori di riferimento previsti dalla normativa. L’ozono supera il limite a Donnas Per quanto riguarda l’ozono, anche se i valori del 2024 sono risultati leggermente inferiori rispetto agli anni precedenti, permane una situazione di superamento del valore obiettivo per la protezione della salute umana nella stazione di Donnas, rappresentativa della zona della bassa Valle vicina al confine con il Piemonte. Nichel in aumento ad Aosta Per quanto riguarda il nichel, il confronto con gli ultimi anni rivela un sensibile aumento dei livelli nella città di Aosta: nelle stazioni di fondo urbano di Plouves e Liconi i valori medi del 2024 sono pari rispettivamente a 11 ng/m3 e 7 ng/m3, comunque inferiori al valore obiettivo di 20 ng/m3 i valori medi del 2024 sono pari rispettivamente a 11 ng/m3 e 7 ng/m3, comunque inferiori al valore obiettivo di 20 ng/m3 nella stazione industriale di via I Maggio, localizzata in prossimità del confine dello stabilimento CAS, il valore medio del 2024 risulta pari a 22 ng/m3, in crescita e leggermente superiore al valore obiettivo previsto di 20 ng/m3. Nichel sotto osservazione Il nichel è un inquinante riconducibile prevalentemente alle emissioni dello stabilimento siderurgico Cogne Acciai Speciali e tale aspetto è attualmente oggetto di particolare approfondimento nell’ambito dell’istruttoria tecnica di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Cogne Acciai Speciali S.p.a. (re.aostanews.it)
→ Apri originale
Napoli, il nuovo piano regolatore portuale mette a rischio l’ambiente e la salute - napolimonitor.it
📰 napolimonitor.it 📅 2026-04-27 📍 Napoli it Aria · inquinamento Elettrificazione · cold ironing Rumore · acque · biodiversità Salute · ambiente
Napoli, il nuovo piano regolatore portuale mette a rischio l’ambiente e la salute napolimonitor.it
Mentre la giunta comunale di Napoli annuncia la bonifica degli arenili di San Giovanni a Teduccio e promette di restituire il litorale alla cittadinanza entro l’estate 2026, lungo la stessa costa avanza un’altra trasformazione, molto meno visibile nel dibattito pubblico. Il Nuovo Piano Regolatore Portuale (PRP), presentato alla fine del 2024 e ora in fase di valutazione ambientale strategica (VAS), ridisegna profondamente la geografia del porto. Da una parte il “porto storico”, in corrispondenza del centro cittadino, già orientato al traffico passeggeri (crociere, traghetti), viene rafforzato in questa funzione e accompagnato da interventi di valorizzazione del rapporto porto-città. Tra questi, l’“affaccio urbano” e nuove passeggiate, in linea con l’immagine turistica della città. Proseguendo lungo la costa, l’intera fascia portuale prossima alla stazione centrale viene liberata dalle attività commerciali e riconfigurata anche questa intorno a funzioni turistiche. Dall’altra parte, spostandosi progressivamente verso est, oltre la linea ferroviaria, prende forma il “porto operativo”, dove si intensificano le attività logistiche e industriali, in particolare il traffico di container e prodotti petroliferi. Unica eccezione in questo disegno duale, che separa e gerarchizza centro turistico e periferia produttiva, è il nuovo porto turistico previsto nell’area dell’ex Corradini, destinato al diporto stanziale di circa quattrocento imbarcazioni. Una riorganizzazione presentata come necessaria, ma che solleva interrogativi su quali esigenze stia effettivamente soddisfacendo e su chi ne trarrà beneficio. È proprio nell’area orientale, lungo il litorale di San Giovanni a Teduccio, già segnato da una lunga storia di violenza ambientale, che si addensano le trasformazioni più rilevanti, con il rischio di segnare in modo irreversibile il rapporto di questa parte della città (e dei suoi abitanti) con il mare. Il cuore di questa trasformazione è l’estensione e potenziamento della Darsena Levante, destinata a diventare il principale hub container del porto, con l’ambizione di riposizionare Napoli nelle reti logistiche globali. L’intervento prevede il ripristino della cassa di colmata di Vigliena e il tombamento della Darsena Petroli, operazioni che consentiranno di ampliare significativamente (quasi raddoppiare) le superfici operative e la capacità di movimentazione delle merci. Parallelamente, si prevede lo spostamento del polo energetico “nell’estremità orientale della Darsena di Levante”, ovvero nei pressi della spiaggia pubblica di Vigliena e più vicino all’abitato di San Giovanni a Teduccio. Il nuovo polo energetico sarà accessibile da terra, attraverso via Detta dell’Innominata, e sarà affiancato da nuove infrastrutture dedicate, tra cui diversi punti di attracco per navi fino a 250 metri di lunghezza e al largo della diga foranea, proprio di fronte all’ex Corradini, due mono-boe per l’attracco delle petroliere più grandi. Formalmente, i volumi di traffico dei prodotti petroliferi, che già consentono alla città di avere un ruolo strategico nei flussi energetici globali, resterebbero inalterati, in attesa della “definitiva delocalizzazione dei depositi costieri” prevista nel Piano Regolatore Generale del 2004. A questa riorganizzazione funzionale, si accompagnano il potenziamento della viabilità portuale, la riorganizzazione dei varchi di accesso e il rilancio del collegamento ferroviario. Quest’ultimo rappresenta un intervento chiave per il funzionamento del nuovo terminal di Levante, destinato a connettere l’area portuale con la rete nazionale e con gli interporti di Nola e Marcianise. Il piano introduce anche una serie di interventi presentati come coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e transizione ecologica. Il principale è il cosiddetto cold ironing, ovvero l’elettrificazione delle banchine, che dovrebbe consentire alle navi attraccate di spegnere i motori e collegarsi alla rete elettrica, riducendo le emissioni in fase di sosta. Ma nella configurazione attualmente prevista, il sistema riuscirebbe ad alimentare contemporaneamente poche navi di grandi dimensioni, e comunque solo quelle già predisposte all’allaccio alla rete elettrica. Si ipotizza, inoltre, che l’energia necessaria possa essere interamente prodotta da fonti rinnovabili, ma questa prospettiva non è accompagnata da indicazioni su localizzazione, dimensionamento e finanziamento degli impianti, lasciando aperta la questione della sua effettiva realizzabilità. Accanto a questo, il piano prevede interventi più circoscritti, come l’introduzione di due navette elettriche per la mobilità interna al porto, l’installazione di impianti fotovoltaici su alcuni edifici, l’illuminazione a Led e, in forma sperimentale, un dispositivo per la produzione di energia dal moto ondoso, in grado di coprire soltanto una quota marginale del fabbisogno energetico del porto. Si tratta di misure che tentano, in maniera anche un po’ goffa, di offrire compensazioni alla strategia espansiva e dare un’immagine ecologica a un piano che di ecologico ha ben poco. Lo stesso Rapporto ambientale preliminare predisposto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Tirreno Centrale (AdSP) ammette esplicitamente che lo sviluppo previsto potrebbe comportare un aumento del consumo di energia e acqua potabile, la crescita della produzione di rifiuti e acque reflue, nonché un peggioramento delle già compresse condizioni ambientali, dalla qualità dell’aria al rumore, fino alla pressione sulla salute umana. Accanto a questi, il piano riconosce la trasformazione significativa del paesaggio costiero e l’occupazione dei fondali marini, con la possibile riduzione degli habitat. Ma il passaggio più significativo riguarda proprio i possibili effetti sulla salute. Nel documento si legge di “un’alterazione del contesto da cui potrebbero dipendere un incremento di morbosità e mortalità”: una formulazione che introduce un rischio sanitario rilevante, ma lo colloca all’interno di un registro tecnico che tende a normalizzarlo, quasi come un effetto collaterale da leggere tra le righe di un bugiardino. Non sono previste misure di contenimento o contrasto dei potenziali impatti negativi elencati, rimandate a fasi successive, mentre si insiste sulla valorizzazione degli spazi di maggiore pregio nel porto storico, sul guadagno in termini di competitività e sviluppo, e sulla promessa di effetti positivi in termini occupazionali, riproponendo una retorica già ben nota. È proprio in questa retorica dello sviluppo che i costi ambientali e sanitari non vengono negati, ma ricondotti dentro un orizzonte di inevitabilità: il prezzo necessario di una trasformazione presentata come indispensabile. In questo quadro, anche lo spazio del confronto pubblico tende a comprimersi. Nonostante la rilevanza del piano per il futuro della città, il dibattito intorno al nuovo PRP appare finora confinato dentro circuiti tecnico-istituzionali, con il coinvolgimento marginale di chi è chiamato a convivere con i suoi impatti, in modo particolare i residenti che abitano a poche decine di metri dal nuovo terminal, che hanno già denunciato vibrazioni, polveri, rumore e lesioni agli edifici. Alcune delle criticità ambientali sono state sollevate anche nell’ambito della procedura di valutazione ambientale strategica, tuttora in corso. A oltre un anno dall’avvio (dicembre 2024), il piano è ancora in fase di istruttoria tecnica presso la Commissione VIA/VAS del ministero dell’ambiente, senza che sia stato espresso il parere motivato definitivo necessario alla sua approvazione. Diversi enti, pur non bloccando il piano, hanno evidenziato la necessità di approfondimenti sostanziali su impatti ambientali e sanitari, traffico, dragaggi, sedimenti contaminati, biodiversità, paesaggio, patrimonio archeologico e compatibilità urbanistica. In particolare, il comune di Napoli ha richiesto ulteriori valutazioni sugli impatti ambientali e sanitari e ha sollevato dubbi sulla compatibilità urbanistica di alcune opere previste fuori dal perimetro portuale. L’Arpac ha sottolineato l’assenza di una valutazione quantitativa completa degli effetti ambientali e la necessità di un sistema di monitoraggio strutturato. Il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha richiamato la necessità che ogni intervento sia compatibile con la normativa sui siti contaminati, evidenziando la criticità delle operazioni di dragaggio e della movimentazione dei sedimenti. Il ministero della cultura ha espresso perplessità sugli impatti paesaggistici e archeologici, in particolare sulle trasformazioni più invasive legate all’ampliamento della Darsena di Levante. La commissione tecnica ha invece evidenziato come il piano non analizzi in modo adeguato gli impatti cumulativi con opere già realizzate o in corso, né consideri scenari alternativi, inclusa l’ipotesi di non intervento. Eppure, mentre il procedimento resta aperto, la trasformazione è già in corso e prendono forma alcune delle opere che costituiscono la base fisica del nuovo assetto portuale previsto dal PRP. Si tratta, peraltro, di interventi che si inseriscono in una traiettoria progettuale avviata oltre vent’anni fa, con un accordo istituzionale che prevedeva l’espansione dell’area commerciale e l’approvazione, nel 2008, del progetto del nuovo terminal contenitori da parte del ministero dell’ambiente. Nell’area di Vigliena, fulcro dell’espansione prevista dal piano, sono già stati completati il dragaggio di una parte dei fondali portuali con conferimento dei sedimenti (in parte contaminati) nella cassa di colmata, insieme all’adeguamento della Darsena di Levante in terminal container. Queste opere, inquadrate come interventi di ripristino e messa in sicurezza, non sono state sottoposte a una valutazione di impatto ambientale (VIA) completa, ma a una procedura preliminare con prescrizioni, la cui attuazione risulta solo parziale secondo la documentazione ufficiale. Accanto a queste, risultano in fase di collaudo il prolungamento e rafforzamento della diga foranea Duca d’Aosta, che consentirà l’accesso a navi di dimensioni maggiori. Sono in corso, inoltre, i lavori di cold ironing e il potenziamento dei collegamenti ferroviari e stradali interni. A sostenere questa trasformazione, un intreccio di risorse, pubbliche e private, così complesso da essere difficilmente districabile. Il Pnrr è evocato come principale motore della trasformazione, collocando il progetto dentro una cornice europea di modernizzazione che lo rende, almeno in apparenza, più legittimo. In realtà, dai documenti dell’Autorità portuale, il contributo diretto dei fondi europei risulta concentrato su interventi marginali. Le opere, incluse quelle più rilevanti sul piano infrastrutturale, risultano invece finanziate prevalentemente dal Fondo Complementare, ovvero da risorse nazionali collegate al Pnrr, ma di fatto non soggette agli stessi vincoli, strumenti di monitoraggio e livelli di controllo. A novembre 2025, il ministero delle infrastrutture ha annunciato l’arrivo di circa sessanta milioni destinati ai porti di Napoli e Salerno da impiegare in opere già in corso, tra cui il completamento della cassa di colmata di Vigliena e il rafforzamento della diga Duca d’Aosta, da spendere entro giugno 2026. Si tratterebbe di finanziamenti integrativi, con l’ambizione di accelerare la realizzazione delle opere, ma al momento non c’è traccia di alcun atto formale che ne certifichi l’effettiva assegnazione. A completare il quadro, si aggiungono ulteriori risorse pubbliche (come fondi Fsc e Por-Fesr), stanziamenti diretti dell’Autorità portuale e investimenti dei concessionari privati, tra cui Conateco (gruppo Msc), che ha previsto impegni economici significativi per lo sviluppo del nuovo terminal. Il risultato è un sistema frammentato e multilivello, che non solo rende difficile ricostruire con precisione chi finanzia cosa, ma contribuisce anche a ridurre la trasparenza e ad attenuare le possibilità di controllo pubblico. Altrettanto frammentato e opaco è il quadro di interessi economici che sostengono e orientano il nuovo assetto portuale, rendendo la distinzione tra pianificazione pubblica e iniziativa privata sempre più sfumata. Presentato come risposta a esigenze di interesse generale, il piano appare in realtà strettamente allineato alle strategie di espansione dei soggetti privati che operano nello scalo. Questi non sono soltanto beneficiari diretti, ma attori in grado di incidere concretamente su tempi, priorità e condizioni degli interventi, grazie al controllo delle infrastrutture esistenti, alla disponibilità di capitali e alla capacità di orientare il discorso pubblico. Da un lato, i terminalisti, in gran parte riconducibili al gruppo Msc, interessati a rendere operativa nel più breve tempo possibile la Darsena di Levante. Tra questi, proprio Conateco, principale terminalista, che nel 2006 aveva già ottenuto una concessione cinquantennale sull’area del nuovo terminal contenitori, a fronte dell’impegno a investire oltre duecento milioni. Il suo amministratore delegato è intervenuto più volte pubblicamente per sollecitare l’accelerazione dei lavori, presentandoli come urgenti e decisivi non solo per il futuro del porto, ma per l’intero sviluppo economico regionale. Dall’altro lato, un attore chiave è Kuwait Petroleum Italia (Q8), che gestisce la Darsena Petroli, il cui ruolo è emerso con chiarezza nel conflitto in corso intorno alla realizzazione dei collegamenti ferroviari. Il tracciato previsto, necessario per l’operatività del nuovo terminal, interferisce con il sistema di tubazioni che serve i depositi petroliferi, rendendone necessario lo spostamento. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, Q8 avrebbe subordinato questa operazione alla richiesta di un’estensione della concessione per altri ventitré anni, aprendo un vero e proprio braccio di ferro con i terminalisti e con l’Autorità portuale. Qui è opportuno ricordare che la delocalizzazione delle attività petrolifere era prevista dal Piano Regolatore Generale del 2004, ma un accordo del 2006 ne ha di fatto rinviato l’attuazione, garantendo a Q8 una proroga delle concessioni per vent’anni. Oggi, a scadenza di quel periodo, l’esigenza di portare avanti i lavori si trasforma in una leva negoziale attraverso la quale la società petrolifera può rinegoziare la propria permanenza nel porto. Nel mezzo si collocano l’AdSP, formalmente responsabile della pianificazione e dell’attuazione degli interventi, e il governo centrale, che contribuisce a definirne priorità e tempi. Queste dinamiche mostrano come il Nuovo Piano Regolatore Portuale non si limiti a ridisegnare lo spazio del porto, ma contribuisca a consolidare rapporti di potere e gerarchie spaziali già esistenti, confermando questa parte di città (e non solo) come lo spazio in cui si materializzano gli effetti di scelte fortemente condizionate dagli interessi dei grandi operatori economici, più che dai bisogni locali. Il tutto accompagnato da una narrazione opaca e selettiva, che presenta la trasformazione come necessaria e inevitabile, riducendone al tempo stesso la visibilità nel dibattito pubblico. Nel frattempo, gli abitanti restano ai margini di questo processo, fuori dai luoghi in cui queste scelte si definiscono e neppure pienamente a conoscenza delle trasformazioni che incideranno in modo diretto e duraturo sulle loro condizioni di vita. (giorgia scognamiglio)
→ Apri originale
L'aria dei porti - Rai.it
📰 Rai.it 📅 2026-04-27 📍 Civitavecchia it Aria · inquinamento Clima · decarbonizzazione Elettrificazione · cold ironing Salute · ambiente
L'aria dei porti Rai.it
di Bernardo Iovene Collaborazione di Lidia Galeazzo Immagini di Dario Parlapiano, Giovanni De Faveri, Alfredo Farina e Marco Ronca Ricerca immagini di Tiziana Battisti Grafica di Federico Ajello Navi, emissioni e città sotto assedio Le navi quando sostano nei porti restano con i motori accesi per garantire energia a bordo, ma i camini scaricano nell’aria delle città particolato fine, ossido di azoto e anidride solforosa. Una nube che investe direttamente le città. Due studi epidemiologici indicano che in città portuali come Ancona e Civitavecchia l’indice di mortalità è più alto legato proprio alle emissioni delle navi. È un problema comune a tutte le città che si affacciano sulla zona portuale. Sulla carta l’Europa è intervenuta, infatti da maggio 2025 nel Mediterraneo è obbligatorio utilizzare carburanti con un contenuto di zolfo allo 0,1 per cento. Ma nella pratica oltre il 90 per cento delle navi traghetto, da crociera e porta container continuano a bruciare olio combustibile fino al 3,5 per cento di zolfo perché hanno installato un sistema di lavaggio dei fumi, gli scrubber, prelevano tonnellate di acqua dal mare riscaricandola a mare aperto e perfino nei porti con i residui di idrocarburi policiclici aromatici, alcalini, black carbon, sostanze che vanno a finire nella vita marina e quindi nel pesce. Per ridurre le emissioni, l’Italia punta sull’elettrificazione delle banchine, finanziata con il PNRR, permetterà alle navi nei porti di collegarsi alla rete elettrica terrestre e spegnere i motori. Un sollievo parziale per gli abitanti delle città portuali che respirano metri cubi di biossido d’azoto specie durante le manovre di arrivo e partenza delle navi. Ma anche qui, la realtà è più complessa, servono grandi quantità di energia, le infrastrutture sono limitate e i costi restano attualmente più alti rispetto ai combustibili fossili. 29 aprile 2026: ci ha scritto la società Cavotec, gruppo ingegneristico che sviluppa soluzioni di elettrificazione e automazione per il settore portuale e marittimo, per precisare i dettagli tecnici del sistema "Shore Power" , mostrato nel servizio al porto di Malta, di loro progettazione e realizzazione. Qui i particolari
→ Apri originale
🏠